giovedì 14 ottobre 2021

Lisboa 38

 Aeroporto di Lisbona-Portela. Santoro era arrivato puntuale. 

Poi andò nel primo bagno che trovò. Una volta dentro si guardò 

allo specchio. Si aggiustò i baffi. Non voleva che gli si staccassero e lo mettessero

 in difficoltà. Sembravano ben attaccati. Uscì dal bagno. Non aveva trolley.

 La Alves gli aveva procurato dei vestiti nuovi. Indossava jeans,

camicia bianca e una giacca di pelle nera. 

Cravatta sottile un pò alla Keanu Reeves in Matrix. Un film che 

non aveva mai visto se non in una pubblicità su un manifesto. 

Solo che lui sembrava un pensionato italiano di quelli che vanno 

in Portogallo perchè non hanno la pensione tassata, di ritorno 

in Italia per riabbracciare aria di casa. Pancetta, guance 

rubiconde e capelli semibrizzolati. I baffi erano neri, però. 

Ma nessuno ci avrebbe fatto caso, pensò. Si mise in coda per il 

check in. 

Era l'ultimo della fila. Non aveva ancora visto Thompson. 

E per un momento pensò che la Alves si fosse presa gioco di lui. 

Che fosse d'accordo con il Gatto e la Volpe per rimandarlo in 

Italia. Per sempre.  

E per toglierselo dagli zebedei. Poi all'improvviso, in fondo 

all'ingresso dei check in, vide Thompson. 

Aspetto molto serio. Sicuro di se'. Non preoccupato. Al suo 

fianco due sgherri dei servizi segreti anche loro. Immaginò che 

sapessero che cosa stavano facendo e che fossero complici di 

Thompson. Con tutti quei soldi in ballo si doveva disporre di 

una rete vasta e fidata di persone. 

Thompson gli passò a fianco. E non lo notò. Era stata la prova 

del nove. Thompson superò la fila e passò prima di tutti.

Godeva dell'immunità diplomatica.

 Aveva ancora nelle narici il suo profumo da creatura ultraterrena. 

Di Daniela Alves.

Si erano baciati intensamente, in taxi, poco tempo prima. Davanti

all'aeroporto. Poi lei era andata via. Troppo pericoloso per lei

restare in zona. Troppi occhi e troppe telecamere. E troppi 

servizi segreti in giro.

Fece come gli aveva detto la Alves. Entrò in aereo per ultimo.

Il controllo dei documenti fu una formalità. I baffi reggevano.

Entrò dalla coda del velivolo. Non riusciva a vedere il Maggiore

Thompson. Lo avrebbe seguito una volta in aeroporto. A

Malpensa.

Il viaggio in aereo fu tranquillo. Perfette condizioni 

atmosferiche. 

Le hostess erano due belle donne. Una mora e una bionda.

Un classico. 

L'atterraggio del boeing della Tap, compagnia aerea portoghese

fu morbido. Una volta atterrati si alzarono una fila per volta.

Vide in fondo all'interno del velivolo, rispetto a dove si trovava 

lui, in coda cioè, il Maggiore Thompson che si era alzato dal suo

posto per uscire. Aveva con lui la valigetta. Sembrava un 

prolungamento del suo braccio, tanta la cura con cui la teneva

stretta nella mano sinistra. 

Scese dal velivolo fecero un tratto in un lungo budello metallico

 su dei tapis roulant . Seguiva Thompson a distanza di sicurezza. 

Thompson non si voltò nemmeno una volta. Segno che era

tranquillo. Meglio così, pensò Santoro.

Non aveva la più pallida idea di come l'avrebbe agganciato. E

incastrato. 

Uscendo, Thompson & company, presero un taxi. Santoro si mise

in coda per prenderne uno anche lui. L'avrebbe perso, pensò. Ci 

metteva troppo a fare la fila. Poi all'improvviso vide una sagoma

a lui familiare. Robusto, paffutello, capelli grigi e viso scuro da

meridionale. Solo che il proprietario di quel viso era tutt'altro

che meridionale. Era il Maresciallo Ambrogio Cazzaniga.

Scrutava i passeggeri e non riconobbe Santoro. Santoro gli andò

incontro.

-Ambrò, sei in macchina?

-Sciur Marescial...ciumbia, cum te se cumbinà?

-Travestimento, Cazzanì, travestimento.

-Sì, ho parcheggiato quì vicino.

-Dimmi 'na cosa, Ambrò. Come sapevi che ci sarei stato io

su quel volo?

-Ho ricevuto una telefonata che me lo annunciava.

-Una telefonata? E di chi?

-Era una donna. Parlava un pò in inglese e un pò in italiano. 

Fatto sta che 'u capì che voleva dirmi.

-Prendiamo la macchina. Dobbiamo seguire il Maggiore 

Thompson.

-Ussignur, chi l'è chest chi?

-Ti spiego in macchina.

Ce la fecero a riagganciare il taxi che trasportava Thompson. 

Nel frattempo Santoro aveva raccontato ogni cosa nei minimi 

particolari al suo fedele amico e collega, maresciallo Cazzaniga.

