Trascorse una settimana e giunse Maggio. La temperatura si era decisamente riscaldata, per riferirsi al clima. Quella dell'inchiesta del cosiddetto attentato di San Silvestro , calda, lo era sempre stata.
Santoro era ritornato in servizio. Dopo aver fatto colazione con un deteinato al Cin Cin bar, sotto l'ombrellone che lo protesse da un sole persino improbabile per Milano, con la "Zanna" chiamò un taxi. Nessuno dei suoi abituali amici era a quell'ora, otto circa del mattino, nei pressi per fare colazione e scambiare due chiacchiere. Non era di buon umore. Si sentiva solo. Isolato. L'esser sopravvissuto, che poteva rappresentare un problema per chi lo voleva morto si era improvvisamente trasformato in un'opportunità per chi lo voleva fuori dai giochi. Fuori dall'inchiesta. Stava andando da Gianuli. E sapeva che non sarebbe stata una giornata leggera.
Una volta entrato al Comando di Via della Moscova, fece le scale a piedi e si diresse verso la porta dell'ufficio di Gianuli. Per strada incassò la solidarietà di molti colleghi che gli strinsero la mano o lo abbracciarono. Quel conforto inaspettato gli dette calore. Ma Gianuli non lo aveva chiamato. Neanche un messaggio di solidarietà. Nulla. Era incazzato nero. E quando si sentiva così persino un tè non deteinato gli avrebbe creato dei problemi gastrointestinali, durante la giornata. Beh, certo, avrebbe potuto vomitare su Gianuli. Non sarebbe stato male. Poi pensò alla legge del karma secondo i buddhisti. La legge della causa ed dell' effetto: il prodotto delle tue azioni si riverserà su chi quelle azioni ha compiuto. Nel bene e nel male, ovviamente. E Gianuli , con quella moglie che si ritrovava che gli procurava continui grattacapi, aveva già cominciato a pagare. Tanto uno come lui non avrebbe avuto gli attributi per rispedirla da sua suocera con un biglietto di sola andata per Bari. Non ne sarebbe stato capace. Mentre era nel pieno di queste elucubrazioni, senza bussare, aprì la porta. Gianuli era riverso sulla sua scrivania e digitava sul suo computerino del cazzo. O perlomeno questa fu l'enfasi descrittiva che gli venne fatto di esprimere a Santoro.
-Santoro, beh? Non si bussa più?, disse Gianuli seccato!
-Cos'è, facciamo i seccati , adesso?, disse Santoro, qui se ci doveva esser qualcuno seccato dovevo essere io...ma non ci sono riusciti!
Gianuli lo guardò sottecchi- Che mi vuol venire a dire, con questo?
-Beh, egregio Capitano, scusi se magari con l'età sono diventato un tantinello più sensibile e fragile, ma una telefonata di solidarietà me la poteva fare!
Gianuli non disse niente. Taceva. Poi all'improvviso proruppe- Maresciallo, qui se qualcuno doveva essere ringraziato, beh, quello sono io. Sono io che ho avuto l'intuizione di mandare Agostinelli a coprirle le spalle!
-A questo proposito, queste intuizioni, le sogna la notte? O qualche colibrì è venuto a soffiarle delle informazioni all'orecchio?
-Santoro! Lei sta travalicando ogni limite. Che sono ste insinuazioni? Io...io...ehm...io dopo tanti anni di esperienza, ecco, ho capito che lei ha messo il piede su un vespaio. Per cui mi sono sentito in dovere di darle una copertura!
Uno a uno e palla al centro. Gianuli si stava difendendo bene, non c'era che dire. Anche se quelle titubanze, nell'eloquio, quelle esitazioni, non deponevano certo a suo favore.
-Va bene, diciamo che le credo. Ora però conviene con me che le mie, di intuizioni, non erano peregrine. E che l'attentato di matrice islamica, mi perdoni il fottuto francesismo, va a farsi fottere?
-Ma questa è una cosa acclarata da tempo, mi pare, no?
-Va bene...ora però , se permette, visto che è il mio culo in gioco, mi deve dare carta bianca!
Gianuli stette qualche secondo in silenzio. Poi qualche minuto. Il tempo passava.
-Che c'è? Qualche problema , capitano?
-Signor Capitano, disse Gianuli.
Santoro non disse niente.
Passò ancora un minuto , circa. A quel punto Santoro fece-Capitano, buona giornata. La tengo aggiornato...
Mentre Santoro si apprestava ad uscire, Gianuli disse- Maresciallo, devo chiederle di abbandonare il caso...
-Non sono sicuro di aver capito, disse Santoro.
-Ha capito benissimo , invece. Le ho detto che deve abbandonare il caso. Lei è troppo coinvolto per poter operare , nelle indagini, con la necessaria lucidità!
-Sa cosa le dico? Me ne fotto, disse Santoro, mi deferisca dove cazzo vuole. Inoltre le dico che sto indagando su Nepoti e su tutto il corpo della polizia. Può anche punirmi o farmi espellere dai Carabinieri. Ma potrebbero volerci mesi. Io nel frattempo, se permette, voglio capire chi ha tentato di farmi la pelle. Buon giorno, Signor Capitano...eh...mi saluti la sua stimata signora, aggiunse beffardamente.
Fuori dalla caserma si sentì leggero. Finalmente gliele aveva cantate. E non erano canzonette sanremesi. Aveva toccato il fondo. E quando era accaduto , in passato, le riserve mentali s'erano fatte un viaggio di sola andata su un asteroide ingoiato da un buco nero. Prese la metropolitana.
