Santoro ne era quasi sicuro. Ma in un atto di autocannibalismo si sarebbe mangiato gli zebedei per quanto era stato stupido. Non aveva verificato le informazioni sull'attentato. Trasse un sospiro di sollievo . Poi però, subito dopo pensò che aveva dato per scontato che non poteva e non doveva spulciarsi tutto lui. E gli atri che ci stavano a fare? Il problema però era che gli altri non avevano fatto un buon lavoro. Questo nella migliore delle ipotesi. Erano stati fraudolenti, nell'ipotesi più tragica. Avrebbe potuto risparmiare un sacco di tempo, pensò ancora Santoro. Agostinelli lo guardava basito. Due carabinieri in borghese davanti a quattro cinesi. I cinesi però non avevano cambiato espressione.
-E voi che avete pensato quando la stampa ha detto che vostro figlio era un terrorista islamico? disse Santoro.
-E che cosa potele dile. Lidere non potevamo lidele, che dile lei? disse la cinese più magra che si chiamava Hua.
-Eh già, disse Agostinelli.
Gli altri non dissero altro.
-Ok, ho capito come stanno le cose...quindi vostro figlio lo ha fatto per i soldi?, chiese a quel punto il maresciallo pugliese.
Nessuno rispose.
-Come avete fatto ad aprire questo negozio...e soprattutto ad andare avanti con un negozietto così piccolo in quattro. E' vero che Milano è una città piena di puttane , ma non siete gli unici a vendere questi articoli. E poi ormai questa roba si vende persino online e in pacco anonimo, disse ancora Santoro.
Nessuno disse niente.
-Forse non ce semo spiegati bene. Mò si nun parlate era maresciallo, qui, ve rompe er culo....disse Agostinelli.
-Io non rompo il culo a nessuno, Agostinè.
-Che c'entra , era 'na metafora, ce lo so che nun siete Siffredi.
-E a te chi te lo dice, che non sono Siffredi?
-Perché siete Santoro, disse Agostinelli cercando di tamponare la gaffe.
-Una cosa però la posso fare, disse Santoro, vi posso rimandare in Cina.
-No, disse la ragazza un po' più robusta che si chiamava Lin.
Santoro la guardò e s'illuminò.
Le fece segno di avvicinarsi. La prese sotto braccio e fecero segno di uscire.
-Voi tutti, cinesi , romani, calze a rete, giarrettiere e parrucche di Platinette, restate qui. Non vi muovete. Devo fare due chiacchiere con questa ragazza, disse Santoro.
Uscirono dal negozio. Fecero pochi passi, poi Santoro si fermò.
-Lo so che non volete tornare in Cina. Forse lì avete contratto dei debiti o vi hanno condannato a morte o avete pestato i piedi a qualche bolso dirigente del Partito Comunista Cinese. E' per questo che Lì ha accettato di fare quel lavoro? Di compiere l'attentato?
Lin assentì con il capo. Con decisione, in modo quasi militaresco.
-Brava ragazza! E tu naturalmente sai chi ha contattato Lì per questo lavoro, vero?
Lin lo osservò. Assunse un'espressione meditabonda, come se si stesse concentrando per raccogliere le idee.
Poi finalmente disse-non so come chiamale. E' uno con giacca lunga bianca, molto maglo, fumale semple sigalette. Anche Lì fumava sigalette. Venuto due o tle volte e semple fumale con Lì.
La descrizione corrispondeva a Nepoti. Ma doveva essere sicuro.
-Senti un po', Lin, se ti mostrassi una foto, sapresti riconoscerlo?
Lin assentì di nuovo con il capo.
-Vieni adesso, rientriamo.
Rientrarono nel negozio. Nessuno e niente si era mosso nel frattempo. Un piccolo borghetto abbandonato dal tempo.
-Agostinè, disse Santoro, parla un po' romanesco, dì qualcosa.
-In che senso, marescià, non ve capisco.
-Dì qualcosa, qualsiasi cosa!
-Che ne so...ah, sì, io a Parolo glie darei tante de quelle cariolate de pugni in testa da farlo rincoglionì pe' sempre...anche se a vorte credo che nun ce ne sarebbe bisogno...
-Chi cazzo è questo Parolo?
-E' 'n centrocampista d'a Lazio. Gioca pure in Nazionale.
