Trovo' Neusa seduta dietro ad un desk. Parlava al telefono con qualcuno. Quando arrivo' al desk , lei gli sorrise. E di nuovo quello sguardo magnetico. Erano , credette di capire Santoro, in un reparto di chirurgia, dove , presumibilmente , si effettuavano trapianti. Aveva dato un'occhiata di sfuggita a dei manifesti li sui muri del corridoio che ne parlavano. Neusa termino' la telefonata.
-Finito lavorare, disse a Santoro, vuoi andare bere qualcosa?
Santoro le sorrise. Era come ipnotizzato. Neusa completo' l'invito dicendogli di aspettarla fuori, all'ingresso dell'hospital, mentre andava a cambiarsi. Mentre si allontanava un paio di colleghe cabocle ridacchiavano complici. Santoro sorrise a loro. Dopo tutti i drammi vissuti sembravano una banda di deficienti, penso' Santoro.
Un quarto d'ora dopo , Neusa, cambiata, docciata , profumata di olio di mandorle dolci Seve[presunse Santoro], in minigonna, scarpe coi tacchi e camiciola elegante scollacciata, coi capelli sciolti sulle spalle, gli venne incontro. Santoro si senti vagamente a disagio. Sembrava troppo per lui. Lei gli mise il braccio sotto al suo e si avviarono alla fermata dei taxi.
Un'ora dopo erano seduti ad un tavolino dell'area del Centro Dragao do Mar. Santoro sorseggiava una caipirinha con miele, Neusa una piu' spartana birra Skol.
Parlavano del piu' e del meno.
Santoro le stava raccontando un po' che cosa gli era successo da quando era atterrato in Brasile. Intorno alberi di palma, pappagallini che strillavano, poeti che declamavano, musici di strada e mulatte dalle gambe infinite che ancheggiavano spandendo i loro profumi corporei , mentre i capelli umidi accarezzavano loro le schiene.
Neusa beveva la Skol in bottiglia con una cannuccia. La qual cosa inteneri ulteriormente Santoro.
-Sei uno belo uomo, disse Neusa con semplicita' disarmante. Santoro non credeva che le importasse molto delle vicende che gli erano accadute. Sembrava piu' interessata alla sua storia con Vanessa. Che per essere lei una donna, penso' Santoro, doveva essere normale.
-Beh, le disse Santoro, se io sono bello tu sei stupenda.
Neusa sbatte' le ciglia e lo guardo' con i suoi occhioni.
-Vanessa era una dona muito fortunata, disse .
-Come mai parli in italiano?, le chiese Santoro.
-Fatto un curso, una volta anni fa, voleva andare a Italia, disse Neusa.
-E poi cosa e' successo?
-Poi sposata e rimasta qui.
-Ah, disse Santoro, allora sei sposata?
-Era sposata...divorsiata.
-Come mai, se posso chiedere.
-Lui uomo geloso, ciulmento, violento, picchiava me con calci.
-Eh no, questo non si fa, disse Santoro.
-Si vede che tu sei un gentleman, disse Neusa. E sorrise. L'estate dopo quel sorriso era diventata piu' torrida, penso' Santoro.
-Tu pensa ogni tanto a lei?, gli chiese all'improvviso.
-Si...ci penso sempre. Io e lei eravamo anime gemelle. Lei era sensitiva, io rabdomantico.
-Cosa?
-Nulla, lascia perdere.
Stettero un po' in silenzio ad ascoltare un poeta di strada.
Stava declamando dei versi che poi si proponeva di vendere racchiusi in un libricino.
Poteva avere sui sessant'anni, baffoni, fisico corpulento, calvo, bianco di carnagione ma somatico da indio Guarany. Era incredibile la dignita' che avevano certe persone. A sessant'anni quell'uomo si ostinava a procurarsi da vivere declamando versi e vendendo i propri libricini per strada. Era un'artista autentico, puro. Santoro provo' ammirazione e si commosse per quell'uomo che molti nel mondo dal quale proveniva avrebbero considerato un povero mentecatto barbone d'accatto da evitare come la peste. Compro' un suo libricino. Gli strinse la mano. Mario Gomes, questo il nome di quell'uomo, disse che era contento di vendere il suo libro a lui. Perche' sapeva che lo avrebbe letto. Santoro sorrise. Perche' era vero.
-Ciao Mario Gomes, disse Santoro mentre Mario Gomes si allontanava.
-Ciao Maresciallo, disse Mario Gomes.
Porca puttana, penso' Santoro, affermazione , non certo definizione. Come diavolo faceva a sapere, quell'uomo?
-Ma come...come fa a saperlo? chiese Santoro rivolto verso Neusa.
Neusa sorrise e fece un gesto come per dire qualcosa . Ma alla fine non disse niente.
Restarono fino a tardi ad ascoltare musica , pezzi di bossa nova suonati ao vivo con chitarre acustiche da artisti sconosciuti e straordinariamente talentuosi.
