mercoledì 24 maggio 2017

La pianista cinese, capitolo 18


Santoro uscì di casa. Sotto il portone, in una giornata di sole, ma alquanto rigida, chiamò un taxi. Poi, nell'attesa, vide rientrare la transessuale che abitava al piano sopra di lui. Smontava dal turno di notte.
-Ciao, disse.
-Ciao Susanna, disse Santoro.
Susanna, al secolo Suzanna Holms era una trans brasiliana di colore, atletica, alta un paio di metri . Lavorava tutte le notti lì nei pressi. Rimorchiava per strada e poi portava i clienti in casa. Santoro ascoltava tutte le notti questo andare su è giù del suo vecchio ascensore. E la cosa era una questione ricorrente nelle riunioni di condominio. Più di un inquilino aveva chiesto a Santoro il motivo per cui non interveniva. Lui rispondeva sempre che la prostituzione non era reato. Gli altri inquilini lo odiavano. Ma Santoro non poteva fare nulla. E anche se avesse potuto non ne aveva voglia. Susanna era in regola, aveva il permesso di soggiorno che rinnovava abitualmente e , sì, magari di notte si sentiva qualche volta l'ascensore scendere e salire, ma in fondo a lui non importava. Lui sentiva l'ascensore perché soffriva di insonnia. Ma era sicuro che gli altri suoi coinquilini sentivano l'ascensore per un senso di invidia sociale. Susanna aveva una Bmw e pagava regolarmente l'affitto. Che non doveva essere basso. E poi una volta, Susanna, lo aveva aiutato a risolvere un indagine. Per cui tutte e volte che ascoltava qualche suo coinquilino borbottare , lui faceva finta di non sentire. Il più pulito moralmente di loro c'aveva la rogna. Fra chi non pagava le tasse e prendeva assegni di disoccupazione cui non aveva diritto, mensa scolastica gratis per i figli, Suv già pagato e secondo in arrivo rateato. Se ne potevano andare al diavolo. In fondo invidiavano in Susanna qualcosa che avevano dentro loro e che gli rodeva. Non escludeva, Santoro, che più di qualcuno di quegli encomiabili padri di famiglia avesse tentato di entrare in casa della trans ...e di andarsene, poi, , magari, senza pagare.


Il taxi arrivò dopo circa 15 minuti.
-Via Carroccio, disse Santoro al tassista. Stava andando a casa Sponzini. Dove sperava che avrebbe tratto qualche elemento per continuare l'inchiesta. Che oramai stava virando decisamente verso un altro versante. Che c'entrava con il terrorismo islamico come una pallina da ping pong con una mazza da baseball.
Arrivato in via De Amicis , Santoro si fece scaricare dal taxi all'inizio di via Carroccio.
C'erano un sacco di studenti che andavano su è giù sui marciapiedi di entrambi i lati strada di via De Amicis, belle ragazze alcune discinte, nonostante la giornata rigida...e questo contribuiva ad aumentare le rigidezze in generale, pensò. C'era l'Università Cattolica , lì in zona.


Davanti al numero 12 di via Carroccio, Santoro si fermò. Per un momento osservò quel portone ligneo scolpito e decorato, d'epoca. Di che epoca non si sarebbe mai saputo, perché "d'epoca" era il termine che i piazzisti di qualsiasi cosa a Milano usavano per dire che si trattava di una cosa che aveva un valore storico, ma senza conoscerne né la storia , né il periodo storico di riferimento della cosa. Case, auto, mobili, quadri e quant'altro.
Lesse sul citofono "Sponzini" e suonò. Era un videocitofono. Che a fianco a quel portone d'epoca faceva lo stesso effetto che avrebbe fatto lo smartphone in mano a Garibaldi.
-Chi è?, si sentì dire dal citofono.
-Sono il maresciallo Santoro, posso salire un momento?
-Un momento.
-Sì, certo, un momento.
-No, dicevo, un momento, che vedo, disse il citofono. Qualcuno vedeva Santoro ma lui non vedeva chi lo stava osservando. Si sentì come osservato dallo spioncino di un bordello mentre si spogliava e pattuiva la prestazione con una signorina a pagamento.
-Salga pure, terzo piano...c'è l'ascensore.
-Bene...potrebbe aprirmi, per favore?...signora voce? O come devo chiamarla, visto che non si è qualificata?
-Ah, scusi, sono Elena Sponzini, la padrona di casa.
-Piacere, disse Santoro.


