venerdì 27 novembre 2015

Brasil, capitolo 15

"Armazem", sembrava essere il nome di questo dancing club in Beira Mar , centro pulsante di Fortaleza, davanti all'oceano. Migliaia di persone pressate le une sulle altre danzavano forro', questa sorta di salsa brasiliana che pareva essere molto apprezzata dai locali. I turisti ai bordi osservavano ragazze e ragazzi brasiliani dai somatici misti, capolavori dell'alchimia e della mescolanza delle razze piu' disparate:dall'elemento nero, a quello bianco portoghese, all'indio Guarani' , al mulatto, e in quel coacervo di zigomi, seni all'insu' e culi svettanti e sodi come lignei predellini di treni salentini dell'infanzia di Santoro, si videro spuntare persino dei nippo-brasiliani e biondi tedeschi occhiazzurri, comunita' numericamente molto ben nutrite e ben rappresentate nel continente verdeoro. Santoro era  ammirato da tanta grazia. Ragazze dai corpi sinuosi si alternavano in girandole con ragazzi atletici e flessibili dai volti androgini in una sarabanda di danze sfrenate. Gli italiani stavano ai bordi, bava alla bocca, pance debordanti, ultraquarantenni con vite spezzate e prostate pietrificate. Santoro passo' in mezzo a quella folla e un po' di quella energia sembro' pervaderlo, invaderlo, riscaldarlo. Si avvicino' ad un bancone del bar e chiese una caipirinha. La sorseggio' quasi centellinandola, mentre un gruppo di musicisti si esibiva dal vivo, un gruppo di forro' il cui cantante, un mulatto giovanissimo, si vociferava, trascorresse le notti dopo i concerti a darsi da fare con le sue fans in trepida attesa di essere soddisfatte sessualmente fuori dal suo albergo. Santoro si mosse verso un'altra ala del dancing , verso una zona coperta dove si sentiva in sottofondo musica commerciale da discoteca europea, brani commerciali che si sentivano passare in radio in Italia , abitualmente. Santoro era un amante del jazz, in particolare del jazz latino e quella musica la definiva chiasso e non la tollerava. Tuttavia in quel contesto , come sfondo dell'esplosione dei colori di pelli e vestiti sgargianti, cosce che si denudavano sfiorate da gonne corte di per se', zigomi africanoidi e afrori animali, riusciva persino a sembrare gradevole. 
Nell'ala sinistra dell'"Armazem", coperta da una volta di legno, la discoteca classica imperversava, mentre fuori proseguiva il concerto di forro'. Neanche a dirlo  era pieno di italiani. I soliti italiani che non sanno vivere se non secondo le proprie abitudini, che stanno male senza spaghetti, che se gli fai ballare una musica diversa dalla catatonica musica drogata da discoteche metropolitane tossiche si perdono come bambini impauriti polliceinbocca, penso' Santoro. Odiava quelle situazioni. E per servizio ne aveva viste tante. Tutti quegli anni a Milano gli avevano fatto rimpiangere la tarantella. Gli italiani erano cambiati, si erano newyorkizzati, senza avere la tolleranza e l'illuminismo artistico newyorkese, ma solo la spoccchia smargiassa dei soldi facili e lo sniffo serale per poi restare al verde e darsi da fare il giorno dopo, a fottere gli altri. 
Ma ad un tratto, mentre si stava immalinconendo alla vista di tutti quelle seconde linee di arricchiti italici che dovevano fare diecimila chilometri per risparmiare sulla compravendita di corpi per piaceri sessuali, vide Michel. Era abbracciato in modo confidenziale ad un altro ragazzo. Sembravano molto intimi. Gli teneva il collo accarezzandoglielo e lo guardava con una certa malizia. Santoro cerco' subito di rendersi invisibile. Si volto', tanto la sua complessione robusta sarebbe stata scambiata come quella di qualsiasi turista sessuale italiano e mise il bicchiere davanti a se' sul banco del bar, un po' discosto. Il bicchiere di caipirinha riusciva incredibilmente a fargli da specchio. Per cui restando di schiena e osservando il bicchiere riusciva a vedere abbastanza bene cosa accadesse alle sue spalle. Vide distintamente Michel che passava qualcosa in mano al ragazzo al quale teneva il braccio sulla spalla. E gli sorrideva. Poi si dileguo' nella folla. Santoro si mise in movimento. Il divertimento era finito. Tornava investigatore. Si infilo' nella calca e segui con discrezione Michel. 
Lo osservo' tutta la sera che distribuiva dosi di droga ad un bel po' di ragazzi. Insomma quella notte ebbe la certezza che Michel era uno spacciatore. 
Poi lo perse di vista. Ma era ormai quasi l'alba. Il concerto di forro' era finito e il cantante del gruppo Avioes do Forro' era senz'altro intento a godersi la propria celebrita' intervistando con il suo microfono di pelle un buon numero di pulzelle fanatiche del genere. Usci' dall'Armazem che si sentiva lievemente sbronzo. Aveva bevuto alcune caipirinhas, che essendo alcol secco, non gli avevano arrecato un danno immediato alla  colite. Se avesse bevuto birra sarebbe ancora attaccato a qualche cesso all'interno, penso'. Voleva una camomilla e andarsene a letto. Il bodyguard all'uscita che era lo stesso che era all'ingresso ma che gli sembrava piu' gigantesco se visto dietro una prospettiva decisamente piu' alcolica, lo riconobbe e gli strinse la mano. Gli chiese come mai non avesse rimorchiato. 
-Ho detto che non mi sarei portato la mia ragazza , non che sarei tornato a casa sua con un altra. Anche perche' lei e' una capoerista, disse Santoro in portoghese.
 Il bodyguard sorrise. La capoeira era una danza che derivava da una antica forma di lotta inventata dagli schiavi africani che per camuffare gli allenamenti  della stessa, davanti ai loro padroni ,  spacciavano per ballo. Era estremamente allenante . Ed era un'arte marziale micidiale. Molti uomini la praticavano. Ma anche alcune donne.
Mentre a piedi andava verso il suo albergo, sotto le palme del marciapiedi su Beira Mar, scorse un trambusto di calci e pugni. Alcuni ragazzi si stavano picchiando dandosele di santa ragione. Erano in quattro contro uno. Normalmente sarebbe stato alla larga da simili situazioni ma il suo intuito gli suggeri' di dare un'occhiata piu' da vicino. Il ragazzo che stavano picchiando e che sanguinava copiosamente dal naso era Michel. Lo stavano massacrando. Santoro intervenne in sua difesa. I giovani che si stavano dando da fare con calci e pugni non si fecero minimamente impressionare e cominciarono a minacciare anche Santoro. Uno di loro tiro' fuori il coltello. Santoro rabbrividi'. Ma conservo' il suo sangue freddo. In quelle occasioni era incredibilmente lucido. Si preparo'  a schivare il colpo. Dopo un po' il giovane avanzo' contro di lui e tento' di infliggergli un colpo al petto. Santoro finse di non spostarsi, poi all'ultimo istante si mosse. Il colpo ando' a vuoto ma Santoro riusci a prendergli il braccio armato. Glielo piego' in due e glielo blocco'. Se si fosse mosso ancora glielo avrebbe spezzato. Lo urlo' in portoghese di modo che tutti ascoltassero. Gli altri tre restarono fermi. Si sentivano i lamenti di Michel a terra sanguinante e del ragazzo che Santoro teneva bloccato. Gli tolse il coltello dalla mano. Allento' la presa. A quel punto uno dei tre tiro' fuori un altro coltello. La situazione non era divertente. Santoro aveva un'assicurazione sulla vita, ma a chi sarebbero andati tutti quei soldi? Doveva sposarsi, penso'. 

