giovedì 7 dicembre 2017
La pianista cinese, capitolo 38
Poi la famiglia del defunto "Lì" aveva riconosciuto Nepoti. Bingo! Era questo che aveva pensato Santoro. Ma non era Nepoti che doveva essere scoperto prima. In primo luogo doveva capire il legame fra Nepoti e Sponzini. E la figlia di Sponzini. Già. Nessuna notizia! Chi era questa ragazza che i giornali avevano dipinto come un'introversa ragazza milanese dedita sin troppo alla studio? E pochi avevano sottolineato la sua avvenenza? Santoro pensò che era proprio vero che le rose nascevano dalle spine. Sponzini padre non sembrava il padre di cotanta beltà. Era un bell'uomo ma l'arroganza del potere economico gli lasciava su quel viso da avvocato Agnelli di provincia un'aura lugubre, grottesca. Sua figlia, forse per l'età, sembrava una ragazza pulita, nemmeno di famiglia borghese, una che studiava e si faceva una propria idea di tutto. O perlomeno era queste sensazioni che le trasmettevano le sue foto. Le poche foto pubblicate dai giornali.
Telefonò a Cazzaniga.
-Pronto, Cazzanì?
-Sciur Marescial, come la và?
-La và che ti devo chiedere una cortesia.
-Agli ordini , sciur Marescial.
-Cazzanì, senti una cosa , ho bisogno di informazioni sulla figlia di Sponzini coinvolta nell'attentato. Hai qualcosa di già pronto?
-Urka, sciur Marescial, non sono mica un'osteria!
-Mi servono urgentemente.
-Per quando?
Santoro tacque.
-Ho capito, sciur Marescial...per ieri!
-Ecco, bravo Ambrò, vedi che si applichi ci arrivi da solo?
-Vedo che posso fare, sciur Marescial.
-Ambrogio! Ti do dieci minuti!
-Eh la madonna! Non sono mica Bolt!
-Infatti, quello ci mette meno di dieci secondi, disse Santoro. E chiuse lo sportellino della zanna di dinosauro. Era sicuro che Cazzaniga si sarebbe messo al lavoro.
Stava per stendersi sul suo amato divano letto per leggersi qualcosa, quando ricevette una telefonata. Santoro guardò il display della zanna di dinosauro. Era Agostinelli. Sollevò lo sguardo al cielo, come ad imprecare. Cristo Santo! Si disse, ma questo romano non sa fare niente da solo? Vuole la mammina che gli rimbocchi le coperte?
-Pronto, che c'è Agostinè?
- Marescia, sono qui in Bicocca...
-Dove?
-In Bicocca, l'Università. Nun ce se crede la quantità de fregna!
-Buon per te...divertiti, disse Santoro pronto a liquidarlo.
-Marescia, nun avete capito. Sto a informarme della figlia de Sposini...
-Sponzini, Agostinè, Spon-zi-ni...no Sposini, quello è un giornalista della Rai, se non erro.
-E va beh, state a spaccà...er capello in quattro!
-E chi ti ha detto di farlo?
-Marescia, dite la verità, v'ho sorpreso?
-Sì, ammetto che mi hai stupito...comunque aspetta che faccio un salto lì anch'io...
-E ce lo sapevo, che venivate!
-Vengo da solo...
-Lo so...che uso er voi e nun ve piace. Ma io so abituato così, lasciateme fa, lassateme respirà...
-Uhm...va bene . Prendo un taxi e arrivo.
-V'aspetto , Marescia...
Santoro mezz'ora dopo era davanti alla Bicocca, celebre università milanese. Si chiese come mai la figlia di Sponzini, Giada Sponzini, non fosse invece andata alla Bocconi...al termine della quale avrebbe potuto fare un bel Master Publitalia e finire a dirigere l'azienda del papà.
Nel frattempo Cazzaniga, che oltre a rappresentare l'efficienza milanese, la incarnava inopinatamente, lo aveva messo a parte che Giada Sponzini era iscritta al dipartimento di Economia e Statistica, e stava ivi frequentando il secondo anno. Uhm, pensò Santoro cinicamente, tipico di quelli che hanno fatto soldi provenendo dalle contestazione sessantottine. Conservano l'aplomb democratico in memoria dei vecchi tempi per potersi giustificare meglio quando è il momento di ristrutturare, tagliare posti di lavoro, licenziare. Furbo , l'amico. Far studiare i figli all'Università Statale era un'ottimo esercizio anfibio...tanto il lavoro era assicurato. La Bocconi la lasciavano ai figli dei ricchi commercianti e professionisti del sud, cui non bastavano i soldi, che senza titoli, ruoli, funzioni di prestigio, facevano la figura dei lumpenproletari che avevano sbancato il superenalotto.
Mentre attraversava gli ampi parcheggi che dividevano i moderni palazzi che ospitavano aule, laboratori e palestre del campus sorto sulle ceneri della ex Pirelli, ebbe un moto di tristezza. Lui non aveva potuto studiare, laurearsi. Gli sarebbe piaciuto studiare e cazzeggiare, farsi le canne di sera, bere birra, in stanze invase da cartoni di pizze consumate di notte al termine di attacchi di fame chimica dopo maratone di sesso con giovani pulzelle di tutto il mondo. Pazienza, era andata così. Tutto sommato non era poi ancata tanto male. In fondo non provenendo lui da famiglia abbiente e altoborghese, molto probabilmente sarebbe finito a lavorare sottopagato in un call center...e addio laurea di prestigio.
Agostinelli lo stava aspettando dentro al dipartimento di Economia e Statistica. Era davanti ad un palazzo di mattoni rossi, con infissi di vetrometallo. Salì la rampa di scale all'ingresso. Attraversò le porte scorrevoli vitree e si ritrovò in una grande hall.
Piena di belle ragazze. Sfrecciavano con in mano smartphone e tablet, in minigonna, già discinte in quell'atmosfera tropicale creata dai riscaldamenti sparati a palla , in quell'aprile che non voleva ammazzare del tutto la stagione fredda.
Agostinelli stava concionando con un gruppo di ragazze molto giovani: dovevano essere studentesse del primo o del secondo anno. Ridevano a crepapelle. Sicuramente Agostinelli era uno che sapeva intrattenere pulzelle di quell'età. Era di un paio di generazioni indietro a Santoro.
-Ah, marescià, venite, fece Agostinelli con un fare da concorrente che aveva appena superato brillantemente un tentativo di eliminazione durante una puntata del Grande Fratello.
-Ciao, Agostinè...che stai combinando...
-Ah, niente de che, parlavo con queste ragazze...conoscevano Giada!
-Conoscevano Giada? E come hai fatto in così poco tempo a individuare in un campus universitario delle amiche di una vittima. Agostinè, hai dei poteri paranormali!
-Io direi poteri da paraculo!, disse Agostinelli.
Le ragazze risero. Il loro chiacchiericcio allegro era contagioso.
-Ragazze, il mio collega vi ha già detto, credo, che qualsiasi particolare potrebbe esserci utile.
-Certo...ce lo ha detto, disse una biondina esile ma sinuosa, occhi verdi e capelli a caschetto.
-Ma perché, cosa centra Giada? Non è una vittima dell'attentato? , fece appena dopo.
-Ehm, certo, disse Santoro, ma stiamo svolgendo indagini su tutte le vittime...stiamo cercando una relazione fra le vittime e l'attentato, che confermi la matrice dell'attentato terroristico: per esempio il fatto che le vittime fossero carine e giovani e fossero lì convenute per divertirsi potrebbe confermare la tesi dell'odio per le giovani generazioni occidentali dedite al divertimento edonistico.
Le ragazze lo osservarono ammirate...
-Ma lei è un ufficiale dei carabinieri? Per caso insegna, disse la biondina che pareva la più intraprendente.
-No, signorina, sono un semplice maresciallo...
-Nun glie date retta...sta a fa er modesto. Quest'uomo è un genio: 100% di casi risolti, disse Agostinelli.
-E tu che ne sai? fece Santoro stupito.
-Ho anch'io le mie fonti, marescià.
Santoro chiese in disparte ad Agostinelli se avesse scoperto qualcosa. Agostinelli accennò di "sì" con il capo.
Prima di congedare le ragazze Agostinelli annotò sullo smartphone il numero di un paio di loro.
-Per le indagini, disse a Santoro.
-Diagnostiche?
-Marescià, sete sempre er solito sospettoso. Comunque ho avuto delle informazioni interessanti. Anzi, più che interessanti, marescià. Una bomba atomica. Che se tanto tanto c'ho intuito quarcosa , beh, darà na svorta alle indagini.
-Cioè?
-Teneteve forte...Giada Sposini...ehm, Sponzini, si insomma , avete capito, la ragazza, c'aveva una relazione con un uomo più grande de lei. Ma parecchio più grande.
-Uhm, vai avanti...
-Dalla descrizione dell'uomo, beh, marescià, me cechino l'occhi se nun è Nepoti.
-Bingo! disse Santoro. Porca puttana. affermazione, non definizione.
-Eh? Marescia, sono bravo vero?
-Sai cosa disse il signor Wolf in Pulp Fiction, a quel punto in cui...
-Ce lo so...risparmiatemelo...uffa...e diteme 'na vorta che so stato bravo.
Santoro lo guardò serissimo. Per quasi un minuto.
-Beh, bisogna sempre verificare...comunque che avesse una relazione con un uomo più grande di lei è una pista...e finalmente non di go kart.
-Bingo! disse Agostinelli.
-Oh...non t'allargare, disse Santoro. E sorrise.
-Andiamo a mangiare. Ti porto da Strippoli, disse Santoro.
-Da Strippoli?
-Non il brigadiere Strippoli, ma i ristoratore pugliese. E' giunto il momento che mangi qualcosa di decente, a Milano. Devi sapere che i pugliesi a Milano sono l'etnia più diffusa. Più dei milanesi, ormai. Quindi stai per assaggiare una delle cucine più tipiche di Milano, se così possiamo dire.
Agostinelli schioccò le labbra e si misero in movimento. Passarono a passo gongolante in mezzo al parcheggio del campus. Mentre Agostinelli faceva stretching con il collo, tante le pulzelle a spasso a quell'ora del giorno.
venerdì 1 dicembre 2017
La pianista cinese, capitolo 37
Ore 8,30 , aprile inoltrato, mattinata tiepida. Santoro se ne stava seduto al tavolo del maresciallo del Cin Cin Bar. Nando gli aveva servito già vari tè deteinati, se gliene avesse serviti non deteinati Santoro avrebbe già avuto un proverbiale attacco di colite. Il brigadiere Agostinelli era invece al quarto caffè. Lui la colite non sapeva nemmeno cosa fosse. La colite era emigrata dal suo corpo verso paesi umani più vulnerabili .
-A marescià, disse Agostinelli, oggi che famo, come se movemo?
-Mò ti dico, Agostinè. Ora mi faccio mandare una foto di Nepoti da Cazzaniga. La faccio mandare sul tuo telefono di ultima generazione, che nel mio non sono sicuro che arrivi. Poi con la foto nel telefonino vai dai cinesi di "Lì". E gli chiedi conferma che l'uomo che aveva parlato con "Lì "era quello della foto. Voglio avere la certezza assoluta. Ah, registra la conversazione, non vorrei che in seguito si rimangiassero quello che risponderanno. Dato che ho quasi l'assoluta certezza che confermeranno. Non mi importa se non è una prova dibattimentale. E' una prova per me. E tanto basta.
-Ok, disse Agostinelli.
Santoro telefonò a Cazzaniga il quale disse che entro una decina di minuti avrebbe provveduto ad espletare l'incarico.
Poi Santoro ordinò un altro tè deteinato.
-E voi marescià, voi che fate?, chiese Nepoti.
-Io? Non ne ho la più pallida idea. E in genere proprio improvvisando mi escono fuori le cose migliori. In realtà la mia interiorità sa già cosa fare, ma non l'ha ancora trasmesso alla mia esteriorità. E' un passaggio lento: hai presente l'aragosta?
-Bona, marescià...
-Ecco, l'aragosta la puoi anche mangiare viva che lei non soffrirà mentre la divori. Il dolore è un impulso cerebrale e il cervello dell'aragosta ci mette una vita a trasmettere gli impulsi al suo corpo.
-Minchia, marescià, come siete macabro! Però non ho capito cosa volete dire!
-Niente...mi limitavo a parlare della trasmissione degli impulsi cerebrali nelle aragoste.
-A pensarce bene, io preferisco gamberi e seppie!
Santoro pensò che l'aspetto a cui stava pensando non fosse riferibile solo al mondo dei crostacei.
Ad Agostinelli fischiò il cellulare. Era il tipico fischio di ricevimento messaggio su whatsapp.
La foto di Cazzaniga era arrivata.
-Vai , Agostinè, vola, disse Santoro.
Agostinelli impostò il navigatore e vide dov'era il posto. Poi con un'altra applicazione vide che mezzi doveva prendere. Santoro restò ammirato da tanta arguzia tecnologica. E si pentì di aver pensato male dell'agilità mentale di Agostinelli. Ma decise che era una duttilità che necessitava del supporto tecnico. Restava da vedere se fosse improvvisamente venuto a mancare il supporto tecnico che cosa sarebbe stato capace di fare. Era quello che lo preoccupava. Se si fosse trovato davanti un tagliatore di teste dell'Isis che gli chiedeva di recitare una sura del Corano gli sarebbe servita la tecnologia per salvarsi il collo? Gli era venuto in mente perché aveva letto da qualche parte che un ebreo che studiava le religioni recitando la sura aprente del Corano inginocchiato di fronte ad un terrorista, a Londra, si era salvato la vita. E fondamentalmente era qualcosa che nessuna tecnologia avrebbe potuto regalarti. Anzi. Quei fanatici odiavano la tecnologia. Possedere uno smartphone last generation sarebbe stato il modo più rapido per andarsene di filata all'altro mondo.
Camminava per Corso Buenos Aires, Santoro. E congetturava sul da farsi. Le indagini erano progredite, ma per dimostrare il coinvolgimento di Nepoti doveva avere delle prove schiaccianti. E soprattutto un movente. Ma visto che Sponzini non scuciva una parola sulla questione, stava pensando a come battere l'erba per snidare i serpenti. Decise di andare a fare due chiacchiere con Gianuli. Doveva uscire alla scoperto. Capire se Gianuli c'entrava qualcosa . Non era del tutto sicuro che non c'entrasse niente .
Prese la metropolitana in Loreto. Sarebbe sceso a Moscova.
Venti minuti dopo era a colloquio con Gianuli, nel suo ufficio
-Caro maresciallo, a cosa debbo l'onore ella sua visita. Almeno si è degnato, visto che negli ultimi tempi è più sfuggente di un latitante. A cosa sta lavorando? Oltre al caso dell'attentato...
-Capitano...ehm, signor Capitano, come faceva a sapere che non avrei abbandonato il caso più importante?
-Perché conosco i miei polli...E poi non glielo avevamo affidato?
-Beh, sì, signor Capitano, avrei qualche quesito da sottoporle.
-Dica pure, maresciallo, sarò felice di assecondarla
Per lui doveva essere "signor Capitano" e invece lui per Gianuli era "maresciallo". In altri tempi sarebbe bastato questo , a Santoro, per farsi un'idea del soggetto che aveva davanti. Ma poi pensò che un po' di vanagloria nella vita oscura di un capitano dei carabinieri continuamente vessato dalla moglie che aveva e dagli altri Ufficiali Superiori, si poteva tollerare.
-Ho fatto di recente una scoperta sconcertante. Sul caso dell'attentato di San Silvestro. Chiamiamolo così...anche se ancora per poco.
-Ah sì? E cosa?
-Beh, per esempio che il cinese morto abbattuto da un uomo sconosciuto non era mussulmano.
Gianuli lo osservò per alcuni interminabili secondi.
-Sta scherzano?
-No, signor Capitano, per niente.
-E lei come fa a saperlo?
-Perché sono andato ad interrogare la sua famiglia.
-La sua famiglia? E come mai nessuno lo ha fatto prima?
-Giusto...a lei non le pare strano?
-Tanto strano da sembrare impossibile. E come è stato possibile che tutti avessimo creduto che il cinese fosse mussulmano...del resto , se non ricordo male, fu lei stesso a dire che esistevano dei cinesi mussulmani di una certa etnia persino in Cina...
-Sì, gli Hui, disse Santoro, ma era per rispondere ad una perplessità generale, appena dopo l'attentato, sul fatto che non potessero esistere dei cinesi mussulmani. Sì ma chi è stato il primo a dire che il cinese era mussulmano?
-Dunque, se non ricordo male Grenci ha detto che l'attentatore era un cinese. A quel punto Nepoti ha detto che l'ipotesi dell'attentato islamico vacillava. Ma invece lei ha insistito vantandosi del fatto che conosceva quella cavolo di etnia cinese mussulmana...
Santoro riflettè un poco. Poi , effettivamente, ammise che era vero.
-Sì, d'accordo, può essere vero. Diciamo che è vero. Ma poi perché nessuno ha verificato questa cosa?
-Non ne ho idea, disse Gianuli.
Santoro tacque. Ma dopo un breve ragionamento interiore gli si accese una lampadina. Ma si tenne quell'accensione per sé.
-Ad ogni modo, disse Santoro, a questo punto la questione assume tutto un altro risvolto, disse Santoro.
-Giusto, maresciallo...solo che ora che pista seguiamo ? Lei ha qualche idea in proposito?
-Qualcuna...ma la devo supportare da qualche elemento probatorio in più...fino ad allora non gliene vorrei parlare...se lei è d'accordo...
-Come vuole, maresciallo...ma non ci metta una vita! L'attentato è stato a Dicembre. Siamo ad Aprile. E abbiamo perso tutto questo tempo facendoci sfuggire un'informazione cruciale...non è d'accordo?
-Pienamente, disse Santoro.
-Ora devo andare, signor Capitano, devo verificare una cosa importante.
-D'accordo, maresciallo. Ma appena ha qualche nuovo elemento che possa dare una svolta alle indagini mi contatti subito.
-Non mancherò, disse Santoro.
-Ah...un'altra cosa...fece Gianuli.
-Cosa?
-Resta inteso che questa storia del cinese...che non era islamico, non deve uscire da questa stanza...
-Va bene, Signor Capitano...del resto ci andrei di mezzo anche io...
-Lo so. Ma per questa volta chiuderò un occhio.
-La ringrazio, signor Capitano. La saluto.
Santoro a piedi fece due passi su via della Moscova. Giornata fredda di aprile, ma c'era il sole. L'aria tersa spazzata dal vento lasciava ben nitidi i contorni delle persone , dei palazzi , delle auto e degli autobus. Si specchiò nella vetrina di una banca. Dovevo essere "fatto"?, disse a se stesso ad alta voce. Un senegalese passò lì nei pressi e lo guardò con interesse. Santoro lo fulminò con lo sguardo. Il senegalese proseguì. Adesso persino i luoghi comuni si stavano impossessando di lui. Ma come aveva fatto a cadere in quel tranello. Gli tornarono in mente tutte le cose dette e ascoltate nei momenti immediatamente successivi . Nepoti era stato astuto. Aveva fatto in modo che lui, Santoro, sfoggiasse la sua cultura, per poi far convenire a tutti che il cinese poteva essere un mussulmano. Nepoti aveva inquadrato quello che era successo in un quadro da attentato islamico. E poi , astutamente, era riuscito a far dire a Santoro, che , sì, esistevano dei cinesi mussulmani. A quel punto l'equazione attentatore cinese uguale islamico era passata. Era tardi per rimediare. Ma era stato utile per avere conferma dei suoi sospetti su Nepoti. E se Agostinelli avesse avuto la conferma che attendeva, beh, avrebbe capito chi marcare stretto. Come Gentile marcò Maradona, al mundial spagnolo dell'82.
-A marescià, disse Agostinelli, oggi che famo, come se movemo?
-Mò ti dico, Agostinè. Ora mi faccio mandare una foto di Nepoti da Cazzaniga. La faccio mandare sul tuo telefono di ultima generazione, che nel mio non sono sicuro che arrivi. Poi con la foto nel telefonino vai dai cinesi di "Lì". E gli chiedi conferma che l'uomo che aveva parlato con "Lì "era quello della foto. Voglio avere la certezza assoluta. Ah, registra la conversazione, non vorrei che in seguito si rimangiassero quello che risponderanno. Dato che ho quasi l'assoluta certezza che confermeranno. Non mi importa se non è una prova dibattimentale. E' una prova per me. E tanto basta.
-Ok, disse Agostinelli.
Santoro telefonò a Cazzaniga il quale disse che entro una decina di minuti avrebbe provveduto ad espletare l'incarico.
Poi Santoro ordinò un altro tè deteinato.
-E voi marescià, voi che fate?, chiese Nepoti.
-Io? Non ne ho la più pallida idea. E in genere proprio improvvisando mi escono fuori le cose migliori. In realtà la mia interiorità sa già cosa fare, ma non l'ha ancora trasmesso alla mia esteriorità. E' un passaggio lento: hai presente l'aragosta?
-Bona, marescià...
-Ecco, l'aragosta la puoi anche mangiare viva che lei non soffrirà mentre la divori. Il dolore è un impulso cerebrale e il cervello dell'aragosta ci mette una vita a trasmettere gli impulsi al suo corpo.
-Minchia, marescià, come siete macabro! Però non ho capito cosa volete dire!
-Niente...mi limitavo a parlare della trasmissione degli impulsi cerebrali nelle aragoste.
-A pensarce bene, io preferisco gamberi e seppie!
Santoro pensò che l'aspetto a cui stava pensando non fosse riferibile solo al mondo dei crostacei.
Ad Agostinelli fischiò il cellulare. Era il tipico fischio di ricevimento messaggio su whatsapp.
La foto di Cazzaniga era arrivata.
-Vai , Agostinè, vola, disse Santoro.
Agostinelli impostò il navigatore e vide dov'era il posto. Poi con un'altra applicazione vide che mezzi doveva prendere. Santoro restò ammirato da tanta arguzia tecnologica. E si pentì di aver pensato male dell'agilità mentale di Agostinelli. Ma decise che era una duttilità che necessitava del supporto tecnico. Restava da vedere se fosse improvvisamente venuto a mancare il supporto tecnico che cosa sarebbe stato capace di fare. Era quello che lo preoccupava. Se si fosse trovato davanti un tagliatore di teste dell'Isis che gli chiedeva di recitare una sura del Corano gli sarebbe servita la tecnologia per salvarsi il collo? Gli era venuto in mente perché aveva letto da qualche parte che un ebreo che studiava le religioni recitando la sura aprente del Corano inginocchiato di fronte ad un terrorista, a Londra, si era salvato la vita. E fondamentalmente era qualcosa che nessuna tecnologia avrebbe potuto regalarti. Anzi. Quei fanatici odiavano la tecnologia. Possedere uno smartphone last generation sarebbe stato il modo più rapido per andarsene di filata all'altro mondo.
