Canini da trasporto
Squillò il telefono: un Nokia old generation con sportellino autorticolato. Zanna di dinosauro, lo chiamava affettuosamente il Maresciallo Santoro.
-Pronto? Fece il Maresciallo con voce assonnata.
-Sciur Marescial, sono Cazzaniga.
-Sì...che vuoi a quest'ora?
-Sono le nove, Marescialo, si disciuli.
Il maresciallo Ambrogio Cazzaniga era milanese doc da sette generazioni e ci teneva ai suoi intercalari meneghini.
-Uhm...spara, che è successo?
-C'è un morto. Si tratta di un tassista.
-Uhm...e com'è morto?
-L'è una cosa strana, sciur Marescial...non so come spiegare.
-Cerca di spiegarti.. non con il linguaggio dei segni, però...non ho il videotelefono!
-Ecco...l'è mort azzannato al collo...non so come dirlo...sul collo c'aveva dei piccoli fori come di denti canini.
-Azzannato da un cane?
-No, sciur Marescial, canini umani.
-Uhm...Va bene, faccio un salto a vedere.
-Certo, sciur Marescial, c'è già Grenci, della scientifica.
-Dov'è l'ambaradan?
-Zona Stazione Centrale. Lo noterà subit, l'area è circondata e in mezzo il taxi.
-Va bene, Cazzanì, vedo di recarmi sul posto.
-Ci sarò anch'io lì, sciur Marescial.
-Solo una cosa, Cazzanì...
-Cosa?
-Perchè continui a chiamarmi Signor Maresciallo e a darmi del lei?Dopotutto siamo colleghi.
-Lei è tre binari rossi, io ancora no.
-Sentì un po', se c'è una cosa che non sopporto di prima mattina sono le pignolerie burocratiche. E...non solo di prima mattina. Per cui falla finita. Ci vediamo sul posto.
Scese con la metro in Stazione Centrale, Milano, piena pandemia da Coronavirus. Indossava il suo solito impermeabile milk&cofee,mascherina ffpp2, capelli corti brizzolati,cinquant'anni, passo da plantigrado,atteggiamento meditativo. Poco prima aveva preso un tè deteinato e dei biscotti al miele. Non poteva sopportare altro, in quel giorno, a quell'ora, senza incorrere in un attacco di colite, di cui soffriva praticamente da sempre.
Uscì nello spiazzo di Piazza Duca D'Aosta. A quell'ora, undici circa di un giorno d'aprile, semideserto.Non fosse per i soliti grupposcoli di senegalesi seduti sotto la facciata stile impero che vendevano qualunque cosa. Molti non indossavano la mascherina chirurgica per evitare di diffondere e proteggersi dal virus. Dette un'occhiata al vecchio palazzo della Regione Lombardia, sull'ultimo piano del quale, anni prima, era atterrato un biposto governato da un anziano che ci aveva rimesso la pelle. A destra vide un capannello di curiosi, intorno ad un area corcordata da nastri biancorossi. Attraversò la piazza in quella direzione. Si insinuò in mezzo alla piccola folla di curiosi.
-Largo, largo, evitiamo assembramenti, disse con fare deciso. Ma non sembrò che le sue parole facessero particolare effetto. Non indossava la divisa, non lo faceva quasi mai. Se lo poteva consentire, visto che era della squadra investigativa dei Carabinieri: Comando Legione Provinciale di via Moscova.
In mezzo all'area isolata dai nastri scorse il maresciallo Grenci, dei Ris. Più in là, Cazzaniga stava interrogando un senegalese.
-Ciao Grenci, come stai?
Grenci era di Imola. Era robusto, carattere ridanciano, pizzetto a forma di cobra.
-Bene, Santoro. Non vedo l'ora di fare un break per un panino e una birra. Sono a digiuno da stamattina.
-Da stamattina a che ora?
-Dalle 9, disse Grenci meravigliandosi per la domanda. Da quel Santoro c'era da aspettarsi di tutto, pensò.
-E già c'hai fame?
-Be', perchè? Ci deve essere un orario particolare per avere fame?
-No, no, figuriamoci. Era così per dire...Piuttosto, che mi racconti?
-Del morto?
