venerdì 3 novembre 2017

La pianista cinese , capitolo 33

-Allora maresciallo, è stato un bel po' assente dalla scena investigativa milanese, disse Gianuli mellifluo, dove era finito?
-Mi sono preso qualche giorno di riposo...avevo una specie di influenzella, Capitano, una di quelle malattie fastidiose che ti lasciano credere di non avere niente ma che ti rallentano comunque i cinque sensi.
-See...certo, come no...con un'influenzella se  po' sempre averce a che fa, disse Nepoti. E sorrise beffardo.
Ma che cazzo c'avranno da ridacchiare, pensava Santoro fra sè e sé . E rimase serio.
-Comunque , maresciallo, l'abbiamo convocata per sapere se lei ha scoperto qualcosa di nuovo sulla vicenda dell'attentato di San Silvestro. Ci dica, ci dica pure, ha scoperto qualcosa di nuovo? ,gli chiese la Grimaldi. Era particolarmente avvenente , quella mattina, pur essendo magra, palestrata e un po' androgina...ma a Santoro in quel contesto non dispiacque. Chi sa se le stesse cose che io, che noi, pensiamo, in quanto uomini, vengono in mente anche a lei, si chiese Santoro. Le donne lo avevano sempre affascinato perché il loro modo di vedere le cose, la vita, il mondo, era imperscrutabile.
-Sì, maresciallo, ci dica tutto, ha scoperto qualcosa di nuovo?, fece a quel punto il prefetto Lagioia, di rinforzo .
Santoro li osservava tutti attonito. Volevano archiviare il caso come una faccenda di terrorismo internazionale ed ora cosa volevano da lui? Volevano sapere se aveva scoperto qualcosa e lavorare all'insabbiamento o semplicemente non sapevano che pesci prendere dopo che ne avevano presi un bel po' in faccia? Occorreva capire di chi si poteva fidare. E non essendo una questione di facile e immediata risoluzione , decise che non si sarebbe fidato di nessuno.
-No, nulla di nuovo, disse a quel punto. Per la verità, aggiunse, avevo capito che la pratica fosse stata archiviata come episodio di terrorismo internazionale...non è così?
-Beh, veda , Maresciallo, dopo il caso scottante della chiusura delle moschee-sappia che lo rifaremmo anche domani , se necessario-purtroppo viviamo in una paese timido, uscito sconfitto dall'ultima guerra, il nostro governo ha paura di tutto, e, in un momento di crisi economica, non vuole chiudere le porte in faccia a dei possibili partners commerciali...quindi , in definitiva, abbiamo dovuto coprirci di ridicolo, anche se la decisione che avevamo preso era giusta, rimangiarci le nostre decisioni, rischiando anche le nostre carriere...quello che cerco di dirle è che le alte sfere chiedono che si sviluppi un filone di indagine alternativo. Non so se mi spiego.
-Si spiega benissimo, disse Santoro. Solo che , al momento, non ci sono altre direzioni...
Nepoti sorrideva mellifluo. Forse sapeva che Santoro sapeva qualcosa. Forse lo aveva visto a Roma. Non poteva esserne sicuro. Vero era che con il suo cellulare, intercettazioni o file spia era difficile beccarne. Perché  ,come gli aveva spiegato Agostinelli, era uno dei primi prototipi , con sportellino. Ma non si poteva sapere lo stesso.
-Allora, stabiliamo un nuovo piano d'azione, disse a quel punto la Grimaldi. Indaghiamo fra i cinesi. In effetti anche se plausibile, l'esistenza di un terrorista islamico cinese, rappresenta un'anomalia. Non suona bene.
-O suona bene, invece...benissimo...disse Santoro trasognante.
-Di chi sta parlando? fece Gianuli.
-Di Yuja Wang, disse Santoro, la più grande pianista classica contemporanea, capace di suonare Rachmaninov , il terzo concerto,  con la naturalezza di una rondine in volo....
Nepoti non disse niente. Era cosa che esulava dalle sue conoscenze. E competenze.
Lagioia osservò Santoro come se fosse pazzo.
Solo Gianuli e la Grimaldi lo guardarono con interesse.
-Sì, il maresciallo, lo dico per chi non lo conoscesse, fece Gianuli, è un appassionato melomane....
-Su, torniamo a noi, per favore, disse a quel punto Lagioia, stabiliamo un nuovo piano d'azione. Chi si occupa di setacciare gli ambienti dei musetti gialli a Milano?
-Musetti gialli? fece Santoro.
-Sì, insomma, un modo simpatico, alternativo, direi, di dire cinesi, fece Lagioia. E sorrise come uno squalo a fine pasto.
-Se volete posso andarci io, disse Santoro. Ne approfitterò per farmi raccontare qualcosa sulla mia pianista preferita. O magari riuscirò a procurarmi un biglietto per un suo prossimo concerto a Milano. Sono molto rari i concerti della Wang, sapete? disse Santoro.