venerdì 20 novembre 2015

Brasil, capitolo 14

Trascorse la sera in albergo. Era di cattivo umore. Stava perdendo il suo proverbiale senso dell'umorismo. Ma il ricordo di Vanessa era veramente vivo in lui. L'aveva amata davvero tanto. E come a tutte le cose troppo belle, il buon Dio, come a ricordargli che godere troppo e' peccato, essere felici con un altro umano e' peccato, aveva posto termine. Staminchia, penso' subito dopo. Era stato qualche altro bastardo criminale di umano a farlo. E lui lo avrebbe scovato. Cosa gli avrebbe fatto non gli era dato ancora di sapere. Era concentrato in primis sulla cattura. Alla radio , Radio Bossa Nova , stava ascoltando "I can Let Go Now", dalla calda voce di Luciana Souza. Si sdraio' sul letto. Fuori da qualche parte nel buio infinito l'oceano faceva qi gong con le onde. Si mise a pensare alla situazione in corso. Diamine, dopotutto era in Brasile. E lui se ne stava rintanato in un buco di un fetido albergo sul mare, al buio. Azione! Ecco cosa ci voleva. Bingo!, penso'. Da quanto tempo non lo diceva? Da quanto tempo non andava in bagno per un attacco di colite? Si meraviglio' della cosa. Eppure di tensioni ne aveva avute. Doveva essere l'alimentazione, il clima, quelle ragazze che ondeggiavano sui marciapiedi o sulle spiagge con quei culi che ruotavano in una sincronia perfetta con le onde e i loro sorrisi bianchi sullo sfondo di pelli abbrunate dal sole o nere di natura, pelli di antenati africani, pelli di stregoni tenute tese e giovani grazie all'olio di cocco, pelli setose morbide al tatto perennemente in virtu' di  tutta quella frutta tropicale, mango, goiaba, maracuja, papaya...fuori , a pochi metri da quella stanza c'era un mondo che si divertiva, lasciava correre le cose e lui per un momento si sentiva un barboso moralista che interrompeva il normale flusso taoista delle cose. Poi penso' che qualcuno che doveva mettere a posto le cose ci doveva essere . I contrasti eccessivi, le donne troppo belle che dovevano prostituirsi per vivere, dormire sull'amaca e internet gratis, le Ferrari e la farina di mandioca, ecco, una via di mezzo confuciana avrebbe reso questo posto veramente speciale. E chi era lui per ristabilire gli equilibri? Non lo avrebbe fatto, avrebbe solo aggiunto qualche contrappeso e riportato pace nella sua vita. Si sarebbe liberato del fantasma di Vanessa che Santoro sentiva vagare ancora inquieto e lo avrebbe lasciato andare la' dove i suoi avi la reclamavano. La dove le competeva , come donna, come compagna, come sacerdotessa candomblecista. Glielo doveva. E quasi, in quell'atmosfera magica, sogno' in una specie di reverie , che lei glielo stesse chiedendo.
Usci dalla stanza, si mise nell'ascensore, scese attraverso il tubo di cristallo che la proteggeva. I lumini delle candele della "comunidade" , al solito meglio conosciuta dagli occidentali col nome di favela, retrostante, erano accesi, ma come se ci fosse una festa , men che mai cimiteriali. I sound system erano al massimo e suonavano forro'  come sempre ad altissimo decibelaggio. Una volta in strada aveva deciso che si sarebbe fatto avvolgere dalla notte. Si sarebbe infilato in qualche locale dove era in corso l'eterno carnevale h24 nottegiorno. Avrebbe bevuto un paio di caipirinhas, magari con il miele, che a lui piacevano tanto quando gliele preparava Vanessa. No. Oggi niente Vanessa. Stanotte niente Vanessa. Solo Gabriele Santoro. Lui e basta. Brasile eccomi sto arrivando. Fino ad ora non mi hai conosciuto se non nella noiosa variante moralista. Ma non se ne era potuto fare a meno. C'erano evidenze che non si potevano sottacere. Anche perche' a lui i sottaceti davano fastidio alla colite. Le strade erano illuminate. Si diresse verso il  Dragao Do Mar. Il marciapiedi di Beira Mar era pieno di ragazze giovanissime, ma fortunatamente, maggiorenni. E turisti, molti dei quali, sfortunatamente, italiani. Ad un certo punto osservando quei visi comuni di italiani , molti dei quali giuro' aveva visto a Milano, si, gli sembro' di stare a Milano dall'altra parte dell'oceano.  Aveva cinquant'anni e si rese conto che non aveva vissuto. Sempre con questa cavolo di divisa addosso. Che portava anche quando non indossava. Idealmente. Sempre il dannato senso del dovere. Mentre gli altri ballavano, gozzovigliavano, ridevano, bevevano, e facevano sesso a gogo in giro. Un po' di quell'allegria, condensata e ben confezionata dall'amore aveva cominciato a provarla con Vanessa. Che era una compagna, una quasi  moglie, che sapeva come mantenere il rapporto vivo, con continuo innamoramento, mediamente litigarello, ma per finta, sempre nuovo e fantasioso, un samba continuo di emozioni e un carnevale di sentimenti forti che alla fine venivano sapientemente convogliati catarticamente nelle battaglie del letto. Ad un tratto vide una fila di persone. Molti erano giovani. Facevano la fila per entrare in discoteca. Erano "selezionati" da dei bodyguard di colore dai fisici scultorei. Un po' automaticamente Santoro si mise in fila. Non ci penso' minimamente a qualificarsi come carabiniere italiano. Scherziamo, lui era in incognito. Aveva detto a quell'ufficiale che il consolato italiano era al corrente della sua presenza sul territorio brasiliano, bluffando, per impressionarlo. E forse era stata proprio quella la chiave che lo aveva liberato.
Quando tocco' a lui il bodyguard lo osservo' stranamente. Gli chiese in portoghese se avesse una donna al seguito. Lui rispose in portoghese perfetto con accento nordestino che aveva una donna ma che non se la sarebbe certo portata al seguito in un posto come quello dove pullulavano piu' belle ragazze che in una finale di miss Mondo. La battuta piacque molto al bodyguard. 
"Entra , caralho, voce e' um homen sabido". Sei un saggio, gli aveva detto.
La discoteca era affollatissima. Santoro si avvicino' al bancone del bar e chiese una caipirinha con miele. Gli fu servita dopo un tempo congruo che gli ricordo' che nei paesi del tropico il tempo era un' astrazione. E mentre una folla spropositata in quel luogo aperto immenso che dietro le mura che lo racchiudevano non si sarebbe immaginato, ballava una versione dance di Samba do Carioca con l'improbabile voce di Carlos Lyma computerizzata, Santoro, caipirinha in mano, si avventuro' in quel mare di carne e ormoni.