-Si capisce...oh, poi se mi vuoi parlare dei fatti tuoi di famiglia, sai, adesso c'abbiamo lo psicologo pure noi dei Carabinieri. Forse è meglio se ti rivolgi a lui.
Grenci tagliò corto-era un tassista, 35 anni circa. Pare non fosse sposato. L'ha trovato un extracomunitario avvicinandosi alla macchina. Lo sta interrogando Cazzaniga. Il tassista era in un lago di sangue. Collo squarciato con evidenti segni di morsicature. Denti umani, Santoro.
-Denti umani?
-Sì...E non ci giurerei ma il tizio che ha fatto questo deve anche aver succhiato parecchio sangue...Ma questo te lo dirà poi il Dottor Aliprandi, quando farà l'autopsia.
-Dì un po', Grenci, tu che ne pensi?
-Non lo so...Ormai sul mercato ci sono droghe sintetiche, micidiali, che inducono la gente a fare cose terribili di cui nemmeno si ricordano.
-Pensi che l'assassino fosse drogato? Chiese Santoro.
-Altrimenti dovrei pensare a qualcosa a cui non mi sento di pensare. Sono un uomo grande e vaccinato e non credo a queste cinnate sui vampiri.
-Vampiri? Fece Santoro.
-Be', se non era fatto di qualche strano acido, Santoro, potrei dire che quel tassista è stato morso e parzialmente dissanguato da un vampiro!
-Uhm...Hai rilavato impronte?
-No...A parte quelle del tassista. L'assassino deve aver usato i guanti...Ah, un'altra cosa. C'era un forte odore di cloroformio. Il killer deve aver stordito il tassista con quello.
Mentre Grenci parlava, insieme, si avvicinarono al taxi.
Santoro ci infilò dentro la testa. Il vano del guidatore era separato dal sedile posteriore da una lastra di plaxiglass. Una misura anticontagio. A centro del plexiglass c'era uno sportellino che doveva servire per le comunicazioni tra tassista e cliente.
-Uhm...grugnì Santoro...E come ha fatto a stordirlo con il cloroformio infilando la mano da quello sportellino?Chiese Santoro.
-Non ne ho idea, disse Grenci.
-Avete trovato altro?
-No...Effetti personali del tassista, il suo cellulare ancora su google maps...Ah, non so se può avere rilevanza, abbiamo trovato sui tappetini anteriori un paio di pastiglie Valda.
-Bingo! Esclamò Santoro.
-Che c'è? Chiese Grenci.
-L'assassino deve aver messo del cloroformio in una scatoletta di pastiglie. Dopotutto le scatoline metalliche di quel tipo di pastiglie sono ben sigillate. Magari su un batuffolo posto alla base. Poi ha offerto la scatola al tassista e una volta aperta...Il gioco era fatto.
-Però...Sì, certo, può funzionare come ipotesi, disse Grenci meravigliato.
-Però questo non ci dice chi possa essere stato...Per ora. Lo annoto nel mio taccuino mentale, va...Disse Santoro.
Il cadavere del tassista giaceva sul sedile del guidatore. Sembrava sbarbato di fresco. La testa era piegata su un lato, quello ancora intonso. Sull'altro lato in tutta evidenza lo squarcio sanguinolento prodotto dai morsi dell'assassino. Sui lati della ferita scavata, due forellini come di denti canini. O era una messa in scena formidabile o doveva essersi trattato davvero di un vampiro. Santoro scartò immediatamente quest'ultima ipotesi. Era uno scettico, non credeva quasi in niente. Quando stava bene. Quando stava male credeva a tutto, persino a Padre Pio, di cui era devoto, in questo suo modo part time, come la maggior parte degli abitanti della Puglia. Regione dalla quale proveniva. Coraggioso quando scoppiava di salute, vile quando s'ammalava. Sotto questo aspetto si sentiva un italiano medio.
Il giorno dopo Santoro fece un salto dal dottor Aliprandi. Entrò nella sala autoptica dell'ospedale Niguarda.
-Dottor Aliprandi, buongiorno.
-Salve, disse Aliprandi con fare scocciato.
Il dottor Aliprandi era magro scheletrico, occhiali spessi come fondi di bottiglie e fumatore incallito. Fumava sigarette senza filtro. Sosteneva che il fumo uccidesse i microbi. Una baggianata che il dottor Aliprandi doveva aver mutuato da un po' di gialli di cui era ghiotto lettore.
