Le cose andarono più o meno come aveva previsto Santoro. Agostinelli due giorni dopo recuperò il cadavere di Casalbene e dietro telefonata anonima lo fece ritrovare dalla polizia. In zona non troppo centrale, di Roma, vicino al greto del Tevere.
Agostinelli gli aveva estratto un proiettile. Sarebbe bastato. Poi aveva ripulito il corpo da sue eventuali tracce. Aveva usato guanti da chirurgo. Un lavoro pulito. Ed era stato in campana rispetto a cosa si diceva in giro. La faccenda di via Cassia pareva fosse stata liquidata come la chiassata di qualche ubriaco. Non erano stati ritrovati proiettili, ne cadaveri. Agostinelli glielo comunicò a Santoro. Se era stato Nepoti a quel punto stava già mangiando la foglia. Si aspettava da un momento all'altro una telefonata del capitano Gianuli. Anche perché era irreperibile a Milano da qualche giorno. E non aveva risposto a nessuna chiamata. Principalmente a quelle del capitano. Che per altro erano state non poco numerose. Squillò lo zoccolo di dinosauro. Si preparò alla recita. Infatti era Gianuli. Santoro era in albergo. Disteso sul suo letto. Guardava in tv un incontro di badminton su una tv satellitare cinese. Non gli era riuscito di trovare Rai News. Gli piaceva Laura Tangherlini, una giovane giornalista di quella testata giornalistica televisiva. E' fica, pensò.
-Pronto?
-Pronto, maresciallo, sono il capitano Gianuli, ma dov'è finito? Lei è irreperibile da giorni.
-Ero in servizio, capitano! Solo che da ieri non sto bene. Ho preferito stare a casa e lavorare al telefono. Sa tutto Cazzaniga, disse.
-Uhm, va bene, se non sta bene, cosa posso fare? Mi raccomando, ci faccia pervenire il certificato.
-Certamente , capitano, lo farò immantinente.
-Signor capitano!, disse Gianuli.
-Signor capitano!Certo, si capisce!, disse Santoro.
-Si rimetta presto, abbiamo bisogno di lei...delle sue intuizioni...
-Che intuizioni?, disse Santoro.
-Sull'indagine più grossa, lei lo sa!
-Cioè?
-Non faccia finta di non capire...l'attentato di San Silvestro!
-Ma non era un caso chiuso?
-Non faccia il furbo, maresciallo...a Roma c'è stato un fatto nuovo...
-Un fatto nuovo? fece Santoro cascando dal pero.
-E' stato ritrovato il cadavere di Alessio Casalbene!
-Non so chi sia, mi dispiace...
-Era un latitante delle Bierre. Uno degli ultimi a quanto pare!
-E questo ha una qualche relazione con l'attentato del 31 dicembre?
-Potrebbe, disse Gianuli, mellifluamente...
-Va bene...quando torno ne parliamo...
-Quando torna da dove?
-Dalla malattia, disse Santoro prontissimo.
-Potrei venire a trovarla a casa e fare quattro chiacchiere con lei, se le va, disse a sorpresa Gianuli.
Santoro stette in silenzio...poi in quell'inequivocabile partita a scacchi trovò il suo arrocco difensivo o, come avrebbe preferito Agostinelli, la sua pezza a colori.
-Beh, ho l'influenza, potrei contagiarla...e poi lei contagerebbe sua moglie...non credo che glielo perdonerebbe, disse Santoro.
-Uhm, forse ha ragione. D'accordo, ci vediamo al suo ritorno...ehm...dalla malattia.
Gianuli chiuse la comunicazione.
Santoro si disse che era uno stupido. La sua celeberrima sottovalutazione dei mezzi tecnici più sofisticati e tecnologici di indagine in luogo delle vecchie tecniche investigative di tipo più psicologico lo aveva portato a commettere un errore. Il suo cellulare. Sicuramente era sotto controllo. E sicuramente Gianuli sapeva che non era a Milano. E probabilmente conosceva proprio la posizione precisa di dove lui fosse adesso a Roma.
Dette un'occhiata alla sfida di badminton. Cina comunista contro Taiwan. Una partita con straordinarie valenze politiche. Fino a pochi anni prima non si sarebbe mai disputata. Il livello era altissimo. Donne piuma che facevano volare questa palla avvolta in una piumetta da una parte all'altra della rete a velocità vertiginose. Sembrava un videogame. E a quel punto Santoro cadde in preda ad un sentimento di paura. E se Casalbene fosse stato informato che lui, Santoro, era a Roma alla sua ricerca? Su Cazzaniga ci avrebbe messo la mano sul fuoco. Era l'unico che lo sapeva. Ma attraverso il suo cellulare, anche se di vecchia generazione, avrebbero potuto controllarlo persino nei suoi spostamenti millimetrici. Persino nelle sue sedute in bagno! Insomma, in definitiva, doveva sospettare anche di Gianuli? Non poteva perdere tempo nel darsi delle risposte. Doveva battere tutti sul tempo. Inventarsi una strategia. Qualcosa di geniale che avrebbe ridicolizzato le tecniche investigative alla Csi Miami!
