venerdì 10 giugno 2016

Brasil, capitolo 34

Junior Moreno, vestito in borghese, con bermuda verdi militari, la canna di una Taurus nera fumante in mano, ancora impugnata. Iguassu era a terra stecchito e Cezar Sampajo, in ginocchio, si reggeva il braccio con un aria cosi affranta che sembrava che il braccio ferito reggesse lui.
-Pensa bem que voce esta facendo!
E si, Sampajo, il nero capo del Cartello di Nostra Senhora Rainha do Deserto, ufficiale della Policia militar, lo stava minacciando. Minacciando Junior Moreno. 
Il sottufficiale mulatto non aveva l'aria di essere intimorito, pero'. Alle sue spalle sbuco' con un sorriso finalmente franco, Michel. 
Junior Moreno tiro' fuori da dietro alla schiena delle manette. Si avvicino' a Cesar Sampajo e gli mise le manette. Sampajo lo minaccio' ancora. 
Junior Moreno lo ignoro'. Non aveva bisogno di calpestare una tomba. Una volta in galera un uomo che aveva fatto uccidere una donna, una sacerdotessa di candomble', consegnandola ad un'altra bruxa perche' le fossero espiantati gli organi per ricchi danarosi  , era gia' morto. Una coltellata sotto le docce non gliel'avrebbe tolta nessuno, penso' Santoro. 
Il maresciallo pugliese si sollevo' da terra, ancora incredulo. Si avvicino' a Junior Moreno. Gli dette la mano. Junior Moreno gliela strinse. Ci fu un momento di commozione. Il mulatto spiego' a Santoro che grazie alla telefonata di Michel si era messo sulle loro tracce. E aveva raccolto per strada Ze Roberto. E Cazuza. Cazuza lo aveva trovato in una pousada di Aracati. Nonostante fosse ferito, imbottito di cocaina, lo aveva beccato mentre si ingollava ogni tipo di alcolico. In compagnia di un paio di note "garotas programa" della zona, prostitute, che, tra l'altro, erano risultate essere sue confidenti. 
-Tutto finito, disse Junior Moreno in un italiano stentato.
-Tutto finito un cazzo, disse Santoro. I conti non sono stati saldati.
-Como assim?
-Nel senso che manca ancora qualcuno all'appello.
-Quem? Chiese Junior Moreno.
-Dona Jaqueline, disse inaspettatamente Michel.
Junior Moreno tacque. Resto' qualche minuto pensieroso. Poi sollevo' di peso Cezar Sampajo.
-Faccio finta io non sentito niente...intanto porto questo sacco di merda em la cadeia...in prigione, disse Moreno. Osservo' Santoro a lungo con il suo volto mulatto e lo sguardo fiero.
-Boa sorte, disse . E voleva dire buona fortuna.
-Un momento, disse Santoro. Devo chiedere qualcosa a questo bandito, fece indicando Cezar Sampajo.
Junior Moreno acconsenti. 
-Sampajo, normalmente per quello che hai fatto alla mia donna , dovrei chiedere a Junior Moreno di consegnarti a me. Ho giusto in camera un barattolo di miele che Tio Fernando mi ha  donato insieme a questa[indicava il calcio della pistola che usciva dai pantaloni] che avrei voglia di cospargerti sulla testa prima di infilartela in un formicaio. Ma si da' il caso che io sia un carabiniere, un uomo che serve la giustizia. Non la vendetta. E il fatto che tu stia per andare in galera , anche se non acquieta la mia anima, serve la mia morale. 
Cezar Sampajo sputo' per terra. Santoro lo osservo' bene in viso. 
-Sai...potrei dire al tuo amico, qui, al tuo ex subordinato, di farti mandare in un carcere lontano da qui. Tanto lontano da fare in modo che nessun detenuto venga mai a conoscenza di quello che hai fatto. Potresti persino cavartela con un non eccessivo numero di anni. Senza rimetterci la pelle. 
Sampajo lo osservava...
-Continua...disse Sampajo.
-Dipende da te, disse Santoro a quel punto.
-Cosa?
-Dov'e' Dona Jaqueline?
Sampajo tacque.
Raccoglieva le forze. Calcolava se gli sarebbe convenuto. Dette un'occhiata in tralice a Junior Moreno. E capi che sarebbe stato meno indulgente di Santoro. Il sentimentale. L'imprevedibile. Talmente sentimentale e imprevedibile da lasciar andare una vendetta sanguinaria, in cambio dell' assicurare alla giustizia l'ultimo tassello mancante. Dona Jaqueline. La bruxa che aveva venduto gli organi di Vanessa ,dopo averla soggiogata e tenuta prigioniera, a chisachi.
Passo' un interminabile minuto.
-Lei e' a Canoa Quebrada....ela tem un Terreiro la', disse Sampajo.
Il terreiro, credeva di ricordare Santoro dai trascorsi con Vanessa, era una comunita' di candomble' che si riuniva per delle cerimonie sotto la direzione di una Mae Santa, una sacerdotessa. Per venerare qualcuno degli Orixas, spiriti guerrieri fra i quali Oxala,Xango e Ogum, ad esempio, corrispondenti nella loro sincretizzazione rispettivamente a Gesu', San Gerolamo e Sant' Antonio. Dunque anche Dona Jaqueline era una Mae Santa. Una sacerdotessa. Non solo una curandeira. Era anche una curandeira. Ma curava con lo spiritismo, oltre che con erbe , incantesimi e macumbe.
Dette uno sguardo a Junior Moreno. L'accordo era sancito. Sampajo abbasso' il capo. Aveva ceduto. Ma probabilmente si era salvato la vita. Moreno lo trascino' via per la camicia. Probabilmente privo ormai di qualsiasi timore reverenziale derivante dal grado. Con tutto quello che doveva avergli fatto passare, non ci sarebbe stata piu' alcuna remora. E probabilmente Moreno sarebbe diventato un ufficiale e avrebbe preso il suo posto. Il posto d Cezar Sampajo. Si salutarono con un cenno del capo.
-Ragazzo, togliamo gli ormeggi, disse Santoro, rivolto a Michel. Domattina si va a Canoa Quebrada. 
Su e giu' per il nordest brasiliano. A caccia dell'ultimo tassello mancante. Di quel puzzle chiamato giustizia. Che avrebbe dato un po' di pace a Santoro. E avrebbe seppellito per sempre l'anima di Vanessa. 
Si, penso' Santoro, non c'era rimasto altro da fare. E quel dubbio sulla fedelta' sulla sua donna. Un ultimo brandello di incertezza di cui doveva liberarsi. Ma glielo avrebbe detto Dona Jaqueline. E se non avesse voluto dirglielo, beh, glielo avrebbe strappato!

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