Aeroporto di Lisbona-Portela. Santoro era arrivato puntuale.
Poi andò nel primo bagno che trovò. Una volta dentro si guardò
allo specchio. Si aggiustò i baffi. Non voleva che gli si staccassero e lo mettessero
in difficoltà. Sembravano ben attaccati. Uscì dal bagno. Non aveva trolley.
La Alves gli aveva procurato dei vestiti nuovi. Indossava jeans,
camicia bianca e una giacca di pelle nera.
Cravatta sottile un pò alla Keanu Reeves in Matrix. Un film che
non aveva mai visto se non in una pubblicità su un manifesto.
Solo che lui sembrava un pensionato italiano di quelli che vanno
in Portogallo perchè non hanno la pensione tassata, di ritorno
in Italia per riabbracciare aria di casa. Pancetta, guance
rubiconde e capelli semibrizzolati. I baffi erano neri, però.
Ma nessuno ci avrebbe fatto caso, pensò. Si mise in coda per il
check in.
Era l'ultimo della fila. Non aveva ancora visto Thompson.
E per un momento pensò che la Alves si fosse presa gioco di lui.
Che fosse d'accordo con il Gatto e la Volpe per rimandarlo in
Italia. Per sempre.
E per toglierselo dagli zebedei. Poi all'improvviso, in fondo
all'ingresso dei check in, vide Thompson.
Aspetto molto serio. Sicuro di se'. Non preoccupato. Al suo
fianco due sgherri dei servizi segreti anche loro. Immaginò che
sapessero che cosa stavano facendo e che fossero complici di
Thompson. Con tutti quei soldi in ballo si doveva disporre di
una rete vasta e fidata di persone.
Thompson gli passò a fianco. E non lo notò. Era stata la prova
del nove. Thompson superò la fila e passò prima di tutti.
Godeva dell'immunità diplomatica.
Aveva ancora nelle narici il suo profumo da creatura ultraterrena.
Di Daniela Alves.
Si erano baciati intensamente, in taxi, poco tempo prima. Davanti
all'aeroporto. Poi lei era andata via. Troppo pericoloso per lei
restare in zona. Troppi occhi e troppe telecamere. E troppi
servizi segreti in giro.
Fece come gli aveva detto la Alves. Entrò in aereo per ultimo.
Il controllo dei documenti fu una formalità. I baffi reggevano.
Entrò dalla coda del velivolo. Non riusciva a vedere il Maggiore
Thompson. Lo avrebbe seguito una volta in aeroporto. A
Malpensa.
Il viaggio in aereo fu tranquillo. Perfette condizioni
atmosferiche.
Le hostess erano due belle donne. Una mora e una bionda.
Un classico.
L'atterraggio del boeing della Tap, compagnia aerea portoghese
fu morbido. Una volta atterrati si alzarono una fila per volta.
Vide in fondo all'interno del velivolo, rispetto a dove si trovava
lui, in coda cioè, il Maggiore Thompson che si era alzato dal suo
posto per uscire. Aveva con lui la valigetta. Sembrava un
prolungamento del suo braccio, tanta la cura con cui la teneva
stretta nella mano sinistra.
Scese dal velivolo fecero un tratto in un lungo budello metallico
su dei tapis roulant . Seguiva Thompson a distanza di sicurezza.
Thompson non si voltò nemmeno una volta. Segno che era
tranquillo. Meglio così, pensò Santoro.
Non aveva la più pallida idea di come l'avrebbe agganciato. E
incastrato.
Uscendo, Thompson & company, presero un taxi. Santoro si mise
in coda per prenderne uno anche lui. L'avrebbe perso, pensò. Ci
metteva troppo a fare la fila. Poi all'improvviso vide una sagoma
a lui familiare. Robusto, paffutello, capelli grigi e viso scuro da
meridionale. Solo che il proprietario di quel viso era tutt'altro
che meridionale. Era il Maresciallo Ambrogio Cazzaniga.
Scrutava i passeggeri e non riconobbe Santoro. Santoro gli andò
incontro.
-Ambrò, sei in macchina?
-Sciur Marescial...ciumbia, cum te se cumbinà?
-Travestimento, Cazzanì, travestimento.
-Sì, ho parcheggiato quì vicino.
-Dimmi 'na cosa, Ambrò. Come sapevi che ci sarei stato io
su quel volo?
-Ho ricevuto una telefonata che me lo annunciava.
-Una telefonata? E di chi?
-Era una donna. Parlava un pò in inglese e un pò in italiano.
Fatto sta che 'u capì che voleva dirmi.
-Prendiamo la macchina. Dobbiamo seguire il Maggiore
Thompson.
-Ussignur, chi l'è chest chi?
-Ti spiego in macchina.
Ce la fecero a riagganciare il taxi che trasportava Thompson.
Nel frattempo Santoro aveva raccontato ogni cosa nei minimi
particolari al suo fedele amico e collega, maresciallo Cazzaniga.