-Allora? Che mi dice del tassista.
-Aliprandi dette una boccata alla sigaretta e non si preoccupò minimamente di avere la mascherina abbassata, né di peritarsi della distanza di sicurezza dal maresciallo. Aveva più volte sostenuto di essere fatalista e che i virus si sarebbero impossessati del mondo portandolo alla catastrofe finale. Tutta questa corsa ai vaccini non sarebbe servita a nulla, perchè sarebbero sorte tamente tante varianti, del Coronavirus, che si sarebbe trattato di una inutile corsa a tappare buchi di una barca di legno continuamente crivellati dai colpi di una mitragliatrice. I vaccini erano tappi di sughero momentanei per i fori di proiettile. Raccontava sempre questa metafora a chiunque gli chiedesse un'opinione sulla pandemia.
-Ho appena finito l'autopsia, disse secco Aliprandi.
-E posso avere qualche ragguaglio, per gentilezza? Chiese timidamente Santoro. Sapeva che non lo doveva irritare più di tanto, perchè Aliprandi aveva un brutto carattere.
-Che vuol sapere?
-Non so...causa della morte?
-E' morto per perdita copiosa di sangue, disse Aliprandi.
-E i segni di morsi?
-Compatibili con denti umani...Ah,è stato stordito con del cloroformio, prima.
-Che idea si è fatto?
-L'investigatore è lei.
-I giornali hanno cominciato a parlare di vampiri e robe del genere, vorrei che mi dicesse se si è trovato davanti ad altri casi del genere.
-No, mai...C'è una cosa però che potrei dire.
Aliprandi fece una pausa. Raccoglieva le idee.
Santoro aspettò.
-Ci sono due fori ai lati della ferita principale, dello squarcio...E secondo me non sono stati praticati da denti, ma da qualche attrezzo, da una forchetta del tipo di quelle che si usano per le grigliate.
-Questo è interessante, disse Santoro...E smentisce l'ipotesi del cosiddetto vampiro.
-Perchè, lei crede ai vampiri?
-No, appunto. Mai creduto. Esistono vampiri energetici, vampiri politici, vampiri emozionali, ma vampiri classici tipo Dracula...be', francamente, non c'ho più l'età...
-Posso chiederle una cosa? Chiese improvvisamente Aliprandi.
-Prego, dica pure.
-Da quanti anni è a Milano?.
-Trent'anni, circa...Non ricordo con certezza...
-E non ha mai preso l'accento lombardo?
-No. Sono venuto da ste parti che ero già grandicello. L'imprinting l'ho ricevuto dalla mia terra d'origine.
-Dunque, mi lasci indovinare...lei con questo accento che mi ricorda quel tizio che imita quei musicisti...quelli che si chiamano come un vino tipico pugliese...da dove potrebbe venire?
-Sì, ho presente. Checco Zalone che imita i Negramaro. Lo so, me l'hanno già detto. Sono di Ostuni.
-Ah...Dovevo indovinarlo: la Città Bianca.
-Precisamente.
-Complimenti, disse Aliprandi.
-Per cosa?
-Per non aver perso l'accento. Io odio i terroni che parlano milanese.
Santoro lo osservò seriamente. Poi sorrise.
-Non l'avrei mai immaginato, disse.
-Cosa, maresciallo?
-Che io e lei potessimo avere qualcosa in comune.
Il capitano Vito Gianuli sedeva sulla sua scrivania, nel suo ufficio. Comando Legione Carabinieri di via della Moscova. Coetaneo, circa, di Santoro, era barese purosangue. E nemmeno lui aveva perso l'accento. Sognava un giorno di tornarsene nella sua terra. Una moglie casalinga piena di grilli per la testa e due figli in età scolare lo tenevano in costante apprensione e interferivano con la sua carriera. Per questo era sempre nervoso. Santoro cercava di non irritarlo ultriormente. Lo ascoltava e ogni tanto diceva la sua. Tanto poi faceva di testa sua. La cosa più curiosa era che Gianuli lo sapeva e stava al gioco. Dopotutto Santoro aveva risolto molti casi e Gianuli aveva potuto sfoggiarli come medaglie al valore personali presso i suoi superiori.
