venerdì 27 novembre 2015

Brasil, capitolo 15

"Armazem", sembrava essere il nome di questo dancing club in Beira Mar , centro pulsante di Fortaleza, davanti all'oceano. Migliaia di persone pressate le une sulle altre danzavano forro', questa sorta di salsa brasiliana che pareva essere molto apprezzata dai locali. I turisti ai bordi osservavano ragazze e ragazzi brasiliani dai somatici misti, capolavori dell'alchimia e della mescolanza delle razze piu' disparate:dall'elemento nero, a quello bianco portoghese, all'indio Guarani' , al mulatto, e in quel coacervo di zigomi, seni all'insu' e culi svettanti e sodi come lignei predellini di treni salentini dell'infanzia di Santoro, si videro spuntare persino dei nippo-brasiliani e biondi tedeschi occhiazzurri, comunita' numericamente molto ben nutrite e ben rappresentate nel continente verdeoro. Santoro era  ammirato da tanta grazia. Ragazze dai corpi sinuosi si alternavano in girandole con ragazzi atletici e flessibili dai volti androgini in una sarabanda di danze sfrenate. Gli italiani stavano ai bordi, bava alla bocca, pance debordanti, ultraquarantenni con vite spezzate e prostate pietrificate. Santoro passo' in mezzo a quella folla e un po' di quella energia sembro' pervaderlo, invaderlo, riscaldarlo. Si avvicino' ad un bancone del bar e chiese una caipirinha. La sorseggio' quasi centellinandola, mentre un gruppo di musicisti si esibiva dal vivo, un gruppo di forro' il cui cantante, un mulatto giovanissimo, si vociferava, trascorresse le notti dopo i concerti a darsi da fare con le sue fans in trepida attesa di essere soddisfatte sessualmente fuori dal suo albergo. Santoro si mosse verso un'altra ala del dancing , verso una zona coperta dove si sentiva in sottofondo musica commerciale da discoteca europea, brani commerciali che si sentivano passare in radio in Italia , abitualmente. Santoro era un amante del jazz, in particolare del jazz latino e quella musica la definiva chiasso e non la tollerava. Tuttavia in quel contesto , come sfondo dell'esplosione dei colori di pelli e vestiti sgargianti, cosce che si denudavano sfiorate da gonne corte di per se', zigomi africanoidi e afrori animali, riusciva persino a sembrare gradevole. 
Nell'ala sinistra dell'"Armazem", coperta da una volta di legno, la discoteca classica imperversava, mentre fuori proseguiva il concerto di forro'. Neanche a dirlo  era pieno di italiani. I soliti italiani che non sanno vivere se non secondo le proprie abitudini, che stanno male senza spaghetti, che se gli fai ballare una musica diversa dalla catatonica musica drogata da discoteche metropolitane tossiche si perdono come bambini impauriti polliceinbocca, penso' Santoro. Odiava quelle situazioni. E per servizio ne aveva viste tante. Tutti quegli anni a Milano gli avevano fatto rimpiangere la tarantella. Gli italiani erano cambiati, si erano newyorkizzati, senza avere la tolleranza e l'illuminismo artistico newyorkese, ma solo la spoccchia smargiassa dei soldi facili e lo sniffo serale per poi restare al verde e darsi da fare il giorno dopo, a fottere gli altri. 
Ma ad un tratto, mentre si stava immalinconendo alla vista di tutti quelle seconde linee di arricchiti italici che dovevano fare diecimila chilometri per risparmiare sulla compravendita di corpi per piaceri sessuali, vide Michel. Era abbracciato in modo confidenziale ad un altro ragazzo. Sembravano molto intimi. Gli teneva il collo accarezzandoglielo e lo guardava con una certa malizia. Santoro cerco' subito di rendersi invisibile. Si volto', tanto la sua complessione robusta sarebbe stata scambiata come quella di qualsiasi turista sessuale