giovedì 8 luglio 2021

Lisboa 27

Rientrò alla base. La sua camera sembrava intonsa. Non

incontrò altri se non la senhora che gli aveva aperto la prima 

volta. Le chiese di Merzagora, lei mosse il capo in segno di 

diniego. Santoro era rientrato in camera. Riaccese il Nokia e 

chiamò Cazzaniga.

-Sciur marescial, cum te stet?

-Male, Cazzanì...Ho bisogno di più tempo. L'indagine si 

preannuncia complicata. Devi inventarti qualcosa con il 

capitano. Quello potrebbe mangiare la foglia. E io non posso 

tornare con quel fatto grave che pende sul mio capo, di cui sono 

accusato. Della morte di Vanessa Dias. Comprì?

-Uh capì, sciur marescial. Lasci fare a me. Mi invento qualcosa, 

un aggravamento. Non penso che Gianuli chiederà supplementi 

documentali. In questi giorni l'è incassà. Non sopporta più la 

moglie che gli lancia continui segnali di disturbo. Pare gli abbia 

dato una sorta di ultimatum. Vuole il trasferimento. Gianuli 

preferisce la promozione. L'è una guerra di nervi.

-Ho capito, Ambrò. Ci sono delle cose che non mi tornano. Vedi 

se riesci a trovarmi qualcosa su questo Colonnello Fonseca. 

Contatta le tue fonti nei servizi.

-Che servizi, sciur marescial, igienici?

-SEGRETI, Cazzanì, SEGRETI.  Non far finta di non capire.

-Certo, avevo capito. Ma con quelli meno ci hai a che fare e 

meglio è.

-Lo immagino. Ma te lo chiedo per favore.

-Per favore non lo faccio.

-Che vuoi, soldi?

-No, che ha capito, sciur Marescial? Se me lo ordina, non posso 

rifiutarmi.

-Uhm. Poi quello strano sarei io. Va be'. FALLO. E' UN 

ORDINE!

-Manca qualcosa, marescial!

-Cosa?

-Per quando?

-PER IERI!

-Ora la riconosco. Ora è tutto regolare. Le faccio sapere. Nel 

frattempo che farà?

-Non te lo posso dire. Il mio telefono potrebbe essere controllato. 

Chiamerò da qualche altro telefono. Magari un telefono 

pubblico. Ho visto che qualcuno ancora ce n'è, a Lisbona.

-Me racumandi, sciur Marescial. Non mi faccia stare in pensiero.

-Promesso. E' un'inchiesta difficile. Deve essermi sfuggito 

qualcosa. Ma sento che rimedierò. Passo e chiudo, Cazzanì.

Santoro accese la radiolina e mise su una frequenza di musica 

classica. Radio Classica Lisboa. Stavano suonando "Sarabande" 

di Hendel. Un classicissimo. Il suono del claviembalo gli 

massaggiò le tempie e lo rilassò. Non capisco perchè la gente , 

per rilassarsi, si debba drogare o ammazzarsi di ginnastica in 

palestra o fumare o bere...Nella musica classica ci sono note che 

ti massaggiano l'anima, pensò. Era un maresciallo dei 

carabinieri, si disse. Ma era anche un uomo. Un essere vivente. 

aveva una mente che filtrava una miriade di informazioni. I 

pori della sua spugna cerebrale dovevano avere qualcosa di 

particolare, di speciale, di diverso. Una sensibilità che andava al 

di là delle percezioni comuni. Ma non si sentiva superiore a 

nessuno. Cominciava però ad essere stanco della mediocrità 

generale. Prendiamo questi individui, si disse. Un colonnello e 

un sottufficiale di polizia: Fonseca, Quaresma: buoni stipendi. 

Potere. E loro a cosa pensavano? Ai soldi. Potevano morire da 

un momento all'altro e la loro vita sarebbe stata un monumento 

all'ingordigia. Un esistenza sprecata. Unica consolazione? Il loro 

patrimonio genetico sarebbe stato reso immortale dai figli. Ma 

non c'era nessuna certezza, in questo. Quanti figli poi hanno 

fatto la vita immaginata dai loro padri per loro. Per quanto lo 

riguardava, i loro figli, pieni di soldi accumulati dai padri, persa 

la forza di volontà, una vita spianata davanti, perchè avrebbero 

dovuto fare qualcosa si importante per l'umanità? Persino per 

loro? Si sarebbero goduti la vita e  forse non avrebbero neanche 

procreato. Fine dei giochi. Tanto rumore per nulla. Quello per 

cui lottavano Fonseca e Quaresma. Sulle note di Hendel, si 

addormentò. Con la Glock stretta nella mano destra. Non si 

sapeva mai.

