sabato 18 marzo 2017

La pianista cinese, capitolo 11

A piedi Santoro continuò a camminare verso la periferia di Corsico. Quel comune doveva avere un centinaio di migliaia di abitanti ed era ad uno sputo da Milano. Strade e abitazioni di questi comuni dell'hinterland  milanese si legavano a Milano creando una continuità abitativa e laterizia. Ti potevi ritrovare a Buccinasco, Corsico, Cesano Boscone o Trezzano, senza neanche accorgertene. Oddio, a giudicare da chi ci abitava dovevano essere vere e proprie enclavi pugliocalabrolucanosicule. E secondo i rapporti dei carabinieri terre controllate dalla ndrangheta. Tanto valeva chiedere alla mala locale, che probabilmente lasciava che la moschea esistesse perchè facevano pagare il pizzo all'imam. Camminò fino ad un certo punto, poi iniziò la campagna. Si rese conto che conduceva le indagini così come un turista dovrebbe visitare un paese sconosciuto. A piedi. Camminando a piedi ci si rende conto di tanti piccoli particolari che andando con altri mezzi, sfuggono. Tipo che da dietro una cascina semidiruta all'altezza di un semaforo sulla strada che andava verso Gaggiano, fra la campagna ed il naviglio desolatamente secco d'acqua (evidentemente era tempo di ripulirlo), spuntavano come cozze post temporalesche arabi , sia pur alla spicciolata. 
Avanzò ancora un poco con circospezione. La tensione se l'era giocata a dadi e aveva vinto. Intorno era campagna e se la colite si fosse fatta viva l'avrebbe ammazzata dietro qualsivoglia cespuglio.
Ad un certo punto, all'altezza del semaforo, proprio da dove veniva fuori gente che a piedi spariva dall'altra parte del naviglio, attraversato un ponticello metallico, si infilò  in un tratturo. All'ingresso del tratturo campestre , sulla destra, c'era sulla parete di una casina dell'Enel, il disegno dell'icona di una madonna. Che i mussulmani della zona si erano guardati bene dal rimuovere o cancellare. E c'era da pensarlo, poteva essere un indizio importante sulla bellicosità accentuata o meno dei fedeli di quella congrega islamica.
Il tratturo si insinuava fra i cespugli e di fronte, in quel mentre, stavano venendo due arabi, che camminavano con un'andatura caratteristica che a Santoro fece venire in mente il rollio del Pappone, definizione che aveva letto ne"Il falo' delle vanità" di Tom Wolfe, riferito al caratteristico modo di camminare dei neri. Quando li ebbe di fronte, con un gesto della mano intimò loro l'alt.
-Buon giorno, signori, sto cercando la moschea, disse a quel punto Santoro.
I due si guardarono l'un l'altro. Indecisi sul da farsi. Poi uno dei due, magro, viso scavato, capelli corti e occhi vispi, si fece coraggio e disse-più avanti a destra...
-Ma se tu non muslimano loro non fare entrare, aggiunse.
-Grazie...non ti preoccupare se sono mussulmano,  conosco qualcuno che mi farà entrare, disse Santoro.
-Chi?, chiese l'arabo che aveva perlato, doveva essere un egiziano.
-Padre Pio, disse Santoro sorridendo.
I due si guardarono interdetti e proseguirono per la loro strada. Santoro proseguì per la moschea.
E infatti, proprio nel luogo indicato dai due arabi, a destra, c'era una cascina. Sembrava essere stata ristrutturata da poco. Tanto che il tetto che ci si sarebbe aspettato a spiovente, tipico di una cascina, era stato modificato ed era diventato a forma di cupola, come quello che avrebbe dovuto avere una vera  e propria moschea. Intorno alla moschea c'erano campi di granturco che erano all'inizio della crescita, piantine ancora in via di sviluppo. 
Santoro si avvicinò verso l'ingresso. Intorno c'era silenzio, nessun rumore o vocio. Un silenzio incredibilmente assoluto, come quello che ci sarebbe appunto dovuto essere intorno ad un luogo sacro.
Giunto davanti a quello che sembrava un ingresso, Santoro fece per entrare. Ma gli si fece contro un uomo.
L'uomo, un arabo di complessione robusta, gli impediva di entrare e gli disse qualcosa in arabo. Cazzaniga avrebbe capito cosa diceva, se non altro perchè era bravo a usare i mezzi informatici. Una volta aveva tradotto cosa diceva un indiano facendolglielo dire nel suo smartphone. Mah, misteri delle nuove tecnologie. 
-Buon giorno, senta scusi, vorrei entrare, disse Santoro, ma se seguito ad avere una porta di carne umana davanti mi sembra un po' difficile.
-Tu non potere entrare, tu essere kafir
-Ascolta, fammi parlare con l'imam, così poi ci facciamo tutti un bel kafir alla napoletana.
-Nessuno potere parlare con Imam...Imam parla con chelcuno.
-Ho capito la sfumatura..beh, allora mandalo a parlarmi, disse Santoro.
-Aspettare qui, disse la montagna di carne. Poi si volse e scomparve dentro le stanze della moschea.
Dopo dieci minuti, un uomo minuto, magro, barba scolpita sul viso e tenuta corta, ben curata, capelli corti, vestito in abito tradizionale, un lungo saio sacerdotale, venne incontro a Santoro.
-Buon giorno , disse Santoro, è lei l'Imam?
-Si, io sono l'Imam di questo luogo consacrato ad Allah, che sempre si abbia in gloria
-Senta, disse Santoro tirando con calma fuori dall'impermeabile caffelatte il distintivo, sono un maresciallo dei carabinieri, le posso fare qualche domanda?
-Naturalmente, venga, andiamo in una stanza apposita e beviamo insieme un te' di fratellanza.
L'Imam fece strada, mentre "Montagna di Carne" resto' a presidiare l'ingresso. Doveva essere la celeberrima montagna che era andata da Maometto.
Si sedettero in una specie di studiolo molto spartano. L'Imam preparò il te' come si prepara nel deserto sotto le tende berbere: nella teiera di rame, versò acqua già bollente, con te' verde in foglie , una manciata di foglie di menta e zucchero di canne ad libitum, in barba ad ogni precauzione glicemica.
Poi prese la teiera e tenendo il bicchiere di vetro, rigorosamente di vetro colorato e decorato, lasciò  cadere , da molto in alto rispetto al bicchiere, il tè. Il getto da quell'altezza finì per creare in superficie una sorta di schiumetta, che doveva essere proprio l'effetto voluto da quell'operazione. 
-Prego , maresciallo, assaggi pure.
Santoro prese il bicchiere che gli aveva servito quell'uomo sulla cinquantina , ben portata e sorseggiò .
Un sapore dolce e forte si diffuse nella sua bocca , rilassandolo ulteriormente. 
-Buono, disse Santoro.
-Ma vengo al motivo della mia visita, aggiunse, sto svolgendo delle indagini sull'attentato di San Silvestro, e come lei sa tutti pensano che sia stato un attentato di matrice radicale islamica. Nonostante l'attentatore, un cinese, non sia stato del tutto ben identificato. Diciamo che le modalità dell'attentato fanno pensare a quella matrice.
l'Imam osservò bene Santoro in viso, quasi a saggiarne o meno la sua buona fede. Poi si decise a parlare.
-Intanto mi presento, il mio nome è Ibrahim.
-Santoro, maresciallo Gabriele Santoro.
-Veda maresciallo, fa bene ad esprimersi così, iniziò a dire in un italiano perfetto appena venato di accento arabo, perchè  ciò testimonia che esistono rappresentanti delle forze dell'ordine che sanno distinguere fra chi usa le sacre scritture del Corano per fini politici e militari e chi invece di quelle scritture si serve per aiutare la gente a vivere meglio la propria vita sulla terra in attesa di vivere l'altra vita che ci spetta vivere alla fine dei nostri giorni terrestri.
-Complimenti, disse Santoro, lei parla un italiano stupefacente.
-L'unico stupefacente che io usi , maresciallo, è il te' verde, disse l'Imam sorseggiando dal suo bicchiere decorato.
-Ecco, ho saputo che qui da voi vengono spesso dei cinesi...una cosa un po' strana , a dire il vero. So che ci sono cinesi islamici, ma non pensavo che ce ne fossero anche da queste parti, lontani da quelle terre , in Cina, dove praticano l'Islam.
-Sì, è vero...e...capisco dove vuole arrivare, maresciallo. E' un ragionamento che ha una sua logica, si affrettò ad aggiungere l'Imam, tuttavia io non sono in grado di controllare se i fedeli di questa moschea, venuta su , mi creda, con tanti sacrifici, subiscono l'influenza di qualche mela marcia.
-Veda, capisco cosa intende, ma vengo subito al punto. Sono stato informato che da lei vengono due fedeli cinesi e che da qualche tempo ne viene solo uno. Ora, l'attentatore di San Silvestro, era cinese, se permette, questa è una circostanza sospetta, non crede? Vista la rarità dei cinesi islamici in Italia.
-Anch'io come uomo di legge avrei ragionato così, ma non sempre la logica dà risposte certe, disse l'Imam. Poi sorseggio' ancora il suo te'. Santoro lo aveva già finito, suscitando, immaginò, la riprovazione del religioso.
-Vorrei chiederle se secondo lei questo cinese può essere sospetto o meno. Inoltre, non dovrei dirglielo, ma le autorità competenti, a causa di questo attentato, hanno deciso di chiudere le moschee e rimpatriare tutti i clandestini arabi.
-Veramente? Mi sorprende. In molti paesi arabi , penso per esempio al mio paese, all'Egitto, ci sono chiese cristiane e libertà di culto, mi sembra una cosa esagerata. Ma comprendo i motivi per cui cio' avviene.
-E perchè ciò avviene, come dice lei, mi illumini, sono curioso di capire se fra noi ci può essere una coincidenza di vedute.
L'Imam sorrise lievemente. Come se avesse simpatia per Santoro, per quello strano maresciallo dei Carabinieri che addirittura lo metteva in guardia sulla possibilità che si fosse alla vigilia di odiosi atti persecutori.
-Fa comodo , in questo momento, criminalizzare tutti i mussulmani. Ora che il presidente degli Stati Uniti è Trump. Tutti voi occidentali prendete ordini da lui. Voglio essere sincero. Prendete ordini perchè l'America dirige l'economia occidentale. Radicali islamici esisteranno sempre. Ma la loro capacità di essere pericolosi dipende dalle risposte dei paesi non islamici. Se la risposta è guerra, le file dei terroristi cresceranno. Se la risposta è rispetto, comprensione, convivenza, ciascuno secondo il tuo credo, le file dei terroristi si assottiglieranno.
-Bingo!, disse Santoro.
-Lei ci gioca? , chiese ingenuamente l'Imam.
-No, mi scusi, è un modo di dire mio, l'ho preso dai film gialli americani.
-Vedo che l'America è sempre presente in voi occidentali.
-Io concordo con l'impianto del suo ragionamento, ma non sono d'accordo sulla visione che ha dell'Occidente. Noi occidentali abbiamo sufficienti anticorpi contro Trump o contro chiunque pratichi una politica così aggressiva e divisiva. E questi anticorpi tutti insieme hanno un nome:democrazia. Certo la democrazia è sempre fragile, ricattabile, la gente che vota è ricattata e condizionata, ma niente che non sia sperimentato nel tempo è perfetto. E io confido, alla lunga, sul buon senso della gente comune, così tanto disprezzata da tutti, ma che ha tanti buoni valori, a cui si dovrebbe informare il mondo e il modo di vivere di tutti. E fra questi il valore della pace, della tranquillità e del rispetto per il modo di pensare e di essere di ciascuno di noi. Magari il diverso sarà sfottuto, sarà schernito. Ma arriverà un giorno in cui si riconoscerà che fa parte integrante di quella comunità di valori che va comunemente sotto la definizione di civiltà.
L'Imam stette un po' in silenzio, al termine di quel discorso di Santoro. Come se meditasse sulle sue parole.
-Che cosa vuole che faccia, gli chiese inaspettatamente.
-Le lascio il numero del mio cellulare. Io e lei stiamo dalla stessa parte. Credo di poterle parlare francamente. Io stesso ho espresso alle mie autorità superiori parere contrario a questa stretta repressiva su tutta la comunità islamica. E' sbagliato. Significa fare il gioco dei terroristi. Ammesso che di terroristi si stia parlando...
-In che senso?
-Vede lei da Imam è pregno di intuizioni spirituali, io sono rabdomantico...io vado molto a sensazione. Sto indagando sulla pista dell'islamismo radicale, ma non escludo niente. Perchè me lo ha insegnato la vita. E perchè non mi piace far sapere alla mano destra quello che fa la sinistra.
-Bella citazione, disse l'Imam.
-Non si illuda, io sono credente a modo mio.
-Lei comunque in qualcosa crede.
-Io credo nella costituzione del mio paese e nell'Arma dei carabinieri. Il problema è che io credo molto di più in queste cose di quanto queste cose credano in me.
-Capisco cosa vuol dire. Succede sempre anche a me quando leggo i versetti del Corano.
-Allora siamo intesi. Mi faccia sapere del cinese e se ci sono legami. Ovviamente voglio essere sincero fino in fondo. Verificherò che le sue informazioni siano corrette.
-Non avevo dubbi, si capisce che tipo d'uomo è lei...e...grazie per avermi avvisato che probabilmente saranno chiuse le moschee.
-Credo che sarà una misura temporanea, non possono violare la costituzione. C'è la democrazia, ricorda?
-Ricordo. Solo che la democrazia si può decidere o meno che debba funzionare.
Ancora una volta aveva parlato con saggezza, l'Imam, pensò Santoro.
-Comunque stia tranquillo, maresciallo, nell'interesse di tutti io le darò le informazioni che mi ha richiesto, disse infine l'Imam infilandosi il biglietto da visita di Santoro in tasca.
Si strinsero la mano. Santoro fu accompagnato verso l'uscita. All'ingresso c'era "Montagna di Carne".
-Salve disse Santoro.
-Aleikumsalam, disse Montagna di carne. E resto' a guardare il maresciallo che si allontanava nel tratturo con la sua caratteristica andatura che , penso' Santoro, d'ora in poi si sarebbe definita "rollio del Maresciallo".

