venerdì 17 febbraio 2017

La pianista cinese, capitolo 7

Santoro stava facendo colazione  in corso Buenos Aires, al Cin Cin Bar, seduto al suo tavolo, il tavolo del maresciallo. Accanto a lui c'era Ahmed Salah, un marocchino spacciatore di hashish ben noto a lui. Due tavoli più in là Lenìn, il carrozziere anarchico.
Nando portò al maresciallo il suo tè e un pezzo di pizza.
-Portami anche un succo di frutta...tropical, gli chiese Santoro.
-A dispo , marescià.
A dispo?Ma come parlavano,  tutti a Milano?, sono in circonvalla,prendo un coffi, vado in pisci, di completare le parole non se ne parlava, non c'era abbastanza tempo, andavano sempre di fretta. E ora anche Nando , da Avellino, si era subito adeguato, con il suo , a dispo, marescià.
Santoro stava osservando Ahmed Salah. Magro, capelli corti, baffetti ben tenuti, sigaretta in bocca. Sembrava fosse nato con la sigaretta. Santoro pensò che da quando lo aveva conosciuto se lo ricordava con la sigaretta in bocca
-Tutto bene, dalle tue parti?, gli fece all'improvviso.
-Bene, bene, maresciallo, io rigare dritto, io lavorare onesto, tutto a posto.
-Lavorare ? Tutti i giorni a colazione ti vedo qui e quando torno la sera sei ancora qui...Ahmed, ma che cazzo di lavoro fai, l'osservatore dei tavolini da bar?
-No, maresciallo, io dopo andare via, andare a lavorare .
-Che lavoro?
-Muratore...lavoro duro ma guadagnare bene.
-Ahmed guarda che lo so che spacci hashish...pensa che il mio lavoro consiste nel sapere cosa fanno gli altri. E questo lo so fare bene. Ma vuoi sapere una cosa? Non mi importa se spacci hashish, perchè io so che non hai mai spacciato altro, ma anzi, sei contrario al resto delle droghe...dico bene?
Ahmed chinò il capo. Poi osservò  Santoro. A quel punto non sapeva se continuare a fingere o ammettere. Tanto Santoro non se la beveva.
-Dimmi una cosa , Ahmed, tu sei mussulmano?
-Sì, certo, tutti arabi sono mussulmani.
-E non è peccato spacciare hashish per Allah?
-Sì...è peccato, ma ci sono peccati peggiori, come bere, vendere eroina e cocaina, rubare, uscire con donne sposate...
-Tutte cose che a spizzichi e bocconi hai fatto anche tu, vero Ahmed?
Ahmed tacque.
Poi disse- ma adesso non fare più nienti di questo.
-A parte lo spaccio di hashish...ma non ti devi preoccupare, a me personalmente non interessa. Io credo che ci siano reati più gravi, come, ad esempio, gli omicidi. Togliere la vita è un peccato grave non solo per le religioni, anche per la giustizia degli uomini. Ho una questione da proporti.
-Cosa?
-Sì, Ahmed...ho bisogno di qualche informazione. In cambio mi disinteresserò alla tua attività di spaccio di hashish. La cosa cambia se passi alla vendita di sostanze più pesanti. In tal caso i nostri accordi saltano e ti verrò personalmente a prelevare per sbatterti in galera. Questo nella migliore delle ipotesi.
-Ah, fece Ahmed, figuriamoci nelle peggiori!
-L'hai detto, brother.
-Brother?
-Sì certo..Nando può dire a dispo, i milanesi possono andare in circonvalla, bere un coffi, andare a nuotare in pisci, potrò dire brother, come nei film americani!.
-Boh? , fece Ahmed.
-Comunque vorrei delle informazioni su dei frequentatori di moschee a Milano.
-Maresciallo, mi chiede cosa impossibile...sono migliaia.
-E' vero, sono migliaia gli arabi. Ma vedi a me interessano i frequentatori di moschee cinesi.
-Cinesi?
-Certo, cinesi. Ci sono cinesi che sono mussulmani, non lo sapevi?
-Mai saputo.
-C'è sempre da imparare, vedi Ahmed? Quindi mettiti subito in movimento e, per, diciamo... ieri, mi devi procurare le informazioni che ti ho chiesto.
-Per ieri?
-Il più presto possibile, intendevo, voi arabi prendete sempre tutto alla lettera.
Santoro dette un'occhiata ai bagni. La luce fuori dai bagni in fondo al Bar, lì di fronte , quasi, al suo tavolino, era verde. Segno che erano liberi. Si sentì rassicurato. Bingo, pensò,la giornata iniziava bene.
Ahmed pagò il caffè, infilò in bocca la già decima sigaretta della mattina e levò le tende. Era davvero strano , quel maresciallo, pensò. Particolare, con una sua etica delle cose. Ma doveva essere uno che conveniva non contrariare. Uno che sembrava buono e caro, finchè non gli facevi un torto. Allora ti metteva nel suo mirino ed erano cazzi da cacare .
In quel momento una coppia, lei milf d'antan bionda ossigenata in pelliccia bianca di volpe bianca, gonna a spacco e tacco 12, cagnolino Terrier d'ordinanza guinzagliato , seguita da un giovane adone sui trentacinque, giubbotto fico, occhiali da sole Dolce e Gabbana, foulard Gucci, entrano nel bar.
-Kevin, hai sentito che freddo che fa?, dice lei.
