venerdì 1 ottobre 2021

Lisboa 35

Tornò  indietro e si appostò dietro l'angolo del caseggiato. I tram

 passavano nella notte, cigolanti, molti passanti si godevano la

 notte mangiando caldarroste comprate dai baracchini. Il Gatto e

 la Volpe passarono di lì a poco. Avevano l'aria soddisfatta. Ed

 erano privi della valigetta. L'avevano di sicuro consegnata a

 Thompson. Che cosa strana, pensò Santoro. 

Cosa avrebbe fatto, a quel punto? Intanto cominciò a pensare.

 Era rabdomantico. Un termine che aveva mutuato dai racconti

 di suo nonno, quando in quel di Ostuni, fece venire un uomo a

 scandagliare l'ettaro agricolo di famiglia con una bacchetta. Una

 bacchetta come quella di Harry Potter. Cercava la presenza

 sotterranea dell'acqua, per scavare un pozzo artesiano. La

 bacchetta tremò e l'uomo, un anziano canuto semicurvo,

 sentenziò che l'acqua era a 300 metri. Troppo profondo per

 scavare un pozzo. Tirare su l'acqua sarebbe costata troppa

 energia elettrica. Così non se ne fece niente. Quindi il

 rabdomante è un sensitivo che sente l'acqua sotto la superficie

 terrestre. Trovare l'acqua a qualcuno, nel suo paese d'origine,

 significava inquadrarlo bene. Smascherarlo. Era per questo che

 si definiva rabdomantico. Fonseca e Quaresma non gli erano

 mai piaciuti. E ora aveva trovato l'acqua anche a loro. 

Doveva trovare un albergo per trascorrere la notte. Mentre

 svoltò l'angolo, e Fonseca e Quaresma si erano ormai allontanati

 a piedi, soddisfatti e tronfi come quaglie a fine pasto, si sentì

 toccare dietro la schiena. La sua glock era infilata nella schiena,

 tra cintura e natiche. Non poteva fare il gesto di afferrarla senza

 allarmare il suo improvviso interlocutore. Non gli restava che

 voltarsi e affrontarlo. Lo fece lentamente. Davanti a lui il viso

 semiserio del sottufficiale della GRP, Daniele Alves. Vedeva solo

 il luccichio dei suoi occhi sullo sfondo lavagna della pelle e i

 denti bianchissimi.

-Maresciallo, che ci fa da queste parti, disse la Alves.

Santoro non rispose subito. Se ne stette un buon minuto in

 silenzio. Poi rispose-la stessa cosa che stava facendo lei,

 suppongo.

La Alves gli sorrise. Era un armistizio di denti e pupille nella

 notte di Lisbona. 

-Venga, c'è un bar che conosco qui vicino, disse la Alves.

Con movimenti felini, da pantera nera, Daniela Alves, fece

 strada.

 Santoro la seguì mansueto. Stava pensando agli sviluppi di

 quell'incontro. Non poteva di certo fidarsi. Ma la Alves non lo

 aveva minacciato. Non gli aveva intimato di tornarsene

 all'aeroporto. Decise di stare al gioco.

Nel bar Tasca Mastai, ancora aperto, si poteva consumare un

 aperitivo ricco e succulento. I soliti pasteles ricolmi di pollo o

 pesce. Un bianchetto o un Martini ad accompagnare.

-Adesso cosa, farà? Mi arresterà? Le chiese Santoro mentre la

 Alves addentava un pastel. Era magra scolpita e mangiava

 avidamente quella roba fritta e calorica. Ma dove se lo mettono

 il cibo, certe persone, non potè fare a meno di pensare, Santoro.

-Al contrario, disse il sottufficiale Daniela Alves. La voglio

 arruolare. Il suo portoghese era perfetto. Doveva essere nata a

 Lisbona. Figlia di migranti delle colonie, forse, immaginò

 Santoro.

-Arruolarmi? Disse Santoro. Sorrise.-Io lavoro da solo. Lavoro

 da solo persino nella mia arma dei Carabinieri italiani...Spesso i

 miei capi mi rimproverano per questo. E devo farmi perdonare

 da loro solo alla fine. Quando risolvo casi per i quali, la maggior

 parte delle volte, loro non c'avevano capito nulla.

-Facciamo così, maresciallo. Mattiamola così, disse la Alves.

-Sono qui per chiedere la sua collaborazione.

-Così va meglio, ammise Santoro. E sorseggiò finalmente il suo

 Martini secco. Che si supponeva non avrebbe disturbato la sua

 proverbiale colite.