sabato 11 marzo 2017

La pianista cinese , capitolo 10

Corsico, ore 12 del giorno dopo. Era ancora Carnevale, ma nella ridente cittadina dell'ovest milanese , sita giusto a qualche chilometro dalla stazione ferroviaria di Porta Genova, da Milano, quindi, sembrava non esserci nessuna festa. Tutti alacremente al lavoro. Perlomeno a giudicare dal fatto che non si fossero viste maschere in giro. Santoro si fece lasciare sul naviglio, poco prima di via Cavour, corso principale della cittadina. Non aveva idea di come procurarsi l'informazione per rintracciare la moschea e aveva fame. Percorse un centinaio di metri sul marciapiedi a fianco alla strada che andava verso Milano. A sinistra della strada c'era il naviglio e in quel mentre stava passando un'imbarcazione con quatto rematori e un tizio a poppa che dettava i ritmi della voga. Tutti giovani ragazzi. Lì vicino c'era il Circolo Canottieri Olona, culla dei virgulti figli di buona famiglia milanese, che da sempre venivano inviati a vogare per stare in forma e formarsi il carattere. Un'attività che non doveva dare i frutti che prometteva, dal momento che la maggior parte di quei ragazzi, una volta terminati gli studi finivano per fare i manager strapagati di aziende che facevano sistematicamente fallire, pensò Santoro. Arrivato nei pressi di un ponte con un incrocio semaforizzato, vicino alla fermata dell'autobus numero 325, vide una signora anziana in attesa. 
-Senta, scusi, signora, dove vado per il centro?
-Il centro di che cosa?, rispose la signora con un accento vagamente meridionale.
-Il centro di Corsico...mi hanno indicato via Cavour!
-Via?, chiese la signora improvvisamente.
-Via Cavour, signora.
-Cavour?
-Si , signora,  ma come, non conosce Cavour?
-E che ne so io, mica sono di Corsico!, disse la signora.
Nel frattempo arrivò l'autobus e la signora, scocciata, ci salì su. 
Boh...pensò Santoro, cominciamo bene.
Lì nei pressi c'era un ragazzo giovane, zainetto in spalla, occhiali, aria da saputello o da nerd.
-Ho sentito cosa chiedeva, fece, deve attraversare la strada...quella è via Cavour, disse indicando la direzione da prendere per quella via, rivolto a Santoro.
-Grazie, ragazzo...senti, posso farti un'altra domanda?
-Prego, disse il ragazzo ravviandosi i capelli a caschetto.
-Mi hanno detto che c'è una moschea, da queste parti, sai per caso dove sia?
-Non con precisione...deve andare verso Gaggiano, alla fine di Corsico, nelle campagne. Lì c'è una cascina. Ho visto che lì è pieno di marocchini.
-Certo...e magari ci vai anche a comprare il fumo, proruppe Santoro inaspettatamente.
-Come? , disse il ragazzi, no, no, scherza, io non le faccio queste cose.
-Rilassati, stavo scherzano, ragazzo, ragionavo per luoghi comuni, l'uomo della strada, hai presente?
-Ah...sì, sì...io mi faccio i fatti miei, non ho niente contro e niente a favore, basta che non mi toccano a me e alla mia famiglia.
Santoro pensò che oltre alla categoria degli uomini della strada esisteva anche quella dei ragazzi della strada...qualcuno li cresceva da piccoli e li coltivava in modo tale che poi diventavano così...fino al punto di non sapere chi fosse Cavour.
-Grazie, ragazzo, grazie mille...uhm, ultima domanda, per favore: dove si mangia bene qui vicino?
-Ah...a questo so rispondere. Lì, in una parallela di via Cavour, in via Garibaldi...uhm, di fronte all'Aci, c'è una trattoria. Si chiama Il Veliero. Si mangia benissimo.
-Bene, ragazzo, ti ringrazio, mi sei stato molto utile. Ok, ora vai a casa che la mamma ti aspetta per la polenta!.
-No, quale polenta, mia madre è calabrese...mi ha cucinato "maccarruni ca sarsa", ha presente?
-Presentissimo, disse Santoro quasi eiaculando la saliva dell'acquolina che andava formandosi in bocca.
Salutò il ragazzo, attraversò la strada e si diresse in via Garibaldi. Era ad un centinaio di metri da lì.

Una volta davanti alla porta a vetri della trattoria-ristorante, Il Veliero, dette uno sguardo alla strada.Via Garibaldi era una strada come tante altre tipiche delle migliaia di comuni dell'hinterland milanese, con abitazioni vecchie di massimo un paio di piani e qualche balconcino in pietra crepata che non si capiva come avesse resistito nel tempo. Si trovò davanti al bancone di un bar. Dietro al bancone c'era un signore con i baffetti, paffuto, camiciola a quadri da trapper in pensione. Tramestava con dei bicchieri.
-Buon giorno, disse Santoro.
Il tizio gli dette un'occhiata. Lo scannerizzò . Ne soppesò il valore in termini di possibili richieste gastronomiche. 
Poi dopo un po' , disse-buon giorno...
Alla buon ora, pensò Santoro.
-Senta, si accinse a chiedere il maresciallo pugliese, si può  mangiare qualcosa? O è troppo presto?
-Dalle mie parti si dice che per mangiare e per morire non c'è orario, fece l'uomo. Mi chiamo Augusto e sono il capo della baracca. Accomodatevi pure in saletta, vengo subito.
Santoro si voltò  per guardare se dietro lui ci fosse qualcuno, dato che, l'Augusto,come si sarebbe detto da quelle parti, aveva usato il plurale. Non c'era nessuno. 
-D'accordo, mi accomodo senz'altro...nel frattempo le do una notizia, disse Santoro.
-Una notizia?
-Sì.
-Dica pure, disse Augusto .
-Il Fascismo è caduto il 25 luglio del 1943.
-Ah, capisco...non mi ricordavo la data, ma più o meno l'epoca sì...mah...perchè me lo dice?
-Perchè mi ha dato del voi, disse Santoro. E sorrise.
Il vecchio lo osservò con una certa severità. Poi piano piano si sciolse con un sorriso. L'armistizio era firmato, si poteva mangiare.

Santoro si sedette in una saletta con quattro tavoli. Poco dopo arrivò una donna, una signora sulla sessantina. Vestita di rosso, sorridente, capelli tinti, mora, molto ben truccata, con un rossetto rosso vivo in sintonia con il suo giacchino.
-Mi dica, signore , cosa posso servirvi? , fece porgendogli il menu.
-Faccia lei, signora, mi affido alle sue cure, disse Santoro.
-Va bene, incominciamo con un antipasto di pesce, disse la donna.
-Fresco?, chiese Santoro.
-Ma cos'è, non lo sapete che il primo pescato viene a Milano?
-Cosa?
-Si signore, disse la donna, il primo pesce pescato dalla Puglia, arriva dritto dritto a Milano, i nostri polipetti stavano nuotando fino  a stamattina, disse la donna con un consistente accento barese.
-Interessante, disse Santoro.
-Bene, aggiunse, avanti con l'antipasto, poi vediamo.

