lunedì 4 ottobre 2021

Lisboa 36


Presero un taxi. Gli occhi di Daniela Alves luccicavano nel buio della notte giovane. 

-Dove andiamo? Le chiese Santoro.

-Andiamo all'Alfama. In un'osteria: Clube de Fado.

-Interessante. Si mangia bene?

-Si mangia cibo tipico portoghese...e poi questa è una serata speciale, disse la Alves mentre il taxi

 si insinuava nel traffico portoghese lungo il molo che da Praca do Comercio si doveva percorrere

 per andare verso Alfama.

-Una serata speciale...ripetè Santoro. Speciale perchè?

-Conosci Maritza? Era pericolosamente passata al "tu", pensò Santoro.

-La più brava cantante di fado contemporanea?

-Sì, lei.

-Mai vista dal vivo. Mai conosciuta. Sono un amante della musica classica e qualche volta ascolto

 jazz , specie latino. Il fado mi piace. E' un tipo di canto antico che si avvale del suono delle

 chitarre acustiche. Per me è musica classica anche il fado.

-Assisterai ad uno spettacolo unico. Maritza non canta mai in locali. Fa concerti nelle piazze di

 tutto il mondo con migliaia di spettatori. Stasera si concederà per pochi intimi.

-Immagino che essere un sottufficiale della Grp abbia i suoi privilegi, disse Santoro.

-A volte i privilegi spettano a chi ne può capire l'importanza, disse la Alves.

-Non fa una grinza, disse Santoro.

Scesero nei pressi del porto. L'oceano silenzioso e calmo mostrava sullo sfondo lavagna, in

 lontananza, una luna piena da lupi mannari. Una nave da crociera stava per attraccare in quel

 punto, a quell'ora bizzarra, per un attracco.

Si insinuarono a piedi fra i vicoli dell'Alfama. Ad un certo punto svoltarono a sinistra e presero

 per Rua Sao Joao da Praca. Al numero 86 c'era l'ingresso del Clube de Fado. La Alves aveva un

 passo svelto e felpato. Santoro aveva sempre ammirato la naturale leggerezza che accompagnava

 le camminate della gente di colore. Quando si trattava di donne si aggiungeva anche una naturale

 grazia ed eleganza. Al contrario la Regina d'Inghilterra camminava come un contadino. Strano

 come i soldi ed il potere sovvertano tutto. Anche l'impressione sull'eleganza reale. A parte i

 cappellini della regina inglese. Nessuno avrebbe detto che erano buoni per Halloween. Perchè

 sarebbe stato dissacrante. Però era vero.

All'ingresso c'era una specie di armadio umano che fungeva da gorilla. La Alves mostrò il

 tesserino. L'uomo le sorrise con due denti d'oro che lo rendevano molto Gipsy King. Molto Gipsy

 ma King neanche a parlarne. L'equilibrio sociale era ristabilito. I ricchi continuavano a vincere.

Si sedettero ad un tavolo apparecchiato per due. La vista del piccolo palco per l'esibizione canora

 davanti alla ventina di tavoli classici da osteria imbanditi elegantemente, da quella prospettiva,

 era ottima.

La Alves cominciò a dare un'occhiata al menù.

-Non parliamo di lavoro, stasera? Chiese Santoro.

-Ti va di parlare di lavoro?

-No. Direi che ne ho abbastanza di fare da caregiver alle forze dell'ordine portoghesi.

La Alves rise.

-E' impressionante, quanto somigli a Carvalho...riguardo alle battute. 

-E riguardo al resto?

-Riguardo al resto...beh, Tiago era un tombe de femme. Tu sei un tombe de femme?

-Io sono una tomba, con le femmine. Non credo sia uguale. Santoro dovette spiegarle in

 portoghese il gioco di parole. Alla Alves non piacque. Non rise. Santoro  capiva le donne molto 

meno  di quanto le donne lo capissero. Non si incontravano mai. Ma quando succedeva quel

 momento  zen...erano fuochi d'artificio. 

Magari Carvalho li faceva scoppiare sempre, i fuochi d'artificio.

 Uno spreco, pensò. Non è che si poteva essere identici a qualcuno. Poi Carvalho era più giovane

 di lui. E probabilmente non ancora del tutto disilluso, circa l'amore. 

-L'amore è come il morbillo, disse Santoro, parlando sovrappensiero. Si prende una volta sola.

-Che significa, chiese la Alves incuriosita, mentre sfogliava il menù.

