sabato 11 marzo 2017

La pianista cinese , capitolo 10

Corsico, ore 12 del giorno dopo. Era ancora Carnevale, ma nella ridente cittadina dell'ovest milanese , sita giusto a qualche chilometro dalla stazione ferroviaria di Porta Genova, da Milano, quindi, sembrava non esserci nessuna festa. Tutti alacremente al lavoro. Perlomeno a giudicare dal fatto che non si fossero viste maschere in giro. Santoro si fece lasciare sul naviglio, poco prima di via Cavour, corso principale della cittadina. Non aveva idea di come procurarsi l'informazione per rintracciare la moschea e aveva fame. Percorse un centinaio di metri sul marciapiedi a fianco alla strada che andava verso Milano. A sinistra della strada c'era il naviglio e in quel mentre stava passando un'imbarcazione con quatto rematori e un tizio a poppa che dettava i ritmi della voga. Tutti giovani ragazzi. Lì vicino c'era il Circolo Canottieri Olona, culla dei virgulti figli di buona famiglia milanese, che da sempre venivano inviati a vogare per stare in forma e formarsi il carattere. Un'attività che non doveva dare i frutti che prometteva, dal momento che la maggior parte di quei ragazzi, una volta terminati gli studi finivano per fare i manager strapagati di aziende che facevano sistematicamente fallire, pensò Santoro. Arrivato nei pressi di un ponte con un incrocio semaforizzato, vicino alla fermata dell'autobus numero 325, vide una signora anziana in attesa. 
-Senta, scusi, signora, dove vado per il centro?
-Il centro di che cosa?, rispose la signora con un accento vagamente meridionale.
-Il centro di Corsico...mi hanno indicato via Cavour!
-Via?, chiese la signora improvvisamente.
-Via Cavour, signora.
-Cavour?
-Si , signora,  ma come, non conosce Cavour?
-E che ne so io, mica sono di Corsico!, disse la signora.
Nel frattempo arrivò l'autobus e la signora, scocciata, ci salì su. 
Boh...pensò Santoro, cominciamo bene.
Lì nei pressi c'era un ragazzo giovane, zainetto in spalla, occhiali, aria da saputello o da nerd.
-Ho sentito cosa chiedeva, fece, deve attraversare la strada...quella è via Cavour, disse indicando la direzione da prendere per quella via, rivolto a Santoro.
-Grazie, ragazzo...senti, posso farti un'altra domanda?
-Prego, disse il ragazzo ravviandosi i capelli a caschetto.
-Mi hanno detto che c'è una moschea, da queste parti, sai per caso dove sia?
-Non con precisione...deve andare verso Gaggiano, alla fine di Corsico, nelle campagne. Lì c'è una cascina. Ho visto che lì è pieno di marocchini.
-Certo...e magari ci vai anche a comprare il fumo, proruppe Santoro inaspettatamente.
-Come? , disse il ragazzi, no, no, scherza, io non le faccio queste cose.
-Rilassati, stavo scherzano, ragazzo, ragionavo per luoghi comuni, l'uomo della strada, hai presente?
-Ah...sì, sì...io mi faccio i fatti miei, non ho niente contro e niente a favore, basta che non mi toccano a me e alla mia famiglia.
Santoro pensò che oltre alla categoria degli uomini della strada esisteva anche quella dei ragazzi della strada...qualcuno li cresceva da piccoli e li coltivava in modo tale che poi diventavano così...fino al punto di non sapere chi fosse Cavour.
-Grazie, ragazzo, grazie mille...uhm, ultima domanda, per favore: dove si mangia bene qui vicino?
-Ah...a questo so rispondere. Lì, in una parallela di via Cavour, in via Garibaldi...uhm, di fronte all'Aci, c'è una trattoria. Si chiama Il Veliero. Si mangia benissimo.
-Bene, ragazzo, ti ringrazio, mi sei stato molto utile. Ok, ora vai a casa che la mamma ti aspetta per la polenta!.
-No, quale polenta, mia madre è calabrese...mi ha cucinato "maccarruni ca sarsa", ha presente?
-Presentissimo, disse Santoro quasi eiaculando la saliva dell'acquolina che andava formandosi in bocca.
Salutò il ragazzo, attraversò la strada e si diresse in via Garibaldi. Era ad un centinaio di metri da lì.