Mentre arrivava sul tavolo ogni ben di Dio, Santoro fu tentanto di fare anche alla signora Antonietta, che così si chiamava la donna che aveva preso le ordinazioni e serviva al tavolo , la solita battuta sulla fine del Fascismo...poi desistette.
Divorò l'antipasto di pesce costituito da frittura mista, insalata di mare, cozze gratinate, allievi crudi, cozze noci crude, gamberetti in salsa rosa, polpicelli arrostiti e , udite udite, persino i ricci, appena arrivati da Mola di Bari, gli fu riferito dall'Antonietta. Innaffiò tutto con un buon vino Locorotondo.
Mentre l'Antonietta si avvicinava minacciosamente per le comande dei primi, Santoro buttò lì-senta signora, mi hanno detto che da queste parti c'è una moschea...sa dirmi dove sia esattamente?
-Non ne sappiamo niente. Noi siamo gente che lavoriamo e basta. Poi non frequentiamo ai marrucchini e questa gente qua, non abbiamo l'abito di frequentarli.
A quel punto entrò l'Augusto e , avendo ascoltato di rimbalzo una parte di quella conversazione, disse-sempre a fare domande, che cos'è, un interrogatorio?, chiese scocciato, anche lui con la calata barese.
-Non proprio. Ma si da il caso che io sia un maresciallo dei Carabinieri e , se non vi dispiace, mentre mangio, faccio anche qualche domanda. Ora, egregi signori, se volete potete rispondere, ma se vi dà fastidio che un rappresentante delle forze dell'ordine che contribuiscono comunque allo svolgimento con profitto economico della vostra attività,  chieda qualche lume,potete semplicemente non rispondere.
-Ma si può sapere il motivo, il fine, di sapere dove è che sta sta moschea... qual'è?
-Indagini, disse Santoro.
-Cioè, disse l'Augusto, la volete chiudere , la moschea?
-No...e perchè?
-Perchè è gente che non crede nel Dio giusto, disse Antonietta.
-Non crede nel Dio giusto? E quale sarebbe il Dio giusto? Quello che tuona contro chi abortisce anche quando il feto è malformato e si rischia di incassare meno contributi su un handicappato in meno o quello che copre i sacerdoti che fanno  bisboccia con minorenni?Mi creda signora, non esiste un Dio giusto, esistono uomini che piegano Dio ai propri interessi, disse Santoro.
Augusto e Antonietta tornarono in cucina. Sembravano non aver gradito la conferenza stampa sull'importanza del pensiero laico. 
Santoro gustò un risotto ai frutti di mare con i fiocchi, poi un branzino alla brace, bevve un litro e mezzo di bianco Locorotondo. I pensieri , in mente, cominciarono a divenire più nitidi. Adesso era concentrato sull'indagine. Rinunciò al caffè e all'ammazza caffè. Anche perché non voleva provocare la sua colite. Aveva abbastanza benzina nel carburatore. Si alzò , si avviò verso il banco del bar.
-Il conto, disse.
Augusto lo guardò e disse-centocinquanta.
-Centocinquanta?, chiese Santoro come se non avesse inteso bene.
-Centocinquanta, ripetè Augusto.
-Va be', disse Santoro, posso avere la ricevuta? Non sono abituato agli scontrini a voce!
Augusto scivolo' dietro al banco del bar , verso la cucina. Vi tornò  subito dopo con un foglietto di block notes a quadretti con su scritto a lettere: centocinquanta euro.
Santoro lo osservò bene in viso-forse non avete, lei e sua moglie, bene inteso cosa intendevo con la frase "le forze dell'ordine contribuiscono al profitto economico della vostra attività"...diciamo che mi avete interpretato male. Ora, prima che io telefoni a qualche mio collega della Guardia di Finanza, adesso io faro' finta di niente, lei va di là in cucina e torna con una vera ricevuta fiscale. Ma non basta, deve esserci scritta una cifra adeguata a quello che ho mangiato. Altrimenti faccio una telefonata a Equitalia, così, di rinforzo.
Augusto abbassò la testa e tornò in cucina.
Passarono una decina di minuti . Santoro aveva fretta, non era venuto a Corsico per diletto, per quanto avesse mangiato bene. Anzi, non bene, da Dio. L'unico Dio giusto che accettasse. A parte la parentesi dei santi della madre patria pugliese, vedi Padre Pio, Con cui dialogava quando stava male. E basta.
Poi Augusto venne fuori e si posizionò dietro al bancone del Bar. Quella che aveva in mano sembrava una vera ricevuta fiscale. La posò sul bancone. Santoro la prese in mano e la lesse. Esaminò le voci. Poi vide in calce: totale euro 45. Era ancora un po' salata, ma tutto sommato era il caso di pagare e levare le tende. Prese dal portafogli cinquanta euro e glieli dette. Augusto, silenzioso e con sguardo irato, li prese e fece l'atto di dargli il resto. Santoro fece un gesto come per dire che era tutto a posto. 
-Devo farvi i complimenti, disse Santoro, da voi si mangia davvero bene...solo che è un po' salato!
Dietro ad Augusto spuntò donna Antonietta, con il suo seno enorme il cui spostamento d'aria fece sobbalzare sor Augusto.
-Non è vero, Augusto cucina senza sale, disse. Restò serissima.
Mah,  si disse Santoro, sono da un paio d'ore a Corsico e mi sono già rotto i coglioni. Fino ad ora ho conosciuto una signora che ignorava chi fosse Cavour, un ragazzo calabrese che si accingeva a mangiare maccaruni ca sarsa e due ristoratori pugliesi evasori fiscali che sembravano usciti da un film di Albanese. 
Si volto' e uscì dal ristorante. Tanto lo sapeva che la moschea se la sarebbe dovuta trovare da solo, sudandosi l'informazione. Ma alla fine , con un po' di intuito l'avrebbe trovata. Era comunque in vantaggio su Nepoti e company. Si trattava di verificare la questione dei cinesi in giornata. Una giornata di merda. Ma almeno aveva mangiato bene. Il problema ora era la digestione. Non tanto per le cozze crude.Ma per i cozzari che gliele avevano vendute. E per di più si sceglievano persino un Dio giusto tutto per loro.Più che un Dio dell'esodo (di Mosè), un Dio dell'evasione(fiscale)....




venerdì 3 marzo 2017

La pianista cinese, capitolo 9

Si era appena alzato. Erano  passati due giorni dal famoso incontro alla prefettura. E non ebbe il minimo timore che qualcuno avesse nel frattempo fatto passi avanti nell'indagine. Semplicemente perchè lui era uno dei pochi, se non l'unico, ad avere a cuore la ricostruzione dei fatti . La Grimaldi attendeva notizie sciacallescamente, e Nepoti era troppo preso dallo smettere di fumare e dal fare la corte all'avvenente magistrato milanese. Da romano alquanto grezzone, non in quanto romano, ma la romanità ci inzuppava bene dentro, conquistare una donna così raffinata, colta, fisicamente inappuntabile , e per di più, milanese, sarebbe stato il massimo per lui. E poi c'era Gianuli. Lui avrebbe gracchiato giustappunto perchè i suoi superiori lo avrebbero pressato, niente di più. Sempre alle prese con i problemi familiari. Con la moglie, una bella donna, barese, che avrebbe fatto carte false, per tornarsene in Puglia. ma che nel frattempo, essendo ufficialmente una casalinga, si dilettava a fare un uso disinibito di quella di credito del marito. E i figli , due, sempre più allo sbando, lasciati a se stessi...era un miracolo se riuscivano a fare i compiti e ad andare a scuola con un discreto profitto.