Camminava per Corso Buenos Aires, Santoro. E congetturava sul da farsi. Le indagini erano progredite, ma per dimostrare il coinvolgimento di Nepoti doveva avere delle prove schiaccianti. E soprattutto un movente. Ma visto che Sponzini non scuciva una parola sulla questione, stava pensando a come battere l'erba per snidare i serpenti. Decise di andare a fare due chiacchiere con Gianuli. Doveva uscire alla scoperto. Capire se Gianuli c'entrava qualcosa . Non era del tutto sicuro che non c'entrasse niente .
Prese la metropolitana in Loreto. Sarebbe sceso a Moscova.
Venti minuti dopo era a colloquio con Gianuli, nel suo ufficio
-Caro maresciallo, a cosa debbo l'onore ella sua visita. Almeno si è degnato, visto che negli ultimi tempi è più sfuggente di un latitante. A cosa sta lavorando? Oltre al caso dell'attentato...
-Capitano...ehm, signor Capitano, come faceva a sapere che non avrei abbandonato il caso più importante?
-Perché conosco i miei polli...E poi non glielo avevamo affidato?
-Beh, sì, signor Capitano, avrei qualche quesito da sottoporle.
-Dica pure, maresciallo, sarò felice di assecondarla
Per lui doveva essere "signor Capitano" e invece lui per Gianuli era "maresciallo". In altri tempi sarebbe bastato questo , a Santoro, per farsi un'idea del soggetto che aveva davanti. Ma poi pensò che un po' di vanagloria nella vita oscura di un capitano dei carabinieri continuamente vessato dalla moglie che aveva e dagli altri Ufficiali Superiori, si poteva tollerare.
-Ho fatto di recente una scoperta sconcertante. Sul caso dell'attentato di San Silvestro. Chiamiamolo così...anche se ancora per poco.
-Ah sì? E cosa?
-Beh, per esempio che il cinese morto abbattuto da un uomo sconosciuto non era mussulmano.
Gianuli lo osservò per alcuni interminabili secondi.
-Sta scherzano?
-No, signor Capitano, per niente.
-E lei come fa a saperlo?
-Perché sono andato ad interrogare la sua famiglia.
-La sua famiglia? E come mai nessuno lo ha fatto prima?
-Giusto...a lei non le pare strano?
-Tanto strano da sembrare impossibile. E come è stato possibile che tutti avessimo creduto che il cinese fosse mussulmano...del resto , se non ricordo male, fu lei stesso a dire che esistevano dei cinesi mussulmani di una certa etnia persino in Cina...
-Sì, gli Hui, disse Santoro, ma era per rispondere ad una perplessità generale, appena dopo l'attentato, sul fatto che non potessero esistere dei cinesi mussulmani. Sì ma chi è stato il primo a dire che il cinese era mussulmano?
-Dunque, se non ricordo male Grenci ha detto che l'attentatore era un cinese. A quel punto Nepoti ha detto che l'ipotesi dell'attentato islamico vacillava. Ma invece lei ha insistito vantandosi del fatto che conosceva quella cavolo di etnia cinese mussulmana...
Santoro riflettè un poco. Poi , effettivamente, ammise che era vero.
-Sì, d'accordo, può essere vero. Diciamo che è vero. Ma poi perché nessuno ha verificato questa cosa?
-Non ne ho idea, disse Gianuli.
Santoro tacque. Ma dopo un breve ragionamento interiore gli si accese una lampadina. Ma si tenne quell'accensione per sé.
-Ad ogni modo, disse Santoro, a questo punto la questione assume tutto un altro risvolto, disse Santoro.
-Giusto, maresciallo...solo che ora che pista seguiamo ? Lei ha qualche idea in proposito?
-Qualcuna...ma la devo supportare da qualche elemento probatorio in più...fino ad allora non gliene vorrei parlare...se lei è d'accordo...
-Come vuole, maresciallo...ma non ci metta una vita! L'attentato è stato a Dicembre. Siamo ad Aprile. E abbiamo perso tutto questo tempo facendoci sfuggire un'informazione cruciale...non è d'accordo?
-Pienamente, disse Santoro.
-Ora devo andare, signor Capitano, devo verificare una cosa importante.
-D'accordo, maresciallo. Ma appena ha qualche nuovo elemento che possa dare una svolta alle indagini mi contatti subito.
-Non mancherò, disse Santoro.
-Ah...un'altra cosa...fece Gianuli.
-Cosa?
-Resta inteso che questa storia del cinese...che non era islamico, non deve uscire da questa stanza...
-Va bene, Signor Capitano...del resto ci andrei di mezzo anche io...
-Lo so. Ma per questa volta chiuderò un occhio.
-La ringrazio, signor Capitano. La saluto.
Santoro a piedi fece due passi su via della Moscova. Giornata fredda di aprile, ma c'era il sole. L'aria tersa spazzata dal vento lasciava ben nitidi i contorni delle persone , dei palazzi , delle auto e degli autobus. Si specchiò nella vetrina di una banca. Dovevo essere "fatto"?, disse a se stesso ad alta voce. Un senegalese passò lì nei pressi e lo guardò con interesse. Santoro lo fulminò con lo sguardo. Il senegalese proseguì. Adesso persino i luoghi comuni si stavano impossessando di lui. Ma come aveva fatto a cadere in quel tranello. Gli tornarono in mente tutte le cose dette e ascoltate nei momenti immediatamente successivi . Nepoti era stato astuto. Aveva fatto in modo che lui, Santoro, sfoggiasse la sua cultura, per poi far convenire a tutti che il cinese poteva essere un mussulmano. Nepoti aveva inquadrato quello che era successo in un quadro da attentato islamico. E poi , astutamente, era riuscito a far dire a Santoro, che , sì, esistevano dei cinesi mussulmani. A quel punto l'equazione attentatore cinese uguale islamico era passata. Era tardi per rimediare. Ma era stato utile per avere conferma dei suoi sospetti su Nepoti. E se Agostinelli avesse avuto la conferma che attendeva, beh, avrebbe capito chi marcare stretto. Come Gentile marcò Maradona, al mundial spagnolo dell'82.
giovedì 23 novembre 2017
La pianista cinese, capitolo 36
Santoro ne era quasi sicuro. Ma in un atto di autocannibalismo si sarebbe mangiato gli zebedei per quanto era stato stupido. Non aveva verificato le informazioni sull'attentato. Trasse un sospiro di sollievo . Poi però, subito dopo pensò che aveva dato per scontato che non poteva e non doveva spulciarsi tutto lui. E gli atri che ci stavano a fare? Il problema però era che gli altri non avevano fatto un buon lavoro. Questo nella migliore delle ipotesi. Erano stati fraudolenti, nell'ipotesi più tragica. Avrebbe potuto risparmiare un sacco di tempo, pensò ancora Santoro. Agostinelli lo guardava basito. Due carabinieri in borghese davanti a quattro cinesi. I cinesi però non avevano cambiato espressione.
-E voi che avete pensato quando la stampa ha detto che vostro figlio era un terrorista islamico? disse Santoro.
-E che cosa potele dile. Lidere non potevamo lidele, che dile lei? disse la cinese più magra che si chiamava Hua.
-Eh già, disse Agostinelli.
Gli altri non dissero altro.
-Ok, ho capito come stanno le cose...quindi vostro figlio lo ha fatto per i soldi?, chiese a quel punto il maresciallo pugliese.
Nessuno rispose.
-Come avete fatto ad aprire questo negozio...e soprattutto ad andare avanti con un negozietto così piccolo in quattro. E' vero che Milano è una città piena di puttane , ma non siete gli unici a vendere questi articoli. E poi ormai questa roba si vende persino online e in pacco anonimo, disse ancora Santoro.
Nessuno disse niente.
-Forse non ce semo spiegati bene. Mò si nun parlate era maresciallo, qui, ve rompe er culo....disse Agostinelli.
-Io non rompo il culo a nessuno, Agostinè.
-Che c'entra , era 'na metafora, ce lo so che nun siete Siffredi.
-E a te chi te lo dice, che non sono Siffredi?
-Perché siete Santoro, disse Agostinelli cercando di tamponare la gaffe.
-Una cosa però la posso fare, disse Santoro, vi posso rimandare in Cina.
-No, disse la ragazza un po' più robusta che si chiamava Lin.
Santoro la guardò e s'illuminò.
Le fece segno di avvicinarsi. La prese sotto braccio e fecero segno di uscire.
-Voi tutti, cinesi , romani, calze a rete, giarrettiere e parrucche di Platinette, restate qui. Non vi muovete. Devo fare due chiacchiere con questa ragazza, disse Santoro.
Uscirono dal negozio. Fecero pochi passi, poi Santoro si fermò.
-Lo so che non volete tornare in Cina. Forse lì avete contratto dei debiti o vi hanno condannato a morte o avete pestato i piedi a qualche bolso dirigente del Partito Comunista Cinese. E' per questo che Lì ha accettato di fare quel lavoro? Di compiere l'attentato?
Lin assentì con il capo. Con decisione, in modo quasi militaresco.
-Brava ragazza! E tu naturalmente sai chi ha contattato Lì per questo lavoro, vero?
Lin lo osservò. Assunse un'espressione meditabonda, come se si stesse concentrando per raccogliere le idee.
Poi finalmente disse-non so come chiamale. E' uno con giacca lunga bianca, molto maglo, fumale semple sigalette. Anche Lì fumava sigalette. Venuto due o tle volte e semple fumale con Lì.
La descrizione corrispondeva a Nepoti. Ma doveva essere sicuro.
-Senti un po', Lin, se ti mostrassi una foto, sapresti riconoscerlo?
Lin assentì di nuovo con il capo.
-Vieni adesso, rientriamo.
Rientrarono nel negozio. Nessuno e niente si era mosso nel frattempo. Un piccolo borghetto abbandonato dal tempo.
-Agostinè, disse Santoro, parla un po' romanesco, dì qualcosa.
-In che senso, marescià, non ve capisco.
-Dì qualcosa, qualsiasi cosa!
-Che ne so...ah, sì, io a Parolo glie darei tante de quelle cariolate de pugni in testa da farlo rincoglionì pe' sempre...anche se a vorte credo che nun ce ne sarebbe bisogno...
-Chi cazzo è questo Parolo?
-E' 'n centrocampista d'a Lazio. Gioca pure in Nazionale.
-Ok. Senti un po', Lin, per caso quell'uomo che è venuto a trovare tuo fratello parlava così, in questo modo?
-Sì, disse con decisione Lin.
-Bingo!disse Santoro.
-Essele qua vicino, disse a quel punto Hua.
-Chi? Nepoti?, chiese Santoro.
-No...malesciallo, il Bingo!
-Statemi a sentire, disse a quel punto Santoro, dei soldi che avete ricevuto per il "lavoro" di Lì non dovete restituire nulla. E sono sicuro che sono una miseria. E non vi rimanderò in Cina. Ma da questo momento in poi vi dovete fidare solo di me.
Agostinelli gli rivolse uno sguardo omicida.
-Di noi, aggiunse Santoro.
Agostinelli si rilassò.
-Adesso però non te la fare addosso, quello che ha la colite sono io, disse Santoro.
Agostinelli sorrise.
-E' chiaro? ribadì Santoro quasi urlando.
-Prima di andarmene , però , ho bisogno di farvi una domanda: qualcuno di voi conosce Yuja Wang?
Nessuno disse niente.
-Avete ragione, dimenticavo che venite da un paese dove siete in parecchi...ehm, vediamo se vi rinfresco la memoria: è la più grande pianista contemporanea, disse Santoro. Ed è cinese, aggiunse.
Nessuno disse niente.
-E me risurta che è pure bona, disse Agostinelli.
-Porca puttana, Agostinè, con te diventa tutto grottesco!
-Marescia , io vado a intuito. Se ve piace , secondo me , nun ve piace solo per il pianoforte, ma pure perché è 'na bella fica! O me sbajo?
Santoro stette un po' in silenzio. Sì, era vero, era una bella donna, ma probabilmente non si sarebbe eccitato a vedersela nuda di fronte al suo letto quanto nel vederla suonare il pianoforte. Certi artisti raggiungevano con l'espressione corporea e del viso punte di sensualità inarrivabili, quando erano alle prese con la loro passione, pensò Santoro.
-Ok, non la conoscete. Non la conosce nessun cinese, sta Yuja Wang . Me ne farò una ragione. Sappiate però che per vedere un suo concerto in Italia, possibilmente a Milano e per scambiarci qualche parola sarei disposto a tutto.
-Marescia, proprio a tutto?
-Agostinè, lo so dove vuoi arrivare, bloccati che mi stai distruggendo la poesia.
-Sai dov'è la novità? Quanno andavo a scuola era la frase preferita de quella de italiano.
-Beh, è una notizia.
-Cosa?
-Che tu sia andato a scuola. E soprattutto che ti ricordi di essere andato a scuola.
I cinesi guardavano i due carabinieri assistevano al loro dialogo come se stessero guardando una partita di ping pong. Sport nel quale dovevano essere versati.
-Mò che famo?
-Devo pensare. Intanto recuperiamo Strippoli, non vorrei gli succedesse qualcosa. Quello è capace persino di arrendersi ai ravioli al vapore.
-Io nun credo. Per me co' quello chi s'arrende so quelli che glie fanno da magnà. Secondo me so morti de infarto.
-Può darsi, disse Santoro sorridendo.
-Marescia, vorrei tanto sbajarme...ma quello che ha dato i sordi ar cinesino è Nepoti, vero?
-Bingo!, disse Santoro. Se lo aveva capito Agostinelli però non era buon segno. Era segno che Nepoti agiva apertamente e non gliene importava più di tanto di essere scoperto. Poteva essere un indizio del fatto che godeva di protezioni ad alti livelli.
-Lo so che avete accettato dei soldi perché non volevate tornare in Cina. E non voglio indagare. Avete e vostre ragioni. La maggior parte di noi italiani non capiamo cosa spinge uno straniero a lasciare la propria terra per venire da noi. Ma io vi capisco. Noi ci siamo dimenticati cos'è la fame. Quello che per voi è fame, per noi è dieta dimagrante. Non abbiate timore. Vostro figlio è una vittima, in tutta questa storia. E io cercherò di rendergli giustizia.
I cinesi si inchinarono commossi. Santoro intimò ad Agostinelli di uscire. Dovevano sbrigarsi o ancora un po' e avrebbero trovato Strippoli alle prese con altri tipi di alti livelli. Quelli del colesterolo!
-E voi che avete pensato quando la stampa ha detto che vostro figlio era un terrorista islamico? disse Santoro.
-E che cosa potele dile. Lidere non potevamo lidele, che dile lei? disse la cinese più magra che si chiamava Hua.
-Eh già, disse Agostinelli.
Gli altri non dissero altro.
-Ok, ho capito come stanno le cose...quindi vostro figlio lo ha fatto per i soldi?, chiese a quel punto il maresciallo pugliese.
Nessuno rispose.
-Come avete fatto ad aprire questo negozio...e soprattutto ad andare avanti con un negozietto così piccolo in quattro. E' vero che Milano è una città piena di puttane , ma non siete gli unici a vendere questi articoli. E poi ormai questa roba si vende persino online e in pacco anonimo, disse ancora Santoro.
Nessuno disse niente.
-Forse non ce semo spiegati bene. Mò si nun parlate era maresciallo, qui, ve rompe er culo....disse Agostinelli.
-Io non rompo il culo a nessuno, Agostinè.
-Che c'entra , era 'na metafora, ce lo so che nun siete Siffredi.
-E a te chi te lo dice, che non sono Siffredi?
-Perché siete Santoro, disse Agostinelli cercando di tamponare la gaffe.
-Una cosa però la posso fare, disse Santoro, vi posso rimandare in Cina.
-No, disse la ragazza un po' più robusta che si chiamava Lin.
Santoro la guardò e s'illuminò.
Le fece segno di avvicinarsi. La prese sotto braccio e fecero segno di uscire.
-Voi tutti, cinesi , romani, calze a rete, giarrettiere e parrucche di Platinette, restate qui. Non vi muovete. Devo fare due chiacchiere con questa ragazza, disse Santoro.
Uscirono dal negozio. Fecero pochi passi, poi Santoro si fermò.
-Lo so che non volete tornare in Cina. Forse lì avete contratto dei debiti o vi hanno condannato a morte o avete pestato i piedi a qualche bolso dirigente del Partito Comunista Cinese. E' per questo che Lì ha accettato di fare quel lavoro? Di compiere l'attentato?
Lin assentì con il capo. Con decisione, in modo quasi militaresco.
-Brava ragazza! E tu naturalmente sai chi ha contattato Lì per questo lavoro, vero?
Lin lo osservò. Assunse un'espressione meditabonda, come se si stesse concentrando per raccogliere le idee.
Poi finalmente disse-non so come chiamale. E' uno con giacca lunga bianca, molto maglo, fumale semple sigalette. Anche Lì fumava sigalette. Venuto due o tle volte e semple fumale con Lì.
La descrizione corrispondeva a Nepoti. Ma doveva essere sicuro.
-Senti un po', Lin, se ti mostrassi una foto, sapresti riconoscerlo?
Lin assentì di nuovo con il capo.
-Vieni adesso, rientriamo.
Rientrarono nel negozio. Nessuno e niente si era mosso nel frattempo. Un piccolo borghetto abbandonato dal tempo.
-Agostinè, disse Santoro, parla un po' romanesco, dì qualcosa.
-In che senso, marescià, non ve capisco.
-Dì qualcosa, qualsiasi cosa!
-Che ne so...ah, sì, io a Parolo glie darei tante de quelle cariolate de pugni in testa da farlo rincoglionì pe' sempre...anche se a vorte credo che nun ce ne sarebbe bisogno...
-Chi cazzo è questo Parolo?
-E' 'n centrocampista d'a Lazio. Gioca pure in Nazionale.
-Ok. Senti un po', Lin, per caso quell'uomo che è venuto a trovare tuo fratello parlava così, in questo modo?
-Sì, disse con decisione Lin.
-Bingo!disse Santoro.
-Essele qua vicino, disse a quel punto Hua.
-Chi? Nepoti?, chiese Santoro.
-No...malesciallo, il Bingo!
-Statemi a sentire, disse a quel punto Santoro, dei soldi che avete ricevuto per il "lavoro" di Lì non dovete restituire nulla. E sono sicuro che sono una miseria. E non vi rimanderò in Cina. Ma da questo momento in poi vi dovete fidare solo di me.
Agostinelli gli rivolse uno sguardo omicida.
-Di noi, aggiunse Santoro.
Agostinelli si rilassò.
-Adesso però non te la fare addosso, quello che ha la colite sono io, disse Santoro.
Agostinelli sorrise.
-E' chiaro? ribadì Santoro quasi urlando.
-Prima di andarmene , però , ho bisogno di farvi una domanda: qualcuno di voi conosce Yuja Wang?
Nessuno disse niente.
-Avete ragione, dimenticavo che venite da un paese dove siete in parecchi...ehm, vediamo se vi rinfresco la memoria: è la più grande pianista contemporanea, disse Santoro. Ed è cinese, aggiunse.
Nessuno disse niente.
-E me risurta che è pure bona, disse Agostinelli.
-Porca puttana, Agostinè, con te diventa tutto grottesco!
-Marescia , io vado a intuito. Se ve piace , secondo me , nun ve piace solo per il pianoforte, ma pure perché è 'na bella fica! O me sbajo?
Santoro stette un po' in silenzio. Sì, era vero, era una bella donna, ma probabilmente non si sarebbe eccitato a vedersela nuda di fronte al suo letto quanto nel vederla suonare il pianoforte. Certi artisti raggiungevano con l'espressione corporea e del viso punte di sensualità inarrivabili, quando erano alle prese con la loro passione, pensò Santoro.
-Ok, non la conoscete. Non la conosce nessun cinese, sta Yuja Wang . Me ne farò una ragione. Sappiate però che per vedere un suo concerto in Italia, possibilmente a Milano e per scambiarci qualche parola sarei disposto a tutto.
-Marescia, proprio a tutto?
-Agostinè, lo so dove vuoi arrivare, bloccati che mi stai distruggendo la poesia.
-Sai dov'è la novità? Quanno andavo a scuola era la frase preferita de quella de italiano.
-Beh, è una notizia.
-Cosa?
-Che tu sia andato a scuola. E soprattutto che ti ricordi di essere andato a scuola.
I cinesi guardavano i due carabinieri assistevano al loro dialogo come se stessero guardando una partita di ping pong. Sport nel quale dovevano essere versati.
-Mò che famo?
-Devo pensare. Intanto recuperiamo Strippoli, non vorrei gli succedesse qualcosa. Quello è capace persino di arrendersi ai ravioli al vapore.
-Io nun credo. Per me co' quello chi s'arrende so quelli che glie fanno da magnà. Secondo me so morti de infarto.
-Può darsi, disse Santoro sorridendo.
-Marescia, vorrei tanto sbajarme...ma quello che ha dato i sordi ar cinesino è Nepoti, vero?
-Bingo!, disse Santoro. Se lo aveva capito Agostinelli però non era buon segno. Era segno che Nepoti agiva apertamente e non gliene importava più di tanto di essere scoperto. Poteva essere un indizio del fatto che godeva di protezioni ad alti livelli.
-Lo so che avete accettato dei soldi perché non volevate tornare in Cina. E non voglio indagare. Avete e vostre ragioni. La maggior parte di noi italiani non capiamo cosa spinge uno straniero a lasciare la propria terra per venire da noi. Ma io vi capisco. Noi ci siamo dimenticati cos'è la fame. Quello che per voi è fame, per noi è dieta dimagrante. Non abbiate timore. Vostro figlio è una vittima, in tutta questa storia. E io cercherò di rendergli giustizia.
