sabato 25 febbraio 2017

La pianista cinese, capitolo 8

Santoro aveva preso la metro in Piazza Lima. Anche lui aveva preso a pensare in Milanese. La metro. Non la metropolitana. D'un tratto si mise a pensare che se tutto era veloce, rapido, spidigonzalesiano...beh, che cavolo di amplessi potevano avere i milanesi. Intesi come abitanti di Milano. Che di trovare lombardi milanesi doc , aveva la stessa capacità di successo che usare un metal detector per cercare collanine d'oro per le strade periferiche di Kuala Lampur. Un coniglio che si accoppiava al confronto doveva essere una sorta di ultramaratoneta. 
Scese in Piazza San Babila. La fontana di recente costruzione era inattiva. Austerity, la chiamavano. Proprio la fontana che aveva dato il nome alla piazza.  Per un po' in passato l'avevano chiamata piazza del Tagliamento. Poi faceva troppo "tossico" e si tornò a chiamarla così. Fece due passi a piedi. Alle spalle dell'uscita della metro c'era Corso Monforte. E lì, al numero 31, c'era la prefettura. L'ingresso, in alto, era adornato con una scultura che raffigurava putti. Santoro si era sempre chiesto cosa rappresentassero. Poi gli venne da ridere quando pensò al brigadiere Strippoli, che li chiamava sempre "puffi". Le barzellette sui carabinieri non sarebbero mai finite. Erano appena iniziate. 
Salì al piano superiore di questo austero palazzo a due piani, corridoi ampi, porte chiuse dietro le quali c'erano uffici dai compiti più disparati. C'era persino un ufficio che assegnava compiti agli altri uffici. Santoro odiava le scartoffie. Era un uomo d'alta montagna. Nel senso Nietzschiano della definizione. Poi improvvisamente recuperò lucidità. Per darsi la carica ed affrontare emotivamente le situazioni più stressanti- e i breafing in prefettura con i superiori rientravano nella categoria in oggetto-si creava una costruzione mentale:pensava a Che Guevara-lo aveva letto in una bella biografia di Pierre Kalfon-che per arginare i drammatici attacchi di asma che rischiavano di renderlo praticamente un disabile, aveva sviluppato una capacità di controllo delle emozioni e delle sensazioni del corpo fuori dal comune. Poi pensò che era davvero fortunato che non esistesse una macchina che leggesse nel pensiero. Perchè se solo i suoi superiori avessero lontanamente percepito tutti questi suoi contorti ragionamenti, probabilmente ne avrebbero chiesto l'internamento in un istituto manicomiale. 
Davanti alla stanza che ospitava l'Ufficio del  Prefetto, dette qualche colpo di nocca. Avanti, si sentì dall'altra parte del legno. Santoro girò la maniglia della porta e , lentamente, entrò nell'ufficio del prefetto. 
-Oh, finalmente, Santoro...la stavamo aspettando...sempre in ritardo, mi raccomando, disse il capitano Vito Gianuli. 
La dottoressa Grimaldi lo osservò con un espressione alquanto ironica. E così pure il commissario Nepoti. E poi c'era il prefetto. Seduto dietro la sua scrivania. Lo squadrò con severità.
Capelli grigi, corpulento, sopracciglia brezneviane e cipiglio ultraserio, il dottor Lagioia, in impeccabile giacca e cravatta che al confronto l'impermeabile gualcito di Santoro lo faceva sembrare un direttore d'orchesta al concerto di Capodanno di Vienna, non sembrava voler perdere tempo.
-Va bene, direi che a questo punto possiamo iniziare. Gianuli guardava Santoro con odio. Sempre in ritardo. Lo faceva a posta, secondo lui. Era una forma di snobismo verso le autorità superiori. Santoro sapeva che Gianuli lo pensava. Ma glielo lasciava pensare. Perchè perdere così tanto tempo ad estirpare convinzioni così comode e infantili? , pensava semplicemente.