Colazione al Cin Cin Bar, in Corso Buenos Aires, a due passi da Viale Gran Sasso. Faceva quei duecento metri, da casa sua al Bar, che gli fungevano da reazione fisica. Tutto l'organismo si metteva in movimento e con l'organismo il cervello, la mente, i pensieri. Santoro come al solito si sedette al Tavolo del maresciallo. I bagni avevano la green light. Bingo!, penso'. 
Arrivo' subito Nando-buon giorno , maresciallo, il solito?
-Sì, Nando, grazie...eh, buon giorno...
Dal Bar proveniva una canzoncina che doveva essere reduce dal festival di Sanremo. "Occidentalis karma", recitava il refrain. Una sorta di ossimoro. 
Trascorsero alcun minuti e Santoro, sul marciapiedi, a una trentina di metri , vide Ahmed , con la sua andatura dinoccolata e nervosa, sigarettinbocca. Speriamo che mi porti buone notizie, penso'.
Ahmed saluto' il maresciallo e si sedette al tavolo.
-Posso sedere?, chiese.
-Accomodati, Ahmed...sono tutt'orecchie!.
-Forse io scoperto qualcosa.
-Ok, dimmi tutto!
-Andato in moschea vicino Corsico...
-Eh?
-Lì parlato con imam amico mio.
-Pensi di farcela a giungere ad una conclusione prima di mezzogiorno? O devo già ordinare gli gnocchi?
-Uno momento, maresciallo...imam detto me che qualche volta venuti due cinesi...e che ultima volta venuto cinese da solo...
-Bingo!, disse Santoro.
-Perchè bingo?
-Tu non ti interessare, sono cavoli miei...continua...
-Poi basta...
-Come basta...devi dirmi se questi cinesi abbracciano l'islam radicale, se seguono comunque filoni estremisti....
-Filoni? , io no visto che loro portare pane...
-Va beh...Ahmed, ci fai o ci sei?Hai capito perfettamente cosa intendo.
-Imam detto che moschea di gente brava, tutti lavora, c'ha familia...
-Mmmm, va beh....ho capito, devo farci un salto io, dimmi un po', dov'è questo posto?
-Loro riunire in un capannone in campagna...a Corsico. 
-Sapresti accompagnarmi?
-Sì, ma non posso. Se loro capire che io spia , mia famiglia in pericolo, capito?
-Sì, sì, ho capito, porca puttana, devo sempre sbrigarmela da solo.
-Allora tu mi lascia stare, Maresciallo?
-In che senso, Ahmed...noooo, io non ti lascio stare. Dopo quello che è successo , tutti i mussulmani di Milano sono odiati. E tu non vuoi fare nulla per riabilitarli? Non vuoi fare nulla per la tua gente? Non vuoi aiutarmi a cercare il colpevole?
-Colpevole è morto!
-E tu come lo sai?
-Detto a telegiornale, letto su giornali.
-Ma il cinese che è morto doveva avere dei complici, una rete di collegamento che lo ha aiutato e coperto. E io voglio sapere chi sono e se hanno intenzione di compiere altri attentati. Il mio compito è difendere la sicurezza dei cittadini. Persino della tua Ahmed, persino dei tuoi traffici!.
Ahmed abbozzo'. chino' il capo. Aveva capito che non poteva svincolarsi e che Santoro gli avrebbe chiesto altre informazioni. 
-Adesso beviti un caffè e mangiati un cornetto. Sei magro come un chiodo. Come fai dopo con tua moglie?
-Mia moglia badare figli.
-Beh, non vorrai che badi ad un figlio di più, no?
Ahmed non capì la battuta, ma Santoro non si sentì in dovere di spiegargliela. Era troppo eccitato. L'informazione che aveva ricevuto era interessante. Tutta da verificare, ma interessante. I cinesi che frequentavano la moschea, che erano due, ad un certo punto, guarda caso dopo l'attentato con la morte dell'attentatore, "giallo" anch'esso, erano diventati uno. Molto probabilmente quello superstite doveva essere un amico dell'attentatore. Non ne poteva essere certo, ma lo doveva verificare.
Squillo' il suo cellulare. Lo tiro' fuori dalla tasca , aprì lo sportellino e rispose. 
-Santoro, sono, disse.
-Esimio maresciallo, so Nepoti, che stai a fa...
Sto Nepoti passava dalla formalità assoluta al "tu" sguaiato, come niente.
-Bene, Nepoti, tu come stai?
-Io benissimo. Esco ora da un vertice con la dottoressa Grimaldi...c'era anche Gianuli, ce mancavi solo te....
-Io ho un grado basso, si vede che non servivo.
-Per la verità io giel'ho chiesto, 'ndo stavi...
-Ah...e che hanno detto?
-Gianuli ha detto che a quell'ora stavi a fa colazione ar bare.
-Sì, il capitano mi vuole bene, sa che se non faccio colazione come si deve, dopo non carburo, il cervello mi funziona a scartamento ridotto. Alcune volte anche se mangio bene e come si deve.
-Ma come mai nun me chiedi che s'è deciso?
-Perchè lo sapro' più tardi in ufficio.
-Beh, guarda, cose grosse. Stamo a organizzà una retata per chiudere tutte le moschee di Milano.
-Ah.. e a quale scopo?
-Arrestiamo tutti. E quelli senza permesso di soggiorno li mannamo ar paese loro.
-Già...li mannate al paese loro, come dici tu...e se , per esempio, le mogli sono regolari e i mariti non sono ancora regolarizzati? Che fai, disgreghi una famiglia e li mandi via?
-Chissenefrega, a Santo'...tutti sti riguardi io pe questi nun ce li vedo...
-Va beh...e come facciamo a scoprire i colpevoli?
-Mannamo via tutti e così smantellamo la rete...
-E secondo te i terroristi si fanno beccare in giro e rimpatriare così? E se non fossero arabi, se fossero nati in Italia?Hai dimenticato che l'attentatore era cinese? E se era un cinese nato in Italia? E quando lo beccavi!
-Ma perchè li difendi sempre?
-Nepoti...io non difendo nessuno, io voglio scoprire i colpevoli veri, non quelli da esibire alla stampa!
-Va beh, Santo', te fai come credi, noi procediamo!
-Solo una curiosità...quand'è che fate l'operazione?
-Nun te lo posso dì...è top secret.
-Andiamo, Nepoti, sono un maresciallo dei Carabinieri.
-Beh? Proprio pe questo nun me fido.
-Bene, hai altro da dire? Sai, io devo finire di fare colazione.
-Ammazza, e poi dicono a noi romani, che semo posa piano, a momenti viè pranzo...
Click.
Santoro gli aveva chiuso il telefono in faccia. Non c'era un momento da perdere. Odiava fare le cose di fetta, ma doveva andare alla moschea di Corsico quel giorno stesso. O avrebbe corso il rischio di non poter più indagare sul cinese. Termino' di bere un te' e addento' il pezzo di pizza residuo. Il mondo era nella mani di imbecilli che pensavano che chi aveva più forze in campo vinceva. Non avevano capito niente di come si combatteva il terrorismo. Ammesso che si trattasse di questo. Ma quel pomeriggio, con un po' di fortuna, Santoro lo avrebbe scoperto. Riaprì lo sportellino della Zanna di Dinosauro e chiamo' un taxi. A seguito avrebbe telefonato in caserma , in via della Moscova, dicendo che per motivi di servizi , sarebbe passato più tardi. Corso Buenos Aires era in pieno fermento. Era Carnevale! Se ne accorse da dei bambini e delle bambine vestite in costume,mano nella mano a delle belle mamme alte, bionde, eleganti. Ma nessuno di quei costumi era di Zorro. O di Arlecchino. O di Pulcinella. Vide un paio di Uomo Ragno, due Fantastici 4 e tre Capitan America, due Thor e sei o sette Winx, mentre era lì in attesa del taxi. Le mamme che accompagnavano quei bambini indossavano minigonne, calze a rete e tacchi a spillo. Normalmente, con borsette equivoche e con qualche scollatura in più,a bordo strada, qualcuno si sarebbe fermato per chiedere"quanto?"...non fosse stato per l'orario. E per i bimbi al seguito. Santoro a quel punto ebbe un'illuminazione. Erano quelle le vere maschere. Perchè la sfilata l'avevano organizzata per loro. Con la scusa del carnevale dei figli. E i mariti? Niente, stavano producendo. O in qualche sala massaggi cinese. Anche questa cosa... cinese. La sua visione del mondo stava diventando eccessivamente cinica. Dette un'occhiata a qualche altro Uomo Ragno, sbircio' un XMen. Poi arrivo' il Taxi.Santoro ci salì su.
-Che bello il carnevale ,eh?, disse il tassista, e che belle mamme, aggiunse.
-Giustappunto!, disse Santoro.
-Come?
-Niente, disse Santoro, mi porti verso Corsico, poi le dico.
-Va bene, signore...ha fatto bene a prendere un taxi della nostra linea, sa, siamo i migliori. Musica ad alta definizione, pulizia, igiene, aria condizionata, abile conversazione, altro che Uber.
Santoro resto' assorto qualche minuto. Poi come ripresosi dal torpore se ne uscì fuori così-beh, c'è da dire che tutti questi confort, li ho avuti , anche grazie al fatto che avete la concorrenza di Uber...giusto?
Il tassista ingoio' il boccone amaro. Santoro sapeva essere velenoso, quando voleva. Era la sua visione del mondo e la sua contraddizione perenne. Era come se volesse costruire una torre con i lego sapendo in partenza che alcuni mattoncini erano rotti o scheggiati. Ma non si sapeva mai. I miracoli della fisica , che erano gli unici miracoli a cui non sarebbe stato restio a credere, potevano sempre accadere. Ogni tanto.


sabato 25 febbraio 2017

La pianista cinese, capitolo 8

Santoro aveva preso la metro in Piazza Lima. Anche lui aveva preso a pensare in Milanese. La metro. Non la metropolitana. D'un tratto si mise a pensare che se tutto era veloce, rapido, spidigonzalesiano...beh, che cavolo di amplessi potevano avere i milanesi. Intesi come abitanti di Milano. Che di trovare lombardi milanesi doc , aveva la stessa capacità di successo che usare un metal detector per cercare collanine d'oro per le strade periferiche di Kuala Lampur. Un coniglio che si accoppiava al confronto doveva essere una sorta di ultramaratoneta. 
Scese in Piazza San Babila. La fontana di recente costruzione era inattiva. Austerity, la chiamavano. Proprio la fontana che aveva dato il nome alla piazza.  Per un po' in passato l'avevano chiamata piazza del Tagliamento. Poi faceva troppo "tossico" e si tornò a chiamarla così. Fece due passi a piedi. Alle spalle dell'uscita della metro c'era Corso Monforte. E lì, al numero 31, c'era la prefettura. L'ingresso, in alto, era adornato con una scultura che raffigurava putti. Santoro si era sempre chiesto cosa rappresentassero. Poi gli venne da ridere quando pensò al brigadiere Strippoli, che li chiamava sempre "puffi". Le barzellette sui carabinieri non sarebbero mai finite. Erano appena iniziate. 
Salì al piano superiore di questo austero palazzo a due piani, corridoi ampi, porte chiuse dietro le quali c'erano uffici dai compiti più disparati. C'era persino un ufficio che assegnava compiti agli altri uffici. Santoro odiava le scartoffie. Era un uomo d'alta montagna. Nel senso Nietzschiano della definizione. Poi improvvisamente recuperò lucidità. Per darsi la carica ed affrontare emotivamente le situazioni più stressanti- e i breafing in prefettura con i superiori rientravano nella categoria in oggetto-si creava una costruzione mentale:pensava a Che Guevara-lo aveva letto in una bella biografia di Pierre Kalfon-che per arginare i drammatici attacchi di asma che rischiavano di renderlo praticamente un disabile, aveva sviluppato una capacità di controllo delle emozioni e delle sensazioni del corpo fuori dal comune. Poi pensò che era davvero fortunato che non esistesse una macchina che leggesse nel pensiero. Perchè se solo i suoi superiori avessero lontanamente percepito tutti questi suoi contorti ragionamenti, probabilmente ne avrebbero chiesto l'internamento in un istituto manicomiale. 
Davanti alla stanza che ospitava l'Ufficio del  Prefetto, dette qualche colpo di nocca. Avanti, si sentì dall'altra parte del legno. Santoro girò la maniglia della porta e , lentamente, entrò nell'ufficio del prefetto. 
-Oh, finalmente, Santoro...la stavamo aspettando...sempre in ritardo, mi raccomando, disse il capitano Vito Gianuli. 
La dottoressa Grimaldi lo osservò con un espressione alquanto ironica. E così pure il commissario Nepoti. E poi c'era il prefetto. Seduto dietro la sua scrivania. Lo squadrò con severità.
Capelli grigi, corpulento, sopracciglia brezneviane e cipiglio ultraserio, il dottor Lagioia, in impeccabile giacca e cravatta che al confronto l'impermeabile gualcito di Santoro lo faceva sembrare un direttore d'orchesta al concerto di Capodanno di Vienna, non sembrava voler perdere tempo.
-Va bene, direi che a questo punto possiamo iniziare. Gianuli guardava Santoro con odio. Sempre in ritardo. Lo faceva a posta, secondo lui. Era una forma di snobismo verso le autorità superiori. Santoro sapeva che Gianuli lo pensava. Ma glielo lasciava pensare. Perchè perdere così tanto tempo ad estirpare convinzioni così comode e infantili? , pensava semplicemente.
-Ho già disposto la chiusura di alcune moschee in odor di terrorismo...e questo al fine di troncare possibili legami organizzativi dei terroristi islamici, fece il prefetto...e sottolineò la sua frase con sguardo luciferino.
-Molto bene disse Gianuli.
La Grimaldi e Nepoti non dissero niente. Nepoti agiva in tandem. Sembravano i fratelli Abbagnale versione "en travestì", pensò per un momento Santoro. Poi dette una sbirciata alla Grimaldi e decise che aveva pensato una cazzata. Bella donna. Un po' androgina, ma niente da dire. Una bellezza dei tempi moderni. Palestra ed happy hour la sera sui Navigli. Secondo Santoro , Nepoti non vedeva l'ora di proporglielo. Nepoti masticava una gomma nervosamente. Era del tutto evidente che stava cercando di smettere di fumare. E che stava soffrendo. Eh, considero' Santoro, quante cose si fanno per la fica!
-Fatemi il punto sulle vostre indagini, aggiunse il prefetto, chi comincia?
Gianuli osservò  Santoro.
-Bene, prenderò il cenno del signor Capitano come un invito ad aprire le danze...Io ho chiesto ad un mio collaboratore un rapporto dettagliato sul killer. Ma anche su tutte le vittime della  notte di capodanno in piazza XXV aprile.
-Perchè questa perdita di tempo e questo spreco di risorse umane, di energie?, chiese Gianuli.
-Perchè io prima sciogliere le mie riserve e dire che si è trattato di un attentato terroristico voglio essere certo. Inoltre l'eliminazione del presunto terrorista rappresenta un elemento poco chiaro in un quadro di riferimento che attiene ad un attentato terroristico di matrice radicale islamica.
Il prefetto sussultò sulla poltrona di pelle. Santoro sembrava pesare le parole e usava un linguaggio quasi cifrato che in pochi termini esprimeva intere concezioni antropologiche. Evidentemente distanti  dalle facili evidenze a cui si voleva giungere . Per pressappochismo o mala fede, questo, Santoro , non aveva ancora avuto modo di appurarlo.
-Perchè dice "radicale islamico", maresciallo, vuole lasciar intendere qualche distinzione?, chiese la Grimaldi.
-Nel Corano c'è scritto "chi salva la vita ad un uomo salva la vita a tutto il mondo"...evidentemente non tutti gli islamici sono terroristi o approvano il terrorismo, dottoressa...non ne conviene?
-Beh, sì, ma francamente è una distinzione che non ci porta da nessuna parte.
-Può darsi...ma se dobbiamo indagare in quella direzione, in direzione del terrorismo di matrice islamica radicale, secondo il mio modesto avviso di uomo di strada , di antropologo da marciapiede, se vuole, non possiamo precluderci le porte di un mondo, che dico, di una galassia, come quella islamica. E proprio sfruttando le contraddizioni a suo interno potremo eventualmente trovare le risposte che cerchiamo. E i colpevoli che cerchiamo. Non quelli che vogliamo.
Aveva parlato chiaro, Santoro, fin troppo. Il prefetto non stava più nella poltrona. Gianuli però lo guardò con una certa ammirazione. Perchè in fondo sapeva che Santoro era autentico. Era uno che voleva scoprire il colpevole vero, non un capro espiatorio qualsiasi da offrire in pasto in una conferenza stampa ai giornalisti per tacitare opinione pubblica e mass media. Era lento e meticoloso. Una cosa che poteva dar luogo a fraintendimenti. 
-Voglio seguire il suo ragionamento, disse improvvisamente Gianuli, però ci spieghi dove ci può portare.
-Questo ancora non lo so...altrimenti avremmo già il colpevole...O, meglio, i colpevoli, fece Santoro.
-Scusi maresciallo ma io non la capisco, intervenne Nepoti, questa gente, si insomma, i mussulmani..anche se non sono d'accordo comunque non denuncerebbero mai uno dei loro...secondo me stiamo perdendo tempo. Dobbiamo stringere il cerchio intorno agli ambienti in odor di tritolo. E secondo me il Signor prefetto ha fatto bene...
-Sarà, disse la Grimaldi, mentre il prefetto aveva l'aria gongolante di uno che per l'eccitazione a momenti aveva rischiato di inumidirsi le mutande, ma le osservazioni del maresciallo, ad una più accorta analisi non mi paiono peregrine. Continui pure a indagare in quella direzione. Tanto abbiamo la nostra ala destra, vero Nepoti, che indaga nella direzione opposta. E chissà se magari nella convergenza di queste due ipotesi investigative non si possa addivenire alla scoperta della verità.
Peccato  che criminalizzare tutti gli islamici di Milano, come stavano per fare il Dotto Lagioia e Nepoti, sarebbe servito solo ad aumentare il muro impenetrabile di diffidenza fra il mondo delle istituzioni , diciamo così, occidentali e la galassia mussulmana in generale. E addio possibilità di svolgere indagini all'interno di quell'ambiente. Che a quel punto non poteva far altro che chiudersi a riccio nella propria autoreferenzialità e nel proprio vittimismo. Da sempre alimento di reclutamento di tutti i terrorismi del mondo. Questo fu il pensiero di Santoro. Ma tacque. Non disse niente. Avessero fatto pure come volevano. Tanto lui sarebbe andato avanti per la sua strada. Sentiva che la questione era più complessa di come la stavano pensando...Persino i figuri istituzionali presenti in quella stanza della prefettura.
-Curiose le sue considerazioni, maresciallo...un po' fumose, a dire il vero. Speriamo che riesca a ricavarci qualcosa di utile per le indagini. Se non fosse un sottufficiale dell'Arma dei Carabinieri, le sue affermazioni avrebbero potuto essere scambiate per quelle di qualcuno di questi agit prop del giornalismo di sinistra militante sempre in voga, disse il dottor Lagioia, affondando il colpo.
-Il paese più potente della terra ha appena avuto per 10 anni come presidente un uomo di colore di sinistra...ora, egregio dottore, pur non essendo io un uomo di sinistra,da persona obbiettiva, non si può certo negare che essendo noi un paese della Nato, indirettamente, magari, siamo stati un paese sottoposto a quell'egida?...O sbaglio, dottor Lagioia?
Il prefetto incasso contorcendosi sulla sedia-va beh, non la mettiamo in politica , adesso, se no non ne usciamo più fuori, disse. E sorrise con la stessa espressione sincera di un venditore di titoli azionari farlocchi.
La seduta era sciolta. Santoro aveva tenuto botta. Ma la sua colite ne aveva risentito. Salutò tutti, compreso il capitano Gianuli e sgattaiolo' via. In pochi minuti fu in corso Monforte. Fece due passi a piedi verso piazza San Babila. Si infilò nella metropolitana. Camminava lento. Dove sono i bagni ?,tento' di pensare. Poi li vide in fondo al corridoio di pavimento gommoso che portava verso i tornelli. Aumentò il passo, vide il simboletto dei bagni in cima ad una porta. Entro' di corsa. All'ingresso c'era uno che voleva dei soldi spiccioli per vendere della carta igienica. Si augurò che i bagni fossero puliti. Tirò fuori dal portafogli 50 euro. Il tizio, un anziano cingalese, cominciò a contare il resto da dargli.
-Tenga il resto, disse Santoro. Entro' nel primo bagno disponibile....era rotto. Uscì ed entrò in quello a fianco. Cioè, tentò di entrare. Ma era occupato. Sicuramente da uno stronzo, dopotutto si trattava di un cesso. Poi entrò nel terzo bagno. Era aperto e libero. Ma lo scarico era rotto. La scarica animata dalla colite era imminente. Richiuse il bagno, si chiuse le narici...fu come andare in apnea. Era un bagno di merda. Una tautologia. Ma non lo avrebbe mai detto al dottor Lagioia. 

