domenica 4 luglio 2021

Lisboa 26

 Effettivamente i due uomini, Fonseca e Quaresma, in divisa, si

fermarono alla Ginjinha. Entrarono e bevvero un paio di

bicchierini in plastica trasparente del tipico liquore, ingollandosi

persino il pezzetto di ciliegia ancorato ad arte sul fondo del

bicchierino. Poi, sempre chiacchierando amabilmente, tornarono

indietro. Non sospettavano minimamente di essere seguiti,

perchè, Santoro osservò, non fecero le viste di guardarsi intorno

con sospetto. Entrarono in un tabaccaio, in Rossio e vi

riuscirono. Fonseca si accese un sigarillo e Quaresma lo stette a

guardare. E a respirare il fumo che il suo colonnello gli sbuffava

in faccia. Poi si fermarono in un bar più avanti. Santoro, confuso

tra la folla alla fermata del tram di fronte, stette lì a guardarli.

Le ombre della sera cominciavano a scendere e i due uomini

erano ben visibili nel cono della luce interna del bar.

Sembravano in confidenza e parlavano fitto, con una certa

espressività, tipica dei popoli latini. Santoro non sapeva cosa

pensare. Era in una situazione di stallo messicano. Come quando

ti puntano una pistola in faccia nel mentre tu a tua volta la punti

 in faccia a chi te la sta puntando. Nessuno però spara. Decise di

attendere. Mentre parlavano, Fonseca e Quaresma, ricevettero

diverse telefonate. Dopo l'ultima telefonata, Fonseca si voltò di

scatto verso Santoro. Santoro si nascose rapidamente dietro una

turista americana. Finse di ammirarle il didietro. L'americana,

evidentemente abituata a tali attenzioni e giudicate 

perfettamente inquadrabili nelle abitudini latine, gli sorrise.

Santoro intuì che qualcuno aveva avvisato Fonseca e Quaresma,

che potevano essere seguiti. Monitorò la gente circostante con

attenzione. Ma non vide volti che potessero destare qualche

sospetto. Così decise di spegnere il suo vecchio Nokia. Magari

qualcuno alle dipendenze dei due militari portoghesi, seguiva il

suo tracciato telefonico. A quel punto, a Santoro, apparve chiaro,

che Quaresma aveva cantato. Non c'erano più dubbi. Tranne

circa il motivo per cui l'aveva fatto. Non era ancora sicuro, ma

qualcosa gli diceva che Quaresma non aveva semplicemente 

paura per se' e per la sua pensione, ma che dovesse essere

complice negli affari, forse sporchi, del colonnello. A quel punto

 non poteva più tergiversare oltre. Doveva decidere il da farsi.

Fonseca e Quaresma osservavano intorno, fuori dalla vetrina del

 bar. Ma non scorsero Santoro. Perchè nel frattempo il

maresciallo pugliese, si era comprato un Borsalino di paglia e se

 l'era inchiavardato ben bene in testa.

Uscirono, sempre osservandosi intorno con sospetto. Fonseca

ricevette un'altra telefonata. Rispose con il suo cellulare ultima

 generazione. Al termine della conversazione telefonica, disse

 qualcosa a Quaresma, il quale assentì con il capo.

Presero un tram che era diretto verso Bairro Alto. La sera si era

fatta largo nella nebbia che rendeva i contorni dei palazzi, dei

tram, il luccichio delle rotaie, elementi di un paesaggio di

 fantasmi. Non potevano non nascere in continuazione poeti, con

simili ambientazioni, pensò Santoro che stava pensando a Pessoa.

Santoro salì sul tram successivo. La solita sfida alla forza di

gravità-Santoro riusciva a capacitarsene- e di lì a poco, in

 lontananza, vide scendere, dal tram che precedeva il suo, i due

militari.

Quando arrivò nella stessa fermata, Santoro, scese a sua volta.

E, a piedi, si diede da fare per recuperare terreno.

