Tornò indietro e si appostò dietro l'angolo del caseggiato. I tram
passavano nella notte, cigolanti, molti passanti si godevano la
notte mangiando caldarroste comprate dai baracchini. Il Gatto e
la Volpe passarono di lì a poco. Avevano l'aria soddisfatta. Ed
erano privi della valigetta. L'avevano di sicuro consegnata a
Thompson. Che cosa strana, pensò Santoro.
Cosa avrebbe fatto, a quel punto? Intanto cominciò a pensare.
Era rabdomantico. Un termine che aveva mutuato dai racconti
di suo nonno, quando in quel di Ostuni, fece venire un uomo a
scandagliare l'ettaro agricolo di famiglia con una bacchetta. Una
bacchetta come quella di Harry Potter. Cercava la presenza
sotterranea dell'acqua, per scavare un pozzo artesiano. La
bacchetta tremò e l'uomo, un anziano canuto semicurvo,
sentenziò che l'acqua era a 300 metri. Troppo profondo per
scavare un pozzo. Tirare su l'acqua sarebbe costata troppa
energia elettrica. Così non se ne fece niente. Quindi il
rabdomante è un sensitivo che sente l'acqua sotto la superficie
terrestre. Trovare l'acqua a qualcuno, nel suo paese d'origine,
significava inquadrarlo bene. Smascherarlo. Era per questo che
si definiva rabdomantico. Fonseca e Quaresma non gli erano
mai piaciuti. E ora aveva trovato l'acqua anche a loro.
Doveva trovare un albergo per trascorrere la notte. Mentre
svoltò l'angolo, e Fonseca e Quaresma si erano ormai allontanati
a piedi, soddisfatti e tronfi come quaglie a fine pasto, si sentì
toccare dietro la schiena. La sua glock era infilata nella schiena,
tra cintura e natiche. Non poteva fare il gesto di afferrarla senza
allarmare il suo improvviso interlocutore. Non gli restava che
voltarsi e affrontarlo. Lo fece lentamente. Davanti a lui il viso
semiserio del sottufficiale della GRP, Daniele Alves. Vedeva solo
il luccichio dei suoi occhi sullo sfondo lavagna della pelle e i
denti bianchissimi.
-Maresciallo, che ci fa da queste parti, disse la Alves.
Santoro non rispose subito. Se ne stette un buon minuto in
silenzio. Poi rispose-la stessa cosa che stava facendo lei,
suppongo.
La Alves gli sorrise. Era un armistizio di denti e pupille nella
notte di Lisbona.
-Venga, c'è un bar che conosco qui vicino, disse la Alves.
Con movimenti felini, da pantera nera, Daniela Alves, fece
strada.
Santoro la seguì mansueto. Stava pensando agli sviluppi di
quell'incontro. Non poteva di certo fidarsi. Ma la Alves non lo
aveva minacciato. Non gli aveva intimato di tornarsene
all'aeroporto. Decise di stare al gioco.
Nel bar Tasca Mastai, ancora aperto, si poteva consumare un
aperitivo ricco e succulento. I soliti pasteles ricolmi di pollo o
pesce. Un bianchetto o un Martini ad accompagnare.
-Adesso cosa, farà? Mi arresterà? Le chiese Santoro mentre la
Alves addentava un pastel. Era magra scolpita e mangiava
avidamente quella roba fritta e calorica. Ma dove se lo mettono
il cibo, certe persone, non potè fare a meno di pensare, Santoro.
-Al contrario, disse il sottufficiale Daniela Alves. La voglio
arruolare. Il suo portoghese era perfetto. Doveva essere nata a
Lisbona. Figlia di migranti delle colonie, forse, immaginò
Santoro.
-Arruolarmi? Disse Santoro. Sorrise.-Io lavoro da solo. Lavoro
da solo persino nella mia arma dei Carabinieri italiani...Spesso i
miei capi mi rimproverano per questo. E devo farmi perdonare
da loro solo alla fine. Quando risolvo casi per i quali, la maggior
parte delle volte, loro non c'avevano capito nulla.
-Facciamo così, maresciallo. Mattiamola così, disse la Alves.
-Sono qui per chiedere la sua collaborazione.
-Così va meglio, ammise Santoro. E sorseggiò finalmente il suo
Martini secco. Che si supponeva non avrebbe disturbato la sua
proverbiale colite.
