Rientrò alla base. La sua camera sembrava intonsa. Non
incontrò altri se non la senhora che gli aveva aperto la prima
volta. Le chiese di Merzagora, lei mosse il capo in segno di
diniego. Santoro era rientrato in camera. Riaccese il Nokia e
chiamò Cazzaniga.
-Sciur marescial, cum te stet?
-Male, Cazzanì...Ho bisogno di più tempo. L'indagine si
preannuncia complicata. Devi inventarti qualcosa con il
capitano. Quello potrebbe mangiare la foglia. E io non posso
tornare con quel fatto grave che pende sul mio capo, di cui sono
accusato. Della morte di Vanessa Dias. Comprì?
-Uh capì, sciur marescial. Lasci fare a me. Mi invento qualcosa,
un aggravamento. Non penso che Gianuli chiederà supplementi
documentali. In questi giorni l'è incassà. Non sopporta più la
moglie che gli lancia continui segnali di disturbo. Pare gli abbia
dato una sorta di ultimatum. Vuole il trasferimento. Gianuli
preferisce la promozione. L'è una guerra di nervi.
-Ho capito, Ambrò. Ci sono delle cose che non mi tornano. Vedi
se riesci a trovarmi qualcosa su questo Colonnello Fonseca.
Contatta le tue fonti nei servizi.
-Che servizi, sciur marescial, igienici?
-SEGRETI, Cazzanì, SEGRETI. Non far finta di non capire.
-Certo, avevo capito. Ma con quelli meno ci hai a che fare e
meglio è.
-Lo immagino. Ma te lo chiedo per favore.
-Per favore non lo faccio.
-Che vuoi, soldi?
-No, che ha capito, sciur Marescial? Se me lo ordina, non posso
rifiutarmi.
-Uhm. Poi quello strano sarei io. Va be'. FALLO. E' UN
ORDINE!
-Manca qualcosa, marescial!
-Cosa?
-Per quando?
-PER IERI!
-Ora la riconosco. Ora è tutto regolare. Le faccio sapere. Nel
frattempo che farà?
-Non te lo posso dire. Il mio telefono potrebbe essere controllato.
Chiamerò da qualche altro telefono. Magari un telefono
pubblico. Ho visto che qualcuno ancora ce n'è, a Lisbona.
-Me racumandi, sciur Marescial. Non mi faccia stare in pensiero.
-Promesso. E' un'inchiesta difficile. Deve essermi sfuggito
qualcosa. Ma sento che rimedierò. Passo e chiudo, Cazzanì.
Santoro accese la radiolina e mise su una frequenza di musica
classica. Radio Classica Lisboa. Stavano suonando "Sarabande"
di Hendel. Un classicissimo. Il suono del claviembalo gli
massaggiò le tempie e lo rilassò. Non capisco perchè la gente ,
per rilassarsi, si debba drogare o ammazzarsi di ginnastica in
palestra o fumare o bere...Nella musica classica ci sono note che
ti massaggiano l'anima, pensò. Era un maresciallo dei
carabinieri, si disse. Ma era anche un uomo. Un essere vivente.
E aveva una mente che filtrava una miriade di informazioni. I
pori della sua spugna cerebrale dovevano avere qualcosa di
particolare, di speciale, di diverso. Una sensibilità che andava al
di là delle percezioni comuni. Ma non si sentiva superiore a
nessuno. Cominciava però ad essere stanco della mediocrità
generale. Prendiamo questi individui, si disse. Un colonnello e
un sottufficiale di polizia: Fonseca, Quaresma: buoni stipendi.
Potere. E loro a cosa pensavano? Ai soldi. Potevano morire da
un momento all'altro e la loro vita sarebbe stata un monumento
all'ingordigia. Un esistenza sprecata. Unica consolazione? Il loro
patrimonio genetico sarebbe stato reso immortale dai figli. Ma
non c'era nessuna certezza, in questo. Quanti figli poi hanno
fatto la vita immaginata dai loro padri per loro. Per quanto lo
riguardava, i loro figli, pieni di soldi accumulati dai padri, persa
la forza di volontà, una vita spianata davanti, perchè avrebbero
dovuto fare qualcosa si importante per l'umanità? Persino per
loro? Si sarebbero goduti la vita e forse non avrebbero neanche
procreato. Fine dei giochi. Tanto rumore per nulla. Quello per
cui lottavano Fonseca e Quaresma. Sulle note di Hendel, si
addormentò. Con la Glock stretta nella mano destra. Non si
sapeva mai.
