Quella sera stessa...
Seduto al Tavolo del Maresciallo al Cin Cin bar, in Corso
Buenos Aires , Santoro era alla sua quarta camomilla. Meditava
seduto al suo tavolo preferito all'aperto. Freddo umido ma lui
preferiva starsene lì. Anzichè in qualche tavolo caldo all'interno.
Guardava la gente. I passanti. Vestiti uguali perchè andavano
negli stessi negozi. Andature uguali, regolari, frettolose, ma
uniformi.
L'esercito del consumo aveva realizzato l'unica forma di
comunismo possibile (dopo quello delle case di riposo).
Quello dell'acquisto. Tutti compravano qualcosa e immediatamente
dopo se ne pentivano. Fino al prossimo acquisto. Persino i poveri,
acquistavano. Anzi, lo facevano più dei ricchi. E la coesione
sociale era assicurata da quel meccanismo a cui nessuno poteva sfuggire.
Santoro era in vena di riflessioni. Era amareggiato e aveva
già avuto due attacchi di colite. Il suo organismo non accettava
le ingiustizie. E gli mandava segnali.
Si alzò e chiamò Nando. Nando era il cameriere di fiducia.
Conosceva vita e opere di Santoro.
-Come va Marescià, tutto a posto? Chiese Nando mentre gli
dava il resto.
-Sto male. Non sono riuscito a fare il mio lavoro, disse Santoro.
-Ma per colpa sua o per interventi superiori? Disse Nando col
suo tipico accento campano di Avellino.
Santoro lo guardò con meraviglia. Persino Nando sapeva come
andava il mondo. E probabilmente lo accettava. Lui non ci
riusciva. Si salutarono e Santoro si accinse a fare un pezzo
di Corso Buenos Aires, fino a Piazzale Loreto. Poi sarebbe
andato a casa. Rigorosamente a piedi, come era suo costume
consolidato.
A quel punto gli squillò il Nokia. Era Cazzaniga.
-Ambrò, ma che fine hai fatto. Oggi non ti sei fatto vedere.
-Avevo da fare, Sciur marescial, disse Cazzaniga con fare
misterioso.
-Uhm...va be', veniamo al sodo, che c'è?
-C'è che Thompson è stato arrestato?
-Cazzanì, ti avverto che non sono in vena di scherzi.
-Nessuno scherzo, sciur Marescial...mentre stava per decollare
a Malpensa, degli agenti dell'Interpol lo hanno prelevato.
-Non ci credo..e com'è successo?
Cazzaniga taceva.
-Cazzanì, sei ancora lì. Sto aspettando, disse Santoro impaziente.
-Avete presente quella conversasiun che avete fatto con l'inglese
nella sua cella? Mentre eravate solo con lui?
-Sì, ho presente...e be'?
-Be', io, d'accordo con il Capitano, ho registrato tutto. E
abbiamo fatto ascoltare la registrasiun al giudice Rampighi.
Santoro non credeva alle sue orecchie. Gliel'avevano fatta.
E con lo zampino persino dell'inaffidabile Gianuli. Be', era
sorpreso.
-L'hanno arrestato e ades sta a San Vittur...disse ancora
Cazzaniga.
Santoro non diceva niente. Non sapeva cosa dire. Era un colpo
di teatro inaspettato. E non trovò meglio da dire che questo
- Cazzanì...sei stato bravo. Grazie.
-Niente, sciur Marescial, dovere, fece Cazzaniga ostentando una
certa modestia.
-Anche perchè se non avessi rimediato avrei fatto di tutto per
andare a riordinare scartoffie all'Ufficio passaporti, disse a
quel punto Santoro.
Cazzaniga sorrise. Ma Santoro, non avendo il videotelefono, non
se ne accorse.
-L'è accusà de omicidio e de trafic internaziunal de droga,
concluse Cazzaniga. Poi volevo dirle che io e il capitano
non abbiamo fatto niente di che. Tutta l'inchiesta e le
indagini sono merito suo. Cazzaniga passava dal voi al lei. Non
era capace di dare del tu a Santoro. Lo rispettava troppo. Non
solo per il grado. Lo riteneva un grande investigatore. Un
investigatore con i fiocchi.
-Lo sai che io a ste cose non ci tengo. L'importante è che
quell'essere indegno sia stato assicurato alla giustizia. E che
Carvalho sarà riabilitato.
-Un'altra cosa, Sciur Marescial, quasi dimenticavo, disse
Cazzaniga strillando nel telefono. La Guarda Repubblicana
Portoghese, ha arrestato due dei loro. Soci di Thompson.
Fonseca e Quaresma, pensò Santoro.
-Te saludi, sciur Marescial, disse Cazzaniga. Se vedum domani.
Vada a riposare, che ne ha bisogno.
Santoro non disse niente. Chiuse la zanna di dinosauro e, sempre
a piedi, continuò il suo tragitto. Che di lì a poco lo avrebbe
portato a casa. Aveva ancora un pò di amaro in bocca, e non
si sentiva di festeggiare. Anche perchè il suo amico Carvalho
non sarebbe tornato indietro da lì dov'era a farlo con lui.
