giovedì 28 settembre 2017

La pianista cinese, capitolo 29

Santoro prese in mano il dépliant delle ordinazioni e ci si nascose dietro. Agostinelli era di schiena a Nepoti. Nepoti guardò a lungo in giro. Come se fosse sicuro di rintracciare qualche viso conosciuto. Santoro mangiò la foglia. Il bar stava per chiudere. Il cameriere andò verso i due carabinieri e Santoro approfittò per alzarsi, con la copertura della sagoma del cameriere, chiedendogli dove fosse il bagno.
Il cameriere glielo indicò e Santoro si voltò di schiena e si diresse sul retro. La colite gli aveva telefonato e senza il cellulare. La colite conosceva da sempre le nuove tecnologie. Chiamava con i borborigmi  sonori. Altre volte così interni che solo il proprietario del colon ne avvertiva le vibrazioni. Sperava che Nepoti non lo avesse notato. Ma non poteva esserne sicuro. Una volta in bagno vide in alto una finestrella. Era un bagno tautologicamente di merda. Salì in piedi sulla tazza. Si appese al bordo in basso della finestrella. E con tutta la forza che aveva nelle braccia si tirò su. Cercando si controllare i borborigmi. E le conseguenze scatologiche del caso.
Ce la fece. Dall'altra parte c'era la strada. Saltò giù cercando , una volta atterrato di piedi, di cadere su un fianco e attutire la caduta. Riuscì nell'intento. Però, pensò, non sono stato nei paracadutisti ma me la cavo nelle scene d'azione.
Si allontanò nella strada, lontano dal teatro della sparatoria. O presunta tale.
Quindici minuti dopo ricevette una chiamata sullo zoccolo di brontosauro. Il suo telefono old generation dotato di sportellino. Un piccolo di cyborg, gli venne in mente. Metà metalli e plastiche metà preistoria tecnologica.
Era Agostinelli.
-Marescià, dive siete finito? Quel tizio, il commissario Nepoti ve cercava, ve voleva parlà.
Santoro trattenne le più bestiali imprecazioni dentro di sé.
-Deficiente, idiota, imbecille, ritardato...urlò al telefono senza più trattenersi...
-Adesso tutta l'inchiesta andrà a puttane...continuò...
-Be', il villaggio olimpico è lontano.
-Che cazzo c'entra il villaggio olimpico, Agostinè?
-E' 'ndo stanno le puttane!
Santoro imprecò in dialetto pugliese. Lo capiva solo lui. Un complicato intrico di termini salentini di derivazione ispanico-portoghese. Nemmeno Gerhald Rohlfs , il glottologo redattore del famoso "Vocabolario dei dialetti salentini", avrebbe saputo decifrarlo.
-Marescia, voi proprio nun c'avete un minimo de fiducia, disse a quel punto Agostinelli.
-Va beh che nun c'ho la vostra curtura, che so un pischello da gnente, che vengo dalla periferia, che c'ho le scuole basse...ma ho studiato all'università de Corviale...
-Che vuoi dire? ,chiese a quel punto Santoro.
-Che ovviamente ho afferrato al volo la "situescion"...quando è venuto quel tizio, che ha detto che era un commissario, io gli ho detto de mostrarme er tesserino. E lì ho letto er nome. Commissario Carlo Nepoti. Ha cominciato a chiedere dove era il tizio che era davanti a me e se lo conoscevo. Nun va visto in faccia.
-E tu che hai detto?
-Che nun ve conoscevo, che eravate un cliente capitato lì di fronte a me per caso.
-E lui l'ha bevuta?
-No.
-Ah...quindi da capo a dodici...
-Eh no, perché quando ci ha visti parlare io gli ho detto che m'avevate chiesto un informazione e che volevate una bira e un caffè....
-E lui?
-Si è tranquillizzato, ma è voluto lo stesso entrare in bagno.
-Quindi ha visto che nel bagno non c'ero e che ero scappato....
-No...non è entrato proprio nel bagno, è tornato indietro e mi ha chiesto di nuovo se ero sicuro che mi avevate chiesto una bira e un caffè...e io ho confermato.
-Bingo! , urlò a quel punto Santoro.
-Che c'è, che ho detto.
-Ti spiego subito il linguaggio invisibile e cifrato di tutta la situazione.
-E sarebbe?, chiese esterrefatto Nepoti.
-Quando hai detto che volevo una birra e un caffè, anche se intravedendomi ha avuto il sospetto che fossi io, ha creduto che non fosse possibile.
Agostinelli non parlava. Ascoltava.
-Mi segui, Agostinè?
-Sì e no, marescià, che me volete significà?
-Io soffro di colite, per cui caffè e birra per me sono veleno!
-Uhm, capisco, ma me viene da farle un'altra domanda: chi è questo Nepoti e perché ve cercava?
-A questo non posso rispondere.
-Perché?
-Perché tu di questa storia meno ne sai e meglio è?
-Perché, marescià?
-Perché ci tengo alla tua incolumità.
-Marescia, ve dimenticate 'na cosa.
-Cosa?
- Che fra noi c'è un patto. Se volete che collaboro me dovete fa lavorà con voi a tutti gli effetti.
Santoro tacque per qualche momento.
-Allora? , incalzò Agostinelli.
-Va bene, te lo dico davanti a qualcosa da mangiare, seduti a tavola, al terzo bicchiere di rosso.
-Uhm, ma non ve farà male alla colite?
-No, il vino rosso non fa male alla colite. La colite fa male al vino rosso, questo sì.
Agostinelli rise.
-Sete tutto matto, marescià, parola mia, chi ve capisce è bravo!
-Ok, vediamoci fra un'ora in Campo De'Fiori, disse Santoro. Meglio non ricongiungersi subito. Potresti essere seguito, disse Santoro.
-Ricevuto, marescià, disse Agostinelli, fra un'ora sotto a statua de Giordano Bruno....ammazzalo che sfiga....
Santoro rise. Chiuse lo sportellino dello zoccolo di brontosauro e con un gesto della mano eloquente tentò di fermare un taxi.
Ma il taxi non si fermò.
Un uomo lì nei pressi notò la scena.
-Che ve serve un passaggio?,fece l'uomo, un anziano con la coppola a motivo scozzese.
-Beh, sì...devo andare in Campo dei Fiori.
-Ok, dateme 30 euro e ve ce porto.
-Ok, disse Santoro.
Ci mancavano anche i tassisti clandestini, pensò. Ma non fece storie. Non avrebbe potuto chiedere la ricevuta fiscale. E non avrebbe sentito rispondersi per l'ennesima volta che non era tenuto. E questo se fosse stato un taxi regolare. Figuriamoci un taxi fantasma o clandestino.


