Il museo chiuse e Santoro era rimasto nascosto nel bagno. Si era
occultato nello sgabuzzino dove c'erano materiali per le pulizie.
In mezzo a moci e scope. Vi si era nascosto dietro. Così il
vigilante dopo una veloce scorsa con la tascabile d'ordinanza ,
aveva richiuso la porta e nemmeno a chiave.
Dopo un paio d'ore, Santoro uscì dallo sgabuzzino. Puzzava di
scope e di rancido ma la cosa non lo impressionò. Non era uscito
da dentro ad una bomboniera a forma di batuffolo per
borotalco.
Nel museo c'erano luci di sicurezza che lasciavano ben
distinguere ambienti, quadri e teche.
Fece alcuni passi sul percorso. Nessuno in giro. Magari il
vigilante si era portato la valigetta con se' e allora avrebbe fatto
un buco nell'acqua ed era rimasto lì a perdere tempo e a passare
una notte insonne tra i fantasmi degli oggetti coloniali. Dette
un'occhiata alle telecamere e con sua sorpresa sembravano
disattivate. La lucetta rossa a fianco al visore era spenta. Non le
controllò tutte ma fu abbastanza sicuro che avrebbe potuto agire
indisturbato.
Poi avvertì un rumore e udì l'uscio di una porta frinire come un
grillo metallico. Si nascose dietro un angolo non illuminato e
osservò. La nera del Charriz apparve in tutto il suo splendore
nero ed ex coloniale. E...aveva in mano una ventiquattrore
identica a quella che "il Libanese" aveva passato al vigilante del
museo. La donna non dava vista di essersi accorta di lui. Agiva
con calma e con sicurezza. Posò la valigetta su una scrivania che
era lì nel mezzo del percorso che serpeggiava in mezzo a vetrine,
corazze di metallo di antichi guerrieri, quadri che raffiguravano
caravelle e oceani e altri strani oggetti provenienti da Macao o
dall'Indonesia. Con un coltellino che dalla posizione di Santoro,
sembrava svizzero, armeggiò con la serratura della valigetta e
cercò di aprirla. Ma in quel momento la porta dalla quale la
nera era uscita si aprì e vi uscì una donna. Santoro la riconobbe.
Era la bigliettaia del museo. Impugnava una Beretta e la
puntava verso la nera del Charriz. Disse alla nera di mollare la
valigetta e di allontanarsene. Ma la nera frappose il suo corpo
fra la valigetta e la Beretta. Si metteva male e Santoro sfilò la
Glock infilata tra la cintura e il suo di dietro. Tolse la sicura. E
uscì allo scoperto. Le donne lo guardarono incredule.
-Getta la pistola o sarò costretto a spararti. E io quando vedo
una donna con una pistola che la punta verso un'altra donna
disarmata, divento sentimentale, disse. Il suo portoghese non fu
perfetto, ma le donne intesero. La bigliettaia tolse la sicura e
Santoro fu costretto a spararle. La donna non riuscì a sparare
e, colpita, piombò pesantemente sul parquet del percorso del
museo. Era ferita e si lamentava, Santoro aveva sparato per
ferirla. E nonostante la scarsa luce, l'aveva presa alla spalla.
Quella del braccio sinistro che impugnava l'arma. La pistola era
in terra e la nera fece l'atto di impossessarsene. Santoro fu più
veloce e mentre la donna si avvicinava fu lesto ad allontanarla
con un calcio. La pistola andò a frangersi contro una parete
laterale e restò lì nel buio degli angoli non irradiati dalle luci di
sicurezza.
Poi puntò l'arma sulla nera.-Mi devi spiegare un sacco di cose.
Però, prima vediamo per che cosa sta succedendo tutto questo
casino, disse. La nera non diceva niente. Arretrò con prudenza e
circospezione. La bigliettaia si contorceva dal dolore, per la
ferita. Santoro doveva averla presa alla congiunzione scapolo
omerale. Probabilmente a ottant'anni avrebbe avuto la
periartrite, ma perlomeno non era morta, pensò fra sè un pò
beffardamente.
Santoro, sempre puntando la Glock , si avvicinò alla nera. -Ho f
atto troppi errori in questa storia, non ne aggiungerò ancora.
