Presero un taxi. Gli occhi di Daniela Alves luccicavano nel buio della notte giovane.
-Dove andiamo? Le chiese Santoro.
-Andiamo all'Alfama. In un'osteria: Clube de Fado.
-Interessante. Si mangia bene?
-Si mangia cibo tipico portoghese...e poi questa è una serata speciale, disse la Alves mentre il taxi
si insinuava nel traffico portoghese lungo il molo che da Praca do Comercio si doveva percorrere
per andare verso Alfama.
-Una serata speciale...ripetè Santoro. Speciale perchè?
-Conosci Maritza? Era pericolosamente passata al "tu", pensò Santoro.
-La più brava cantante di fado contemporanea?
-Sì, lei.
-Mai vista dal vivo. Mai conosciuta. Sono un amante della musica classica e qualche volta ascolto
jazz , specie latino. Il fado mi piace. E' un tipo di canto antico che si avvale del suono delle
chitarre acustiche. Per me è musica classica anche il fado.
-Assisterai ad uno spettacolo unico. Maritza non canta mai in locali. Fa concerti nelle piazze di
tutto il mondo con migliaia di spettatori. Stasera si concederà per pochi intimi.
-Immagino che essere un sottufficiale della Grp abbia i suoi privilegi, disse Santoro.
-A volte i privilegi spettano a chi ne può capire l'importanza, disse la Alves.
-Non fa una grinza, disse Santoro.
Scesero nei pressi del porto. L'oceano silenzioso e calmo mostrava sullo sfondo lavagna, in
lontananza, una luna piena da lupi mannari. Una nave da crociera stava per attraccare in quel
punto, a quell'ora bizzarra, per un attracco.
Si insinuarono a piedi fra i vicoli dell'Alfama. Ad un certo punto svoltarono a sinistra e presero
per Rua Sao Joao da Praca. Al numero 86 c'era l'ingresso del Clube de Fado. La Alves aveva un
passo svelto e felpato. Santoro aveva sempre ammirato la naturale leggerezza che accompagnava
le camminate della gente di colore. Quando si trattava di donne si aggiungeva anche una naturale
grazia ed eleganza. Al contrario la Regina d'Inghilterra camminava come un contadino. Strano
come i soldi ed il potere sovvertano tutto. Anche l'impressione sull'eleganza reale. A parte i
cappellini della regina inglese. Nessuno avrebbe detto che erano buoni per Halloween. Perchè
sarebbe stato dissacrante. Però era vero.
All'ingresso c'era una specie di armadio umano che fungeva da gorilla. La Alves mostrò il
tesserino. L'uomo le sorrise con due denti d'oro che lo rendevano molto Gipsy King. Molto Gipsy
ma King neanche a parlarne. L'equilibrio sociale era ristabilito. I ricchi continuavano a vincere.
Si sedettero ad un tavolo apparecchiato per due. La vista del piccolo palco per l'esibizione canora
davanti alla ventina di tavoli classici da osteria imbanditi elegantemente, da quella prospettiva,
era ottima.
La Alves cominciò a dare un'occhiata al menù.
-Non parliamo di lavoro, stasera? Chiese Santoro.
-Ti va di parlare di lavoro?
-No. Direi che ne ho abbastanza di fare da caregiver alle forze dell'ordine portoghesi.
La Alves rise.
-E' impressionante, quanto somigli a Carvalho...riguardo alle battute.
-E riguardo al resto?
-Riguardo al resto...beh, Tiago era un tombe de femme. Tu sei un tombe de femme?
-Io sono una tomba, con le femmine. Non credo sia uguale. Santoro dovette spiegarle in
portoghese il gioco di parole. Alla Alves non piacque. Non rise. Santoro capiva le donne molto
meno di quanto le donne lo capissero. Non si incontravano mai. Ma quando succedeva quel
momento zen...erano fuochi d'artificio.
Magari Carvalho li faceva scoppiare sempre, i fuochi d'artificio.
Uno spreco, pensò. Non è che si poteva essere identici a qualcuno. Poi Carvalho era più giovane
di lui. E probabilmente non ancora del tutto disilluso, circa l'amore.
-L'amore è come il morbillo, disse Santoro, parlando sovrappensiero. Si prende una volta sola.
-Che significa, chiese la Alves incuriosita, mentre sfogliava il menù.