-Io sapevo che i migliori pianisti ...e pianiste, erano tedeschi. Al massimo russi...mò che ce fosse pure'na cinese me giunge novo, disse Nepoti con il suo immancabile semiromanesco.
-Beh, perché, disse Gianuli, i cinesi sanno fare tutto, sanno imitare alla perfezione tutto. Sono copisti nati. Oramai ci sono parrucchieri cinesi, bar cinesi, ristoranti cinesi, supermercati cinesi...perché non dovrebbero esserci pianiste cinesi?
La Grimaldi taceva. Santoro non capiva se fosse disgustata o non gliene importasse niente. Alle fine pensò che con tutti quei discorsi da uomini, con allusioni e ammiccamenti sessuali continui, metafore semipornografiche, allegorie erotiche, potesse, per reazione, diventare lesbica. Aveva avuto l'ennesimo pensiero sessista, pensò Santoro. Non era meglio degli altri. Eppure , in qualche modo, si sentiva diverso. Perché in quel pensiero non ci vedeva niente di torbido.
-Va bene, disse infine la Grimaldi, Santoro setaccerà Chinatown e Nepoti seguirà la pista dei migranti che entrano nel nostro paese come richiedenti asilo, in realtà in odore di Isis.
-Me sta bene, dottoressa, disse Nepoti. E sorrise come un attore navigato e ammiccante, pronto per l'ennesima richiesta di invito a cena.
-Noi invece, ci aggiorniamo a di qui a....facciamo di qui a un paio di mesi, disse la Grimaldi. Salvo emergenze, aggiunse.
Nepoti osservava Santoro. Santoro sapeva che d'ora in poi il commissario romano lo avrebbe marcato stretto. Messo sotto sorveglianza . Ma c'era una cosa che Santoro doveva fare, prima di far finta di indagare sui cinesi. I cinesi non c'entravano niente. Li mettevano sempre in mezzo perché erano un miliardo di persone, per cui, per la legge dei grandi numeri, dovevano entrarci per forza. Ora gli era ben chiaro in che direzione stesse andando l'inchiesta. Con quegli input e quelle teste di paglia l'unica direzione che poteva prendere l'inchiesta era di andarsene a fare in culo. Si sorprese a pensare in quei termini Santoro, ma tant'è, pure a lui partivano le madonne e affini, quando era il caso. Era umano, troppo umano, come avrebbe detto Nietzsche. Ma che cavolo di maresciallo era? Citava persino Nietzsche. Ma non avrebbe esteso la citazione al prefetto Lagioia, che chiamava i cinesi, musetti gialli. Avrebbe potuto rallegrarsi per quella citazione. Equivocando, come per quasi un secolo si era voluto far credere, sul fatto che Nietzsche fosse un filosofo di destra. Sarebbe stato come dire che Lenin, quello vero, non quello che l'accento sulla "i", il carrozziere, aveva governato la Russia con Carlo Marx.
Si congedarono abbastanza affabilmente.
Santoro una volta per strada approfittò per fare due passi a piedi. Erano appena usciti dalla prefettura e passeggiava in piazza San Babila. C'era un drappello di gente che assisteva ad uno spettacolo di strada. Un fachiro che si faceva chiamare Mustafà, come recitava la sigletta che proveniva dal radiolone acceso che faceva da sottofondo allo spettacolo, aveva appena finito di camminare sui vetri e con enfasi teatrale, stava mangiando un po' di fuoco, spruzzando benzina che teneva in bocca a mo' di gargarismo. Santoro si fermò incuriosito . Si destreggiava bene, con quel materiale infiammabile e in quel momento ebbe un'illuminazione. Pensò alle molotov, bottiglie incendiarie che andavano di gran moda negli anni '70, durante la protesta studentesca. Bombe pericolose a innesco facile-si trattava di bottiglie piene di benzina con un pezzo di stoffa che usciva dai colli, che , avendo fatto la fortuna della resistenza sovietica, a Stalingrado, nell'ultima guerra , era tornato in gran voga in quegli anni. E gli fece venire in mente che fra Sponzini e Casalbene ci potesse essere un legame. Un legame fatto di vendette o ripicche.
Al termine dello spettacolo, Mustafà passò con il cappello in mano a raccogliere l'obolo in monete.
-Dai forza, datevi da fare, che ciò il frigo vuoto, domani devo fare la spesa, disse in perfetto accento massafrese. E Santoro, che da pugliese, conosceva tutti i numerosi quasi infiniti accenti della Puglia lo riconobbe. E sorrise commuovendosi.

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