venerdì 17 febbraio 2017

La pianista cinese, capitolo 7

Santoro stava facendo colazione  in corso Buenos Aires, al Cin Cin Bar, seduto al suo tavolo, il tavolo del maresciallo. Accanto a lui c'era Ahmed Salah, un marocchino spacciatore di hashish ben noto a lui. Due tavoli più in là Lenìn, il carrozziere anarchico.
Nando portò al maresciallo il suo tè e un pezzo di pizza.
-Portami anche un succo di frutta...tropical, gli chiese Santoro.
-A dispo , marescià.
A dispo?Ma come parlavano,  tutti a Milano?, sono in circonvalla,prendo un coffi, vado in pisci, di completare le parole non se ne parlava, non c'era abbastanza tempo, andavano sempre di fretta. E ora anche Nando , da Avellino, si era subito adeguato, con il suo , a dispo, marescià.
Santoro stava osservando Ahmed Salah. Magro, capelli corti, baffetti ben tenuti, sigaretta in bocca. Sembrava fosse nato con la sigaretta. Santoro pensò che da quando lo aveva conosciuto se lo ricordava con la sigaretta in bocca
-Tutto bene, dalle tue parti?, gli fece all'improvviso.
-Bene, bene, maresciallo, io rigare dritto, io lavorare onesto, tutto a posto.
-Lavorare ? Tutti i giorni a colazione ti vedo qui e quando torno la sera sei ancora qui...Ahmed, ma che cazzo di lavoro fai, l'osservatore dei tavolini da bar?
-No, maresciallo, io dopo andare via, andare a lavorare .
-Che lavoro?
-Muratore...lavoro duro ma guadagnare bene.
-Ahmed guarda che lo so che spacci hashish...pensa che il mio lavoro consiste nel sapere cosa fanno gli altri. E questo lo so fare bene. Ma vuoi sapere una cosa? Non mi importa se spacci hashish, perchè io so che non hai mai spacciato altro, ma anzi, sei contrario al resto delle droghe...dico bene?
Ahmed chinò il capo. Poi osservò  Santoro. A quel punto non sapeva se continuare a fingere o ammettere. Tanto Santoro non se la beveva.
-Dimmi una cosa , Ahmed, tu sei mussulmano?
-Sì, certo, tutti arabi sono mussulmani.
-E non è peccato spacciare hashish per Allah?
-Sì...è peccato, ma ci sono peccati peggiori, come bere, vendere eroina e cocaina, rubare, uscire con donne sposate...
-Tutte cose che a spizzichi e bocconi hai fatto anche tu, vero Ahmed?
Ahmed tacque.
Poi disse- ma adesso non fare più nienti di questo.
-A parte lo spaccio di hashish...ma non ti devi preoccupare, a me personalmente non interessa. Io credo che ci siano reati più gravi, come, ad esempio, gli omicidi. Togliere la vita è un peccato grave non solo per le religioni, anche per la giustizia degli uomini. Ho una questione da proporti.
-Cosa?
-Sì, Ahmed...ho bisogno di qualche informazione. In cambio mi disinteresserò alla tua attività di spaccio di hashish. La cosa cambia se passi alla vendita di sostanze più pesanti. In tal caso i nostri accordi saltano e ti verrò personalmente a prelevare per sbatterti in galera. Questo nella migliore delle ipotesi.
-Ah, fece Ahmed, figuriamoci nelle peggiori!
-L'hai detto, brother.
-Brother?
-Sì certo..Nando può dire a dispo, i milanesi possono andare in circonvalla, bere un coffi, andare a nuotare in pisci, potrò dire brother, come nei film americani!.
-Boh? , fece Ahmed.
-Comunque vorrei delle informazioni su dei frequentatori di moschee a Milano.
-Maresciallo, mi chiede cosa impossibile...sono migliaia.
-E' vero, sono migliaia gli arabi. Ma vedi a me interessano i frequentatori di moschee cinesi.
-Cinesi?
-Certo, cinesi. Ci sono cinesi che sono mussulmani, non lo sapevi?
-Mai saputo.
-C'è sempre da imparare, vedi Ahmed? Quindi mettiti subito in movimento e, per, diciamo... ieri, mi devi procurare le informazioni che ti ho chiesto.
-Per ieri?
-Il più presto possibile, intendevo, voi arabi prendete sempre tutto alla lettera.
Santoro dette un'occhiata ai bagni. La luce fuori dai bagni in fondo al Bar, lì di fronte , quasi, al suo tavolino, era verde. Segno che erano liberi. Si sentì rassicurato. Bingo, pensò,la giornata iniziava bene.
Ahmed pagò il caffè, infilò in bocca la già decima sigaretta della mattina e levò le tende. Era davvero strano , quel maresciallo, pensò. Particolare, con una sua etica delle cose. Ma doveva essere uno che conveniva non contrariare. Uno che sembrava buono e caro, finchè non gli facevi un torto. Allora ti metteva nel suo mirino ed erano cazzi da cacare .
In quel momento una coppia, lei milf d'antan bionda ossigenata in pelliccia bianca di volpe bianca, gonna a spacco e tacco 12, cagnolino Terrier d'ordinanza guinzagliato , seguita da un giovane adone sui trentacinque, giubbotto fico, occhiali da sole Dolce e Gabbana, foulard Gucci, entrano nel bar.
-Kevin, hai sentito che freddo che fa?, dice lei.
Ma Kevin non risponde. 
-Gegè, tienimi Kevin , per favore  vado in toilette.
Kevin era il cane.
 E Gegè era l'uomo firmato dalla testa ai piedi.
Sembrava che tenesse il Terrier al guinzaglio. Ma a Santoro sembro' il contrario.
Squillò il cellulare. Santoro ci mise una vita per sfilare il cellulare dalla tasca dei pantaloni. Aprì lo sportellino. Due ragazze giovani , sui vent'anni, probabilmente est europa e probabilmente escort, lo osservarono come uno plesiosauro. Non si vedevano cellulari con sportellini da vent'anni.
-Pronto, disse Santoro.
-Pronti, sono il Cazzaniga. Era il maresciallo Ambrogio Cazzaniga, un milanese da ventisette generazioni. Del resto con quel nome e cognome, pensò Santoro...
-Sì, dimmi Cazzanì.
-Signur marescial, ho capito con che arma puo' aver sparato al killer il fioeu senza nome che stiamo cercando.
-Innanzitutto non chiamarmi signor maresciallo, siamo colleghi, Cazzanì.
-Eh ma te mi sei superiore di grado.
-Capirai, m'hanno fatto generale.
-Verament?
-Cazzanì, non mi far perdere tempo, se hai qualcosa da dire, dilla!
-Maresciallo, la pistola che ha sparato, si ricorda se era a tamburo?
-A tamburo?...non mi ricordo. Sai in quel momento ero impegnato a schivare proiettili.
-Trattasi di una P 38 a tamburo.
-Quindi fammi capire, non è che hai trovato l'arma, la tua è un'ipotesi. Cioè sei andato su Google ed hai cercato la voce "pistole che non rilasciano bossoli" e sono venute fuori le pistole a tamburo, vero?
-Beh, sì.
-Cazzanì, te le posso dire una cosa?
-Temo di sì.
-In natura , devi sapere, che ci sono delle cose che rasentano la perfezione. Sono rare, ma ci sono. Beh, una di queste è che se, per assurdo, rifacessero il concorso per entrare nell'arma dei carabinieri duemila volte, a te non te lo farebbero fare. Ti manderebbero direttamente la divisa a casa!
-Mi g'ho capì. Mandarmi a fanculo era meglio.
-Piuttosto ho bisogno di un favore da te.
-Non so se posso.
-Devi, è un ordine. Dovresti farmi un piccolo dossier sul killer , ma anche sui morti. Voglio sapere vita morte e miracoli delle vittime.
-Perchè?
-Perchè è così che lavoro io. Mi conosci da anni. Ci possono essere sfuggiti dei particolari.
-Come comandi.
-Ecco bravo. E chiamami appena hai fatto.
-Va ben.
-Per ieri, urlò Santoro nella cornetta autorticolata del suo telefono soprannominato da lui stesso Zanna di Dinosauro.
Due minuti dopo, mentre Santoro stava bevendo il suo succo "tropical", il telefono squillò ancora.
Nuove manovre per sfilarlo dalla tasca.
Le due escort ucraine, fra una boccata e l'altra di sigaretta, lo osservarono come un maschio di mantide religiosa dopo che aveva inseminato la femmina.Un essere inutile, inservibile. Santoro le squadrò con odio.
-Pronto, sono Santoro.
-Maresciallo, sono la dottoressa Grimaldi, la chiamavo per avvisarla che fra trenta minuti c'è un vertice in prefettura e lei è convocato.
-D'accordo dottoressa, non mancherò.
-Mi raccomando, Santoro, puntuale! Click. Telefono chiuso in faccia.
Santoro richiuse lo sportellino del cellulare e se lo mise nella tasca dell'impermeabile. Magari sarebbe stato più facile sfilarlo in caso di nuove chiamate.
Sorseggiò ancora il suo succo tropicale. Sul corso a pochi metri il traffico era già insopportabile. Clacson, marciapiedi pieni di varia umanità, neri, arabi, cinesi, donne con passeggini ad altezza scappamenti, terrier, milf, Gegè. I senegalesi sul marciapiedi opposto stavano vendendo borse griffate false. Avevano un occhio alle borse e uno ai vigili urbani che potevano arrivare da un  momento all'altro per sequestrare la loro mercanzia. Era una giungla di asfalto, marmo , vetrometallo, e la lotta per la vita era in pieno corso. In tutti i sensi, si sarebbe potuto dire. Dato che si era in Corso Buenos Aires. Di tropicale c'era solo il succo. Il nome del succo, nemmeno il succo e il nome della strada. Tutto il resto faceva semplicemente schifo. Anche se te lo servivano con le paillettes. Santoro dette una sbirciata all'enorme pannello pubblicitario montato all'esterno di un ponteggio istallato per l'intonacatura sul palazzo di fronte . Era un poster  gigantografico di Skin, la cantante inglese di origine giamaicana, calva, filiforme...impugnava un cornetto di una nota marca di gelati italiani come un microfono. E sembrava guardare sotto, la strada, il corso, con l'espressione gioiosa di chi ce l'aveva fatta a sbarcare il lunario sfangandosi il primo turno in fabbrica, pensò Santoro. E sicuramente anche un indagine per strage!