-Che magari Carvalho era un olimpionico del sesso. Ma quando vinci molte medaglie, perdi di
vista il piacere della sconfitta. Che consiste nel rimandare la vittoria. Quello è il massimo piacere.
Il sesso è come una regata velica. Vinci quando c'è la perfetta confluenza di tutte le circostanze.
Vento, caso, fortuna, sfiga altrui. E quando arrivi al traguardo fra le procelle, ad attenderti trovi
l'amore. Carvalho attendeva questo momento zen esercitandosi parecchio. Io non perdo tempo
ad esercitarmi in qualcosa che so già che non potrà portarmi a nessun traguardo. Allenarsi da
solo a quale punto è quasi la stessa cosa.
-Quasi? Chiese Daniele Alves sorridendo.
-Ho detto quasi perchè non è che io disdegni le batterie di riscaldamento.
Daniela Alves rise di gusto.
Poi si fece seria. -Hai sofferto molto per amore?
-Ho incontrato l'amore una volta sola. Poi lei è morta. E io pure...riguardo all'amore, dico.
Poi cambiò repentinamente discorso. Non voleva scadere nel melodrammatico. Non sarebbe stato
da lui-Sei sicura che Thompson non potrà riconoscermi?
-Abbiamo detto niente lavoro, stasera. Giusto?
-Giusto, disse Santoro. Anche lui sollevò il menù e gli dette una scorsa. Nonostante la mezz'età
passata, non usava ancora gli occhiali, per leggere. Ma per lui era una cosa naturale. Come per
una nera camminare e sembrare una modella su un palco.
Si orientarono entrambi sulla cataplana de marisco. Misto di pesce e frutti di mare cucinati in
padella con patate lesse, peperoni, cipolla. Un trionfo di sapori marini, pensò Santoro.
Finalmente un pò di relax.
La Alves aveva ordinato un Vinho Verde Alvarinho. Proveniente dall'Alentejo, regione portoghese
molto famosa per le uve e i vini. Santoro se l'appuntò nella guida vini Santoro mentale.
Mentre degustavano i loro piatti, bevendo vinho verde, di quando in quando, entrarono due
chitarristi. Avevano al seguito le loro chitarre tipiche portoghesi, con quelle casse tipiche che
ricordavano i girovita curvy delle bellone di una volta.
Iniziarono a pizzicare le corde delle chitarre. Così. Per riscaldare l'atmosfera. In attesa
dell'ingresso della star: Maritza.
-Come mai una star come Maritza si è concessa in un posto così? Chiese a quel punto Santoro,
alla Alves.
-Oltre ai concerti, per passare alla storia, non puoi non cantare in un luogo come questo. Dove ha
cantato Amalia Rodrigues, disse la Alves. Vedì quelli seduti ai tavoli lì davanti?
-Sì, disse Santoro. Hanno facce da politici corrotti.
La Alves rise. -Indovinato. Sono parlamentari e un ex sindaco di Lisbona.
A quel punto Santoro si mise in allarme.- E se ci fossero anche il Gatto e la Volpe? Dopotutto per
voi portoghesi, questo concento di fado, in un luogo tipico e storico, è un evento.
-Tranquillo, ho controllato. Pensi che abbiamo dei gusto così raffinati, quei due? Saranno
sicuramente a casa di qualche puttana, disse Daniela Alves. Le puttane vanno con le puttane, lo
sapevi?
-Lo immaginavo, disse Santoro, senza tuttavia sorridere. Non gli piaceva quel linguaggio. Specie
sulla bocca di una donna. Gli abbassava la libido. Strano ma vero, al libido del Maresciallo si
fondava sulla promessa di candore.
E poi entrò LEI. Maritza. Magra filiforme, capelli cortissimi, biondi, pelle ambrata, mulatta,
tratti africani. Occhi vivacissimi e sornioni, seppur , a tratti, malinconici.
-Sembra in gran forma, disse Daniela Alves.
-Perchè non avrebbe dovuto esserlo? Chiese Santoro.
-E' sopravvissuta ad un brutto male. L'ho sentita in un intervista, quando ha detto quello che
l'ha aiutata molto è stato continuare a lavorare. A creare canzoni, a fare musica.
-L'arte è la miglior medicina. Non in assoluto. Ma aiuta, disse Santoro. Tranne quando è arrivato
il tuo momento. A quel punto puoi solo obliterare il tuo biglietto per il paradiso.