-Prima però devo sapere da che parte sta! Le disse a bruciapelo,

 Santoro.

-Dalla sua stessa parte, rispose la Alves.

-Uhm, grugnì Santoro. Mi sembra chiaro che i nostri due

 "amici", si, il Gatto e la Volpe, voglio dire, hanno deciso di

 mettersi in proprio.

-Esatto! Feca Daniela Alves. Addentò un altro pastel e sorseggiò

 un prosecco, suppose Santoro, vedendo il liquido incolore pieno

 di bollicine nel bicchiere della portoghese scomparire alla

 velocità della luce nel suo pregiato gargarozzo.

-Li ho seguiti sin qui ed ho visto tutto, disse la Alves.

-Cosa ha visto?

-La  stessa cosa che ha visto lei. Hanno consegnato una valigetta

 al maggiore Thomspon. Dopo che a me avevano detto che

 l'avrebbero fatta pervenire tramite un contatto esterno alla

 Guardia Nazionale, ad un corriere dell'organizzazione.

-Già, disse Santoro, e invece l'hanno portata personalmente a

 Thompson...che significa?

-Glielo dico io che significa. Si sono messi in società. Hanno un

 accordo. Fifty fifty.

-Si dice così anche in portoghese? Chiese ironicamente Santoro.

-Certo. Il portoghese è una lingua latina, rispose l'avvenente

 sottufficiale, sorridendo lievemente.

Santoro si fermò a riflettere. Sorseggiò il suo Martini e mangiò le

 due olive che sguazzavano nel bicchiere come pesci rossi in

 un'ampolla. 

- Che cosa vuole da me? Le chiese Santoro.

-Thomspon, domani mattina, prenderà un aereo per Milano.

 Deve portare il carico in Italia. La sua valigetta è coperta da

 immunità diplomatica e non può essere perquisita. Un metodo

 perfetto per contrabbandare qualsiasi cosa.

-Più che perfetto. Potrebbe portare con se' persino del plutonio.

 La qual cosa mi dà da pensare su quanto il mondo sia fragile

 davanti all'eventualità che qualche pazzo voglia cambiare le

 sorti della storia del nostro pianeta...Si rende conto?

-Perfettamente. Tanto non l'avrebbero perquisita comunque,

 disse Daniela Alves, avrebbero corrotto qualche funzionario

 della dogana....I soldi possono tutto e le mazzette sono degli

 ottimi investimenti, in questi casi.

-Sembra sapere il fatto suo, disse Santoro. E lei, Daniela, lei?

 Cosa vuole?

-Prenderli tutti. Arrestarli.

-Perchè? Le chiese Santoro.

-Per la giustizia, per la verità...Cominciò a dire, un pò titubante,

 la Alves.

-Io non credo, disse Santoro. Sono motivi collaterali. Il vero

 scopo è che lei vuol fare carriera. E sarebbe il solo modo di fare

 carriera, per una persona, donna e di colore...Non è forse vero?

La Alves sgranò gli occhi. Poi li abbassò, imbarazzata. Stette in

 silenzio.

-Sono vere tutte queste cosa...Sì, sono stanca di fare la gavetta e

 di prestare la mia intelligenza a uomini bianchi che devono il

 loro prestigio solo alla loro condizione di privilegiati. Voglio di

 più anche per me. E per quelle come me, disse

 appassionatamente la Alves. Non voglio fare carriera per me

 stessa. Per il mio ego. Voglio aprire la strada a questa 

possibilità  anche per altri.

Una figlia di immigrati, nera e donna, deve poter far

carriera...Se è brava.

Santoro sorrise. Sembrava compiacersi della propria

 intelligenza. Era solo un attento osservatore dell'animo umano,

 si disse. 

-E lei invece? Lei, maresciallo...Lei cosa vuole?

-Le sembrerà strano, rispose Santoro, ma io non cerco giustizia

 in generale, questa volta. Cercò giustizia per un uomo. Per un

 amico.

-Tiago Carvalho, suppongo, disse la Alves.

-Bingo! Fece Santoro.

-Anche lui usava questa espressione da film americano, disse

 sorpresa la Alves.

-Già...Fece Santoro.-Me l'hanno detto.

Stettero un pò in silenzio tutti e due. Pensavano al fatto se fidarsi

 o meno l'uno dell'altra e viceversa.

Poi la Alves gli tese la mano.-Allora siamo d'accordo?

