Gianuli e Santoro andarono verso le celle dove erano detenuti gli
inglesi. Entrarono nella cella di Thomspon. Li avevano separati.
Per motivi di sicurezza.
-Allora Maggiore Thomspon, disse Gianuli ricordando
inaspettatamente, per Santoro, il nome dell'ufficiale inglese.
-Per il momento non può uscire, aggiunse.
-Come non posso uscire? Ma è venuto l'addetto dell'ambasciata
a prelevarmi?
-Sì è venuto, disse Gianuli. Ma gli ho detto che non era il
momento.
-Non era il momento? Ma noi non abbiamo tempo da perdere.
Lo scambio della merce deve avvenire quanto prima. Altrimenti
quelli dell'organizzazione capiranno che c'è qualcosa sotto, disse
Thompson.
-A suo tempo, Maggiore, a suo tempo, disse Gianuli. Santoro, il
teste è suo, aggiunse.
Santoro osservò Thompson. Il Maggiore inglese non aveva più
tanto l'espressione spavalda di sempre. L'aria era cambiata. E lo
percepiva anche lui.
-Come ha fatto uccidere Carvalho? Attaccò Santoro.
Thompson lo osservò manifestando un'espressione di odio.
-Non so di cosa parla, Maresciallo, disse senza mezzi termini.
-Guardi che il maresciallo Cazzaniga e io abbiamo sentito con
queste orecchie che lei diceva che l'aveva fatto uccidere.
-E' la sua parola contro la mia, disse Thompson con una certa
fretta. Senza registrazione mi dovete liberare. E vi dirò anche
un'altra cosa. Se non lo fate le vostre carriere sono finite.
Gianuli lo guardò bene in faccia- ma che fa, ci minaccia? Guardi
che non mi fa paura. Io per motivi di pericolo pubblico posso
tenerla qui dentro quanto voglio.
-Già...e ne pagherà le conseguenze, disse Thomspon.
-Può darsi, disse Gianuli. Intanto lei, io e Santoro, resteremo
qui finchè non ci racconta come sono andate le cose.
-E a che titolo? Voi non contate niente. Dovrei parlare come
minimo con un Maggiore, fece Thompson strafottente.
Bussarono alla porta della cella. Era l'appuntato Angioni.
-Angioni, che c'è? Fece scocciato Gianuli, aprendo la cella.
-Sior Capitano, siete desiderato immediatamente nel vostro
ufficio, disse Angioni.
-Perchè? Chi c'è?
-C'è il sottosegretario Gregoni. Ha chiesto esplicitamente di lei.
-Santò, continua tu. Vado a vedere che vuole sto sottosegretario,
disse Gianuli. Uscì dalla cella e, accompagnato da Angioni, andò
verso il proprio ufficio. Santoro restò con Thompson.
-Bene. Adesso che siamo soli, mi può raccontare tutto. Prima
che sia liberato, disse Santoro.
-Ah, allora lo sa anche lei, che dovrete lasciarmi andare, disse
Thompson.
-Probabilmente, disse Santoro. Quindi non c'è più motivo
di non dire la verità. Siamo soli, ora, io e lei.
Thompson lo sogguardò sorridendo lievemente.
-E a che scopo? Fece.
-Per amore della verità. Che come ben sa, non sempre coincide
con la giustizia.
-Uhm, perchè no. Dopotutto se lo merita...è stato coriaceo, lo
ammetto. Non credevo.
Santoro non disse niente.
-Carvalho, cominciò a parlare Thomspon, aveva messo il naso
nella nostra organizzazione. Aveva infiltrato un suo uomo. Noi
lo abbiamo scoperto ed eliminato, disse.
-Per eliminato si intende ucciso? Chiese Santoro.
-Conosce altri modi per eliminare qualcuno? Non perchè se li
conosce vorrei che li condividesse, disse Thomspon beffardo.
-Abbiamo interrogato quell'uomo, prima di eliminarlo. E lui ci
ha fatto il nome di Tiago Carvalho. Quando l'ho visto al corso
ho detto a un mio asset di elimnarlo.
-Un suo asset?
-Un killer, se preferisce. Con noi non si scherza. Non possiamo
permetterci di rischiare. Carvalho era stato avvicinato e
avvertito. Gli sono stati offerti soldi o avanzamenti di carriera.
Ma lui ha spaccato la faccia all'uomo che lo aveva incontrato
per fornire una soluzione ai suoi problemi.
-Be', lei li chiama problemi. Si trattava di indagini. Su un
crimine. Spaccio internazionale di stupefacenti...e Carvalho
era un uomo onesto. Siete degli assassini.
