Entrarono in caserma, in via della Moscova, Legione dei
Carabinieri di Milano e provincia. All'ingresso Cazzaniga
si fece riconoscere. Il taxi si fermò e sputò fuori i suoi ospiti
dalla carlinga gialla.
Salirono per le scale. Thompson sempre con quel suo
atteggiamento strafottente, sicuro di se'.
Percorsero il corridoio in mezzo agli sguardi esterrefatti
dei colleghi. Santoro guidava il drappello, che nel frattempo
aveva rinfoderato le pistole. Lì non ce n'era bisogno. Per
il momento, pensò Santoro. E ad un certo punto Santoro si vide
davanti il Capitano Gianuli. Il suo comandante. Aveva un viso
terreo.
-Santoro, che succede?
-Capitano, poi le spiego, li portiamo nella sala degli
interrogatori.
-Ma chi sono questi signori? Fece Gianuli.
-Inglesi, disse Cazzaniga ostentando un fiero disprezzo.
-Si, ma che hanno fatto?
-Spaccio di stupefacenti e omicidio, disse Santoro.
Gianuli li seguì con un viso tra l'incuriosito e l'incazzato.
Entrarono in uno stanzone, dove di solito interrogavano
le persone catturate...prima di portarle a San Vittore, carcere
di Milano.
Si sedettero tutti.
-Allora, Santoro...esigo una spiegazione, cribbio! Fece Gianuli.
-E che non so da dove iniziare...forse invece sì...Ambrò...la
registrazione.
Cazzaniga sbiancò in viso. -Sciur Marescial...non lo so minga se
ce l'ho fatta a registrare.
-Cooo..cooome? Disse Santoro.
Cazzaniga abbassò lo sguardo. E si mise a tramestare nello
smartphone. Per buoni cinque minuti. Thompson guardava
i suoi due sodali e ridacchiava. Santoro schiumava rabbia.
-Non trovo niente di registrato, disse Cazzaniga.
Santoro non disse niente. Avrebbe voluto farsi dare un
calendario per iniziare a bestemmiare i santi dal primo
all'ultimo.
A quel punto Santoro doveva andare a braccio. Come un
marines. Al solito doveva improvvisare.
Cominciò a raccontare la vicenda. Senza perdersi troppo
nei particolari. Thomspon ascoltava senza più sghignazzare,
tanto. Mano mano che Santoro raccontava, Cazzaniga faceva
di sì con la testa a mò di accompagnamento.
Il Maresciallo Santoro raccontò tutto. La conoscenza di
Carvalho, l'amicizia nata, anche se solo per un giorno, grazie alle
loro affinità caratteriali...nonostante la differenza d'età e di
atletismo. Bastava prendere Santoro e togliergli il fisico scolpito,
le donne conquistate e una moglie come quella che aveva
Carvalho, e si otteneva praticamente un Santoro portoghese.
Poi Santoro parlò delle indagini da lui condotte, delle scuse
inventate per trattenersi sul suolo portoghese e scoprire i
mandanti dell'assassinio di Tiago Carvalho. Parlò di Quaresma
e di Fonseca e della scena all'Acquario in cui aveva visto
Thompson, il Maggiore relatore del corso sui reati informatici
che aveva il vizio di delinquere allo scopo di arricchirsi, passare
una valigetta a un "Libanese". Che magari era portoghese pure
lui. Non l'avrebbe mai saputo. Un pesce piccolo, niente di
importante. Poi raccontò la scena al museo. Ma non parlò di
Daniela Alves. Quella era la sua polizza di assicurazioni.
O almeno sperava che si sarebbe dimostrata tale. Poi i
pedinamenti di Thompson fino a seguirlo in Italia.
Gianuli ascoltò con molta attenzione. Fece silenzio. Stava
raccogliendo le idee. Santoro scommise sulla conclusione di
tutta quella vicenda. Gianuli l'insabbiatore l'avrebbe
archiviata. E con tante scuse a Thomspon. La solita scusa
banale dell'evitare conflitti si competenza su reati compiuti o
meno all'estero.
-Santoro, lei o è pazzo o vuol far diventare pazzo il sottoscritto,
fece Gianuli.
-Ecco, bravo, glielo dica, approfittò per parlare, Thompson.
-Lei stia zitto , non ho ancora finito.
Santoro restò spiazzato, sorpreso. Non aveva capito dove
Gianuli volesse andare a parare.
-Lei doveva semplicemente fare un corso e riportare quì
in via Moscova quanto si era lì riferito...questo era il suo
compito...fece un singulto, a quel punto. Restarono tutti
sorpresi. Ma Santoro che lo conosceva sapeva che Gianuli
si stava autocensurando. Che stava per dire una parolaccia
in dialetto barese. Faceva sempre così.
-E invece la trovo invischiata in una storia assurda di omicidi
e spaccio di stupefacenti...il solito Santoro, viene da dire. Solo
che stavolta il casino è assai! Nuovo singulto.
-Sono un Maggiore dell'esercito inglese e lavoro per i servizi
inglesi. Godo dell'immunità diplomatica. Parlo con lei che
è un dirigente delle forze dell'ordine italiane, disse Thomspon
rivolto a Gianuli. -Esigo che io e i miei colleghi...insomma, che
ci liberiate immediatamente. Pena l'incidente diplomatico. Sono
sicuro lei è molto più comprensivo e rispettoso delle convenzioni
internazionali del suo collega visionario...Maresciallo Santoro,
disse ancora rivolto a Gianuli.