venerdì 13 novembre 2015

Brasil , Capitolo 13

Santoro se ne stava seduto su una panca di legno nella Delegacia 25 di Fortaleza. Era nei pressi di Beira Mar. Al suo fianco , in manette, al contrario di lui che ne era rimasto inspiegabilmente privo, c'erano degli altri, uomini e donne, che pareva avessero compiuto crimini. In teoria attendeva che fosse esaminato il suo caso. Li dentro c'era un chiasso infernale , pareva il pronto soccorso di un ospedale di Beirut. Di un ospedale di Beirut durante la guerra, penso'. Ma cosa ci faccio' qui?, stava pensando. Un reporter con un cameraman al seguito si aggirava intervistando un po' tutti, compresi i criminali. Sulla telecamera c'era un logo con tre lettere CBT. Era una Tv nazionale che trasmetteva quella trasmissione tutti i giorni. E Santoro ricordo' che Vanessa gliene aveva parlato. Incredibile, penso' Santoro, questi qui, i brasiliani, dovevano aver fatto scuola di comunicazione giornalistica audiovisiva negli Stati Uniti. Negli Stati Uniti di Charles Manson, dove questo individuo era considerato un eroe e  riceveva migliaia di lettere tutti i giorni. Una cosa incivile. Lula avrebbe dovuto proibire trasmissioni del genere. Si scopri autoritario, con questo suo pensiero. Ma la liberta' non era senza limiti. Specie quando ledeva le semplici leggi della convivenza civile. E mostrare sempre tutto , in termini di vissuto criminale era un po' come avere tutto il giorno tre o quattro donne nude per casa. Dopo un po' si sarebbero rimpiante le gonne con lo spacco e le giarrettiere. Per quanto, penso' Santoro, il paragone era un po' forzato. Ad avere quattro donne sempre nude per casa, non ci si abitua mai veramente. 
Accanto  a lui c'erano delle prostitute e dei transessuali. Facevano un casino della madocina, penso'. Il Brasile non conosce il dono del silenzio. Doveva essere per quello che c'erano tutti quegli omicidi. Uomini che dopo un po' che le donne chiacchieravano come pappagallini verdi e non la finivano piu', le sopprimevano. O Donne stanche di essere picchiate da chiassosi mariti sbronzi li avvelenavano per avere un po' di silenzio. Pensava cose assurde. Ma era nervoso e quando era nervoso doveva ingannare la colite, anche perche' la vedeva complicata ad andare in bagno proprio li in quella situazione. Non credeva che sarebbe stato possibile. Aveva perso il controllo, ma la pedofilia, vedere quei vecchi bavosi e apprendere , per di piu', che erano del suo paese, lo aveva mandato fuori di testa. Avrebbe scommesso che quei vecchi avevano delle mogli e figli a cui avevano detto di essere fuori per lavoro o altro. E magari erano considerati in patria rispettabili professionisti. Anche se Santoro aborriva quella mentalita' ridicolmente provinciale che ascriveva nel campo delle persone degne di stima sociale individui che vantavano titoli o svolgevano professioni da cifre da capogiro, senza che venissero giudicate nel complesso. Senza rendersi  conto se, magari,  quello che facevano per guadagnare il proprio denaro, fosse o meno etico. 
Il tempo passava e i coglioni di Santoro stavano cominciando a fare la capoeira. O almeno cosi gli venne fatto di pensare, visto che era in Brasile. Poi finalmente, l'uomo in divisa mimetica comparve. Un mulatto. Aveva l'aria di uno che nel frattempo fosse andato  a mangiarsi una coserellina, magari un churrasco di carne, fagioli neri con riso bianco, insalata russa.  'Na cosa leggera. Prima dell'interrogatorio. Gli intimo' di alzarsi, mentre le prostitute che erano sedute a fianco, cosi belle che Santoro si chiese come mai svolgessero quella sia pur nobile professione quando potevano fare le mogli irreprensibili di stimati professionisti brasiliani, senza risolvere l'enigma nel timore che la risposta lo gettasse nell'ennesimo cul de sac, si misero ad urlare cose incomprensibili. Mentre si allontanava a Santoro parve , in quella gragnuola di parole, di distinguere il termine "Gringo". Che era l'epiteto che i brasiliani rivolgevano un po' spregiativamente ai non brasiliani, per lo piu' europei.
Santoro seguito dal poliziotto militare entro' in una stanza. Dentro c'era un altro tizio in divisa, un nero. Portava il basco in testa e teneva i piedi distesi sulla scrivania con un atteggiamento a dir poco irritante e arrogante. Santoro fu invitato a sedersi. La porta fu richiusa dal suo catturatore. Anche lui era nero, ma piu' sul mulatto, somatico piu' dolce , meno, come dire, centraficanoide.
