giovedì 7 dicembre 2017

La pianista cinese, capitolo 38


Poi la famiglia del defunto "Lì" aveva riconosciuto Nepoti. Bingo! Era questo che aveva pensato Santoro. Ma non era Nepoti che doveva essere scoperto prima. In primo luogo doveva capire il legame fra Nepoti e Sponzini. E la figlia di Sponzini. Già. Nessuna notizia! Chi era questa ragazza che i giornali avevano dipinto come un'introversa ragazza milanese dedita sin troppo alla studio? E pochi avevano sottolineato la sua avvenenza? Santoro pensò che era proprio vero che le rose nascevano dalle spine. Sponzini padre non sembrava il padre di cotanta beltà. Era un bell'uomo ma l'arroganza del potere economico gli lasciava su quel viso da avvocato Agnelli di provincia un'aura lugubre, grottesca. Sua figlia, forse per l'età, sembrava una ragazza pulita, nemmeno di famiglia borghese, una che studiava e si faceva una propria idea di tutto. O perlomeno era queste sensazioni che le trasmettevano le sue foto. Le poche foto pubblicate dai giornali.
Telefonò a Cazzaniga.
-Pronto, Cazzanì?
-Sciur Marescial, come la và?
-La và che ti devo chiedere una cortesia.
-Agli ordini , sciur Marescial.
-Cazzanì, senti una cosa , ho bisogno di informazioni sulla figlia di Sponzini coinvolta nell'attentato. Hai qualcosa di già pronto?
-Urka, sciur Marescial, non sono mica un'osteria!
-Mi servono urgentemente.
-Per quando?
Santoro tacque.
-Ho capito, sciur Marescial...per ieri!
-Ecco, bravo Ambrò, vedi che si applichi ci arrivi da solo?
-Vedo che posso fare, sciur Marescial.
-Ambrogio! Ti do dieci minuti!
-Eh la madonna! Non sono mica Bolt!
-Infatti, quello ci mette meno di dieci secondi, disse Santoro. E chiuse lo sportellino della zanna di dinosauro. Era sicuro che Cazzaniga si sarebbe messo al lavoro.
Stava per stendersi sul suo amato divano letto per leggersi qualcosa, quando ricevette una telefonata. Santoro guardò il display della zanna di dinosauro. Era Agostinelli. Sollevò lo sguardo al cielo, come ad imprecare. Cristo Santo! Si disse, ma questo romano non sa fare niente da solo? Vuole la mammina che gli rimbocchi le coperte?
-Pronto, che c'è Agostinè?
- Marescia, sono qui in Bicocca...
-Dove?
-In Bicocca, l'Università. Nun ce se crede la quantità de fregna!
-Buon per te...divertiti, disse Santoro pronto a liquidarlo.
-Marescia, nun avete capito. Sto a informarme della figlia de Sposini...
-Sponzini, Agostinè, Spon-zi-ni...no Sposini, quello è un giornalista della Rai, se non erro.
-E va beh, state a spaccà...er capello in quattro!
-E chi ti ha detto di farlo?
-Marescia, dite la verità, v'ho sorpreso?
-Sì, ammetto che mi hai stupito...comunque aspetta che faccio un salto lì anch'io...
-E ce lo sapevo, che venivate!
-Vengo da solo...
-Lo so...che uso er voi e nun ve piace. Ma io so abituato così, lasciateme fa, lassateme respirà...
-Uhm...va bene . Prendo un taxi e arrivo.
-V'aspetto , Marescia...