-Prima però devo sapere da che parte sta! Le disse a bruciapelo,
Santoro.
-Dalla sua stessa parte, rispose la Alves.
-Uhm, grugnì Santoro. Mi sembra chiaro che i nostri due
"amici", si, il Gatto e la Volpe, voglio dire, hanno deciso di
mettersi in proprio.
-Esatto! Feca Daniela Alves. Addentò un altro pastel e sorseggiò
un prosecco, suppose Santoro, vedendo il liquido incolore pieno
di bollicine nel bicchiere della portoghese scomparire alla
velocità della luce nel suo pregiato gargarozzo.
-Li ho seguiti sin qui ed ho visto tutto, disse la Alves.
-Cosa ha visto?
-La stessa cosa che ha visto lei. Hanno consegnato una valigetta
al maggiore Thomspon. Dopo che a me avevano detto che
l'avrebbero fatta pervenire tramite un contatto esterno alla
Guardia Nazionale, ad un corriere dell'organizzazione.
-Già, disse Santoro, e invece l'hanno portata personalmente a
Thompson...che significa?
-Glielo dico io che significa. Si sono messi in società. Hanno un
accordo. Fifty fifty.
-Si dice così anche in portoghese? Chiese ironicamente Santoro.
-Certo. Il portoghese è una lingua latina, rispose l'avvenente
sottufficiale, sorridendo lievemente.
Santoro si fermò a riflettere. Sorseggiò il suo Martini e mangiò le
due olive che sguazzavano nel bicchiere come pesci rossi in
un'ampolla.
- Che cosa vuole da me? Le chiese Santoro.
-Thomspon, domani mattina, prenderà un aereo per Milano.
Deve portare il carico in Italia. La sua valigetta è coperta da
immunità diplomatica e non può essere perquisita. Un metodo
perfetto per contrabbandare qualsiasi cosa.
-Più che perfetto. Potrebbe portare con se' persino del plutonio.
La qual cosa mi dà da pensare su quanto il mondo sia fragile
davanti all'eventualità che qualche pazzo voglia cambiare le
sorti della storia del nostro pianeta...Si rende conto?
-Perfettamente. Tanto non l'avrebbero perquisita comunque,
disse Daniela Alves, avrebbero corrotto qualche funzionario
della dogana....I soldi possono tutto e le mazzette sono degli
ottimi investimenti, in questi casi.
-Sembra sapere il fatto suo, disse Santoro. E lei, Daniela, lei?
Cosa vuole?
-Prenderli tutti. Arrestarli.
-Perchè? Le chiese Santoro.
-Per la giustizia, per la verità...Cominciò a dire, un pò titubante,
la Alves.
-Io non credo, disse Santoro. Sono motivi collaterali. Il vero
scopo è che lei vuol fare carriera. E sarebbe il solo modo di fare
carriera, per una persona, donna e di colore...Non è forse vero?
La Alves sgranò gli occhi. Poi li abbassò, imbarazzata. Stette in
silenzio.
-Sono vere tutte queste cosa...Sì, sono stanca di fare la gavetta e
di prestare la mia intelligenza a uomini bianchi che devono il
loro prestigio solo alla loro condizione di privilegiati. Voglio di
più anche per me. E per quelle come me, disse
appassionatamente la Alves. Non voglio fare carriera per me
stessa. Per il mio ego. Voglio aprire la strada a questa
possibilità anche per altri.
Una figlia di immigrati, nera e donna, deve poter far
carriera...Se è brava.
Santoro sorrise. Sembrava compiacersi della propria
intelligenza. Era solo un attento osservatore dell'animo umano,
si disse.
-E lei invece? Lei, maresciallo...Lei cosa vuole?
-Le sembrerà strano, rispose Santoro, ma io non cerco giustizia
in generale, questa volta. Cercò giustizia per un uomo. Per un
amico.
-Tiago Carvalho, suppongo, disse la Alves.
-Bingo! Fece Santoro.
-Anche lui usava questa espressione da film americano, disse
sorpresa la Alves.
-Già...Fece Santoro.-Me l'hanno detto.
Stettero un pò in silenzio tutti e due. Pensavano al fatto se fidarsi
o meno l'uno dell'altra e viceversa.
Poi la Alves gli tese la mano.-Allora siamo d'accordo?