Il catturatore resto' in piedi dietro a Santoro che aveva davanti questo nero che seduto sembrava immenso, con le gambe incrociate distese sulla scrivania. Adesso mi fanno il culo, penso' per un'istante. Ma fu solo un istante. Poi penso' alle puttane li fuori e si tranquillizzo' considerando che percentualmente avrebbe potuto  conservare il suo di dietro intonso assai piu' facilmente che altri dimoranti , sia pure part time, di quel luogo.
-O que voce estava tentando de fazer? , urlo' all'improvviso il nero che aveva di fronte che doveva essere di grado superiore a suo catturatore. Santoro capiva bene il portoghese e aveva inteso la domanda. Intui , non seppe bene in base a quali elementi, che i due capivano l'italiano. E si comporto' di conseguenza.
-Beh ho fatto quello che non fate voi. Quello che vi impone di fare la divisa che indossate...
Il nero ebbe un sussulto. Trasali. Tolse le gambe dalla scrivania.
-Como , como, nao esto intendendo...
-Hai capito molto bene, invece...anzi, avete capito. Statemi a sentire, voi due. Io sono italiano e nel mio paese faccio il vostro stesso lavoro. Ora normalmente quei vecchi pedofili che si stavano dando da fare con bambine minorenni starebbero a marcire in galera. Voi invece avete arrestato me. Prima che io mi rivolga al mio consolato, che e' perfettamente a conoscenza della mia presenza sul territorio brasiliano, lasciatemi andare...e soprattutto datevi da fare ad arrestare i criminali veri!
Il nero divento' paonazzo in viso. Non credeva alle sue orecchie. Era uno abituato ad avere tutto il potere , li dentro e a fare quello che voleva degli arrestati. Poi parve calmarsi. Si rivolse al mulatto dietro Santoro. Gli chiese come fossero andate le cose. Il mulatto che doveva avere lo stesso grado di Santoro, si affretto' a raccontare i fatti. La spiegazione in portoghese fu corretta. 
Al termine il nero lo osservo' con durezza. All'improvviso disse:" tu non deve venire da Italia a dire me cosa io fare. Tu, un ze bussetta qualsiasi, come se permitte!". Santoro non reagi. Stette al gioco. Intui che doveva farsi fare la ramanzina e che una volta terminata le cose si sarebbero messe per il verso giusto.
-Noi non potere arrestare sempre tutti..chiudiamo occhio qualche volta, disse ancora l'ufficiale.
-Voi gli occhi li chiudete tutti e due, disse Santoro. Non ce l'aveva fatta a starsene buono e zitto.
- O que voce intende dizer con isso?, chiese il nero sempre piu' indispettito.
-Che se siete dei poliziotti veri dovete impedire questa vergogna. Quelle potevano essere vostre figlie, figlie del popolo del vostro paese, disse Santoro.
-O que voce esta facendo aqui. Porque voce esta aqui no nosso pais? , chiese l'ufficiale.
-Sono venuto per turismo, disse Santoro, evidentemente non sessuale, aggiunse.
I due poliziotti si guardarono negli occhi. Si consultarono silenziosamente a vista. Poi l'ufficiale fece un cenno come per dire a Santoro di levare le tende. Santoro si alzo' e ,senza ringraziare, volto' le spalle all'ufficiale e fece per seguire il mulatto. Mentre usciva dalla porta di quella specie di ufficio l'ufficiale nero disse:" pois voce intende o nosso idioma muito bem, abra bem as orelhas. Voce tem 24 horas de tempo para voltar para Italia. Se vejo voce por as ruas de Fortaleza depois de 24 horas, eu fazo vc deportar como clandestino". Santoro si volto. Lo osservo' e disse:" si certo, lei potra' anche farmi deportare come clandestino se entro 24 ore non torno in Italia. Ma lei nei confronti di quelle bambine la' fuori e' gia' un clandestino". Si volto' e usci seguito dal sottufficiale.
Espletate le formalita' burocratiche e chiestogli di pagare una multa per un non meglio precisato reato di "disturbo della quiete pubblica", Santoro fu accompagnato fuori dal sottufficiale.
Una volta fuori il mulatto fece il gesto di stringergli la mano. Santoro accetto'.
"Voce e' um homen com sacco immenso. Eu admiro voce. Non so perche' lei qui in Brasile. Ma  deve essere sicuro per buono motivo. Spero che si trova bene. Se io vedo in giro non disturbero' piu'. Mi chiamo Junior Moreno, della Policia Militar de Fortaleza. Eh...ultima cosa. Mio ufficiale, Cezar Sampajo, ha fatto cosi per salvare faccia di Policia Militare brasiliana. Deve sapere che noi pedofili combattiamo duramente. Ma abbiamo anche famiglie numerose. E ogni giorno chiedono noi soldi".
-Tutto il mondo e' paese, disse Santoro, un colpo al cerchio e uno alla botte. Anche da noi e' la politica piu' seguita. Ma ogni tanto ci vuole un bel colpo a cerchio e botte insieme. Giusto per ristabilire gli equilibri.
-Intendi muito bem o que voce falo'...capito bene. E sono de acordo, disse Junior Moreno. 
Era nata un'amicizia, penso' Santoro. E finalmente aveva qualcuno su cui contare. Ed era un maresciallo come lui. Anche se magari i marescialli in Brasile non si chiamavano cosi.