I cinesi si inchinarono commossi. Santoro intimò ad Agostinelli di uscire. Dovevano sbrigarsi o ancora un po' e avrebbero trovato Strippoli alle prese con altri tipi di alti livelli. Quelli del colesterolo!
mercoledì 15 novembre 2017
La pianista cinese, capitolo 35
Santoro e Agostinelli passeggiavano in via Palo Sarpi, il giorno dopo la "conversazione" con Sponzini. Il capitano Gianuli aveva affiancato ai due il Brigadiere Strippoli. A giudizio di Santoro , Gianuli gli aveva messo una microspia vivente.
Camminavano in mezzo al corso pedonale in mezzo alla panoplia di negozi cinesi. A metà percorso , sulla sinistra, c'era uno strano affollamento di persone.
-Marescia, che fanno tutta sta gente? Non è normale, disse Strippoli.
Santoro squadrò Strippoli dalla testa ai piedi. Era in borghese, come Agostinelli e lui. Bassettino, una pelata al centro della testa e coroncina di capelli intorno che non bastavano a fare il riporto. L'unico riporto che avrebbe concepito da Strippoli era quello da bassotto. Da cane bassotto. Dovevano combattere la criminalità organizzata, killers, terroristi internazionali, narcotrafficanti, con i mezzi e gli uomini che avevano a disposizione. Poi pensò ai metodi medi di reclutamento del paese, del reclutamento in qualsiasi forza armata. C'era da giurarci che , per anni, il medico che aveva barato sull'altezza di Strippoli durante le selezioni, lo psicologo che lo aveva chiamato dopo i test psicoattitudinali dandogli il placet , nonché Gianuli, che se l'era dovuto prendere nella sua compagnia, avevano avuto i frigo pieni di mozzarella di bufala: direttamente dalla "terra di Bari". Ma Santoro non era né razzista, né snob sul piano intellettuale. Anzi a lui gli intellettuali gli stavano un po' sul grugno. Tranne quelli veri, quelli che traevano le proprie teorie dalla vita vissuta. Era proprio che si dispiaceva che Strippoli potesse avere a che fare con criminali della peggior specie. Se lo sarebbero giocato ai dadi e fatto a fette e venduto come prosciutto pugliese alle tribù berbere dei deserti del Marocco.
-Strippoli, dove vedi gente è perché si mangia. Ricordati questa cosa. Dove vedi file è perché si mangia.
-Ah, marescià, disse Strippoli, e che si mangia qua, in mezzo ai cinesini?
-E che voi che se magni: riso , pollo fritto, gamberetti...ce lo sai no, che se magnano i cinesi?
-Ah...peccato che non si mangia risopatatecozze. C'ho 'na nostalgia di risopatatecozze!
Santoro e Agostinelli si dettero un cenno d'intesa.
-Dì un po', Strippoli, disse Santoro mentre si avvicinavano in quel posto cinese da street food, ma che ti ha detto Gianuli, quando ti ha mandato con noi?
-Eh, marescià, cose d'ufficio, non posso parlare.
-Fecevi prima a parlà, perché è come se l'avessi fatto, disse Agostinelli.
Santoro annuì.
-In che senso, scusa, Agostini?
-Agostinelli!, rimarco il brigadiere Giulio Agostinelli.
-Il brigadiere voleva dire che abbiamo capito che Gianuli ti ha inviato per sorvegliarci e comunicargli quello che facciamo!, disse Santoro.
Strippoli sorrise. Poi ammise-sì, marescià, io non so mentire su ste cose. M'ha mandato a guardare che fate.
-Bravo Strippoli, lo sapevo che eri un bravo 'uaglione, disse Santoro.
Strippoli arrossì.
Santoro si avvicinò al banco dei cibi cinesi di strada. Lesse il menu: baozi, panino con pane cinese cotto a vapore con ripieno di carne tritata di manzo e maiale e verdure biologiche(tra cui la verza).
-Sembra interessante questo baozi, che ne dici Agostinè?
-Io me magnerei i sorci morti...pe' me, se sta bene a voi....
Santoro prese un paio di quei panini a testa. E mano mano che li cuocevano a vapore sul momento se li fece passare da una delle tre cinesi sorridenti che lavoravano lì dietro il bancone, presumibilmente in modo indefesso dalla mattina presto. Piovesse, facesse caldo torrido, ci fosse il sole, fosse nuvoloso, per i cinesi c'era sempre il riso, pensò Santoro. In tutti i sensi, pensò sorridendo fra sé e sé pensando al loro piatto nazionale. Ma poi era così vero che il riso era il piatto nazionale dei cinesi? Aveva visto spuntare da dietro al bancone dello street food cinese dei ravioli e dei noodles serviti in cartocci di fortuna ricolmi di funghi, gamberi e verdure...per un paio di euro. Lui da pugliese, piuttosto tradizionalista in termini culinari, però, non era del tutto refrattario alle novità, in ambito gastronomico.
Così dopo i baozi, presero i noodles.
Mentre Strippoli se li infilava con la forchettina di plastica ( imporgli le bacchette sarebbe stato un infame supplizio) risucchiandoli con la bocca in un modo indecoroso, Santoro gli fece- beh...allora non ti mangi solo le orecchiette e le bruschette con la ricotta "ascuante"? Vero Strippoli?
Strippoli sorrise- beh, marescià, quando è guerra è guerra per tutti, disse...senza sapere esattamente cosa volesse esprimere con quella frase da barzellettiere.
-Strippoli, tieni sti dieci euro, ordinami un'altra porzione.. per me e per Agostinelli...e beviti pure una birra alla mia salute, fece Santoro porgendogli la banconota da 10 euro.
Strippoli assentì con il capo agguantando la banconota. Aveva le mascelle troppo impegnate per rispondere.
Mentre Strippoli si metteva in fila sorridendo alle cinesi che gli sorridevano, Santoro fece un cenno ad Agostinelli. In due minuti si erano defilati in una stradina perpendicolare.
La giornata era tiepida, e si era già in aprile. Santoro ed Agostinelli accelerarono il passo. Si erano letti nel pensiero: dovevano seminare Strippoli, o Gianuli li avrebbe avuti in pugno: bloccati e incapaci di avere le mani libere nell'indagine.
-All'angolo giriamo a destra, disse Santoro, c'è un negozio di biancheria intima e parrucche .
-Che volete fa, marescià, ve volete camuffà con 'na parucca?
-No, no...quello è il negozio della famiglia dell'attentatore cinese morto nell'attentato. L'informazione me l'ha data il Cazzaniga.
-Ottimo, disse Agostinelli.
Svoltarono a destra e subito trovarono l'ingresso del negozio. L'insegna era in ideogrammi cinesi e probabilmente c'era scritto "biancheria intima". Almeno così pensò Santoro. In vetrina c'erano perizomi, calze a rete , giarrettiere e parrucche. Un negozio a tema, non c'era che dire. E senza tema di smentite, pensò Santoro.
All'ingresso due ragazze cinesi giovani chiesero che cosa volessero. Avevano un aria maliziosa e si stavano chiedendo se magari i due uomini potessero essere dei classici clienti che acquistavano articoli per poi travestirsi in privato, per i cavoli loro. Dietro al banco di vendita, in fondo al negozio strutturato con appendiabiti e scaffali ricolmi di biancheria, c'era una coppia di cinesi avanti con gli anni. Probabilmente i genitori del "terrorista cinese".
-Buonasera, disse Santoro avvicinandosi ai due anziani, sono il maresciallo Santoro, vorrei farvi qualche domanda su vostro figlio, se non vi dispiace.
I due anziani capirono quello che Santoro disse al loro indirizzo. E dopo un primo momento di meraviglia fecero segno come se non capissero la lingua del Maresciallo.
Santoro invece aveva osservato attentamente le loro espressioni e aveva invece colto questa contraddizione.
-Uhm, disse Santoro, lo so che mi capite...io voglio aiutarvi. Dovete credermi.
-Tutti dile così, disse una delle due giovani ragazze che erano lì a servire i clienti che avevano accolto i due carabinieri all'ingresso del negozio.
-Dico sul serio, ribadì Santoro.
-Noi essele sorelle di Lì.
Lì Yang era il nome dell'attentatore cinese ucciso al termine della sua strage la notte di San Silvestro.
-Er maresciallo dice sul serio, ve volemo aiutà, disse Agostinelli.
Le due sorelle si guardarono in faccia.
-Nessuno può aiutale noi. Lì è molto e nessuno poltelà lui indietlo da molte. Lui ola finito di sofflile, disse quella delle due che pareva più carina, magra filiforme, biondina, occhi tipici a mandorla, ma più sottili del dovuto.
-Dateci qualche informazione. Io credo che lui in qualche modo sia stato costretto a fare quello he ha fatto....tanto per cominciare come mai lui era mussulmano?
-Lui non essele mussulmano, disse la sorella due, più robusta, guanciotte in rilievo, carnagione più olivastra, persino seno evidente e prominente.
Santoro guadò in faccia Agostinelli. Agostinelli fissò Santoro.
-Bingo!, disse Santoro .
Agostinelli non credeva alle sue orecchie. Tutta l'indagine era stata condotta come un attentato islamico e il cinese coinvolto non era nemmeno mussulmano! Santoro aveva ragione, la puzza di bruciato che esalava dal caso era insopportabile , ormai.
Camminavano in mezzo al corso pedonale in mezzo alla panoplia di negozi cinesi. A metà percorso , sulla sinistra, c'era uno strano affollamento di persone.
-Marescia, che fanno tutta sta gente? Non è normale, disse Strippoli.
Santoro squadrò Strippoli dalla testa ai piedi. Era in borghese, come Agostinelli e lui. Bassettino, una pelata al centro della testa e coroncina di capelli intorno che non bastavano a fare il riporto. L'unico riporto che avrebbe concepito da Strippoli era quello da bassotto. Da cane bassotto. Dovevano combattere la criminalità organizzata, killers, terroristi internazionali, narcotrafficanti, con i mezzi e gli uomini che avevano a disposizione. Poi pensò ai metodi medi di reclutamento del paese, del reclutamento in qualsiasi forza armata. C'era da giurarci che , per anni, il medico che aveva barato sull'altezza di Strippoli durante le selezioni, lo psicologo che lo aveva chiamato dopo i test psicoattitudinali dandogli il placet , nonché Gianuli, che se l'era dovuto prendere nella sua compagnia, avevano avuto i frigo pieni di mozzarella di bufala: direttamente dalla "terra di Bari". Ma Santoro non era né razzista, né snob sul piano intellettuale. Anzi a lui gli intellettuali gli stavano un po' sul grugno. Tranne quelli veri, quelli che traevano le proprie teorie dalla vita vissuta. Era proprio che si dispiaceva che Strippoli potesse avere a che fare con criminali della peggior specie. Se lo sarebbero giocato ai dadi e fatto a fette e venduto come prosciutto pugliese alle tribù berbere dei deserti del Marocco.
-Strippoli, dove vedi gente è perché si mangia. Ricordati questa cosa. Dove vedi file è perché si mangia.
-Ah, marescià, disse Strippoli, e che si mangia qua, in mezzo ai cinesini?
-E che voi che se magni: riso , pollo fritto, gamberetti...ce lo sai no, che se magnano i cinesi?
-Ah...peccato che non si mangia risopatatecozze. C'ho 'na nostalgia di risopatatecozze!
Santoro e Agostinelli si dettero un cenno d'intesa.
-Dì un po', Strippoli, disse Santoro mentre si avvicinavano in quel posto cinese da street food, ma che ti ha detto Gianuli, quando ti ha mandato con noi?
-Eh, marescià, cose d'ufficio, non posso parlare.
-Fecevi prima a parlà, perché è come se l'avessi fatto, disse Agostinelli.
Santoro annuì.
-In che senso, scusa, Agostini?
-Agostinelli!, rimarco il brigadiere Giulio Agostinelli.
-Il brigadiere voleva dire che abbiamo capito che Gianuli ti ha inviato per sorvegliarci e comunicargli quello che facciamo!, disse Santoro.
Strippoli sorrise. Poi ammise-sì, marescià, io non so mentire su ste cose. M'ha mandato a guardare che fate.
-Bravo Strippoli, lo sapevo che eri un bravo 'uaglione, disse Santoro.
Strippoli arrossì.
Santoro si avvicinò al banco dei cibi cinesi di strada. Lesse il menu: baozi, panino con pane cinese cotto a vapore con ripieno di carne tritata di manzo e maiale e verdure biologiche(tra cui la verza).
-Sembra interessante questo baozi, che ne dici Agostinè?
-Io me magnerei i sorci morti...pe' me, se sta bene a voi....
Santoro prese un paio di quei panini a testa. E mano mano che li cuocevano a vapore sul momento se li fece passare da una delle tre cinesi sorridenti che lavoravano lì dietro il bancone, presumibilmente in modo indefesso dalla mattina presto. Piovesse, facesse caldo torrido, ci fosse il sole, fosse nuvoloso, per i cinesi c'era sempre il riso, pensò Santoro. In tutti i sensi, pensò sorridendo fra sé e sé pensando al loro piatto nazionale. Ma poi era così vero che il riso era il piatto nazionale dei cinesi? Aveva visto spuntare da dietro al bancone dello street food cinese dei ravioli e dei noodles serviti in cartocci di fortuna ricolmi di funghi, gamberi e verdure...per un paio di euro. Lui da pugliese, piuttosto tradizionalista in termini culinari, però, non era del tutto refrattario alle novità, in ambito gastronomico.
Così dopo i baozi, presero i noodles.
Mentre Strippoli se li infilava con la forchettina di plastica ( imporgli le bacchette sarebbe stato un infame supplizio) risucchiandoli con la bocca in un modo indecoroso, Santoro gli fece- beh...allora non ti mangi solo le orecchiette e le bruschette con la ricotta "ascuante"? Vero Strippoli?
Strippoli sorrise- beh, marescià, quando è guerra è guerra per tutti, disse...senza sapere esattamente cosa volesse esprimere con quella frase da barzellettiere.
-Strippoli, tieni sti dieci euro, ordinami un'altra porzione.. per me e per Agostinelli...e beviti pure una birra alla mia salute, fece Santoro porgendogli la banconota da 10 euro.
Strippoli assentì con il capo agguantando la banconota. Aveva le mascelle troppo impegnate per rispondere.
Mentre Strippoli si metteva in fila sorridendo alle cinesi che gli sorridevano, Santoro fece un cenno ad Agostinelli. In due minuti si erano defilati in una stradina perpendicolare.
La giornata era tiepida, e si era già in aprile. Santoro ed Agostinelli accelerarono il passo. Si erano letti nel pensiero: dovevano seminare Strippoli, o Gianuli li avrebbe avuti in pugno: bloccati e incapaci di avere le mani libere nell'indagine.
-All'angolo giriamo a destra, disse Santoro, c'è un negozio di biancheria intima e parrucche .
-Che volete fa, marescià, ve volete camuffà con 'na parucca?
-No, no...quello è il negozio della famiglia dell'attentatore cinese morto nell'attentato. L'informazione me l'ha data il Cazzaniga.
-Ottimo, disse Agostinelli.
Svoltarono a destra e subito trovarono l'ingresso del negozio. L'insegna era in ideogrammi cinesi e probabilmente c'era scritto "biancheria intima". Almeno così pensò Santoro. In vetrina c'erano perizomi, calze a rete , giarrettiere e parrucche. Un negozio a tema, non c'era che dire. E senza tema di smentite, pensò Santoro.
All'ingresso due ragazze cinesi giovani chiesero che cosa volessero. Avevano un aria maliziosa e si stavano chiedendo se magari i due uomini potessero essere dei classici clienti che acquistavano articoli per poi travestirsi in privato, per i cavoli loro. Dietro al banco di vendita, in fondo al negozio strutturato con appendiabiti e scaffali ricolmi di biancheria, c'era una coppia di cinesi avanti con gli anni. Probabilmente i genitori del "terrorista cinese".
-Buonasera, disse Santoro avvicinandosi ai due anziani, sono il maresciallo Santoro, vorrei farvi qualche domanda su vostro figlio, se non vi dispiace.
I due anziani capirono quello che Santoro disse al loro indirizzo. E dopo un primo momento di meraviglia fecero segno come se non capissero la lingua del Maresciallo.
Santoro invece aveva osservato attentamente le loro espressioni e aveva invece colto questa contraddizione.
-Uhm, disse Santoro, lo so che mi capite...io voglio aiutarvi. Dovete credermi.
-Tutti dile così, disse una delle due giovani ragazze che erano lì a servire i clienti che avevano accolto i due carabinieri all'ingresso del negozio.
-Dico sul serio, ribadì Santoro.
-Noi essele sorelle di Lì.
Lì Yang era il nome dell'attentatore cinese ucciso al termine della sua strage la notte di San Silvestro.
-Er maresciallo dice sul serio, ve volemo aiutà, disse Agostinelli.
Le due sorelle si guardarono in faccia.
-Nessuno può aiutale noi. Lì è molto e nessuno poltelà lui indietlo da molte. Lui ola finito di sofflile, disse quella delle due che pareva più carina, magra filiforme, biondina, occhi tipici a mandorla, ma più sottili del dovuto.
-Dateci qualche informazione. Io credo che lui in qualche modo sia stato costretto a fare quello he ha fatto....tanto per cominciare come mai lui era mussulmano?
-Lui non essele mussulmano, disse la sorella due, più robusta, guanciotte in rilievo, carnagione più olivastra, persino seno evidente e prominente.
Santoro guadò in faccia Agostinelli. Agostinelli fissò Santoro.
-Bingo!, disse Santoro .
Agostinelli non credeva alle sue orecchie. Tutta l'indagine era stata condotta come un attentato islamico e il cinese coinvolto non era nemmeno mussulmano! Santoro aveva ragione, la puzza di bruciato che esalava dal caso era insopportabile , ormai.
giovedì 9 novembre 2017
La pianista cinese, capitolo 34
Agostinelli stava prendendo un cappuccino e inzuppava il cornetto.
-Ammazza, marescià, Milano è proprio come me l'immaginavo, disse.
-E cioè, come? fece Santoro.
-Frenetica...tutti che vanno de fretta, de là e de qua, ma 'ndo vanno?
-Se la banana non ce l'hanno ?
-Eh? fece Agostinelli.
-Niente, volevo fare una rima cretina...beh, sembra che ci sia riuscito.
-Muoviamoci, disse Santoro, siamo in via Carducci. Cinquanta metri e percorriamo via De Amicis. A metà via De Amicis c'è via Carroccio.
-E lì chi c'è? chiese Agostinelli.
-Sponzini...il tizio di cui ti ho parlato, l'industriale degli spazzolini reduce degli anni '70...Casalbene operava a Roma , negli anni di piombo. Non potevano non conoscersi. Frequentavano gli stessi ambienti all'Università: quelli della sinistra extraparlamentare.
-Come pure Spartaco.
-Già, come pure il tuo amico Spartaco.
-Amico? Ma quale amico? Semplice conoscente.
-Sembri Strurmtruppen di Bonvi.
-Chi?
- Niente, sei troppo giovane, non puoi capire.
-Marescia, se se tratta de cose porno...beh, ce capisco eccome!
-La pornografia c'entra...nel senso che ormai la cultura scandalizza, disse Santoro.
-Ecco quando parlate de ste cose, me fa male la testa, marescià, diventate noioso.
-Beh, si , ti capisco. La tua generazione ha imparato la geografia su Google maps.
-Che volete dì, con questo?
-Che siete artificiali...artificiosi...che se continuate così persino il sesso diventerà virtuale , per voi.
-Ve sbagliate, marescià...er sesso è sacro pure pe' noi! A proposito, ieri in metropolitana ho pure rimorchiato.
-Bionda o mora?
-Mora, marescià..me sa che era delle vostre parti...a Milano per studio!
-Vi siete scambiati il telefono?
-No, marescià, mi ha aggiunto su Facebook.
-Eccerto! Che idiota, dovevo immaginarmelo. Certi metodi sono troppo romantici per voi...mandare un messaggino, attendere una telefonata per vedere chi dei primi richiama...ma perché se vi potete mandare foto e video in tempo reale persino dei nei nel culo!
-Marescia, nun esagerate...comunque ho capito che cosa volete dì...de stacce attenti, de non perde er contatto con la realtà.
-Perlomeno parlate , guardatevi, fiutate i vostri rispettivi odori....poi non vedetevi per qualche giorno...e se rivedendovi riscatta la scintilla è amore. Invece così come fate? Vi mandate foto ogni 5 minuti, mi sembrate già sposati prima del tempo. Oppure non lo farete mai perché bruciate tutto e subito. Consumate l'immagine della persona in un tempo stretto. E poi navigando nel mondo delle immagini ne vedete delle altre, infinitamente più belle, fino a fare la fine dell'asino di Buridano.
-Beh, che fine fece l'asino de Buridano?
-Che non sapendo scegliere fra l'acqua e il fieno morì di stenti.
-Ah, meno male...me credevo che finiva col prenderlo nell'ano...che , tra l'artro,faceva pure rima...con Buridano...
Santoro restò serio. Poi sorrise. Dopotutto anche se ignorante Agostinelli era simpatico. E creativo. Aveva la battuta pronta. Magari era lui che sbagliava a fare il matusa.
Davanti al portone di Sponzini ,Santoro disse ad Agostinelli-ascoltami, tu stai qui. Passeggia lungo il marciapiedi. Non lo so. Io dovrò affrontare questo tizio a muso duro. Dovrò un po' strapazzarlo con le parole, provocarlo. Magari potrebbe chiamare qualche sgherro amico suo. Insomma, voglio che mi copri le spalle.
-Come l'asino Buridano?
-Come Buridano...il filosofo che inventò il paradosso dell'asino, Agostinè..e su dai, fai il serio ora. Di babbi di minchia abbiamo già fatto il pieno.
-Ok, stavo a scherzà...
-Uhm...
Santoro suonò al citofono. Ma , contrariamente a quello che s'aspettava, il portone fu aperto senza che nessuna voce fosse udita. Santoro entrò. Agostinelli restò a coprirgli le spalle.
Santoro salì a piedi.
Arrivato all'ingresso dell'appartamento di Sponzini-che doveva essere quello nel quale dimorava abitualmente, posto che il palazzo era di sua proprietà-trovò un uomo che doveva essere una specie di maggiordomo.
-Prego Maresciallo, il dottor Sponzini la attende nel suo studio.
-Il dottor Sponzini mi attende nel suo studio? E come faceva a sapere che sarei venuto?
-Non lo sapeva. L'ha vista dal videocitofono.
-Uhm, grugnì Santoro.