Uscì dall'albergo e si dette convegno con Agostinelli. Lo chiamò al telefono, senza ritegno, tanto dalle sue parti si diceva che a casa bruciata potevi appiccare fuoco. La frittata era fatta. Meglio la porchetta, pensò.
Si incontrarono davanti alla Fontana di Trevi.
Era di sera, la splendida illuminazione su quelle marmoree statue irrorate ai piedi di cascatelle d'acqua era sempre uno spettacolo godibile. Era pieno di turisti e fra il loro vociare ed il rumore dell'acqua l'intercettazione ambientale sarebbe stata difficile.
Santoro mise Agostinelli a partito del sospetto del controllo del suo cellulare.
-Num me fate ride, a marescià, disse Agostinelli.
-Perché?
-Avete notato che il credito telefonico si scarica facilmente?
-No...oddio, non ci ho fatto caso, ma ...no, credo proprio di no, perché?
-Perché sull'apparecchio...scusate...preistorico, che c'avete, è estremamente difficile mandare sms che installino un hardware che funzioni da cavallo di troia per intercettazioni.
-Agostinelli! Ma come cazzo mi parli?
-Me scusi, marescià, è linguaggio tecnico , da addetti ai lavori....insomma è materia mia, pe' dilla tutta....
-Strano, il capitano Gianuli ha parlato come se sapesse che non sono a Milano.
-Gliel'avrà detto er vostro amico...come se chiama, er commissario!
-Chi? Nepoti?
-Sì, lui...
-Allora mi ha visto!
-Po esse e po anche non esse...non lo sappiamo. Ma secondo me er vostro amico un sospetto ce lo po' ave' avuto. E magari glien'ha parlato ar vostro capitano Giannatiempo!
-Gianuli, Agostinè, capitano Gianuli...
-Sì insomma , quer nome lì, nun so molto ferato nel ricordarme i nomi...
Dettero un'occhiata alla Fontana di Trevi. Santoro non potè fare a meno di ricordarsi la famosa scena di un film in cui Totò vendeva la Fontana di Trevi ad un turista italoamericano. Sorrise nel ricordarsi la scena.
-Perché ridete, Marescia?
-Perché nel frattempo bisogna vivere...e la vita è fatta anche di risate, di bei ricordi, di comicità...se ci togli tutto questo sai che cosa rimane?
-I problemi, marescià...
-Tu li chiami problemi, io li chiamo cazzinculo!
Agostinelli rise.
-Piuttosto ora, marescià, disse Agostinelli, come ci muoviamo?
-Te lo dico io che faremo. L'indagine, a questo punto si sposta a Milano.
Un minuto di gelido silenzio.
-Beh? Num me potete fa questo, marescia'!.
-Perché? Mica devi rinnovare il passaporto, per venire a Milano. E poi, hai degli impegni sentimentali? Hai una famiglia da gestire , qui?
-No...no, veramente no...so uccel de bosco, libero come l'aria, perché?
-Perché ti faccio trasferire temporaneamente a Milano.
-Veramente?
-Certo!
-E come farete?
-Lascia fare a me, un modo lo trovo. Massimo una settimana e ti faccio inserire nei ranghi investigativi del Comando Legione Lombardia dei Carabinieri di via della Moscova...a Milano...
-Sarebbe il mio sogno...E'una vita che voglio vedè Milano...LA CAPITALE DELLA FICA!
Santoro sorrise. Agostinelli era giovane, era giusto che parlasse in quel modo e che si entusiasmasse alle virtù della sacra piega, come definiva sovente un po' poeticamente l'attributo femminile. E poi almeno Agostinelli aveva trovato un incentivo sano...in quello spaccato epocale di giovani generazioni che s'infervoravano solo per macchine grosse e cocaina. Almeno la fica era una cosa sana, cazzo! Pensò Santoro. E sarebbe stato un ottimo incentivo, per un romano...visto che comunque i capitolini storicamente erano sempre stati refrattari sia ai trasferimenti a Milano, sia al concetto di milanesità in generale. Per quella stupida competizione un po' infantile fra la capitale oziosa, imboscata e divertente e la capitale dell'economia dove si doveva praticare ampliamente il vangelo del lavoro, per limitare il divertimento a fettuccine di polverina bianca intranasali) temporali infinitesime (men che mai gastronomiche) , ad appannaggio, tra l'altro, non di tutti. Ad Agostinelli di sicuro le fettuccine sarebbero piaciute all'amatriciana. E oltretutto, seriamente, pensò Santoro, a quel punto era troppo coinvolto. E in pericolo. Sapeva già troppo per starsene fuori dai giochi. E i giochi stavano tornando a Milano. Sembrava una riedizione in termini investigativi di giochi senza frontiere, pensò un po' per sdrammatizzare fra sé e sé Santoro.E Agostinelli doveva concludere l'inchiesta insieme a Santoro, con tutti i rischi del caso. Vincere o morire, in altre parole, come avrebbe detto un rivoluzionario d'altri tempi. Ma anche se era un carabiniere, suonava bene.
-Andiamo a mangiare, adesso, disse Santoro, dobbiamo festeggiare il trasferimento...nella CAPITALE DELLA FICA...
Agostinelli rise. Santoro gli piaceva assai.
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