Il giorno dopo, di buon mattino, Santoro si alzò, si fece la barba-

raramente la portava per più di un paio di giorni-mentre 

ascoltava un radiogiornale. Delle sue vicende, perlomeno in 

Portogallo, non si parlava più. Si parlava di questioni 

internazionali, terrorismo islamico, guerre commerciali, 

embarghi, le solite ripicche da mocciosi che si verificavano fra 

stati diretti da politici che si ritenevano adulti. Santoro aveva un 

caso da risolvere. Non ne aveva lasciato mai nessuno irrisolto, 

per strada. E non sarebbe stato così anche in questo caso. Aveva 

in mente un piano. La notte, sotto questo profilo, aveva portato 

consiglio. Avrebbe seguito Quaresma o Fonseca. La preda 

diventava cacciatore. Rimescolare le carte era sempre stata una 

sua specialità. Per questo avrebbe lasciato il Nokia in una 

cassetta di sicurezza, nella stazione ferroviaria di Lisbona. E 

l'avrebbe lasciato spento. Subito a quell'idea si sentì come 

libero. Oltre a non poter essere seguito nei suoi spostamenti, 

sarebbe stato libero da scocciature e telefonate da Quaresma e 

soci. C'era però una questione molto seria da dirimere: Botelho. 

ERA VIVO. Doveva contattare Merzagora e vedere come 

reagiva. Nessuno lo aveva visto, a quanto pareva, nel locale del 

fado. Quindi Merzagora non sapeva che Santoro sapeva. Si vestì 

in modo casual. Jeans, maglia intima di cotone e maglioncino. 

Lasciò l'impermeabile. Avrebbe messo in testa il borsalino di 

paglia. Con quel freddo umido tutti l'avrebbero, ad una prima 

occhiata scambiato per turista. Uscì dalla sua stanza e si diresse 

verso la fine del corridoio. Incontrò la signora che gestiva, si 

presumeva, quello strano B&B. 

-Cerco Merzagora, le disse Santoro.

La signora, senza parlare, indicò con il dito, la porta di una 

stanza. Santoro la ringraziò e bussò.

-Avanti, è aperto sentì dire. Santoro aprì la porta. Dietro quella 

porta c'era una stanza ben ammobiliata, ampia. In fondo alla 

stanza c'era un'altra porta. Doveva essere il bagno. Nessuna 

finestra. Uno schermo televisivo immenso, collegato in quel 

momento a internet. Merzagora lo spense con un gesto veloce 

pigiando un tasto del telecomando che aveva in mano.

-Buongiorno, disse Santoro.

-Buongiorno, maresciallo, come sta?

-Ho avuto momenti migliori, lei?

-Io benissimo, stavo per fare una colazione all'inglese. Vuole 

unirsi?

-La ringrazio, ma dovrei uscire.

-Maresciallo, deduco dalla sua espressione, che lei con le sue 

indagini, è ad un punto morto. Le offro una via d'uscita. La 

faccio espatriare in Spagna e di lì, con un volo privato, la faccio 

atterrare a Milano. 

Santoro non disse niente.

-Accetti...E' una buona offerta. Qui i giochi potrebbero farsi 

pericolosi.

Santoro era troppo intelligente per accennare a Bothelo, per cui 

scelse l'understatement.

-Ci penserò. Mi prendo un altro giorno. Voglio visitare bene 

Lisbona, poi credo che accetterò la sua offerta.

-Bene, bene. Mi faccia sapere presto. In tal modo potrò 

organizzarmi per tempo, ok?

-Ok, disse Santoro in tono americaneggiante e beffardo, 

chiudendo il pugno e lasciando il pollice all'insù.

-Ah, un' altra cosa, disse Merzagora, non vuol sapere di Botelho?

-Credo che lei abbia sistemato la cosa, disse Santoro, dopotutto è 

un professionista, giusto?

-Giusto, fece Merzagora, sorridendo. Le auguro una buona 

giornata...Mi dica solo una cosa, che monumento visiterà oggi?

-Credo che visiterò la zona di Belem: il monastero dos 

Geronimos e la Torre di Belem. Poi se ce la faccio gusterò 

qualche Pastel da Nata nella famosa Fabbrica di questi gustosi 

dolci.

-Ottimo, maresciallo, bella scelta. Buona giornata, disse  

Merzagora.

-Anche a lei, disse Santoro. Dopodichè uscì dalla stanza dell'ex 

agente dei servizi d'ogni dove e si incamminò nel corridoio.

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