venerdì 30 ottobre 2015

Brasil , Capitolo 12

Praia Iracema. Era giunto a destinazione. La dove pensava avrebbe trovato Michel. Una spianata di ombrelloni con migliaia di tavolini e sedie sottostanti nascosti dall'ombra sotto un sole tropicale cocente e una miriade di meninhos in giro con cesti colmi di gamberi, ostriche, cocchi e baracche, baracche e ancora baracche. Parallelepipedi lignei tutti uguali, gestiti da brasiliani ma anche da italiani, con dentro la solita cucina e lo schiavetto negro , fosse gestita o meno la baracca da brasiliani non  importava perche', con buona pace di Chico de Matilde il razzismo , a disparita' di condizioni economiche di partenza, era tutt'altro che debellato, si stagliavano come immensi campi di sterminio della monotonia , lungo l'infinita spiaggia, dove , in gruppi, si giocava a futbol e le garotas  facevano a gara per ancheggiare rullando i bacini al ritmo delle onde oceaniche. Santoro taglio' la spiaggia nel mezzo e passo' in mezzo alle baracche. Ma gia' alla prima baracca, sotto la tettoia di legno anziche' sui tavolini protetti dagli ombrelloni dove come birilli inerti campeggiavano gia' sfilze di vitree Antarticas, Santoro noto' qualcosa di strano. Di particolare. Di tragicamente fastidioso. E si fermo' per vederci piu' chiaro. Entro' sotto la tettoia dove uomini di una certa eta', diciamo pure degli anziani piuttosto messi male in arnese,  gozzovigliavano con caipirinhas e altri superalcolici sui loro tavoli di legno, mentre avevano sulle gambe , accoccolate , mezzo sorridenti e mezzo terrorizzate, delle ragazzine che piu' che ragazzine erano bambine. Con la sua andatura da plantigrado, le bermuda larghe, le infradito mezze liquefatte dalla sabbia incandescente e la canotta mezza sdrucita, al limite del barbonismo militante, si insinuo' fra quei tavolini. E ascolto' quei vecchi ridere' della grossa, concionare ad alta voce  e sussurrare paroline irripetibili nelle orecchie di quelle bambine...e fin li  , per un momento, era riuscito a contenersi. Ma fu quando ascolto' meglio le parole dei vecchi e scopri che erano italiani, che un conato di vomito drammaticamente disposto a traformare la sua colite da spastica a pseudomembranosa, lo costrinse a piegarsi sulle ginocchia. Quel movimento fu notato da uno di questi vecchi che con un gesto di scherno , facendo segno ai suoi compardes di tregenda, disse in milanese: " ma chi l'e' el  barbun qui?". Santoro non ci vide piu'. Si sollevo' di scatto e si avvicino' a quell'uomo con i capelli bianchi che nonostante fosse seduto doveva essere alto e che teneva fra ginocchia una bambina che poteva essere sua nipote  che accarezzava con lascivia pedofila. Senza proferir parola gli strappo' la bambina dalle braccia, la poso' delicatamente e si volto' verso il vecchio. Con un gesto rapido che avrebbe fatto impallidire Bruce Lee gli  sferro' un calcio che lo fece cadere dalla sedia. Subito si scateno' un parapiglia. Gli altri vecchi si alzarono imbestialiti e uno di loro, un vecchio barbuto con la pelata, fece un cenno a un gorilla in divisa da vigilante di darsi da fare per intervenire. Santoro comincio' a strappare dalle mani di quella mezza dozzina di vecchi le bambine, le quali, per inciso, protestavano, probabilmente individuando in Santoro un inatteso disturbo verso il conseguimento di qualche spicciolo da guadagnare che avrebbe potuto dare momentaneo ristoro alle loro famiglie-pratica purtroppo molto diffusa in un'economia povera che stava giustappunto cominciando ad uscire dalle secche di quella miseria becera e inaccettabile e alla quale Lula stava tentando di mettere argine con campagne governative di sensibilizzazione-...Il vigilante nero si scapicollo', a quel punto, verso Santoro, che , con la coda dell'occhio lo  vide arrivare , mentre arginava un colpo che uno della sporca mezza dozzina stava tentando di infliggergli. Afferro' una di quelle sedie di legno di fattura artigianale e con un gesto rapido la diresse verso il gorilla. Il  gorilla in quel momento nella foga di intervenire ando' a planarci su con la sua arcata dentaria. Sgorgo' del sangue e le cose sembravano mettersi male, per Santoro. A quel punto pero', mentre il maresciallo pugliese era circondato da un mucchio di gente cui sembrava avesse rotto le uova nel paniere, si udi un colpo di fucile. Un uomo in mimetica con la divisa della polizia militare, si avvicino' con il suo m16 e fece segno a tutti di spostarsi. Prese Santoro in consegna e fece come per allontanarsi. Santoro si divincolo', guardo' quell'uomo in faccia e gli disse in portoghese- voce  deixa que acontece esa coisa horrivel no seu pais , diante os seus olhos?[Lasci che accada questa cosa orribile nel tuo paese davanti ai tuoi occhi?]
L'uomo resto' molto colpito da quella frase. E intui dall'accento che Santoro non era brasiliano. La faccenda, penso' Santoro, stava assumendo un altro risvolto. Quell'uomo della polizia militare che sembrava avere tutto il potere e carta bianca ad libitum , in quei lidi, si trovava di fronte ad un elemento non facilmente identificabile. Che, per giunta non era brasiliano e che poteva rappresentare un pericolo, specie se era collegato ad altri. E non sembrava un tipico turista. Questi elementi rassicurarono Santoro. Tanto che si infilo' le mani in tasca per afferrare un mucchio di banconote,  e , con molta circospezione, raggiunse un paio di quelle bambine e gliele mise in mano. Le bimbe ringraziarono con un inchino commovente. Poi , sempre sotto gli occhi del poliziotto ando' verso i pedofili vegliardi, tutti italiani e gli disse:" vi ho visti in faccia uno per uno e vi giuro su Dio che quando tornero' in Italia vi daro' la caccia fino a scovarvi e a portarvi davanti ad un giudice. Sempre se non vi succede qualcosa lungo il tragitto. E adesso toglietevi dai coglioni". Il vecchio pelato con la barba lo osservo' minaccioso- stai molto attento a quello che dici , tu non sai con chi hai a che fare. Te ne faremo pentire.
Santoro registro' quelle parole. E prima di lasciarsi arrestare dal poliziotto militare lo scruto' come si deve negli occhi e disse- stammi bene a sentire, pensi che le tue minacce mi impressionino?Ho registrato la tua faccia e io in queste cose sono meglio di un computer di Csi Miami. Inoltre hai una faccia talmente di cazzo che se ti viene un herpes di sicuro e' genitalis. Ci vediamo in Italia...sempre se riesci a ripartire...
E scivolo' via fra i tavoli fra gli sguardi degli astanti, molti dei quali, giuro' di aver intuito Santoro, ammirati da quella scena. Visto che il poliziotto era senz'altro un corrotto e lo aveva comunque lasciato fare. E doveva essere una grossa novita' per quei lidi.