-Che magari Carvalho era un olimpionico del sesso. Ma quando vinci molte medaglie, perdi di

 vista il piacere della sconfitta. Che consiste nel rimandare la vittoria. Quello è il massimo piacere.

 Il sesso è come una regata velica. Vinci quando c'è la perfetta confluenza di tutte le circostanze.

 Vento, caso, fortuna, sfiga altrui. E quando arrivi al traguardo fra le procelle, ad attenderti trovi

 l'amore. Carvalho attendeva questo momento zen esercitandosi parecchio. Io non perdo tempo

 ad esercitarmi in qualcosa che so già che non potrà portarmi a nessun traguardo. Allenarsi da

 solo a quale punto è quasi la stessa cosa.

-Quasi? Chiese Daniele Alves sorridendo.

-Ho detto quasi perchè non è che io disdegni le batterie di riscaldamento.

Daniela Alves rise di gusto.

Poi si fece seria. -Hai sofferto molto per amore?

-Ho incontrato l'amore una volta sola. Poi lei è morta. E io pure...riguardo all'amore, dico.

Poi cambiò repentinamente discorso. Non voleva scadere nel melodrammatico. Non sarebbe stato

 da lui-Sei sicura che Thompson non potrà riconoscermi?

-Abbiamo detto niente lavoro, stasera. Giusto?

-Giusto, disse Santoro. Anche lui sollevò il menù e gli dette una scorsa. Nonostante la mezz'età

 passata, non usava ancora gli occhiali, per leggere. Ma per lui era una cosa naturale. Come per

 una nera camminare e sembrare una modella su un palco.

Si orientarono entrambi sulla cataplana de marisco. Misto di pesce e frutti di mare cucinati in

 padella con patate lesse, peperoni, cipolla. Un trionfo di sapori marini, pensò Santoro.

 Finalmente un pò di relax.

La Alves aveva ordinato un Vinho Verde Alvarinho. Proveniente dall'Alentejo, regione portoghese

 molto famosa per le uve e i vini. Santoro se l'appuntò nella guida vini Santoro mentale.

Mentre degustavano i loro piatti, bevendo vinho verde, di quando in quando, entrarono due

 chitarristi. Avevano al seguito le loro chitarre tipiche portoghesi, con quelle casse tipiche che

 ricordavano i girovita curvy delle bellone di una volta.

Iniziarono a pizzicare le corde delle chitarre. Così. Per riscaldare l'atmosfera. In attesa

 dell'ingresso della star: Maritza.

-Come mai una star come Maritza si è concessa in un posto così? Chiese a quel punto Santoro,

 alla Alves.

-Oltre ai concerti, per passare alla storia, non puoi non cantare in un luogo come questo. Dove ha

 cantato Amalia Rodrigues, disse la Alves. Vedì quelli seduti ai tavoli lì davanti?

-Sì, disse Santoro. Hanno facce da politici corrotti.

La Alves rise. -Indovinato. Sono parlamentari e un ex sindaco di Lisbona.

A quel punto Santoro si mise in allarme.- E se ci fossero  anche il Gatto e la Volpe? Dopotutto per

 voi portoghesi, questo concento di fado, in un luogo tipico e storico, è un evento.

-Tranquillo, ho controllato. Pensi che abbiamo dei gusto così raffinati, quei due? Saranno

 sicuramente a casa di qualche puttana, disse Daniela Alves. Le puttane vanno con le puttane, lo

 sapevi?

-Lo immaginavo, disse Santoro, senza tuttavia sorridere. Non gli piaceva quel linguaggio. Specie

 sulla bocca di una donna. Gli abbassava la libido. Strano ma vero, al libido del Maresciallo si

 fondava sulla promessa di candore.

E poi entrò LEI. Maritza. Magra filiforme, capelli cortissimi, biondi, pelle ambrata, mulatta,

 tratti africani. Occhi vivacissimi e sornioni, seppur , a tratti, malinconici.

-Sembra in gran forma, disse Daniela Alves.

-Perchè non avrebbe dovuto esserlo? Chiese Santoro.

-E' sopravvissuta ad un brutto male. L'ho sentita in un intervista, quando ha detto quello  che

 l'ha aiutata molto è stato continuare a lavorare. A creare canzoni, a fare musica.

-L'arte è la miglior medicina. Non in assoluto. Ma aiuta, disse Santoro. Tranne quando è arrivato

 il tuo momento. A quel punto puoi solo obliterare il tuo biglietto per il paradiso.