Prese l'ascensore, era un'ascensore antica, d'epoca anch'essa, una gabbia di vetro e legno intorno che saliva su per un cono di inferriate , cigolante come un cingolato dell'ultima guerra.
Una volta al piano, una signora mulatta, molto giovane e , avrebbe detto Santoro, avvenente, lo accolse.
-La signora Sponzini? Fece Santoro, sono il maresciallo Santoro, piacere.
La donna lo osservò e sorrise.
-Sono Magda, la tata, disse, il Dottor Sponzini la prega di attendere in salotto. Che fra poco sbrigate alcune faccende, verrà a trovarla.
Minchia, che gnocca, pensò Santoro. Sicuramente brazuca, come si chiamavano vezzeggiativamente fra loro i brasiliani all'estero.
La casa era lussuosa, ma un lussuoso antico, non ipermoderno e tecnologico. Dappertutto quadri, specchi con cornici d'oro e divani in pelle dalla comodità imbarazzante e fantozziana. Ci si sprofondava abbastanza dentro, a quei cosi di pelle umana, pensò Santoro.


Dopo una decina di minuti in cui Santoro se ne era stato accomodato sul divano in pelle milk&coffee , come il suo gualcito impermeabile alla Colombo, il Tenente, non lo scopritore delle Americhe, vide avvicinarsi a passo energico uno strano figuro.
Un signore filiforme sui 65, avrebbe detto Santoro, anche se una sessantacinquina ben portata, gli si fece incontro. Emaciato al punto giusto , come solo un borghese d'alto rango economico potrebbe essere, reduce dalle fette biscottate integrali e marmellata di mirtilli, per attivare la circolazione sanguigna (che a sua volta avrebbe attivato quella di azioni e obbligazioni), gli porse la mano.
Santoro la stinse istintivamente. Una stretta debole, una mano gelida.
-Piacere, sono il dottor Sponzini e mi occupo di molteplici attività economiche , non ultima quella di alcune produzioni industriali.
-Se non erro scovolini da denti, vero? Lo deduco dal suo sorriso, che è un ottimo biglietto da visita vivente...disse Santoro.
-Be', ecco, quella degli spazzolini è solo una delle molteplici attività delle nostre aziende...che tra l'altro sono quotate in borsa e ci stanno dando delle ottime plusvalenze, fece Sponzini, quasi a rimarcare che anche se vendeva spazzolini da denti , in definitiva, aveva tanti di quei soldi che non poteva certo aver paura di un semplice maresciallo sia pure della benemerita.
-Va be', taglio corto, non le voglio far perdere tempo...ehm...sa, le sue plusvalenze potrebbero risentirne, disse Santoro sarcasticamente, il motivo della mia visita attiene al decesso di vostra figlia...
-Già...è un dramma , l'ultimogenita...non ci rassegneremo mai alla sua prematura dipartita...oltretutto per mano di uno di questi pazzi criminali che uccidono in nome di un'ideologia che non merita di avere nessun Dio...
-Ha ragione, Dottor Sponzini...si tratta di criminali comuni, anche se dicono di agire per contro di un credo religioso...per lo più apertamente sconfessati dalla maggioranza dei mussulmani, disse Santoro provocatoriamente.
-Mi scusi, ma è sicuro che lei sia un maresciallo dei carabinieri?
-In carne ed ossa, dottor Sponzini, disse Santoro. E tirò fuori il tesserino per mostrarglielo.
-Veda, dottor Sponzini, abbiamo motivo di credere che sua figlia non sia stata uccisa da un killer islamista, bensì da un'altra persona , ben meno islamista e ben più occidentale, che era lì presente al momento del cosiddetto attentato.
-Scusi un attimo, disse Sponzini, mi devo sedere...