Ma Kevin non risponde. 
-Gegè, tienimi Kevin , per favore  vado in toilette.
Kevin era il cane.
 E Gegè era l'uomo firmato dalla testa ai piedi.
Sembrava che tenesse il Terrier al guinzaglio. Ma a Santoro sembro' il contrario.
Squillò il cellulare. Santoro ci mise una vita per sfilare il cellulare dalla tasca dei pantaloni. Aprì lo sportellino. Due ragazze giovani , sui vent'anni, probabilmente est europa e probabilmente escort, lo osservarono come uno plesiosauro. Non si vedevano cellulari con sportellini da vent'anni.
-Pronto, disse Santoro.
-Pronti, sono il Cazzaniga. Era il maresciallo Ambrogio Cazzaniga, un milanese da ventisette generazioni. Del resto con quel nome e cognome, pensò Santoro...
-Sì, dimmi Cazzanì.
-Signur marescial, ho capito con che arma puo' aver sparato al killer il fioeu senza nome che stiamo cercando.
-Innanzitutto non chiamarmi signor maresciallo, siamo colleghi, Cazzanì.
-Eh ma te mi sei superiore di grado.
-Capirai, m'hanno fatto generale.
-Verament?
-Cazzanì, non mi far perdere tempo, se hai qualcosa da dire, dilla!
-Maresciallo, la pistola che ha sparato, si ricorda se era a tamburo?
-A tamburo?...non mi ricordo. Sai in quel momento ero impegnato a schivare proiettili.
-Trattasi di una P 38 a tamburo.
-Quindi fammi capire, non è che hai trovato l'arma, la tua è un'ipotesi. Cioè sei andato su Google ed hai cercato la voce "pistole che non rilasciano bossoli" e sono venute fuori le pistole a tamburo, vero?
-Beh, sì.
-Cazzanì, te le posso dire una cosa?
-Temo di sì.
-In natura , devi sapere, che ci sono delle cose che rasentano la perfezione. Sono rare, ma ci sono. Beh, una di queste è che se, per assurdo, rifacessero il concorso per entrare nell'arma dei carabinieri duemila volte, a te non te lo farebbero fare. Ti manderebbero direttamente la divisa a casa!
-Mi g'ho capì. Mandarmi a fanculo era meglio.
-Piuttosto ho bisogno di un favore da te.
-Non so se posso.
-Devi, è un ordine. Dovresti farmi un piccolo dossier sul killer , ma anche sui morti. Voglio sapere vita morte e miracoli delle vittime.
-Perchè?
-Perchè è così che lavoro io. Mi conosci da anni. Ci possono essere sfuggiti dei particolari.
-Come comandi.
-Ecco bravo. E chiamami appena hai fatto.
-Va ben.
-Per ieri, urlò Santoro nella cornetta autorticolata del suo telefono soprannominato da lui stesso Zanna di Dinosauro.
Due minuti dopo, mentre Santoro stava bevendo il suo succo "tropical", il telefono squillò ancora.
Nuove manovre per sfilarlo dalla tasca.
Le due escort ucraine, fra una boccata e l'altra di sigaretta, lo osservarono come un maschio di mantide religiosa dopo che aveva inseminato la femmina.Un essere inutile, inservibile. Santoro le squadrò con odio.
-Pronto, sono Santoro.
-Maresciallo, sono la dottoressa Grimaldi, la chiamavo per avvisarla che fra trenta minuti c'è un vertice in prefettura e lei è convocato.
-D'accordo dottoressa, non mancherò.
-Mi raccomando, Santoro, puntuale! Click. Telefono chiuso in faccia.
Santoro richiuse lo sportellino del cellulare e se lo mise nella tasca dell'impermeabile. Magari sarebbe stato più facile sfilarlo in caso di nuove chiamate.
Sorseggiò ancora il suo succo tropicale. Sul corso a pochi metri il traffico era già insopportabile. Clacson, marciapiedi pieni di varia umanità, neri, arabi, cinesi, donne con passeggini ad altezza scappamenti, terrier, milf, Gegè. I senegalesi sul marciapiedi opposto stavano vendendo borse griffate false. Avevano un occhio alle borse e uno ai vigili urbani che potevano arrivare da un  momento all'altro per sequestrare la loro mercanzia. Era una giungla di asfalto, marmo , vetrometallo, e la lotta per la vita era in pieno corso. In tutti i sensi, si sarebbe potuto dire. Dato che si era in Corso Buenos Aires. Di tropicale c'era solo il succo. Il nome del succo, nemmeno il succo e il nome della strada. Tutto il resto faceva semplicemente schifo. Anche se te lo servivano con le paillettes. Santoro dette una sbirciata all'enorme pannello pubblicitario montato all'esterno di un ponteggio istallato per l'intonacatura sul palazzo di fronte . Era un poster  gigantografico di Skin, la cantante inglese di origine giamaicana, calva, filiforme...impugnava un cornetto di una nota marca di gelati italiani come un microfono. E sembrava guardare sotto, la strada, il corso, con l'espressione gioiosa di chi ce l'aveva fatta a sbarcare il lunario sfangandosi il primo turno in fabbrica, pensò Santoro. E sicuramente anche un indagine per strage!




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