Seduti al Cin Cin Bar. Cazzaniga e Santoro. Al tavolo del
Maresciallo.
Santoro degustava di giustezza la sua proverbiale camomilla. Gli era
mancata. Farlo lì, seduto ad un tavolo su un marciapiedi affollato, in
mezzo alla gente. Gli era mancato quel momento. Gli ricordò la pubblicità
del Cynar: Calindri seduto su un tavolino al centro della folla che
passava. Ma non glielo disse a Cazzaniga. Più giovane di lui, anche
se non di molto, lo avrebbe fatto sembrare ancora più vecchio.
Dicendo che non se lo ricordava. Cazzaniga era già al secondo
cornetto. -Sembri tu, reduce da un viaggio all'estero. Con voglia
di riassaporare sapori di casa.
-Sciur Marescial...nessuno le vieta di fare lo stesso.
-Me lo vieta la mia colite. Non pensare che io non sia in
tensione. Devo catturare quel farabutto inglese.
-Ma adesso mi fate il razzista?
-Inglese è la nazionalità..non l'aggravante. Quella non gliel'ho
ancora contestata.
-Giusto, sciur Marescial, disse Cazzaniga e addentò il cornetto.
Poi bevve il suo secondo marocchino. Quel caffè chiamato
così a Milano evocante, questo sì, riferimenti razzisti. Santoro
non si rassegnava al mutare dei tempi. Da 30 anni a Milano e
ancora inseguiva quella correttezza nei termini che dava la cifra
dell'essere o meno un paese civile. Una battaglia persa.
-Muoviamoci, disse ad un certo punto, Santoro.
-Io devo andare da Gianuli.
-Per dirgli cosa?
-Che lei è arrivato e che si farà vivo più tardi. Che deve riposarsi dal
viaggio.
-Il capitano non se la berrà.
-Se la deve bere. Non ha alternative. Anche perchè lei staccherà il
cellulare.
-Brava la volpe. E come comunichiamo tra noi?...Tra l'altro la volpe,
quell'altra, è a Lisbona, in questo momento. E anche con Daniela?
Come comunichiamo?
-Daniela? Sciur Marescial, non la riconosco più. Daniela? Il
sottuficiale Alves, semmai.
-Sì, Ambrò. Hai ragione! Mi sono lasciato andare sul linguaggio
formale. Sto tracimando un pò. Il fuso orario.
-Qui di fuso c'è qualcun altro...altro che il fuso orario! Disse
Cazzaniga.
-Va bene. Tengo il telefono acceso e non rispondo a nessuno se non a
te? Va bene così?
-La volpe si Lisbona, me ricordi mica come se ciama?
-Fonseca, Cazzanì. Colonnello Fonseca. E stampatelo bene in
mente. Mi dovesse succedere qualcosa.
Sul marciapiedi transitavano belle donne che non rinunciavano
alla minigonna, nonostante il freddo di fine novembre. Ragazze
giovani, modelle, manager, bancarie, assicuratrici e tutto il
campionario. Corso Buenos Aires era la passerella di Milano.
Ma era anche il corso dello struscio, delle cosiddette vasche, su e
giù a guardare a farsi guardare. Non era molto diverso da qualsiasi
altro corso di un qualsiasi paese italiano della provincia.
La differenza era che ti sentivi un personaggio anche se non eri
nessuno. Solo per il fatto che eri a Milano. La capitale europea della
moda. Molto glamour, all'apparenza. Molto di moda, se avevi due
soldi da parte. Tanto sarebbero tutti finiti in una casa di riposo
con qualcuno non del tutto glamour che gli avrebbe pulito il culo e cambiato
i panni. Santoro compreso. Da vecchi. Sarebbe stato quello il redde
rationem. La vecchiaia è il vero comunismo, pensò Santoro.
-Io vado davanti all'Hotel Colombia. Vado a vedere se c'è già
movimento. Tu vai da Gianuli. Poi con una scusa raggiungimi, disse
Santoro.
