Ore 8,30 , aprile inoltrato, mattinata tiepida. Santoro se ne stava seduto al tavolo del maresciallo del Cin Cin Bar. Nando gli aveva servito già vari tè deteinati, se gliene avesse serviti non deteinati Santoro avrebbe già avuto un proverbiale attacco di colite. Il brigadiere Agostinelli era invece al quarto caffè. Lui la colite non sapeva nemmeno cosa fosse. La colite era emigrata dal suo corpo verso paesi umani più vulnerabili .
-A marescià, disse Agostinelli, oggi che famo, come se movemo?
-Mò ti dico, Agostinè. Ora mi faccio mandare una foto di Nepoti da Cazzaniga. La faccio mandare sul tuo telefono di ultima generazione, che nel mio non sono sicuro che arrivi. Poi con la foto nel telefonino vai dai cinesi di "Lì". E gli chiedi conferma che l'uomo che aveva parlato con "Lì "era quello della foto. Voglio avere la certezza assoluta. Ah, registra la conversazione, non vorrei che in seguito si rimangiassero quello che risponderanno. Dato che ho quasi l'assoluta certezza che confermeranno. Non mi importa se non è una prova dibattimentale. E' una prova per me. E tanto basta.
-Ok, disse Agostinelli.
Santoro telefonò a Cazzaniga il quale disse che entro una decina di minuti avrebbe provveduto ad espletare l'incarico.
Poi Santoro ordinò un altro tè deteinato.
-E voi marescià, voi che fate?, chiese Nepoti.
-Io? Non ne ho la più pallida idea. E in genere proprio improvvisando mi escono fuori le cose migliori. In realtà la mia interiorità sa già cosa fare, ma non l'ha ancora trasmesso alla mia esteriorità. E' un passaggio lento: hai presente l'aragosta?
-Bona, marescià...
-Ecco, l'aragosta la puoi anche mangiare viva che lei non soffrirà mentre la divori. Il dolore è un impulso cerebrale e il cervello dell'aragosta ci mette una vita a trasmettere gli impulsi al suo corpo.
-Minchia, marescià, come siete macabro! Però non ho capito cosa volete dire!
-Niente...mi limitavo a parlare della trasmissione degli impulsi cerebrali nelle aragoste.
-A pensarce bene, io preferisco gamberi e seppie!
Santoro pensò che l'aspetto a cui stava pensando non fosse riferibile solo al mondo dei crostacei.
Ad Agostinelli fischiò il cellulare. Era il tipico fischio di ricevimento messaggio su whatsapp.
La foto di Cazzaniga era arrivata.
-Vai , Agostinè, vola, disse Santoro.
Agostinelli impostò il navigatore e vide dov'era il posto. Poi con un'altra applicazione vide che mezzi doveva prendere. Santoro restò ammirato da tanta arguzia tecnologica. E si pentì di aver pensato male dell'agilità mentale di Agostinelli. Ma decise che era una duttilità che necessitava del supporto tecnico. Restava da vedere se fosse improvvisamente venuto a mancare il supporto tecnico che cosa sarebbe stato capace di fare. Era quello che lo preoccupava. Se si fosse trovato davanti un tagliatore di teste dell'Isis che gli chiedeva di recitare una sura del Corano gli sarebbe servita la tecnologia per salvarsi il collo? Gli era venuto in mente perché aveva letto da qualche parte che un ebreo che studiava le religioni recitando la sura aprente del Corano inginocchiato di fronte ad un terrorista, a Londra, si era salvato la vita. E fondamentalmente era qualcosa che nessuna tecnologia avrebbe potuto regalarti. Anzi. Quei fanatici odiavano la tecnologia. Possedere uno smartphone last generation sarebbe stato il modo più rapido per andarsene di filata all'altro mondo.
Camminava per Corso Buenos Aires, Santoro. E congetturava sul da farsi. Le indagini erano progredite, ma per dimostrare il coinvolgimento di Nepoti doveva avere delle prove schiaccianti. E soprattutto un movente. Ma visto che Sponzini non scuciva una parola sulla questione, stava pensando a come battere l'erba per snidare i serpenti. Decise di andare a fare due chiacchiere con Gianuli. Doveva uscire alla scoperto. Capire se Gianuli c'entrava qualcosa . Non era del tutto sicuro che non c'entrasse niente .
Prese la metropolitana in Loreto. Sarebbe sceso a Moscova.
Venti minuti dopo era a colloquio con Gianuli, nel suo ufficio
-Caro maresciallo, a cosa debbo l'onore ella sua visita. Almeno si è degnato, visto che negli ultimi tempi è più sfuggente di un latitante. A cosa sta lavorando? Oltre al caso dell'attentato...
-Capitano...ehm, signor Capitano, come faceva a sapere che non avrei abbandonato il caso più importante?
-Perché conosco i miei polli...E poi non glielo avevamo affidato?
-Beh, sì, signor Capitano, avrei qualche quesito da sottoporle.