Il giorno dopo, di buon mattino, Santoro si alzò, si fece la barba-
raramente la portava per più di un paio di giorni-mentre
ascoltava un radiogiornale. Delle sue vicende, perlomeno in
Portogallo, non si parlava più. Si parlava di questioni
internazionali, terrorismo islamico, guerre commerciali,
embarghi, le solite ripicche da mocciosi che si verificavano fra
stati diretti da politici che si ritenevano adulti. Santoro aveva un
caso da risolvere. Non ne aveva lasciato mai nessuno irrisolto,
per strada. E non sarebbe stato così anche in questo caso. Aveva
in mente un piano. La notte, sotto questo profilo, aveva portato
consiglio. Avrebbe seguito Quaresma o Fonseca. La preda
diventava cacciatore. Rimescolare le carte era sempre stata una
sua specialità. Per questo avrebbe lasciato il Nokia in una
cassetta di sicurezza, nella stazione ferroviaria di Lisbona. E
l'avrebbe lasciato spento. Subito a quell'idea si sentì come
libero. Oltre a non poter essere seguito nei suoi spostamenti,
sarebbe stato libero da scocciature e telefonate da Quaresma e
soci. C'era però una questione molto seria da dirimere: Botelho.
ERA VIVO. Doveva contattare Merzagora e vedere come
reagiva. Nessuno lo aveva visto, a quanto pareva, nel locale del
fado. Quindi Merzagora non sapeva che Santoro sapeva. Si vestì
in modo casual. Jeans, maglia intima di cotone e maglioncino.
Lasciò l'impermeabile. Avrebbe messo in testa il borsalino di
paglia. Con quel freddo umido tutti l'avrebbero, ad una prima
occhiata scambiato per turista. Uscì dalla sua stanza e si diresse
verso la fine del corridoio. Incontrò la signora che gestiva, si
presumeva, quello strano B&B.
-Cerco Merzagora, le disse Santoro.
La signora, senza parlare, indicò con il dito, la porta di una
stanza. Santoro la ringraziò e bussò.
-Avanti, è aperto sentì dire. Santoro aprì la porta. Dietro quella
porta c'era una stanza ben ammobiliata, ampia. In fondo alla
stanza c'era un'altra porta. Doveva essere il bagno. Nessuna
finestra. Uno schermo televisivo immenso, collegato in quel
momento a internet. Merzagora lo spense con un gesto veloce
pigiando un tasto del telecomando che aveva in mano.
-Buongiorno, disse Santoro.
-Buongiorno, maresciallo, come sta?
-Ho avuto momenti migliori, lei?
-Io benissimo, stavo per fare una colazione all'inglese. Vuole
unirsi?
-La ringrazio, ma dovrei uscire.
-Maresciallo, deduco dalla sua espressione, che lei con le sue
indagini, è ad un punto morto. Le offro una via d'uscita. La
faccio espatriare in Spagna e di lì, con un volo privato, la faccio
atterrare a Milano.
Santoro non disse niente.
-Accetti...E' una buona offerta. Qui i giochi potrebbero farsi
pericolosi.
Santoro era troppo intelligente per accennare a Bothelo, per cui
scelse l'understatement.
-Ci penserò. Mi prendo un altro giorno. Voglio visitare bene
Lisbona, poi credo che accetterò la sua offerta.
-Bene, bene. Mi faccia sapere presto. In tal modo potrò
organizzarmi per tempo, ok?
-Ok, disse Santoro in tono americaneggiante e beffardo,
chiudendo il pugno e lasciando il pollice all'insù.
-Ah, un' altra cosa, disse Merzagora, non vuol sapere di Botelho?
-Credo che lei abbia sistemato la cosa, disse Santoro, dopotutto è
un professionista, giusto?
-Giusto, fece Merzagora, sorridendo. Le auguro una buona
giornata...Mi dica solo una cosa, che monumento visiterà oggi?
-Credo che visiterò la zona di Belem: il monastero dos
Geronimos e la Torre di Belem. Poi se ce la faccio gusterò
qualche Pastel da Nata nella famosa Fabbrica di questi gustosi
dolci.
-Ottimo, maresciallo, bella scelta. Buona giornata, disse
Merzagora.
-Anche a lei, disse Santoro. Dopodichè uscì dalla stanza dell'ex
agente dei servizi d'ogni dove e si incamminò nel corridoio.
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