Una volta davanti alla porta a vetri della trattoria-ristorante, Il Veliero, dette uno sguardo alla strada.Via Garibaldi era una strada come tante altre tipiche delle migliaia di comuni dell'hinterland milanese, con abitazioni vecchie di massimo un paio di piani e qualche balconcino in pietra crepata che non si capiva come avesse resistito nel tempo. Si trovò davanti al bancone di un bar. Dietro al bancone c'era un signore con i baffetti, paffuto, camiciola a quadri da trapper in pensione. Tramestava con dei bicchieri.
-Buon giorno, disse Santoro.
Il tizio gli dette un'occhiata. Lo scannerizzò . Ne soppesò il valore in termini di possibili richieste gastronomiche. 
Poi dopo un po' , disse-buon giorno...
Alla buon ora, pensò Santoro.
-Senta, si accinse a chiedere il maresciallo pugliese, si può  mangiare qualcosa? O è troppo presto?
-Dalle mie parti si dice che per mangiare e per morire non c'è orario, fece l'uomo. Mi chiamo Augusto e sono il capo della baracca. Accomodatevi pure in saletta, vengo subito.
Santoro si voltò  per guardare se dietro lui ci fosse qualcuno, dato che, l'Augusto,come si sarebbe detto da quelle parti, aveva usato il plurale. Non c'era nessuno. 
-D'accordo, mi accomodo senz'altro...nel frattempo le do una notizia, disse Santoro.
-Una notizia?
-Sì.
-Dica pure, disse Augusto .
-Il Fascismo è caduto il 25 luglio del 1943.
-Ah, capisco...non mi ricordavo la data, ma più o meno l'epoca sì...mah...perchè me lo dice?
-Perchè mi ha dato del voi, disse Santoro. E sorrise.
Il vecchio lo osservò con una certa severità. Poi piano piano si sciolse con un sorriso. L'armistizio era firmato, si poteva mangiare.

Santoro si sedette in una saletta con quattro tavoli. Poco dopo arrivò una donna, una signora sulla sessantina. Vestita di rosso, sorridente, capelli tinti, mora, molto ben truccata, con un rossetto rosso vivo in sintonia con il suo giacchino.
-Mi dica, signore , cosa posso servirvi? , fece porgendogli il menu.
-Faccia lei, signora, mi affido alle sue cure, disse Santoro.
-Va bene, incominciamo con un antipasto di pesce, disse la donna.
-Fresco?, chiese Santoro.
-Ma cos'è, non lo sapete che il primo pescato viene a Milano?
-Cosa?
-Si signore, disse la donna, il primo pesce pescato dalla Puglia, arriva dritto dritto a Milano, i nostri polipetti stavano nuotando fino  a stamattina, disse la donna con un consistente accento barese.
-Interessante, disse Santoro.
-Bene, aggiunse, avanti con l'antipasto, poi vediamo.