-Allora, Maresciallo, a che punto è l'indagine sul tassista ucciso? Chiese Gianuli.
-Ad un punto morto, rispose Santoro.
-Maresciallo, è una risposta inaccettabile.
-Sono passati pochi giorni, Signor Capitano, cosa posso dirle?
-Mi dica cosa ha scoperto fino ad ora...Ah, a proposito, a cosa devo il “Signor”davanti a “Capitano”?
-Gerarchie, disse Santoro laconico.
-Capisco...E io invece che pensavo che finalmente si fosse dato una raddrizzata generale nell'uso di un linguaggio formale...
Santoro non disse niente. Qualsiasi cosa avesse potuto dire, a quel punto, avrebbe solo potuto irritare maggiormente, Gianuli.
-Ho capito. Siamo alle solite. Ha scoperto qualcosa ma non me lo dirà se non alla fine dell'indagine, vero?
-Sono così trasparente? Disse Santoro.
-Conosco i miei polli, disse Gianuli. E mi sta bene. Le raccomando però, ed è un ordine, qualsiasi cosa dovesse scoprire di importante per la risoluzione del caso, deve parlarmene immediatamente. Devo poter andare dal giudice con qualcosa di concreto. Questo è chiaro, vero?
-Signor sì, signor Capitano, disse Santoro.
Le parole erano formali, ma il tono di voce di Santoro, suonò alle orecchie di Gianuli, un tantino canzonatorio. Ad ogni modo lasciò cadere la cosa. Tanto se Santoro voleva stare abbottonato non gli avrebbe comunque potuto cavare nulla di bocca. Meglio lasciarlo lavorare in santa pace. Tanto sapeva che qualcosa aveva scoperto. Ma che aveva bisogno di tempo per mettere insieme quelle informazioni.
Santoro era a casa. Abitava da qualche parte in viale Gran Sasso, una larga via che si intersecava con Corso Buenos Aires, la strada dei negozi, a Milano. In linea d'aria a qualche chilometro dal celeberrimo Duomo. Stava ascoltando, come di solito faceva, un brano di musica classica. Aveva selezionato un cd dalla pila che teneva ben in ordine in un raccoglitore. Ascoltava “Fantaisie Improptu” di Chopin. L'esecutrice al pianoforte era Lola Astanova. Sulla copertina dell'album campeggiava una foto della pianista dell'Uzbekistan, capelli lunghi castano chiari, seduta al piano di lato in abito da sera mentre mostrava la coscia a corredo di una silouette da modella un po' curvy. Quella copertina e l'immagine che Santoro si creava nella testa mentre ascoltava quel brano era una delle cose che rendevano la vita degna di essere vissuta. Perlomeno la sua vita. Santoro non pretendeva che queste sensazioni potessero essere capite nel suo ambiente. Ma anche in altri e più disparati ambienti che avrebbero pensato all'immagine di un maresciallo dei carabinieri melomane con la stessa meraviglia che avrebbero potuto provare se avessero scoperto che a Gandhi piaceva la boxe.
Mentre Santoro se ne stava sdraiato sul sofà, estasiato dalla musica e dalle immagni che si andavano formando nella sua mente, squillò la “Zanna di dinosauro”. Santoro rispose di malavoglia.
-Pronto?
-Sciur Marescial, sono Cazzaniga.
-Che c'è?
-Un altro morto. Un altro tassista. Stavolta in via San Gregorio, una stradina vicino dalle sue parti. Una parallela di Corso Buenos Aires.
Santoro stette per qualche secondo in silenzio.
-Sciur Marescial?
-Sì, Ambrogio, sono ancora qui...fammi indovinare: il vampiro?
-Sì, purtroppo sì. Le modalità sono quelle.
-Vado subito sul posto, disse Santoro.
In via San Gregorio, sera inoltrata, dopo cena, si era da poco fatto buio. Santoro parlava con Cazzaniga.
-Che ha detto Grenci? Chiese Santoro.
-Le stesse modalità. Nessun impronta digitale. Odore di cloroformio. Stavolta nessuna pastiglia Valda trovata.
-Uno squarcio sul collo e ai lati due fori come di canini?
