giovedì 22 luglio 2021

Lisboa 30

Il museo chiuse e Santoro era rimasto nascosto nel bagno. Si era 

occultato nello sgabuzzino dove c'erano materiali per le pulizie. 

In mezzo a moci e scope. Vi si era nascosto dietro. Così il 

vigilante dopo una veloce scorsa con la tascabile d'ordinanza , 

aveva richiuso la porta e nemmeno a chiave.

Dopo un paio d'ore, Santoro uscì dallo sgabuzzino. Puzzava di 

scope e di rancido ma la cosa non lo impressionò. Non era uscito 

da dentro ad una bomboniera a forma di batuffolo per 

borotalco. 

Nel museo c'erano luci di sicurezza che lasciavano ben 

distinguere ambienti, quadri e teche. 

Fece alcuni passi sul percorso. Nessuno in giro. Magari il 

vigilante si era portato la valigetta con se' e allora avrebbe fatto 

un buco nell'acqua ed era rimasto lì a perdere tempo e a passare 

una notte insonne tra i fantasmi degli oggetti coloniali. Dette 

un'occhiata alle telecamere e con sua sorpresa sembravano 

disattivate. La lucetta rossa a fianco al visore era spenta. Non le 

controllò tutte ma fu abbastanza sicuro che avrebbe potuto agire 

indisturbato.

 Poi avvertì un rumore e udì l'uscio di una porta frinire come un 

grillo metallico. Si nascose dietro un angolo non illuminato e 

osservò. La nera del Charriz apparve in tutto il suo splendore 

nero ed ex coloniale. E...aveva in mano una ventiquattrore 

identica a quella che "il Libanese" aveva passato al vigilante del 

museo. La donna non dava vista di essersi accorta di lui. Agiva 

con calma e con sicurezza. Posò la valigetta su una scrivania che 

era lì nel mezzo del percorso che serpeggiava in mezzo a vetrine, 

corazze di metallo di antichi guerrieri, quadri che raffiguravano 

caravelle e oceani e altri strani oggetti provenienti da Macao o 

dall'Indonesia. Con un coltellino che dalla  posizione di Santoro, 

sembrava svizzero, armeggiò con la serratura della valigetta e 

cercò di aprirla. Ma in quel momento la porta dalla quale la 

nera era uscita si aprì e vi uscì una donna. Santoro la riconobbe. 

Era la bigliettaia del museo. Impugnava una Beretta e la 

puntava verso la nera del Charriz. Disse alla nera di mollare la 

valigetta e di allontanarsene. Ma la nera frappose il suo corpo 

fra la valigetta e la Beretta. Si metteva male e Santoro sfilò la 

Glock infilata tra la cintura e il suo di dietro. Tolse la sicura. E 

uscì allo scoperto. Le donne lo guardarono incredule.

-Getta la pistola o sarò costretto a spararti. E io quando vedo 

una donna con una pistola che la punta verso un'altra donna 

disarmata, divento sentimentale, disse. Il suo portoghese non fu 

perfetto, ma le donne intesero. La bigliettaia tolse la sicura e 

Santoro  fu costretto a spararle. La donna non riuscì a sparare 

e, colpita, piombò pesantemente sul parquet del percorso del 

museo. Era ferita e si lamentava, Santoro aveva sparato per 

ferirla. E nonostante la scarsa luce, l'aveva presa alla spalla. 

Quella del braccio sinistro che impugnava l'arma. La pistola era 

in terra e la nera fece l'atto di impossessarsene. Santoro fu più 

veloce e mentre la donna si avvicinava fu lesto ad allontanarla 

con un calcio. La pistola andò a frangersi contro una parete 

laterale e restò lì nel buio degli angoli non irradiati dalle luci di 

sicurezza.

Poi puntò l'arma sulla nera.-Mi devi spiegare un sacco di cose. 

Però, prima vediamo per che cosa sta succedendo tutto questo 

casino, disse. La nera non diceva niente. Arretrò con prudenza e 

circospezione. La bigliettaia si contorceva dal dolore, per la 

ferita. Santoro doveva averla presa alla congiunzione scapolo 

omerale. Probabilmente a ottant'anni avrebbe avuto la 

periartrite, ma perlomeno non era morta, pensò fra sè un pò 

beffardamente.

Santoro, sempre puntando la Glock , si avvicinò alla nera. -Ho f

atto troppi errori in questa storia, non ne aggiungerò ancora. 

