Davanti al letto di Cazzaniga, Santoro osservava il suo collega e amico intubato. I medici erano stati categorici. Non doveva essere costretto a parlare. Del resto completamente sedato com'era non ne avrebbe certamente avuta la forza. Santoro stava in silenzio. Al suo fianco c'era il brigadiere Giulio Agostinelli.
A voce bassa Santoro gli fece- Agostinè, ragguagliami sui dossier...non mi far perdere tempo , tanto so che li hai già letti.
-Marescia , nun lo so se ve piacerà quello che ve dirò...
-Lascia giudicare a me, cazzo...disse Santoro.
-Va beh...Cazzaniga aveva fatto un bel lavoro. Indagato a fondo. C'avevate ragione a sospettà de un collegamento fra Nepoti e Sponzini.
-Che collegamento? Uno era nero e l'altro rosso...rosso col cuore a sinistra e il portafogli a destra, s'intende...
-Esatto...e er portafojo c'entra, Marescia. C'entra...
-Agostinè non te la tirare se sei riuscito a fare delle congetture su materiale probatorio, che cazzo aspetti a vuotare il sacco, non siamo a "Un giorno in pretura"!
-Scusate, Marescia, era pe 'nquadrà mejo a situazione.
-Ma che ti inquadri, non sei un cameraman...lo vedi quell'uomo lì disteso e pieno di tubicini che gli fuoriescono da ogni pertugio? Beh, se quello muore tutta questa vicenda , comunque vadano le cose, sarà un fallimento. Almeno dammi la possibilità di non chiuderla proprio a schifìo. E di scoprire chi gli ha sparato.
-Questo non credo che lo sapremo mai, disse Agostinelli.
-Uhm...vedo che seguiti a non starmi a sentire. D'accordo, vorrà dire che quei cavolo di dossier me li leggerò da solo.
-Marescia, ve devo dì 'na cosa...
-Cosa mi devi dire , Agostinè?
-I dossier...Gianuli me li ha fatti sequestrare...
-E come faceva a sapere che ne avevi delle copie?
-Deve aver intuito...nun so...Però li ho letti tutti. E lui questo non lo sospetta. Perché pensa che io sia un cojone...
-Beh, vuoi sapere una cosa?
-Cosa?
-Ha ragione, disse Santoro.
Agostinelli non disse niente...
-Marescia, le volete sentì le cose che ho letto?
-Certo, è normale. Ma come non ti è venuto in mente di farne altre copie? Potevi sospettare che quella volpe di Gianuli te le avrebbe sequestrate. E con questa mossa vorrei capire a che gioco sta giocando.
-Comunque Cazzaniga aveva scoperto che sia Nepoti che Sponzini erano stati reclutati dai servizi. E facevano giochi sporchi. Davano informazioni sui camerati e suo compagni, rispettivamente, ai servizi...
Santoro non disse niente. La faccenda si complicava. Ma al tempo stesso si semplificava. Perché se i due trafficavano insieme Nepoti aveva fatto eliminare Casalbene? Che a sua volta aveva ammazzato la figlia di Sponzini? La questione si stava ingarbugliando.
Cazzaniga dette segno di rianimarsi. Aprì lievemente gli occhi. Riconobbe Santoro e Agostinelli, dopodiché si riaddormentò. Fu solo un momento. Deve averne abbastanza anche di noi, pensò Santoro.
Santoro taceva. Stava pensando. A quel punto entrò un medico il quale con modi sin troppo spicci fece segno ai due che dovevano uscire. Santoro prima di uscire disse a bassa voce rivolto a Cazzaniga- Ambrò giuro su quanto hai di più caro che quello che ti ha fatto questo lo acciuffo. E se va tutto bene faccio un corso di milanese. Forse. Se ci fosse stato tempo. Ma questo lo tenne per sé.
Uscirono in corsia e si diressero verso le scale per scendere. Il Niguarda era gigantesco e per girarci dentro si doveva prendere un navigatore. O almeno così pensò Santoro, mai del tutto abituato agli ampi spazi.
Mentre scendeva le scale osservò Agostinelli- bravo Giulio. Se stato bravo. Hai buona memoria. Scusa se sono stato brusco . Ma dopo due tentati omicidi sono un tantinello nervoso.
-Nun c'è problema, marescià....
-Ma questa relazione che Nepoti avrebbe avuto con la figlia di Sponzini...ne siamo sicuri?
-Penso de sì. Ho mostrato una foto de Nepoti all'amica di Giada che me sto a lavorà e l'ha riconosciuto.
-Bingo, almeno una prova ce l'abbiamo. Ma c'è qualcosa che non comprendo, mi manca un tassello. Nepoti e Sponzini si conoscevano. Erano insieme nei servizi. Nepoti ha fatto fuori Casalbene per fare un favore a Sponzini? Perché era innamorato di sua figlia? O per quale altro motivo?
-Nun ce pensate, ora Marescià, ve dovete riposà. Sete sovraeccitato...
Santoro pensò che Agostineli aveva ragione. Lo congedò e disse che doveva andare a farsi due passi. Voleva schiarirsi le idee. Era in quel modo, sosteneva, che gli venivano le idee. Del resto grandi scrittori e artisti come Nietzsche , Proust, Rousseau, amavano camminare per trarre ispirazione nella formulazione delle loro teorie , delle loro opere. Ma lui non era Proust. Non importava. Ci sarebbe voluto uno sforzo immaginativo alla Proust per venire a capo di tutta quella situazione.
Percorse via della Moscova, pomeriggio inoltrato , imbrunire, e primavera incipiente. Gruppi di giovani multietnici chiacchieravano e passeggiavano. Altri sostavano fuori dai bar sfumacchiando e bevendo delle birre in bicchieri di plastica trasparente. Dei jazzisti di strada stavano suonando. Santoro si fermo ammirato ad ascoltarli. Avrebbe voluto essere uno di loro. La musica era felicità. Un uomo , una chitarra, qualche parola d'amore e il tempo si dilatava dimenticandosi della vita. La musica in fondo , la buona musica , era scrivere versi sonori come animali in una giungla d'asfalto dimentichi del tempo della produzione, dimentichi del tempo in generale. Quegli uomini dovevano essere felici , pensò. Erano in quattro e suonavano nella cornice di una banca, chiusa a quell'ora, che avevano alle spalle. Una banca. Già. Bingo! Eccola, era arrivata l'illuminazione. Ed era giunta attraverso una delle sue più grandi passioni: la musica. Ne era quasi sicuro. Quali potevano essere i legami fra due uomini che , chi per un verso, tramite potere economico, chi per un altro, la carriera negli apparati dello stato, stavano scalando le vette della piramide sociale. Se non il potere e i soldi? Ma i soldi potevano più del potere, ormai. E Milano era il simbolo di questa mentalità . Potevi essere un incolto rozzo singalese sconosciuto che ecco che Milano ti ammetteva ai salotti buoni. La Milano della borghesia milanese che al denaro abbinava la cultura era morta sull'altare degli anni '90.
Sì, ne era quasi convinto. Doveva solo capire se il legame fra Nepoti e Sponzini fosse di alleanza o inimicizia. Questo ancora non era stato in grado di appurarlo. Ma una volta accertato questo, i soldi, sempre loro, i maledetti soldi, ci sarebbero c'entrati comunque!
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