giovedì 23 giugno 2016

Brasil, capitolo 40

-Esta  ai o dotor Nestor Silva? , chiese Santoro ai due gorilla armati.
-Quem e' voce?
-Marcello Matroianni, disse Santoro
I due gorilla si guardarono l'uno con l'altro. Non avevano ben capito chi fosse quell'uomo, ma dal tono che aveva usato doveva essere un uomo importante.
Si decisero a farlo salire a bordo. Lo perquisirono, come pure Michel. Per fortuna si erano disfatti della armi. Le avevano donate all'oceano atlantico. Si sedettero sotto gli occhi di uno dei due gorilla, un nero immenso che sorrideva anche quando non sorrideva, doveva essere una forma di prognatismo, la sua.
Attesero. Michel era in tensione.
-E ora che cosa dire noi?
-Tu non ti preoccupare, lascia parlare me, disse Santoro con una certa sicurezza. Bluffava.
Dopo un certo numero di minuti, in accappatoio bianco, un uomo dall'eta' indefinita, si avvicino' a loro.
Parlo' in portoghese con un fare alquanto arrogante, intendeva conoscere il burlone che si era presentato con il nome di Marcello Mastroianni. E dette uno schiaffone sulla nuca al gorilla che lo aveva disturbato.
-Eu, senhor, me chamo de verdade Marcello Matroianni. Mas nao falei que eu era Marcello Mastroianni o ator, disse Santoro intendendo dire che era solo un omonimo, non il defunto attore.
-Aahahahahahah, nao acredito, disse a quel punto il magnate, non ci credeva.
Aveva una faccia ricucita in piu' punti frutto di numerose chirurgie plastiche, sembrava in forma, ma a giudicare da alcuni particolari della pelle doveva avere piu' di duecent'anni, penso' Santoro. L'accanimento terapeutico, a quanto pareva, non era una prerogativa dei decadenti leader del socialismo realizzato.
A quel punto Santoro penso' di venire alla questione del perche' fossero li. Ma prima di ogni cosa l'uomo,inaspettatamente, li invito' a bordo. Fece strada lungo l'enorme sala centrale dello Yacht e si ritrovarono a prua. 
Voleva che assistessero ad uno dei suoi passatempi preferiti: dar da mangiare agli squali. Aveva disseminato l'acqua davanti allo yacht di pezzi di carne vaccina sanguinolenta  e ogni tanto ne gettava altri . Inutile dire che il porticciolo era affollato di squali, attirati da tutto quel sangue. Era uno spettacolo disgustoso. E pericoloso, perche' gli squali poi sarebbero di sicuro rimasti in zona , recando pericoli ai natanti delle vicine spiagge fortalensi. Nestor Silva lanciava prendendoli da degli appositi secchi pezzi di carne sanguinolenta e rideva a crepapelle. A Santoro sembrava un dittatore nella fase di decadenza , verso la fine del proprio potere.
Poi all'improvviso, con meraviglia da parte di Michel, affronto' l'argomento per cui si trovavano li.
-Senta, signor Silva, leviamo un po' di cortine fumogene davanti a noi, disse in italiano.
-Allora lei veramente italiano? che interessante!....ahahahahahahah, disse Nestor Silva, ma prego, dire a me...
-Sono qui perche' sono un amico di Neusa...e ho saputo che lei l'ha aiutata per il suo trapianto.
Nestor Silva continuava a lanciare pezzi di carne in mare.  I tonfi di quella carne richiamavano altri squali. Dai natanti intorno un po' di gente, fra l'inorridito e il ruffiano, assisteva alla cerimonia.
-Io aiuto muita gente...ho perso il conto di quante gente io aiutato...
-Ma vede, in questo caso,  senhor Nestor Silva, lei si e' procurato le cornee che poi sono state trapiantate a Neusa, da dei trafficanti di organi.
-Ahahahahaha, lei italiano, muito simpatico. Gli italiani sono muito bravi raccontare belle storie. Popolo di scrittori, artisti, muita fantasia, disse Silva. E continuo' imperterito ad osservare come gli squali si battevano per disputarsi i pezzi di carne migliore. 
