Trascorse la sera in albergo. Era di cattivo umore. Stava perdendo il suo proverbiale senso dell'umorismo. Ma il ricordo di Vanessa era veramente vivo in lui. L'aveva amata davvero tanto. E come a tutte le cose troppo belle, il buon Dio, come a ricordargli che godere troppo e' peccato, essere felici con un altro umano e' peccato, aveva posto termine. Staminchia, penso' subito dopo. Era stato qualche altro bastardo criminale di umano a farlo. E lui lo avrebbe scovato. Cosa gli avrebbe fatto non gli era dato ancora di sapere. Era concentrato in primis sulla cattura. Alla radio , Radio Bossa Nova , stava ascoltando "I can Let Go Now", dalla calda voce di Luciana Souza. Si sdraio' sul letto. Fuori da qualche parte nel buio infinito l'oceano faceva qi gong con le onde. Si mise a pensare alla situazione in corso. Diamine, dopotutto era in Brasile. E lui se ne stava rintanato in un buco di un fetido albergo sul mare, al buio. Azione! Ecco cosa ci voleva. Bingo!, penso'. Da quanto tempo non lo diceva? Da quanto tempo non andava in bagno per un attacco di colite? Si meraviglio' della cosa. Eppure di tensioni ne aveva avute. Doveva essere l'alimentazione, il clima, quelle ragazze che ondeggiavano sui marciapiedi o sulle spiagge con quei culi che ruotavano in una sincronia perfetta con le onde e i loro sorrisi bianchi sullo sfondo di pelli abbrunate dal sole o nere di natura, pelli di antenati africani, pelli di stregoni tenute tese e giovani grazie all'olio di cocco, pelli setose morbide al tatto perennemente in virtu' di tutta quella frutta tropicale, mango, goiaba, maracuja, papaya...fuori , a pochi metri da quella stanza c'era un mondo che si divertiva, lasciava correre le cose e lui per un momento si sentiva un barboso moralista che interrompeva il normale flusso taoista delle cose. Poi penso' che qualcuno che doveva mettere a posto le cose ci doveva essere . I contrasti eccessivi, le donne troppo belle che dovevano prostituirsi per vivere, dormire sull'amaca e internet gratis, le Ferrari e la farina di mandioca, ecco, una via di mezzo confuciana avrebbe reso questo posto veramente speciale. E chi era lui per ristabilire gli equilibri? Non lo avrebbe fatto, avrebbe solo aggiunto qualche contrappeso e riportato pace nella sua vita. Si sarebbe liberato del fantasma di Vanessa che Santoro sentiva vagare ancora inquieto e lo avrebbe lasciato andare la' dove i suoi avi la reclamavano. La dove le competeva , come donna, come compagna, come sacerdotessa candomblecista. Glielo doveva. E quasi, in quell'atmosfera magica, sogno' in una specie di reverie , che lei glielo stesse chiedendo.
Usci dalla stanza, si mise nell'ascensore, scese attraverso il tubo di cristallo che la proteggeva. I lumini delle candele della "comunidade" , al solito meglio conosciuta dagli occidentali col nome di favela, retrostante, erano accesi, ma come se ci fosse una festa , men che mai cimiteriali. I sound system erano al massimo e suonavano forro' come sempre ad altissimo decibelaggio. Una volta in strada aveva deciso che si sarebbe fatto avvolgere dalla notte. Si sarebbe infilato in qualche locale dove era in corso l'eterno carnevale h24 nottegiorno. Avrebbe bevuto un paio di caipirinhas, magari con il miele, che a lui piacevano tanto quando gliele preparava Vanessa. No. Oggi niente Vanessa. Stanotte niente Vanessa. Solo Gabriele Santoro. Lui e basta. Brasile eccomi sto arrivando. Fino ad ora non mi hai conosciuto se non nella noiosa variante moralista. Ma non se ne era potuto fare a meno. C'erano evidenze che non si potevano sottacere. Anche perche' a lui i sottaceti davano fastidio alla colite. Le strade erano illuminate. Si diresse verso il Dragao Do Mar. Il marciapiedi di Beira Mar era pieno di ragazze giovanissime, ma fortunatamente, maggiorenni. E turisti, molti dei quali, sfortunatamente, italiani. Ad un certo punto osservando quei visi comuni di italiani , molti dei quali giuro' aveva visto a Milano, si, gli sembro' di stare a Milano dall'altra parte dell'oceano. Aveva cinquant'anni e si rese conto che non aveva vissuto. Sempre con questa cavolo di divisa addosso. Che portava anche quando non indossava. Idealmente. Sempre il dannato senso del dovere. Mentre gli altri ballavano, gozzovigliavano, ridevano, bevevano, e facevano sesso a gogo in giro. Un po' di quell'allegria, condensata e ben confezionata dall'amore aveva cominciato a provarla con Vanessa. Che era una compagna, una quasi moglie, che sapeva come mantenere il rapporto vivo, con continuo innamoramento, mediamente litigarello, ma per finta, sempre nuovo e fantasioso, un samba continuo di emozioni e un carnevale di sentimenti forti che alla fine venivano sapientemente convogliati catarticamente nelle battaglie del letto. Ad un tratto vide una fila di persone. Molti erano giovani. Facevano la fila per entrare in discoteca. Erano "selezionati" da dei bodyguard di colore dai fisici scultorei. Un po' automaticamente Santoro si mise in fila. Non ci penso' minimamente a qualificarsi come carabiniere italiano. Scherziamo, lui era in incognito. Aveva detto a quell'ufficiale che il consolato italiano era al corrente della sua presenza sul territorio brasiliano, bluffando, per impressionarlo. E forse era stata proprio quella la chiave che lo aveva liberato.
Quando tocco' a lui il bodyguard lo osservo' stranamente. Gli chiese in portoghese se avesse una donna al seguito. Lui rispose in portoghese perfetto con accento nordestino che aveva una donna ma che non se la sarebbe certo portata al seguito in un posto come quello dove pullulavano piu' belle ragazze che in una finale di miss Mondo. La battuta piacque molto al bodyguard.
"Entra , caralho, voce e' um homen sabido". Sei un saggio, gli aveva detto.
La discoteca era affollatissima. Santoro si avvicino' al bancone del bar e chiese una caipirinha con miele. Gli fu servita dopo un tempo congruo che gli ricordo' che nei paesi del tropico il tempo era un' astrazione. E mentre una folla spropositata in quel luogo aperto immenso che dietro le mura che lo racchiudevano non si sarebbe immaginato, ballava una versione dance di Samba do Carioca con l'improbabile voce di Carlos Lyma computerizzata, Santoro, caipirinha in mano, si avventuro' in quel mare di carne e ormoni.
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