Omise la faccenda del sesso con Daniela Alves. Non sarebbe 

stato nelle sue corde raccontare quella vicenda. Anche perchè

non serviva ai fini all'indagine. E quando Santoro andava a caccia

non voleva essere distratto da nulla.

-Sciur marescial, ci possiamo fidare dei portoghesi? Gli chiese

Cazzaniga,-hanno fama di essere cattivi pagatori.

-Questi sono portoghesi del Portogallo, Ambrò, non quelli che 

non pagano per entrare allo stadio.

-Sì, ma qualcosa di vero ci deve essere.

-Ambrò, sai da dove viene l'espressione "portoghesi"intesi come 

non paganti?

-No, sciur marescial. Ma mi ho l'impressiun che lo saprò tra poco, vero?

-Non mi ricordo in che epoca. Ma una volta l'ambasciatore 

portoghese dello Stato Pontificio invitò i suoi connazionali

ad uno spettacolo teatrale gratis a Roma. Purchè dichiarassero

che erano portoghesi. Riesci a immaginare che cosa successe?

Cazzaniga pensò per un momento. Poi si illuminò-u capì. Un

sacco di gente non portoghese si presentò dicendo che era 

portoghese!

-Bingo! Cazzanì...

Cazzaniga sorrise. Santoro non era cambiato. Ed era un buon 

segno. Per l'indagine e per tutto il resto. 

Poi Santoro si tacque. Si stava concentrando. Stava pensando a 

cosa fare.

-Sciur Marescial. Io dico che dobbiamo informare il Capitano

Gianuli, di questa indagine, disse Cazzaniga.

-Il Capitano Gianuli meno sa e meglio è. Quello è capace solo

di archiviare e di dirottare competenze.

-Ma noi siamo della omicidi, che c'entriamo con quel suo amico 

portoghese. Cum l'è che se ciamava?

-Tiago Carvalho, disse a quel punto Santoro. E se ne ricordò

il sorriso mentre conversava amabilmente con lui davanti

ad un baccalà in Rua Augusta.

-Thompson l'ha fatto uccidere...aggiunse a quel punto il 

Maresciallo Santoro. Come vedi, gli omicidi, c'entrano. Io faccio 

un favore ai portoghesi stroncando un traffico di droga. E loro

ne fanno uno a me: riabilitando Carvalho. Dopotutto era un

collega. E non si merita che gli si sputi sulla tomba. Non credi?

-Non fa una grinza, sciur Marescial, disse Cazzaniga.

Seguirono il taxi che trasportava Thomspon, fino in centro a 

Milano. Il taxi superò Porta Venezia e si incuneò in Corso 

Buenos Aires. La strada dei negozi, il corso commerciale della 

città che correva da Porta Venezia fino a Piazzale Loreto. E quasi

in mezzo c'era il Cin Cin bar. Praticamente l'ufficio a cielo 

aperto di Santoro. Santoro ebbe un moto di nostalgia.

Il taxi di Thompson, ad un certo punto, all'altezza di Via 

Vitruvio, svoltò a sinistra. Il Cin Cin Bar era ancora 

lontano da lì. Passarono nei pressi della Stazione Centrale, 

piazza Duca D'Aosta e si insinuarono nelle stradine a destra 

della Stazione. In Via Lepetit il taxi che trasportava la banda 

Thompson, era il caso di dire, si fermò. Anche Cazzaniga 

inchiodò. Sul lato vide che c'era un ristorante senegalese.

Fuori, seduto ad un tavolino, c'era un senegalese abbastanza

giovane, in abito tradizionale. Dette un'occhiata ai due

carabinieri in borghese, seduti in auto. Come se guardasse

pesci in un acquario. Poi tornò alle sue cose. Stava fumando

uno spinello. In tutta tranquillità.

Da lontano videro che Thomspon scendeva dal taxi e con i suoi

due scagnozzi al seguito, stava entrando in un albergo: Hotel 

Colombia. Santoro non riusciva a credere ai suoi occhi. O 

Thompson aveva un forte senso dell'umorismo. Che, essendo

inglese, poteva darsi. Oppure si sentiva talmente sicuro che 

scendere con una valigetta piena di droga all'Hotel Colombia

gli doveva sembrare una dichiarazione di conquista del territorio

italiano. 

-Che facciamo, sciur marescial? Chiese Cazzaniga.

-Andiamo al Cin Cin bar, disse Santoro.

-E chest chi?

-Thompson? Dove vuoi che vada. E' mezzogiorno. E' in Italia, a

Milano. Andrà a farsi una lasagna da qualche parte. Dopo tutto 

quel porridge tutta la vita...

-E se molla la valigetta ora? Chiese Cazzaniga.

-Non c'è pericolo. Non la molla ora. Me lo sento. E mi sento 

anche molto sicuro di incastrarlo. Mi sento a casa. Conosco 

queste strade.

Non mi può più sfuggire. Milano sarà la sua tomba.

Cazzaniga guardò Santoro con un pizzico di preoccupazione.

Ma nonostante tutto disse-cià, andem al Cin Cin Bar. 














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