L'uomo, un sessantenne brizzolato con una giacca da maggiordomo, una camminata da maggiordomo e una faccia da maggiordomo, fece strada. Intorno quadri di valore, corridoi lunghi pieni di specchi.
Il "maggiordomo" aprì una porta, ad un certo punto di uno dei corridoi di quel labirinto di 500 metri quadri di casa e fece entrare il maresciallo pugliese.
Era lo studio di Sponzini. E dentro, seduto dietro una scrivania , svaccato comodamente e senza alcun patema d'animo in viso, c'era Sponzini.
Era in piena forma. Nonostante la morte della figlia. Nonostante tutto il resto. Osservò Santoro e gli sorrise beffardamente.
-A cosa devo l'onore barra onere della sua visita, Maresciallo. Penso che si sia capito già da tempo che lei non è il benvenuto da queste parti!, disse .
Aveva una faccia da sessantenne sportivo, faccia con le rughe ma ben tenute, come l'uomo maturo della pubblicità di un profumo. Quale profumo, a Santoro, non gli sovvenne.
-Beh, che le devo dire. Nemmeno a me lo ha ordinato il dottore di farle visita. Ma vede dopo tanti anni di servizio un carabiniere, che non è uno sbirro comune, ma uno che ci crede, crede nella ricerca della verità, matura una sorta di fiuto per le cose marce. E sin dalla prima volta che sono entrato in questa casa la puzza di crisantemo che aleggiava nell'aria mi ha insospettito. Lei ha più di qualcosa da nascondere. Pensa che me la beva che sua figlia è stata uccisa in un attentato terroristico? Sua figlia è stata fatta fuori da Casalbene, un killer latitante delle Bierre, che, sono sicuro che lei ne sia a conoscenza, è deceduto di recente in circostanze "misteriose".
Sponzini , capelli bianchi un pò alla Avvocato Agnelli, stesse basette, se vogliamo, monitorò il viso di Santoro. Quello che lui considerava un ometto da niente, dall'alto dei suoi soldi, delle sue ricchezze , in fondo lo incuriosiva. Ma si sentiva inattaccabile. Le sue ricchezze erano le sbarre dorate della galera dorata in cui era rinchiuso come in un bunker antiatomico inattaccabile da qualunque arma chiamata sospetto.
-Lei dice? Ma non ha nessuna prova. Altrimenti mi avrebbe fatto arrestare. Le sue sono supposizioni di un invidioso che vorrebbe vedere nel fango un uomo che dorme a sfioramento della volta stellata dopo una vita dedicata con sacrificio a costruire un impero. Un impero che si fonda sull'igiene orale.
-Per forza, si deve fondare sull'igiene orale...E' il simbolo della borghesia di questo paese. Si pecca dal lunedì al sabato e poi la domenica in chiesa a mondarsi. L'igiene orale è la degna conclusione per una bocca lorda di menzogna, disse Santoro.
-Adesso basta, disse Sponzini alterandosi, ma con che diritto lei crede di entrare in casa mia per offendermi. Se ha delle prove a suffragio delle sue fantasiose teorie, le porti e proceda di conseguenza. Altrimenti mi faccia il piacere di sgomberare.
-Altra metafora della borghesia di questo paese. Da giovani centri sociali occupati. Poi, una volta fatti i soldi , sgomberatori di Centri Sociali...e di marescialli dei carabinieri...a quanto pare...
-Non dica idiozie...c'era un uomo che diceva queste cose strampalate...si chiamava Pasolini...e tutti sanno che fine abbia fatto.
-Mi sta minacciando?
-No..ma se ne deve andare da casa mia.
-Sa una cosa? Credo che fra lei e Casalbene ci fosse un legame derivante dalla frequentazione di quegli anni. Gli anni '70. Dopotutto eravate compagni, no?
-Oggi non la penso più come allora. Eravamo dei giovani ingenui. Volevamo fare la rivoluzione senza alcuna preparazione culturale adeguata. Mi vergogno di molte cose che si fecero in quegli anni.
-Per esempio, di che cosa?
-Non lo dirò certo a lei...
-Omicidi?
-Come si permette. Io non ho ucciso nessuno. Forse Casalbene lo ha fatto. Ma lui prese la strada della lotta armata.
-Lei invece quella del calcestruzzo armato.
-Decisi di fare i soldi iniziando dall'edilizia ? E' un reato, forse? E' proibito? Ho fatto i soldi , sì. E anche legalmente.
-Non lo so. Questo lo vedremo, egregio dottor Sponzini. Sta di fatto che lei per le sue merdate potrebbe aver perso una figlia. Forse è ancora in tempo per dirmi perché è morta sua figlia.
-Fuori!, disse Sponzini. Schiacciò un tasto sulla scrivania. 30 secondi dopo apparve "il maggiordomo". Ma non aveva la faccia del maggiordomo di "Tre nipoti e un maggiordomo". Era una faccia lievemente più patibolare. Santoro si fece accompagnare alla porta. Prima di entrare nell'ascensore, in lontananza nel corridoio dove di solito doveva allenarsi Lasse Viren, famoso maratoneta finlandese, tanto era lungo, Sponzini gli urlò- mi occuperò personalmente di metterla in condizioni di non nuocermi mai più.
-Sarà meglio per lei che ingaggi qualcuno alla mia altezza, rispose inaspettatamente persino per se stesso, Santoro.
Nell'ascensore, Santoro pensò: gli ho fatto saltare i nervi. Da come ha reagito c'è del marcio in Danimarca. Se così possiamo dire. Ma non giel'avrebbe detto ad Agostinelli. Temeva che avrebbe potuto rispondere con qualche metafora calcistica. E per quel giorno di metafore, calcistiche o meno, ne aveva avute abbastanza.
-Ammazza, marescià, Milano è proprio come me l'immaginavo, disse.
-E cioè, come? fece Santoro.
-Frenetica...tutti che vanno de fretta, de là e de qua, ma 'ndo vanno?
-Se la banana non ce l'hanno ?
-Eh? fece Agostinelli.
-Niente, volevo fare una rima cretina...beh, sembra che ci sia riuscito.
-Muoviamoci, disse Santoro, siamo in via Carducci. Cinquanta metri e percorriamo via De Amicis. A metà via De Amicis c'è via Carroccio.
-E lì chi c'è? chiese Agostinelli.
-Sponzini...il tizio di cui ti ho parlato, l'industriale degli spazzolini reduce degli anni '70...Casalbene operava a Roma , negli anni di piombo. Non potevano non conoscersi. Frequentavano gli stessi ambienti all'Università: quelli della sinistra extraparlamentare.
-Come pure Spartaco.
-Già, come pure il tuo amico Spartaco.
-Amico? Ma quale amico? Semplice conoscente.
-Sembri Strurmtruppen di Bonvi.
-Chi?
- Niente, sei troppo giovane, non puoi capire.
-Marescia, se se tratta de cose porno...beh, ce capisco eccome!
-La pornografia c'entra...nel senso che ormai la cultura scandalizza, disse Santoro.
-Ecco quando parlate de ste cose, me fa male la testa, marescià, diventate noioso.
-Beh, si , ti capisco. La tua generazione ha imparato la geografia su Google maps.
-Che volete dì, con questo?
-Che siete artificiali...artificiosi...che se continuate così persino il sesso diventerà virtuale , per voi.
-Ve sbagliate, marescià...er sesso è sacro pure pe' noi! A proposito, ieri in metropolitana ho pure rimorchiato.
-Bionda o mora?
-Mora, marescià..me sa che era delle vostre parti...a Milano per studio!
-Vi siete scambiati il telefono?
-No, marescià, mi ha aggiunto su Facebook.
-Eccerto! Che idiota, dovevo immaginarmelo. Certi metodi sono troppo romantici per voi...mandare un messaggino, attendere una telefonata per vedere chi dei primi richiama...ma perché se vi potete mandare foto e video in tempo reale persino dei nei nel culo!
-Marescia, nun esagerate...comunque ho capito che cosa volete dì...de stacce attenti, de non perde er contatto con la realtà.
-Perlomeno parlate , guardatevi, fiutate i vostri rispettivi odori....poi non vedetevi per qualche giorno...e se rivedendovi riscatta la scintilla è amore. Invece così come fate? Vi mandate foto ogni 5 minuti, mi sembrate già sposati prima del tempo. Oppure non lo farete mai perché bruciate tutto e subito. Consumate l'immagine della persona in un tempo stretto. E poi navigando nel mondo delle immagini ne vedete delle altre, infinitamente più belle, fino a fare la fine dell'asino di Buridano.
-Beh, che fine fece l'asino de Buridano?
-Che non sapendo scegliere fra l'acqua e il fieno morì di stenti.
-Ah, meno male...me credevo che finiva col prenderlo nell'ano...che , tra l'artro,faceva pure rima...con Buridano...
Santoro restò serio. Poi sorrise. Dopotutto anche se ignorante Agostinelli era simpatico. E creativo. Aveva la battuta pronta. Magari era lui che sbagliava a fare il matusa.
Davanti al portone di Sponzini ,Santoro disse ad Agostinelli-ascoltami, tu stai qui. Passeggia lungo il marciapiedi. Non lo so. Io dovrò affrontare questo tizio a muso duro. Dovrò un po' strapazzarlo con le parole, provocarlo. Magari potrebbe chiamare qualche sgherro amico suo. Insomma, voglio che mi copri le spalle.
-Come l'asino Buridano?
-Come Buridano...il filosofo che inventò il paradosso dell'asino, Agostinè..e su dai, fai il serio ora. Di babbi di minchia abbiamo già fatto il pieno.
-Ok, stavo a scherzà...
-Uhm...
Santoro suonò al citofono. Ma , contrariamente a quello che s'aspettava, il portone fu aperto senza che nessuna voce fosse udita. Santoro entrò. Agostinelli restò a coprirgli le spalle.
Santoro salì a piedi.
Arrivato all'ingresso dell'appartamento di Sponzini-che doveva essere quello nel quale dimorava abitualmente, posto che il palazzo era di sua proprietà-trovò un uomo che doveva essere una specie di maggiordomo.
-Prego Maresciallo, il dottor Sponzini la attende nel suo studio.
-Il dottor Sponzini mi attende nel suo studio? E come faceva a sapere che sarei venuto?
-Non lo sapeva. L'ha vista dal videocitofono.
-Uhm, grugnì Santoro.
L'uomo, un sessantenne brizzolato con una giacca da maggiordomo, una camminata da maggiordomo e una faccia da maggiordomo, fece strada. Intorno quadri di valore, corridoi lunghi pieni di specchi.
Il "maggiordomo" aprì una porta, ad un certo punto di uno dei corridoi di quel labirinto di 500 metri quadri di casa e fece entrare il maresciallo pugliese.
Era lo studio di Sponzini. E dentro, seduto dietro una scrivania , svaccato comodamente e senza alcun patema d'animo in viso, c'era Sponzini.
Era in piena forma. Nonostante la morte della figlia. Nonostante tutto il resto. Osservò Santoro e gli sorrise beffardamente.
-A cosa devo l'onore barra onere della sua visita, Maresciallo. Penso che si sia capito già da tempo che lei non è il benvenuto da queste parti!, disse .
Aveva una faccia da sessantenne sportivo, faccia con le rughe ma ben tenute, come l'uomo maturo della pubblicità di un profumo. Quale profumo, a Santoro, non gli sovvenne.
-Beh, che le devo dire. Nemmeno a me lo ha ordinato il dottore di farle visita. Ma vede dopo tanti anni di servizio un carabiniere, che non è uno sbirro comune, ma uno che ci crede, crede nella ricerca della verità, matura una sorta di fiuto per le cose marce. E sin dalla prima volta che sono entrato in questa casa la puzza di crisantemo che aleggiava nell'aria mi ha insospettito. Lei ha più di qualcosa da nascondere. Pensa che me la beva che sua figlia è stata uccisa in un attentato terroristico? Sua figlia è stata fatta fuori da Casalbene, un killer latitante delle Bierre, che, sono sicuro che lei ne sia a conoscenza, è deceduto di recente in circostanze "misteriose".
Sponzini , capelli bianchi un pò alla Avvocato Agnelli, stesse basette, se vogliamo, monitorò il viso di Santoro. Quello che lui considerava un ometto da niente, dall'alto dei suoi soldi, delle sue ricchezze , in fondo lo incuriosiva. Ma si sentiva inattaccabile. Le sue ricchezze erano le sbarre dorate della galera dorata in cui era rinchiuso come in un bunker antiatomico inattaccabile da qualunque arma chiamata sospetto.
-Lei dice? Ma non ha nessuna prova. Altrimenti mi avrebbe fatto arrestare. Le sue sono supposizioni di un invidioso che vorrebbe vedere nel fango un uomo che dorme a sfioramento della volta stellata dopo una vita dedicata con sacrificio a costruire un impero. Un impero che si fonda sull'igiene orale.
-Per forza, si deve fondare sull'igiene orale...E' il simbolo della borghesia di questo paese. Si pecca dal lunedì al sabato e poi la domenica in chiesa a mondarsi. L'igiene orale è la degna conclusione per una bocca lorda di menzogna, disse Santoro.
-Adesso basta, disse Sponzini alterandosi, ma con che diritto lei crede di entrare in casa mia per offendermi. Se ha delle prove a suffragio delle sue fantasiose teorie, le porti e proceda di conseguenza. Altrimenti mi faccia il piacere di sgomberare.
-Altra metafora della borghesia di questo paese. Da giovani centri sociali occupati. Poi, una volta fatti i soldi , sgomberatori di Centri Sociali...e di marescialli dei carabinieri...a quanto pare...
-Non dica idiozie...c'era un uomo che diceva queste cose strampalate...si chiamava Pasolini...e tutti sanno che fine abbia fatto.
-Mi sta minacciando?
-No..ma se ne deve andare da casa mia.
-Sa una cosa? Credo che fra lei e Casalbene ci fosse un legame derivante dalla frequentazione di quegli anni. Gli anni '70. Dopotutto eravate compagni, no?
-Oggi non la penso più come allora. Eravamo dei giovani ingenui. Volevamo fare la rivoluzione senza alcuna preparazione culturale adeguata. Mi vergogno di molte cose che si fecero in quegli anni.
-Per esempio, di che cosa?
-Non lo dirò certo a lei...
-Omicidi?
-Come si permette. Io non ho ucciso nessuno. Forse Casalbene lo ha fatto. Ma lui prese la strada della lotta armata.
-Lei invece quella del calcestruzzo armato.
-Decisi di fare i soldi iniziando dall'edilizia ? E' un reato, forse? E' proibito? Ho fatto i soldi , sì. E anche legalmente.
-Non lo so. Questo lo vedremo, egregio dottor Sponzini. Sta di fatto che lei per le sue merdate potrebbe aver perso una figlia. Forse è ancora in tempo per dirmi perché è morta sua figlia.
-Fuori!, disse Sponzini. Schiacciò un tasto sulla scrivania. 30 secondi dopo apparve "il maggiordomo". Ma non aveva la faccia del maggiordomo di "Tre nipoti e un maggiordomo". Era una faccia lievemente più patibolare. Santoro si fece accompagnare alla porta. Prima di entrare nell'ascensore, in lontananza nel corridoio dove di solito doveva allenarsi Lasse Viren, famoso maratoneta finlandese, tanto era lungo, Sponzini gli urlò- mi occuperò personalmente di metterla in condizioni di non nuocermi mai più.
-Sarà meglio per lei che ingaggi qualcuno alla mia altezza, rispose inaspettatamente persino per se stesso, Santoro.
Nell'ascensore, Santoro pensò: gli ho fatto saltare i nervi. Da come ha reagito c'è del marcio in Danimarca. Se così possiamo dire. Ma non giel'avrebbe detto ad Agostinelli. Temeva che avrebbe potuto rispondere con qualche metafora calcistica. E per quel giorno di metafore, calcistiche o meno, ne aveva avute abbastanza.
venerdì 3 novembre 2017
La pianista cinese , capitolo 33
-Allora maresciallo, è stato un bel po' assente dalla scena investigativa milanese, disse Gianuli mellifluo, dove era finito?
-Mi sono preso qualche giorno di riposo...avevo una specie di influenzella, Capitano, una di quelle malattie fastidiose che ti lasciano credere di non avere niente ma che ti rallentano comunque i cinque sensi.
-See...certo, come no...con un'influenzella se po' sempre averce a che fa, disse Nepoti. E sorrise beffardo.
Ma che cazzo c'avranno da ridacchiare, pensava Santoro fra sè e sé . E rimase serio.
-Comunque , maresciallo, l'abbiamo convocata per sapere se lei ha scoperto qualcosa di nuovo sulla vicenda dell'attentato di San Silvestro. Ci dica, ci dica pure, ha scoperto qualcosa di nuovo? ,gli chiese la Grimaldi. Era particolarmente avvenente , quella mattina, pur essendo magra, palestrata e un po' androgina...ma a Santoro in quel contesto non dispiacque. Chi sa se le stesse cose che io, che noi, pensiamo, in quanto uomini, vengono in mente anche a lei, si chiese Santoro. Le donne lo avevano sempre affascinato perché il loro modo di vedere le cose, la vita, il mondo, era imperscrutabile.
-Sì, maresciallo, ci dica tutto, ha scoperto qualcosa di nuovo?, fece a quel punto il prefetto Lagioia, di rinforzo .
Santoro li osservava tutti attonito. Volevano archiviare il caso come una faccenda di terrorismo internazionale ed ora cosa volevano da lui? Volevano sapere se aveva scoperto qualcosa e lavorare all'insabbiamento o semplicemente non sapevano che pesci prendere dopo che ne avevano presi un bel po' in faccia? Occorreva capire di chi si poteva fidare. E non essendo una questione di facile e immediata risoluzione , decise che non si sarebbe fidato di nessuno.
-No, nulla di nuovo, disse a quel punto. Per la verità, aggiunse, avevo capito che la pratica fosse stata archiviata come episodio di terrorismo internazionale...non è così?
-Beh, veda , Maresciallo, dopo il caso scottante della chiusura delle moschee-sappia che lo rifaremmo anche domani , se necessario-purtroppo viviamo in una paese timido, uscito sconfitto dall'ultima guerra, il nostro governo ha paura di tutto, e, in un momento di crisi economica, non vuole chiudere le porte in faccia a dei possibili partners commerciali...quindi , in definitiva, abbiamo dovuto coprirci di ridicolo, anche se la decisione che avevamo preso era giusta, rimangiarci le nostre decisioni, rischiando anche le nostre carriere...quello che cerco di dirle è che le alte sfere chiedono che si sviluppi un filone di indagine alternativo. Non so se mi spiego.
-Si spiega benissimo, disse Santoro. Solo che , al momento, non ci sono altre direzioni...
Nepoti sorrideva mellifluo. Forse sapeva che Santoro sapeva qualcosa. Forse lo aveva visto a Roma. Non poteva esserne sicuro. Vero era che con il suo cellulare, intercettazioni o file spia era difficile beccarne. Perché ,come gli aveva spiegato Agostinelli, era uno dei primi prototipi , con sportellino. Ma non si poteva sapere lo stesso.
-Allora, stabiliamo un nuovo piano d'azione, disse a quel punto la Grimaldi. Indaghiamo fra i cinesi. In effetti anche se plausibile, l'esistenza di un terrorista islamico cinese, rappresenta un'anomalia. Non suona bene.
-O suona bene, invece...benissimo...disse Santoro trasognante.
-Di chi sta parlando? fece Gianuli.
-Di Yuja Wang, disse Santoro, la più grande pianista classica contemporanea, capace di suonare Rachmaninov , il terzo concerto, con la naturalezza di una rondine in volo....
Nepoti non disse niente. Era cosa che esulava dalle sue conoscenze. E competenze.
Lagioia osservò Santoro come se fosse pazzo.
Solo Gianuli e la Grimaldi lo guardarono con interesse.
-Sì, il maresciallo, lo dico per chi non lo conoscesse, fece Gianuli, è un appassionato melomane....
-Su, torniamo a noi, per favore, disse a quel punto Lagioia, stabiliamo un nuovo piano d'azione. Chi si occupa di setacciare gli ambienti dei musetti gialli a Milano?
-Musetti gialli? fece Santoro.
-Sì, insomma, un modo simpatico, alternativo, direi, di dire cinesi, fece Lagioia. E sorrise come uno squalo a fine pasto.
-Se volete posso andarci io, disse Santoro. Ne approfitterò per farmi raccontare qualcosa sulla mia pianista preferita. O magari riuscirò a procurarmi un biglietto per un suo prossimo concerto a Milano. Sono molto rari i concerti della Wang, sapete? disse Santoro.
-Io sapevo che i migliori pianisti ...e pianiste, erano tedeschi. Al massimo russi...mò che ce fosse pure'na cinese me giunge novo, disse Nepoti con il suo immancabile semiromanesco.
-Beh, perché, disse Gianuli, i cinesi sanno fare tutto, sanno imitare alla perfezione tutto. Sono copisti nati. Oramai ci sono parrucchieri cinesi, bar cinesi, ristoranti cinesi, supermercati cinesi...perché non dovrebbero esserci pianiste cinesi?
La Grimaldi taceva. Santoro non capiva se fosse disgustata o non gliene importasse niente. Alle fine pensò che con tutti quei discorsi da uomini, con allusioni e ammiccamenti sessuali continui, metafore semipornografiche, allegorie erotiche, potesse, per reazione, diventare lesbica. Aveva avuto l'ennesimo pensiero sessista, pensò Santoro. Non era meglio degli altri. Eppure , in qualche modo, si sentiva diverso. Perché in quel pensiero non ci vedeva niente di torbido.
-Va bene, disse infine la Grimaldi, Santoro setaccerà Chinatown e Nepoti seguirà la pista dei migranti che entrano nel nostro paese come richiedenti asilo, in realtà in odore di Isis.
-Me sta bene, dottoressa, disse Nepoti. E sorrise come un attore navigato e ammiccante, pronto per l'ennesima richiesta di invito a cena.
-Noi invece, ci aggiorniamo a di qui a....facciamo di qui a un paio di mesi, disse la Grimaldi. Salvo emergenze, aggiunse.