Un'ora dopo , circa, gli accadimenti appena narrati, Santoro passeggiava con una certa prudenza sotto la statua di Giordano Bruno. Non potè fare a meno di pensare che il filosofo nolano avesse pagato con la vita la propria ostinazione a perseguire la verità, ad ogni costo. E si identificò con lui. I tempi non erano cambiati. I cercatori di verità stavano sul cazzo a qualcuno. Più d'uno, a quanto pareva.
A quel punto si sentì toccare dietro la schiena. Il sangue gli si raggelò. Si voltò con la lentezza di un affetto da cervicale. Era Agostunelli.
-Porca puttana, mi vuoi far venire un infarto? , disse Santoro.
-Più facile che ve capiti quarcos'altro...con quel piccolo problemino che me stavate a dì...
-Che problemino?
-La colite...si, insomma, ve potete cacà sotto da un momento all'artro.
-Beh, non è proprio così...
-E' così, fidateve, è così...
-Non è così, disse Santoro. Non c'è un automatismo. A volte in situazioni di stress altissimo non mi accade nulla e quando non ci sarebbe nessun motivo mi viene un attacco.
-Marescia, ve la poso d' 'na cosa?
-Cosa?
-Voi sete tutto matto...parola mia nun ho mai conosciuto uno come voi...
-E lo credo bene, io sono l'unico investigatore europeo modello Fbi....
-Po' esse...ma io dicevo in generale, come omo....
-Dove andiamo a mangiare?
-Non possiamo andare a magiare ad un ristorante, marescià, è tutto chiuso.
-Quindi, non mangiamo niente?
-A marescià, qua mica semo a Milano...qua de fame nun se more, entramo in un bar: er bar più scarcinato de Roma c'ha come minimo la porchetta....
-La porchetta? esclamò interrogativo Santoro..
-Perché manco la porchetta ve potete magnà...
-Certo che poso mangiamela, come no...
-Ah, me credevo. Se no che pugliese eravate.
-E certo, disse Santoro.
C'era un bar lì nei pressi, "MMMM...che porchetta", neanche a  dirlo, recitava l'insegna.
Si sedettero lì dentro ad un tavolino. non c'era quasi nessuno. Il cameriere si avvicinò. Era un magrebino.
-Portace du panini con la porchetta, disse Agostinelli.
-Ah...e du bire, aggiunse.
-Una birra e un bicchiere di rosso, rettificò Santoro.
Il ragazzo sulla trentina, baffetti , magro, assentì con il capo. Nel frattempo aveva già messo sul tavolino dei due carabinieri graduati delle tovagliette , posate e bicchieri.
-Poverino, disse Santoro.
-Poverino de che?, fece Agostinelli.
-E' mussulmano...e deve lavorare in un posto dove vendono porchetta e alcolici. Sarebbe come dire a Netanyahu che suo figlio è un palestinese....
-Questa è troppo difficile per me, me la dovete spiegà...
-Beh, Netanyahu è il capo del governo Isrlaeliano, che, come immagini, vede i palestinesi come il fumo negli occhi, i nemici pubblici per antonomasia.
-Beh, non so chi sia 'sta Antonomasia, ma se sto tizio ce dovesse avè un figlio palestinese se dovrebbe preoccupà della sua reputazione de omo, più che de israeliano...
-Ne convengo, disse Santoro, e sorrise.
-E mo', caro maresciallo, in attesa delle porchette muzurmane, cioè, servite da un muzurmano, preciso, me dovete dì un mucchio de cose.
-Ne convengo, disse Santoro.
-Ve conviene sì, ribadì Agostinelli, se volete che collabori con voi e ve dia 'na mano concreta...perché a me me sa tanto che so uno dei pochi de cui ve potete fidà...da quello che ho visto in giro.
Santoro diventò serio.
-Hai ragione, ammise, hai diritto di sapere, aggiunse.











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