Santoro mezz'ora dopo era davanti alla Bicocca, celebre università milanese. Si chiese come mai la figlia di Sponzini, Giada Sponzini, non fosse invece andata alla Bocconi...al termine della quale avrebbe potuto fare un bel Master Publitalia e finire a dirigere l'azienda del papà.
Nel frattempo Cazzaniga, che oltre a rappresentare l'efficienza milanese, la incarnava inopinatamente, lo aveva messo a parte che Giada Sponzini era iscritta al dipartimento di Economia e Statistica, e stava ivi frequentando il secondo anno. Uhm, pensò Santoro cinicamente, tipico di quelli che hanno fatto soldi provenendo dalle contestazione sessantottine. Conservano l'aplomb democratico in memoria dei vecchi tempi per potersi giustificare meglio quando è il momento di ristrutturare, tagliare posti di lavoro, licenziare. Furbo , l'amico. Far studiare i figli all'Università Statale era un'ottimo esercizio anfibio...tanto il lavoro era assicurato. La Bocconi la lasciavano ai figli dei ricchi commercianti e professionisti del sud, cui non bastavano i soldi, che senza titoli, ruoli, funzioni di prestigio, facevano la figura dei lumpenproletari che avevano sbancato il superenalotto.
Mentre attraversava gli ampi parcheggi che dividevano i moderni palazzi che ospitavano aule, laboratori e palestre del campus sorto sulle ceneri della ex Pirelli, ebbe un moto di tristezza. Lui non aveva potuto studiare, laurearsi. Gli sarebbe piaciuto studiare e cazzeggiare, farsi le canne di sera, bere birra, in stanze invase da cartoni di pizze consumate di notte al termine di attacchi di fame chimica dopo maratone di sesso con giovani pulzelle di tutto il mondo. Pazienza, era andata così. Tutto sommato non era poi ancata tanto male. In fondo non provenendo lui da famiglia abbiente e altoborghese, molto probabilmente sarebbe finito a lavorare sottopagato in un call center...e addio laurea di prestigio.
Agostinelli lo stava aspettando dentro al dipartimento di Economia e Statistica. Era davanti ad un palazzo di mattoni rossi, con infissi di vetrometallo. Salì la rampa di scale all'ingresso. Attraversò le porte scorrevoli vitree e si ritrovò in una grande hall.
Piena di belle ragazze. Sfrecciavano con in mano smartphone e tablet, in minigonna, già discinte in quell'atmosfera tropicale creata dai riscaldamenti sparati a palla , in quell'aprile che non voleva ammazzare del tutto la stagione fredda.
Agostinelli stava concionando con un gruppo di ragazze molto giovani: dovevano essere studentesse del primo o del secondo anno. Ridevano a crepapelle. Sicuramente Agostinelli era uno che sapeva intrattenere pulzelle di quell'età. Era di un paio di generazioni indietro a Santoro.
-Ah, marescià, venite, fece Agostinelli con un fare da concorrente che aveva appena superato brillantemente un tentativo di eliminazione durante una puntata del Grande Fratello.
-Ciao, Agostinè...che stai combinando...
-Ah, niente de che, parlavo con queste ragazze...conoscevano Giada!
-Conoscevano Giada? E come hai fatto in così poco tempo a individuare in un campus universitario delle amiche di una vittima. Agostinè, hai dei poteri paranormali!
-Io direi  poteri da paraculo!, disse Agostinelli.
Le ragazze risero. Il loro chiacchiericcio allegro era contagioso.
-Ragazze, il mio collega vi ha già detto, credo, che qualsiasi particolare potrebbe esserci utile.
-Certo...ce lo ha detto, disse una biondina esile ma  sinuosa, occhi verdi e capelli a caschetto.
-Ma perché, cosa centra Giada? Non è una vittima dell'attentato? , fece appena dopo.
-Ehm, certo, disse Santoro, ma stiamo svolgendo indagini su tutte le vittime...stiamo cercando una relazione fra le vittime e l'attentato, che confermi la matrice dell'attentato terroristico: per esempio il fatto che le vittime fossero carine e giovani e fossero lì convenute per divertirsi potrebbe confermare la tesi dell'odio per le giovani generazioni occidentali dedite al divertimento edonistico.
Le ragazze lo osservarono ammirate...
-Ma lei è un ufficiale dei carabinieri? Per caso insegna, disse la biondina che pareva la più intraprendente.
-No, signorina, sono un semplice maresciallo...
-Nun glie date retta...sta a fa er modesto. Quest'uomo è un genio: 100% di casi risolti, disse Agostinelli.
-E tu che ne sai? fece Santoro stupito.
-Ho anch'io le mie fonti, marescià.
Santoro chiese in disparte ad Agostinelli se avesse scoperto qualcosa. Agostinelli accennò di "sì" con il capo.
Prima di congedare le ragazze Agostinelli annotò sullo smartphone il numero di un paio di loro.
-Per le indagini, disse a Santoro.
-Diagnostiche?
-Marescià, sete sempre er solito sospettoso. Comunque ho avuto delle informazioni interessanti. Anzi, più che interessanti, marescià. Una bomba atomica. Che se tanto tanto c'ho intuito quarcosa , beh, darà na svorta alle indagini.
-Cioè?
-Teneteve forte...Giada Sposini...ehm, Sponzini, si insomma ,  avete capito, la ragazza, c'aveva una relazione con un uomo più grande de lei. Ma parecchio più grande.
-Uhm, vai avanti...
-Dalla descrizione dell'uomo, beh, marescià, me cechino l'occhi se nun è Nepoti.
-Bingo! disse Santoro. Porca puttana. affermazione, non definizione.
-Eh? Marescia, sono bravo vero?
-Sai cosa disse il signor Wolf in Pulp Fiction, a quel punto in cui...
-Ce lo so...risparmiatemelo...uffa...e diteme 'na vorta che so stato bravo.
Santoro lo guardò serissimo. Per quasi un minuto.
-Beh, bisogna sempre verificare...comunque che avesse una relazione con un uomo più grande di lei è una pista...e finalmente non di go kart.
-Bingo! disse Agostinelli.
-Oh...non t'allargare, disse Santoro. E sorrise.
-Andiamo a mangiare. Ti porto da Strippoli, disse Santoro.
-Da Strippoli?
-Non il brigadiere Strippoli, ma i ristoratore pugliese. E' giunto il momento che mangi qualcosa di decente, a Milano. Devi sapere che i pugliesi a Milano sono l'etnia più diffusa. Più dei milanesi, ormai. Quindi stai per assaggiare una delle cucine più tipiche di Milano, se così possiamo dire.
Agostinelli schioccò le labbra e si misero in movimento. Passarono a passo gongolante in mezzo al parcheggio del campus. Mentre Agostinelli faceva stretching con il collo, tante le pulzelle a spasso a quell'ora del giorno.



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