Nepoti osservava Santoro. Santoro sapeva che d'ora in poi il commissario romano lo avrebbe marcato stretto. Messo sotto sorveglianza . Ma c'era una cosa che Santoro doveva fare, prima di far finta di indagare sui cinesi. I cinesi non c'entravano niente. Li mettevano sempre in mezzo perché erano un miliardo di persone, per cui, per la legge dei grandi numeri, dovevano entrarci per forza. Ora gli era ben chiaro in che direzione stesse andando l'inchiesta. Con quegli input e quelle teste di paglia l'unica direzione che poteva prendere l'inchiesta era di andarsene a fare in culo. Si sorprese a pensare in quei termini Santoro, ma tant'è, pure a lui partivano le madonne e affini, quando era il caso. Era umano, troppo umano, come avrebbe detto Nietzsche. Ma che cavolo di maresciallo era? Citava persino Nietzsche. Ma non avrebbe esteso la citazione al prefetto Lagioia, che chiamava i cinesi, musetti gialli. Avrebbe potuto rallegrarsi per quella citazione. Equivocando, come per quasi un secolo si era voluto far credere, sul fatto che Nietzsche fosse un filosofo di destra. Sarebbe stato come dire che Lenin, quello vero, non quello che l'accento sulla "i", il carrozziere, aveva governato la Russia con Carlo Marx.
Si congedarono abbastanza affabilmente.
Santoro una volta per strada approfittò per fare due passi a piedi. Erano appena usciti dalla prefettura e passeggiava in piazza San Babila. C'era un drappello di gente che assisteva ad uno spettacolo di strada. Un fachiro che si faceva chiamare Mustafà, come recitava la sigletta che proveniva dal radiolone acceso che faceva da sottofondo allo spettacolo, aveva appena finito di camminare sui vetri e con enfasi teatrale, stava mangiando un po' di fuoco, spruzzando benzina che teneva in bocca a mo' di gargarismo. Santoro si fermò incuriosito . Si destreggiava bene, con quel materiale infiammabile e in quel momento ebbe un'illuminazione. Pensò alle molotov, bottiglie incendiarie che andavano di gran moda negli anni '70, durante la protesta studentesca. Bombe pericolose a innesco facile-si trattava di bottiglie piene di benzina con un pezzo di stoffa che usciva dai colli, che , avendo fatto la fortuna della resistenza sovietica, a Stalingrado, nell'ultima guerra , era tornato in gran voga in quegli anni. E gli fece venire in mente che fra Sponzini e Casalbene ci potesse essere un legame. Un legame fatto di vendette o ripicche.
Al termine dello spettacolo, Mustafà passò con il cappello in mano a raccogliere l'obolo in monete.
-Dai forza, datevi da fare, che ciò il frigo vuoto, domani devo fare la spesa, disse in perfetto accento massafrese. E Santoro, che da pugliese, conosceva tutti i numerosi quasi infiniti accenti della Puglia lo riconobbe. E sorrise commuovendosi.
-Mi sono preso qualche giorno di riposo...avevo una specie di influenzella, Capitano, una di quelle malattie fastidiose che ti lasciano credere di non avere niente ma che ti rallentano comunque i cinque sensi.
-See...certo, come no...con un'influenzella se po' sempre averce a che fa, disse Nepoti. E sorrise beffardo.
Ma che cazzo c'avranno da ridacchiare, pensava Santoro fra sè e sé . E rimase serio.
-Comunque , maresciallo, l'abbiamo convocata per sapere se lei ha scoperto qualcosa di nuovo sulla vicenda dell'attentato di San Silvestro. Ci dica, ci dica pure, ha scoperto qualcosa di nuovo? ,gli chiese la Grimaldi. Era particolarmente avvenente , quella mattina, pur essendo magra, palestrata e un po' androgina...ma a Santoro in quel contesto non dispiacque. Chi sa se le stesse cose che io, che noi, pensiamo, in quanto uomini, vengono in mente anche a lei, si chiese Santoro. Le donne lo avevano sempre affascinato perché il loro modo di vedere le cose, la vita, il mondo, era imperscrutabile.
-Sì, maresciallo, ci dica tutto, ha scoperto qualcosa di nuovo?, fece a quel punto il prefetto Lagioia, di rinforzo .
Santoro li osservava tutti attonito. Volevano archiviare il caso come una faccenda di terrorismo internazionale ed ora cosa volevano da lui? Volevano sapere se aveva scoperto qualcosa e lavorare all'insabbiamento o semplicemente non sapevano che pesci prendere dopo che ne avevano presi un bel po' in faccia? Occorreva capire di chi si poteva fidare. E non essendo una questione di facile e immediata risoluzione , decise che non si sarebbe fidato di nessuno.
-No, nulla di nuovo, disse a quel punto. Per la verità, aggiunse, avevo capito che la pratica fosse stata archiviata come episodio di terrorismo internazionale...non è così?
-Beh, veda , Maresciallo, dopo il caso scottante della chiusura delle moschee-sappia che lo rifaremmo anche domani , se necessario-purtroppo viviamo in una paese timido, uscito sconfitto dall'ultima guerra, il nostro governo ha paura di tutto, e, in un momento di crisi economica, non vuole chiudere le porte in faccia a dei possibili partners commerciali...quindi , in definitiva, abbiamo dovuto coprirci di ridicolo, anche se la decisione che avevamo preso era giusta, rimangiarci le nostre decisioni, rischiando anche le nostre carriere...quello che cerco di dirle è che le alte sfere chiedono che si sviluppi un filone di indagine alternativo. Non so se mi spiego.
-Si spiega benissimo, disse Santoro. Solo che , al momento, non ci sono altre direzioni...
Nepoti sorrideva mellifluo. Forse sapeva che Santoro sapeva qualcosa. Forse lo aveva visto a Roma. Non poteva esserne sicuro. Vero era che con il suo cellulare, intercettazioni o file spia era difficile beccarne. Perché ,come gli aveva spiegato Agostinelli, era uno dei primi prototipi , con sportellino. Ma non si poteva sapere lo stesso.
-Allora, stabiliamo un nuovo piano d'azione, disse a quel punto la Grimaldi. Indaghiamo fra i cinesi. In effetti anche se plausibile, l'esistenza di un terrorista islamico cinese, rappresenta un'anomalia. Non suona bene.
-O suona bene, invece...benissimo...disse Santoro trasognante.
-Di chi sta parlando? fece Gianuli.
-Di Yuja Wang, disse Santoro, la più grande pianista classica contemporanea, capace di suonare Rachmaninov , il terzo concerto, con la naturalezza di una rondine in volo....
Nepoti non disse niente. Era cosa che esulava dalle sue conoscenze. E competenze.
Lagioia osservò Santoro come se fosse pazzo.
Solo Gianuli e la Grimaldi lo guardarono con interesse.
-Sì, il maresciallo, lo dico per chi non lo conoscesse, fece Gianuli, è un appassionato melomane....
-Su, torniamo a noi, per favore, disse a quel punto Lagioia, stabiliamo un nuovo piano d'azione. Chi si occupa di setacciare gli ambienti dei musetti gialli a Milano?
-Musetti gialli? fece Santoro.
-Sì, insomma, un modo simpatico, alternativo, direi, di dire cinesi, fece Lagioia. E sorrise come uno squalo a fine pasto.
-Se volete posso andarci io, disse Santoro. Ne approfitterò per farmi raccontare qualcosa sulla mia pianista preferita. O magari riuscirò a procurarmi un biglietto per un suo prossimo concerto a Milano. Sono molto rari i concerti della Wang, sapete? disse Santoro.
-Io sapevo che i migliori pianisti ...e pianiste, erano tedeschi. Al massimo russi...mò che ce fosse pure'na cinese me giunge novo, disse Nepoti con il suo immancabile semiromanesco.
-Beh, perché, disse Gianuli, i cinesi sanno fare tutto, sanno imitare alla perfezione tutto. Sono copisti nati. Oramai ci sono parrucchieri cinesi, bar cinesi, ristoranti cinesi, supermercati cinesi...perché non dovrebbero esserci pianiste cinesi?
La Grimaldi taceva. Santoro non capiva se fosse disgustata o non gliene importasse niente. Alle fine pensò che con tutti quei discorsi da uomini, con allusioni e ammiccamenti sessuali continui, metafore semipornografiche, allegorie erotiche, potesse, per reazione, diventare lesbica. Aveva avuto l'ennesimo pensiero sessista, pensò Santoro. Non era meglio degli altri. Eppure , in qualche modo, si sentiva diverso. Perché in quel pensiero non ci vedeva niente di torbido.
-Va bene, disse infine la Grimaldi, Santoro setaccerà Chinatown e Nepoti seguirà la pista dei migranti che entrano nel nostro paese come richiedenti asilo, in realtà in odore di Isis.
-Me sta bene, dottoressa, disse Nepoti. E sorrise come un attore navigato e ammiccante, pronto per l'ennesima richiesta di invito a cena.
-Noi invece, ci aggiorniamo a di qui a....facciamo di qui a un paio di mesi, disse la Grimaldi. Salvo emergenze, aggiunse.
Nepoti osservava Santoro. Santoro sapeva che d'ora in poi il commissario romano lo avrebbe marcato stretto. Messo sotto sorveglianza . Ma c'era una cosa che Santoro doveva fare, prima di far finta di indagare sui cinesi. I cinesi non c'entravano niente. Li mettevano sempre in mezzo perché erano un miliardo di persone, per cui, per la legge dei grandi numeri, dovevano entrarci per forza. Ora gli era ben chiaro in che direzione stesse andando l'inchiesta. Con quegli input e quelle teste di paglia l'unica direzione che poteva prendere l'inchiesta era di andarsene a fare in culo. Si sorprese a pensare in quei termini Santoro, ma tant'è, pure a lui partivano le madonne e affini, quando era il caso. Era umano, troppo umano, come avrebbe detto Nietzsche. Ma che cavolo di maresciallo era? Citava persino Nietzsche. Ma non avrebbe esteso la citazione al prefetto Lagioia, che chiamava i cinesi, musetti gialli. Avrebbe potuto rallegrarsi per quella citazione. Equivocando, come per quasi un secolo si era voluto far credere, sul fatto che Nietzsche fosse un filosofo di destra. Sarebbe stato come dire che Lenin, quello vero, non quello che l'accento sulla "i", il carrozziere, aveva governato la Russia con Carlo Marx.
Si congedarono abbastanza affabilmente.
Santoro una volta per strada approfittò per fare due passi a piedi. Erano appena usciti dalla prefettura e passeggiava in piazza San Babila. C'era un drappello di gente che assisteva ad uno spettacolo di strada. Un fachiro che si faceva chiamare Mustafà, come recitava la sigletta che proveniva dal radiolone acceso che faceva da sottofondo allo spettacolo, aveva appena finito di camminare sui vetri e con enfasi teatrale, stava mangiando un po' di fuoco, spruzzando benzina che teneva in bocca a mo' di gargarismo. Santoro si fermò incuriosito . Si destreggiava bene, con quel materiale infiammabile e in quel momento ebbe un'illuminazione. Pensò alle molotov, bottiglie incendiarie che andavano di gran moda negli anni '70, durante la protesta studentesca. Bombe pericolose a innesco facile-si trattava di bottiglie piene di benzina con un pezzo di stoffa che usciva dai colli, che , avendo fatto la fortuna della resistenza sovietica, a Stalingrado, nell'ultima guerra , era tornato in gran voga in quegli anni. E gli fece venire in mente che fra Sponzini e Casalbene ci potesse essere un legame. Un legame fatto di vendette o ripicche.
Al termine dello spettacolo, Mustafà passò con il cappello in mano a raccogliere l'obolo in monete.
-Dai forza, datevi da fare, che ciò il frigo vuoto, domani devo fare la spesa, disse in perfetto accento massafrese. E Santoro, che da pugliese, conosceva tutti i numerosi quasi infiniti accenti della Puglia lo riconobbe. E sorrise commuovendosi.
venerdì 27 ottobre 2017
La pianista cinese, capitolo 32
Era tornato da un paio di giorni , Santoro. A Milano. La sua città d'elezione. Di base restava pugliese, di Ostuni, altosalentino, mediterraneo, scettico ma rabdomante, colitico, camminatore indefesso, ascoltatore instancabile di musica classica o jazz latina (o greca , avrebbe detto fra sé e sé per autocoglionarsi) e consumatore industriale di camomille da bar...bar sui tavolini dei quali lasciava al termine del bivacco pomeridiano o serale, al fine meditativo d'indagine, mostre porcellanose di tazze della suddetta bevanda. Si era già industriato tramite il Cazzaniga, con l'articolo davanti, come solevano dire "a Milàn", per il trasferimento di Agostinelli. Lo attendeva a giorni. Gli alti vertici non se ne sarebbero nemmeno accorti. Delle vicende dei trasferimenti di carabinieri erano le faccende lattierocasearie o enologico-olearie ad averci voce in capitolo. Dipendeva dalle forme di parmigiano e dal numero delle bottiglie di Negramaro sganciate come moneta di scambio a compiacenti marescialli e affini che facevano siglare documenti ad libitum a ufficiali sbadiglianti , se uno da Roma passava a Milano. Anche se l'ipotesi contraria era maggiormente praticata. Per pregiudizi climatici, riteneva Santoro, perché a Milano c'era tutto per tutti persino migliorato rispetto alla forma originaria, persino depurato dalle indolenze temporali.
Camminava in viale Gran Sasso e andava verso Corso Buenos Aires. Verso il Cin Cin Bar. Aveva nostalgia di quel posto. In fondo starsene seduto al "tavolo del maresciallo" del suo Bar preferito in corso Buenos Aires a Milano, un luogo di passaggio del mondo, si sarebbe potuto dire, fra turisti, vips e modelle che in genere ci sfrecciavano davanti, non gli sembrava così diverso che starsene seduto ad un bar di paese di qualsiasi paese della galassia terracquea. Era la stessa cosa. Non sarebbe stato per quattro stronzi truccati à la pàge appena usciti da degli studi televisivi che si sarebbe potuto sentire diversamente. Anche perché per Santoro quel genere di persone avevano un superpotere speciale, particolare...erano invisibili....una volta tanto un superpotere che umanizzava, che stronzizzava un po' di gente , individui per lo più che s'atteggiavano a deità elettromagnetiche, solo perché trascorrevano il proprio tempo tra beauty centers e primi piani televisivi e nonostante tutto vivendo nel terrore di finire i propri giorni nel sottoscala della ignotorietà. Anche seduto davanti al bar del paese avrebbe notato vip e vippetti locali, professionisti di provincia e fotomodelle mancate distinte di giorno e sfatte di notte davanti a specchi di alberghi di quart'ordine ( che danno poco nell'occhio e molto al cazzo) e le sue sensazioni di piccolo Confucio gastroesofageoinfiammato non sarebbero state diverse. Quelle figure le avrebbe guardate ma non le avrebbe notate o , meglio, scorte, viste. Santoro era incuriosito da uomini comuni che possedevano doti eccezionali, magari colpiti da malattie invalidanti, poveri in canna, incapaci di lasciarsi corrompere e disposti a scivolare sempre più giù fra i ranghi più bassi della società, non per stupido orgoglio, né per il proprio indomito ego...ma semplicemente perché non erano capaci di muoversi in modo diverso. Era nella loro natura. Eppure ce la facevano sempre a risollevarsi. Perché non avevano paura dei sottoscala. Ci erano già stati. Risalire per la tromba delle scale per loro era già una vittoria. Ed era meritata. E senza che questo modo di pensare, credeva Santoro, potesse essere tacciato di estremismo , di radicalismo sociale o affini. Era solo che Santoro era uno di loro.
Una volta davanti al Cin Cin bar, Santoro vide che il tavolo del maresciallo era occupato. Ci si erano seduti dei turisti nordeuropei. Tedeschi o scandinavi, credette Santoro, esaminando di sfuggita i somatici dei loro volti.
In quel momento Nando uscì dal bar e con faccia mortificata fece-maresciallo, come va , è un secolo che non vi vedevamo, avevamo pensato che vi eravate stufato di noi.
-In quanti siete stati a pensarlo? , disse Santoro come al solito sarcastico
Nando sorrise amaramente, Santoro non era cambiato. E anzi, cominciava anche un po' a stargli sul cazzo.
-Aspettate qualche minuto che quei turisti consumino i loro cappuccini...che io poi do una pulita al tavolo e vi faccio accomodare.
-Beh, Nando, come avrai notato sono da solo, disse Santoro...
Nando non disse niente. Santoro non doveva essere dell'umore migliore. Ed era vero. Più tardi, quella stessa mattina , era stato convocato ad una riunione in prefettura. Con la dottoressa Grimaldi, il Capitano Gianuli, il Prefetto Lagioia e , udite udite, il commissario Nepoti. Inutile dire che quella mattina sentiva come delle coltellate nel colon...e solo l'idea di prendere un caffè lo avrebbe fatto preoccupare di averci un bagno a portata di mano...e per di più libero subito!
Bevve un tè deteinato...per la camomilla ritenne fosse troppo presto ancora. Se la sarebbe riservata per la sera.
Due tavoli più in là vide seduto Lenìn, il carrozziere anarchico. Con un gesto della mano gli chiese di avvicinarsi.
Lenìn non si fece pregare .
-Come sta maresciallo, gli fece Lenìn, senza tuttavia porgergli la mano. Santoro lo capiva. Un anarchico non si sarebbe mai fidato sino in fondo di uno sbirro...anche se nella realtà Santoro a volte avrebbe persino potuto surclassarlo, in anarchia!
-Bene, grazie...ho avuto un po' di influenza, ma sono guarito.
-Si è sentita la mancanza...un po' di gente ha chiesto di lei.
-Chi?
-Per esempio quel suo amico marocchino...Ahmed!
-Uhm...dopo vediamo cosa ha da dirmi. Contrariamente a quello che si possa pensare non è un mio confidente...a lui chiedo informazioni sulla cultura del suo mondo...informazioni gliele chiedo sono se sono alle strette...che ci posso fare, sono fatto così.
-Fa bene a essere così...la correttezza in fondo , alla fine, paga...
-Ma questo non vale per gli anarchici, disse Santoro.
-Giusto! Ma tanto a lei che gliele importa, sarà mica anarchico?
-No. Non lo sono. Sono un maresciallo dei carabinieri. Anche se non indosso abitualmente la divisa ci sono affezionato. Si possono servire gli stessi dei con divise e idee diverse, non credi?
-E' un punto di vista, disse Lenìn, ma alla fine a me interessa la libertà, a lei la giustizia.
-La giustizia è la forma più alta di libertà, disse Santoro.
-No, maresciallo, il motto era : l'anarchia è la più alta forma dell' ordine...
-Sia come sia, io non ho niente contro gli anarchici...basta che rispettino le leggi dei massimi principi...
-Le leggi dei massimi principi?
-Sì, precisamente: non uccidere, non rubare, non adulare, non fare falsa testimonianza, giudicare anche se solo a cose fatte ma senza emettere un giudizio...
-Interessante, disse Lenìn...sembra una cinquina che sintetizza il pensiero morale e religioso dall'inizio della vita dell'uomo fino ai nostri giorni...
-Può essere , disse Santoro...e sorrise...
In quel momento videro avvicinarsi una Ferrari Testarossa. Parcheggiò lì nei pressi.
Dallo sportello di guida che si sollevò verso l'alto, uscì un uomo sui 40 anni, abbronzato, elegantissimo. Inforcò degli occhiali da sole Armani. Mentre dallo sportello a fianco della ferrari uscì una creatura dello spazio. Un essere di sembianze femminili, di colore, capelli lunghissimi, più di due metri di altezza, sia pure con i tacchi, occhiali da sole alla moda, borsa Gucci, pantaloni attillati e camicia fucsia. Dette una sbirciata al tavolo di Santoro e Lenìn...Sollevò il braccio sinistro-il destro era impegnato con la borsa- e fece un gesto di saluto. Santoro ricambiò con un lieve movimento del viso.
-Chi è, chiese Lenìn, mentre i due soggettoni attraversavano il marciapiedi per andarsi a sedere due tavoli in là.
-Suzanna Holmert, disse Santoro. E' una transessuale brasiliana famosa nel suo ambiente...e negli ambienti della pornografia. Quello che è uscito dalla macchina con lei è un trafficante di cocaina calabrese. Già stato in galera.
-Lei...sì, insomma, la tizia...sembrava conoscerla.
- Sono un maresciallo dei carabinieri, disse Santoro, e come avrai già immaginato, conosco tutte le creature del sottobosco tolkieniano milanese....sì, hai capito bene, ho detto tolkieniano...perché il sottobosco di questa città ha così tanti personaggi e soprattutto così strani, da sembrare l'ambientazione di un romanzo fantasy.
Lenìn sorrise....
-Sì, lo so che adesso stai pensando un mucchio di cose. Io devo avere a che fare con queste creature del sottobosco. Perché questi pesci piccoli sono intrinsecamente legati con i pesci grossi. E se voglio arrivare a loro devo frequentarli...in qualche modo...e poi c'è dell'altro...
-Cosa?
-Sono stato io ad arrestare il suo fidanzato...o marito...e farlo sbattere in galera per una decina d'anni. Per traffico internazionale di cocaina.
Lenìn bevve il caffè con calma. Poi dette una scorsa al viso di Santoro. Era indubbiamente un tipo pieno di sorprese. E di ogni genere di risorse. Anche lui aveva una droga, come tutti. La sua però, dal suo punto di vista, pensò Lenìn, era benefica: la sua droga era la verità. O meglio, la ricerca della verità. Per lui , per Lenìn, la verità non esisteva. Ma Santoro, pensò ancora Lenìn, sarebbe stato in grado di rispondere a questa sua asserzione , lo immaginò in quel momento nel più sorprendente dei modi: avrebbe potuto dirgli che solo un cretino poteva pensare che la verità non esiste. Perché nel momento in cui pensava ciò era come se stesse dicendo che era vero che la verità non esisteva. Diavolo di un maresciallo dei carabinieri, pensò Lenìn. Era in grado si sollevare interrogativi come fossero interrogatori persino senza dire una parola. Con la sua sola presenza.
-E non ha paura che adesso che lui...si insomma, il tizio lì, è uscito, possa essere tentato dall'idea di vendicarsi? Lei sembra non aver mai paura, disse Lenìn.
-Oh, ti sbagli, io ho sempre paura. E' proprio questo che mi ha tenuto in vita...e in quanto a vendicarsi, Jimmy, questo il suo nomignolo, il calabrese...beh, devi sapere una cosa. Questa gente non è stupida come si può credere , in quanto delinquente. Fanno una scelta! E proprio perché non è stupido che dopo 10 anni di galera non perderà tempo a vendicarsi. Ma si dedicherà tutto il tempo della restante vita a viverla.