Mentre arrivava sul tavolo ogni ben di Dio, Santoro fu tentanto di fare anche alla signora Antonietta, che così si chiamava la donna che aveva preso le ordinazioni e serviva al tavolo , la solita battuta sulla fine del Fascismo...poi desistette.
Divorò l'antipasto di pesce costituito da frittura mista, insalata di mare, cozze gratinate, allievi crudi, cozze noci crude, gamberetti in salsa rosa, polpicelli arrostiti e , udite udite, persino i ricci, appena arrivati da Mola di Bari, gli fu riferito dall'Antonietta. Innaffiò tutto con un buon vino Locorotondo.
Mentre l'Antonietta si avvicinava minacciosamente per le comande dei primi, Santoro buttò lì-senta signora, mi hanno detto che da queste parti c'è una moschea...sa dirmi dove sia esattamente?
-Non ne sappiamo niente. Noi siamo gente che lavoriamo e basta. Poi non frequentiamo ai marrucchini e questa gente qua, non abbiamo l'abito di frequentarli.
A quel punto entrò l'Augusto e , avendo ascoltato di rimbalzo una parte di quella conversazione, disse-sempre a fare domande, che cos'è, un interrogatorio?, chiese scocciato, anche lui con la calata barese.
-Non proprio. Ma si da il caso che io sia un maresciallo dei Carabinieri e , se non vi dispiace, mentre mangio, faccio anche qualche domanda. Ora, egregi signori, se volete potete rispondere, ma se vi dà fastidio che un rappresentante delle forze dell'ordine che contribuiscono comunque allo svolgimento con profitto economico della vostra attività,  chieda qualche lume,potete semplicemente non rispondere.
-Ma si può sapere il motivo, il fine, di sapere dove è che sta sta moschea... qual'è?
-Indagini, disse Santoro.
-Cioè, disse l'Augusto, la volete chiudere , la moschea?
-No...e perchè?
-Perchè è gente che non crede nel Dio giusto, disse Antonietta.
-Non crede nel Dio giusto? E quale sarebbe il Dio giusto? Quello che tuona contro chi abortisce anche quando il feto è malformato e si rischia di incassare meno contributi su un handicappato in meno o quello che copre i sacerdoti che fanno  bisboccia con minorenni?Mi creda signora, non esiste un Dio giusto, esistono uomini che piegano Dio ai propri interessi, disse Santoro.
Augusto e Antonietta tornarono in cucina. Sembravano non aver gradito la conferenza stampa sull'importanza del pensiero laico. 
Santoro gustò un risotto ai frutti di mare con i fiocchi, poi un branzino alla brace, bevve un litro e mezzo di bianco Locorotondo. I pensieri , in mente, cominciarono a divenire più nitidi. Adesso era concentrato sull'indagine. Rinunciò al caffè e all'ammazza caffè. Anche perché non voleva provocare la sua colite. Aveva abbastanza benzina nel carburatore. Si alzò , si avviò verso il banco del bar.
-Il conto, disse.
Augusto lo guardò e disse-centocinquanta.
-Centocinquanta?, chiese Santoro come se non avesse inteso bene.
-Centocinquanta, ripetè Augusto.
-Va be', disse Santoro, posso avere la ricevuta? Non sono abituato agli scontrini a voce!
Augusto scivolo' dietro al banco del bar , verso la cucina. Vi tornò  subito dopo con un foglietto di block notes a quadretti con su scritto a lettere: centocinquanta euro.
Santoro lo osservò bene in viso-forse non avete, lei e sua moglie, bene inteso cosa intendevo con la frase "le forze dell'ordine contribuiscono al profitto economico della vostra attività"...diciamo che mi avete interpretato male. Ora, prima che io telefoni a qualche mio collega della Guardia di Finanza, adesso io faro' finta di niente, lei va di là in cucina e torna con una vera ricevuta fiscale. Ma non basta, deve esserci scritta una cifra adeguata a quello che ho mangiato. Altrimenti faccio una telefonata a Equitalia, così, di rinforzo.
Augusto abbassò la testa e tornò in cucina.
Passarono una decina di minuti . Santoro aveva fretta, non era venuto a Corsico per diletto, per quanto avesse mangiato bene. Anzi, non bene, da Dio. L'unico Dio giusto che accettasse. A parte la parentesi dei santi della madre patria pugliese, vedi Padre Pio, Con cui dialogava quando stava male. E basta.
Poi Augusto venne fuori e si posizionò dietro al bancone del Bar. Quella che aveva in mano sembrava una vera ricevuta fiscale. La posò sul bancone. Santoro la prese in mano e la lesse. Esaminò le voci. Poi vide in calce: totale euro 45. Era ancora un po' salata, ma tutto sommato era il caso di pagare e levare le tende. Prese dal portafogli cinquanta euro e glieli dette. Augusto, silenzioso e con sguardo irato, li prese e fece l'atto di dargli il resto. Santoro fece un gesto come per dire che era tutto a posto. 
-Devo farvi i complimenti, disse Santoro, da voi si mangia davvero bene...solo che è un po' salato!
Dietro ad Augusto spuntò donna Antonietta, con il suo seno enorme il cui spostamento d'aria fece sobbalzare sor Augusto.
-Non è vero, Augusto cucina senza sale, disse. Restò serissima.
Mah,  si disse Santoro, sono da un paio d'ore a Corsico e mi sono già rotto i coglioni. Fino ad ora ho conosciuto una signora che ignorava chi fosse Cavour, un ragazzo calabrese che si accingeva a mangiare maccaruni ca sarsa e due ristoratori pugliesi evasori fiscali che sembravano usciti da un film di Albanese. 
Si volto' e uscì dal ristorante. Tanto lo sapeva che la moschea se la sarebbe dovuta trovare da solo, sudandosi l'informazione. Ma alla fine , con un po' di intuito l'avrebbe trovata. Era comunque in vantaggio su Nepoti e company. Si trattava di verificare la questione dei cinesi in giornata. Una giornata di merda. Ma almeno aveva mangiato bene. Il problema ora era la digestione. Non tanto per le cozze crude.Ma per i cozzari che gliele avevano vendute. E per di più si sceglievano persino un Dio giusto tutto per loro.Più che un Dio dell'esodo (di Mosè), un Dio dell'evasione(fiscale)....




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