giovedì 1 febbraio 2018

La pianista cinese , capitolo 43

Santoro era a casa. Beveva una camomilla seduto sul divano letto. Ascoltava The best of Carlos Santana. Gli piaceva molto quella musica. Santana era sopravvissuto alla vita del ghetto grazie alla sua chitarra. Si capiva in mille modi, si percepiva  chiaramente attraverso le sue note, la disperata allegria cupa e scaracchiante qua  e là , sbocchi di umanità pura. Si stava rilassando. La camomilla gli calmava gli spasmi intestinali. E berla così, gestualmente, sembrava renderlo partecipe di un rito individuale che condivideva con il rito universale del bere bene e lentamente in ogni parte del globo terraqueo. Prendeva tempo. Stava riflettendo. Era arrivato il momento di uscire allo scoperto e attaccare frontalmente. Il nemico era stato fiaccato dai suoi finti (di Santoro) vacillamenti. Dalle sue finte (di Santoro) ritirate, dai suoi finti(di Santoro) arretramenti. Era il momento di infierire sulla sua sicurezza. Una sicurezza fittizia che cominciava a vacillare. Mohamed Alì (Santoro) era giunto nella fase un cui doveva assestare il colpo finale da ko a Foreman (Nepoti & c).


Uscì di casa, come sempre a piedi. Camminare a piedi lo riconnetteva con la Terra. I mezzi gommati erano il chewingum delle lingue d'asfalto metropolitano.
Di lì a poco, eccolo al Cin Cin bar. Mentre se ne stava in piedi indeciso se sedersi o meno al Tavolo del Maresciallo, estrasse la Zanna di dinosauro e chiamo Cazzaniga.
-Comandi sciur Marescial.
-Cazzanì, come stai?
-Bene , sciur Marescial e voi?
-Noi stiamo bene....io e il mio culo. Almeno per il momento. Dimmi un po', Cazzanì. Devi dirmi qualcosa?
Cazzaniga taceva.
-Sto aspettando...
Cazzaniga taceva.
-Eh che ho fatto una scoperta.
-Che hai scoperto?
-Meglio vedersi di persona, sciur Marescial.
-Ancora con sto sciur Marescial, Ambrogio e piantala, su...Mùccala, come diresti tu!
-Ci vediamo al solito bar?
-Sì, ti aspetto qui.


Santoro si sedette al Tavolo del maresciallo. Subito arrivò Nando.
-Maresciallo carissimo, come state?
-Stiamo bene, grazie.
-Che , ci sta qualcuno con voi?
-No. Ma sta per venire....una cosa che dovrebbero fare molti in questa città di gente stressata...
-Non vi ho capito, Marescia...
-Non ci hai capito? Ci faremo capire, non temere...intanto, se non ti dispiace, portaci un cappuccino con il latte di soia...
-Ma dite veramente, marescià?
-Diciamo veramente, perché, non si può?
-Sì, ma quella roba la prendono la gente fissata!
-E so fissato pure io, che ci devo fare?
-Va buò, disse Nando un po' perplesso.


