Non sapeva bene da dove iniziare. Sembrava un'indagine scontata, invece non era affatto un'indagine semplice. Be', decise che doveva iniziare da una buona colazione. Il cervello per carburare aveva bisogno di energia e che cosa c'era di meglio di una sana e abbondante colazione al suo bar preferito? Uscì di casa , fece duecento metri su via Gran Sasso e a quell'ora, nove di mattina era già affollato. Ma non vide nessun essere umano. Questa l'aveva letta da qualche parte. fece mente locale. Doveva essere un racconto di Bukowski, il grande scrittore americano, un barbone alcolizzato che aveva venduto milioni di libri nel mondo facendo esplodere i fegati di milioni di letterati che o vendevano molti meno libri o a male pena riuscivano a non farsi fotocopiare quelli che imponevano ai propri studenti. E comunque Bukowski, piaceva , a Santoro. Chissà perchè. Magari perchè un po' era uno come lui, poco appariscente, un uomo dal fisico normale, tendente alla leggera pinguedine mediterranea, parlatore non affetto da logorrea, ma di giustezza, uno che quando apriva la bocca si capiva subito che sotto quell'aria da duro era di burro fuso...ma guai a sottovalutare il burro fuso. Faceva venire il colesterolo e ti intasava le vene, quando meno te lo aspettavi e cedevi alla prima impressione di bontà. E poi aveva un'altra cosa in comune con Bukowski. Gli piaceva la buona musica. Jazz latina , ma anche Classica. Era sicuro che Bukowski sarebbe riuscito a conoscere Yuja Wang. Per lui restava solo un sogno.
Una volta su Corso Buenos Aires, a quell'ora del giorno in pieno fermento, Santoro fece due passi diretto al Cin Cin Bar, il suo bar preferito: negozi aperti, vetrine luminescenti e illustrate da fior di artisti falliti come artisti ma eccellenti vetrinisti, passeggini con signore postpartum ma già anfetaminicamente in forma, modelle in giro dirette alle fermate della metro verso i vari ateliers, arabi sigarettimbocca ciondolanti con i loro volti scuri, denti scuriti dagli ettolitri di tè verde consumato quotidianamente,posse di Latin Kings con radioloni in spalla come cadaveri di bande rivali, collane a catena di cesso ciondolanti, cappellini da rappers e tattoo in evidenza su avambracci grossi come polpacci di ciclisti in pensione, ragazze dirette a scuola con zainetti all'ultimo grido del commercialista dei padri, skaters nullafacenti diretti al Mac Donald dell'angolo a spendere le loro paghette settimanali, cingalesi e indiani con fiori già a quell'ora, qualche ambulante senegalesi con il sacco della mercanzia chiuso e pronto ad essere srotolato alle velocità di Beep Beep lo struzzo corridore perennemente sfuggito a Willy il Coyote...un campionario umano multiculturale e variegato da far impallidire Blade Runner , il film di Ridley Scott.
Arrivato al Cin Cin Bar, Santoro si sedette ad un tavolo che normalmente era riservato a lui: il tavolo del maresciallo. Nella spianata di tavolini era il più esterno, sul marciapiede sinistro del Corso, guardando verso Porta Venezia, e verso il Duomo.
-Marescià, come state, tutto a posto?, gli fece avvicinandosi Nando.
Nando era il cameriere diurno del Cin Cin bar . Era di Avellino, emigrato in cerca di lavoro. Laureato in Scienze Politiche. Un cameriere laureato. Ma ci scherzava su, ormai, tanto più che i suoi colleghi politologi coetanei o i nuovi laureati in quelle materie boccheggiavano in stage aziendali retribuiti appena con rimborsi spese. Aveva preso a cuore Santoro e scherzava spesso con lui, specie dopo quella volta che il maresciallo lo aveva apostrofato come "Diurno", riferendosi al suo turno di lavoro mattutino e lui, prontamente e da campano scafato gli aveva risposto-ma che niente niente mi avete preso pe' nu cess?
Da allora era scoccata una simpatia.
-Tutto a posto e niente in ordine, come dice sempre un mio collega, rispose Santoro al "tutto a posto?" iniziale di Nando.
-Beh, deve essere valdostano, 'sto collega.
Santoro sorrise.
.Che vi posso portare , marescià?
-Un te' verde e un pezzo di pizza, disse Santoro.
-Il solito, allora.
-Sì, è ancora presto per una camomilla.
Nando, trentacinquenne moro, capelli ricci corti, occhialini rotondi stilizzati, gli sorrise.
-Vedo che state guardando verso la toilette...eh, o cess c'entra sempre, con voi, alludendo alle note paturnie di Santoro che per via della sua colite. Ovunque andasse, si accertava di dove fossero i bagni
-Bingo! disse Santoro.
-Sì, maresciallo, come dicono nei film americani, disse Nando.
-Beh, sei l'unico che ha capito la sua origine nel senso in cui lo dico io, tutti gli altri rispondono che o ci giocano o non ci giocano...a Bingo.
Mentre Nando era andato a procurarsi le comande, al tavolo a fianco si sedette Beppe Marella, meglio conosciuto da tutti come Lenìn, pronunciato con l'accento sulla "i". Ufficialmente carrozziere, con tre lavoranti che pagava anche quando gli affari andavano male. Anarchico. Lo chiamavano come lo storico leader russo per via della somiglianza fisica, coroncina di capelli intorno al perimetro di un piccolo aeroporto per zanzare tigre in testa e pizzo d'ordinanza bolscevico.