-Non sia ingenuo, Maresciallo. Noi siamo uomini d'affari. Nient'
altro. Non ne faccia una questione personale. Si tratta di affari e
basta. Commercio. Paesi interi si fondano su economie criminali,
l'economia stessa, spesso si impone in modo criminale, vendendo
armi a terze persone sapendo che finiranno a dei criminali che
le useranno contro i poliziotti. E più crimine vuol dire potenziare
la polizia, tutte le polizie. E potenziare vuol dire più soldi...
andiamo. Nel mondo non ci sono innocenti. Tutti vogliono
una fetta della torta.
-Be' Carvalho non la pensava così. Pensava che quelli come lei
che , quelli che delinquono indossando una divisa con la quale
dovrebbero invece far rispettare la legge, siano il peggior
tipo di criminale in circolazione.
-Che parolone, disse Thompson sorridendo.
-Pezzi di merda , la fa sentire meglio? Disse Santoro.
-Be' Carvalho aveva avuto la sua occasione e non l'ha sfruttata.
Anche lei ha avuto la sua e non la sta sfruttando. D'ora in poi
dovrà guardarsi le spalle. Lei non immagina nemmeno che gente
c'è dietro questa organizzazione, disse Thompson.
-Be', me lo dica lei, allora. Così mi metterò l'animo in pace.
Come gommone che vuol fermare un transatlantico e fallisce,
posseggo già il brevetto, disse Santoro.
-Politici, imprenditori, uomini di legge e poliziotti...abbiamo
alleati ovunque...e abbiamo contatti con tutte le maggiori
mafie del mondo. Mafia siciliana compresa.
-Cosa farà quando uscirà? Chiese all'improvviso Santoro.
-Non lo verrò certo a raccontare a lei, disse Thompson ridendo.
-Ha ucciso un uomo onesto. Uno che era come forse era lei
all'inizio della sua carriera. E per di più un collega. Non
si sente nemmeno un pò in colpa, per averlo ucciso? Gli chiese
inaspettatamente, Santoro.
-Carvalho era uno stupido. Ha avuto la possibilità di uscire bene
dalle indagini, persino con un pò di soldi da parte. In pratica si
è suicidato. Inscenare il suo suicidio tramite overdose non è
stato altro che la rappresentazione reale della sua volontà, disse
Thompson.
-Le darò la caccia, disse Santoro, ci conti. Lei non immagina
di cosa sono capace io, quando fiuto una preda, disse Santoro.
Glielo giuro sulla tomba di Carvalho...aggiunse accompagnando
le sue parole con un' espressione molto seria. Tanto che
Thompson non rise. Il Maggiore sapeva che gli idealisti, tra i
poliziotti,erano i migliori. E Santoro era un'idealista. Lui
invece si sentiva un realista. Voleva la sua fetta di torta. E se
la sarebbe presa.
-Buona fortuna, disse Thompson. Io dopotutto sono uno
sportivo. Vediamo di cosa è capace. Anche se dubito
che una volta uscito da qui io e lei ci vedremo ancora face to face.
Peccato, pensò Santoro. Ha raccontato tutto e io non avevo un
registratore. Non portò usare questa conversazione per
arrestarlo e buttare via la chiave. Come meriterebbe uno così.
Poco dopo arrivò Gianuli. Era rabbuiato in viso.
-Santò...
-Che c'è, signor Capitano?
-Dobbiamo liberarli. Ordini dall'alto, fece Gianuli.
Santoro se l'aspettava. E non disse niente. Si era
rassegnato alla cosa. Per il momento. Anche se dentro
di se già architettava piani per cogliere in castagna
Thompson.
Gianuli fece uscire Thompson. Angioni aprì le altre due celle.
I volti sorridenti dei criminali inglesi fecero capolino dagli
ingressi delle celle.
Mezz'ora dopo, Gianuli e Santoro, dalla finestra del primo piano
della caserma, videro gli inglesi, salire a bordo
di un'auto scura, targata Corpo Diplomatico. E con tanto di valigetta piena
di panetti d'eroina, al seguito. L'auto uscì dal parcheggio della caserma
e sparì inghiottita dal traffico.
Gianuli guardò Santoro e gli fece-Maresciallo, se scopro che lei
sta indagando per proprio conto e con denari e mezzi dell'arma
su quell'uomo, quant'è vero Iddio, la faccia espellere dall'arma.
Santoro non disse niente. Tanto sapeva che lui lo avrebbe fatto
lo stesso. E Gianuli avrebbe fatto finta di niente. Come sempre.
Tanto poi alle conferenze stampa a conclusione delle inchieste,
Gianuli ci andava sempre. E si pavoneggiava nemmeno
fosse stato lui l'artefice della scoperta della verità, seguita da
assicurazione alla giustizia di colpevoli e relativi complici.
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