domenica 19 giugno 2016

Brasil , capitolo 39

Era l'alba di due giorni dopo quella fatidica notte. Santoro era in terrazza, tornato al suo Hotel, in Beira Mar. Beveva una camomilla. A dire il vero era la terza. Ed erano due giorni che non dormiva. Non chiudeva occhio. Ma la camomilla gli dava l'idea che prima o poi ce l'avrebbe fatta a calmarsi. Sulla terrazza c'era gia' in filodiffusione Radio Atlantica Sul e un sax in sottofondo accompagnava un tema in italiano di Estrela Guia che doveva essere una telenovela di successo, immagino' Santoro. Il Brasile gli stava rendendo omaggio. Il suo era quello che in psicologia veniva definito un pensiero magico, come se pensare questa cosa e ritenerla non casuale lo facesse stare meglio. Come se qualcuno  o qualcosa gli parlasse attraverso fatti , avvenimenti o persone terze. Il bagaglio era gia' pronto. Era tempo di tornare. Missione compiuta . Una missione amara, ma doveva portarla a termine. Doveva liberare l'anima di Vanessa dagli intrighi delle verita' celate. Si senti sollevato. Ora poteva ricominciare a vivere. Tornare a Milano. In fondo il Brasile gli piaceva e anche molto. Ma un uomo poteva portarsi il Brasile dentro in qualsiasi posto andasse a posare le sue terga. E quella terra lo aveva fatto sentire a casa. Aveva dovuto uccidere due uomini. E la cosa non gli era affatto piaciuta. E il fatto di essere stato costretto a farlo non dava certo alla vicenda un alone di eroismo. La morte di una persona in un'indagine , era un errore. Era una delle regole investigative di Santoro. Si era alla fine di febbraio e Santoro non ricordava nella sua vita un mese come quello in cui gli attacchi di colite si erano cosi rarefatti. Merito dell'alimentazione, dell'incalzare degli eventi...Dio solo lo sapeva, o il Diavolo , o gli Orixas. Ad un tratto sulla terrazza apparve Michel. Venne incontro  a Santoro, seduto ad un tavolino li su quella terrazza che dava sull'oceano, solitario e ramingo, un tavolino pieno di tazze per camomilla vuote. 
-Ciao, disse Santoro. A Michel sembrava che fosse ubriaco, in realta' era rincoglionito dal fatto che non dormiva da due giorni.
-Uscito con Neusa?
-Che t'importa, disse Santoro.
-Solo curioso.
-Si, disse Santoro, mi ha detto che le hanno trapiantato le cornee...ho avuto un brivido quando me l'ha detto...
Michel taceva. Sembrava pensieroso.
-Che c'e', fece Santoro.
-Lei stava con un dono di Tv brasiliana...pagato lui il trapianto...accenno' Michel
-Che vorresti dire con cio'?
-Niente, disse Michel.
-Non mi sembri il tipo che  dice qualcosa per caso. Per cui adesso mi dici cosa vuoi dire.
-Che puo' essere cornee di Vanessa.
Santoro raggelo'. Tacquero tutti e due per cinque minuti. Elaboravano la cosa.
-No...e' impossibile risalire , disse Santoro, al donatore, aggiunse. Dentro di se' sapeva che aveva detto la verita', ma non poteva ammettere a Michel, il fratello di Vanessa, quello che aveva provato guardando negli occhi Neusa. Che era come se avesse guardato negli occhi Vanessa. Non c'era bisogno di risalire a nessuno. Ma la questione era a quel punto irrilevante, sul piano concreto. Rilevantissima sul piano spirituale, morale, umano. Erano due giorni che non dormiva , ripete' a se stesso.
-Segundo me, disse Michel avventurandosi nel suo italiano incerto, solo Nestor Silva poteva pagare una cifra cosi alta per comprare gli occhi di una bruxa.
-Bruxa...strega...con rispetto parlando.
-Claro, era minha irmao. Era mia sorella, caralho!
-Eh...chi cazzo e' Nestor Silva?
-Dono di Rede Globo.
-La voce e gli occhi del Brasile, disse Santoro, la piu' potente emittente televisiva di ogni tempo di questo continente. 
-Giusto!, disse Michel.