domenica 11 ottobre 2015

Brasil , capitolo 11

Percorse tutta avenida Conde D'Eu e attraverso' Praca Pedro II. Le avenidas erano trafficate all'inverosimile, tanto che a piedi Santoro faceva piu' progressi spaziali che le auto in coda. Inoltre ci si metteva la Policia Federal a fermare automobili per controlli. Agenti con divise mimetiche e M16 di nuova generazione a tracolla, le "stupide" calate in testa sopra occhiali da sole da gangster per nulla rassicuranti. Dopo dieci minuti, lungo marciapiedi che ospitavano commerci di ogni tipo, scarpe, borse, cd musicali e qualche Banca de jornais, popolati di giovani pagati a provigione, Santoro si trovo' di fronte alla Cattedrale di San Jose', un enorme edificio adibito a chiesa, di stile coloniale portoghese con riferimenti gotici, senza fronzoli o barocchismi, semplice, lineare, con due enormi comignoli che svettavano verso il cielo come sputnik russi antelitteram e un rosone che pareva una combinazione geometrica di croci celtiche ovalizzate. Sui gradini che davano sull'ingresso dell'enorme complesso edilizio uno strano uccello pascolava tranquillamente beccando qualche seme caduto da sacchi di granaglie trasportati in chiesa  poco prima , evidentemente, da distribuire ai poveri. Santoro aveva una propria religione personale, rispettava chi credeva in Dio e anche lui in un certo senso credeva nella sua esistenza. Ma era dell'idea che gli uomini fossero stati lasciati soli nella ricerca della propria felicita' e che Dio avesse dato loro la ragione per far fronte a tutti i loro problemi. La questione si complicava perche' la maggior parte degli uomini sembrava che questa ragione l'avessero persa per strada. Erano rimasti alla fase animale. Santoro amava dire , seguendo i ragionamenti di Freud, alla fase anale.
Passo' oltre, mentre alle sue spalle c'erano dei giardini sulle cui panchine erano seduti dei vecchietti che bevevano cocchi, ascoltavano i terribili e urlanti pappagallini verdi e osservavano l'oceano con la calma serafica di chi filosoficamente aveva compreso che la distanza con l'Europa fosse incolmabile persino in aereo. O in nave. Men che meno e follemente a nuoto. E questo sembrava rafforzare le loro convinzioni statiche.
In lontananza Santoro ammiro' la sagoma esterna di un edificio sul quale campeggiava la scritta icastica Mercado Central. Ricordo' che Vanessa glielo aveva descritto come il regno delle cianfrusaglie per turisti con prodotti tipici , maschere candomble'e collane e collanine, souvenir costosissimi che appena i viaggiatori stranieri si potevano permettere.
A quel punto si diresse verso  Dragao do Mar, un'area che a Vanessa piaceva molto, tanto che tutte le volte che lei gli telefonava dal Brasile sembrava che fosse li ... o di li  fosse appena tornata a casa . Un luogo magico dedicato a un personaggio del posto, tale Chico de Matilde, che combatte' per l'abolizionismo della schiavitu' dei neri. Era costituito da un vasto complesso di edifici, piazze e ponti, che attraversavano mostre, musei e dove si svolgono spettacoli musicali e culturali. Santoro attraverso' un ponte metallico rosso dal quale si godeva lo splendido panorama di tavolini davanti a locali e ristorantini tipici, dove di solito stazionavano per ore artisti e borghesia culturale della citta', frammista a qualche turista miracolosamente sfuggito all'industria del puttanaggio locale. Spesso Vanessa raccontava che fra quei tavolini poeti di strada declamavano i propri versi . E cantanti girovaghi raccontavano in musica le loro peregrinazioni nell'immenso continente verdeoro.
Stette su quel ponte da dove godeva di un'ottima prospettiva della zona, per un bel po'. Il suo sguardo acuto avrebbe potuto catturare Michel in men che non si fosse detto o pensato. Ma Michel non c'era. O invece c'era ma Santoro non lo scorgeva .Perche' i sensi di Santoro erano ottenebrati dal ricordo nostalgico di una donna che aveva avuto la magia, non sapeva se reale o immaginaria, visto che era una sacerdotessa candomblecista, di catturare il suo cuore e ancorarlo in fondo al mare della propria anima, una volta tanto, sazia d'amore. Si sorprese a pensare questo. Era un carabiniere, ma era anche un uomo. E fare il maschio alfa della situazione persino nel silenzio dei propri pensieri, quando al riparo dal mondo, si poteva restare soli con se stessi davanti allo specchio deformato della propria coscienza reale, gli sembrava quanto meno ridicolo. Ma quello stato d'animo gli toglieva lucidita'. Il ricordo di quella donna amata doveva essere accantonato. Per il momento. Lo richiedeva il lucido raziocinio dell'indagine.
Si mise in movimento verso Praia Iracema. Sentiva che Michel doveva essere andato li. Del resto era la spiaggia del centro citta', dove tutti i Fortalensi andavano a svagarsi, persino durante la settimana, quando in Europa era inverno, e da loro estate. Mentre l'occidente era alle prese con smog , fango, merda e produzione,  loro avevano sole, cocchi, sesso, mare  e ancora sole. E certo, anche smog , merda e fango. Ma vogliamo mettere? Penso' Santoro . Quanto si sopportano meglio certe cose, se puoi bere una birra gelata in santa pace, mentre sotto un ombrellone osservi l'oceano infinito e una mulatta dallo  sguardo malizioso con i suoi occhi da cerbiatta ti scioglie il ghiaccio persino nel bicchiere?