Prese l'ascensore e salì sino al piano. Lentamente infilò
la chiave nella toppa della porta. Entrò. Era tutto in ordine
come lo aveva lasciato. Mise un cd nello stereo e , col pulsantino,
lui che era della generazione manuale, lo avviò. Subito la nona
di Beethoven, in una esecuzione di Herbert von Karajan, prese
a serpeggiare per la casa, adeguato tappeto musicale al suo
agognato ritorno. Poco dopo, doccia e cambio d'abito, eseguiti
in sequenza, cominciò a tramestare in cucina. Mise l'acqua a
bollire e il soffritto a sfrigolare. Era pronto per mezzo chilo di
orecchiette di farina nera da condire con sugo di pomodori
pelati San Marzano. Nell'attesa che salsa e orecchiette,
cuocessero a puntino, aprì il frigo. C'era ancora, già aperta in
precedenza, una bottiglia di Negramaro. Si riempì un bicchiere e
cominciò a sorseggiare il vino. Fu a quel punto che squillò
ancora una volta la zanna. Era Daniela Alves.
-Maresciallo, come stai? Tutto bene?
-Sì, e tu, Daniela, come stai?
-Molto bene. Abbiamo fatto giustizia. Voi di là e noi di qua. In
Portogallo.
-Sei riuscita a prendere Quaresma e Fonseca?
-Sì, claro, mio amore, claro. Bothelo ha parlato. Li ho fatti
arrestare.
-Ma non è pericoloso? E se avessero altri complici? Anche nelle
alte sfere?
-Può darsi, mio amore, può darsi. Ma le alte sfere mi hanno dato
carta bianca. Segno che o loro non erano inquinati oppure che
Fonseca e Quaresma si volevano mettere in proprio.
-Ora riabiliterete Carvalho?
-Sarà la prima cosa che farò Domani, mio amore. Ah...e bravi
anche voi . Hai visto che ce l'hai fatta?
-Non so come...ma sì, alla fine ho riportato il lupo in gabbia,
disse Santoro.
-Non dire così. A me i lupi piacciono liberi. Loro uccidono per
bisogno. Gli uomini uccidono per futili motivi. O addirittura
per piacere. Sai com'è morto Carvalho?
-No. Ma non so se lo voglio sapere.
-Lo hanno torturato. E non ha parlato. Aveva dua bolas
emormes, disse Daniela Alves. E Vanessa Dias...quella con cui
ti sei dato da fare, la quattrocentista...l'hanno riempita di droga.
Poi volevano dare la colpa a te. Nel computer di Fonseca
abbiamo trovato il tuo video.
Santoro ascoltava, e non diceva niente.
-Be', mio amore, non dici niente?
-E che devo dire...che ne so, cosa farai con quel video?
-Bravo, mio amore. Me lo terrò per ricordo. E' comunque
una specie di film porno. Me lo vedrò quando vorrò ricordarmi
di te.
-Perchè, Daniela, non ci vedremo più?
-No, maresciallo, non è questo. Siamo poliziotti e siamo onesti.
Non siamo destinati a sposarci, tutto qui.
-Be', ma io parlavo di una rimpatriata, disse Santoro.
-Come battuta è carina. Ma tu non sei il tipo. Dici così per dire.
Io ero più il tipo. Ora non posso più. Anche perchè, dovresti sapere, che più si
sale di grado, meno puoi avere una famiglia. Se vuoi fare bene il tuo lavoro.
-Che vuoi dire?
-Che da oggi devi chiamarmi Maggiore, mio amore.
Non solo aveva fregato il Gatto e la Volpe, si era anche presa
il loro potere, pensò Santoro.
-Ti faccio i miei complimenti, Maggiore Alves...se era quello che
volevi...
-Certo, sono il primo ufficiale donna di colore della storia del
mio paese. E questo è successo anche grazie a te. Grazie
alla tua ostinazione.
-Temo che non saprò mai se la cosa ti fa piacere per la carriera
o per la tua appartenenza sociale e culturale, disse Santoro.
-Non so rispondere. E' estremamente eccitante. Ma so che è
anche pericoloso. E' una responsabilità molto grande.
-Senti, Daniela, ho le orecchiette pronte per uscire dalla
pentola. Tu sei portoghese e non puoi sapere quanto sia
importante questa cosa per me che sono pugliese.
-No, hai ragione. Non so.
-Hai presente quando finisce il porto a casa tua?
-Ho capito: della massima importanza. Io devo andare
a comprare subito un'altra bottiglia.
-Ecco, io invece devo uscire subito le orecchiette.
-Va bene, ho capito, vuoi chiudere la conversazione, disse
Daniela. Peccato, maresciallo, tu mi piaci molto. Ma te l'ho
detto...come hai detto prima? Tra noi solo rimpatriate.
Questo si può fare, tutto sommato.
Ti aspetto a Libona, ancora, va bene Maresciallo?
-Un'ultima cosa, prima che tu vada. E che io cali le orecchiette.
-Dimmi, mio amore.
-Il filmato...distruggilo...non ero io che faceva quelle cose. Non
ero veramente io, voglio dire.
-A me sembrava di sì...ahahahahah
-Che ridi, disse Santoro.
-Già distrutto, Maresciallo. Io sono una professionista. Quel
documento poteva disturbare, l'indagine.
-Ah, è per quello che l'hai distrutto.
-Anche per un'altra cosa.
-Per cosa?
-Ti devo salutare, adesso..e poi tu, non hai le orecchiette?
-Per cosa, l'hai distrutto?
Daniela Alves chiuse il telefono. Santoro calò le orecchiette.
In attesa di sapere perchè la Alves avesse distrutto il film a luci
rosse che lo ritraeva con una poco più che ventenne-sia pure
complice la droga-versò il sugo sulle orecchiette. Grattugiò sulla
montagnetta delle orecchiette ben iniettata di salsa di pomodoro
un bel pò di cacio ricotta. E cominciò a lavorare di forchetta.
Partendo dal bordo, come piaceva a lui. I segreti della Alves
potevano aspettare. C'era qualcosa di meglio
da fare. Le orecchiette non potevano attendere oltre.
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