-Che scusa?
-Intendevo dire che non dovrai dire a Gianuli che vieni da me. E
nemmeno a fare cosa.
-Perchè che dobbiamo fare?
-Ti conviene dare un'occhiata alla calibro 9. Vedi se è ben oliata e
togli la sicura.
-Sciur Marescial, te si tutt matt...
-Sono stanco di farmi prendere in giro. Ora sono sul mio terreno
e le regole le faccio io. Già che ci sei, passa da casa. La portiera
ti conosce. Fatti dare le chiavi di casa. E prendimi la parabellum.
-E dov'è che la tenete?
-Sotto i dischi di Yuja Wang. Solleva i cd e la troverai lì sotto.
-Sperem che ce la faccio.
-Cazzanì...
-Sì, lo so, Sciur Marescial: per IERI!
-Ecco bravo, la volpe due. Oggi ti chiamerò così. Per distinguerti
da quell'infame di Fonseca. Spero che Danie...ehm, la Alves, lo
sistemi per le feste.
Cazzaniga ghignò sotto i baffi che non aveva. Si alzò e si mise
in movimento. Tirò fuori lo smartphone e chiamò un taxi.
Santoro saldò il conto e si accinse ad attraversare la strada.
Direzione Hotel Colombia.
A piedi attraversò Corso Buenos Aires. Schivò due biciclette
e tre monopattini elettrici. Anche qui in mezzo agli zebedei,
pensò. Va bene l'ecologia, l'ambiente e compagnia bella...
ma qua si tratta semplicemente di andarsene in giro
senza camminare a piedi e con i contributi statali.
L'ecologia c'entrava con questa gente come l'Amazzonia con la
Formula Uno.
Davanti all'Hotel Colombia sorvegliava i movimenti. Pensò
ai suoi baffi posticci. Li aveva lasciati in un cestino
in Stazione Centrale. Ci mancava il naso rosso da clown
e la sceneggiata sarebbe stata completa. Non gli andava giù
di dover fare il pagliaccio. Queste cose da film di 007 gli
davano fastidio. Lui era uno della vecchia scuola. Affrontava
il nemico faccia a faccia. A costo di rimetterci. Era una questione
di stile. E questa gente non ne aveva. Thomspon compreso. E ci
mise anche la Alves. Che gli aveva suggerito quello
stratagemma.
Entrò nell'albergo quasi senza volere. Non sapeva ancora bene
cosa volesse fare.
Si presentò davanti al receptionista e gli chiese:-alloggia quì un
certo Thompson? Un inglese?
-Non sono tenuto a dare...
-Carabinieri, disse Santoro mostrando il tesserino.
-Un...attimo, do un'occhiata.
-Ecco, bravo, dai un'occhiata, disse Santoro.
Aveva un fare quasi strafottente. Come di qualcuno che era
stato compresso a lungo. E ora era libero di muoversi.
-PER IERI, giovane, gli intimò Santoro.
-No. Non c'è nessuno con quel nome, disse il giovane. Era un
italiano fresco fresco di alberghiero, gli sembrò a Santoro.
-E a che nome si è registrato quell'inglese che è entrato qui
un'oretta fa?
Il giovane lo osservò titubante.
-Sono sempre dei Carabinieri. Non è che nel frattempo mi sono
dimesso, disse Santoro con una certa ironia.
-Era un signore di mezz'età, con gli occhiali e con due tipi che
gli stavano attaccati come fossero due remore?
Però, pensò Santoro, fanno passi da gigante, all'alberghiero!
-Bingo, ragazzo. Hai vinto. Che mi dici al riguardo?
-Si è registrato come Jan Resembrik. Si è presentato parlando
in italiano. Passaporto olandese.
-Bravo, ragazzo. Un ultima cosa. Non fare parola di questa
conversazione con anima viva. Altrimenti...be', hai capito...