Ad una certa ora Neusa disse che voleva andare. Fini la sua terza birra Skol scolata con la cannuccia , si alzo', attese che Santoro pagasse il conto e , lentamente, sottobraccio a Santoro, si avvio' verso la fermata dei taxi.
Attraversarono Fortaleza di notte, con il taxi che navigava lento fra le avenidas circondate di grattacieli con mille finestre che si spegnevano e accendevano come occhiolini di creature misteriose, mentre la Policia Militar faceva i suoi controlli , i marciapiedi erano affollati di ragazze che mangiavano gelati e gli occhi di Neusa scrutavano i tratti di Santoro nel buio. Inquietanti e affascinanti.
Quando arrivarono in una zona nei pressi di Rua General Sampaio, guarda caso, Neusa disse al taxi di fermarsi. Era arrivata.
-Sali da me , beviamo qualcosa, disse Neusa, maresciallo, aggiunse.
Era imbarazzante. Era imbarazzante perche' in quel modo lo chiamava sempre Vanessa, con quella sua ironia speciale, che metteva sempre nello sfotterlo.
-Ok, disse Santoro.
-Bravo, disse Neusa, tu non ha visto abbastanza del Brasile.
Santoro pago' i tassista e scesero.
Neusa infilo' la chiave in un portone ipermoderno di uno stabile ristrutturato di recente.Li nei pressi c'era casino. Probabilmente doveva esserci una discoteca. Una volta entrati nel portone, il casino cesso'. Presero l'ascensore. C'era silenzio. Adesso erano l'uno di fronte all'altra. A pochi centimetri di distanza. Il fuoco e la paglia, penso' Santoro. E facciamolo quest'incendio, penso'. Ma prima che potesse fare qualcosa Neusa aveva gia' messo le sue braccia mulatte e scoperte attorno al suo collo e si stava avvicinando pericolosamente con il viso. Lo bacio' dapprima con calma, come se avessero tutto il tempo del mondo, come se il tempo non avesse piu' senso, categoria astratta. Poi lo bacio' con piu' ardore, lasciandogli capire che il crescendo Rossiniano della passione si sarebbe scatenato in seguito e non se ne sarebbero potute prevedere le conseguenze.
Dieci minuti dopo, non ricordo' come era accaduto, con le mani di Neusa che apriva la porta, la chiudeva e si spogliava senza staccare le sue labbra da quelle di Santoro, erano distesi in un letto rotondo, enorme, con una panoplia di specchi sul soffitto. E tutto questo, penso' Santoro, era molto Brasiliano. Estremamente brasiliano.
Dopo che ebbero fatto l'amore per molto tempo e Santoro non riusciva a ricordare l'ultima volta che lo aveva fatto prima di quella, stettero in silenzio a guaradarsi.
-Lo sai, gli fece Neusa, e tacque.
-Cosa.
-Fatto trapianto delle cornee, tutt'e due, disse inaspettatamente Neusa.
A tutta prima Santoro disse,pero', non l'avrei mai detto.
-Ho avuta infesione, rischiavo diventare cega, disse ancora Neusa.
Santoro stette in silenzio. Piu' guardava da vicino quegli occhi e piu' gli ricordavano qualcuno. Qualcosa.
E fu allora che gli venne un dubbio atroce. No. Non poteva essere. Non doveva essere. Non poteva essere possibile.
-Ovviamente non conosci il donatore, butto' li Santoro.
-No, disse Neusa.
Ma Santoro non aveva bisogno di sapere chi era il donatore. Santoro aveva visto quegli occhi mille volte illuminarsi di passione, ardere di rabbia, riempirsi di lacrime di commozione. Era un destino tragicamente bellissimo quello che gli era capitato quella notte. In quel paese lontano migliaia di chilometri da casa, al di la' dell'oceano, in quel continente che sembrava bastante a se stesso, pieno di tutto, un continente vivente, che parlava attraverso le persone, gli animali, le cose, o attraverso gli spiriti, gli orixas...ci voleva una mente davvero fredda per non impazzire...a quel punto.
Cosi Santoro pianse...
E Neusa lo consolo' accarezzandolo. Lo accarezzo' come un bambino sino all'alba. Era come se Vanessa lo avesse voluto salutare un'ultima volta. Prima di andare nel mondo della luce infinita, la dove vanno le anime che hanno finito il purgatorio della loro pena di invendicate.
All'alba, Neusa dormiva sdraiata. Le finestre erano aperte, li all'ottavo piano di quel palazzo da cui si vedeva l'inurbamento recente della citta'. No. Non era come in un film nordamericano. E lui non era un eroe. Era un uomo qualunque che aveva voluto cercare la verita', un cercatore di verita' E nel secolo della menzogna e nel mondo della menzogna, qual'era quel mondo sorto al termine del secolo passato, che era il secolo delle grandi passioni e delle grandi ideologie , essere un cercatore di verita' poteva farti diventare un eroe. Era il momento di andare. Chiuse la porta dietro di se'. E immagino' l'anima di Vanessa librarsi verso la liberta'.
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