-Precisamente, sciur Marescial.
Santoro osservò seriamente Cazzaniga. Ancora con sto “sciur marescial”. Ne aveva gli zebedei pieni. Ma non disse niente. Doveva concentrarsi sull'indagine.
-Dì un po', Cazzanì, c'era il cellulare del tassista?
-Sì, lo abbiamo trovato.
-Fallo analizzare. Voglio sapere da dove è è partito, per l'ultima corsa e dove si è fermato a prendere l'ultimo cliente.
-Agli ordini, sciu...ehm..agli ordini e basta.
-Ecco, bravo. Mi raccomando. PER IERI!
Santoro dette un occhiata dentro il taxi. Altro spettacolo raccapricciante. La posizione del cadavere però era identica a quella dell'altro tassiata assassinato.
-Cazzanì, un ultima cosa, prima di andare. Stampami due foto degli assassinati per una comparazione. Domani fammele avere.
-Signor...sì...sì, ok, lo faccio subìt...
-Ecco, bravo, stai imparando. Un'ultima cosa. Anche questo PER IERI!
Un paio di giorni dopo Santoro era dal Dottor Aliprandi. Per entrare nella sala autoptica del Niguarda ci aveva messo una vita e mezza. Le disposizioni anticovid erano molto severe. Nella sala autoptica invece, nel mondo del Dottor Aliprandi, sembrava tutto normale. Il dottore fumava.
-Buongiorno, dottor Aliprandi.
-Salve.
-Scoperto qualcosa di nuovo?
-Le modalità sono le stesse. Cloroformio, poi morsi sul collo. Non ci giurerei, ma il tizio, l'assassino, voglio dire...
-Cosa....
-Deve aver ingerito buona parte della carne sul lato del collo morsicato.
-Uhm...e questo dove potrebbe portarci?
-Non lo so. L'investigatore è lei.
Santoro non disse niente.
-Però c'è una novità interessante....Stavolta l'assassino ha lasciato una traccia.
-Bene, disse Santoro, di che si tratta?
-Un capello lungo. Rosso.
-Un capello lungo rosso?
-Potrebbe essere di una donna. O anche di una parrucca, disse Aliprandi, escludendo che poteva trattarsi di una donna.
-Una parrucca, e perchè?
-Una donna non può avere così tanta forza. Poi non ce la vedo una donna che azzanna un uomo sul collo.
-Be', questa è la sua opinione come medico legale? O come uomo?
-Come uomo, disse senza esitare Aliprandi. Intendiamoci, è solo la mia opinione. Tutto qui.
-Uhm...Vediamo. La terrò in debito conto.
A sera Cazzaniga era riuscito a far pervenire a Santoro le foto dei due tassisti assassinati. Le posizioni erano identiche. Gli uccisi erano entrambi piegati, col capo reclinato. Una posizione innaturale. Santoro non poteva giurarci, ma sembrava che fossero stati “sistemati” in quel modo dall'omicida. Una sorta di firma. Inoltre Cazzaniga aveva comunicato i dati racolti dal vidofonino del tassista. In più li aveva comparati con i dati del cellulare del primo tassista ucciso. E, sorpresa, l'ultima corsa era partita , in entrambi i casi, da un punto ben preciso. Un parciapiedi di Corso Buenos Aires. All'altezza del Cin Cin Bar. Guarda caso il bar preferito da Santoro. Le circostanza gli parve molto strana.
Più tardi Gianuli, arrabbiatissimo perchè i suoi superiori lo pressavano, desiderava sapere notizie dettagliate sul “vampiro”. Santoro non si era scucito più di tanto. Aveva dato qualche informazione generica e assicurato che stava seguendo delle tracce più concrete. Quando Gianuli gli aveva chiesto più dettagli, Santoro si era taciuto. A quel punto Gianuli era andato su tutte le furie.
Il giorno dopo Santoro chiamò Cazzaniga.
-Ambrò, senti un po', dobbiamo farci un giro al Cin Cin Bar.
-Dove va di solito?
-Esatto.
-Aperitivo?
-Può essere...Ma io camomilla. Mi calma i nervi e previene la colite.
-Come al solito.
-Non come al solito. Hai capito perchè andiamo lì?