-Mi sbatte dentro per intralcio alle indagini, disse il giovane.
Moro, carnagione scura, capelli corti, sbarbato. Santoro
lo osservò. -Però, all'alberghiero hanno fatto passi da
gigante, disse.
-Ho fatto il classico. E sono iscritto a Giurisprudenza, disse
il giovane.
Santoro stava perdendo lucidità. La sua proverbiale
capacità di inquadrare immediatamente chi aveva
di fronte perdeva colpi.
-Come ti chiami, gli chiese.
-Luca. Luca Porpora.
-Bene, Luca Porpora. Devi farmi un favore. E visto che
te lo chiedo io è un favore istituzionale. Ora io esco. Attendo
un mio collega. In che stanza è questo signor Resembrik?
-Stanza 57, disse il giovane.
-Questo è il mio numero di cellulare...hai da segnare?
Il giovane prese un post it e molto rapidamente annotò
il numero.
-Qualsiasi movimento dovessi notare, del signor Resembrik , devi
chiamarmi. E anche se riceve visite. D'accordo?
Il giovane restò un pò sulle sue.
-D'accordo? Ribadì Santoro.
-D'accordo disse il Porpora.
Santoro uscì dall'albergo lentamente. Così come, lentamente,
aveva fatto il suo ingresso.
Uscendo andò a sedersi al bar di fronte. Bar Pasticceria
Migliarini.
Mentre se ne stava seduto, ad un tavolino all'interno e
attraverso la vetrina sorvegliava l'ingresso dell'Hotel Colombia
Se ne stette lì per un'ora buona. E di Cazzaniga nessuna
traccia. Ma che fine ha fatto, questo, pensò.
Mentre si accingeva ad estrarre dalla tasca della giacca
la Zanna di Dinosauro, vide Cazzaniga che entrava nel
bar.
-Ueh, fece Santoro, come sapevi che stavo quì.
-Fiuto, disse Cazzaniga, sono Maresciallo pure io.
Cazzaniga si guardò intorno. Estrasse dalla tasca del
piumino nero la Beretta di Santoro. E lontano da occhi
indiscreti gliela porse. Santoro la fece sparire sotto la
cintura dei jeans.
-Allora? Che ha detto Gianuli.
-Strano ma vero, non ha detto niente. Se l'è bevuta, porco Diga!
-Meglio così, disse Santoro. Raccontò a Cazzaniga del Porpora
e dell'accordo che aveva stretto con lui.
-Come sa che al ragazzo reggeranno i nervi?
-Perchè uno che studia legge per diventare avvocato
è un tipo predisposto a sollevare il lenzuolo di un morto
in obitorio, disse Santoro.
-Bom, disse Cazzaniga. Aspettem.
-Ancora non è successo nulla. Nessun movimento sospetto.
-Come ci muoviamo, Sciur Marescial?
-L'operazione è da concludere subito. Non abbiamo
tempo da perdere.
-E se l'inglese non fa niente?
-Faremo noi, Cazzanì, faremo noi. Tanto ha la roba con lui.
Potrebbe essere sufficiente a beccarlo e incriminarlo.
-Si ma per l'amico suo? Come facciamo a dimostrare che
è stato lui a farlo fuori?
-Non lo so ancora. Traffico di droga è un conto. Ma l'omicidio...
be', è un'altra cosa. Roba da finire in gattabuia e si butta via la
chiave.
Ad un certo punto ci fu movimento all'ingresso dell'Hotel.
Un tizio dal somatico sudamericano, fece il suo ingresso.
-Ci siamo, è il nostro uomo. Un corriere, disse Santoro.
Cazzaniga sorseggiava un caffè, che aveva nel frattempo
ordinato. Posò la tazzina e tolse la sicura alla Beretta.
Santoro fece lo stesso. Un minuto dopo Santoro ricevette
una telefonata. Era Porpora. Disse che Resembrik stava per
ricevere un uomo, in camera. Un sudaca.
