Santoro era seduto davanti alla scrivania di Gianuli. Non si ricordava nemmeno come ci era arrivato. Succede quando hai una betoniera , al posto del cervello. Pensieri che si affastellano e si mischiano senza soluzione di continuità.
-Allora, maresciallo, cosa posso fare per lei?
-I dossier di Cazzaniga....
-Cosa?
-Dove sono i dossier di Cazzaniga, sono materiale probatorio.
-Sono in mano mia. E li terrò con me sino a che lo riterrò opportuno.
-Perché se possono inchiodare un paio di persone dimostrando che non c'è stato nessun attentato a San Silvestro a Milano?
-Quei dossier provano solo che Nepoti e Sponzini negli anni settanta lavoravano per i servizi. Erano due gole profonde. Ma non chiariscono se ci sia mai stato un legame fra loro. E nemmeno se realmente si conoscevano.
-Sì ma posso usare quei dossier come strumento per una trattativa con loro. Il silenzio in cambio della verità.
-Se la verità è quella che immagino pensi lei , se ne fotterebbero di questo scambio. E prima di dare in pasto alla stampa notizie sulla presenza nelle forze dell'ordine di qualcuno che ha fatto parte dei servizi ed era una gola profonda negli anni '70 a Roma , voglio essere sicuro che non serva solo a danneggiare l'immagine degli apparati dello stato.
-La verità vera prima di tutto, o la verità comoda?
-Comoda perché?
-Capitano, ha capito cosa intendo.
-No, non credo.
-Se lei vuole la verità delle pezze a colori che servono per mettere a posto le cose salvando capra e cavoli e, magari, dico, magari, lasciare dei colpevoli in giro perché gli italiani continuino a fidarsi dello stato o dei suoi apparati...beh io non ci sto. Si può tenere le sue verità e i suoi apparati. Che per inciso suona proprio come una bella metafora.
Santoro si alzò e si congedò con Gianuli.
-Cosa fa? Dove va, Maresciallo? Noi due avevamo un accordo.
-Gli accordi si basano sul principio di reciprocità, persino fra stati.
-Che significa?
-Che non ho più nessun accordo con lei. Proseguo le indagini per conto mio.
-Lei sa che se volessi potrei toglierle l'indagine?
-Lo so. Ma so anche che non lo farà. Mi creda ho capito il suo gioco d'apparato. Non so se coglie la metafora. Lei sa che io scoprirò la verità. Ma una volta appresa, lei la confezionerà per divulgarla nel modo più opportuno e confacente agli apparati. Già che per lei contano solo gli apparati....
Gianuli non disse niente. Santoro c'aveva azzeccato. E si sarebbe comportato esattamente nel modo descritto da Santoro. Ma Santoro lo doveva battere sul tempo.
Uscito dalla caserma di via della Moscova, Santoro chiamò Agostinelli.
-Tieniti pronto, Giulio. Si va in scena.
-In che senso, marescià, chiese Agostinelli un po' carloverdonescamente.
-Stammi bene a sentire. Dobbiamo combinare un incontro fra Sponzini e Nepoti. E, non so come, dobbiamo fare in modo di ascoltare la loro conversazione.
-Si ma come?
-Sono sicuro che hai letto qualcos'altro in quei dossier che ci può essere utile...sforzati un po'...oltre al fatto che i due, Sponzini e Nepoti si conoscessero, cos'altro c'era?
Agostinelli taceva. A Santoro sembrò che si stesse sforzando di ricordare.
Poi d'improvviso Agostinelli fece-ci sono: nei dossier Cazzaniga stava a parlà de una rapina per autofinanziamento fatta dai "Proletari per il Comunismo", un gruppo che stava vicino all'Autonomia. E che sembra ...dico, sembra, sempre pe' quello che aveva scritto Cazzaniga, che la refurtiva non fu mai trovata.
-Di che cifra stiamo parlando?
-'Na bella cifra pe' l'epoca. Stamo a parla de un paro de miardi de vecchie lire.
-Bingo!, disse Santoro.
-Che c'è, marescià, v'è scattato quarcosa in mente?
-Ma non capisci? Il legame fra i due è questo!
-In che senso?
-Nel senso che Sponzini era sì, di buona famiglia, se non erro, all'epoca dei fatti. Ma dopo che finì l'università si trasferì a Milano. E iniziò da zero una nuova attività imprenditoriale. Il padre era un dirigente bancario , un manager. Ma come mai Sponzini non fece carriera in banca, come ci si aspettava da lui e si trasferì a Milano?
-Eh già. Perché, marescià. E' na bella domanda.
-Dovresti esserci arrivato!
-Ho capito! I sordi della rapina!
-Bingo!, disse Santoro e si compiacque che Agostinelli ci fosse arrivato da sé. Oddio, non proprio da sé.
-Figo, disse Agostinelli. E mò?
-Secondo me Nepoti, in quanto pappa e ciccia con i servizi, deve aver saputo della rapina. E avrà voluto la sua fetta. Che dici, può funzionare come ipotesi? Può essere un buon legame?
-A sangue, marescià.
Santoro sorrise. Agostinelli sembrava un attore comico con quel suo modo spontaneo di parlare.
-Sì, ma come famo a combinà l'incontro?
-Secondo me se i due hanno un contenzioso , c'è solo un modo per farli incontrare d'amore e d'accordo.
-Come?
-Interessi. Soldi.
-D'accordo, ma in concreto come famo.
-Tramite una mia conoscenza , un arabo che conosco da tempo, li farò incontrare per un affare comune.
-Me pare difficile, quello Nepoti è tipo che magna a foja.
-E' vero. Bisogna architettare bene il tutto. Ma io so come fare.
-Marescia, sete sicuro?
-No. Ma ci devo provare.
-Marescia, n'artra cosa. E se puta caso, dico, puta caso, a fija de Sponzini è stata fatta fora da Nepoti, secondo voi , Sponzini, a Nepoti, lo vorrà incontrà?
-Ci avevo pensato. Ma vedi in quegli ambienti, in quel mondo, se fosse accaduto, cosa che non abbiamo ancora provato, una cosa del genere, i soldi, gli interessi, lavano tutto. Gettano nel dimenticatoio persino una vicenda come questa.
-Nun ce credo. Io nun perdonerei mai?
-E chi ti ha detto che Sponzini perdonerebbe?
-Voi.
-Ti sbagli. Prima porterebbe a termine l'affare e poi regolerebbe i conti. Si tratta di gente così. E' gente a sangue freddo, rettili. Non sono umani.
Agostinelli tacque. Dopo un po' disse- quindi , che devo fa?
-Per il momento continua a lavorarti l'amica o le amiche di Giada Sponzini. Cerca di capire se la relazione con Nepoti era reale o se Nepoti lo stava facendo a sfregio, una cosa del genere.
-Ottima idea, marescià.
-Ottima davvero o perché ti ho autorizzato ufficialmente a scopicchiare in giro?
-Che dite, marescià, nun me permetterei mai...
-Agostinè, ti devo dire una cosa...
-Dite, marescià...
-Vai a cacare...
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