-Per il paradiso? Fece la Alves, meravigliata. E i cattivi, anche?

-Sì, disse Santoro. Hanno già vissuto il loro inferno. Essere cattivi è già vivere all'inferno. Sei solo

 temuto. Nessuno mai ti amerà. 

-Interessante, disse la Alves.

Maritza sorrise al pubblico. Sorrise a mezz'asta ai politici che la stavano idolatrando. Poi si

 rivolse alla sala. Guardò verso il tavolo di Daniele Alves e di Santoro. Fece un occhiolino alla

 Alves.

-La conosci? Chiese Santoro al sottufficiale portoghese.

-Sì. Come credi che sia potuta entrare qui? Perchè sono un sottufficiale della GRP e basta?

 Maritza ha dato precise istruzioni all'ingresso. Il gorilla che ci ha fatti passare era stato parlato. 

-Strano, disse Santoro. E' la stessa espressione che usiamo noi in puglia. Presa da dialetto.

La Alves non ci fece caso.-L'ho conosciuta durante un concerto qui a Lisbona. Tre anni fa. Si sentì

 male e dovette interromperlo. Io la portai con l'auto di servizio in ospedale. Da allora mi è

 rimasta sempre riconoscente. Ogni tanto ci sentiamo. Quando viene a Lisbona prendiamo un tè

 insieme. Come due vecchie zitelle.

-Perchè, non avete un uomo? Oppure...

-Rilassati. Ci piacciono gli uomini, disse la Alves. E poi ricordati che nelle nostre vene scorre il

 sangue del nostro stesso continente d'origine. Le cose fuori dalla norma sono dei continenti

 morenti. Noi veniamo da un continente giovane. Prima di diventare gay dobbiamo prima

 corromperci, poi diventare eccessivamente femministe, per poi passare dall'altra parte della

 barricata.

Santoro rise.-Spero che tu non dica sul serio.

-Certo...che non dico sul serio, disse la Alves. 

Si stava mostrando una donna molto intelligente. Oltre che determinata. Sì, si disse Santoro.

 Poteva farcela a portare a termine la sua missione. E diventare qualcuno nelle forze dell'ordine

 portoghesi. Può farcela, ribadì a se stesso. E la cosa lo rincuorò. Visto che sarebbe stato

 completamente in sua balìa. E che non aveva molte alternative, a questa situazione. Doveva stare

 al gioco e portare a casa quello che gli premeva di più: restituire credibilità e dignità, a questo

 punto, alla memoria, di un collega.

Maritza cominciò a snocciolare il suo repertorio: "O Tempo nao para", Melhor de mim", "Quem

 Me Dera". La sue espressività facciale era proverbiale. Accompagnava quelle parole tristi,

 malinconiche, gioiose a volte, con espressioni del viso di una teatralità perfetta. Non usciva fuori

 sincrono, mai. Segno che partecipava emozionalmente, visceralmente, ai propri testi. Era dentro

 le sue canzoni. Raccontava la sua vita, se stessa. Essere sopravvissuto al male, fisico, ma anche

 morale, della corruzione dei costumi di ogni società contemporanea. Santoro ascoltava rapito.

 nessuna lingua, come quella portoghese, gli sembrò in quel momento più adatta ad esprimere i

 sentimenti più profondi della vita. Il vino bianco scendeva come meglio non poteva scendere e

 restituiva, nella discesa verso gli inferi, per lui, per il vino, che avrebbe trovato negli intestini di

 Santoro, la magia di quel leggero stordimento che ti faceva percepire le cose con contorni sfumati

 o dimezzati, sintetici...in una parola, poesia. Andare all'inferno, il vino, per restituire paradiso,

 alla mente e all'anima di chi ti aveva mandato a morire. Niente di più poetico. Poesia delle

 canzoni di Maritza e poesia della Alves davanti a lui. Con il suo viso nero che faceva da specchio,

 leggermente inumidito com'era, sulle gote pronunciate, ai bagliori delle luci di candela, sul

 tavolo. E Santoro provò un leggero brivido.