-Ok. Senti un po', Lin, per caso quell'uomo che è venuto a trovare tuo fratello parlava così, in questo modo?
-Sì, disse con decisione Lin.
-Bingo!disse Santoro.
-Essele qua vicino, disse a quel punto Hua.
-Chi? Nepoti?, chiese Santoro.
-No...malesciallo, il Bingo!
-Statemi a sentire, disse a quel punto Santoro, dei soldi che avete ricevuto per il "lavoro" di Lì non dovete restituire nulla. E sono sicuro che sono una miseria. E non vi rimanderò in Cina. Ma da questo momento in poi vi dovete fidare solo di me.
Agostinelli gli rivolse uno sguardo omicida.
-Di noi, aggiunse Santoro.
Agostinelli si rilassò.
-Adesso però non te la fare addosso, quello che ha la colite sono io, disse Santoro.
Agostinelli sorrise.
-E' chiaro? ribadì Santoro quasi urlando.
-Prima di andarmene , però , ho bisogno di farvi una domanda: qualcuno di voi conosce Yuja Wang?
Nessuno disse niente.
-Avete ragione, dimenticavo che venite da un paese dove siete in parecchi...ehm, vediamo se vi rinfresco la memoria: è la più grande pianista contemporanea, disse Santoro. Ed è cinese, aggiunse.
Nessuno disse niente.
-E me risurta che è pure bona, disse Agostinelli.
-Porca puttana, Agostinè, con te diventa tutto grottesco!
-Marescia , io vado a intuito. Se ve piace , secondo me , nun ve piace solo per il pianoforte, ma pure perché è 'na bella fica! O me sbajo?
Santoro stette un po' in silenzio. Sì, era vero, era una bella donna, ma probabilmente non si sarebbe eccitato a vedersela nuda di fronte al suo letto quanto nel vederla suonare il pianoforte. Certi artisti raggiungevano con l'espressione corporea e del viso punte di sensualità inarrivabili, quando erano alle prese con la loro passione, pensò Santoro.
-Ok, non la conoscete. Non la conosce nessun cinese, sta Yuja Wang . Me ne farò una ragione. Sappiate però che per vedere un suo concerto in Italia, possibilmente a Milano e per scambiarci qualche parola sarei disposto a tutto.
-Marescia, proprio a tutto?
-Agostinè, lo so dove vuoi arrivare, bloccati che mi stai distruggendo la poesia.
-Sai dov'è la novità? Quanno andavo a scuola era la frase preferita de quella de italiano.
-Beh, è una notizia.
-Cosa?
-Che tu sia andato a scuola. E soprattutto che ti ricordi di essere andato a scuola.
I cinesi guardavano i due carabinieri assistevano al loro dialogo come se stessero guardando una partita di ping pong. Sport nel quale dovevano essere versati.
-Mò che famo?
-Devo pensare. Intanto recuperiamo Strippoli, non vorrei gli succedesse qualcosa. Quello è capace persino di arrendersi ai ravioli al vapore.
-Io nun credo. Per me co' quello chi s'arrende so quelli che glie fanno da magnà. Secondo me so morti de infarto.
-Può darsi, disse Santoro sorridendo.
-Marescia, vorrei tanto sbajarme...ma quello che ha dato i sordi ar cinesino è Nepoti, vero?
-Bingo!, disse Santoro. Se lo aveva capito Agostinelli però non era buon segno. Era segno che Nepoti agiva apertamente e non gliene importava più di tanto di essere scoperto. Poteva essere un indizio del fatto che godeva di protezioni ad alti livelli.
-Lo so che avete accettato dei soldi perché non volevate tornare in Cina. E non voglio indagare. Avete e vostre ragioni. La maggior parte di noi italiani non capiamo cosa spinge uno straniero a lasciare la propria terra per venire da noi. Ma io vi capisco. Noi ci siamo dimenticati cos'è la fame. Quello che per voi è fame, per noi è dieta dimagrante. Non abbiate timore. Vostro figlio è una vittima, in tutta questa storia. E io cercherò di rendergli giustizia.
I cinesi si inchinarono commossi. Santoro intimò ad Agostinelli di uscire. Dovevano sbrigarsi o ancora un po' e avrebbero trovato Strippoli alle prese con altri tipi di alti livelli. Quelli del colesterolo!
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