giovedì 16 giugno 2016

Brasil, capitolo 36

Si ritrovo' improvvisamente ad osservare la scena di se stesso, o meglio, del suo corpo, che giaceva per terra esanime. Michel tentava disperatamente di rianimarlo. A quel punto si avvicino' Dona Jaqueline e con voce da bambina comincio' a dire che quello per terra era un uomo cattivo. Che lo mandava il diavolo, aizzando gli astanti contro lui. Che era l'anima nera di Exu', un orixa spesso identificato con il diavolo. Cosi lui , Santoro, in pieno viaggio astrale, vedeva tutto senza poter fare niente , senza poter intervenire. Non era possibile, stava sognando, penso'. Non ci credeva a quelle cose. Non poteva essere. Era suggestione, forse quella gente fumava strane droghe e quei fumi lo avevano rimbambito. Poi mentre alcune donne danzavano minacciose intorno al suo corpo, al corpo di Santoro, Dona Jaqueline sembro' riacquistare la voce. Michel la minaccio' apertamente. La situazione stava degenerando e se quello era veramente il suo corpo, penso' Santoro, era in pericolo. Doveva svegliarsi. Cerco' di dominare il sogno, di dirigerlo, indirizzarlo. Ma niente, non ci riusciva. 
-Esse cara era corno, Vanessa era a namorada di Cezar Sampajo, disse ad un certo punto Dona Jaqueline. 
Insomma , Vanessa se la intendeva con Cezar Sampajo. 
-Mentira!, urlava Michel, giurando e spergiurando che Vanessa non conosceva Sampajo . Era una brava donna ed era morta perche' aveva minacciato  di denunciare i capi dello spaccio di droga di tutto lo Ceara'. Perche' lo lasciassero in pace. E lo liberassero da quella vita.
 Dona Jaqueline rideva sguaiatamente. Fumava un sigaro, uno charuto, come si diceva in portoghese. Rideva sinistramente.
-Droghei ela  e levei por um hospital. Tiraron da ela olhos, figado, coracao...depois jogaron fora o corpo por cachorros. 
In pratica, Dona Jaqueline, stava dicendo che aveva drogato Vanessa e l'aveva condotta in una clinica dove le avevano asportato occhi, fegato e cuore e in seguito avevano gettato il corpo a dei cani, che lo avevano divorato. Santoro non voleva credere alle sue orecchie. Lurida strega. Se l'avesse potuta avere per le mani l'avrebbe strozzata. Ma nel dramma un aspetto positivo lo riusciva a trovare, sia pure in quella tragicomica situazione. E trasse un sospiro di sollievo dal momento che nessuno avrebbe mai potuto sospettare che  in un momento come quello avrebbe potuto pensare che Vanessa comunque gli era stata fedele. Perche' una delle poche cose rimaste invisibili , era il pensiero. Almeno agli umani normali. Non sensitivi. 
A quel punto sempre in quella visione, sogno o viaggio astrale, senza ben capire ancora che gli fosse capitato, vide che Michel tirava fuori da dietro i suoi bermuda la sua taurus. Che la puntava verso Dona Jaquelina. Vide che i danzatori e le danzatrici intorno alla sacerdotessa-curandeira indietreggiavano  terrorizzati. Dunque la cachaca , i sigari, o qualsiasi altra diavoleria avessero ingerito non gli toglieva del tutto il senso del pericolo, penso' Santoro. Dopotutto erano ancora umani. Non erano cosi fuori dal mondo come raccontavano di solito di essere stati dopo le cerimonie. Non poteva accadere, non doveva accadere. C'erano stati gia' troppi morti e Michel non doveva rischiare la galera a vita. Non avrebbe potuto permetterlo. Fece ricorso a Vanessa. La invoco' con tutto se stesso. Non seppe mai se fu perche' lei intervenne o perche' si riebbe naturalmente dallo svenimento , sta di fatto, che apri gli occhi. Si rialzo' di scatto, fra la meraviglia di tutti e in mezzo a grida di terrore. Il parossismo era ormai al limite , i corpi e le menti di quella gente non potevano ormai sopportare altre torsioni. Santoro blocco' il polso di Michel e abbasso la pistola al suolo. Michel lo guardo' esterrefatto.
-Non vale la pena. Questa qui deve marcire in galera. E sono sicuro che da queste parti esistono galere dalle quali neppure una strega potrebbe evadere. 
Michel abbasso' lo sguardo. Si rimise la pistola sul retro delle bermuda. Santoro tiro' fuori la sua.
-Adesso toglietevi tutti quanti di mezzo. La cerimonia e' finita. Questa donna e' in arresto, fece rivolto verso Dona Jaqueline. Michel tradusse in portoghese cio' che comunque era risultato gia' ben chiaro a tutti. 
Dona Jaqueline sghignazzava come una pazza. E diceva cose senza senso in una voce non sua. Un'altra voce ancora. C'era da aver paura. Per chi credeva a quelle stronzate, penso' Santoro. Comunque un viaggio astrale lo aveva fatto. Ma poteva benissimo essere stata suggestione, penso' un minuto dopo. Per non correre rischi sparo' un colpo di pistola in aria. Gli atabaques tacquero all'istante. Si fece silenzio. Dona Jaqueline non aveva interrotto la sua danza. Continuava imperterrita. Qualcuno disse che era posseduta da Exu', l'orixa del diavolo. La gente comincio' a sciamare via. Restarono nel terreiro solo Santoro, Michel e Dona Jaqueline. Che ruotava su se stessa come una trottola e con voci diverse da bambine diceva cose senza senso. Michel disse che Vanessa l'aveva fatta impazzire. Che era stata maledetta, che nessuno che uccida una Mae Santa riesce a sopravvivere alle forze soprannaturali. Boh, penso' Santoro, ma i santi nostri non sono meno complicati. E meno fantasiosi. Prendi Padre Pio, riusciva a farsi vedere in piu' posti nello stesso istante , cosi se aveva davanti un debitore poteva dirgli di chiamare in banca e chiedere se in quel momento era li a chiedere un prestito per risarcirlo. Volete mettere? Penso' Santoro.
Poi dopo un po' quel carillon umano , stravolto dalla stanchezza, stramazzo' al suolo.E resto' immobile. Santoro a quel punto si pose il problema di come portarla via di li, fino a Fortaleza, per assicurarla alla giustizia. Michel lo guardo'.
-Ecco, giustizia e' compiuta.
-In che senso , disse Santoro.
-Moreu, disse Michel, indicando che era morta.
Santoro si chino' su quel corpo, vestito di bianco. Vide il volto rugoso, le cosce di pelle pendula e quelle braccia flaccide da vecchia.  Le tocco' le vene del collo. Non c'era piu' vita in quel corpo. Era morta. Nessuno avrebbe mai saputo se per evento naturale o soprannaturale. Santoro, nonostante gli eventi a cui aveva assistito, propendeva per l'evento naturale. Michel per quello soprannaturale. Santoro era uno che non ci credeva. Ma ci pensava. Essenzialmente si riassumeva in questo il suo rapporto con la trascendenza. E poi pensava anche che ognuno doveva avere a che fare con i propri Santi. E con i propri morti. Tranne quando bestemmiava. In tal caso era meglio chiamare  in causa i morti degli altri. 

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