lunedì 28 settembre 2015

Brasil, capitolo 10

Una volta sull'omnibus, Santoro fece il biglietto. Il bigliettaio, figura che in Italia era scomparsa sotto gli effetti della politica di austerity occupazionale, prese un real e cinquanta centavos e lo fece passare attraverso un cancelletto aperto da lui stesso. Santoro si accomodo' nell'omnibus, un mezzo vecchio ma confortevole, con sedili in plastica dura che dovevano avere scaturigine dall'idea che quelli in stoffa seppur maggiormente confortevoli non avessero molto senso a 38 gradi di temperatura con oltre il 90% di umidita'. Il mezzo attraverso' il bairro Jose' Valter e si diresse verso il centro, in mezzo a strade di asfalto crepato, sotto alberi di goiaba e mango, lungo il limine di marciapiedi ideali lungo abitazioni di muri di mattoni forati senza intonaco con le finestrelle che parevano occhi bui di poeti borgesiani. Mano mano che si affastellavano le paradas, le fermate, salivano studentesse, per lo piu' bianche, di collegi privati, di cui il Brasile era pieno per le famiglie che potevano permetterselo, in divisa sociale e con cartellette di cuoio nere e qualche ganzo di strada vestito appena di bermuda e canotta sdrucita con tipici braccialetti di stoffa che recavano scritte di nomi di santi e santerie varie. Santoro sudava  e osservava la natura circostante. Ogni tanto sui muri scritte pubblicitarie e elettorali o commerciali realizzate a mano in luogo di rutilanti manifesti di plastiche lucide che doveva aver dato da mangiare a insigni pittori che arrotondavano per mantenere i propri improvvisati atelier nei quartieri poveri e nelle comunidades. L'omnibus si avvicinava al centro e mano mano i grattacieli si facevano piu' imponenti e svettavano come babelici alveari dalle cui vette si poteva vedere l'oceano in tutto il suo desertico splendore. Poi via lungo le avenidas trafficate dalle miriadi di auto di foggia americana, ingombranti come portaerei in stagni sovraffollati. Arrivato in centro, nei pressi di una piazza dove si trovava una chiesa avventista del settimo giorno che propagandava scritti a pennello sui muri corsi di formazione professionale gratuiti di cabelleleiros [parrucchieri], cocineros [cuochi] e costureiros[sarti], scese. A quel punto decise di insinuarsi nelle strade del centro , verso piazza  Ferreira, dove  avrebbe di li a poco osservato la "Colonna Ora", il gigantesco orologio montato su una colonna metallica che era proprio al centro dell'ammattonato.Non prima pero' di aver ammirato un sedicente artista di strada che nella piazzetta schiacciava le noci di cocco con la testa. Percorse delle vie secondarie, per non dare troppo nell'occhio, perche', pur vestito alla brasiliana, con infradito ai piedi, bermudas , canotta e zero ammenicoli d'oro e orologi addosso, sapeva che ad uno sguardo attento non sarebbe sfuggito che si trattava di uno straniero. E nella fattispecie di un "gringo", come venivano definiti gli stranieri di foggia europea non autoctoni. In cinque minuti imbocco' l'ingresso della piazza e subito noto' l'orologio al centro e un grande grattacielo sullo sfondo di quella piazza piena di panchine e di alberi non troppo cresciuti. Il monitor dei suoi occhi indagatori entro' in azione, notando senza essere notato. Dove sarebbe potuto andare Michel, con quella giornata di caldo intenso se non a mare, dalle parti di Praia Iracema, magari, dove ricordava piaceva andare a Vanessa? Perlomeno rammentando i suoi racconti. Ma prima magari poteva essersi fermato a qualche bar a rifornirsi di cerveza bem gelada o assaporare qualche cocco verde appena traforato e pronto per rifocillare dal caldo torrido. Noto' che c'erano un mucchio di meninhos de rua, in giro per la piazza, che tentando di vendere le loro mercanzie di cianfrusaglie studiavano possibili colpi rapidi e veloci , tipo scippi o furti con destrezza. Non erano cattivi, i loro sguardi erano sguardi di fame , sguardi rancorosi...per non aver avuto, magari, la possibilita' di indossare qualcuna di quelle divise collegiali che poteva schiudergli le porte del mondo dorato di una vita normale da borghese medio brasiliano . Per poi magari lavorare in una banca. Dove si custodivano quei soldi che loro non avevano e mai avrebbero avuto per se'. Ecco un'altra cosa su cui doveva lavorare Lula, si disse Santoro. Sull'istruzione pubblica.
Si fermo' in un chiosco a bere un'agua de coco. La noce di cocco appena estratta dal frigo era tanto fredda da non riuscire quasi a stargli in mano, ma dopo un po' sotto l'effetto del caldo inteso si riscaldo' di quel tanto da nidificare nella sua mano. Era la seconda agua de coco della giornata e , non ci avrebbe giurato, ma qualsiasi traccia di possibili attacchi di colite, sembrava scomparsa. E forse era merito di quell ' acqua miracolosa , di quel liquido curativo, che veniva da un semplice frutto sia pur tropicale. Si diresse verso praia Iracema, dove secondo lui, molto probabilmente avrebbe trovato Michel, il personaggio cardine della situazione, a giudizio rabdomantico di Santoro. Passando caracollando lentamente lungo avenida Conde D'Eu , senti distintamente che proveniva da un negozio di dischi una melodia inconfondibile. Una canzone di Bossa Nova famosissima: "Desafinado", splendida canzone composta negli anni sessanta da Antonio Carlos Jobim, uno dei padri spirituali di questo stile musicale che mescola sapientemente jazz e samba. Le parole in portoghese giunsero dirette al cuore si Santoro, perche' gli ricordarono Vanessa e la sua ironia, di quando lo sfotteva nel dire che un cantante stonato sarebbe stato anche un pessimo amante, tema ironico della canzone appunto. E subito dopo aggiungeva che essendo lui, Santoro, un carabiniere e non un cantante il problema non si sarebbe mai posto . Dal momento che come amante non c'era proprio nulla di cui lamentarsi.

