lunedì 1 novembre 2021

Lisboa 43

Gianuli e Santoro andarono verso le celle dove erano detenuti gli 

inglesi. Entrarono nella cella di Thomspon. Li avevano separati. 

Per motivi di sicurezza. 

-Allora Maggiore Thomspon, disse Gianuli ricordando 

inaspettatamente, per Santoro, il nome dell'ufficiale inglese.

-Per il momento non può uscire, aggiunse.

-Come non posso uscire? Ma è venuto l'addetto dell'ambasciata

a prelevarmi?

-Sì è venuto, disse Gianuli. Ma gli ho detto che non era il 

momento.

-Non era il momento? Ma noi non abbiamo tempo da perdere.

Lo scambio della merce deve avvenire quanto prima. Altrimenti

quelli dell'organizzazione capiranno che c'è qualcosa sotto, disse

Thompson. 

-A suo tempo, Maggiore, a suo tempo, disse Gianuli. Santoro, il 

teste è suo, aggiunse.

Santoro osservò Thompson. Il Maggiore inglese non aveva più

tanto l'espressione spavalda di sempre. L'aria era cambiata. E lo 

percepiva anche lui. 

-Come ha fatto uccidere Carvalho? Attaccò Santoro.

Thompson lo osservò manifestando un'espressione di odio.

-Non so di cosa parla, Maresciallo, disse senza mezzi termini.

-Guardi che il maresciallo Cazzaniga e io abbiamo sentito con 

queste orecchie che lei diceva che l'aveva fatto uccidere.

-E' la sua parola contro la mia, disse Thompson con una certa

fretta. Senza registrazione mi dovete liberare. E vi dirò anche

un'altra cosa. Se non lo fate le vostre carriere sono finite.

Gianuli lo guardò bene in faccia- ma che fa, ci minaccia? Guardi

che non mi fa paura. Io per motivi di pericolo pubblico posso

tenerla qui dentro quanto voglio.

-Già...e ne pagherà le conseguenze, disse Thomspon.

-Può darsi, disse Gianuli. Intanto lei, io e Santoro, resteremo 

qui finchè non ci racconta come sono andate le cose.

-E a che titolo? Voi non contate niente. Dovrei parlare come

minimo con un Maggiore, fece Thompson strafottente.

Bussarono alla porta della cella. Era l'appuntato Angioni.

-Angioni, che c'è? Fece scocciato Gianuli, aprendo la cella.

-Sior Capitano, siete desiderato immediatamente nel vostro

ufficio, disse Angioni.

-Perchè? Chi c'è?

-C'è il sottosegretario Gregoni. Ha chiesto esplicitamente di lei.

-Santò, continua tu. Vado a vedere che vuole sto sottosegretario, 

disse Gianuli. Uscì dalla cella e, accompagnato da Angioni, andò

verso il proprio ufficio. Santoro restò con Thompson.

-Bene. Adesso che siamo soli, mi può raccontare tutto. Prima

che sia liberato, disse Santoro.

-Ah, allora lo sa anche lei, che dovrete lasciarmi andare, disse 

Thompson.

-Probabilmente, disse Santoro. Quindi non c'è più motivo

di non dire la verità. Siamo soli, ora, io e lei.

Thompson lo sogguardò sorridendo lievemente. 

-E a che scopo? Fece.

-Per amore della verità. Che come ben sa, non sempre coincide

con la giustizia.

-Uhm, perchè no. Dopotutto se lo merita...è stato coriaceo, lo

ammetto. Non credevo.

Santoro non disse niente.

-Carvalho, cominciò a parlare Thomspon, aveva messo il naso

nella nostra organizzazione. Aveva infiltrato un suo uomo. Noi

lo abbiamo scoperto ed eliminato, disse.

-Per eliminato si intende ucciso? Chiese Santoro.

-Conosce altri modi per eliminare qualcuno? Non perchè se li

conosce vorrei che li condividesse, disse Thomspon beffardo.

-Abbiamo interrogato quell'uomo, prima di eliminarlo. E lui ci 

ha fatto il nome di Tiago Carvalho. Quando l'ho visto al corso

ho detto a un mio asset di elimnarlo.

-Un suo asset?

-Un killer, se preferisce. Con noi non si scherza. Non possiamo

permetterci di rischiare. Carvalho era stato avvicinato e 

avvertito. Gli sono stati offerti soldi o avanzamenti di carriera.

Ma lui ha spaccato la faccia all'uomo che lo aveva incontrato

per fornire una soluzione ai suoi problemi.

-Be', lei li chiama problemi. Si trattava di indagini. Su un 

crimine. Spaccio internazionale di stupefacenti...e Carvalho

era un uomo onesto. Siete degli assassini.

