giovedì 9 novembre 2017

La pianista cinese, capitolo 34

Agostinelli stava prendendo un cappuccino e inzuppava il cornetto.
-Ammazza, marescià, Milano è proprio come me l'immaginavo, disse.
-E cioè, come? fece Santoro.
-Frenetica...tutti che vanno de fretta, de là e de qua, ma 'ndo vanno?
-Se la banana non ce l'hanno ?
-Eh? fece Agostinelli.
-Niente, volevo fare una rima cretina...beh, sembra che ci sia riuscito.


-Muoviamoci, disse Santoro, siamo in via Carducci. Cinquanta metri e percorriamo via De Amicis. A metà via De Amicis c'è via Carroccio.
-E lì chi c'è? chiese Agostinelli.
-Sponzini...il tizio di cui ti ho parlato, l'industriale degli spazzolini reduce degli anni '70...Casalbene  operava a Roma , negli anni di piombo. Non potevano non conoscersi. Frequentavano gli stessi ambienti all'Università: quelli della sinistra extraparlamentare.
-Come pure Spartaco.
-Già, come pure il tuo amico Spartaco.
-Amico? Ma quale amico? Semplice conoscente.
-Sembri Strurmtruppen di Bonvi.
-Chi?
- Niente, sei troppo giovane, non puoi capire.
-Marescia, se se tratta de cose porno...beh, ce capisco eccome!
-La pornografia c'entra...nel senso che ormai la cultura scandalizza, disse Santoro.
-Ecco quando parlate de ste cose, me fa male la testa, marescià, diventate noioso.
-Beh, si , ti capisco. La tua generazione ha imparato la geografia su Google maps.
-Che volete dì, con questo?
-Che siete artificiali...artificiosi...che se continuate così persino il sesso diventerà virtuale , per voi.
-Ve sbagliate, marescià...er sesso è sacro pure pe' noi! A proposito, ieri in metropolitana ho pure rimorchiato.
-Bionda o mora?
-Mora, marescià..me sa che era delle vostre parti...a Milano per studio!
-Vi siete scambiati il telefono?
-No, marescià, mi ha aggiunto su Facebook.
-Eccerto! Che idiota, dovevo immaginarmelo. Certi metodi sono troppo romantici per voi...mandare un messaggino, attendere una telefonata per vedere chi dei primi richiama...ma perché se vi potete mandare foto e video in tempo reale persino dei nei nel culo!
-Marescia, nun esagerate...comunque ho capito che cosa volete dì...de stacce attenti, de non perde er contatto con la realtà.
-Perlomeno parlate , guardatevi, fiutate i vostri rispettivi odori....poi non vedetevi per qualche giorno...e se rivedendovi riscatta la scintilla è amore. Invece così come fate? Vi mandate foto ogni 5 minuti, mi sembrate già sposati prima del tempo. Oppure non lo farete mai perché bruciate tutto e subito. Consumate l'immagine della persona in un tempo stretto. E poi navigando nel mondo delle immagini ne vedete delle altre, infinitamente più belle, fino a fare la fine dell'asino di Buridano.
-Beh, che fine fece l'asino de Buridano?
-Che non sapendo scegliere fra l'acqua e il fieno morì di stenti.
-Ah, meno male...me credevo che finiva col prenderlo nell'ano...che , tra l'artro,faceva pure rima...con Buridano...
Santoro restò serio. Poi sorrise. Dopotutto anche se ignorante Agostinelli era simpatico. E creativo. Aveva la battuta pronta. Magari era lui che sbagliava a fare il matusa.


Davanti al portone di Sponzini ,Santoro disse ad Agostinelli-ascoltami, tu stai qui. Passeggia lungo il marciapiedi. Non lo so. Io dovrò affrontare questo tizio a muso duro. Dovrò un po' strapazzarlo con le parole, provocarlo. Magari potrebbe chiamare qualche sgherro amico suo. Insomma, voglio che mi copri le spalle.
-Come l'asino  Buridano?
-Come Buridano...il filosofo che inventò il paradosso dell'asino, Agostinè..e su dai, fai il serio ora. Di babbi di minchia abbiamo già fatto il pieno.
-Ok, stavo a scherzà...
-Uhm...


