mercoledì 20 marzo 2019

Lisboa 12

Santoro cominciò a camminare. Dunque Tiago Carvalho era 

uno sportivo e odiava le droghe. Delle conferme che lo facevano 

riflettere. Cominciava a farsi buio e si allontanò da via Conde 

Redondo. Incontrò alcune prostitute e qualche travestito. 

Doveva essere una di quelle zone di prostituzione come ce 

n'erano in tutte le città. Ma si era quasi in centro e si stupì della 

cosa. Tornò a concentrarsi sull'indagine. Squillò il telefono.

-Sono Quaresma, disse una voce nella Zanna.

-Bene, hai quello che ti ho chiesto?

-Sì, vieni verso Rossio. A destra c'è un elevador. Entra in quella 

stradina, a fianco all'elevador. Meglio non dare nell'occhio.

-Sono d'accordo.

Venti minuti dopo Santoro era sul posto.

Ma Quaresma non c'era. Dette un'occhiata intorno , ma non si 

scorgeva. Pochi passanti facevano la salita sulla scalinata, verso 

Baixa Chiado.

Non sapeva che pesci prendere così continuò a pensare. 

All'indagine e a come si doveva muovere.

Aveva bisogno di Quaresma. E si doveva fidare di lui. Anche se 

di lui non è che si fidasse.

Uhm, pensò, almeno dalle sue risposte posso farmi un'idea sui 

suoi scopi. Reconditi o meno che siano.

Ad un certo punto, erano passati circa quindici ulteriori minuti, 

vide Quaresma scendere dalle scale , dietro l'elevador. E lo vide 

dirigersi verso di lui. In mano aveva un sacchetto di plastica. 

Senza salutarlo glielo porse, furtivamente e fece per andarsene.

-Un momento, fece Santoro.

-Che c'è? Chiese Quaresma.

-Devo chiederti delle cose. Solo cinque minuti.

-Che c'è? Chiese ancora Quaresma. Sembrava avesse dei 

carboni accesi nelle mutande. Mutande portoghesi. E gli venne il 

sospetto che non dovessero essere troppo pulite. 

-Su cosa stava lavorando , Carvalho, gli chiese a bruciapelo?

-Droga, disse Quaresma.

-Roba grossa?

-Sembra di sì. Ma questo lo devi scoprire tu, disse Quaresma.

-Già...disse Santoro.

-Dove si allenava? Gli chiese a bruciapelo?

-Chi, Carvalho?

-No, sua sorella...disse Santoro.

Quaresma non sorrise.

-Sua moglie ha  detto che Carvalho era uno sportivo...si allenava 

nella palestra del vostro corpo? Lo incalzò , Santoro.

-Andava ad allenarsi all'aperto in uno stadio. Faceva un 

allenamento tutto suo, a carico naturale. Non usava pesi. Questo 

era coerente con il suo modo di essere. Non chiedeva ausili alla 

vita.

-Era quello che pensavo...senti, un'ultima cosa. Mi dici in che 

stadio si allenava?

-Nello Stadio Universitario, in Avenida Professor Egas 

Moniz...Era lì che rimorchiava le studentesse, aggiunse un po' 

impietosamente...Ma non credo che qualcuna lo rimpianga. 

Fondamentalmente era legato alla moglie. Le sue erano storie di 

sesso e basta, concluse.

D'accordo, grazie, disse Santoro.

-Che ha detto la moglie, chiese Quaresma, incuriosito.

-Ha confermato i nostri sospetti. Che stenta a credere che si 

drogasse e che sia morto per overdose.

-E tu che ne pensi?

-Che sia stata sincera. Dopotutto è quello che penso anch'io. Era 

uno che faceva sport. E non agonistico. Per stare in forma. E 

probabilmente per permettere al suo uccello di stare su il più a 

lungo possibile, con l'avanzare degli anni, disse Santoro.

-Scusami, intendevo pene...ogni tanto traduco in portoghese 

dall'italiano e mi rendo conto che certe metafore non si possono 

rendere in altre lingue, aggiunse.

Quaresma non sorrise. Osservò Santoro.

-Mi faccio sentire domani...Ah, come intendi muoverti?

Santoro dette una sbirciata nel sacchetto. C'era un foglio, 

probabilmente il certificato medico. E sotto quel foglio c'era un 

arma. L'avrebbe controllata dopo. A occhio e croce sembrava 

una Glock.

-E' carica, disse Quaresma. Dentro ci sono 15 colpi. Fatteli 

bastare...Se me li restituisci tutti e 15 è meglio ancora.

-Non sono un cow boy, disse Santoro. La userò solo se dovessi 

essere in pericolo di vita.

-Bene, disse Quaresma. Cosa intendi fare, quindi?

-Te l'ho detto. Cercherò un fax e manderò il certificato.

-Parlo dell'indagine.

-Quale indagine? Non c'è nessuna indagine. Lo hai detto tu, fece 

Santoro enigmatico.

Quaresma si lisciò le lunghe e curate basette.

-Uhm, fece...Dai, a me lo puoi dire.

-Chiamami domani, disse Santoro, poi ti dico, fece.

Quaresma titubò un poco.

-D'accordo, disse. Santoro è un osso duro, pensò. Non si fida di 

me.

Santoro si voltò e senza salutare sparì dietro l'angolo di Rua 

Augusta. L'indomani mattina doveva andare allo Stadio 

Universitario. Magari si sarebbe messo in tuta. E magari 

avrebbe fatto finta di fare ginnastica. Ma a cosa stava lavorando 

Carvalho? Quaresma non si era sbottonato. Non era un buon 

segno. I suoi giochetti cominciavano a darli un po' sui nervi, 

pensò, mentre camminava a passo svelto verso Piazza del 

Mercato. Aveva bisogno di respirare un po' d'aria d'oceano. E 

forse più tardi sarebbe andato a ficcarsi nei vicoli dell'Alfama. 

In qualche osteria, ad ascoltare qualche fado.

Nessun commento:

Posta un commento