-Ancora sta parlando? Si deve stare zitto, lei. Qualcuno l'ha
interrogato?
-No, disse Cazzaniga.
-Parlavo con lui, tagliò corto Gianuli. In realtà voleva dire
"qualcuno l'ha interrogata?". Santoro non disse niente.
Se l'avesse corretto, a Gianuli, in quel
momento, sarebbe stato come innescare una bomba a mano
a spoletta corta. Gianuli sarebbe esploso. Santoro invece
era meravigliato del suo atteggiamento. Per nulla sottomesso
davanti al Maggiore inglese.
-Ma andiamo, Capitano, non vorrà credere alle fandonie del suo
sottoposto, no? Le sue sono menzogne da illusionista...e già che
voi italiani siete esperti, in queste cose.
Non avrebbe dovuto dirlo. In Gianuli scattò l'amor di patria. E
inaspettatamente gli venne la voglia di mettere in dubbio le sue
parole. E di dare ragione a Santoro. Anche se non l'avrebbe mai
ammesso. Perchè di Santoro si doveva sanzionare questo suo
atteggiamento di continua ribellione all'autorità gerarchica
e questo suo continuo indagare per conto suo. Come se fosse
un detective di una serie tv americana. E non un Maresciallo
dei Carabinieri.
-Santoro, lei mi deve delle spiegazioni. Si metta a rapporto.
immediatamente. Andiamo nella stanza a fianco. Lei Cazzaniga
stia qui con questi inglesi. L'aggettivo peggiorativo che non
pronunciò lo lasciò imprigionato nel tono di voce.
Gianuli e Santoro andarono nella stanza a fianco. Gianuli si
sedette alla scrivania. E invitò con un gesto stizzito, Santoro, a
sederglisi di fronte.
-Ma possibile che lei deve sempre combinare casini? E ci devo
sempre andare di mezzo io. Questa situazione è davvero pesante.
Probabilmente questi qui, gli inglesi...be', dovrò farli uscire. Non
ci sono prove delle accuse da lei mosse. Santoro, lei è un
Maresciallo dei Carabinieri. Quello è un Maggiore inglese e per
di più dei servizi.
-Igienici, disse Santoro.
-Sapevo che l'avrebbe detto. Dopo tanti anni so sempre dove vuole
andare a parare. Voglio dire, che se quello riesce a parlare
con l'ambasciata inglese e viene fuori che veramente la droga
serve per un'operazione di polizia internazionale...siamo fregati.
I miei superiori mi scuoiano, vivo. E che quelli non aspettano
altro, Santò. La calata barese si era fatta più netta. A Gianuli
succedeva quando gli giravano pesantemente gli zebedei.
-Signor Capitano, le voglio fare una domanda...se posso.
Gianuli assentì , scocciato, con il capo.
-Se fosse capitato a lei quello che è capitato a me...non avrebbe
agito nello stesso modo? O avrebbe lasciato cadere la cosa
trincerandosi dietro la scusa del "non è di mia competenza"?
Gianuli lo guardò. Sapeva che doveva stare attento a quello
che diceva. Sapeva che Santoro sapeva che lui avrebbe fatto
esattamente così. Avrebbe lasciato che se la sbrigassero fra loro,
Portoghesi , inglesi o libanesi del cavolo. Ma Santoro lo aveva
messo con le spalle al muro. E non poteva rispondere in relazione
a come avrebbe agito realmente, se si fosse trovato nelle
circostanze in cui si era trovato Santoro, perchè avrebbe perso
la sua stima. E sapeva anche che Santoro
non lo giudicava un vile. Era uno che rispettava ciecamente
le regole d'ingaggio. E non faceva mai nulla al di fuori o al di
sopra delle suddette regole. Per cui disse- Santoro, da quanto
tempo ci conosciamo? Anni, non ricordo neanche quanti. Sa
bene che a me questa domanda non me la può fare. Perchè
conosce la risposta. E le dirò un'altra cosa. Io le credo. Io credo
a lei. Lei ha sempre avuto un intuito eccezionale, per le indagini,
un talento naturale. Ma il talento senza disciplina è come andare
a polpi senza zampa di gallina e senza la fiocina giusta.
Santoro restò impassibile. Ma dentro di lui provò un certo
compiacimento per le parole del suo comandante. Che per la
prima volta scopriva comprensivo nei suoi confronti.
-E quindi li rilascerà? Gli chiese a quel punto Santoro.
-Non posso fare diversamente...non ci sono prove. Per incastrare
quei figli di buona donna, ci vogliono prove superiori alle
prove che ci vogliono per incastrare poveri disgraziati, mi sono
spiegato?
Santoro non disse niente. Poi sollevò la testa e fece-le chiedo
solo un favore, Signor Capitano.
-Dica pure maresciallo...se è fattibile...
-Vorrei che non fossero rilasciati così, senza colpo ferire, con
facilità. Le cose devono andare nel modo più difficile, per loro.
Vorrei che se ne discutesse a livello diplomatico. Saranno
rilasciati lo stesso...ma a qualcuno dei loro, che ne so, la pulce
nell'orecchio gli entrerà per forza, a quel punto.
-Uhm...naturalmente le alte sfere mi cazzieranno...ma a conti
fatti, dopo quello che ha passato...e so che è vero, perchè lei
ha un sacco di difetti ma quello che dice, pur non sempre
verificabile, è vero e reale, se lo merita. Santoro dette un cenno
d'intesa col capo. Si misero in piedi e si accinsero a tornare dagli
inglesi.
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