-Ho già disposto la chiusura di alcune moschee in odor di terrorismo...e questo al fine di troncare possibili legami organizzativi dei terroristi islamici, fece il prefetto...e sottolineò la sua frase con sguardo luciferino.
-Molto bene disse Gianuli.
La Grimaldi e Nepoti non dissero niente. Nepoti agiva in tandem. Sembravano i fratelli Abbagnale versione "en travestì", pensò per un momento Santoro. Poi dette una sbirciata alla Grimaldi e decise che aveva pensato una cazzata. Bella donna. Un po' androgina, ma niente da dire. Una bellezza dei tempi moderni. Palestra ed happy hour la sera sui Navigli. Secondo Santoro , Nepoti non vedeva l'ora di proporglielo. Nepoti masticava una gomma nervosamente. Era del tutto evidente che stava cercando di smettere di fumare. E che stava soffrendo. Eh, considero' Santoro, quante cose si fanno per la fica!
-Fatemi il punto sulle vostre indagini, aggiunse il prefetto, chi comincia?
Gianuli osservò  Santoro.
-Bene, prenderò il cenno del signor Capitano come un invito ad aprire le danze...Io ho chiesto ad un mio collaboratore un rapporto dettagliato sul killer. Ma anche su tutte le vittime della  notte di capodanno in piazza XXV aprile.
-Perchè questa perdita di tempo e questo spreco di risorse umane, di energie?, chiese Gianuli.
-Perchè io prima sciogliere le mie riserve e dire che si è trattato di un attentato terroristico voglio essere certo. Inoltre l'eliminazione del presunto terrorista rappresenta un elemento poco chiaro in un quadro di riferimento che attiene ad un attentato terroristico di matrice radicale islamica.
Il prefetto sussultò sulla poltrona di pelle. Santoro sembrava pesare le parole e usava un linguaggio quasi cifrato che in pochi termini esprimeva intere concezioni antropologiche. Evidentemente distanti  dalle facili evidenze a cui si voleva giungere . Per pressappochismo o mala fede, questo, Santoro , non aveva ancora avuto modo di appurarlo.
-Perchè dice "radicale islamico", maresciallo, vuole lasciar intendere qualche distinzione?, chiese la Grimaldi.
-Nel Corano c'è scritto "chi salva la vita ad un uomo salva la vita a tutto il mondo"...evidentemente non tutti gli islamici sono terroristi o approvano il terrorismo, dottoressa...non ne conviene?
-Beh, sì, ma francamente è una distinzione che non ci porta da nessuna parte.
-Può darsi...ma se dobbiamo indagare in quella direzione, in direzione del terrorismo di matrice islamica radicale, secondo il mio modesto avviso di uomo di strada , di antropologo da marciapiede, se vuole, non possiamo precluderci le porte di un mondo, che dico, di una galassia, come quella islamica. E proprio sfruttando le contraddizioni a suo interno potremo eventualmente trovare le risposte che cerchiamo. E i colpevoli che cerchiamo. Non quelli che vogliamo.
Aveva parlato chiaro, Santoro, fin troppo. Il prefetto non stava più nella poltrona. Gianuli però lo guardò con una certa ammirazione. Perchè in fondo sapeva che Santoro era autentico. Era uno che voleva scoprire il colpevole vero, non un capro espiatorio qualsiasi da offrire in pasto in una conferenza stampa ai giornalisti per tacitare opinione pubblica e mass media. Era lento e meticoloso. Una cosa che poteva dar luogo a fraintendimenti. 
-Voglio seguire il suo ragionamento, disse improvvisamente Gianuli, però ci spieghi dove ci può portare.
-Questo ancora non lo so...altrimenti avremmo già il colpevole...O, meglio, i colpevoli, fece Santoro.
-Scusi maresciallo ma io non la capisco, intervenne Nepoti, questa gente, si insomma, i mussulmani..anche se non sono d'accordo comunque non denuncerebbero mai uno dei loro...secondo me stiamo perdendo tempo. Dobbiamo stringere il cerchio intorno agli ambienti in odor di tritolo. E secondo me il Signor prefetto ha fatto bene...