sabato 11 febbraio 2017

La pianista cinese, capitolo 6

Stava attraversando via Paolo Sarpi, questa strada resa da anni pedonale ed epicentro di un'area compresa tra via Procaccini, via Montello e via Canonica che era convenzionalmente denominata "Chinatown di Milano", ore undici e trenta circa di mattina. Giovani cinesi elegantissimi, sia ragazzi che ragazze, camminavano velocemente sull'ammattonato di porfido, schivati come birilli da una miriade di biciclette e ai lati negozi, bari, ristoranti, laboratori, persino negozi per parrucche sempre affollati da trans sudamericane, sottostanti a case d'epoca ristrutturate di al massimo tre piani. Ma sembrava di stare a Pechino,  o meglio in una sorta di suq cinese in qualche quartiere di Pechino. Donne con bambini in braccio cinesi, cinesi in bicicletta, negozianti cinesi dietro i loro banconi già in piena attività, e  persino un'erboristeria, quasi ad angolo con via Giordano Bruno, dalla quale uscivano nonnetti centenari che probabilmente erano andati a rifornirsi di qualche elisir di lunga vita. Santoro non credeva in queste cose. Semplicemente secondo lui i cinesi campavano così a lungo perchè mangiavano riso e bevevano te' , per abitudine, e perchè lavoravano come matti. Ciò toglieva loro qualsiasi preoccupazione su come impiegare il tempo libero. I cinesi non conoscevano questo concetto e il fatto di essere concentrati perennemente sul lavoro impediva al loro cervello di vagare per improbabili paturnie ipocondriache , tipiche invece, dell'uomo occidentale.
Santoro non aveva idea del perchè avesse deciso di andare in via Paolo Sarpi. Semplicemente doveva iniziare la sua indagine da qualche parte. E stava percorrendo quel chilometro di strada camminando al centro, con ai lati panchine e griglie metalliche per parcheggiare biciclette quasi del tutto occupate. Insomma, era nel bel mezzo di un pezzo di Cina nel centro di una delle capitali commerciali d'Europa.
Arrivato in fondo a via Paolo Sarpi, vi era giunto da Corso Sempione, quasi all'altezza di piazza Baiamonti, decise di tornare indietro. A quel punto cominciò ad osservare più selettivamente, ripassando al centro di quel solco pedonale in mezzo ad abitazioni di inizio secolo che già a quell'epoca avevano cominciato ad ospitare i primi immigrati cinesi.
Ad un certo punto, seduti su una panchina, c'erano due anziani cinesi. Vestiti in  modo classico, giacca e pantaloni di stoffa e camicia, ma senza cravatta.
-Buongiorno, disse loro Santoro avvicinandosi. Avrebbe potuto prepararsi meglio, scartabellare in archivio alla ricerca di qualche cinese con precedenti da ricattare al fine di estorcere informazioni con più rapidità. Ma la ricerca che stava facendo richiedeva maggior prudenza e una buona dose si fiuto che nessun casellario di caserma avrebbe potuto dargli.
-Buongiolno, disse uno dei due anziani.
Non c'è dubbio, sono cinesi, pensò Santoro. E sorrise interiormente.
-Vorrei sapere se qui, da qualche parte, nel quartiere cinese, c'è per caso qualche luogo religioso, di culto..
I due anziani si guardarono l'un l'altro in modo interrogativo. Poi, sempre fra di loro confabularono qualcosa nella loro strana lingua da mantidi religiose. O perlomeno questo era quello che sembrava a Santoro. Probabilmente si erano detti in cinese che cavolo cercasse quello strano individuo in impermeabile milk&cofee che aveva quello strano accento non di Milano.
-Sentite, buonuomini, vorrei semplicemente sapere se ci sono luoghi di culto, templi, o, addirittura, moschee!
I due si guardarono ancora. Bisbigliarono qualcosa con le loro mimiche da mantidi religiose e poi, uno dei due, quello che non aveva ancora detto nulla in italiano si rivolse a Santoro.
-Maggior parte dei cinesi non sono leligiosi. Alcuni sono genelalmente buddhisti, un buddhismo chan...non ci sono cinesi mussulmani...
-See, certo. Com'è vero che il presidente Mao è ancora vivo e vive sotto falso nome nel verso di un gatto, disse Santoro. E si meravigliò egli stesso che gli fosse uscita quella frase bizzarra.
-Come?, disse il cinese numero due.
-Niente, una cosa mia...ok, buonuomini, mettiamola così, e se per caso esistessero, così, puta caso, dei cinesi mussulmani, dove dovrei cercarli?
-Fla i mussulmani, disse l'anziano numero uno. E sorrise.
Saranno cerimoniosi, educati, posati, tutto quello che si vuole, pensò Santoro. Ma tutto sommato queste sono tutte caratteristiche che deve avere uno che ti sappia prendere  bene per il culo.
-Ho capito, cose intendete, disse Santoro...intendete dire che i  cinesi mussulmani a Milano li troverò fra gli arabi, giusto?
-Bingo! Disse il vecchio numero uno. E sorrise.
-Bingo?Fece Santoro.
Il cinese sorrise amabilmente.
-Come dile nei film americani, aggiunse.
Decisamente gli usufruttuari di quella esclamazione da film poliziesco americano stavano aumentando in modo sospetto!
Santoro osservò meglio il vecchio cinese che gli aveva parlato per ultimo: se lo immaginò la mattina mentre faceva Thai Chi lì nei pressi, nel Parco Sempione, danzando con quei movimenti lenti e compassati , come una mantide religiosa. Come in un film di Kung Fu della sua infanzia in cui c'era un tizio millenario che praticava il Kung Fu, neanche a dirlo, della mantide religiosa. Ovvero un Kung Fu basato sui movimenti  di due mantidi religiose  in combattimento.Il vecchio viveva sul cocuzzolo di una montagna e assumeva(era il caso di dire) erbe medicamentose che ne avevano prolungato la vita e la reattività per un tempo infinito.
La scherma verbale e i giochi diplomatici erano terminati. E tutto sommato Santoro si era sentito dire qualcosa che aveva comunque pienamente intuito. E cioè che i cinesi mussulmani avevano delle comunità in Cina , ma all'estero, se avessero voluto praticare l'Islam, sarebbero dovuti andare in una moschea. E chi aveva delle moschee o vecchi capannoni adibiti a moschee a Milano, se non gli arabi?
-Un ultima domanda, fece Santoro rivolto alla coppia di Ric e Gian cinesi, vorrei pranzare in un ristorante cinese, dove mi consigliereste di andare?
I due cinesi presero a confabulare fra loro. Parlarono a lungo. Tanto che a Santoro gli venne il dubbio che si fossero dimenticati della domanda e si fossero persi nei loro discorsi di fatti loro. Ad un certo punto Santoro vide che alzavano la voce. Si stavano  riscaldando e stavano quasi per venire alle mani fra loro.
-Oh, oh...ma che cazzo state facendo?
-Voi italiani dile sempre cazzo...semple quella palola, disse il cinese numero uno.
-Voi italiani dile semple cazzo...semple quella palola, disse il cinese numero due.
Già erano cinesi, pensò Santoro, poi si erano messi a parlare uguali...Oddio, probabilmente i cinesi avrebbero pensato la stessa cosa di due anziani italiani seduti sulle panchine , sempre, del vicino Parco Sempione. Ma si dava il caso che ad essere torchiati erano i coglioni di Santoro. Per cui a quel punto Santoro, si accommiatò da loro con un bel gesto di saluto con il dorso della mano destra e li lasciò  alle loro divergenze. Avrebbe deciso di seguire la scia dei vapori di noodles e del profumo di anatra all'arancia e si sarebbe fatto consigliare dal proprio naso.
Si allontano' mentre i due cinesi stavano litigando come qualsiasi attaccabrighe o bullo di quartiere di tutto il mondo. Le cerimonie iniziali erano andate a farsi benedire. E fra un po' sarebbe iniziato il Kung Fu alla moviola. Che più che quello i due anziani cinesi non avrebbero potuto esibire.

