venerdì 13 novembre 2015

Brasil , Capitolo 13

Santoro se ne stava seduto su una panca di legno nella Delegacia 25 di Fortaleza. Era nei pressi di Beira Mar. Al suo fianco , in manette, al contrario di lui che ne era rimasto inspiegabilmente privo, c'erano degli altri, uomini e donne, che pareva avessero compiuto crimini. In teoria attendeva che fosse esaminato il suo caso. Li dentro c'era un chiasso infernale , pareva il pronto soccorso di un ospedale di Beirut. Di un ospedale di Beirut durante la guerra, penso'. Ma cosa ci faccio' qui?, stava pensando. Un reporter con un cameraman al seguito si aggirava intervistando un po' tutti, compresi i criminali. Sulla telecamera c'era un logo con tre lettere CBT. Era una Tv nazionale che trasmetteva quella trasmissione tutti i giorni. E Santoro ricordo' che Vanessa gliene aveva parlato. Incredibile, penso' Santoro, questi qui, i brasiliani, dovevano aver fatto scuola di comunicazione giornalistica audiovisiva negli Stati Uniti. Negli Stati Uniti di Charles Manson, dove questo individuo era considerato un eroe e  riceveva migliaia di lettere tutti i giorni. Una cosa incivile. Lula avrebbe dovuto proibire trasmissioni del genere. Si scopri autoritario, con questo suo pensiero. Ma la liberta' non era senza limiti. Specie quando ledeva le semplici leggi della convivenza civile. E mostrare sempre tutto , in termini di vissuto criminale era un po' come avere tutto il giorno tre o quattro donne nude per casa. Dopo un po' si sarebbero rimpiante le gonne con lo spacco e le giarrettiere. Per quanto, penso' Santoro, il paragone era un po' forzato. Ad avere quattro donne sempre nude per casa, non ci si abitua mai veramente. 
Accanto  a lui c'erano delle prostitute e dei transessuali. Facevano un casino della madocina, penso'. Il Brasile non conosce il dono del silenzio. Doveva essere per quello che c'erano tutti quegli omicidi. Uomini che dopo un po' che le donne chiacchieravano come pappagallini verdi e non la finivano piu', le sopprimevano. O Donne stanche di essere picchiate da chiassosi mariti sbronzi li avvelenavano per avere un po' di silenzio. Pensava cose assurde. Ma era nervoso e quando era nervoso doveva ingannare la colite, anche perche' la vedeva complicata ad andare in bagno proprio li in quella situazione. Non credeva che sarebbe stato possibile. Aveva perso il controllo, ma la pedofilia, vedere quei vecchi bavosi e apprendere , per di piu', che erano del suo paese, lo aveva mandato fuori di testa. Avrebbe scommesso che quei vecchi avevano delle mogli e figli a cui avevano detto di essere fuori per lavoro o altro. E magari erano considerati in patria rispettabili professionisti. Anche se Santoro aborriva quella mentalita' ridicolmente provinciale che ascriveva nel campo delle persone degne di stima sociale individui che vantavano titoli o svolgevano professioni da cifre da capogiro, senza che venissero giudicate nel complesso. Senza rendersi  conto se, magari,  quello che facevano per guadagnare il proprio denaro, fosse o meno etico. 
Il tempo passava e i coglioni di Santoro stavano cominciando a fare la capoeira. O almeno cosi gli venne fatto di pensare, visto che era in Brasile. Poi finalmente, l'uomo in divisa mimetica comparve. Un mulatto. Aveva l'aria di uno che nel frattempo fosse andato  a mangiarsi una coserellina, magari un churrasco di carne, fagioli neri con riso bianco, insalata russa.  'Na cosa leggera. Prima dell'interrogatorio. Gli intimo' di alzarsi, mentre le prostitute che erano sedute a fianco, cosi belle che Santoro si chiese come mai svolgessero quella sia pur nobile professione quando potevano fare le mogli irreprensibili di stimati professionisti brasiliani, senza risolvere l'enigma nel timore che la risposta lo gettasse nell'ennesimo cul de sac, si misero ad urlare cose incomprensibili. Mentre si allontanava a Santoro parve , in quella gragnuola di parole, di distinguere il termine "Gringo". Che era l'epiteto che i brasiliani rivolgevano un po' spregiativamente ai non brasiliani, per lo piu' europei.
Santoro seguito dal poliziotto militare entro' in una stanza. Dentro c'era un altro tizio in divisa, un nero. Portava il basco in testa e teneva i piedi distesi sulla scrivania con un atteggiamento a dir poco irritante e arrogante. Santoro fu invitato a sedersi. La porta fu richiusa dal suo catturatore. Anche lui era nero, ma piu' sul mulatto, somatico piu' dolce , meno, come dire, centraficanoide.
Il catturatore resto' in piedi dietro a Santoro che aveva davanti questo nero che seduto sembrava immenso, con le gambe incrociate distese sulla scrivania. Adesso mi fanno il culo, penso' per un'istante. Ma fu solo un istante. Poi penso' alle puttane li fuori e si tranquillizzo' considerando che percentualmente avrebbe potuto  conservare il suo di dietro intonso assai piu' facilmente che altri dimoranti , sia pure part time, di quel luogo.