Continuo' per un bel po' senza dire niente.
Poi ad un certo punto fece-Neusa? chi e' questa persona? Io conosco perlomeno tre mila donne con questo nome...
-Fa l'infermiera all'Hospital Geral, disse Santoro.
-Non conosco nessuna Neusa che lavora in quel posto, disse Nestor Silva, ma voi essere miei ospiti, posso offrire qualcosa da mangiare un aperitivo, un tiragosto?
Michel si stava spazientendo. Non gradiva molto quel tipo di umorismo da mafioso. Quell'uomo a furia di creare televisione doveva pensare che la vita fosse una puntata di un serial televisivo. 
Cosi gli parlo' in portoghese e con il massimo dell'accento nordestino possibile. Gli disse che era il fratello di Vanessa. E in breve gli racconto' tutta la storia.Disse che sua sorella era morta per salvarlo e quelli da cui lei lo voleva salvare l'avevano uccisa e ne avevano fatto vendere gli organi al mercato clandestino alimentato da miliardari senza scrupoli.
Nestor Silva resto' in silenzio. I due gorilla cominciarono ad innervosirsi. Alzarono i loro m-16 e li puntarono su Santoro e Michel. Silva non diceva niente. Rifletteva. Continuava a lanciare pezzi di carne sanguinolenta agli squali. 
Poi inizio' un discorso strano, rivolto a Michel. Disse che quegli squali rappresentavano registi , attori e produttori che vivevano sfruttando la Tv che dirigeva. Che erano persone infide, che non ce la faceva piu' a trattare con loro, che lo stavano dissanguando, in cambio di popolarita' e ricchezza. Si stava alterando mentre parlava. Prese un secchio che conteneva dei pezzi di carne per gli squali e lo lancio' cosi in mare. I due gorilla lo osservavano senza batter ciglio. Dovevano essere abituati a quei comportamenti eccentrici.
Poi prese un altro secchio e stava per lanciarlo, ma all'ultimo momento fece come per trattenersi, perse l'equilibrio, cadde a peso morto sulla balaustra della prua e scivolo' incredibilmente in mare. I due gorilla si lanciarono immediatamente ad osservare la scena. Santoro gli disse che si dovevano tuffare in acqua per salvarlo. I due lo guardarono e non dissero niente. Cominciarono a sparare agli squali intorno a Nestor Silva, che sbraitava e gridava implorando l'aiuto di qualcuno. Un aiuto che non venne da nessuno. In pochi minuti di Nestor Silva non rimasero nemmeno i vestiti. Dagli yacht intorno le grida di disperazione cominciarono a lacerare l'aria . Santoro e Michel restarono seduti a prua, mentre gli uomini che avevano cercato di salvare Silva sparando agli squali[e guardandosi bene dal buttarsi in acqua], continuavano ad uccidere quei poveri animali. Il mare li davanti allo yacht era rosso sangue. Mentre i gorilla completavano l'opera di distruzione dei pesci, Santoro e Michel si defilarono lungo lo yacht. In pochi minuti erano gia' lontani dal natante.
-Ha avuto quel che si meritava, disse Santoro.
-E' stato suo karma, disse Michel.
-In che senso?
-Se fai del male prima o poi tutta quella energia negativa ti uccidera'...e' la nostra religione, le nostre credenze... Vengono dall'Africa.
Santoro non disse niente. Ciascuno era libero di credere in cio' in cui gli facesse piu' comodo credere . Ma per quanto lo  riguardava, quell'uomo, Nestor Silva, era incappato in un errore di sottovalutazione. Si sentiva troppo sicuro di se'. Cosi potente da sentirsi immortale. Probabilmente pensava che anche cadendo in acqua i suoi giannizzeri si sarebbero lanciati in suo soccorso. Ma non bisognava essere napoletani per credere in quel famoso detto che dice"ca nisciun e' fess". Doveva essere un mantra valido in tutti i sud del mondo.

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