Santoro uscì di casa. Fece i suoi buoni duecento metri, su viale Gran Sasso, otto di mattina. Il traffico era già asfissiante. Sentiva che era vicino alla soluzione. Anche se prove non ce n'erano. Bisognava procurarsele con un sistema di trappole. Doveva studiarsele per bene. Davanti al Cin Cin bar, nonostante la giornata fresca ma soleggiata, sedette al Tavolo del Maresciallo. Nando gli si avvicinò senza troppo entusiasmo, perché Santoro non sembrava dell'umore migliore.
-Marescia, che vi servo?
-Prendiamo un tè deteinato e una brioche vuota.
-Aspettate qualcuno?
-Lo aspettiamo, disse.
-Boh? disse Nando. E andò a far preparare la comanda.
Era più forte di ogni cosa. Gli italiani davanti ad una pseudoautorità continuavano a dare del voi, servilmente. Nemmeno il suo sarcasmo gli faceva rivedere le cose. NIENTE DA FARE.
Santoro vide Lenìn, si stava dirigendo dentro il bar , per un caffè veloce, senza l'intenzione di sedersi. Lo salutò con un certo interesse. E con un gesto lo invitò a sedersi al suo tavolo.
-Prego, fece Santoro.
-Grazie, disse Lenìn.
-Le volevo fare qualche domanda, disse Santoro?
-Di carattere professionale?, fece Lenìn un po' preoccupato.
-No, disse Santoro. Le vorrei chiedere di parlarmi di alcune cose. In generale. Sugli anni settanta. Che deve aver trascorso in modo attivo. Non c'è da preoccuparsi. Mi serve per capire io delle cose , riguardo ad un'inchiesta che sto conducendo.
Lenìn sembrò rilassarsi. Nel frattempo aveva chiesto un caffè a Nando.
- Vorrei chiederle, in quegli anni sapevate che fra di voi c'erano degli infiltrati?
-Naturale, disse Lenìn.
-E che cosa facevate per arginare le loro insidie.
-Davamo loro notizie false o ce ne servivamo involontariamente per depistarli e colpire avversari politici. Per metterli in cattiva luce.
-Capisco. A suo giudizio gli infiltrati di destra e di sinistra fra di loro si conoscevano?
-Naturale.
-E poteva fra loro nascere qualche legame particolare?
-L'unico legame che possono avere fra loro questo genere di persone è d'interesse.
-Che tipo di interesse.
-Beh, se in quegli anni degli infiltrati di destra e di sinistra legati agli apparati dello stato si conoscevano , posto che secondo me non lo facevano per ideologia o per il senso dello stato, potevano avere solo un interesse comune: i soldi. O la carriera.
-Bingo! disse Santoro.
Lanìn sorrise lievemente , mentre sorseggiava il suo caffè.
-Che resta di quegli anni?
Lenìn se ne stette un po' a pensare. Poi ad un tratto ebbe come un guizzo e , con una certa decisione, come se stesse per dire qualcosa di autorevole, disse- un cazzo.
-Sul serio? E il femminismo, l'emancipazione, l'amore libero, gli spinelli, la democratizzazione del principio di autorità?
-Un mucchio di stronzate. Non siamo stati mai così schiavi come di questi tempi. Il potere s'è risucchiato tutto. E i rivoluzionari di ieri o si sono dati agli affari, rinnegando tutto ciò per cui dicevano di voler lottare o sono rimasti coerenti part-time. Ossia, fanno gli uomini di sinistra o quelli di destra sociale quando c'è da fare un po' di cabaret con gli amici. Poi però vanno a casa ad ammazzarsi di cibo spazzatura, televisione e litigi familiari. Poi di notte vanno a puttane. Nella migliore delle ipotesi. E' tutto finito.
-Che quadro triste, disse Santoro.
-Non voleva una mia opinione? Beh, l'ha avuta, disse Lenìn.
-E lei?
-Io cosa?
-Lei come si colloca?
-Io anche sono un part-time. Anarchico part-time. Viva l'anarchia , viva il vino, pago i miei operai fino all'ultimo centesimo, a costo di rimetterci. Magari leggo ancora qualche libro...ma mi sono arreso. Sono diventato un piccolo borghese. Aspetto di andare in vacanza con il camper per fare il figlio dei fiori fuori epoca. Ma so che tornerò all'ovile quando finiscono i soldi.