-Sarà, disse la Grimaldi, mentre il prefetto aveva l'aria gongolante di uno che per l'eccitazione a momenti aveva rischiato di inumidirsi le mutande, ma le osservazioni del maresciallo, ad una più accorta analisi non mi paiono peregrine. Continui pure a indagare in quella direzione. Tanto abbiamo la nostra ala destra, vero Nepoti, che indaga nella direzione opposta. E chissà se magari nella convergenza di queste due ipotesi investigative non si possa addivenire alla scoperta della verità.
Peccato  che criminalizzare tutti gli islamici di Milano, come stavano per fare il Dotto Lagioia e Nepoti, sarebbe servito solo ad aumentare il muro impenetrabile di diffidenza fra il mondo delle istituzioni , diciamo così, occidentali e la galassia mussulmana in generale. E addio possibilità di svolgere indagini all'interno di quell'ambiente. Che a quel punto non poteva far altro che chiudersi a riccio nella propria autoreferenzialità e nel proprio vittimismo. Da sempre alimento di reclutamento di tutti i terrorismi del mondo. Questo fu il pensiero di Santoro. Ma tacque. Non disse niente. Avessero fatto pure come volevano. Tanto lui sarebbe andato avanti per la sua strada. Sentiva che la questione era più complessa di come la stavano pensando...Persino i figuri istituzionali presenti in quella stanza della prefettura.
-Curiose le sue considerazioni, maresciallo...un po' fumose, a dire il vero. Speriamo che riesca a ricavarci qualcosa di utile per le indagini. Se non fosse un sottufficiale dell'Arma dei Carabinieri, le sue affermazioni avrebbero potuto essere scambiate per quelle di qualcuno di questi agit prop del giornalismo di sinistra militante sempre in voga, disse il dottor Lagioia, affondando il colpo.
-Il paese più potente della terra ha appena avuto per 10 anni come presidente un uomo di colore di sinistra...ora, egregio dottore, pur non essendo io un uomo di sinistra,da persona obbiettiva, non si può certo negare che essendo noi un paese della Nato, indirettamente, magari, siamo stati un paese sottoposto a quell'egida?...O sbaglio, dottor Lagioia?
Il prefetto incasso contorcendosi sulla sedia-va beh, non la mettiamo in politica , adesso, se no non ne usciamo più fuori, disse. E sorrise con la stessa espressione sincera di un venditore di titoli azionari farlocchi.
La seduta era sciolta. Santoro aveva tenuto botta. Ma la sua colite ne aveva risentito. Salutò tutti, compreso il capitano Gianuli e sgattaiolo' via. In pochi minuti fu in corso Monforte. Fece due passi a piedi verso piazza San Babila. Si infilò nella metropolitana. Camminava lento. Dove sono i bagni ?,tento' di pensare. Poi li vide in fondo al corridoio di pavimento gommoso che portava verso i tornelli. Aumentò il passo, vide il simboletto dei bagni in cima ad una porta. Entro' di corsa. All'ingresso c'era uno che voleva dei soldi spiccioli per vendere della carta igienica. Si augurò che i bagni fossero puliti. Tirò fuori dal portafogli 50 euro. Il tizio, un anziano cingalese, cominciò a contare il resto da dargli.
-Tenga il resto, disse Santoro. Entro' nel primo bagno disponibile....era rotto. Uscì ed entrò in quello a fianco. Cioè, tentò di entrare. Ma era occupato. Sicuramente da uno stronzo, dopotutto si trattava di un cesso. Poi entrò nel terzo bagno. Era aperto e libero. Ma lo scarico era rotto. La scarica animata dalla colite era imminente. Richiuse il bagno, si chiuse le narici...fu come andare in apnea. Era un bagno di merda. Una tautologia. Ma non lo avrebbe mai detto al dottor Lagioia. 

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