-Avvicinati con la mani sulla testa, le intimò. La nera senza dire
una parola , lo fece. Santoro approfittò per perquisirla. Trovò
una Glock infilata fra le natiche e la cintura. Gliela sfilò in tutta
fretta. Poi, con molta circospezione, passò a perquisirle i
pantaloni all'altezza dei polpacci. Altra sorpresa, la nera aveva
infilato in una fondina di cuoio un coltello da caccia. Un'arma
non d'ordinanza.
Si infilò la Glock della nera nella cintura dei pantaloni e lanciò il
coltello verso dove aveva scaraventato con un calcio la Beretta
della bigliettaia. -Sapete, ho un sacco di tempo a disposizione e
sono armato. VOI NO. Quindi adesso apro questa valigetta e
vediamo per che cosa stiamo lottando. Va bene, bellezze? Le due
donne non dissero niente. Santoro aveva l'impressione che
prendessero tempo. Magari avevano dei complici fuori che non
vedendole arrivare nel tempo definito, erano pronti ad entrare
in azione. Quindi doveva fingere di avere tutto il tempo ma
prepararsi a risolvere le cose in fretta.
Si avvicinò alla valigetta. La nera portoghese era riuscita ad
aprirla. Santoro non dovette far altro che sollevarne la parte
superiore. Dentro c'erano dei panetti ben confezionati e
incastonati. Ad occhio un sei sette chili. E doveva essere eroina.
Sul mercato corrente, calcolò mentalmente Santoro, poteva
valere intorno ai 300 mila euro. Una bella sommetta. Se poi quei
viaggi in valigetta avvenivano spesso, be', si stava parlando di
una montagna di soldi.
-Normalmente in un film, avreste dovuto vedere me che con un
coltello apro un sacchetto che capire di che droga si tratta. Ma,
primo, non siamo in un film. Secondo so già che si tratta di
eroina. E che sta rimontando alla grande in paesi come il vostro,
rispetto ad altre droghe , persino rispetto a quelle sintetiche.
Ora ho un paio di domande da farvi. Potete rispondere o anche
non rispondere. Se rispondete potete ancora cavarvela. Se non
rispondete, sappiate che ho notato che le telecamere sono
disattivate e che qualsiasi cosa accadrà qui dentro, non lo saprà
mai nessuno. Tranne me e voi. E se voi moriste, capirete bene
che io non avrò certo voglia di divulgare questa vicenda. Non so
se sono stato chiaro.
-Certo...Le telecamere... Non funzionano. Le ho... Disattivate io,
disse a quel punto la bigliettaia.
-Con chi ho il piacere di parlare? Le chiese Santoro.
-Io non parlo...Se parlo muoio...Se non parlo muoio...Per me
parlare non fa differenza, disse la bigliettaia, mettendo delle
pause fra le parole per controllare il dolore della ferita.
-E tu, con chi ho il piacere di parlare?Chiese Santoro
rivolgendosi alla nera.- Basta il nome, per il resto so che cosa
fai...Più o meno...DI GIORNO! Aggiunse Santoro imprimendo
alle ultime due parole un tono sarcastico.
-Sottufficiale Daniela Alves, brigata speciale della Guardia
Repubblicana Portoghese...Lei si sta mettendo nei guai. Guai
molto grossi. Sappiamo chi è lei e che cosa sta cercando di fare,
disse la nera del Charriz.
-Bene, il silenzio iniziale è stato una specie di rincorsa di
catapulta per poi fare una specie di conferenza, vedo.
-Lei non sa in che guaio si sta cacciando, disse la Alves.
-Perchè non me lo dici tu...Scusa, ti do del tu, dopotutto siamo
colleghi, no?
-Io non posso dire niente. Puoi anche uccidermi, tanto non so
niente. Io dovevo solo recuperare la valigetta.
-Ah, davvero? Fece Santoro in tono sarcastico, e come mai sai
che mi sto mettendo nei guai?
La Alves tacque. La bigliettaia si lamentava ora più
apertamente.
A quel punto Santoro vide cadere dall'alto due bombolette. Le
bombolette una volta cadute per terra, sul parquet, esplosero.
Per fortuna, però erano fumogeni.
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