Notte inoltrata. Quasi le 3. Un taxi scaricò Santoro da qualche
parte in Bairro alto. Santoro non sapeva dove fosse. Era
naturale, pensò. Per uno che non era di quelle parti. Di Lisbona.
Neanche la Alves dava l'impressione di sapere bene dove fosse.
Avevano bevuto parecchio. Vino bianco. E anche se era buono
dava pur sempre alla testa. Bevuto in quantità elevata.
Si incunearono fra i vicoli. La Alves barcollava e ridacchiava.
Santoro era un pò preoccupato.
Per la sua missione del giorno dopo. E non avevano ancora
definito alcun particolare. Tipico dei portoghesi. Tipico del sud del
mondo. Immaginò che ancora una volta avrebbe dovuto
improvvisare.
Come i marines. Ma i marines erano pur sempre i marines. E lui
era un semplice Maresciallo dei Carabinieri. Poi si disse, al
diavolo i pregiudizi. I marines le avevano prese di santa ragione
dappertutto nel mondo. Erano i film americani che li avevano
fatti sembrare imbattibili.
Quello che avevano perso sul terreno se l'erano ripreso
attraverso Hollywood.
Ad un certo punto, Daniela Alves disse che erano arrivati.
Davanti ad un portoncino la Alves infilò una chiave nella toppa.
Aprì il portoncino. C'era una scala da salire. Poco male, pensò
Santoro. Mi servirà per svegliarmi.
Salirono reggendosi alle pareti laterali. Una volta in casa la
Alves disse a Santoro di togliersi l'impermeabile. Avrebbero
bevuto del Porto e pianificato la giornata successiva. Che poi
era quella. La nozione del tempo stava sfuggendo di mano alla
portoghese, pensò Santoro.
Si sedettero ad un tavolo lì di fronte ad un cucinino. Daniela
Alves prese una bottiglia di Porto
da qualche parte. E riempì due bicchieri.
-Alla salute, disse.
Urtarono i bicchieri. E sorseggiarono. Era un ottimo porto.
Daniela Alves fece il bis.
Santoro declinò.
-Domani mattina, verso mezzogiorno, andremo in aeroporto,
disse la Alves.
-Tu avrai dei baffi posticci e documenti falsi. Ho già pianificato
tutto.
-Sei sicura che Thomspon non mangerà la foglia?
-In che senso, disse la Alves.
-Che non se ne accorgerà.
-Garantito. Entrerai un pò in ritardo e dalla parte posteriore
dell'aereo. Thompson sarà già seduto. I suoi due uomini a
fianco.
Non ti vedrà. Non si accorgerà di niente. Una volta a Milano
starai attento a non farti notare. Sarai l'ultimo a scendere
dall'aereo. Non dovrebbe esserti difficile.
-Si può fare, disse Santoro. E poi che faccio?
-Poi sei a casa tua. Sul tuo terreno di caccia. Thompson deve
lasciare la sua valigia ad un altro corriere. Che deve partire
per Roma. Lì, presumo, la droga sarà smerciata.
-Sì, d'accordo. Ma io che devo fare?
-Devi intervenire nel momento in cui Thompson passa il carico.
Intesi?
-Più facile a dirsi che a farsi. E' proprio necessario che io
intervenga in quel momento? E se lo becco prima, con il carico al seguito?
-Non è una cattiva idea. Ma sarà difficile farlo prima. Sarà
protetto dai suoi complici. E dall'immunità diplomatica. E
non sappiamo se lo scambio avverrà all'aeroporto stesso o da
qualche altra parte.
-Dove?
-In albergo, per esempio. Se va in albergo con il carico, be', lo
scambio potrebbe avvenire lì.
In effetti, ora che ci penso, all'aperto e, specialmente in
aeroporto, potrebbe essere più rischioso,
per lui. Ci sono molti occhi che osservano. E telecamere.
-Giuste osservazioni...Posso farti una domanda?
-Dimmi, accennò Daniela Alves.
-Come fai a reggere così bene l'alcol? Due minuti fa sembravi
fuori combattimento. Ora invece sembri già aver smaltito la
sbornia.
-Io l'alcol lo reggo. Al contrario di te, maresciallo. Peccato.
-Peccato perchè? Chiese Santoro.
La Alves lo osservò molto attentamente. Lo stava studiando
come se lei fosse una creatura aliena
e Santoro avesse invaso il suo pianeta. Il suo spazio. Come Alien
versus Predator, pensò Santoro.
Aveva visto quel film una volta quando non aveva niente da fare
e aveva lo stereo rotto. Non potendo ascoltare Yuja Wang fece
un pò di zapping tra i canali.
La tv non la vedeva quasi mai.
La tv aveva la funzione di avere un mobile per la tv sul quale
poggiava di tutto. Persino i preservativi. Adesso che ci pensò
dovevano essere scaduti. Dato che era parecchio che non si dava
da fare in quel campo. E che in Portogallo sembravano fuori
moda. Secondo le sue recenti esperienze.