Il vecchio recitava a soggetto, pensò Santoro. E pensò anche che era il momento di affondare il colpi.
-Be', si dà il caso che io fossi lì in quel medesimo momento. Ma sfortunatamente non ho visto bene in faccia il killer, disse Santoro mentendo saggiamente a metà.
-Cioè , lei mi vuole dire che mia figlia non è stata uccisa da quel pazzo criminale?
-Io dico che è stata uccisa da altri nel medesimo momento...per cui mi sono convinto che potrebbe essersi trattato di una montatura...il fine ultimo di tutto il casino era sua figlia...
-No,no,no...ma questo non è possibile, è pura fantasia...signor..come ha detto che si chiama?
-Santoro. Maresciallo Santoro. Ed ha capito e sentito molto bene, secondo me, disse Santoro.
-Avverto in lei una certa ostilità...diamine! Dopotutto in questa storia noi siamo la parte lesa.
-Beh, se devo dire francamente io di lesa qui vedo solo la sua presunta maestà.
-Come si permette di dire tutto ciò...io, io, disse Sponzini tremando, io voglio parlare con il mio avvocato!
-Al tempo, disse Santoro, al tempo...lei adesso si siede e, da bravo, mi dice tutto quello che non mi ha voluto fino ad ora dire...
-Che...che ..cccosssaaaa dovrei dirle?
-Avanti...lei ha fatto uno sgarbo a qualcuno e quel qualcuno ha deciso di fargliela pagare. Non è così? Ci ho visto giusto?
-La prego di accomodarsi fuori dalla mia casa, non dirò più una parola se non in presenza del mio avvocato...
-See, seee, mi appello al quinto emendamento e cazzate varie da film americane....sua figlia potrebbe essere morta per una minchiata fatta da lei e lei chiede un avvocato? Ma che razza di genitore è lei? Disse all'improvviso Santoro.
-Non dirò più niente, disse Sponzini...dopo un momento di sconcerto aveva recuperato l'alterigia borgehse del danaroso e la freddezza del potente. Il momento magico per Santoro era terminato. Doveva tirare i remi in barca e agire in un altro modo. Ma di indicazioni da quell'incontro ne aveva tratte. Eccome.
-Va bene, Dottor Sponzini. Faccia come crede. Sappia che da questo momento lei e le sue attività sono oggetto di indagine. E quant'è vero iddio, le giuro che verrò a sapere come sono andate realmente le cose.
Si girò se si diresse verso l'uscita. Mentre Magda lo accompagnava alla porta si girò un attimo verso di lei e disse-fatti un curriculum, potresti averne bisogno.
-Perché, signore?
-Perché potresti perdere questo lavoro...ma, da quello che mi è parso di capire, potrebbe persino essere una buona opportunità, per te...di migliorare. Buona giornata.
Scese con l'ascensore cigolante. Che colpo di genio aveva avuto, nel dire che non aveva visto l'assassino in faccia. Questo gli avrebbe dato un po' più di tempo. Per cosa? Per tutelarsi da un'eventuale ritorsione. Questi santarellini pieni di soldi ben educati e cerimoniosi, pensava Santoro, quando si tratta di difendere i loro patrimoni, non badano certo a pose oxfordiane. Non ci metterebbero niente a telefonare ad un altro fottuto killer. Tanto con i soldi riescono persino a ripulirsi le coscienze. Con i soldi e con il tempo. Il tempo lava i sensi di colpa persino del diavolo, pensò  Santoro.  Avrebbe dovuto avvisare Cazzaniga e dirgli di mettere tutte le comunicazioni di Sponzini sotto controllo. Di puzza di bruciato ne aveva sentita in quella casa. Era il caso di chiamare i pompieri.

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