-Dica pure, maresciallo, sarò felice di assecondarla
Per lui doveva essere "signor Capitano" e invece lui per Gianuli era "maresciallo". In altri tempi sarebbe bastato questo , a Santoro, per farsi un'idea del soggetto che aveva davanti. Ma poi pensò che un po' di vanagloria nella vita oscura di un capitano dei carabinieri continuamente vessato dalla moglie che aveva e dagli altri Ufficiali Superiori, si poteva tollerare.
-Ho fatto di recente una scoperta sconcertante. Sul caso dell'attentato di San Silvestro. Chiamiamolo così...anche se ancora per poco.
-Ah sì? E cosa?
-Beh, per esempio che il cinese morto abbattuto da un uomo sconosciuto non era mussulmano.
Gianuli lo osservò per alcuni interminabili secondi.
-Sta scherzano?
-No, signor Capitano, per niente.
-E lei come fa a saperlo?
-Perché sono andato ad interrogare la sua famiglia.
-La sua famiglia? E come mai nessuno lo ha fatto prima?
-Giusto...a lei non le pare strano?
-Tanto strano da sembrare impossibile. E come è stato possibile che tutti avessimo creduto che il cinese fosse mussulmano...del resto , se non ricordo male, fu lei stesso a dire che esistevano dei cinesi mussulmani di una certa etnia persino in Cina...
-Sì, gli Hui, disse Santoro, ma era per rispondere ad una perplessità generale, appena dopo l'attentato, sul fatto che non potessero esistere dei cinesi mussulmani. Sì ma chi è stato il primo a dire che il cinese era mussulmano?
-Dunque, se non ricordo male Grenci ha detto che l'attentatore era un cinese. A quel punto Nepoti ha detto che l'ipotesi dell'attentato islamico vacillava. Ma invece lei ha insistito vantandosi del fatto che conosceva quella cavolo di etnia cinese mussulmana...
Santoro riflettè un poco. Poi , effettivamente, ammise che era vero.
-Sì, d'accordo, può essere vero. Diciamo che è vero. Ma poi perché nessuno ha verificato questa cosa?
-Non ne ho idea, disse Gianuli.
Santoro tacque. Ma dopo un breve ragionamento interiore gli si accese una lampadina. Ma si tenne quell'accensione per sé.
-Ad ogni modo, disse Santoro, a questo punto la questione assume tutto un altro risvolto, disse Santoro.
-Giusto, maresciallo...solo che ora che pista seguiamo ? Lei ha qualche idea in proposito?
-Qualcuna...ma la devo supportare da qualche elemento probatorio in più...fino ad allora non gliene vorrei parlare...se lei è d'accordo...
-Come vuole, maresciallo...ma non ci metta una vita! L'attentato è stato a Dicembre. Siamo ad Aprile. E abbiamo perso tutto questo tempo facendoci sfuggire un'informazione cruciale...non è d'accordo?
-Pienamente, disse Santoro.
-Ora devo andare, signor Capitano, devo verificare una cosa importante.
-D'accordo, maresciallo. Ma appena ha qualche nuovo elemento che possa dare una svolta alle indagini mi contatti subito.
-Non mancherò, disse Santoro.
-Ah...un'altra cosa...fece Gianuli.
-Cosa?
-Resta inteso che questa storia del cinese...che non era islamico, non deve uscire da questa stanza...
-Va bene, Signor Capitano...del resto ci andrei di mezzo anche io...
-Lo so. Ma per questa volta chiuderò un occhio.
-La ringrazio, signor Capitano. La saluto.
Santoro a piedi fece due passi su via della Moscova. Giornata fredda di aprile, ma c'era il sole. L'aria tersa spazzata dal vento lasciava ben nitidi i contorni delle persone , dei palazzi , delle auto e degli autobus. Si specchiò nella vetrina di una banca. Dovevo essere "fatto"?, disse a se stesso ad alta voce. Un senegalese passò lì nei pressi e lo guardò con interesse. Santoro lo fulminò con lo sguardo. Il senegalese proseguì. Adesso persino i luoghi comuni si stavano impossessando di lui. Ma come aveva fatto a cadere in quel tranello. Gli tornarono in mente tutte le cose dette e ascoltate nei momenti immediatamente successivi . Nepoti era stato astuto. Aveva fatto in modo che lui, Santoro, sfoggiasse la sua cultura, per poi far convenire a tutti che il cinese poteva essere un mussulmano. Nepoti aveva inquadrato quello che era successo in un quadro da attentato islamico. E poi , astutamente, era riuscito a far dire a Santoro, che , sì, esistevano dei cinesi mussulmani. A quel punto l'equazione attentatore cinese uguale islamico era passata. Era tardi per rimediare. Ma era stato utile per avere conferma dei suoi sospetti su Nepoti. E se Agostinelli avesse avuto la conferma che attendeva, beh, avrebbe capito chi marcare stretto. Come Gentile marcò Maradona, al mundial spagnolo dell'82.
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