-Per il paradiso? Fece la Alves, meravigliata. E i cattivi, anche?
-Sì, disse Santoro. Hanno già vissuto il loro inferno. Essere cattivi è già vivere all'inferno. Sei solo
temuto. Nessuno mai ti amerà.
-Interessante, disse la Alves.
Maritza sorrise al pubblico. Sorrise a mezz'asta ai politici che la stavano idolatrando. Poi si
rivolse alla sala. Guardò verso il tavolo di Daniele Alves e di Santoro. Fece un occhiolino alla
Alves.
-La conosci? Chiese Santoro al sottufficiale portoghese.
-Sì. Come credi che sia potuta entrare qui? Perchè sono un sottufficiale della GRP e basta?
Maritza ha dato precise istruzioni all'ingresso. Il gorilla che ci ha fatti passare era stato parlato.
-Strano, disse Santoro. E' la stessa espressione che usiamo noi in puglia. Presa da dialetto.
La Alves non ci fece caso.-L'ho conosciuta durante un concerto qui a Lisbona. Tre anni fa. Si sentì
male e dovette interromperlo. Io la portai con l'auto di servizio in ospedale. Da allora mi è
rimasta sempre riconoscente. Ogni tanto ci sentiamo. Quando viene a Lisbona prendiamo un tè
insieme. Come due vecchie zitelle.
-Perchè, non avete un uomo? Oppure...
-Rilassati. Ci piacciono gli uomini, disse la Alves. E poi ricordati che nelle nostre vene scorre il
sangue del nostro stesso continente d'origine. Le cose fuori dalla norma sono dei continenti
morenti. Noi veniamo da un continente giovane. Prima di diventare gay dobbiamo prima
corromperci, poi diventare eccessivamente femministe, per poi passare dall'altra parte della
barricata.
Santoro rise.-Spero che tu non dica sul serio.
-Certo...che non dico sul serio, disse la Alves.
Si stava mostrando una donna molto intelligente. Oltre che determinata. Sì, si disse Santoro.
Poteva farcela a portare a termine la sua missione. E diventare qualcuno nelle forze dell'ordine
portoghesi. Può farcela, ribadì a se stesso. E la cosa lo rincuorò. Visto che sarebbe stato
completamente in sua balìa. E che non aveva molte alternative, a questa situazione. Doveva stare
al gioco e portare a casa quello che gli premeva di più: restituire credibilità e dignità, a questo
punto, alla memoria, di un collega.
Maritza cominciò a snocciolare il suo repertorio: "O Tempo nao para", Melhor de mim", "Quem
Me Dera". La sue espressività facciale era proverbiale. Accompagnava quelle parole tristi,
malinconiche, gioiose a volte, con espressioni del viso di una teatralità perfetta. Non usciva fuori
sincrono, mai. Segno che partecipava emozionalmente, visceralmente, ai propri testi. Era dentro
le sue canzoni. Raccontava la sua vita, se stessa. Essere sopravvissuto al male, fisico, ma anche
morale, della corruzione dei costumi di ogni società contemporanea. Santoro ascoltava rapito.
nessuna lingua, come quella portoghese, gli sembrò in quel momento più adatta ad esprimere i
sentimenti più profondi della vita. Il vino bianco scendeva come meglio non poteva scendere e
restituiva, nella discesa verso gli inferi, per lui, per il vino, che avrebbe trovato negli intestini di
Santoro, la magia di quel leggero stordimento che ti faceva percepire le cose con contorni sfumati
o dimezzati, sintetici...in una parola, poesia. Andare all'inferno, il vino, per restituire paradiso,
alla mente e all'anima di chi ti aveva mandato a morire. Niente di più poetico. Poesia delle
canzoni di Maritza e poesia della Alves davanti a lui. Con il suo viso nero che faceva da specchio,
leggermente inumidito com'era, sulle gote pronunciate, ai bagliori delle luci di candela, sul
tavolo. E Santoro provò un leggero brivido.
