mercoledì 27 ottobre 2021

Lisboa 41

Entrarono in caserma, in via della Moscova, Legione dei 

Carabinieri di Milano e provincia. All'ingresso Cazzaniga

si fece riconoscere. Il taxi si fermò e sputò fuori i suoi ospiti

dalla carlinga gialla.

Salirono per le scale. Thompson sempre con quel suo

atteggiamento strafottente, sicuro di se'.

Percorsero il corridoio in mezzo agli sguardi esterrefatti

dei colleghi. Santoro guidava il drappello, che nel frattempo

aveva rinfoderato le pistole. Lì non ce n'era bisogno. Per 

il momento, pensò Santoro. E ad un certo punto Santoro si vide 

davanti il Capitano Gianuli. Il suo comandante. Aveva un viso

terreo. 

-Santoro, che succede?

-Capitano, poi le spiego, li portiamo nella sala degli 

interrogatori.

-Ma chi sono questi signori? Fece Gianuli.

-Inglesi, disse Cazzaniga ostentando un fiero disprezzo.

-Si, ma che hanno fatto?

-Spaccio di stupefacenti e omicidio, disse Santoro.

Gianuli li seguì con un viso tra l'incuriosito e l'incazzato.

Entrarono in uno stanzone, dove di solito interrogavano

le persone catturate...prima di portarle a San Vittore, carcere

di Milano.

Si sedettero tutti. 

-Allora, Santoro...esigo una spiegazione, cribbio! Fece Gianuli.

-E che non so da dove iniziare...forse invece sì...Ambrò...la 

registrazione.

Cazzaniga sbiancò in viso. -Sciur Marescial...non lo so minga se 

ce l'ho fatta a registrare.

-Cooo..cooome? Disse Santoro.

Cazzaniga abbassò lo sguardo. E si mise a tramestare nello

smartphone. Per buoni cinque minuti. Thompson guardava 

i suoi due sodali e ridacchiava. Santoro schiumava rabbia.

-Non trovo niente di registrato, disse Cazzaniga.

Santoro non disse niente. Avrebbe voluto farsi dare un

calendario per iniziare a bestemmiare i santi dal primo

all'ultimo.

A quel punto Santoro doveva andare a braccio. Come un

marines. Al solito doveva improvvisare.

Cominciò a raccontare la vicenda. Senza perdersi troppo 

nei particolari. Thomspon ascoltava senza più sghignazzare,

tanto. Mano mano che Santoro raccontava, Cazzaniga faceva

di sì con la testa a mò di accompagnamento.

Il Maresciallo Santoro raccontò tutto. La conoscenza di 

Carvalho, l'amicizia nata, anche se solo per un giorno, grazie alle

loro affinità caratteriali...nonostante la differenza d'età e di

atletismo. Bastava prendere Santoro e togliergli il fisico scolpito, 

le donne conquistate  e una moglie come quella che aveva

Carvalho, e si otteneva praticamente un Santoro portoghese.

Poi Santoro parlò delle indagini da lui condotte, delle scuse 

inventate per trattenersi sul suolo portoghese e scoprire i 

mandanti dell'assassinio di Tiago Carvalho. Parlò di Quaresma 

e di Fonseca e della scena all'Acquario in cui aveva visto 

Thompson, il Maggiore relatore del corso sui reati informatici

che aveva il vizio di delinquere allo scopo di arricchirsi, passare 

una valigetta a un "Libanese". Che magari era portoghese pure 

lui. Non l'avrebbe mai saputo. Un pesce piccolo, niente di 

importante. Poi raccontò la scena al museo. Ma non parlò di 

Daniela Alves. Quella era la sua polizza di assicurazioni.

O almeno sperava che si sarebbe dimostrata tale. Poi i 

pedinamenti di Thompson fino a seguirlo in Italia.

Gianuli ascoltò con molta attenzione. Fece silenzio. Stava

raccogliendo le idee. Santoro scommise sulla conclusione di

tutta quella vicenda. Gianuli l'insabbiatore l'avrebbe

archiviata. E con tante scuse a Thomspon. La solita scusa

banale dell'evitare conflitti si competenza su reati compiuti o

meno all'estero.

-Santoro, lei o è pazzo o vuol far diventare pazzo il sottoscritto, 

fece Gianuli.

-Ecco, bravo, glielo dica, approfittò per parlare, Thompson.

-Lei stia zitto , non ho ancora finito.

Santoro restò spiazzato, sorpreso. Non aveva capito dove

Gianuli volesse andare a parare. 

-Lei doveva semplicemente fare un corso e riportare quì

in via Moscova quanto si era lì riferito...questo era il suo

compito...fece un singulto, a quel punto. Restarono tutti

sorpresi. Ma Santoro che lo conosceva sapeva che Gianuli

si stava autocensurando. Che stava per dire una parolaccia

in dialetto barese. Faceva sempre così.

-E invece la trovo invischiata in una storia assurda di omicidi 

e spaccio di stupefacenti...il solito Santoro, viene da dire. Solo

che stavolta il casino è assai! Nuovo singulto. 

-Sono un Maggiore dell'esercito inglese e lavoro per i servizi 

inglesi. Godo dell'immunità diplomatica. Parlo con lei che

è un dirigente delle forze dell'ordine italiane, disse Thomspon

rivolto a Gianuli. -Esigo che io e i miei colleghi...insomma, che 

ci liberiate immediatamente. Pena l'incidente diplomatico. Sono

sicuro lei è molto più comprensivo e rispettoso delle convenzioni

internazionali del suo collega visionario...Maresciallo Santoro, 

disse ancora rivolto a Gianuli.