-Che significa, sudaca, chiese al telefono?
-Sudaca è sudamericano. In milanese, disse Porpora.
-Cazzanì, lo sapevi che sudaca significa sudamericano in
milanese?
-No. Deve essere una roba de fiulet de oggi.
-Fiulet? Sarebbe?
-Giovanotto! Disse Cazzaniga spazientito. Santoro
non era concentrato sulla conversazione. Meglio, pensò,
si stava concentrando sull'azione.
Santoro chiuse lo sportellino del Nokia.
-Aspettiamo che esca questo sudaca, come dite voi.
-Io non lo dico. E fioeu lì lo dice.
-Comunque, stavo dicendo, al bando queste baggianate
...vediamo quando esce il tizio, che presumiamo sia il corriere.
Vediamo se esce pulito o con bagagli al seguito. E lo blindiamo
subito. Lo interroghiamo seduta stante. Poi andiamo da
Thompson. Che ne dici.
-Non lo so, il capo è lei.
-Come dicono i mariti...
-Come? Chiese Cazzaniga.
-Cazzanì..e basta con sto "lei". Siamo Marescialli tutti e due!
Cazzaniga non disse niente.
Videro uscire il corriere o quello che pensavano fosse un
corriere.
I due carabinieri uscirono all'istante. Il sudamericano aveva
una borsa a tracolla. Santoro lo affiancò. Estrasse la Beretta
e gliela puntò sul fianco, facendogli sentire il ferro della canna.
Il giovane uomo, scuro di carnagione, lo guardò meravigliato.
Come se non se l'aspettasse. Cazzaniga gli sfilò la borsa, mentre
Santoro lo teneva sotto tiro. La scena si svolgeva sul marciapiedi.
Per fortuna , essendo una strada secondaria, che incrociava,
Corso Buenos Aires, non passava nessuno.
Cazzaniga guardò nella borsa. Rovistò con la mano. E niente.
Dentro c'erano giornali.
-Sciur Marescial, ci sono giornali. Niente droga!
Santoro si fermò qualche secondo a riflettere. Poi intuì.
Cazzanì, vedi se ha un telefono addosso. Cazzaniga lo perquisì
mentre l'uomo diceva qualcosa in spagnolo, che nella
concitazione della vicenda risultava ai carabinieri come
qualcosa leggermente superiore ad un lieve ronzìo.
Cazzaniga trovò il telefono.
-Lascialo andare, tieni il telefono, ordinò Santoro. Il sudamericano si
riprese la borsa e si allontanò velocemente.
Il suo cellulare squillò in mano a Cazzaniga.
-Qui nessuno parla sudamericano, Cazzanì. Quindi non
rispondere. Ho capito tutto. Questo tizio doveva fare da esca
per capire se fuori era sicuro. O se magari, Thomspon e
company, fossero controllati. Sono furbi.
-Che facciamo? Chiese Cazzaniga.
-Sono stanco di questi giochetti. Andiamo a prenderlo.
-Non aspettiamo rinforzi? Chiese debolmente Cazzaniga.
-Loro sono in tre. Noi in due. Ma non hanno ancora mangiato
la foglia. Li prenderemo di sorpresa. Con la roba addosso.
Andiamo, non sono mica Silvan che la fanno sparire all'istante.
E quella roba trovata addosso, scotta parecchio. E' un
quantitativo da grosso spaccio.
-E' un inglese di grado alto della Polizia inglese. Forse è dei
servizi.
-Non nominare i servizi, Cazzanì. Non in questo momento!
-Perchè? Chiese Cazzaniga.
-Perchè, diavolo, lo sai che soffro di colite...
-E che c'entra?
-C'entra, perchè "servizi" è la parola più seguita dall'aggettivo
pluirale "igienici".
-Ussignur, cum te si sofisticato, disse Cazzaniga.
Poco dopo si mossero. Entrarono dall'ingresso dell'Hotel
Colombia, come due furie.
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