Omise la faccenda del sesso con Daniela Alves. Non sarebbe
stato nelle sue corde raccontare quella vicenda. Anche perchè
non serviva ai fini all'indagine. E quando Santoro andava a caccia
non voleva essere distratto da nulla.
-Sciur marescial, ci possiamo fidare dei portoghesi? Gli chiese
Cazzaniga,-hanno fama di essere cattivi pagatori.
-Questi sono portoghesi del Portogallo, Ambrò, non quelli che
non pagano per entrare allo stadio.
-Sì, ma qualcosa di vero ci deve essere.
-Ambrò, sai da dove viene l'espressione "portoghesi"intesi come
non paganti?
-No, sciur marescial. Ma mi ho l'impressiun che lo saprò tra poco, vero?
-Non mi ricordo in che epoca. Ma una volta l'ambasciatore
portoghese dello Stato Pontificio invitò i suoi connazionali
ad uno spettacolo teatrale gratis a Roma. Purchè dichiarassero
che erano portoghesi. Riesci a immaginare che cosa successe?
Cazzaniga pensò per un momento. Poi si illuminò-u capì. Un
sacco di gente non portoghese si presentò dicendo che era
portoghese!
-Bingo! Cazzanì...
Cazzaniga sorrise. Santoro non era cambiato. Ed era un buon
segno. Per l'indagine e per tutto il resto.
Poi Santoro si tacque. Si stava concentrando. Stava pensando a
cosa fare.
-Sciur Marescial. Io dico che dobbiamo informare il Capitano
Gianuli, di questa indagine, disse Cazzaniga.
-Il Capitano Gianuli meno sa e meglio è. Quello è capace solo
di archiviare e di dirottare competenze.
-Ma noi siamo della omicidi, che c'entriamo con quel suo amico
portoghese. Cum l'è che se ciamava?
-Tiago Carvalho, disse a quel punto Santoro. E se ne ricordò
il sorriso mentre conversava amabilmente con lui davanti
ad un baccalà in Rua Augusta.
-Thompson l'ha fatto uccidere...aggiunse a quel punto il
Maresciallo Santoro. Come vedi, gli omicidi, c'entrano. Io faccio
un favore ai portoghesi stroncando un traffico di droga. E loro
ne fanno uno a me: riabilitando Carvalho. Dopotutto era un
collega. E non si merita che gli si sputi sulla tomba. Non credi?
-Non fa una grinza, sciur Marescial, disse Cazzaniga.
Seguirono il taxi che trasportava Thomspon, fino in centro a
Milano. Il taxi superò Porta Venezia e si incuneò in Corso
Buenos Aires. La strada dei negozi, il corso commerciale della
città che correva da Porta Venezia fino a Piazzale Loreto. E quasi
in mezzo c'era il Cin Cin bar. Praticamente l'ufficio a cielo
aperto di Santoro. Santoro ebbe un moto di nostalgia.
Il taxi di Thompson, ad un certo punto, all'altezza di Via
Vitruvio, svoltò a sinistra. Il Cin Cin Bar era ancora
lontano da lì. Passarono nei pressi della Stazione Centrale,
piazza Duca D'Aosta e si insinuarono nelle stradine a destra
della Stazione. In Via Lepetit il taxi che trasportava la banda
Thompson, era il caso di dire, si fermò. Anche Cazzaniga
inchiodò. Sul lato vide che c'era un ristorante senegalese.
Fuori, seduto ad un tavolino, c'era un senegalese abbastanza
giovane, in abito tradizionale. Dette un'occhiata ai due
carabinieri in borghese, seduti in auto. Come se guardasse
pesci in un acquario. Poi tornò alle sue cose. Stava fumando
uno spinello. In tutta tranquillità.
Da lontano videro che Thomspon scendeva dal taxi e con i suoi
due scagnozzi al seguito, stava entrando in un albergo: Hotel
Colombia. Santoro non riusciva a credere ai suoi occhi. O
Thompson aveva un forte senso dell'umorismo. Che, essendo
inglese, poteva darsi. Oppure si sentiva talmente sicuro che
scendere con una valigetta piena di droga all'Hotel Colombia
gli doveva sembrare una dichiarazione di conquista del territorio
italiano.
-Che facciamo, sciur marescial? Chiese Cazzaniga.
-Andiamo al Cin Cin bar, disse Santoro.
-E chest chi?
-Thompson? Dove vuoi che vada. E' mezzogiorno. E' in Italia, a
Milano. Andrà a farsi una lasagna da qualche parte. Dopo tutto
quel porridge tutta la vita...
-E se molla la valigetta ora? Chiese Cazzaniga.
-Non c'è pericolo. Non la molla ora. Me lo sento. E mi sento
anche molto sicuro di incastrarlo. Mi sento a casa. Conosco
queste strade.
Non mi può più sfuggire. Milano sarà la sua tomba.
Cazzaniga guardò Santoro con un pizzico di preoccupazione.
Ma nonostante tutto disse-cià, andem al Cin Cin Bar.
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