-Non sia ingenuo, Maresciallo. Noi siamo uomini d'affari. Nient'

altro. Non ne faccia una questione personale. Si tratta di affari e

basta. Commercio. Paesi interi si fondano su economie criminali,

l'economia stessa, spesso si impone in modo criminale, vendendo

armi a terze persone sapendo che finiranno a dei criminali che 

le useranno contro i poliziotti. E più crimine vuol dire potenziare

la polizia, tutte le polizie. E potenziare vuol dire più soldi...

andiamo. Nel mondo non ci sono innocenti. Tutti vogliono

una fetta della torta.

-Be' Carvalho non la pensava così. Pensava che quelli come lei

che , quelli che delinquono indossando una divisa con la quale

dovrebbero invece far rispettare la legge, siano il peggior

tipo di criminale in circolazione.

-Che parolone, disse Thompson sorridendo.

-Pezzi di merda , la fa sentire meglio? Disse Santoro.

-Be' Carvalho aveva avuto la sua occasione e non l'ha sfruttata.

Anche lei ha avuto la sua e non la sta sfruttando. D'ora in poi

dovrà guardarsi le spalle. Lei non immagina nemmeno che gente 

c'è dietro questa organizzazione, disse Thompson.

-Be', me lo dica lei, allora. Così mi metterò l'animo in pace.

Come gommone che vuol fermare un transatlantico e fallisce,

posseggo già il brevetto, disse Santoro.

-Politici, imprenditori, uomini di legge e poliziotti...abbiamo 

alleati ovunque...e abbiamo contatti con tutte le maggiori

mafie del mondo. Mafia siciliana compresa.

-Cosa farà quando uscirà? Chiese all'improvviso Santoro.

-Non lo verrò certo a raccontare a lei, disse Thompson ridendo.

-Ha ucciso un uomo onesto. Uno che era come forse era lei 

all'inizio della sua carriera. E per di più un collega. Non

si sente nemmeno un pò in colpa, per averlo ucciso? Gli chiese

inaspettatamente, Santoro.

-Carvalho era uno stupido. Ha avuto la possibilità di uscire bene

dalle indagini, persino con un pò di soldi da parte. In pratica si

è suicidato. Inscenare il suo suicidio tramite overdose non è

stato altro che la rappresentazione reale della sua volontà, disse

Thompson.

-Le darò la caccia, disse Santoro, ci conti. Lei non immagina

di cosa sono capace io, quando fiuto una preda, disse Santoro.

Glielo giuro sulla tomba di Carvalho...aggiunse accompagnando

le sue parole con un' espressione molto seria. Tanto che   

Thompson non rise. Il Maggiore sapeva che gli idealisti, tra i 

poliziotti,erano i migliori. E Santoro era un'idealista. Lui

invece si sentiva un realista. Voleva la sua fetta di torta. E se 

la sarebbe presa. 

-Buona fortuna, disse Thompson. Io dopotutto sono uno

sportivo. Vediamo di cosa è capace. Anche se dubito

che una volta uscito da qui io e lei ci vedremo ancora face to face.

Peccato, pensò Santoro. Ha raccontato tutto e io non avevo un

registratore. Non portò usare questa conversazione per 

arrestarlo e buttare via la chiave. Come meriterebbe uno così.

Poco dopo arrivò Gianuli. Era rabbuiato in viso.

-Santò...

-Che c'è, signor Capitano?

-Dobbiamo liberarli. Ordini dall'alto, fece Gianuli.

Santoro se l'aspettava. E non disse niente. Si era

rassegnato alla cosa. Per il momento. Anche se dentro

di se già architettava piani per cogliere in castagna

Thompson. 

Gianuli fece uscire Thompson. Angioni aprì le altre due celle.

I volti sorridenti dei criminali inglesi fecero capolino dagli

ingressi delle celle. 

Mezz'ora dopo, Gianuli e Santoro, dalla finestra del primo piano

della caserma, videro gli inglesi, salire a bordo

di un'auto scura, targata Corpo Diplomatico. E con tanto di valigetta piena 

di panetti d'eroina, al seguito. L'auto uscì dal parcheggio della caserma

 e sparì inghiottita dal traffico.

Gianuli guardò Santoro e gli fece-Maresciallo, se scopro che lei

sta indagando per proprio conto e con denari e mezzi dell'arma

su quell'uomo, quant'è vero Iddio, la faccia espellere dall'arma.

Santoro non disse niente. Tanto sapeva che lui lo avrebbe fatto 

lo stesso. E Gianuli avrebbe fatto finta di niente. Come sempre. 

Tanto poi alle conferenze stampa a conclusione delle inchieste,

Gianuli ci andava sempre. E si pavoneggiava nemmeno 

fosse stato lui l'artefice della scoperta della verità, seguita da 

assicurazione alla giustizia di colpevoli e relativi complici.







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