-Ancora sta parlando? Si deve stare zitto, lei. Qualcuno l'ha 

interrogato?

-No, disse Cazzaniga.

-Parlavo con lui, tagliò corto Gianuli. In realtà voleva dire 

"qualcuno l'ha interrogata?". Santoro non disse niente. 

Se l'avesse corretto,  a Gianuli, in quel 

momento, sarebbe stato come innescare una bomba a mano 

a spoletta corta. Gianuli sarebbe esploso. Santoro invece

era meravigliato del suo atteggiamento. Per nulla sottomesso

davanti al Maggiore inglese.

-Ma andiamo, Capitano, non vorrà credere alle fandonie del suo

sottoposto, no? Le sue sono menzogne da illusionista...e già che

voi italiani siete esperti, in queste cose.

Non avrebbe dovuto dirlo. In Gianuli scattò l'amor di patria. E 

inaspettatamente gli venne la voglia di mettere in dubbio le sue

parole. E di dare ragione a Santoro. Anche se non l'avrebbe mai

ammesso. Perchè di Santoro si doveva sanzionare questo suo

atteggiamento di continua ribellione all'autorità gerarchica 

e questo suo continuo indagare per conto suo. Come se fosse

un detective di una serie tv americana. E non un Maresciallo

dei Carabinieri. 

-Santoro, lei mi deve delle spiegazioni. Si metta a rapporto. 

immediatamente. Andiamo nella stanza a fianco. Lei Cazzaniga

stia qui con questi inglesi. L'aggettivo peggiorativo che non  

 pronunciò lo lasciò imprigionato nel tono di voce.

Gianuli e Santoro andarono nella stanza a fianco. Gianuli si 

sedette alla scrivania. E invitò con un gesto stizzito, Santoro, a 

sederglisi di fronte. 

-Ma possibile che lei deve sempre combinare casini? E ci devo 

sempre andare di mezzo io. Questa situazione è davvero pesante.

Probabilmente questi qui, gli inglesi...be', dovrò farli uscire. Non 

ci sono prove delle accuse da lei mosse. Santoro, lei è un 

Maresciallo dei Carabinieri. Quello è un Maggiore inglese e per 

di più dei servizi. 

-Igienici, disse Santoro.

-Sapevo che l'avrebbe detto. Dopo tanti anni so sempre dove vuole

andare a parare. Voglio dire, che se quello riesce a parlare

con l'ambasciata inglese e viene fuori che veramente la droga

serve per un'operazione di polizia internazionale...siamo fregati.

I miei superiori mi scuoiano, vivo. E che quelli non aspettano 

altro, Santò. La calata barese si era fatta più netta. A Gianuli

succedeva quando gli giravano pesantemente gli zebedei.

-Signor Capitano, le voglio fare una domanda...se posso.

Gianuli assentì , scocciato, con il capo.

-Se fosse capitato a lei  quello che è capitato a me...non avrebbe

agito nello stesso modo? O avrebbe lasciato cadere la cosa 

trincerandosi dietro la scusa del "non è di mia competenza"?

Gianuli lo guardò. Sapeva che doveva stare attento a quello

che diceva. Sapeva che Santoro sapeva che lui avrebbe fatto 

esattamente così. Avrebbe lasciato che se la sbrigassero fra loro,

Portoghesi , inglesi o libanesi del cavolo. Ma Santoro lo aveva 

messo con le spalle al muro. E non poteva rispondere in relazione

a come avrebbe agito realmente, se si fosse trovato nelle 

circostanze in cui si era trovato Santoro, perchè avrebbe perso

la sua stima.  E sapeva anche che Santoro

non lo giudicava un vile. Era uno che rispettava ciecamente

le regole d'ingaggio. E non faceva mai nulla al di fuori o al di 

sopra delle suddette regole. Per cui disse- Santoro, da quanto 

tempo ci conosciamo? Anni, non ricordo neanche quanti. Sa 

bene che a me questa domanda non me la può fare. Perchè

conosce la risposta. E le dirò un'altra cosa. Io le credo. Io credo

a lei. Lei ha sempre avuto un intuito eccezionale, per le indagini,

un talento naturale. Ma il talento senza disciplina è come andare

a polpi senza zampa di gallina e senza la fiocina giusta.

Santoro restò impassibile. Ma dentro di lui provò un certo 

compiacimento per le parole del suo comandante. Che per la

prima volta scopriva comprensivo nei suoi confronti.

-E quindi li rilascerà? Gli chiese a quel punto Santoro.

-Non posso fare diversamente...non ci sono prove. Per incastrare

quei figli di buona donna, ci vogliono prove superiori alle

prove che ci vogliono per incastrare poveri disgraziati, mi sono 

spiegato?

Santoro non disse niente. Poi sollevò la testa e fece-le chiedo

solo un favore, Signor Capitano.

-Dica pure maresciallo...se è fattibile...

-Vorrei che non fossero rilasciati così, senza colpo ferire, con 

facilità. Le cose devono andare nel modo più difficile, per loro.

Vorrei che se ne discutesse a livello diplomatico. Saranno 

rilasciati lo stesso...ma a qualcuno dei loro, che ne so, la pulce 

nell'orecchio gli entrerà per forza, a quel punto.

-Uhm...naturalmente le alte sfere mi cazzieranno...ma a conti 

fatti, dopo quello che ha passato...e so che è vero, perchè lei

ha un sacco di difetti ma quello che dice, pur non sempre 

verificabile, è vero e reale, se lo merita. Santoro dette un cenno

d'intesa col capo. Si misero in piedi e si accinsero a tornare dagli 

inglesi.





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