Al termine del concerto, Daniela Alves si alzò in piedi. Tutti, seduti com'erano ai tavoli, si
alzarono in piedi, in segno di rispetto, applaudendo la cantante portoghese, a scena aperta. A
quel punto Daniela Alves, inaspettatamente, per lui, per Santoro, prese il Maresciallo per mano e
si diressero verso il piccolo palco, poche decine di metri davanti a loro. Maritza era assediata dai
tanti ammiratori che la volevano salutare, le volevano parlare, scambiare anche qualche breve
frase, cose così. Maritza scorse in mezzo alla piccola folla, Daniela Alves. Con la mano le fece
cenno di avvicinarsi. La Alves, tirandosi dietro Santoro, si avvicinò. Le due si abbracciarono.
C'era molta africa fra loro. Due corpi dall'eleganza imbarazzante, corpi che probabilmente non
dovevano ammazzarsi in palestra per ore, per essere così perfetti com'erano. A Santoro gli
sembrò che brillassero, in mezzo ai corpi, sfatti, deformi, ineleganti, in molti casi, ma anche finti
artificiali e sottoposti a incantesimi a tempo, com'erano quelli di alcuni suoi compagni di
continente, che se avessero mollato le loro macchine da palestra, sarebbero finiti nella categoria
degli altri che avevano mollato dalla nascita...perchè avevano trovato più interessante e proficuo
allenare la propria cattiveria sociale. Arrivare in cima e dimostrare che quel che conta, non sono
gli addominali. Ma i soldi. Che gli addominali altrui, di ogni sesso, si mettono al servizio del
denaro.
-Chi è questo bell'uomo, disse Maritza a Daniela Alves.
-E' un italiano. Molto simpatico. Molto intelligente.
-Non ha detto bello, aggiunse Santoro.
Maritza sorrise-Bello equivale a stupido. Meglio affascinante.
Santoro sorrise. Chi lavorava con le parole, con i versi delle canzoni, che in definitiva, erano
poesie in musica, aveva il senso del ritmo. Sapeva sempre cosa dire e quando dirlo.Una dote che
Santoro invidiava molto in chi la possedeva.
Maritza abbracciò Santoro. In uno slancio molto sud del mondo.
-E' la tua nuova fiamma? Fece Maritza alla Alves.
-Stiamo a vedere, rispose la Alves, ridendo.
Santoro diventò rosso come il peperone usato per aromatizzare la cataplana.
-Non ho abbastanza addominali, disse Santoro.
-Siamo gente pratica, noialtre...badiamo alla sostanza.
-Explicit content? Disse Santoro.
-Che ha capito, il tuo amico? Disse Maritza, rivolta alla Alves. Voi uomini capite sempre al
maschile. Per noi la sostanza è l'anima. Se hai addominali ma non hai anima, be', di addominali
se ne possono sempre trovare di migliori. Di più scolpiti. Ma l'anima nobile è rara. Ed è magica.
E la magia ti fa sembrare la realtà più desiderabile del sogno. La magia scolpisce la realtà meglio
del sogno. A quel punto gli addominali scolpiti non ci servono più.
Diavolo di una cantate poetessa, disse Santoro. E' proprio vero. E' magra, filiforme, ma ha un
viso più sensuale di mille mestieranti imbottite di silicone. Tette e culo non fanno la sensualità.
Tette e culo sono geometrie. Di fronte alla profondità di quegli occhi. Di quel sorriso. Di quelle
minuscole rughe d'espressione. I corpi devono saper parlare. Altrimenti sono bambole di gomma.
Ma a molti uomini piacciono le bambole di gomma. Non capiscono niente e fanno esattamente
quello che gli si dice di fare. Ma quanto è più difficile e gratificante far fare tutto quello che vuoi
che ti facciano, in un letto o seduto ad un tavolo da pranzo, non importa, a chi si fa schiava per
procurare piacere al proprio amore. Rinunciando a se stessa. Ma solo nei momenti in cui si
abdiga a se stessi, per amore altrui. Farsi schiave ma per amore. Come in un gioco. Per poi
tornare subito dopo a scegliere giacca e cravatte giuste per uscire insieme. E vietarti di metter
becco sulle tue minigonne ascellari.
Questo e molte cose si dissero con gli occhi e col pensiero, il maresciallo e la cantante. O
perlomeno questa fu la percezione da sognatore di Santoro. Prima che la cantante fadista, fosse
inghiottita via dai suoi gorilla, dalla sicurezza e da manager gelosi ed esclusivi. Prima che fosse
inghiottita dalla gabbia dorata manageriale della privacy commerciale del proprio
personaggio.
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