A quel punto a Santoro non restava che interrogare Andreina, sorella di Vanessa, una mulatta dalla bellezza ammaliante e Michel, il misterioso fratello che a lume di naso non piaceva al maresciallo pugliese.
Santoro chiese quindi a Maritza di andarli a scollare dalla novela garibaldina che era ipnoticamente ancora in onda di la' in sala. Dopo che fu andata di la' Maritza torno con Andreina. E disse che Michel non c'era. Era uscito con degli amici. Uscito con degli amici? penso' Santoro, che tempismo!
Fece accomodare Andreina. Lei gli sorrideva ma anche un po' tremava.
"Stai tranquilla, voglio solo sapere se tua sorella ti ha confidato qualcosa che noi non sappiamo e che potrebbe chiarire le circostanze della sua morte", disse Santoro.
In portoghese Andreina spiego' a Santoro che Vanessa spesso viaggiava per tutto il Brasile per le sue pratiche candombleciste, perche' era una sacerdotessa del culto, una "Mae de Santo".
" E questo viaggio nel quale durante il ritorno ha avuto quello che voi chiamate incidente con l'autobus era uno di questi viaggi?", chiese Santoro.
Andreina tacque. Pareva riflettere. Maritza che nella circostanza sembrava il luogotenente di Santoro la osservava con severita'. Ma a Santoro l'idea che tutti i componenti della famiglia se ne stesero a drogarsi di telenovela in un momento in cui lui stava cercando la verita' sulla morte di una figlia continuava a "suonare" strano. La cosa lo innervosiva e disgustava al medesimo tempo.
A un certo punto Andreina, scosse quei suoi riccioli angolani e disse" nao sei dizer com certeza". Non lo sapeva con certezza. Ma il fatto che avesse dei dubbi allargo' la voragine dei sospetti di Santoro sulla torbidezza di quella situazione.
Santoro a quel punto le chiese dove pensava fosse andato Michel. In centro, disse, con gli amici, a divertirsi e forse a farsi il bagno a Beira Mar, la zona dove Santoro albergava. La zona del divertimento per antonomasia, del centro, delle discoteche, dei locali e della baracche sul mare dove si prendeva il sole o si dormiva sotto gli ombrelloni, fra una mangiata di gamberi o una "caranguejada", scorpacciata di granchi giganti a cui si rompevano le chele con un martelletto di legno per succhiarne l'interno, di carne bianca saporita.
A quel punto Santoro usci. Saluto' appena Maritza. Contava che se si fosse mosso in fretta avrebbe incocciato Michel alla fermata dell'omnibus. Posto che non e' che i mezzi pubblici partissero a scansioni temporali svizzere. Santoro penso' che nonostante il sarcasmo nascosto dietro quel pensiero avrebbe preferito i ritmi tropicali. A piedi a passo svelto attraverso' la strada e si diresse verso il campo dove ancora indefessamente giocavano a calcio-lo avrebbero di certo fatto tutto il giorno, tanto che avevano da fare se non lavoravano ne', c'era da dirlo, rubavano?-
Quando arrivo' alla fermata degli omnibus, c'era un autista che stava seduto sotto la pensilina di cemento sbreccato sorseggiando con una cannuccia il suo cocco verde gelato appena preso da un bar li di fronte. Santoro gli chiese in portoghese se fosse partito qualche autobus e per dove fosse diretto. L'autista un uomo di colore robusto, sollevo' il capo dalla cannuccia, con tutta calma, lo osservo' e gli chiese il perche' di quella domanda. Tanto faceva caldo e non si doveva avere fretta, perche' con il caldo la fretta poteva uccidere, che suo cugino a causa del caldo, per la fretta di arrivare in tempo a incontrarsi con la moglie che temeva lo tradisse era morto per un incidente stradale. E nell'incidente si seppe dopo era morta anche la moglie del tizio che stava a letto in quel momento con la moglie del cugino. In fin dei conti, disse l'uomo, se mio cugino non avesse avuto fretta ora ci sarebbero due persone vive in piu' e due vedovi in meno. Che era meglio qualche cornuto in piu' che dei figli orfani. Santoro resto' colpito dalla storiella. E ad ascoltarla il tempo era trascorso e Michel chissa' dov'era ormai a quell'ora. Ma non se la prese piu' di tanto. I pesci li peschi quando affrontano la curva, mentre rallentano, era li che un bravo pescatore li doveva aspettare, penso'. Era in fondo la sua filosofia di vita e anche la sua tecnica di indagine. La stessa tecnica di indagine che gli aveva permesso di arrivare volutamente tardi durante una rapina per evitare conflitti a fuoco e inutili morti. Tanto dopo i rapinatori li avrebbe presi tutti con calma. Facendo le sue indagini. E nessuno si sarebbe fatto male . Ando' al bar e si fece servire una noce di cocco ben gelida. Bem gelada, disse al tizio del baretto. Il tizio gli sorrise dalle finestre degli incisivi mancanti e Santoro ebbe la sua "agua de coco". Si sedette in attesa del prossimo omnibus. In fondo non gli importava dove fosse diretto Michel. Sentiva che lo avrebbe trovato lo stesso.
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