Santoro suonò al citofono. Ma , contrariamente a quello che s'aspettava,  il portone fu aperto senza che nessuna voce fosse udita. Santoro entrò. Agostinelli restò a coprirgli le spalle.
Santoro salì a piedi.
Arrivato all'ingresso dell'appartamento di Sponzini-che doveva essere quello nel quale dimorava abitualmente, posto che il palazzo era di sua proprietà-trovò un uomo che doveva essere una specie di maggiordomo.
-Prego Maresciallo, il dottor Sponzini la attende nel suo studio.
-Il dottor Sponzini mi attende nel suo studio? E come faceva a sapere che sarei venuto?
-Non lo sapeva. L'ha vista dal videocitofono.
-Uhm, grugnì Santoro.
L'uomo, un sessantenne brizzolato con una giacca da maggiordomo, una camminata da maggiordomo e una faccia da maggiordomo, fece strada. Intorno quadri di valore, corridoi lunghi pieni di specchi.
Il "maggiordomo" aprì una porta, ad un certo punto di uno dei corridoi di quel labirinto di 500 metri quadri di casa e fece entrare il maresciallo pugliese.
Era lo studio di Sponzini. E dentro, seduto dietro una scrivania , svaccato comodamente e senza alcun patema d'animo in viso, c'era Sponzini.
Era in piena forma. Nonostante la morte della figlia. Nonostante tutto il resto. Osservò Santoro e gli sorrise beffardamente.
-A cosa devo l'onore barra onere della sua visita, Maresciallo. Penso che si sia capito già da tempo  che lei non è il benvenuto da queste parti!, disse .
Aveva una faccia da sessantenne sportivo, faccia con le rughe ma ben tenute, come l'uomo maturo della pubblicità di un profumo. Quale profumo, a Santoro, non gli sovvenne.
-Beh, che le devo dire. Nemmeno a me lo ha ordinato il dottore di farle visita. Ma vede dopo tanti anni di servizio un carabiniere, che non è uno sbirro comune, ma uno che ci crede, crede nella ricerca della verità, matura una sorta di fiuto per le cose marce. E sin dalla prima volta che sono entrato in questa casa la puzza di crisantemo che aleggiava nell'aria mi ha insospettito. Lei ha più di qualcosa da nascondere. Pensa che me la beva che sua figlia è stata uccisa in un attentato terroristico? Sua figlia è stata fatta fuori da Casalbene, un killer latitante delle Bierre, che, sono sicuro che lei ne sia a conoscenza, è deceduto di recente in circostanze "misteriose".
Sponzini , capelli bianchi un pò alla Avvocato Agnelli, stesse basette, se vogliamo, monitorò il viso di Santoro. Quello che lui considerava un ometto da niente, dall'alto dei suoi soldi, delle sue ricchezze , in fondo lo incuriosiva. Ma si sentiva inattaccabile. Le sue ricchezze erano le sbarre dorate della galera dorata in cui era rinchiuso come in un bunker antiatomico inattaccabile da qualunque arma chiamata sospetto.
-Lei dice? Ma non ha nessuna prova. Altrimenti mi avrebbe fatto arrestare. Le sue sono supposizioni di un invidioso che vorrebbe vedere nel fango un uomo che dorme a sfioramento della volta stellata dopo una vita dedicata con sacrificio a costruire un impero. Un impero che si fonda sull'igiene orale.
-Per forza, si deve fondare sull'igiene orale...E' il simbolo della borghesia di questo paese.  Si pecca dal lunedì al sabato e poi la domenica in chiesa a mondarsi. L'igiene orale è la degna conclusione per una bocca lorda di menzogna, disse Santoro.
-Adesso basta, disse Sponzini alterandosi, ma con che diritto lei crede di entrare in casa mia per offendermi. Se ha delle prove a suffragio delle sue fantasiose teorie, le porti e proceda di conseguenza. Altrimenti mi faccia il piacere di sgomberare.
-Altra metafora della borghesia di questo paese. Da giovani centri sociali occupati. Poi, una volta fatti i soldi , sgomberatori di Centri Sociali...e di  marescialli dei carabinieri...a quanto pare...
-Non dica idiozie...c'era un uomo che diceva queste cose strampalate...si chiamava Pasolini...e tutti sanno che fine abbia fatto.
-Mi sta minacciando?
-No..ma se ne deve andare da casa mia.
-Sa una cosa? Credo che fra lei e Casalbene ci fosse un legame derivante dalla frequentazione di quegli anni. Gli anni '70. Dopotutto eravate compagni, no?
-Oggi non la penso più come allora. Eravamo dei giovani ingenui. Volevamo fare la rivoluzione senza alcuna preparazione culturale adeguata. Mi vergogno di molte cose che si fecero in quegli anni.
-Per esempio, di che cosa?
-Non lo dirò certo a lei...
-Omicidi?
-Come si permette. Io non ho ucciso nessuno. Forse Casalbene lo ha fatto. Ma lui prese la strada della lotta armata.
-Lei invece quella del calcestruzzo armato.
-Decisi di fare i soldi iniziando dall'edilizia ? E' un reato, forse? E' proibito? Ho fatto i soldi , sì. E anche legalmente.
-Non lo so. Questo lo vedremo, egregio dottor Sponzini. Sta di fatto che lei per le sue merdate potrebbe aver perso una figlia. Forse è ancora in tempo per dirmi perché è morta sua figlia.
-Fuori!, disse Sponzini. Schiacciò un tasto sulla scrivania. 30 secondi dopo apparve "il maggiordomo". Ma non aveva la faccia del maggiordomo di "Tre nipoti e un maggiordomo". Era una faccia lievemente più patibolare. Santoro si fece accompagnare alla porta. Prima di entrare nell'ascensore, in lontananza nel corridoio dove di solito doveva allenarsi Lasse Viren, famoso maratoneta finlandese, tanto era lungo, Sponzini gli urlò- mi occuperò personalmente di metterla in condizioni di non nuocermi mai più.
-Sarà meglio per lei che ingaggi qualcuno alla mia altezza, rispose inaspettatamente persino per se stesso, Santoro.
Nell'ascensore, Santoro pensò: gli ho fatto saltare i nervi. Da come ha reagito c'è del marcio in Danimarca. Se così possiamo dire. Ma non giel'avrebbe detto ad Agostinelli. Temeva che avrebbe potuto rispondere con qualche metafora calcistica. E per quel giorno di metafore, calcistiche o meno, ne aveva avute abbastanza.

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