italiano e mise il bicchiere davanti a se' sul banco del bar, un po' discosto. Il bicchiere di caipirinha riusciva incredibilmente a fargli da specchio. Per cui restando di schiena e osservando il bicchiere riusciva a vedere abbastanza bene cosa accadesse alle sue spalle. Vide distintamente Michel che passava qualcosa in mano al ragazzo al quale teneva il braccio sulla spalla. E gli sorrideva. Poi si dileguo' nella folla. Santoro si mise in movimento. Il divertimento era finito. Tornava investigatore. Si infilo' nella calca e segui con discrezione Michel. 
Lo osservo' tutta la sera che distribuiva dosi di droga ad un bel po' di ragazzi. Insomma quella notte ebbe la certezza che Michel era uno spacciatore. 
Poi lo perse di vista. Ma era ormai quasi l'alba. Il concerto di forro' era finito e il cantante del gruppo Avioes do Forro' era senz'altro intento a godersi la propria celebrita' intervistando con il suo microfono di pelle un buon numero di pulzelle fanatiche del genere. Usci' dall'Armazem che si sentiva lievemente sbronzo. Aveva bevuto alcune caipirinhas, che essendo alcol secco, non gli avevano arrecato un danno immediato alla  colite. Se avesse bevuto birra sarebbe ancora attaccato a qualche cesso all'interno, penso'. Voleva una camomilla e andarsene a letto. Il bodyguard all'uscita che era lo stesso che era all'ingresso ma che gli sembrava piu' gigantesco se visto dietro una prospettiva decisamente piu' alcolica, lo riconobbe e gli strinse la mano. Gli chiese come mai non avesse rimorchiato. 
-Ho detto che non mi sarei portato la mia ragazza , non che sarei tornato a casa sua con un altra. Anche perche' lei e' una capoerista, disse Santoro in portoghese.
 Il bodyguard sorrise. La capoeira era una danza che derivava da una antica forma di lotta inventata dagli schiavi africani che per camuffare gli allenamenti  della stessa, davanti ai loro padroni ,  spacciavano per ballo. Era estremamente allenante . Ed era un'arte marziale micidiale. Molti uomini la praticavano. Ma anche alcune donne.
Mentre a piedi andava verso il suo albergo, sotto le palme del marciapiedi su Beira Mar, scorse un trambusto di calci e pugni. Alcuni ragazzi si stavano picchiando dandosele di santa ragione. Erano in quattro contro uno. Normalmente sarebbe stato alla larga da simili situazioni ma il suo intuito gli suggeri' di dare un'occhiata piu' da vicino. Il ragazzo che stavano picchiando e che sanguinava copiosamente dal naso era Michel. Lo stavano massacrando. Santoro intervenne in sua difesa. I giovani che si stavano dando da fare con calci e pugni non si fecero minimamente impressionare e cominciarono a minacciare anche Santoro. Uno di loro tiro' fuori il coltello. Santoro rabbrividi'. Ma conservo' il suo sangue freddo. In quelle occasioni era incredibilmente lucido. Si preparo'  a schivare il colpo. Dopo un po' il giovane avanzo' contro di lui e tento' di infliggergli un colpo al petto. Santoro finse di non spostarsi, poi all'ultimo istante si mosse. Il colpo ando' a vuoto ma Santoro riusci a prendergli il braccio armato. Glielo piego' in due e glielo blocco'. Se si fosse mosso ancora glielo avrebbe spezzato. Lo urlo' in portoghese di modo che tutti ascoltassero. Gli altri tre restarono fermi. Si sentivano i lamenti di Michel a terra sanguinante e del ragazzo che Santoro teneva bloccato. Gli tolse il coltello dalla mano. Allento' la presa. A quel punto uno dei tre tiro' fuori un altro coltello. La situazione non era divertente. Santoro aveva un'assicurazione sulla vita, ma a chi sarebbero andati tutti quei soldi? Doveva sposarsi, penso'. 

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