sabato 19 settembre 2015

Brasil, capitolo 9

A quel punto a Santoro non restava che interrogare Andreina, sorella di Vanessa, una mulatta dalla bellezza ammaliante e Michel, il misterioso fratello che a lume di naso non piaceva al maresciallo pugliese.
Santoro chiese quindi a Maritza di andarli a scollare dalla novela garibaldina che era ipnoticamente ancora in onda di la' in sala. Dopo che fu andata di la' Maritza torno con Andreina. E disse che Michel non c'era. Era uscito con degli amici. Uscito con degli amici? penso' Santoro, che tempismo! 
Fece accomodare Andreina. Lei gli sorrideva ma anche un po' tremava.
"Stai tranquilla, voglio solo sapere se tua sorella ti ha confidato qualcosa che noi non sappiamo e che potrebbe chiarire le circostanze della sua morte", disse Santoro.
In portoghese Andreina spiego' a Santoro che Vanessa spesso viaggiava per tutto il Brasile per le sue pratiche candombleciste, perche' era una sacerdotessa del culto, una "Mae de Santo".
" E questo viaggio nel quale durante il ritorno ha avuto quello che voi chiamate incidente con l'autobus era uno di questi viaggi?", chiese Santoro.
Andreina tacque. Pareva riflettere. Maritza che nella circostanza sembrava il luogotenente di Santoro la osservava con severita'. Ma a Santoro l'idea che tutti i componenti della famiglia se ne stesero a drogarsi di telenovela in un momento in cui lui stava cercando la verita' sulla morte di una figlia continuava a "suonare" strano. La cosa lo innervosiva e disgustava al medesimo tempo.
A un certo punto Andreina, scosse quei suoi riccioli angolani e disse" nao sei dizer com certeza". Non lo sapeva con certezza. Ma il fatto che avesse dei dubbi allargo' la voragine dei sospetti di Santoro sulla torbidezza di quella situazione.
Santoro a quel punto le chiese dove pensava fosse andato Michel. In centro, disse, con gli amici, a divertirsi e forse a farsi il bagno a Beira Mar, la zona dove Santoro albergava. La zona del divertimento per antonomasia, del centro, delle discoteche, dei locali e della baracche sul mare dove si prendeva il sole o si dormiva sotto gli ombrelloni, fra una mangiata di gamberi o una "caranguejada", scorpacciata di granchi giganti a cui si rompevano le chele con un martelletto di legno per succhiarne l'interno, di carne bianca saporita.
A quel punto Santoro usci. Saluto' appena Maritza. Contava che se si fosse mosso in fretta avrebbe incocciato  Michel alla fermata dell'omnibus. Posto che non e' che i mezzi pubblici  partissero a scansioni  temporali svizzere. Santoro penso' che nonostante il sarcasmo nascosto dietro quel pensiero avrebbe preferito i ritmi tropicali. A piedi a passo svelto attraverso' la strada e si diresse verso il campo dove ancora indefessamente giocavano a calcio-lo avrebbero di certo fatto tutto il giorno, tanto che avevano da fare se non lavoravano ne', c'era da dirlo, rubavano?-
Quando arrivo' alla fermata degli omnibus, c'era un autista che stava seduto sotto la pensilina di cemento sbreccato sorseggiando con una cannuccia il suo cocco verde gelato appena preso da un bar li di fronte. Santoro gli chiese in portoghese se fosse partito qualche autobus e per dove fosse diretto. L'autista un uomo di colore robusto, sollevo' il capo dalla cannuccia, con tutta calma, lo osservo' e gli chiese il perche' di quella domanda. Tanto faceva caldo e non si doveva avere fretta, perche' con il caldo la fretta poteva uccidere, che suo cugino a causa del caldo, per la fretta di arrivare in tempo a incontrarsi con la moglie che temeva lo tradisse era morto per un incidente stradale. E nell'incidente si seppe dopo era morta anche la moglie del tizio che stava a letto in quel momento con la moglie del cugino. In fin dei conti, disse l'uomo, se mio cugino non avesse avuto fretta ora ci sarebbero due persone vive in piu' e due vedovi in meno. Che era meglio qualche cornuto in piu' che dei figli orfani. Santoro resto' colpito dalla storiella. E ad ascoltarla il tempo era trascorso e Michel chissa' dov'era ormai a quell'ora. Ma non se la prese piu' di tanto. I pesci li peschi quando affrontano la curva, mentre rallentano, era li che un bravo pescatore li doveva aspettare, penso'. Era in fondo la sua filosofia di vita e anche la sua tecnica di indagine. La stessa tecnica di indagine che gli aveva permesso di arrivare volutamente tardi durante una rapina per evitare conflitti a fuoco e inutili morti. Tanto dopo i rapinatori li avrebbe presi tutti con calma. Facendo le sue indagini. E nessuno si sarebbe fatto male . Ando' al bar e si fece servire una noce di cocco ben gelida. Bem gelada, disse al tizio del baretto. Il tizio gli sorrise dalle finestre degli incisivi  mancanti e Santoro ebbe la sua "agua de coco". Si sedette in attesa del prossimo omnibus. In fondo non gli importava dove fosse diretto Michel. Sentiva che lo avrebbe trovato lo stesso.