-D'accordo, disse senza pensarci su due volte, Santoro.-Io vi

 aiuto a beccare Thomspon e a smascherare Il Gatto e la Volpe e

 lei, voi, restituirete la dignità dovuta al sottufficiale Tiago

 Carvalho. Una piena riabilitazione, voglio dire.

-Per me va bene, disse la Alves.

- Le vorrei chiedere una cosa, perchè li chiama il Gatto e la

 Volpe? Gli chiese poco dopo.

-Viene da un libro dell'italiano Collodi: Pinocchio. Il Gatto e la

 Volpe erano due furfanti che volevano imbrogliare Pinocchio, un

 burattino-bambini,  per rubargli dei soldi.

-Mi sembra molto indicato, per i due nostri recenti "AMICI",

 disse la Alves, rimarcando a voce alta quel termine usato in

 un'accezione ironica.

-Come ci muoviamo? Chiese a quel punto Santoro.

-Ho un piano, disse la Alves.

-Abbiamo fatto presto a diventare dirigenti, vedo.

La Alves restò seria. Era concentrata.

-Domani mattina lei prenderà l'aereo per Milano. Lo stesso aereo di Thompson.

-La vedo dura. Mi conosce. Mi sembra rischioso.

-Ho pensato anche a questo. Lei avrà un camuffamento. Poi le

 spiego i dettagli.

-E una volta scesi a Milano? Le chiese Santoro.

-Una volta scesi a Milano, lei è sul suo terreno. Sta a lei

 manovrare per incastrare Thompson e sequestrargli la

 refurtiva.

-E' un piano suicida, disse Santoro sogghignando.

-Ne ha uno migliore? Fece la Alves piuttosto piccata.

-Devo ammettere che non ne ho. Dovrò inventarmi qualcosa, una

 volta in Italia. E lei cosa farà?

-Io raccoglierò prove per incastrare il Gatto e la Volpe, come li

 chiama lei.

-Thompson è un pezzo grosso dell'organizzazione. In base alle

 nostre indagini. Fonseca e Quaresma me ne hanno messa a

 parte. Fino ad un certo punto. Poi mi hanno tenuta all'oscuro.

 Ma io ho continuato a indagare per conto mio.

-Non sapevo che esistessero anche dei Santoro al femminile, disse

 Santoro sorridendo.

-Già...Disse Daniela Alves. -Eravamo informati anche su questa

 sua tendenza a mettere da parte ordini superiori per procedere

 per proprio conto. Ed era il motivo per cui Quaresma la

 controllava.

-E Merzagora? Che c'entra in tutto questo?

-Merzagora è un socio di minoranza di Thompson, disse la Alves.

-Me l'immaginavo...Però c'è un'altra cosa che non mi torna.

 Perchè mi ha messo sulle tracce di Botelho?

-Botelho è un infiltrato. Lavora per noi. Ma non doveva sapere

 delle intenzioni di Fonseca e Quaresma. Per cui Merzagora ha

 cercato di mettervi contro. Sperando che vi eliminaste a vicenda.

 Poi non ha ucciso Botelho per non dare nell'occhio. Botelho

 doveva essere eliminato in circostanze non sospette.

-Uhm, disse Santoro. Tipico modo di procedere degli

 appartenenti ai servizi di tutto il mondo, disse Santoro. 

-Certo, disse Daniela Alves.

-A che ora parte il volo? Immagino che mi abbia già fatto il

 biglietto...Disse Santoro.

-Verso mezzogiorno, disse la Alves.

-Uhm, un mucchio di tempo. Per stanotte non ho dove stare.

 Devo trovarmi un albergo, disse Santoro.

-Non può andare in albergo. Gli alberghi sono controllati dagli

 uomini di Fonseca. Potrà stare da me, se vuole. Vivo da sola,

 disse Daniela Alves. 

Nella mente di Santoro albergò per un istante il pensiero che

 accomuna tutti gli uomini che popolano il pianeta terra che si

 accingono a dormire a casa di una donna che vive da sola. Che

 vive da sole ed è una specie di schianto, quanto a bellezza.

-Prima però le farò vivere qualcosa di speciale, disse la Alves.

-La notte è giovane e nessuno conosce Lisbona quanto un

 sottufficiale della Guardia Nazionale, per di più figlia di

 immigrati della Guinea Portoghese. Dopotutto domani deve

 partire e tornarsene in Italia. E dubito che tornerà a Lisbona a

 breve. Lei merita un commiato speciale. 




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