Santoro fece cinquanta metri e sulla destra , al numero 42, vide un'insegna con su scritto"Trattoria Cinese Long Chang". Entrò senza troppa esitazione. Senza  tuttavia sentirsi Bruce Lee. Neanche lontanamente vicino al campione cinese di arti marziali. Ma di una cosa era sicuro:Bruce Lee non sarebbe stato neanche lontanamente vicino a Santoro come campione di rimpinzamento gastronomico.
L'ingresso era elegante, moderno, muri pannellati di bianco con contorni rosso veneziano. Ad accoglierlo venne una cameriera piuttosto in carne. Era carina, nonostante la sua stazza. Occhi a mezzaluna coricata, sopracciglia sottili e ciglia all'insu', ben curate...zigomi sporgenti, denti perfetti. Santoro era incuriosito, di solito le cinesi erano magre, per lo più. Non era frequente vedere delle cinesi rubiconde. Aveva la corpulenza di una corista di colore e lo sguardo ammaliante di una massaggiatrice orientale.
La cinese gli sorrise. I cinesi dovevano essere  stati i maestri di Berlusconi, pensò Santoro. 
-Plego, accomodale...avele fame?, disse la cameriera cinese.
-Con chi ho l'onore?, chiese galantemente e un po' ironicamente, Santoro.
-Con me, disse la cameriera.
-Intendevo dire...lei come si chiama?
-Ah...io, io?
-Lei, lei.
-Mi chiamo Hua, e lei come chiamale?
-Gabriele. Gabriele Santoro.
-Gabliele Santolo, disse Hua. E rise di gusto.
Ma che cavolo c'avranno sempre da ridere, 'sti cinesi, penso' Santoro.
Il maresciallo pugliese si accomodò .
Prese il menu che era scritto in cinese. Lo posò dopo un minuto.
-Ho dimenticato gli occhiali, disse mentendo, dimmi a voce Hua.
-Hua, disse Hua.
-No...dimmi a voce ,Hua.
-Hua.
Santoro aveva fame , il menu era scritto in cinese e per qualche lungo secondo accarezzò la possibilità di andarsene da lì e farsi portare da un taxi al ristorante "Il Veliero" di Corsico. Ma non sarebbe riuscito ad arrivare a Il Veliero senza prima morire di fame.
Prese il menu , con un gesto richiamò l'attenzione di Hua e disse-Ascoltami, bella mia, portami tu qualcosa da mangiare, qualsiasi cosa , purchè sia commestibile.
-Ahhh, ahhhh, fece Hua cerimoniosa, capito. Lasciale fale a me, disse. Si girò e andò verso la cucina, sculettando fra i tavoli allegramente. Santoro restò seduto al tavolo con la speranza che prima o poi sarebbe arrivato qualcosa di commestibile che avesse potuto alleviare un poco quell'imminente attacco di colite che gli sarebbe venuto a causa del tappeto musicale di musica cinese ,che doveva risalire all'epoca Ming, con quei miagolii cantati a squarciagola, in sottofondo. Più che un tappeto quello per Santoro era uno zerbino musicale. Ci voleva un po' di sano jazz. Un sax. Ecco un sax lo avrebbe messo di buon umore, con quelle sue curve muliebri che solo a vederlo in azione suscitava peccaminosi pensieri, forse più del  suo lamento musicale malinconico senza tempo.

Un quarto d'ora dopo Hua, accompagnata da uno stuolo di ben quattro cameriere che si muovevano come mannequins, cominciò a posare sul tavolo di Santoro piatti a ripetizione. Santoro guardava planare quei piatti estasiato, sotto lo sguardo altrettanto estasiato di Hua. 
Il maresciallo dette un'occhiata al tavolo e restò soddisfatto di quell'abbondanza. Il più era fatto. Ora bisognava capire che cosa era quella roba che si stava accingendo a ingurgitare.
Hua percepì lo smarrimento di Santoro.
-Tlippa di manzo e maiale,sangue di  maiale, lingua d'anatla, olecchie maiale, bambù flesco e alachidi, disse Hua.
-Ah, disse Santoro, e quella cosa che sporge dal brodo?
-Ah, quella essele specialità cinese molto buona, essele zampe di gallina.
Santoro evito di fare una battuta d'occasione che a mala pena avrebbero capito in Puglia. E cioè se per caso lo avessero preso per un polpo e fingendo indifferenza cominciò ad assaggiare quei piatti.
Mentre mangiava, ogni tanto dava un'occhiata ai bagni, assicurandosi che fossero a tiro di scatto alla Usain Bolt  verso la tazza. Ma la colite non stava dando segni  e la cosa poteva significare che la qualità di quello che stava mangiando era buona.
Mangiò tutto avidamente e quando arrivo' al piatto brodoso dal quale sporgevano le zampe di gallina....titubò un poco. Ma poi le agguanto' una alla volta e se  le spolpò avidamente. Beh, considerò  a quel punto, tutti i pugliesi dovevano avere come ascendente un polpo preistorico, una piovra, quello era un segno evidente. Accompagnò il tutto con dell'ottima birra Tsingtao e concluse con un bicchierino di grappa al ginseng. Che metteva la folza di dieci toli, aveva detto a quel punto Hua, mentre gliela versava in un bicchiere mignon.

Santoro fu soddisfatto del pranzo, ma non poteva farsi sfuggire quell'occasione. Era nel quartiere cinese di Milano, in mezzo a cinesi, quale miglior occasione per avere notizie di Yuja Wang?

Dopo aver pagato il conto, davvero irrisorio, convenne, per la qualità e quantità delle pietanze consumate, si avvicino' al bancone del bar. Hua le offrì un'altra grappa al ginseng. Devo avere la faccia di uno che non ce la fa più a letto, penso' Santoro a quel punto, riferendosi alle note proprietà afrodisiache e toniche del ginseng.
-Hua, grazie, davvero, tutto molto buono...vorrei chiederti un ultimo favore, le disse Santoro.
-Dile pule, io fale favole a te, tu uomo molto bello, uomo molto simpatico...
-Ok, ok, ho capito...ti vorrei chiedere se conosci Yuja Wang, chiese Santoro.
-Yuja Wang? Celto, quale delle tante Yuja Wang, chiese a sua volta Hua.
Santoro si rese conto che il cognome Wang era diffuso fra i cinesi  quasi come il cognome Rossi fra gli italiani.
-Eh, ma questa è speciale, suona il pianoforte.
-Conoscele almeno dieci che suonale pianofolte.
-Ma questa è conosciuta in tutto il mondo, fa concerti in tutti i paesi del mondo con i più grandi direttori d'orchestra.
Hua resto' un po' pensierosa. Poi tirò fuori dalla tasca il suo i-phone e cominciò a cercare su Google. Quando ebbe trovato la Yuja Wang a cui si riferiva Santoro , lo guardo' e disse-pelchè tu celcale lei?
-Perchè mi piace la musica classica, disse Santoro.
Hua sbotto' a ridere. Anche le altre cameriere sbottarono a ridere.
-Mi venga un colpo, disse Santoro, ma che cavolo avete da ridere?
-Bele altla glappa, disse Hua. E continuo' a ridere con tutte le altre cameriere.
-Lo sapevo, pensano tutti la stessa cosa. Lo so, è bella. Ma anche se è bella non puo' essere che suoni divinamente?
A quel punto sembrarono acquietarsi.
-Io non conoscele lei, disse Hua.
Santoro restò deluso. Nemmeno i cinesi di Milano la conoscevano.
-Io piacele Toto Cutugno, disse Hua.
-See, va beh, la giornata si sta sputtanando, disse Santoro.
-Tu simpatico disse Hua. Le altre quattro fotomodelle-cameriere confermarono con cenni d'assenso.
-Tu non essele di Milano, velo?
-No, io non essele di Milano, disse Santoro facendole involontariamente il verso più che altro perchè ad ascoltare quel modo di parlare ne era restato invischiato.
-Va beh... sono pugliese, sono a Milano per servizio.
-Ah, anche tu cameliele?, fece Hua.
-Che cameriere, Maresciallo. Maresciallo dei Carabinieri, disse.
-Ooooohhhhhh, che paura, disse Hua. E sbottò a ridere. Anche le altre quattro risero di gusto coprendosi la bocca per educazione.
Santoro non sapeva se ridere o incazzarsi. Decise di ridere, tanto in mezzo ai cinesi un po' di riso in più non lo avrebbe notato nessuno. Sperò che non ci fosse Giucas Casella lì nei pressi a leggergli il pensiero, perchè si sarebbe vergognato enormemente per quell'idiozia che aveva pensato.
-Non pleoccupale, Malesciallo, tu venile quì quando volele, Hua dale lei da mangiale specialità cinesi. Visto che tu mangiato tutto.
-Sì, devo dire che era tutto buono...certo non erano involtini di cavallo al sugo, piatto per cui stravedo, ma non mi posso lamentare.
-Alleglo, malesciallo, tu ola non più tellone.
-Tellone?
-Sì, sì, disse Hua, da quando essele quì noi cinesi voi telloni essele stati promossi a italiani!
Santoro restò folgorato. Osservò Hua in viso a lungo, molto seriamente. Poi sbottò a ridere..
-Hai proprio ragione, Hua, da quando ci siete voi cinesi a Milano a noi terroni ci hanno promossi a italiani.
Risero tutti  e Santoro fece per salutare Hua. La quale con uno slancio inusitato per una cinese, che solitamente sono discrete e riservate, lo abbracciò e lo bacio quasi sulla bocca. Santoro restò lì davanti a Hua con un'espressione da cane impaurito. Poi si riprese subito. Non gli conveniva assuimere un'espressione da cane, sia pure impaurito, in un ristorante cinese. Si guardò intorno. Giucas Casella non c'era. Poteva stare tranquillo, le sue cazzate interiori erano rimaste tutte dentro lui. E non gli avevano neanche provocato un attacco di colite.