Camminava in viale Gran Sasso e andava verso Corso Buenos Aires. Verso il Cin Cin Bar. Aveva nostalgia di quel posto. In fondo starsene seduto al "tavolo del maresciallo" del suo Bar preferito in corso Buenos Aires a Milano, un luogo di passaggio del mondo, si sarebbe potuto dire, fra turisti, vips e modelle che in genere ci sfrecciavano davanti, non gli sembrava così diverso che starsene seduto ad un bar di paese di qualsiasi paese della galassia terracquea. Era la stessa cosa. Non sarebbe stato per quattro stronzi truccati à la pàge appena usciti da degli studi televisivi che si sarebbe potuto sentire diversamente. Anche perché per Santoro quel genere di persone avevano un superpotere speciale, particolare...erano invisibili....una volta tanto un superpotere che umanizzava, che stronzizzava un po' di gente , individui per lo più che s'atteggiavano a deità elettromagnetiche, solo perché trascorrevano il proprio tempo tra beauty centers e primi piani televisivi e nonostante tutto vivendo nel terrore di finire i propri giorni nel sottoscala della ignotorietà. Anche seduto davanti al bar del paese avrebbe notato vip e vippetti locali, professionisti di provincia e fotomodelle mancate distinte di giorno e sfatte di notte davanti a specchi di alberghi di quart'ordine ( che danno poco nell'occhio e molto al cazzo) e le sue sensazioni di piccolo Confucio gastroesofageoinfiammato non sarebbero state diverse. Quelle figure le avrebbe guardate ma non le avrebbe notate o , meglio, scorte, viste. Santoro era incuriosito da uomini comuni che possedevano doti eccezionali, magari colpiti da malattie invalidanti, poveri in canna, incapaci di lasciarsi corrompere e disposti a scivolare sempre più giù fra i ranghi più bassi della società, non per stupido orgoglio, né per il proprio indomito ego...ma semplicemente perché non erano capaci di muoversi in modo diverso. Era nella loro natura. Eppure ce la facevano sempre a risollevarsi. Perché non avevano paura dei sottoscala. Ci erano già stati. Risalire per la tromba delle scale per loro era già una vittoria. Ed era meritata. E senza che questo modo di pensare, credeva Santoro, potesse essere tacciato di estremismo , di radicalismo sociale o affini. Era solo che Santoro era uno di loro.
Una volta davanti al Cin Cin bar, Santoro vide che il tavolo del maresciallo era occupato. Ci si erano seduti dei turisti nordeuropei. Tedeschi o scandinavi, credette Santoro, esaminando di sfuggita i somatici dei loro volti.
In quel momento Nando uscì dal bar e con faccia mortificata fece-maresciallo, come va , è un secolo che non vi vedevamo, avevamo pensato che vi eravate stufato di noi.
-In quanti siete stati a pensarlo? , disse Santoro come al solito sarcastico
Nando sorrise amaramente, Santoro non era cambiato. E anzi, cominciava anche un po' a stargli sul cazzo.
-Aspettate qualche minuto che quei turisti consumino i loro cappuccini...che io poi do una pulita al tavolo e vi faccio accomodare.
-Beh, Nando, come avrai notato sono da solo, disse Santoro...
Nando non disse niente. Santoro non doveva essere dell'umore migliore. Ed era vero. Più tardi, quella stessa mattina , era stato convocato ad una riunione in prefettura. Con la dottoressa Grimaldi, il Capitano Gianuli, il Prefetto Lagioia e , udite udite, il commissario Nepoti. Inutile dire che quella mattina sentiva come delle coltellate nel colon...e solo l'idea di prendere un caffè lo avrebbe fatto preoccupare di averci un bagno a portata di mano...e per di più libero subito!
Bevve un tè deteinato...per la camomilla ritenne fosse troppo presto ancora. Se la sarebbe riservata per la sera.
Due tavoli più in là vide seduto Lenìn, il carrozziere anarchico. Con un gesto della mano gli chiese di avvicinarsi.
Lenìn non si fece pregare .
-Come sta maresciallo, gli fece Lenìn, senza tuttavia porgergli la mano. Santoro lo capiva. Un anarchico non si sarebbe mai fidato sino in fondo di uno sbirro...anche se nella realtà Santoro a volte avrebbe persino potuto surclassarlo, in anarchia!
-Bene, grazie...ho avuto un po' di influenza, ma sono guarito.
-Si è sentita la mancanza...un po' di gente ha chiesto di lei.
-Chi?
-Per esempio quel suo amico marocchino...Ahmed!
-Uhm...dopo vediamo cosa ha da dirmi. Contrariamente a quello che si possa pensare non è un mio confidente...a lui chiedo informazioni sulla cultura del suo mondo...informazioni gliele chiedo sono se sono alle strette...che ci posso fare, sono fatto così.
-Fa bene a essere così...la correttezza in fondo , alla fine, paga...
-Ma questo non vale per gli anarchici, disse Santoro.
-Giusto! Ma tanto a lei che gliele importa, sarà mica anarchico?
-No. Non lo sono. Sono un maresciallo dei carabinieri. Anche se non indosso abitualmente la divisa ci sono affezionato. Si possono servire gli stessi dei con divise e idee diverse, non credi?
-E' un punto di vista, disse Lenìn, ma alla fine a me interessa la libertà, a lei la giustizia.
-La giustizia è la forma più alta di libertà, disse Santoro.
-No, maresciallo, il motto era : l'anarchia è la più alta forma dell' ordine...
-Sia come sia, io non ho niente contro gli anarchici...basta che rispettino le leggi dei massimi principi...
-Le leggi dei massimi principi?
-Sì, precisamente: non uccidere, non rubare, non adulare, non fare falsa testimonianza, giudicare anche se solo a cose fatte ma senza emettere un giudizio...
-Interessante, disse Lenìn...sembra una cinquina che sintetizza il pensiero morale e religioso dall'inizio della vita dell'uomo fino ai nostri giorni...
-Può essere , disse Santoro...e sorrise...
In quel momento videro avvicinarsi una Ferrari Testarossa. Parcheggiò lì nei pressi.
Dallo sportello di guida che si sollevò verso l'alto, uscì un uomo sui 40 anni, abbronzato, elegantissimo. Inforcò degli occhiali da sole Armani. Mentre dallo sportello a fianco della ferrari uscì una creatura dello spazio. Un essere di sembianze femminili, di colore, capelli lunghissimi, più di due metri di altezza, sia pure con i tacchi, occhiali da sole alla moda, borsa Gucci, pantaloni attillati e camicia fucsia. Dette una sbirciata al tavolo di Santoro e Lenìn...Sollevò il braccio sinistro-il destro era impegnato con la borsa- e fece un gesto di saluto. Santoro ricambiò con un lieve movimento del viso.
-Chi è, chiese Lenìn, mentre i due soggettoni attraversavano il marciapiedi per andarsi a sedere due tavoli in là.
-Suzanna Holmert, disse Santoro. E' una transessuale brasiliana famosa nel suo ambiente...e negli ambienti della pornografia. Quello che è uscito dalla macchina con lei è un trafficante di cocaina calabrese. Già stato in galera.
-Lei...sì, insomma, la tizia...sembrava conoscerla.
- Sono un maresciallo dei carabinieri, disse Santoro, e come avrai già immaginato, conosco tutte le creature del sottobosco tolkieniano milanese....sì, hai capito bene, ho detto tolkieniano...perché il sottobosco di questa città ha così tanti personaggi e soprattutto così strani, da sembrare l'ambientazione di un romanzo fantasy.
Lenìn sorrise....
-Sì, lo so che adesso stai pensando un mucchio di cose. Io devo avere a che fare con queste creature del sottobosco. Perché questi pesci piccoli sono intrinsecamente legati con i pesci grossi. E se voglio arrivare a loro devo frequentarli...in qualche modo...e poi c'è dell'altro...
-Cosa?
-Sono stato io ad arrestare il suo fidanzato...o marito...e farlo sbattere in galera per una decina d'anni. Per traffico internazionale di cocaina.
Lenìn bevve il caffè con calma. Poi dette una scorsa al viso di Santoro. Era indubbiamente un tipo pieno di sorprese. E di ogni genere di risorse. Anche lui aveva una droga, come tutti. La sua però, dal suo punto di vista, pensò Lenìn, era benefica: la sua droga era la verità. O meglio, la ricerca della verità. Per lui , per Lenìn, la verità non esisteva. Ma Santoro, pensò ancora Lenìn, sarebbe stato in grado di rispondere a questa sua asserzione , lo immaginò in quel momento nel più sorprendente dei modi: avrebbe potuto dirgli che solo un cretino poteva pensare che la verità non esiste. Perché nel momento in cui pensava ciò era come se stesse dicendo che era vero che la verità non esisteva. Diavolo di un maresciallo dei carabinieri, pensò Lenìn. Era in grado si sollevare interrogativi come fossero interrogatori persino senza dire una parola. Con la sua sola presenza.
-E non ha paura che adesso che lui...si insomma, il tizio lì, è uscito, possa essere tentato dall'idea di vendicarsi? Lei sembra non aver mai paura, disse Lenìn.
-Oh, ti sbagli, io ho sempre paura. E' proprio questo che mi ha tenuto in vita...e in quanto a vendicarsi, Jimmy, questo il suo nomignolo, il calabrese...beh, devi sapere una cosa. Questa gente non è stupida come si può credere , in quanto delinquente. Fanno una scelta! E proprio perché non è stupido che dopo 10 anni di galera non perderà tempo a vendicarsi. Ma si dedicherà tutto il tempo della restante vita a viverla.
giovedì 12 ottobre 2017
La pianista cinese, capitolo 31
Le cose andarono più o meno come aveva previsto Santoro. Agostinelli due giorni dopo recuperò il cadavere di Casalbene e dietro telefonata anonima lo fece ritrovare dalla polizia. In zona non troppo centrale, di Roma, vicino al greto del Tevere.
Agostinelli gli aveva estratto un proiettile. Sarebbe bastato. Poi aveva ripulito il corpo da sue eventuali tracce. Aveva usato guanti da chirurgo. Un lavoro pulito. Ed era stato in campana rispetto a cosa si diceva in giro. La faccenda di via Cassia pareva fosse stata liquidata come la chiassata di qualche ubriaco. Non erano stati ritrovati proiettili, ne cadaveri. Agostinelli glielo comunicò a Santoro. Se era stato Nepoti a quel punto stava già mangiando la foglia. Si aspettava da un momento all'altro una telefonata del capitano Gianuli. Anche perché era irreperibile a Milano da qualche giorno. E non aveva risposto a nessuna chiamata. Principalmente a quelle del capitano. Che per altro erano state non poco numerose. Squillò lo zoccolo di dinosauro. Si preparò alla recita. Infatti era Gianuli. Santoro era in albergo. Disteso sul suo letto. Guardava in tv un incontro di badminton su una tv satellitare cinese. Non gli era riuscito di trovare Rai News. Gli piaceva Laura Tangherlini, una giovane giornalista di quella testata giornalistica televisiva. E' fica, pensò.
-Pronto?
-Pronto, maresciallo, sono il capitano Gianuli, ma dov'è finito? Lei è irreperibile da giorni.
-Ero in servizio, capitano! Solo che da ieri non sto bene. Ho preferito stare a casa e lavorare al telefono. Sa tutto Cazzaniga, disse.
-Uhm, va bene, se non sta bene, cosa posso fare? Mi raccomando, ci faccia pervenire il certificato.
-Certamente , capitano, lo farò immantinente.
-Signor capitano!, disse Gianuli.
-Signor capitano!Certo, si capisce!, disse Santoro.
-Si rimetta presto, abbiamo bisogno di lei...delle sue intuizioni...
-Che intuizioni?, disse Santoro.
-Sull'indagine più grossa, lei lo sa!
-Cioè?
-Non faccia finta di non capire...l'attentato di San Silvestro!
-Ma non era un caso chiuso?
-Non faccia il furbo, maresciallo...a Roma c'è stato un fatto nuovo...
-Un fatto nuovo? fece Santoro cascando dal pero.
-E' stato ritrovato il cadavere di Alessio Casalbene!
-Non so chi sia, mi dispiace...
-Era un latitante delle Bierre. Uno degli ultimi a quanto pare!
-E questo ha una qualche relazione con l'attentato del 31 dicembre?
-Potrebbe, disse Gianuli, mellifluamente...
-Va bene...quando torno ne parliamo...
-Quando torna da dove?
-Dalla malattia, disse Santoro prontissimo.
-Potrei venire a trovarla a casa e fare quattro chiacchiere con lei, se le va, disse a sorpresa Gianuli.
Santoro stette in silenzio...poi in quell'inequivocabile partita a scacchi trovò il suo arrocco difensivo o, come avrebbe preferito Agostinelli, la sua pezza a colori.
-Beh, ho l'influenza, potrei contagiarla...e poi lei contagerebbe sua moglie...non credo che glielo perdonerebbe, disse Santoro.
-Uhm, forse ha ragione. D'accordo, ci vediamo al suo ritorno...ehm...dalla malattia.
Gianuli chiuse la comunicazione.
Santoro si disse che era uno stupido. La sua celeberrima sottovalutazione dei mezzi tecnici più sofisticati e tecnologici di indagine in luogo delle vecchie tecniche investigative di tipo più psicologico lo aveva portato a commettere un errore. Il suo cellulare. Sicuramente era sotto controllo. E sicuramente Gianuli sapeva che non era a Milano. E probabilmente conosceva proprio la posizione precisa di dove lui fosse adesso a Roma.
Dette un'occhiata alla sfida di badminton. Cina comunista contro Taiwan. Una partita con straordinarie valenze politiche. Fino a pochi anni prima non si sarebbe mai disputata. Il livello era altissimo. Donne piuma che facevano volare questa palla avvolta in una piumetta da una parte all'altra della rete a velocità vertiginose. Sembrava un videogame. E a quel punto Santoro cadde in preda ad un sentimento di paura. E se Casalbene fosse stato informato che lui, Santoro, era a Roma alla sua ricerca? Su Cazzaniga ci avrebbe messo la mano sul fuoco. Era l'unico che lo sapeva. Ma attraverso il suo cellulare, anche se di vecchia generazione, avrebbero potuto controllarlo persino nei suoi spostamenti millimetrici. Persino nelle sue sedute in bagno! Insomma, in definitiva, doveva sospettare anche di Gianuli? Non poteva perdere tempo nel darsi delle risposte. Doveva battere tutti sul tempo. Inventarsi una strategia. Qualcosa di geniale che avrebbe ridicolizzato le tecniche investigative alla Csi Miami!
Uscì dall'albergo e si dette convegno con Agostinelli. Lo chiamò al telefono, senza ritegno, tanto dalle sue parti si diceva che a casa bruciata potevi appiccare fuoco. La frittata era fatta. Meglio la porchetta, pensò.
Si incontrarono davanti alla Fontana di Trevi.
Era di sera, la splendida illuminazione su quelle marmoree statue irrorate ai piedi di cascatelle d'acqua era sempre uno spettacolo godibile. Era pieno di turisti e fra il loro vociare ed il rumore dell'acqua l'intercettazione ambientale sarebbe stata difficile.
Santoro mise Agostinelli a partito del sospetto del controllo del suo cellulare.
-Num me fate ride, a marescià, disse Agostinelli.
-Perché?
-Avete notato che il credito telefonico si scarica facilmente?
-No...oddio, non ci ho fatto caso, ma ...no, credo proprio di no, perché?
-Perché sull'apparecchio...scusate...preistorico, che c'avete, è estremamente difficile mandare sms che installino un hardware che funzioni da cavallo di troia per intercettazioni.
-Agostinelli! Ma come cazzo mi parli?
-Me scusi, marescià, è linguaggio tecnico , da addetti ai lavori....insomma è materia mia, pe' dilla tutta....
-Strano, il capitano Gianuli ha parlato come se sapesse che non sono a Milano.
-Gliel'avrà detto er vostro amico...come se chiama, er commissario!
-Chi? Nepoti?
-Sì, lui...
-Allora mi ha visto!
-Po esse e po anche non esse...non lo sappiamo. Ma secondo me er vostro amico un sospetto ce lo po' ave' avuto. E magari glien'ha parlato ar vostro capitano Giannatiempo!
-Gianuli, Agostinè, capitano Gianuli...
-Sì insomma , quer nome lì, nun so molto ferato nel ricordarme i nomi...
Dettero un'occhiata alla Fontana di Trevi. Santoro non potè fare a meno di ricordarsi la famosa scena di un film in cui Totò vendeva la Fontana di Trevi ad un turista italoamericano. Sorrise nel ricordarsi la scena.
-Perché ridete, Marescia?
-Perché nel frattempo bisogna vivere...e la vita è fatta anche di risate, di bei ricordi, di comicità...se ci togli tutto questo sai che cosa rimane?
-I problemi, marescià...
-Tu li chiami problemi, io li chiamo cazzinculo!
Agostinelli rise.
-Piuttosto ora, marescià, disse Agostinelli, come ci muoviamo?
-Te lo dico io che faremo. L'indagine, a questo punto si sposta a Milano.
Un minuto di gelido silenzio.
-Beh? Num me potete fa questo, marescia'!.
-Perché? Mica devi rinnovare il passaporto, per venire a Milano. E poi, hai degli impegni sentimentali? Hai una famiglia da gestire , qui?
-No...no, veramente no...so uccel de bosco, libero come l'aria, perché?
-Perché ti faccio trasferire temporaneamente a Milano.
-Veramente?
-Certo!
-E come farete?
-Lascia fare a me, un modo lo trovo. Massimo una settimana e ti faccio inserire nei ranghi investigativi del Comando Legione Lombardia dei Carabinieri di via della Moscova...a Milano...
-Sarebbe il mio sogno...E'una vita che voglio vedè Milano...LA CAPITALE DELLA FICA!
Santoro sorrise. Agostinelli era giovane, era giusto che parlasse in quel modo e che si entusiasmasse alle virtù della sacra piega, come definiva sovente un po' poeticamente l'attributo femminile. E poi almeno Agostinelli aveva trovato un incentivo sano...in quello spaccato epocale di giovani generazioni che s'infervoravano solo per macchine grosse e cocaina. Almeno la fica era una cosa sana, cazzo! Pensò Santoro. E sarebbe stato un ottimo incentivo, per un romano...visto che comunque i capitolini storicamente erano sempre stati refrattari sia ai trasferimenti a Milano, sia al concetto di milanesità in generale. Per quella stupida competizione un po' infantile fra la capitale oziosa, imboscata e divertente e la capitale dell'economia dove si doveva praticare ampliamente il vangelo del lavoro, per limitare il divertimento a fettuccine di polverina bianca intranasali) temporali infinitesime (men che mai gastronomiche) , ad appannaggio, tra l'altro, non di tutti. Ad Agostinelli di sicuro le fettuccine sarebbero piaciute all'amatriciana. E oltretutto, seriamente, pensò Santoro, a quel punto era troppo coinvolto. E in pericolo. Sapeva già troppo per starsene fuori dai giochi. E i giochi stavano tornando a Milano. Sembrava una riedizione in termini investigativi di giochi senza frontiere, pensò un po' per sdrammatizzare fra sé e sé Santoro.E Agostinelli doveva concludere l'inchiesta insieme a Santoro, con tutti i rischi del caso. Vincere o morire, in altre parole, come avrebbe detto un rivoluzionario d'altri tempi. Ma anche se era un carabiniere, suonava bene.
-Andiamo a mangiare, adesso, disse Santoro, dobbiamo festeggiare il trasferimento...nella CAPITALE DELLA FICA...
Agostinelli rise. Santoro gli piaceva assai.
Agostinelli gli aveva estratto un proiettile. Sarebbe bastato. Poi aveva ripulito il corpo da sue eventuali tracce. Aveva usato guanti da chirurgo. Un lavoro pulito. Ed era stato in campana rispetto a cosa si diceva in giro. La faccenda di via Cassia pareva fosse stata liquidata come la chiassata di qualche ubriaco. Non erano stati ritrovati proiettili, ne cadaveri. Agostinelli glielo comunicò a Santoro. Se era stato Nepoti a quel punto stava già mangiando la foglia. Si aspettava da un momento all'altro una telefonata del capitano Gianuli. Anche perché era irreperibile a Milano da qualche giorno. E non aveva risposto a nessuna chiamata. Principalmente a quelle del capitano. Che per altro erano state non poco numerose. Squillò lo zoccolo di dinosauro. Si preparò alla recita. Infatti era Gianuli. Santoro era in albergo. Disteso sul suo letto. Guardava in tv un incontro di badminton su una tv satellitare cinese. Non gli era riuscito di trovare Rai News. Gli piaceva Laura Tangherlini, una giovane giornalista di quella testata giornalistica televisiva. E' fica, pensò.
-Pronto?
-Pronto, maresciallo, sono il capitano Gianuli, ma dov'è finito? Lei è irreperibile da giorni.
-Ero in servizio, capitano! Solo che da ieri non sto bene. Ho preferito stare a casa e lavorare al telefono. Sa tutto Cazzaniga, disse.
-Uhm, va bene, se non sta bene, cosa posso fare? Mi raccomando, ci faccia pervenire il certificato.
-Certamente , capitano, lo farò immantinente.
-Signor capitano!, disse Gianuli.
-Signor capitano!Certo, si capisce!, disse Santoro.
-Si rimetta presto, abbiamo bisogno di lei...delle sue intuizioni...
-Che intuizioni?, disse Santoro.
-Sull'indagine più grossa, lei lo sa!
-Cioè?
-Non faccia finta di non capire...l'attentato di San Silvestro!
-Ma non era un caso chiuso?
-Non faccia il furbo, maresciallo...a Roma c'è stato un fatto nuovo...
-Un fatto nuovo? fece Santoro cascando dal pero.
-E' stato ritrovato il cadavere di Alessio Casalbene!
-Non so chi sia, mi dispiace...
-Era un latitante delle Bierre. Uno degli ultimi a quanto pare!
-E questo ha una qualche relazione con l'attentato del 31 dicembre?
-Potrebbe, disse Gianuli, mellifluamente...
-Va bene...quando torno ne parliamo...
-Quando torna da dove?
-Dalla malattia, disse Santoro prontissimo.
-Potrei venire a trovarla a casa e fare quattro chiacchiere con lei, se le va, disse a sorpresa Gianuli.
Santoro stette in silenzio...poi in quell'inequivocabile partita a scacchi trovò il suo arrocco difensivo o, come avrebbe preferito Agostinelli, la sua pezza a colori.