Li aveva persi. Percorse i vicoli di Bairro alto, a quell'ora già

affollati di giovani con in mano boccali di birra o ricolmi di

 cocktails alcolici all'ennesima potenza...ma, niente. Sembravano

inghiottiti dal quartiere. Dalla città. Stava perdendo ogni

speranza, quando, svoltando dietro l'ennesimo vicolo, vide una

divisa entrare in un locale. Era un ristorante dove si cantava il

fado. Fuori c'era una locandina che mostrava la foto di una

cantante di fado, che presumibilmente doveva esibirsi in quel

locale. Viso sensuale, mora, lingerie carica, corpo sinuoso. La

foto prometteva bene. Entrò con circospezione, ma prima che il

cameriere potesse chiedergli qualcosa, vide Fonseca e Quaresma

seduti ad un tavolo. Fonseca sfumacchiava il suo sigarillo. Di

regola nei locali pubblici non si poteva fumare, ma il colonnello

aveva l'aria di essere conosciuto da quelle parti e Santoro

presunse che doveva essersi guadagnato una sorta di status di

intoccabilità che gli concedeva persino di violare quelle stesse

leggi che avrebbe dovuto far rispettare agli altri. 

Si sedette al bancone del bar e con la coda dell'occhio, vedeva la

saletta del ristorante, dove i due militari portoghesi, avevano

cominciato a banchettare , con degli antipasti a base di pesce.

Santoro non aveva fame...Se non di giustizia, si disse. Bella

battuta, pensò, ma è il preludio per una buona morte per fame.

Chiamò il cameriere e chiese qualche stuzzichino. Il cameriere gli

offrì di sedersi in un tavolo. Santoro replicò che si sentiva più a

suo agio, seduto più in alto, ad uno sgabello, con il bancone bar

per piano tavolo. In quella posizione, con il Borsalino di paglia,

non correva troppi rischi di essere riconosciuto.

Così mentre se ne stava lì, seduto, in attesa si decidere il da farsi-

ad un certo punto gli era persino balenata l'idea di affrontare i

 due uomini a viso aperto-vide entrare un uomo, trafelato. La

sagoma gli parve familiare. Quando il suo viso fu illuminato da

un faretto da palcoscenico, messo di fronte all'ingresso, e

 proveniente dal palco dove si sarebbe esibita la cantate fadista,

 si accorse che lo conosceva. Era Botelho.

Colpo di scena, disse a se' stesso. Ma non doveva essere morto,

Botelho? Che storia è questa? Lisbona cominciò, a quel punto,

sempre più, a sembrargli una città di fantasmi.

Botelho si andò a sedere al tavolo con i due militari. Fonseca e

Quaresma lo accolsero come un vecchio compagno di scuola.

Uno spacciatore conclamato, che si sedeva con due elementi della

polizia militare, uno dei quali addirittura colonnello, era

qualcosa che in una democrazia occidentale moderna non si

poteva concepire. Sarebbe stato come sollevare il cappuccio al

maestro di cerimonia di un meeting del Ku Klux Klan, per

scoprire che era Barack Obama.

Uhm, pensò Santoro. La questione si complica. Non riuscirò a

concludere la mia inchiesta in due giorni. Aveva bisogno di più

tempo. Fossili, Camaleonti, e possibili varianti...Nessuno era più

quello che sembrava. Giocavano tutti sporco. Ma dov'erano le

 regole criminali di una volta? I criminali stavano con  i criminali

 e quelli in divisa stavano da un'altra parte. Opposta. Così

stando le cose, invece, era come assistere ad una partita di calcio

 tra mafiosi e magistrati, salvo poi scoprire, dopo anni, che il

giudice che era in porta si era fatto segnare di proposito perchè

 era d'accordo con i mafiosi. La cosa non gli tornava. E non era il

 caso di affrontare il problema direttamente. Doveva essere più

furbo. Spegnere il Nokia era stata una bella mossa. Morto il

 telefono morta la possibilità di individuare i suoi movimenti. E

così aveva fatto osservazioni molto interessanti. Di lì a poco tolse

le tende, non poteva correre il rischio di essere riconosciuto. Gli

era dispiaciuto non aver potuto assistere all'esibizione della

cantante fadista. Si ripromise, che per premio, se fosse riuscito a

 concludere l'inchiesta, sarebbe andato nel locale dove cantava

 Maritza. La grande cantate fadista di origine angolana, la cui

voce struggente, disperata e potente, si diceva fosse in grado di

 creare stati d'animo unici, particolari...Ascoltarla cantare, si

diceva, poteva persino cambiare la tua percezione del mondo,

della vita, della morte. Fece questa promessa a se stesso. E uscì

rapidamente dal ristorante. Si infilò nei vicoli del Bairro Alto e

scomparve in mezzo alla nebbia. In lontananza si intravedeva

solo il suo buffo Borsalino di paglia, bianco.

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