Al termine del concerto, Daniela Alves si alzò in piedi. Tutti, seduti com'erano ai tavoli, si

 alzarono in piedi, in segno di rispetto, applaudendo la cantante portoghese, a scena aperta. A

 quel punto Daniela Alves, inaspettatamente, per lui, per Santoro, prese il Maresciallo per mano e

 si diressero verso il piccolo palco, poche decine di metri davanti a loro. Maritza era assediata dai

 tanti ammiratori che la volevano salutare, le volevano parlare, scambiare anche qualche breve

 frase, cose così. Maritza scorse in mezzo alla piccola folla, Daniela Alves. Con la mano le fece

 cenno di avvicinarsi. La Alves, tirandosi dietro Santoro, si avvicinò. Le due si abbracciarono.

 C'era molta africa fra loro. Due corpi dall'eleganza imbarazzante, corpi che probabilmente non

 dovevano ammazzarsi in palestra per ore, per essere così perfetti com'erano. A Santoro gli

 sembrò che brillassero, in mezzo ai corpi, sfatti, deformi, ineleganti, in molti casi, ma anche finti

 artificiali e sottoposti a incantesimi a tempo, com'erano quelli di alcuni suoi compagni di 

continente, che se avessero mollato le loro macchine da palestra, sarebbero finiti nella categoria

 degli altri che avevano mollato dalla nascita...perchè avevano trovato più interessante e proficuo

 allenare la propria cattiveria sociale. Arrivare in cima e dimostrare che quel che conta, non sono

 gli addominali. Ma i soldi. Che gli addominali altrui, di ogni sesso, si mettono al servizio del

 denaro.

-Chi è questo bell'uomo, disse Maritza a Daniela Alves.

-E' un italiano. Molto simpatico. Molto intelligente.

-Non ha detto bello, aggiunse Santoro.

Maritza sorrise-Bello equivale a stupido. Meglio affascinante.

Santoro sorrise. Chi lavorava con le parole, con i versi delle canzoni, che in definitiva, erano

 poesie in musica, aveva il senso del ritmo. Sapeva sempre cosa dire e quando dirlo.Una dote che

 Santoro invidiava molto in chi la possedeva.

Maritza abbracciò Santoro. In uno slancio molto sud del mondo.

-E' la tua nuova fiamma? Fece Maritza alla Alves.

-Stiamo a vedere, rispose la Alves, ridendo.

Santoro diventò rosso come il peperone usato per aromatizzare la cataplana.

-Non ho abbastanza addominali, disse Santoro.

-Siamo gente pratica, noialtre...badiamo alla sostanza.

-Explicit content? Disse Santoro.

-Che ha capito, il tuo amico? Disse Maritza, rivolta alla Alves. Voi uomini capite sempre al

 maschile. Per noi la sostanza è l'anima. Se hai addominali ma non hai anima, be', di addominali

 se ne possono sempre trovare di migliori. Di più scolpiti. Ma l'anima nobile è rara. Ed è magica.

 E la magia ti fa sembrare la realtà più desiderabile del sogno. La magia scolpisce la realtà meglio

 del sogno. A quel punto gli addominali scolpiti non ci servono più.

Diavolo di una cantate poetessa, disse Santoro. E' proprio vero. E' magra, filiforme, ma ha un

 viso più sensuale di mille mestieranti imbottite di silicone. Tette e culo non fanno la sensualità.

 Tette e culo sono geometrie. Di fronte alla profondità di quegli occhi. Di quel sorriso. Di quelle

 minuscole rughe d'espressione. I corpi devono saper parlare. Altrimenti sono bambole di gomma.

 Ma a molti uomini piacciono le bambole di gomma. Non capiscono niente e fanno esattamente

 quello che gli si dice di fare. Ma quanto è più difficile e gratificante far fare tutto quello che vuoi

 che ti facciano, in un letto o seduto ad un tavolo da pranzo, non importa, a chi si fa schiava per

 procurare piacere al proprio amore. Rinunciando a se stessa. Ma solo nei momenti in cui si

 abdiga a se stessi, per amore altrui. Farsi schiave ma per amore. Come in un gioco. Per poi

 tornare subito dopo a scegliere giacca e cravatte giuste per uscire insieme. E vietarti di metter

 becco sulle tue minigonne ascellari. 

Questo e molte cose si dissero con gli occhi e col pensiero, il maresciallo e la cantante. O

 perlomeno questa fu la percezione da sognatore di Santoro. Prima che la cantante fadista, fosse

 inghiottita via dai suoi gorilla, dalla sicurezza e da manager gelosi ed esclusivi. Prima che fosse

 inghiottita dalla  gabbia dorata manageriale della privacy commerciale del proprio

 personaggio. 




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