-E' tutto davvero così squallido come lo sta raccontando?
-Sa, be, come sa io sono anarchico. L'uomo non è pronto per l'anarchia. L'uomo ha paura di essere libero. Essere liberi implica il concetto di responsabilità. E quello che vedo in giro è uomini e donne che hanno paura persino delle proprie ombre. Pur di non trovare un accordo fra loro , mentono. Usano sotterfugi, scorciatoie. Sono porcospini che sposano bambole di gomma. Un amore impossibile, letale. Non sono capaci di amare. Perché per loro l'amore ha il fine pratico di non restare soli e adempiere la volontà delle convenzioni sociali e religiose. Tuttavia conoscevo un uomo. Era un militante delle Brigate Rosse. Si è fatto 30 anni di carcere per associazione per banda armata. Senza aver commesso nessun delitto di sangue. Non ha mai ucciso né ferito nessuno. Poteva facilmente aderire alla legge sulla dissociazione e se la sarebbe cavata , nella peggiore delle ipotesi con sette o otto anni. E invece lui è voluto restare coerente. Si è fatto i suoi trent'anni. Poi è uscito ed ha ripreso a frequentare i centri sociali. Fra i cosiddetti antagonisti. Rivoluzionario sino al midollo. Beh, maresciallo, so che lei è un umo dello stato e non può capire, ma io ammiro quell'uomo. E' un comunista, non certamente un anarchico...ma che coerenza, che fede nell'ideale...l'eredità di quegli anni la lascio a lui, se mi permette. Perché la maggior parte di questi figli di papà che s'atteggiavano a rivoluzionari, quando hanno finito di giocare a guardie e ladri c'avevano già i loro posticini riservati per loro nei consigli di amministrazione delle più danarose aziende. E quelli che sono finiti nei consigli di fabbrica si sono messi a votare per la Lega. Proprio una bella eredità del cazzo, concluse Lenìn...
Santoro non disse niente. Restò sinceramente colpito dalle parole di Lenìn. Aveva avuto coraggio a esprimerle a lui, un carabiniere , un uomo dello stato. Ma un uomo dello stato sapeva riconoscere i sentimenti forti , la coerenza, l'amicizia e la fede incrollabile in un ideale che si proponeva di cambiare il mondo. Ma l'uomo di cui parlava Lenìn, seppur coerente, era un ingenuo. E non c'era bisogno di tomi e tomi di saggistica per smantellare quel sia pure encomiabile castello valoriale. Bastava ricordarsi le parole di Juan Miranda, il personaggio interpretato da Rod Steiger nel film "Su la testa" di Sergio Leone, in coppia con John Mallory ( che aveva il volto del grande James Coburn) quando dice ad un certo punto del film, rivolto a Mallory:-Rivoluzione? Per favore, non parlarmi tu di rivoluzione. Io so benissimo cosa sono e come cominciano: c'è qualcuno che sa leggere i libri che va da quelli che non sanno leggere i libri, che poi sono i poveracci, e gli dice: "Oh, oh, è venuto il momento di cambiare tutto" [...] Io so quello che dico, ci son cresciuto in mezzo, alle rivoluzioni. Quelli che leggono i libri vanno da quelli che non leggono i libri, i poveracci, e gli dicono: "Qui ci vuole un cambiamento!" e la povera gente fa il cambiamento. E poi i più furbi di quelli che leggono i libri si siedono intorno a un tavolo, e parlano, parlano, e mangiano. Parlano e mangiano! E intanto che fine ha fatto la povera gente? Tutti morti! Ecco la tua rivoluzione! Per favore, non parlarmi più di rivoluzione... E porca troia, lo sai che succede dopo? Niente... tutto torna come prima!
-Grazie, disse Santoro...
-E di che? disse Lenìn.
-E' stato istruttivo. Adesso so cosa devo cercare, disse Santoro.
A piedi si diresse verso piazzale Loreto. Con la zanna di dinosauro chiamò un taxi.
Doveva andare da Gianuli. Doveva chiarire alcune cose con lui. Poi avrebbe dato ad Agostinelli un compito delicato da svolgere. E poi sarebbero scattate le trappole. Non restava che congegnarle. Erano dei fossati belli profondi. Coperti dalla paglia accecante delle banconote!
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