-Beh, ho l'influenza, potrei contagiarla...e poi lei contagerebbe sua moglie...non credo che glielo perdonerebbe, disse Santoro.
-Uhm, forse ha ragione. D'accordo, ci vediamo al suo ritorno...ehm...dalla malattia.
Gianuli chiuse la comunicazione.
Santoro si disse che era uno stupido. La sua celeberrima sottovalutazione dei mezzi tecnici più sofisticati e tecnologici di indagine in luogo delle vecchie tecniche investigative di tipo più psicologico lo aveva portato a commettere un errore. Il suo cellulare. Sicuramente era sotto controllo. E sicuramente Gianuli sapeva che non era a Milano. E probabilmente conosceva proprio la posizione precisa di dove lui fosse adesso a Roma.
Dette un'occhiata alla sfida di badminton. Cina comunista contro Taiwan. Una partita con straordinarie valenze politiche. Fino a pochi anni prima non si sarebbe mai disputata. Il livello era altissimo. Donne piuma che facevano volare questa palla avvolta in una piumetta da una parte all'altra della rete a velocità vertiginose. Sembrava un videogame. E a quel punto Santoro cadde in preda ad un sentimento di paura. E se Casalbene fosse stato informato che lui, Santoro, era a Roma alla sua ricerca? Su Cazzaniga ci avrebbe messo la mano sul fuoco. Era l'unico che lo sapeva. Ma attraverso il suo cellulare, anche se di vecchia generazione, avrebbero potuto controllarlo persino nei suoi spostamenti millimetrici. Persino nelle sue sedute in bagno! Insomma, in definitiva, doveva sospettare anche di Gianuli? Non poteva perdere tempo nel darsi delle risposte. Doveva battere tutti sul tempo. Inventarsi una strategia. Qualcosa di geniale che avrebbe ridicolizzato le tecniche investigative alla Csi Miami!
Uscì dall'albergo e si dette convegno con Agostinelli. Lo chiamò al telefono, senza ritegno, tanto dalle sue parti si diceva che a casa bruciata potevi appiccare fuoco. La frittata era fatta. Meglio la porchetta, pensò.
Si incontrarono davanti alla Fontana di Trevi.
Era di sera, la splendida illuminazione su quelle marmoree statue irrorate ai piedi di cascatelle d'acqua era sempre uno spettacolo godibile. Era pieno di turisti e fra il loro vociare ed il rumore dell'acqua l'intercettazione ambientale sarebbe stata difficile.
Santoro mise Agostinelli a partito del sospetto del controllo del suo cellulare.
-Num me fate ride, a marescià, disse Agostinelli.
-Perché?
-Avete notato che il credito telefonico si scarica facilmente?
-No...oddio, non ci ho fatto caso, ma ...no, credo proprio di no, perché?
-Perché sull'apparecchio...scusate...preistorico, che c'avete, è estremamente difficile mandare sms che installino un hardware che funzioni da cavallo di troia per intercettazioni.
-Agostinelli! Ma come cazzo mi parli?
-Me scusi, marescià, è linguaggio tecnico , da addetti ai lavori....insomma è materia mia, pe' dilla tutta....
-Strano, il capitano Gianuli ha parlato come se sapesse che non sono a Milano.
-Gliel'avrà detto er vostro amico...come se chiama, er commissario!
-Chi? Nepoti?
-Sì, lui...
-Allora mi ha visto!
-Po esse e po anche non esse...non lo sappiamo. Ma secondo me er vostro amico un sospetto ce lo po' ave' avuto. E magari glien'ha parlato ar vostro capitano Giannatiempo!
-Gianuli, Agostinè, capitano Gianuli...
-Sì insomma , quer nome lì, nun so molto ferato nel ricordarme i nomi...
Dettero un'occhiata alla Fontana di Trevi. Santoro non potè fare a meno di ricordarsi la famosa scena di un film in cui Totò vendeva la Fontana di Trevi ad un turista italoamericano. Sorrise nel ricordarsi la scena.
-Perché ridete, Marescia?
-Perché nel frattempo bisogna vivere...e la vita è fatta anche di risate, di bei ricordi, di comicità...se ci togli tutto questo sai che cosa rimane?
-I problemi, marescià...
-Tu li chiami problemi, io li chiamo cazzinculo!
Agostinelli rise.
-Piuttosto ora, marescià, disse Agostinelli, come ci muoviamo?
-Te lo dico io che faremo. L'indagine, a questo punto si sposta a Milano.
Un minuto di gelido silenzio.
-Beh? Num me potete fa questo, marescia'!.
-Perché? Mica devi rinnovare il passaporto, per venire a Milano. E poi, hai degli impegni sentimentali? Hai una famiglia da gestire , qui?
-No...no, veramente no...so uccel de bosco, libero come l'aria, perché?
-Perché ti faccio trasferire temporaneamente a Milano.
-Veramente?
-Certo!
-E come farete?
-Lascia fare a me, un modo lo trovo. Massimo una settimana e ti faccio inserire nei ranghi investigativi del Comando Legione Lombardia dei Carabinieri di via della Moscova...a Milano...
-Sarebbe il mio sogno...E'una vita che voglio vedè Milano...LA CAPITALE DELLA FICA!
Santoro sorrise. Agostinelli era giovane, era giusto che parlasse in quel modo e che si entusiasmasse alle virtù della sacra piega, come definiva sovente un po' poeticamente l'attributo femminile. E poi almeno Agostinelli aveva trovato un incentivo sano...in quello spaccato epocale di giovani generazioni che s'infervoravano solo per macchine grosse e cocaina. Almeno la fica era una cosa sana, cazzo! Pensò Santoro. E sarebbe stato un ottimo incentivo, per un romano...visto che comunque i capitolini storicamente erano sempre stati refrattari sia ai trasferimenti a Milano, sia al concetto di milanesità in generale. Per quella stupida competizione un po' infantile fra la capitale oziosa, imboscata e divertente e la capitale dell'economia dove si doveva praticare ampliamente il vangelo del lavoro, per limitare il divertimento a fettuccine di polverina bianca intranasali) temporali infinitesime (men che mai gastronomiche) , ad appannaggio, tra l'altro, non di tutti. Ad Agostinelli di sicuro le fettuccine sarebbero piaciute all'amatriciana. E oltretutto, seriamente, pensò Santoro, a quel punto era troppo coinvolto. E in pericolo. Sapeva già troppo per starsene fuori dai giochi. E i giochi stavano tornando a Milano. Sembrava una riedizione in termini investigativi di giochi senza frontiere, pensò un po' per sdrammatizzare fra sé e sé Santoro.E Agostinelli doveva concludere l'inchiesta insieme a Santoro, con tutti i rischi del caso. Vincere o morire, in altre parole, come avrebbe detto un rivoluzionario d'altri tempi. Ma anche se era un carabiniere, suonava bene.
-Andiamo a mangiare, adesso, disse Santoro, dobbiamo festeggiare il trasferimento...nella CAPITALE DELLA FICA...
Agostinelli rise. Santoro gli piaceva assai.
venerdì 6 ottobre 2017
La pianista cinese, capitolo 30
Seduti nel bar della porchetta in Campo De' Fiori, Santoro e Agostinelli ci davano dentro di mascelle.
-Agostinè, l'hai voluto tu. Dopo che ti racconterò quello che so sarai dentro fino al collo, disse Santoro mentre addentava il panino.
-Dentro de che?
-Non credo di dover precisare la materia in oggetto...quale che sia...
-Va beh, ho capito...tanto so abituato a sguazzarce dentro.
-Insomma quel Nepoti, quel commissario che ti ha interrogato, normalmente fa servizio a Milano.
-A Milano? Beh, me sa tanto che è un po' fori zona!
-Sì, certo. Ma c'è un problema di natura più seria. Lui fa parte del team, del pool, del gruppo di indagine, chiamalo come vuoi...
-Gruppo di indagine me piace...
-Insomma lui insieme a me, ad un giudice, una donna , la dottoressa Sonia Grimaldi, al capitano Gianuli, che tra parentesi è il mio capo ed al prefetto Antonio Lagioia, indaghiamo ufficialmente sull'attentato cosiddetto terroristico avvenuto la notte del 31 dicembre a Milano, in corso Como.
Agostinelli dette un morso al panino che quasi si lamentò per la veemenza.
Ascoltava e mangiava. Ogni tanto tracannava la Peroni da tre quarti che come il cupo birillo superstite dell'ultimo lancio in un immaginario bowling gli stazionava sul tavolo, davanti.
-E' chiaro cosa intendo?
-Più o meno, disse Agostinelli.
-Insomma tutta questa bella compagnia di signori, di indagatori, volevano chiudere il caso mettendogli il marchio di attentato terroristico. Ed hanno persino chiuso per qualche giorno tutte le moschee e i luoghi di culto dei mussulmani a Milano.
-E fin qui, hanno fatto solo che bene...
-Già, peccato che hanno creato un incidente diplomatico con tutte le ambasciate dei paesi arabi...
-Ma le moschee sono centri de reclutamento de terroristi islamici, marescià, nun me fate l'ingenuo...
-Agostinè, la situazione non è così lineare come la fai tu. Può darsi che in qualche moschea ci siano mele marce che reclutano potenziali terroristi. Io non ci credo. Per me questi vengono reclutati attraverso la rete: internet, a quanto pare.
-Po esse...quindi?
-Quindi io ero lì, quel fatidico giorno dell'attentato. E il kamikaze che ha cominciato a sparare a chiunque intorno è stato abbattuto da un tizio che poi ho scoperto essere Alessio Casalbene: uno degli ultimi latitanti non ancora catturato delle Brigate Rosse.
-Va beh, magari era lì e gliè stava sur cazzo vedè uno che ammazzava tutti quegli innocenti...che io sappia le Biere avevano dei principi. Ce credevano in quello che facevano e non ammazzavano gente a caso...in linea de massima...
-Sì, vero. Ma ho scoperto un'altra cosa. Che una delle vittime del Kamikaze era una parente di un ricco industriale lombardo, tale Sponzini. Che aveva un passato di estremista di sinistra. Si trattava della figlia.
-Marescia, me sta già scoppiando la testa, che volete dì?
-Ho anche scoperto tramite un mio collaboratore, il maresciallo Ambrogio Cazzaniga, che i proiettili trovati nel corpo della figlia di Sponzini, sono di un'arma diversa dal Kalashnikov del terrorista abbattuto...che tra l'altro era un cinese: altra anomalia. Insomma c'erano troppe cose che non tornavano. Così tramite una ricerca, dal momento che avevo visto in viso l'uomo che aveva abbattuto il terrorista, secondo me presunto, sono riuscito a scovare una foto d'archivio di Casalbene.
-Fin qui più o meno ve seguo....
-Il fatto è che che i proiettili con cui è stata uccisa la figlia di Sponzini possono essere dell'arma di Casalbene e che la scena dell'attentato può benissimo essere stato un diversivo che poteva avere come fine la copertura di un omicidio: quello della figlia di Sponzini. Il legame fra Casalbene e Sponzini poteva essere dato dalla loro appartenenza all'area extraparlamentare di sinistra milanese fra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80.
-E sticazzi?, disse a quel punto Agostinelli ingollando la bottiglia di Peroni.
-E Nepoti che c'entra? , fece a quel punto Agostinelli.
-Nepoti più di ogni altro ha tentato si dall'inizio di incanalare il filone d'indagine sull'ipotesi dell'attentato terroristico di matrice islamica. Anche di fronte ai dubbi da me più volte palesati.
-Ora ho capito...pensate che il Nepoti ce possa avè a che fa con l'imbroglio della figlia de Sposini?
-Sponzini, si chiama Sponzini.
-Si, va beh, er riccone milanese...
-Esatto...Non posso fidarmi di nessuno. Io devo capire perché la figlia di Sponzini è stata eliminata. E se ci sono delle complicità ad alti livelli...persino fra i ranghi investigativi.
-Beh, marescià, ve la posso dì ' na cosa?
-Spara!
-State nella merda...
-Grazie , avevo bisogno di essere consolato.
-Ma ce sta 'na grossa novità!
-Quale grossa novità? , chiese Santoro sorseggiando un bicchiere di rosato dei Castelli.
-Ce sta Giulio Agostinelli, anzi, pe' esse precisi, er Brigadiere Giulio Agostinelli, che ve darà na mano in tutta questa faccenda che pare 'na rete da pesca.
-Bel paragone, disse Santoro.
-Grazie, marescià, disse Agostinelli.
-Ma te la senti? Guarda che qui ci sarà da mettersi contro i pezzi grossi.
-A me quanno pe parlano de pezzi grossi me viene sempre in mente er contrario.
-In che senso?
-Grossi pezzi...de merda. Er de merda era sottinteso, disse il brigadiere.
-Ve bene...tanto non ho scelta. So che non mollerai l'inchiesta. Ormai la senti come anche tua...
-Esatto, marescià, vedo che incominciate a conoscermi.
-Quindi ti dico cosa faremo.
-Agli ordini, marescià.
-Fra un paio di giorni tu andrai a rimuovere il cadavere di Casalbene...ammesso che non lo trovino, come io spero.
-Va beh, ce lo sapevo che me toccava sto ruolo. Ma anche se era un terrorista c'avrà diritto a una sepoltura, no?
-Infatti. Non sono un cinico. Lo faremo trovare tramite una telefonata anonima alla polizia. Così noi carabinieri nemmeno ci entriamo, in questa storia romana.
-Nel frattempo, in questo paio di giorni, io leggerò i giornali, per vedere cosa è trapelato. Se la sparatoria è stata coperta, fatta passare sotto silenzio. Tu invece ascolta in Stazione, in giro, fra i tuoi colleghi, senza destare sospetti. Senza manifestare eccessiva curiosità.
-Nun ve preoccupate, marescià...
-Il problema però che mi sorge è un altro. Ed è un rompicapo non di facile risoluzione: che ci faceva Nepoti a Roma? E chi ha ucciso Alessio Casalbene? Sono due domande rispondendo alle quali potrebbero aprirsi scenari inquietanti.
-Me sembra una buona idea...ma ho capito dove volete arrivà....
-Dove?
-Che Casalbene l'ha fatto fuori Nepoti.
-Ho il forte sospetto che sia così. La sua presenza sulla scena del delitto è assai sospetta. Ma devo avere la certezza.
-Per intanto cavo i proiettili dal cadavere di Casalbene e li faccio esaminà.
-Pericoloso! Qualcuno potrebbe insospettirsi, parlare.
-Marescia, non li faccio esaminare dai Ris. C'ho un amico fidato che me lo può fare. Certo ce sarà da scucì quarche piotta...
-Non ti preoccupare di questo. Io non sono sposato. Né separato. Qualcosa da parte ce l'ho.
-Che volete dì con questo?
-Che se fossi sposato come il capitano Gianuli dovrei passare il tempo a controllare i movimenti bancari che mia moglie fa con la mia carta di credito . E se fossi separato non ce l'avrei nemmeno la carta di credito. Ho molti esempi fra i colleghi di gente finita in braghe di tela. Cornuti e mazziati. Ma....dopotutto, io che sono l'unico investigatore italiano con mentalità da Fbi, non posso non dire che le corna uno, più o meno, se le guadagna. Come pure le conseguenze delle stesse.
-Bingo! disse Agostinelli.
-Questo lo posso dire solo io.
-Perdonateme , marescià, volevo provà l'ebrezza.
-Conserva queste boutade per momenti più difficili. Perché ce ne saranno, disse Santoro.
-A proposito qui c'è un bagno? , aggiunse a mo' di domanda ad Agostinelli.
-A destra der bancone, serviteve pure, disse Agostinelli.
Santoro si alzò per andare in bagno.
-C'avete ragione, sto fatto de la colite va a momenti.
-Stavolta mi devo lavare le mani...non vorrai mica che le mani di porchetta mele pulisca sull'impermeabile, disse Santoro.
Agostinelli sorrise. E mentre Santoro andava verso il bagno del bar, pensò-parola mia, quest'omo è tutto matto...che è genio! C'ha tutto in testa prima che succeda!
-Agostinè, l'hai voluto tu. Dopo che ti racconterò quello che so sarai dentro fino al collo, disse Santoro mentre addentava il panino.
-Dentro de che?
-Non credo di dover precisare la materia in oggetto...quale che sia...
-Va beh, ho capito...tanto so abituato a sguazzarce dentro.
-Insomma quel Nepoti, quel commissario che ti ha interrogato, normalmente fa servizio a Milano.
-A Milano? Beh, me sa tanto che è un po' fori zona!
-Sì, certo. Ma c'è un problema di natura più seria. Lui fa parte del team, del pool, del gruppo di indagine, chiamalo come vuoi...
-Gruppo di indagine me piace...
-Insomma lui insieme a me, ad un giudice, una donna , la dottoressa Sonia Grimaldi, al capitano Gianuli, che tra parentesi è il mio capo ed al prefetto Antonio Lagioia, indaghiamo ufficialmente sull'attentato cosiddetto terroristico avvenuto la notte del 31 dicembre a Milano, in corso Como.
Agostinelli dette un morso al panino che quasi si lamentò per la veemenza.
Ascoltava e mangiava. Ogni tanto tracannava la Peroni da tre quarti che come il cupo birillo superstite dell'ultimo lancio in un immaginario bowling gli stazionava sul tavolo, davanti.
-E' chiaro cosa intendo?
-Più o meno, disse Agostinelli.
-Insomma tutta questa bella compagnia di signori, di indagatori, volevano chiudere il caso mettendogli il marchio di attentato terroristico. Ed hanno persino chiuso per qualche giorno tutte le moschee e i luoghi di culto dei mussulmani a Milano.
-E fin qui, hanno fatto solo che bene...
-Già, peccato che hanno creato un incidente diplomatico con tutte le ambasciate dei paesi arabi...
-Ma le moschee sono centri de reclutamento de terroristi islamici, marescià, nun me fate l'ingenuo...
-Agostinè, la situazione non è così lineare come la fai tu. Può darsi che in qualche moschea ci siano mele marce che reclutano potenziali terroristi. Io non ci credo. Per me questi vengono reclutati attraverso la rete: internet, a quanto pare.
-Po esse...quindi?
-Quindi io ero lì, quel fatidico giorno dell'attentato. E il kamikaze che ha cominciato a sparare a chiunque intorno è stato abbattuto da un tizio che poi ho scoperto essere Alessio Casalbene: uno degli ultimi latitanti non ancora catturato delle Brigate Rosse.
-Va beh, magari era lì e gliè stava sur cazzo vedè uno che ammazzava tutti quegli innocenti...che io sappia le Biere avevano dei principi. Ce credevano in quello che facevano e non ammazzavano gente a caso...in linea de massima...
-Sì, vero. Ma ho scoperto un'altra cosa. Che una delle vittime del Kamikaze era una parente di un ricco industriale lombardo, tale Sponzini. Che aveva un passato di estremista di sinistra. Si trattava della figlia.
-Marescia, me sta già scoppiando la testa, che volete dì?
-Ho anche scoperto tramite un mio collaboratore, il maresciallo Ambrogio Cazzaniga, che i proiettili trovati nel corpo della figlia di Sponzini, sono di un'arma diversa dal Kalashnikov del terrorista abbattuto...che tra l'altro era un cinese: altra anomalia. Insomma c'erano troppe cose che non tornavano. Così tramite una ricerca, dal momento che avevo visto in viso l'uomo che aveva abbattuto il terrorista, secondo me presunto, sono riuscito a scovare una foto d'archivio di Casalbene.
-Fin qui più o meno ve seguo....
-Il fatto è che che i proiettili con cui è stata uccisa la figlia di Sponzini possono essere dell'arma di Casalbene e che la scena dell'attentato può benissimo essere stato un diversivo che poteva avere come fine la copertura di un omicidio: quello della figlia di Sponzini. Il legame fra Casalbene e Sponzini poteva essere dato dalla loro appartenenza all'area extraparlamentare di sinistra milanese fra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80.
-E sticazzi?, disse a quel punto Agostinelli ingollando la bottiglia di Peroni.
-E Nepoti che c'entra? , fece a quel punto Agostinelli.
-Nepoti più di ogni altro ha tentato si dall'inizio di incanalare il filone d'indagine sull'ipotesi dell'attentato terroristico di matrice islamica. Anche di fronte ai dubbi da me più volte palesati.
-Ora ho capito...pensate che il Nepoti ce possa avè a che fa con l'imbroglio della figlia de Sposini?
-Sponzini, si chiama Sponzini.
-Si, va beh, er riccone milanese...
-Esatto...Non posso fidarmi di nessuno. Io devo capire perché la figlia di Sponzini è stata eliminata. E se ci sono delle complicità ad alti livelli...persino fra i ranghi investigativi.
-Beh, marescià, ve la posso dì ' na cosa?
-Spara!
-State nella merda...
-Grazie , avevo bisogno di essere consolato.
-Ma ce sta 'na grossa novità!
-Quale grossa novità? , chiese Santoro sorseggiando un bicchiere di rosato dei Castelli.
-Ce sta Giulio Agostinelli, anzi, pe' esse precisi, er Brigadiere Giulio Agostinelli, che ve darà na mano in tutta questa faccenda che pare 'na rete da pesca.
-Bel paragone, disse Santoro.
-Grazie, marescià, disse Agostinelli.
-Ma te la senti? Guarda che qui ci sarà da mettersi contro i pezzi grossi.
-A me quanno pe parlano de pezzi grossi me viene sempre in mente er contrario.
-In che senso?
-Grossi pezzi...de merda. Er de merda era sottinteso, disse il brigadiere.
-Ve bene...tanto non ho scelta. So che non mollerai l'inchiesta. Ormai la senti come anche tua...
-Esatto, marescià, vedo che incominciate a conoscermi.
-Quindi ti dico cosa faremo.
-Agli ordini, marescià.
-Fra un paio di giorni tu andrai a rimuovere il cadavere di Casalbene...ammesso che non lo trovino, come io spero.
-Va beh, ce lo sapevo che me toccava sto ruolo. Ma anche se era un terrorista c'avrà diritto a una sepoltura, no?
-Infatti. Non sono un cinico. Lo faremo trovare tramite una telefonata anonima alla polizia. Così noi carabinieri nemmeno ci entriamo, in questa storia romana.
-Nel frattempo, in questo paio di giorni, io leggerò i giornali, per vedere cosa è trapelato. Se la sparatoria è stata coperta, fatta passare sotto silenzio. Tu invece ascolta in Stazione, in giro, fra i tuoi colleghi, senza destare sospetti. Senza manifestare eccessiva curiosità.