sabato 4 febbraio 2017

La pianista cinese , capitolo 5

Non sapeva bene da dove iniziare. Sembrava un'indagine scontata, invece non era affatto un'indagine semplice. Be', decise che doveva iniziare da una buona colazione. Il cervello per carburare aveva bisogno di energia e che cosa c'era di meglio di una sana e abbondante colazione al suo bar preferito? Uscì di casa , fece duecento metri su via Gran Sasso e a quell'ora, nove di mattina era già affollato. Ma non vide nessun essere umano. Questa l'aveva letta da qualche parte. fece mente locale. Doveva essere un racconto di Bukowski, il grande scrittore americano, un barbone alcolizzato che aveva venduto milioni di libri nel mondo facendo esplodere i fegati di milioni di letterati che o vendevano molti meno libri o a male pena riuscivano a non farsi fotocopiare quelli che imponevano ai propri studenti. E comunque Bukowski, piaceva , a Santoro. Chissà perchè. Magari perchè un po' era uno come lui, poco appariscente, un uomo dal fisico normale, tendente alla leggera pinguedine mediterranea, parlatore non affetto da logorrea, ma di giustezza, uno che quando apriva la bocca si capiva subito che sotto quell'aria da duro era di burro fuso...ma guai a sottovalutare il burro fuso. Faceva venire il colesterolo e ti intasava le vene, quando meno te lo aspettavi e cedevi alla prima impressione di bontà. E poi aveva un'altra cosa in comune con Bukowski. Gli piaceva la buona musica. Jazz latina , ma anche Classica. Era sicuro che Bukowski sarebbe riuscito a conoscere Yuja Wang. Per lui restava solo un sogno.

Una volta su Corso Buenos Aires, a quell'ora del giorno in pieno fermento, Santoro fece due passi diretto al Cin Cin Bar, il suo bar preferito: negozi aperti, vetrine luminescenti e illustrate da fior di artisti falliti come artisti ma eccellenti vetrinisti, passeggini con signore postpartum ma già anfetaminicamente in forma, modelle in giro dirette alle fermate della metro verso i vari ateliers, arabi sigarettimbocca ciondolanti con i loro volti scuri, denti scuriti dagli ettolitri di tè verde consumato quotidianamente,posse di Latin Kings con radioloni in spalla come cadaveri di bande rivali, collane a catena di cesso ciondolanti, cappellini da rappers e tattoo in evidenza su avambracci grossi come polpacci di ciclisti in pensione, ragazze dirette a scuola con zainetti all'ultimo grido del commercialista dei padri, skaters nullafacenti diretti al Mac Donald dell'angolo a spendere le loro paghette settimanali, cingalesi e indiani con fiori già a quell'ora, qualche ambulante senegalesi con il sacco della mercanzia chiuso e pronto ad essere srotolato alle velocità di Beep Beep lo struzzo corridore perennemente sfuggito a Willy il Coyote...un campionario umano multiculturale e variegato da far impallidire Blade Runner , il film di Ridley Scott.

Arrivato al Cin Cin Bar, Santoro si sedette ad un tavolo che normalmente era riservato a lui: il tavolo del maresciallo. Nella spianata di tavolini era il più esterno, sul marciapiede sinistro del Corso, guardando verso Porta Venezia, e verso il Duomo. 
-Marescià, come state, tutto a posto?, gli fece avvicinandosi Nando.
Nando era il cameriere diurno del Cin Cin bar . Era di Avellino, emigrato in cerca di lavoro. Laureato in Scienze Politiche. Un cameriere laureato. Ma ci scherzava su, ormai, tanto più  che i suoi  colleghi politologi coetanei o i nuovi laureati in quelle materie boccheggiavano in stage aziendali retribuiti appena con rimborsi spese. Aveva preso a cuore Santoro e scherzava spesso con lui, specie dopo quella volta che il maresciallo lo aveva apostrofato come "Diurno", riferendosi al suo turno di lavoro mattutino e lui, prontamente e da campano scafato gli aveva risposto-ma che niente niente mi avete preso pe' nu cess?
 Da allora era scoccata una simpatia.
-Tutto a posto e niente in ordine, come dice sempre un mio collega, rispose Santoro al "tutto a posto?" iniziale di Nando.
-Beh, deve essere valdostano, 'sto collega.
Santoro sorrise.
.Che vi posso portare , marescià?
-Un te' verde e un pezzo di pizza, disse Santoro.
-Il solito, allora.
-Sì, è ancora presto per una camomilla.
Nando, trentacinquenne moro, capelli ricci corti, occhialini rotondi stilizzati, gli sorrise.
-Vedo che state guardando verso la toilette...eh,  o cess c'entra sempre, con voi, alludendo alle note paturnie di Santoro che per via della sua colite. Ovunque andasse, si accertava di dove fossero i bagni
-Bingo! disse Santoro.
-Sì, maresciallo, come dicono nei film americani, disse Nando.
-Beh, sei l'unico che ha capito la sua origine nel senso in cui lo dico io, tutti gli altri rispondono che o ci giocano o non ci giocano...a Bingo.

Mentre Nando era andato a procurarsi le comande, al tavolo a fianco si sedette Beppe Marella, meglio conosciuto da tutti come Lenìn, pronunciato con l'accento sulla "i". Ufficialmente carrozziere, con tre lavoranti che pagava anche quando gli affari andavano male. Anarchico. Lo chiamavano come lo storico leader russo per via della somiglianza fisica, coroncina di capelli intorno al perimetro di un piccolo  aeroporto per zanzare tigre in testa e pizzo d'ordinanza bolscevico.
-Buon giorno, maresciallo, disse Lenìn, rivolto a Santoro.
-Perchè non ti siedi al mio tavolo, disse Santoro.
-Cos'è, adesso mi dà del tu? A un vecchio anarchico come me?
-A quanto mi risulta , a parte le tue idee, non mi consta che violi più la legge da anni...da quando sei finito in galera perchè non volevi fare il servizio militare obbligatorio.
-Sì, è vero questo, maresciallo...ma le forze dell'ordine mi hanno sempre frapposto ostacoli.
-I tempi sono cambiati. Fra gli ultimi arrivati nei carabinieri, molti sono laureati . Persino gli alti gradi devono stare attenti a parlare con questi delle nuove leve. Stanno creando  una nuova onda di barzellette sui carabinieri, disse Santoro.
Lenìn sorrise. Si alzò e andò a sedersi al tavolo di Santoro.
Nando portò il te' e la pizza.
-Te' e pizza, una strana accoppiata, disse Lenìn.
-Fa un certo effetto detto da un anarchico, disse Santoro.
Lenìn sorrise. 
-Sicuro che lei è un maresciallo dei carabinieri?
-Così dicono, disse Santoro, 100% di casi di omicidio risolti, aggiunse. Ma senza un'enfasi d'orgoglio, così, come mero dato statistico.
-Su cosa sta indagando? Chiese all'improvviso Lenìn.
-Sulle fatture false per far quadrare i conti e pagare gli stipendi dei dipendenti, disse improvvisamente Santoro restando serio.
Lenìn si irrigidì.
-Stai tranquillo...queste sono cazzate a fin di bene. E io sono dei carabinieri, non della finanza. Piuttosto, come sono venuto a saperlo io, non passerà molto che lo verrà a sapere la Guardia di Finanza. Quindi, occhio.
-Perchè mi sta avvisando?
-Perchè queste per me , imbrogli ai danni di ricchi danarosi possessori di Rolls Royce al fine di far arrivare a fine mese dipendenti e famiglie, non sono dei veri e propri reati...nemmeno amministrativi. Tu guardati in giro, guarda la gente in giro per Milano, le auto che circolano, la cocaina  neanche fossero sacchetti di sabbia di tricee palestinesi nei bagni dei più accorsati bar della città, e le cascate di denaro sporco che viene da tangenti su lavori milionari...cose per cui si uccide...e noi passiamo il tempo a perseguire queste minchiate? Sono solo manfrine per far capire che il sistema ha una sua capacità di colpire e punire. Ma non colpisce e non punisce dove si annida veramente il marcio.
Lanìn stette un momento a sentire. 
Poi disse-Non sono discorsi da maresciallo dei carabinieri...
-Infatti, io queste cose non te le ho mai dette. Stavo parlando ad alta voce e a me stesso. Ma comunque le penso. E non vedo perchè non debbano far parte del corredo di buoni pensieri che dovrebbe avere in testa un buon servitore dello stato, disse Santoro.
-Touchè, disse Lenìn
-De rien, disse Santoro rispondendo a tono.
In silenzio bevve il suo te', con calma. Come un samurai giapponese. Ma del samurai non aveva nè la spada, ne' l'abilità nel combattimento. La calma , quella sì. Gli capitava quando si riscaldava come poco prima. Allora improvvisamente gli spasmi colitici scomparivano.
-La ringrazio, maresciallo, disse Lenìn.
-E perchè? Io di queste cose non so niente...mi occupo di omicidi, la monarchia dei reati. E sorrise.
-Buona giornata, disse Santoro, e buon lavoro, aggiunse.

In piedi su Corso Buenos Aires, stava chiamando un taxi. Era l'unico investigatore che non usava l'auto di servizio. Prendeva il taxi o i mezzi pubblici. Lo aiutavano a pensare, diceva. Perchè non erano mezzi troppo rapidi.
Il taxi arrivò a bordo strada.
-Fa la ricevuta fiscale? Chiese Santoro mentre si accomodava nel taxi "Balena Bianca",.
-Non siamo più tenuti, a farla, disse il tassista.
-Ah...e  io come mi giustifico per il rimborso.
-Ah, beh, una carta farlocca gliela poso fare io.
"Una carta farlocca"...un uomo di 50 e passa anni che parlava come un ragazzino delle medie. Doveva essere colpa dei rappers. Questi cantanti delle new ages canore stavano diffondendo attraverso le loro canzonette insulse un opinabile gergo di strada. Un altro buon motivo per amare la musica classica.
-In via Paolo Sarpi, disse al tassista.
-Al quartiere cinese...disse l'autista. Ma non come domanda di conferma, come affermazione buttata lì per vedere se Santoro diceva altro. Era una buona tecnica, convenne Santoro, da investigatore.
-Vado a chiedere informazioni sul prossimo concerto di Yuja Wang a Milano...lei la conosce?
-Mai coperta...io anni fa ascoltavi il Wu Tang Clan, disse il tassista. 
Cantati rapper di colore che si ispiravano ai film di Kung Fu di Hong Kong. Mettevano nei pezzi spezzoni sonori di quei film. Originali, tutto sommato. 
-Beh, si , ho presente..ma quella non era musica...era chiasso, disse Santoro.
Il tassista non aggiunse altro, capì che non era aria. E Santoro apprezzò  la cosa. Non gli sarebbe piaciuto dare asparagi ai conigli...parlando di musica.