-Avvicinati con la mani sulla testa, le intimò. La nera senza dire 

una parola , lo fece. Santoro approfittò per perquisirla. Trovò 

una Glock infilata fra le natiche e la cintura. Gliela sfilò in tutta 

fretta. Poi, con molta circospezione, passò a perquisirle i 

pantaloni all'altezza dei polpacci. Altra sorpresa, la nera aveva 

infilato in una fondina di cuoio un coltello da caccia. Un'arma 

non d'ordinanza.

Si infilò la Glock della nera nella cintura dei pantaloni e lanciò il 

coltello verso dove aveva scaraventato con un calcio la Beretta 

della bigliettaia. -Sapete, ho un sacco di tempo a disposizione e 

sono armato. VOI NO. Quindi adesso apro questa valigetta e 

vediamo per che cosa stiamo lottando. Va bene, bellezze? Le due 

donne non dissero niente. Santoro aveva l'impressione che 

prendessero tempo. Magari avevano dei complici fuori che non 

vedendole arrivare nel tempo definito, erano pronti ad entrare 

in azione. Quindi doveva fingere di avere tutto il tempo ma 

prepararsi a risolvere le cose in fretta. 

Si avvicinò alla valigetta. La nera portoghese era riuscita ad 

aprirla. Santoro non dovette far altro che sollevarne la parte 

superiore. Dentro c'erano dei panetti ben confezionati e 

incastonati. Ad occhio un sei sette chili. E doveva essere eroina. 

Sul mercato corrente, calcolò mentalmente Santoro, poteva 

valere intorno ai 300 mila euro. Una bella sommetta. Se poi quei 

viaggi in valigetta avvenivano spesso, be', si stava parlando di 

una montagna di soldi.

-Normalmente in un film, avreste dovuto vedere me che con un 

coltello apro un sacchetto che capire di che droga si tratta. Ma, 

primo, non siamo in un film. Secondo so già che si tratta di 

eroina. E che sta rimontando alla grande in paesi come il vostro, 

rispetto ad altre droghe , persino rispetto a quelle sintetiche. 

Ora ho un paio di domande da farvi. Potete rispondere o anche 

non rispondere. Se rispondete potete ancora cavarvela. Se non 

rispondete, sappiate che ho notato che le telecamere sono 

disattivate e che qualsiasi cosa accadrà qui dentro, non lo saprà 

mai nessuno. Tranne me e voi. E se  voi moriste, capirete bene 

che io non avrò certo voglia di divulgare questa vicenda. Non so 

se sono stato chiaro.

-Certo...Le telecamere... Non funzionano. Le ho... Disattivate io, 

disse a quel punto la bigliettaia.

-Con chi ho il piacere di parlare? Le chiese Santoro.

-Io non parlo...Se parlo muoio...Se non parlo muoio...Per me 

parlare non fa differenza, disse la bigliettaia, mettendo delle 

pause fra le parole per controllare il dolore della ferita. 

-E tu, con chi ho il piacere di parlare?Chiese Santoro 

rivolgendosi alla nera.-  Basta il nome, per il resto so che cosa 

fai...Più o meno...DI GIORNO! Aggiunse Santoro imprimendo 

alle ultime due parole un tono sarcastico.

-Sottufficiale Daniela Alves, brigata speciale della Guardia 

Repubblicana Portoghese...Lei si sta mettendo nei guai. Guai 

molto grossi. Sappiamo chi è lei e che cosa sta cercando di fare, 

disse la nera del Charriz.

-Bene, il silenzio iniziale è stato una specie di rincorsa di 

catapulta per poi fare una specie di conferenza, vedo.

-Lei non sa in che guaio si sta cacciando, disse la Alves.

-Perchè non me lo dici tu...Scusa, ti do del tu, dopotutto siamo 

colleghi, no?

-Io non posso dire niente. Puoi anche uccidermi, tanto non so 

niente. Io dovevo solo recuperare la valigetta.

-Ah, davvero? Fece Santoro in tono sarcastico, e come mai sai 

che mi sto mettendo nei guai? 

La Alves tacque. La bigliettaia si lamentava ora più 

apertamente. 

A quel punto Santoro vide cadere dall'alto due bombolette. Le 

bombolette una volta cadute per terra, sul parquet, esplosero. 

Per fortuna, però erano fumogeni.

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