Seduto in una carrozza della metro, tirò fuori la Zanna e chiamò Agostinelli.
Uno sbarbato seduto a fianco lo guardò come un uomo di Neanderthal. Santoro , di rimando , lo osservò, mentre digitava compulsivamente sulla tastiera del suo smartphone e gli disse_ i tuoi figli avranno dei pollici così lunghi che potranno farci salto con l'asta. Il ragazzo non capì la battuta evoluzionista. Ma nel senso che voleva instillare Santoro, involuzionista.
-Pronto, Agostinè? Senti un po' se vedi Cazzaniga, chiedigli a che punto è la ricerca che gli ho commissionato. Tu nel frattempo, scoperto qualcosa?
-A marescià, dite a verità, v'hanno torto el caso?
.-Neanche per sogno, ma come ti viene in mente?
-No, perché Gianuli stava a dì....
-Gianuli ha altri problemi . Deve pensare a sua moglie che le svuota il conto perché non vuole vivere a Milano. E per tirarla per le lunghe le concede questa sorta di shopping terapy. E , credimi, non è un problema di facile risoluzione...per uno come lui.
-Va beh, marescià..me informo pe' Cazzaniga, poi ve chiamo.
-Agostinè, forse non mi sono spiegato bene, non poi ve chiamo...PER IERI!
Santoro chiuse lo sportellino della Zanna. Il giovane a fianco digitava come un pazzo sullo smartphone come stesse scrivendo un poema lungo come la Divina Commedia su una minuscola macchina da scrivere. Non riusciva a leggere su quel minischermo, ma era sicuro che il tizio si stesse spremendo le meningi per come imbruttire l'italiano scritto con una serie di abbreviazioni del gergo messaggistico che rendeva il suo discorso incomprensibile ad un australopiteco. Che per inciso nella catena evoluzionista stava prima dell'uomo di Neanderthal. Con questa salda convinzione, Santoro scese a Cadorna. Pieno di gente che andava e veniva. Un chiacchiericcio terribile. Gli venne in mente un allevamento di polli da batterie diretti alle tavole di milioni di persone che s'erano convinti che la carne bianca fosse migliore di quella rossa. Era un pensiero assurdo, ma significava che solo una cosa. Santoro si stava preparando a dare il suo letale colpo di assestamento finale al caso. Intuiva che dall'indagine di Cazzaniga sarebbe venuto fuori qualcosa. Ma nel frattempo si sarebbe mosso di conseguenza. Riprese la Zanna e richiamò Agostinelli.
-Pronto, Agostinè?
-Marescia, ho sentito che avete detto pe' ieri, ma ho pensato che stavate a scherza!
-Niente affatto. Allora? Che ha detto Cazzaniga.
-Beh, dice che Nepoti, all'Università , a Roma, negli anni '80 faceva parte de un gruppo di estrema destra che se chiamava Terza Posizione.
-Bingo! fece Santoro
-E non è tutto, marescià.
-Cos'altro c'è?
-Sponzini....beh, c'ha avuto a che fare con Nepoti. Lui anche ha studiato a Roma. Architettura. Ma era de Autonomia Operaia. ...insomma sinistra estrema...molotov nei cortei e posate d'argento a casa...nun so se me spiego!
-Ti spieghi benissimo, disse Santoro.
-Ma...marescià...non è tutto!
-Agostinè...dimmi una cosa, ma come hai fatto in UN MINUTO ad avere tutte queste notizie.
-Marescia, un po' ce le avevo. E' che me stavo a fa un quadro della situazione!
-E' arrivato Picasso!,disse Santoro.
-Comunque, aggiunse, sono tutt'orecchie!
-Nepoti...
-Sì?
-Beh, c'aveva una relazione co' a figlia de Sponzini...
-Bingo! Come lo sai?
-Beh, marescià, so uscito con una de le pischelle amiche de lei. E mentre stavamo, si insomma, avete capito, marescià...m'ha detto che c'era uno che andava dietro a Giada. E alla descrizione me pare propri Nepoti. Un uomo più grande de lei, magro, fumatore, con impermeabile bianco e ,soprattutto, ROMANO!
-Bingo! E' un identikit! E' lui, disse Santoro.
-Ottimo lavoro, Agostinelli. Sei stato grande. Ora mi ritiro nelle mie stanze. Ho intenzione, sulla base di questa serie di indizi che mi hai dato , di studiarmi due o tre sequenzialità e poi preparare un paio di trappole. Trappole nelle quali, i polli, si spera che cadranno.
-Va beh, marescià...io e Cazzaniga che famo?
-Voi due non fate un cazzo finchè non ve lo dico io, chiaro?
-Come volete , Marescia...
-Hai capito?
-Certo che ho capito, agli ordini.
-Ripeti, disse Santoro.
-Io e Cazzaniga NON FAMO UN CAZZO...
-Non è competo...
-Finchè NUN CE LO DITE VOI...
-Che poi sono io e sono uno....
E chiuse la comunicazione. Sentì la bestemmia di Agostinelli per via telepatica.
Si diresse verso casa. Il suo rifugio partigiano. Beh , che c'era? Aveva detto partigiano? Era strano per un carabiniere? E Salvo D'Acquisto? Dove lo mettevano? Purtroppo i carabinieri delle nuove leve certe cose non le sapevano . Per loro indossare una divisa equivaleva a vendicarsi dei bulli che avevano avuto a scuola. E Salvo D'Acquisto, beh, s'erano belli e dimenticati di chi fosse.
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