-Nun ve preoccupate, marescià...
-Il problema però che mi sorge è un altro. Ed è un rompicapo non di facile risoluzione: che ci faceva Nepoti a Roma? E chi ha ucciso Alessio Casalbene? Sono due domande rispondendo alle quali potrebbero aprirsi scenari inquietanti.
-Me sembra una buona idea...ma ho capito dove volete arrivà....
-Dove?
-Che Casalbene l'ha fatto fuori Nepoti.
-Ho il forte sospetto che sia così. La sua presenza sulla scena del delitto è assai sospetta. Ma devo avere la certezza.
-Per intanto cavo i proiettili dal cadavere di Casalbene e li faccio esaminà.
-Pericoloso! Qualcuno potrebbe insospettirsi, parlare.
-Marescia, non li faccio esaminare dai Ris. C'ho un amico fidato che me lo può fare. Certo ce sarà da scucì quarche piotta...
-Non ti preoccupare di questo. Io non sono sposato. Né separato. Qualcosa da parte ce l'ho.
-Che volete dì con questo?
-Che se fossi sposato come il capitano Gianuli dovrei passare il tempo a controllare i movimenti bancari che mia moglie fa con la mia carta di credito . E se fossi separato non ce l'avrei nemmeno la carta di credito. Ho molti esempi fra i colleghi di gente finita in braghe di tela. Cornuti e mazziati. Ma....dopotutto, io che sono l'unico investigatore italiano con mentalità da Fbi, non posso non dire che le corna uno, più o meno, se le guadagna. Come pure le conseguenze delle stesse.
-Bingo! disse Agostinelli.
-Questo lo posso dire solo io.
-Perdonateme , marescià, volevo provà l'ebrezza.
-Conserva queste boutade per momenti più difficili. Perché ce ne saranno, disse Santoro.
-A proposito qui c'è un bagno? , aggiunse a mo' di domanda ad Agostinelli.
-A destra der bancone, serviteve pure, disse Agostinelli.
Santoro si alzò per andare in bagno.
-C'avete ragione, sto fatto de la colite va a momenti.
-Stavolta mi devo lavare le mani...non vorrai mica che le mani di porchetta mele pulisca sull'impermeabile, disse Santoro.
Agostinelli sorrise. E mentre Santoro andava verso il bagno del bar, pensò-parola mia, quest'omo è tutto matto...che è genio! C'ha tutto in testa prima che succeda!
giovedì 28 settembre 2017
La pianista cinese, capitolo 29
Santoro prese in mano il dépliant delle ordinazioni e ci si nascose dietro. Agostinelli era di schiena a Nepoti. Nepoti guardò a lungo in giro. Come se fosse sicuro di rintracciare qualche viso conosciuto. Santoro mangiò la foglia. Il bar stava per chiudere. Il cameriere andò verso i due carabinieri e Santoro approfittò per alzarsi, con la copertura della sagoma del cameriere, chiedendogli dove fosse il bagno.
Il cameriere glielo indicò e Santoro si voltò di schiena e si diresse sul retro. La colite gli aveva telefonato e senza il cellulare. La colite conosceva da sempre le nuove tecnologie. Chiamava con i borborigmi sonori. Altre volte così interni che solo il proprietario del colon ne avvertiva le vibrazioni. Sperava che Nepoti non lo avesse notato. Ma non poteva esserne sicuro. Una volta in bagno vide in alto una finestrella. Era un bagno tautologicamente di merda. Salì in piedi sulla tazza. Si appese al bordo in basso della finestrella. E con tutta la forza che aveva nelle braccia si tirò su. Cercando si controllare i borborigmi. E le conseguenze scatologiche del caso.
Ce la fece. Dall'altra parte c'era la strada. Saltò giù cercando , una volta atterrato di piedi, di cadere su un fianco e attutire la caduta. Riuscì nell'intento. Però, pensò, non sono stato nei paracadutisti ma me la cavo nelle scene d'azione.
Si allontanò nella strada, lontano dal teatro della sparatoria. O presunta tale.
Quindici minuti dopo ricevette una chiamata sullo zoccolo di brontosauro. Il suo telefono old generation dotato di sportellino. Un piccolo di cyborg, gli venne in mente. Metà metalli e plastiche metà preistoria tecnologica.
Era Agostinelli.
-Marescià, dive siete finito? Quel tizio, il commissario Nepoti ve cercava, ve voleva parlà.
Santoro trattenne le più bestiali imprecazioni dentro di sé.
-Deficiente, idiota, imbecille, ritardato...urlò al telefono senza più trattenersi...
-Adesso tutta l'inchiesta andrà a puttane...continuò...
-Be', il villaggio olimpico è lontano.
-Che cazzo c'entra il villaggio olimpico, Agostinè?
-E' 'ndo stanno le puttane!
Santoro imprecò in dialetto pugliese. Lo capiva solo lui. Un complicato intrico di termini salentini di derivazione ispanico-portoghese. Nemmeno Gerhald Rohlfs , il glottologo redattore del famoso "Vocabolario dei dialetti salentini", avrebbe saputo decifrarlo.
-Marescia, voi proprio nun c'avete un minimo de fiducia, disse a quel punto Agostinelli.
-Va beh che nun c'ho la vostra curtura, che so un pischello da gnente, che vengo dalla periferia, che c'ho le scuole basse...ma ho studiato all'università de Corviale...
-Che vuoi dire? ,chiese a quel punto Santoro.
-Che ovviamente ho afferrato al volo la "situescion"...quando è venuto quel tizio, che ha detto che era un commissario, io gli ho detto de mostrarme er tesserino. E lì ho letto er nome. Commissario Carlo Nepoti. Ha cominciato a chiedere dove era il tizio che era davanti a me e se lo conoscevo. Nun va visto in faccia.
-E tu che hai detto?
-Che nun ve conoscevo, che eravate un cliente capitato lì di fronte a me per caso.
-E lui l'ha bevuta?
-No.
-Ah...quindi da capo a dodici...
-Eh no, perché quando ci ha visti parlare io gli ho detto che m'avevate chiesto un informazione e che volevate una bira e un caffè....
-E lui?
-Si è tranquillizzato, ma è voluto lo stesso entrare in bagno.
-Quindi ha visto che nel bagno non c'ero e che ero scappato....
-No...non è entrato proprio nel bagno, è tornato indietro e mi ha chiesto di nuovo se ero sicuro che mi avevate chiesto una bira e un caffè...e io ho confermato.
-Bingo! , urlò a quel punto Santoro.
-Che c'è, che ho detto.
-Ti spiego subito il linguaggio invisibile e cifrato di tutta la situazione.
-E sarebbe?, chiese esterrefatto Nepoti.
-Quando hai detto che volevo una birra e un caffè, anche se intravedendomi ha avuto il sospetto che fossi io, ha creduto che non fosse possibile.
Agostinelli non parlava. Ascoltava.
-Mi segui, Agostinè?
-Sì e no, marescià, che me volete significà?
-Io soffro di colite, per cui caffè e birra per me sono veleno!
-Uhm, capisco, ma me viene da farle un'altra domanda: chi è questo Nepoti e perché ve cercava?
-A questo non posso rispondere.
-Perché?
-Perché tu di questa storia meno ne sai e meglio è?
-Perché, marescià?
-Perché ci tengo alla tua incolumità.
-Marescia, ve dimenticate 'na cosa.
-Cosa?
- Che fra noi c'è un patto. Se volete che collaboro me dovete fa lavorà con voi a tutti gli effetti.
Santoro tacque per qualche momento.
-Allora? , incalzò Agostinelli.
-Va bene, te lo dico davanti a qualcosa da mangiare, seduti a tavola, al terzo bicchiere di rosso.
-Uhm, ma non ve farà male alla colite?
-No, il vino rosso non fa male alla colite. La colite fa male al vino rosso, questo sì.
Agostinelli rise.
-Sete tutto matto, marescià, parola mia, chi ve capisce è bravo!
-Ok, vediamoci fra un'ora in Campo De'Fiori, disse Santoro. Meglio non ricongiungersi subito. Potresti essere seguito, disse Santoro.
-Ricevuto, marescià, disse Agostinelli, fra un'ora sotto a statua de Giordano Bruno....ammazzalo che sfiga....
Santoro rise. Chiuse lo sportellino dello zoccolo di brontosauro e con un gesto della mano eloquente tentò di fermare un taxi.
Ma il taxi non si fermò.
Un uomo lì nei pressi notò la scena.
-Che ve serve un passaggio?,fece l'uomo, un anziano con la coppola a motivo scozzese.
-Beh, sì...devo andare in Campo dei Fiori.
-Ok, dateme 30 euro e ve ce porto.
-Ok, disse Santoro.
Ci mancavano anche i tassisti clandestini, pensò. Ma non fece storie. Non avrebbe potuto chiedere la ricevuta fiscale. E non avrebbe sentito rispondersi per l'ennesima volta che non era tenuto. E questo se fosse stato un taxi regolare. Figuriamoci un taxi fantasma o clandestino.
Un'ora dopo , circa, gli accadimenti appena narrati, Santoro passeggiava con una certa prudenza sotto la statua di Giordano Bruno. Non potè fare a meno di pensare che il filosofo nolano avesse pagato con la vita la propria ostinazione a perseguire la verità, ad ogni costo. E si identificò con lui. I tempi non erano cambiati. I cercatori di verità stavano sul cazzo a qualcuno. Più d'uno, a quanto pareva.
A quel punto si sentì toccare dietro la schiena. Il sangue gli si raggelò. Si voltò con la lentezza di un affetto da cervicale. Era Agostunelli.
-Porca puttana, mi vuoi far venire un infarto? , disse Santoro.
-Più facile che ve capiti quarcos'altro...con quel piccolo problemino che me stavate a dì...
-Che problemino?
-La colite...si, insomma, ve potete cacà sotto da un momento all'artro.
-Beh, non è proprio così...
-E' così, fidateve, è così...
-Non è così, disse Santoro. Non c'è un automatismo. A volte in situazioni di stress altissimo non mi accade nulla e quando non ci sarebbe nessun motivo mi viene un attacco.
-Marescia, ve la poso d' 'na cosa?
-Cosa?
-Voi sete tutto matto...parola mia nun ho mai conosciuto uno come voi...
-E lo credo bene, io sono l'unico investigatore europeo modello Fbi....
-Po' esse...ma io dicevo in generale, come omo....
-Dove andiamo a mangiare?
-Non possiamo andare a magiare ad un ristorante, marescià, è tutto chiuso.
-Quindi, non mangiamo niente?
-A marescià, qua mica semo a Milano...qua de fame nun se more, entramo in un bar: er bar più scarcinato de Roma c'ha come minimo la porchetta....
-La porchetta? esclamò interrogativo Santoro..
-Perché manco la porchetta ve potete magnà...
-Certo che poso mangiamela, come no...
-Ah, me credevo. Se no che pugliese eravate.
-E certo, disse Santoro.
C'era un bar lì nei pressi, "MMMM...che porchetta", neanche a dirlo, recitava l'insegna.
Si sedettero lì dentro ad un tavolino. non c'era quasi nessuno. Il cameriere si avvicinò. Era un magrebino.
-Portace du panini con la porchetta, disse Agostinelli.
-Ah...e du bire, aggiunse.
-Una birra e un bicchiere di rosso, rettificò Santoro.
Il ragazzo sulla trentina, baffetti , magro, assentì con il capo. Nel frattempo aveva già messo sul tavolino dei due carabinieri graduati delle tovagliette , posate e bicchieri.
-Poverino, disse Santoro.
-Poverino de che?, fece Agostinelli.
-E' mussulmano...e deve lavorare in un posto dove vendono porchetta e alcolici. Sarebbe come dire a Netanyahu che suo figlio è un palestinese....
-Questa è troppo difficile per me, me la dovete spiegà...
-Beh, Netanyahu è il capo del governo Isrlaeliano, che, come immagini, vede i palestinesi come il fumo negli occhi, i nemici pubblici per antonomasia.
-Beh, non so chi sia 'sta Antonomasia, ma se sto tizio ce dovesse avè un figlio palestinese se dovrebbe preoccupà della sua reputazione de omo, più che de israeliano...
-Ne convengo, disse Santoro, e sorrise.
-E mo', caro maresciallo, in attesa delle porchette muzurmane, cioè, servite da un muzurmano, preciso, me dovete dì un mucchio de cose.
-Ne convengo, disse Santoro.
-Ve conviene sì, ribadì Agostinelli, se volete che collabori con voi e ve dia 'na mano concreta...perché a me me sa tanto che so uno dei pochi de cui ve potete fidà...da quello che ho visto in giro.
Santoro diventò serio.
-Hai ragione, ammise, hai diritto di sapere, aggiunse.
Il cameriere glielo indicò e Santoro si voltò di schiena e si diresse sul retro. La colite gli aveva telefonato e senza il cellulare. La colite conosceva da sempre le nuove tecnologie. Chiamava con i borborigmi sonori. Altre volte così interni che solo il proprietario del colon ne avvertiva le vibrazioni. Sperava che Nepoti non lo avesse notato. Ma non poteva esserne sicuro. Una volta in bagno vide in alto una finestrella. Era un bagno tautologicamente di merda. Salì in piedi sulla tazza. Si appese al bordo in basso della finestrella. E con tutta la forza che aveva nelle braccia si tirò su. Cercando si controllare i borborigmi. E le conseguenze scatologiche del caso.
Ce la fece. Dall'altra parte c'era la strada. Saltò giù cercando , una volta atterrato di piedi, di cadere su un fianco e attutire la caduta. Riuscì nell'intento. Però, pensò, non sono stato nei paracadutisti ma me la cavo nelle scene d'azione.
Si allontanò nella strada, lontano dal teatro della sparatoria. O presunta tale.
Quindici minuti dopo ricevette una chiamata sullo zoccolo di brontosauro. Il suo telefono old generation dotato di sportellino. Un piccolo di cyborg, gli venne in mente. Metà metalli e plastiche metà preistoria tecnologica.
Era Agostinelli.
-Marescià, dive siete finito? Quel tizio, il commissario Nepoti ve cercava, ve voleva parlà.
Santoro trattenne le più bestiali imprecazioni dentro di sé.
-Deficiente, idiota, imbecille, ritardato...urlò al telefono senza più trattenersi...
-Adesso tutta l'inchiesta andrà a puttane...continuò...
-Be', il villaggio olimpico è lontano.
-Che cazzo c'entra il villaggio olimpico, Agostinè?
-E' 'ndo stanno le puttane!
Santoro imprecò in dialetto pugliese. Lo capiva solo lui. Un complicato intrico di termini salentini di derivazione ispanico-portoghese. Nemmeno Gerhald Rohlfs , il glottologo redattore del famoso "Vocabolario dei dialetti salentini", avrebbe saputo decifrarlo.
-Marescia, voi proprio nun c'avete un minimo de fiducia, disse a quel punto Agostinelli.
-Va beh che nun c'ho la vostra curtura, che so un pischello da gnente, che vengo dalla periferia, che c'ho le scuole basse...ma ho studiato all'università de Corviale...
-Che vuoi dire? ,chiese a quel punto Santoro.
-Che ovviamente ho afferrato al volo la "situescion"...quando è venuto quel tizio, che ha detto che era un commissario, io gli ho detto de mostrarme er tesserino. E lì ho letto er nome. Commissario Carlo Nepoti. Ha cominciato a chiedere dove era il tizio che era davanti a me e se lo conoscevo. Nun va visto in faccia.
-E tu che hai detto?
-Che nun ve conoscevo, che eravate un cliente capitato lì di fronte a me per caso.
-E lui l'ha bevuta?
-No.
-Ah...quindi da capo a dodici...
-Eh no, perché quando ci ha visti parlare io gli ho detto che m'avevate chiesto un informazione e che volevate una bira e un caffè....
-E lui?
-Si è tranquillizzato, ma è voluto lo stesso entrare in bagno.
-Quindi ha visto che nel bagno non c'ero e che ero scappato....
-No...non è entrato proprio nel bagno, è tornato indietro e mi ha chiesto di nuovo se ero sicuro che mi avevate chiesto una bira e un caffè...e io ho confermato.
-Bingo! , urlò a quel punto Santoro.
-Che c'è, che ho detto.
-Ti spiego subito il linguaggio invisibile e cifrato di tutta la situazione.
-E sarebbe?, chiese esterrefatto Nepoti.
-Quando hai detto che volevo una birra e un caffè, anche se intravedendomi ha avuto il sospetto che fossi io, ha creduto che non fosse possibile.
Agostinelli non parlava. Ascoltava.
-Mi segui, Agostinè?
-Sì e no, marescià, che me volete significà?
-Io soffro di colite, per cui caffè e birra per me sono veleno!
-Uhm, capisco, ma me viene da farle un'altra domanda: chi è questo Nepoti e perché ve cercava?
-A questo non posso rispondere.
-Perché?
-Perché tu di questa storia meno ne sai e meglio è?
-Perché, marescià?
-Perché ci tengo alla tua incolumità.
-Marescia, ve dimenticate 'na cosa.
-Cosa?
- Che fra noi c'è un patto. Se volete che collaboro me dovete fa lavorà con voi a tutti gli effetti.
Santoro tacque per qualche momento.
-Allora? , incalzò Agostinelli.
-Va bene, te lo dico davanti a qualcosa da mangiare, seduti a tavola, al terzo bicchiere di rosso.
-Uhm, ma non ve farà male alla colite?
-No, il vino rosso non fa male alla colite. La colite fa male al vino rosso, questo sì.
Agostinelli rise.
-Sete tutto matto, marescià, parola mia, chi ve capisce è bravo!
-Ok, vediamoci fra un'ora in Campo De'Fiori, disse Santoro. Meglio non ricongiungersi subito. Potresti essere seguito, disse Santoro.
-Ricevuto, marescià, disse Agostinelli, fra un'ora sotto a statua de Giordano Bruno....ammazzalo che sfiga....
Santoro rise. Chiuse lo sportellino dello zoccolo di brontosauro e con un gesto della mano eloquente tentò di fermare un taxi.
Ma il taxi non si fermò.
Un uomo lì nei pressi notò la scena.
-Che ve serve un passaggio?,fece l'uomo, un anziano con la coppola a motivo scozzese.
-Beh, sì...devo andare in Campo dei Fiori.
-Ok, dateme 30 euro e ve ce porto.
-Ok, disse Santoro.
Ci mancavano anche i tassisti clandestini, pensò. Ma non fece storie. Non avrebbe potuto chiedere la ricevuta fiscale. E non avrebbe sentito rispondersi per l'ennesima volta che non era tenuto. E questo se fosse stato un taxi regolare. Figuriamoci un taxi fantasma o clandestino.
Un'ora dopo , circa, gli accadimenti appena narrati, Santoro passeggiava con una certa prudenza sotto la statua di Giordano Bruno. Non potè fare a meno di pensare che il filosofo nolano avesse pagato con la vita la propria ostinazione a perseguire la verità, ad ogni costo. E si identificò con lui. I tempi non erano cambiati. I cercatori di verità stavano sul cazzo a qualcuno. Più d'uno, a quanto pareva.
A quel punto si sentì toccare dietro la schiena. Il sangue gli si raggelò. Si voltò con la lentezza di un affetto da cervicale. Era Agostunelli.
-Porca puttana, mi vuoi far venire un infarto? , disse Santoro.
-Più facile che ve capiti quarcos'altro...con quel piccolo problemino che me stavate a dì...
-Che problemino?
-La colite...si, insomma, ve potete cacà sotto da un momento all'artro.
-Beh, non è proprio così...
-E' così, fidateve, è così...
-Non è così, disse Santoro. Non c'è un automatismo. A volte in situazioni di stress altissimo non mi accade nulla e quando non ci sarebbe nessun motivo mi viene un attacco.
-Marescia, ve la poso d' 'na cosa?
-Cosa?
-Voi sete tutto matto...parola mia nun ho mai conosciuto uno come voi...
-E lo credo bene, io sono l'unico investigatore europeo modello Fbi....
-Po' esse...ma io dicevo in generale, come omo....
-Dove andiamo a mangiare?
-Non possiamo andare a magiare ad un ristorante, marescià, è tutto chiuso.
-Quindi, non mangiamo niente?
-A marescià, qua mica semo a Milano...qua de fame nun se more, entramo in un bar: er bar più scarcinato de Roma c'ha come minimo la porchetta....
-La porchetta? esclamò interrogativo Santoro..
-Perché manco la porchetta ve potete magnà...
-Certo che poso mangiamela, come no...
-Ah, me credevo. Se no che pugliese eravate.
-E certo, disse Santoro.
C'era un bar lì nei pressi, "MMMM...che porchetta", neanche a dirlo, recitava l'insegna.
Si sedettero lì dentro ad un tavolino. non c'era quasi nessuno. Il cameriere si avvicinò. Era un magrebino.
-Portace du panini con la porchetta, disse Agostinelli.
-Ah...e du bire, aggiunse.
-Una birra e un bicchiere di rosso, rettificò Santoro.
Il ragazzo sulla trentina, baffetti , magro, assentì con il capo. Nel frattempo aveva già messo sul tavolino dei due carabinieri graduati delle tovagliette , posate e bicchieri.
-Poverino, disse Santoro.
-Poverino de che?, fece Agostinelli.
-E' mussulmano...e deve lavorare in un posto dove vendono porchetta e alcolici. Sarebbe come dire a Netanyahu che suo figlio è un palestinese....
-Questa è troppo difficile per me, me la dovete spiegà...
-Beh, Netanyahu è il capo del governo Isrlaeliano, che, come immagini, vede i palestinesi come il fumo negli occhi, i nemici pubblici per antonomasia.
-Beh, non so chi sia 'sta Antonomasia, ma se sto tizio ce dovesse avè un figlio palestinese se dovrebbe preoccupà della sua reputazione de omo, più che de israeliano...
-Ne convengo, disse Santoro, e sorrise.
-E mo', caro maresciallo, in attesa delle porchette muzurmane, cioè, servite da un muzurmano, preciso, me dovete dì un mucchio de cose.
-Ne convengo, disse Santoro.
-Ve conviene sì, ribadì Agostinelli, se volete che collabori con voi e ve dia 'na mano concreta...perché a me me sa tanto che so uno dei pochi de cui ve potete fidà...da quello che ho visto in giro.
Santoro diventò serio.
-Hai ragione, ammise, hai diritto di sapere, aggiunse.
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