giovedì 2 luglio 2015

Brasil, capitolo 2

Ore 21, ora brasiliana, il boeing sul quale viaggiava il maresciallo Santoro stava sorvolando una vasta area al di sopra di Fortaleza. Le luci fioche dei quartieri periferici della citta' trasmettevano un'atmosfera tipo Bagdad durante la guerra del golfo nelle descrizioni dell'indimenticabile Lucio Manisco. O almeno cosi venne fatto di pensare a Santoro. Quando era partito dall'aeroporto della Malpensa, vicino a Milano, c'era il ghiaccio sulle piste e aveva nevicato. C'era una temperatura di meno sette gradi. Una volta atterrato l'aereo all'aeroporto Pinto Martins, di Fortaleza, capitale dello stato del Ceara', nordest del Brasile, avrebbe trovato piu' trentotto gradi. Niente male come sbalzo climatico. Santoro sperava che non gli  accadesse niente. Che ne so, gli potevano esplodere le vene, per la pressione atmosferica. Oppure i coglioni. Quelli non credeva. Dal momento che per un bel po' non avrebbe visto il capitano Gianuli, il maresciallo Gargano e Crescenzi. Di Crescenzi, anche lui collega e maresciallo, un po' gli dispiaceva. Era simpatico e soprattutto non nascondeva le proprie imbranataggini. E non le mascherava con le inefficienze degli altri. Come faceva il capitano Gianuli. 
L'aereo, un boeing di una strana a mai sentita compagnia italiana denominata Itavia, atterro' lasciando che il carrello facesse un fracasso che in confronto il rumore dei barattoli dei matrimoni napoletani attaccati dietro le auto degli sposi, tanto per restare nel territorio di Crescenzi, sarebbe potuto apparire puro silenzio. Poverini, dovevano essere stanchi, i piloti, dopo nove ore di volo e dopo essersi sorbiti ben sette film con Ben Stiller. Dovevano odiarlo, ormai, quel comico americano. A parte che di comico non aveva niente. Il che dimostrava, penso' Santoro, che gli americani non ridevano per le stesse cose per cui ridevano gli europei. Infatti. Gli europei avevano ben poco da ridere, con la crisi economica che tutta l'area stava attraversando. Ma chi cavolo si credeva Roosvelt, penso' di se' Santoro. In realta' era un altro dei suoi artifizi mentali per rimandare sine die tutti i ragionamenti del caso sul perche' si trovava in Brasile. E il motivo era Vanessa. Non riusciva a non pensare a lei senza che il suo viso si venasse di malinconia. Era stato insieme a lei per poco piu' di un anno. E sentiva che era la donna della sua vita. A volte uno impiega l'intero arco della propria esistenza, mezzo secolo, per intenderci, per incontrare l'anima gemella. Ed ecco che il destino beffardo te la porta via. Vanessa e la sua pelle nera, da discendente di africani. Vanessa e il suo Candomble', mentre riempiva ciotole di riso crudo , accendeva candele e recitava preghiere in lingue africane sconosciute. Vanessa e il suo fare l'amore selvaggio, intenso, eppure leggero, leggiadro, naturale, come respirare, mangiare, giocare...precristiano. Senza la  becera sacralita' di un rituale prestabilito...come fra due animali, istinto, piacere, catarsi...
L'autobus sul quale viaggiava due anni prima aveva avuto un incidente. E Vanessa che stava andando a trovare una  sua sorella  di culto a Jericoacoara, a trecentocinquanta chilometri da Fortaleza, in un villaggio alimentato a pannelli solari e gruppi elettrogeni, una delle dieci spiagge piu'  belle e grandi del mondo, che resta coinvolta nell'incidente e muore. Santoro ricordo' il giorno del suo funerale . Con tutti i parenti della sua compagna. E una strana conversazione con un funzionario della Policia Militar che lo assicurava, e pure troppo, che era stato fatto tutto il possibile per salvarla. Una volta portata in ospedale. Ma tutti quei visi, del poliziotto e di parenti e amici ,a Santoro,  non convinsero troppo. Ebbe come la sensazione che fosse una terribile e tragica messa in scena modello  parche greche che piangevano a comando. Ma all'epoca stava conducendo un'indagine importante. E fu costretto a tornare  a Milano il giorno dopo il funerale. Seppelli' la sua Vanessa troppo in fretta. E spesso il volto raggiante ma con espressione di rimprovero della nera nordestina di origine , neanche a dirlo bahiana-dal momento che in quello stato del Brasile l'80% della popolazione era discendente di schiavi africani-era tornato a tormentarlo nei sonni agitati. Santoro non credeva al Candomble' , questo culto sincretico in cui gli orixas, dei semidei africani avevano intrecciato le proprie anime e i propri poteri con dei santi cristiani. Santoro non credeva e basta. Gli sarebbe potuto apparire Padre Pio [ genius loci religioso di tutti i pugliesi] davanti e avrebbe cominciato a pensare a cosa e quanto avesse bevuto il giorno prima. Ma era innamorato di Vanessa. E voleva dar seguito alle sue sensazioni. Glielo doveva. Non importava che cio' non gliel'avrebbe restituita. Magari, scoprire come e perche' era  morta, avrebbe dato ristoro alla sua anima. E concesso sonni piu'  tranquilli  a Santoro.

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