Passarono un paio d'ore ma di Cazzaniga neanche l'ombra. Porca puttana, affermazione e mica definizione, pensò Santoro, e questo che cavolo di fine ha fatto? Lo chiamò di lì a qualche istante con la zanna. Ma Cazzaniga non rispose.
Poco dopo ricevette una telefonata. Era  del brigadiere Giulio Agostinelli.
-Che c'è, Agostinè?
-Marescia, è successa 'na cosa...
-Che cosa?
-'Na cosa brutta.
-Agostinè, ti avverto, non sono in vena di indovinelli, dimmi che è successo.
-Hanno sparato a Cazzaniga.
-Porca puttana. Definizione, stavolta, esclamò Santoro..
-Eh....è morto?
-No, marescià, nun è morto...ma è grave. pe' mo è in coma , tutto intubato.
-E quando è successo?
-Un'oretta fa.
-Cazzo e adesso mi chiami?
-Nun ce l'ho saputo subito, marescià...
-Dove l'hanno portato?
-Al Niguarda...
-E com'è successo?
-Nessuno sa o ha visto niente. C'hanno chiamato dall'ospedale. E' stato soccorso da uno che passava per caso de là. E l'ha trasportato in ospedale.
-Ok, prendo un taxi e vado al Niguarda.
-No, marescià, è inutile. Nun fanno passà nessuno . Nemmeno i familiari.
-Porca puttana. E' colpa mia! gli scappò a Santoro.
-Non dite così, marescià...sappiamo i rischi che corriamo...
-No, invece, non dovevo coinvolgervi...Maledizione, lasciami pensare...il telefono, doveva avere il telefono sotto controllo. Stava per venire qui per dirmi delle cose di estrema gravità. Giulio, mi devi fare un piacere.
-Agli ordini, marescià...
-Te la senti?
-Sempre!
-Però te lo dico sotto metafora...potrei avere il telefono sotto controllo.
-No voi no, marescià...me perdoni ma er vostro catorcio è immune da intercettazioni. E' difficile. E nemmeno il mio.
-Devi pedinare Nepoti. Stagli alle costole. Non lo mollare un minuto. Ci penso io a farti dospensare da altri servizi.
-D'accordo, marescià, volo subito...
-Un'altra cosa .
-Dite, marescià.
-Sai se Cazzaniga aveva una borsa con sé?
-Gianuli ha detto di sì. Ha detto anche che era vota....
-Porca puttana...quelle erano le prove che stavo cercando... i rapporti di Cazzaniga, i dossier...Sono fottuto...
-Marescia, SIAMO, fottuti....
-Per la prima volta nella mia vita non so che pesci prendere....oltre a quelli che penso prenderò in faccia...ecco, devo andare da Gianuli...
-Marescia ve devo dì na cosa...
-Un'altra cosa?
-Sì...
Santoro trattenne il fiato. I guai non erano finiti.
-I dossier de Cazzaniga...
-Che cosa...
-Beh, me ne ha date delle copie...Alcuni giorni fa. Secondo me se sentiva che quarcosa succedeva!
-Bingo! disse fuori di sé  dalla gioia ma contenuto , visto il fatto di  Cazzaniga. E dove li hai messi?
-In un posto sicuro...
-Hai dato un'occhiata?
-Sì...
-Non mi tenere sulle spine...
-Cosa grosse , Marescia, ma glielo dico appena ci vediamo...
Agostinelli chiuse la comunicazione.
Santoro ebbe paura. Paura per Agostinelli. Avere delle prove decisive per l'indagine poteva compromettere gravemente la sua incolumità .
Tentò di richiamare Agostinelli, ma lui non rispose.
Pagò il conto e prese un taxi. Doveva andare da Gianuli. Nepoti era ormai sotto controllo.
Ma prima passò da un tavolo lì vicino. C'era seduto Ahmed e ridacchiava sfumacchiando con altri due connazionali marocchini. Gli fece cenno di avvicinarsi.
Non appena gli fu a tiro gli strinse la mano.
-Ahmed, disse. Ho bisogno del tuo aiuto.
-Va bene, come posso aiutare?
-Non ti aspettare trattamenti speciali, in cambio, però. Te lo dico subito. Ti dico solo che è nell'interesse di tutti che tu mi aiuti.
-Se posso aiutare...disse Ahmed. Era serio. Sembrava prendere sul serio le parole di Santoro.
-Sguinzaglia i tuoi uomini. Oggi hanno sparato ad un collega. Voglio sapere che cosa è successo. Se qualcuno ha visto qualcosa.
-Va beni, marescialo, io fare questo per te...
Santoro lo osservò a lungo. Uhm, fece, sarà meglio per te.
-Mi faccio vivo io, disse, in ufficio, aggiunse. Per ufficio ovviamente intendeva il Cin Cin Bar. Con un cenno della mano salutò Ahmed. Non era una cosa che gli piaceva quella che aveva fatto: stringere un patto con un spacciatore. Sia pure di marijuana, sia pure un pesce piccolo. Ma non era una cosa che gli piaceva, si ridisse. Ma era costretto dalle circostanze. E il male doveva essere combattuto con ogni mezzo necessario. Ma chi si credeva Malcom x? Era semplicemente Gabriele Santoro. Ed era un maresciallo dei Carabinieri.



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