-O que voce estava tentando de fazer? , urlo' all'improvviso il nero che aveva di fronte che doveva essere di grado superiore a suo catturatore. Santoro capiva bene il portoghese e aveva inteso la domanda. Intui , non seppe bene in base a quali elementi, che i due capivano l'italiano. E si comporto' di conseguenza.
-Beh ho fatto quello che non fate voi. Quello che vi impone di fare la divisa che indossate...
Il nero ebbe un sussulto. Trasali. Tolse le gambe dalla scrivania.
-Como , como, nao esto intendendo...
-Hai capito molto bene, invece...anzi, avete capito. Statemi a sentire, voi due. Io sono italiano e nel mio paese faccio il vostro stesso lavoro. Ora normalmente quei vecchi pedofili che si stavano dando da fare con bambine minorenni starebbero a marcire in galera. Voi invece avete arrestato me. Prima che io mi rivolga al mio consolato, che e' perfettamente a conoscenza della mia presenza sul territorio brasiliano, lasciatemi andare...e soprattutto datevi da fare ad arrestare i criminali veri!
Il nero divento' paonazzo in viso. Non credeva alle sue orecchie. Era uno abituato ad avere tutto il potere , li dentro e a fare quello che voleva degli arrestati. Poi parve calmarsi. Si rivolse al mulatto dietro Santoro. Gli chiese come fossero andate le cose. Il mulatto che doveva avere lo stesso grado di Santoro, si affretto' a raccontare i fatti. La spiegazione in portoghese fu corretta. 
Al termine il nero lo osservo' con durezza. All'improvviso disse:" tu non deve venire da Italia a dire me cosa io fare. Tu, un ze bussetta qualsiasi, come se permitte!". Santoro non reagi. Stette al gioco. Intui che doveva farsi fare la ramanzina e che una volta terminata le cose si sarebbero messe per il verso giusto.
-Noi non potere arrestare sempre tutti..chiudiamo occhio qualche volta, disse ancora l'ufficiale.
-Voi gli occhi li chiudete tutti e due, disse Santoro. Non ce l'aveva fatta a starsene buono e zitto.
- O que voce intende dizer con isso?, chiese il nero sempre piu' indispettito.
-Che se siete dei poliziotti veri dovete impedire questa vergogna. Quelle potevano essere vostre figlie, figlie del popolo del vostro paese, disse Santoro.
-O que voce esta facendo aqui. Porque voce esta aqui no nosso pais? , chiese l'ufficiale.
-Sono venuto per turismo, disse Santoro, evidentemente non sessuale, aggiunse.
I due poliziotti si guardarono negli occhi. Si consultarono silenziosamente a vista. Poi l'ufficiale fece un cenno come per dire a Santoro di levare le tende. Santoro si alzo' e ,senza ringraziare, volto' le spalle all'ufficiale e fece per seguire il mulatto. Mentre usciva dalla porta di quella specie di ufficio l'ufficiale nero disse:" pois voce intende o nosso idioma muito bem, abra bem as orelhas. Voce tem 24 horas de tempo para voltar para Italia. Se vejo voce por as ruas de Fortaleza depois de 24 horas, eu fazo vc deportar como clandestino". Santoro si volto. Lo osservo' e disse:" si certo, lei potra' anche farmi deportare come clandestino se entro 24 ore non torno in Italia. Ma lei nei confronti di quelle bambine la' fuori e' gia' un clandestino". Si volto' e usci seguito dal sottufficiale.
Espletate le formalita' burocratiche e chiestogli di pagare una multa per un non meglio precisato reato di "disturbo della quiete pubblica", Santoro fu accompagnato fuori dal sottufficiale.
Una volta fuori il mulatto fece il gesto di stringergli la mano. Santoro accetto'.
"Voce e' um homen com sacco immenso. Eu admiro voce. Non so perche' lei qui in Brasile. Ma  deve essere sicuro per buono motivo. Spero che si trova bene. Se io vedo in giro non disturbero' piu'. Mi chiamo Junior Moreno, della Policia Militar de Fortaleza. Eh...ultima cosa. Mio ufficiale, Cezar Sampajo, ha fatto cosi per salvare faccia di Policia Militare brasiliana. Deve sapere che noi pedofili combattiamo duramente. Ma abbiamo anche famiglie numerose. E ogni giorno chiedono noi soldi".
-Tutto il mondo e' paese, disse Santoro, un colpo al cerchio e uno alla botte. Anche da noi e' la politica piu' seguita. Ma ogni tanto ci vuole un bel colpo a cerchio e botte insieme. Giusto per ristabilire gli equilibri.
-Intendi muito bem o que voce falo'...capito bene. E sono de acordo, disse Junior Moreno. 
Era nata un'amicizia, penso' Santoro. E finalmente aveva qualcuno su cui contare. Ed era un maresciallo come lui. Anche se magari i marescialli in Brasile non si chiamavano cosi.

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