-Buon giorno, maresciallo, disse Lenìn, rivolto a Santoro.
-Perchè non ti siedi al mio tavolo, disse Santoro.
-Cos'è, adesso mi dà del tu? A un vecchio anarchico come me?
-A quanto mi risulta , a parte le tue idee, non mi consta che violi più la legge da anni...da quando sei finito in galera perchè non volevi fare il servizio militare obbligatorio.
-Sì, è vero questo, maresciallo...ma le forze dell'ordine mi hanno sempre frapposto ostacoli.
-I tempi sono cambiati. Fra gli ultimi arrivati nei carabinieri, molti sono laureati . Persino gli alti gradi devono stare attenti a parlare con questi delle nuove leve. Stanno creando una nuova onda di barzellette sui carabinieri, disse Santoro.
Lenìn sorrise. Si alzò e andò a sedersi al tavolo di Santoro.
Nando portò il te' e la pizza.
-Te' e pizza, una strana accoppiata, disse Lenìn.
-Fa un certo effetto detto da un anarchico, disse Santoro.
Lenìn sorrise.
-Sicuro che lei è un maresciallo dei carabinieri?
-Così dicono, disse Santoro, 100% di casi di omicidio risolti, aggiunse. Ma senza un'enfasi d'orgoglio, così, come mero dato statistico.
-Su cosa sta indagando? Chiese all'improvviso Lenìn.
-Sulle fatture false per far quadrare i conti e pagare gli stipendi dei dipendenti, disse improvvisamente Santoro restando serio.
Lenìn si irrigidì.
-Stai tranquillo...queste sono cazzate a fin di bene. E io sono dei carabinieri, non della finanza. Piuttosto, come sono venuto a saperlo io, non passerà molto che lo verrà a sapere la Guardia di Finanza. Quindi, occhio.
-Perchè mi sta avvisando?
-Perchè queste per me , imbrogli ai danni di ricchi danarosi possessori di Rolls Royce al fine di far arrivare a fine mese dipendenti e famiglie, non sono dei veri e propri reati...nemmeno amministrativi. Tu guardati in giro, guarda la gente in giro per Milano, le auto che circolano, la cocaina neanche fossero sacchetti di sabbia di tricee palestinesi nei bagni dei più accorsati bar della città, e le cascate di denaro sporco che viene da tangenti su lavori milionari...cose per cui si uccide...e noi passiamo il tempo a perseguire queste minchiate? Sono solo manfrine per far capire che il sistema ha una sua capacità di colpire e punire. Ma non colpisce e non punisce dove si annida veramente il marcio.
Lanìn stette un momento a sentire.
Poi disse-Non sono discorsi da maresciallo dei carabinieri...
-Infatti, io queste cose non te le ho mai dette. Stavo parlando ad alta voce e a me stesso. Ma comunque le penso. E non vedo perchè non debbano far parte del corredo di buoni pensieri che dovrebbe avere in testa un buon servitore dello stato, disse Santoro.
-Touchè, disse Lenìn
-De rien, disse Santoro rispondendo a tono.
In silenzio bevve il suo te', con calma. Come un samurai giapponese. Ma del samurai non aveva nè la spada, ne' l'abilità nel combattimento. La calma , quella sì. Gli capitava quando si riscaldava come poco prima. Allora improvvisamente gli spasmi colitici scomparivano.
-La ringrazio, maresciallo, disse Lenìn.
-E perchè? Io di queste cose non so niente...mi occupo di omicidi, la monarchia dei reati. E sorrise.
-Buona giornata, disse Santoro, e buon lavoro, aggiunse.
In piedi su Corso Buenos Aires, stava chiamando un taxi. Era l'unico investigatore che non usava l'auto di servizio. Prendeva il taxi o i mezzi pubblici. Lo aiutavano a pensare, diceva. Perchè non erano mezzi troppo rapidi.
Il taxi arrivò a bordo strada.
-Fa la ricevuta fiscale? Chiese Santoro mentre si accomodava nel taxi "Balena Bianca",.
-Non siamo più tenuti, a farla, disse il tassista.
-Ah...e io come mi giustifico per il rimborso.
-Ah, beh, una carta farlocca gliela poso fare io.
"Una carta farlocca"...un uomo di 50 e passa anni che parlava come un ragazzino delle medie. Doveva essere colpa dei rappers. Questi cantanti delle new ages canore stavano diffondendo attraverso le loro canzonette insulse un opinabile gergo di strada. Un altro buon motivo per amare la musica classica.
-In via Paolo Sarpi, disse al tassista.
-Al quartiere cinese...disse l'autista. Ma non come domanda di conferma, come affermazione buttata lì per vedere se Santoro diceva altro. Era una buona tecnica, convenne Santoro, da investigatore.
-Vado a chiedere informazioni sul prossimo concerto di Yuja Wang a Milano...lei la conosce?
-Mai coperta...io anni fa ascoltavi il Wu Tang Clan, disse il tassista.
Cantati rapper di colore che si ispiravano ai film di Kung Fu di Hong Kong. Mettevano nei pezzi spezzoni sonori di quei film. Originali, tutto sommato.
-Beh, si , ho presente..ma quella non era musica...era chiasso, disse Santoro.
Il tassista non aggiunse altro, capì che non era aria. E Santoro apprezzò la cosa. Non gli sarebbe piaciuto dare asparagi ai conigli...parlando di musica.
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