Tacquero ancora . Era una conversazione intervallata da vari pensieri non proprio congruenti. Alla cazzo di cane, si sarebbe detto. 
-Dimmi un po' , disse a quel punto Santoro, non ho mai capito se ti piacciono gli uomini o le donne.
-Tutti e due, disse Michel.
-Ok, disse Santoro, lo sospettavo.
-Problemas?
-Nessuno, disse Santoro.
-Porque tu non e' mai stato con homens?, gli chiese inaspettatamente Michel a quel punto.
-No, disse Santoro...perche', avrei dovuto?
-Com certeza?
-Absoluta!, disse il maresciallo.
-Vanessa non mai deto niente contro, disse Michel.
-Lo immagino, conoscevo le sue idee liberali in materia. Ciascuno ha il diritto di sentirsi a proprio agio con la persona con cui si trova meglio, uomo o donna che sia .
-Visto?
-Visto cosa?
-Che anche tu liberale, disse Michel.
-Ok, io sono liberale in materia...ma per gli altri. A me lasciatemi vivere come sono abituato. E' gia' complicato vivere con una donna...figuriamoci con un uomo, disse Santoro.
Michel sorrise
-Insomma questo Nestor Silva...ci tocca fargli una visitina, che dici?, fece Santoro.
Michel si fece serio.
-Sim, disse, precisa. Ci vuole.
-Ok, ho un aereo domani mattina. Abbiamo un po'  di tempo...del resto tu non devi timbrare nessun cartellino di lavoro, mi pare vero?
Michel rise.
-Nao, disse.
Santoro fece un cenno al ragazzo della reception che stava levando le tende.
La strana coppia era di nuovo in azione.
 Santoro si fermo' vicino ad un taxi.
Prima di salire chiese a Michel-dove possiamo trovare questo tizio, Nestor Silva?
Il tassista non lascio' rispondere Michel e disse-Nestor Silva? Eu sei aonde ele esta.
Non l'avessi mai chiesto, penso' Santoro. 
L'indagine non era conclusa. Mancava ancora un altro brandello di verita'. E Bisognava eviscerarlo come le interiora di un pesce pargo sventrato appena pescato dalla rete di una pescatrice Guarany sulla battigia tropicale.
Il taxi attraverso' la citta'. Santoro lascio' che il tassista conversasse con Michel. Ovviamente voleva sapere perche' dovevano andare da Nestor Silva, che era una specie di Vip famosissimo , uno dei piu' famosi del Brasile. Guarda caso, apprese Santoro dalla conversazione, il tizio aveva uno yacht ancorato al porto, dove proprio in quel periodo aveva attraccato e gozzovigliava ogni sera indicendo feste a ripetizione. 
-Gli dobbiamo rompere il grugno, disse Santoro.
Michel tradusse in modo piu' conveniente, con un'opportuna pezza a colori  disse che erano suoi amici personali e che Silva non li vedeva da tempo. E naturalmente Santoro era stato spacciato per un produttore di format televisivi italiano.
Santoro resto' serio. Ma dentro di se' ogni suo organo rideva. Quel Michel aveva imparato da lui piu' cose in un mese che da chi sa quanti altri in tutta la vita. Perche' quella era proprio una pezza a colori che avrebbe benissimo potuto inventarsi lui.
Arrivati al porto, il tassista li lascio' poco prima dell'imbocco dell'imbarcadero di alcuni yacht. Inutile dire che il piu' grande di quegli alberghi di lusso naviganti, era quello di Nestor Silva.
Il tassista non volle essere pagato e si proferi in mille salamelecchi prima di lasciarli andare. Chiese persino una raccomandazione per sua figlia, se la facessero magari lavorare in Tv. Il tizio, un mulatto bassettino dai capelli ricci, ricordava un po' alla lontana il mitico attaccante del Brasile postPele' [e antiPele'], Romario.
-Como facciamo a entrare in yacht?
-Tranquillo, fece Santoro a Michel, vedrai che qualcosa mi invento. Ci sto prendendo gusto.
Si avvicinarono allo yacht. Fuori era presidiato da gorilla armati. Santoro penso' che aveva dimenticato le banane a casa. E sorrise di questa sua baggianata interiore.


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