Poi Alien fece la sua mossa. Agguantò Santoro-Predator e
attaccò le sue labbra a ventosa alle sue.
Predator predato, pensò a Santoro. Non si ricordava chi avesse
vinto nel film. E non gli parve una cosa buona.
La Alves trascinò Santoro in camera da letto. Che era attaccata
alla cucina come le labbra di Alien-Alves alle sue di Santoro-
Predator.
Non sapeva cosa sarebbe successo. Non reggeva l'alcol per via
della colite. Ma quando sei in debito, riguardo a questioni di sesso,
non si sapeva mai cosa poteva accadere.
La Alves lo baciava dappertutto. E Santoro-Predator-Predato,
alla fine si ricordò che nel film non si capiva, alla fine, chi aveva vinto.
Per cui si mise l'animo in pace e si lasciò andare.
Dieci minuti dopo si stava dando da fare come un giovincello
qualunque reduce da una lunga astinenza sotto gli occhi meravigliati
ed estasiati di Daniela Alves.
Al termine Daniela Alves tirò fuori da qualche parte uno
spinello già preparato. Santoro la guardò meravigliato.
-Che c'è? Ti meravigli? Non è eroina. O cocaina. E' mariujana.
Una pianta.
-Anche la cocaina e l'eroina vengono da piante.
-In teoria. Ma la cocaina e l'eroina che vendono ai consumatori
occidentali è più polvere di talco che altro. E altre schifezze peggiori.
-In effetti...ci puoi fare le strisce pedonali, disse Santoro. La
Alves rise di gusto.
-Devo dirti una cosa, disse a quel punto Daniela Alves, mentre
tirava qualche boccata alla canna.
-Dimmi pure, disse Santoro.
-Non mi immaginavo che ci sapessi fare così. Adesso se ti
fumassi uno spinello con me e ricominciassimo, sarebbe perfetto.
Meglio che con qualunque giovane palestrato. Questi ragazzi
di oggi...sono tutti maricones. E sottolineò "maricones" ad alta
voce.
-Be', che ci vuoi fare. Soffriranno del complesso di Edipo, disse
Santoro per alleggerire la conversazione.
-Vi fanno corsi di psicologia, a voi dei Carabinieri? Chiese
ironica la Alves.
-No. Era una battuta.
-Dico sul serio. Adesso fumi con me e lo rifacciamo. E'
incredibile, sai? Non sei per niente atletico. Ma è come baci e
come tocchi che mi fa impazzire. E poi hai un buon odore. Di
maschio.
-Anche tu hai un buon odore...disse Santoro.
-Che intendi dire?
-Quello che ho detto.
-Volevi alludere al fatto che sono negra?
Santoro sorrise. Raccolse le idee. Doveva stare attento a quello
che avrebbe risposto.
-Senti, Daniela...Hai detto che vuoi fare carriera nel tuo lavoro.
Per riscattare la tua condizione di figlia di migranti di colore,
giusto?
La Alves non disse niente. Lo osservava e si limitava ad
ascoltarlo.
-Non mi rispondi. Silenzio assenso. Ascoltami attentamente.
Potrai fare tutta la carriera che vuoi.
E magari ci riuscirai. Ti auguro di riuscirci. Ma non sarai mai
un bravo comandante se non ti libererai del tuo complesso di
inferiorità. Se io dico che hai un buon odore e tu fraintendi per il
fatto che io sono bianco...be', amica mia, sei messa male. Potrai
diventare anche generale. Ma non sarai mai sicura di essere
rispettata come donna, come nera. E soprattutto come generale.
Capisci cosa voglio dire?
-Più o meno, disse la Alves.
-Comunque hai un buon odore, ribadì Santoro. Un odore di
selvatico. Un odore di sudore. Qualcosa che in questi tempi di
creme e profumi che nascondono la condizione di scarsi lavaggi
corporali, in molte donne, specie bianche, ti rende estremamente
umana. E quindi, per me, estremamente appetibile. Sono stato
più chiaro, adesso?
La Alves restò seria. Poi scoppiò improvvisamente a ridere.
-Ho capito...guarda che lo so. Ti mettevo alla prova. Dopotutto
non ti conosco bene. Certo, però, che tu dici le cose, con estrema
serietà, come un professore...e poi a letto sei un perfetto
mandrillo...mi fai ridere.
-L'importante è che tu non abbia riso durante. Sarebbe stato un
brutto segnale.
La Alves rise di nuovo di gusto. Finì di fumare il suo spinello e
disse- andiamo a dormire, che è meglio. Dobbiamo recuperare
energie per domani.
-Sono d'accordo, disse Santoro. E poi io in certe cose sono come
Paganini. E Paganini non replica. Buona la prima. E ritiriamoci da vincenti.
La Alves lo osservò sorridendo.- E' una decisione saggia. A volte
per esagerare si finisce per rovinare le cose.
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