-D'accordo, disse senza pensarci su due volte, Santoro.-Io vi
aiuto a beccare Thomspon e a smascherare Il Gatto e la Volpe e
lei, voi, restituirete la dignità dovuta al sottufficiale Tiago
Carvalho. Una piena riabilitazione, voglio dire.
-Per me va bene, disse la Alves.
- Le vorrei chiedere una cosa, perchè li chiama il Gatto e la
Volpe? Gli chiese poco dopo.
-Viene da un libro dell'italiano Collodi: Pinocchio. Il Gatto e la
Volpe erano due furfanti che volevano imbrogliare Pinocchio, un
burattino-bambini, per rubargli dei soldi.
-Mi sembra molto indicato, per i due nostri recenti "AMICI",
disse la Alves, rimarcando a voce alta quel termine usato in
un'accezione ironica.
-Come ci muoviamo? Chiese a quel punto Santoro.
-Ho un piano, disse la Alves.
-Abbiamo fatto presto a diventare dirigenti, vedo.
La Alves restò seria. Era concentrata.
-Domani mattina lei prenderà l'aereo per Milano. Lo stesso aereo di Thompson.
-La vedo dura. Mi conosce. Mi sembra rischioso.
-Ho pensato anche a questo. Lei avrà un camuffamento. Poi le
spiego i dettagli.
-E una volta scesi a Milano? Le chiese Santoro.
-Una volta scesi a Milano, lei è sul suo terreno. Sta a lei
manovrare per incastrare Thompson e sequestrargli la
refurtiva.
-E' un piano suicida, disse Santoro sogghignando.
-Ne ha uno migliore? Fece la Alves piuttosto piccata.
-Devo ammettere che non ne ho. Dovrò inventarmi qualcosa, una
volta in Italia. E lei cosa farà?
-Io raccoglierò prove per incastrare il Gatto e la Volpe, come li
chiama lei.
-Thompson è un pezzo grosso dell'organizzazione. In base alle
nostre indagini. Fonseca e Quaresma me ne hanno messa a
parte. Fino ad un certo punto. Poi mi hanno tenuta all'oscuro.
Ma io ho continuato a indagare per conto mio.
-Non sapevo che esistessero anche dei Santoro al femminile, disse
Santoro sorridendo.
-Già...Disse Daniela Alves. -Eravamo informati anche su questa
sua tendenza a mettere da parte ordini superiori per procedere
per proprio conto. Ed era il motivo per cui Quaresma la
controllava.
-E Merzagora? Che c'entra in tutto questo?
-Merzagora è un socio di minoranza di Thompson, disse la Alves.
-Me l'immaginavo...Però c'è un'altra cosa che non mi torna.
Perchè mi ha messo sulle tracce di Botelho?
-Botelho è un infiltrato. Lavora per noi. Ma non doveva sapere
delle intenzioni di Fonseca e Quaresma. Per cui Merzagora ha
cercato di mettervi contro. Sperando che vi eliminaste a vicenda.
Poi non ha ucciso Botelho per non dare nell'occhio. Botelho
doveva essere eliminato in circostanze non sospette.
-Uhm, disse Santoro. Tipico modo di procedere degli
appartenenti ai servizi di tutto il mondo, disse Santoro.
-Certo, disse Daniela Alves.
-A che ora parte il volo? Immagino che mi abbia già fatto il
biglietto...Disse Santoro.
-Verso mezzogiorno, disse la Alves.
-Uhm, un mucchio di tempo. Per stanotte non ho dove stare.
Devo trovarmi un albergo, disse Santoro.
-Non può andare in albergo. Gli alberghi sono controllati dagli
uomini di Fonseca. Potrà stare da me, se vuole. Vivo da sola,
disse Daniela Alves.
Nella mente di Santoro albergò per un istante il pensiero che
accomuna tutti gli uomini che popolano il pianeta terra che si
accingono a dormire a casa di una donna che vive da sola. Che
vive da sole ed è una specie di schianto, quanto a bellezza.
-Prima però le farò vivere qualcosa di speciale, disse la Alves.
-La notte è giovane e nessuno conosce Lisbona quanto un
sottufficiale della Guardia Nazionale, per di più figlia di
immigrati della Guinea Portoghese. Dopotutto domani deve
partire e tornarsene in Italia. E dubito che tornerà a Lisbona a
breve. Lei merita un commiato speciale.
Nessun commento:
Posta un commento