-Ciumbia! Certo che ho capito. Il punto di partenza dell'assassino!
-Bravo! Volevo vedere se stavi attento. Se seguivi l'indagine con la testa. E non con altre parti innominabili.
Cazzaniga rise.
-Ci vediamo lì dopo le 19. Mi raccomando, PER IER... puntuale, volevo dire.
Cazzaniga rise.
Santoro gli chiuse lo sportellino in faccia.
Poi uscì di casa. Lì nei pressi, in viale Gran Sasso, c'era un Internet Point. Santoro, bardato di mascherina, entrò dentro.
Il tizio dietro la vetrata, un pakistano, gli disse che non sarebbe potuto entrare. Santoro mostrò il tesserino. Motivi d'urgenza, di servizio, disse. Il paki gli mise un pc a disposizione.
Santoro non era molto ferrato nelle materie informatiche, apparteneva alla generazione pretecnologica. Però una ricerca di su Google era in grado di eseguirla.
Digitò sulla barra di ricerca di Google:”Donna Vampiro”. Subito venne fuori l'immagine di un quadro. Si trattava di un'opera di Edward Munch. E il quadro raffigurava una donna, dai capelli rossi, che addentava il collo di un uomo con la testa reclinata verso il basso.
Bingo! Pensò. La scoperta era molto interessante. Ancora non sapeva a dove potesse portare. Ma la sua mente cominciò a organizzare i particolari di cui era venuto a conoscenza. E quel quadro pittorico cominciò a fornire informazioni molto utili per il più generale quandro dell'indagine. Dunque, pensava Santoro: la posizione dei cadaveri è identica a quella dell'uomo ritratta in questo quadro. Sull'uomo è riversa una donna che morde il collo dell'uomo. Aliprandi ha rinvenuto un capello rosso. Lui dice di una parrucca. Ma non ne è sicuro. Perchè anche le parrucche sono fatte con capelli veri, spesso. E se fosse di una donna? Che tipo di donna poteva rendersi colpevole di simili atti? E se fosse un serial killer emulatore di quadri? Di quel quadro, in particolare?
Aveva letto su Google che quel quadro si trovava a Oslo, in Norvegia. Presso la Galleria D'Arte Nazionale. Ma in giro dovevano esserci delle stampe. E qualcuno poteva averne ordinate. Si mise nei panni dell'assassino. Non era ancora sicuro che ci fossero dei collegamenti, ma cosa gli costava provare a crederci? L'assassino emulatore di un quadro doveva possederne di sicuro una copia. E non tanto piccola. Che osservava e ammirava tutti i giorni. Doveva averla in casa. Un buon filone d'indagine, si disse. O stava prendendo una cantonata o aveva avuto un'illuminazione. Gli sembrava molto strano che l'assassino o, a questo punto, l'assassina, avesse lasciato i cellulari delle vittime lì vicino ai loro corpi. E non aveva pensato che si potesse risalire al tracciato del taxi. O era un particolare irrilevante e casuale, quello della posizione dell'ultimo cliente caricato dai due tassiti morti. Oppure...c'era un oppure: il killer voleva farsi prendere. Voleva essere fermato. Gli stava esplodendo il cervello. Perchè non aveva fatto il politico, pensò? Non avrebbe avuto questo problema.
A sera, Santoro, camminava in corso Buenos Aires, nei pressi del Cin Cin bar. Aveva sempre un tavolo riservato per lui, lì. Il propprietario e i camerieri avevano finito per chiamarlo “il tavolo del maresciallo”.
Questo in tempi normali. Con la pandemia in corso, il bar era chiuso. Funzionava solo per la vendita di tabacchi. Quindi fare qualche domanda ai due impiegati dell'area tabacchi, non gli sarebbe costato nulla. Nel frattempo lo aveva raggiunto Cazzaniga.
-Ciao Cazzanì, come va?
-Bene, sciur Marescial, bene...
-Mi dispiace, niente aperitivo oggi, c'è la pandemia.
-Già, che disdetta.
-Facciamo due domandine a questi dei tabacchi.
Entrarono nel tabacchi del Cin Cin bar.
Santoro si qualificò.
-Buonasera, sono il Maresciallo Santoro. Lui è il maresciallo Cazzaniga.
-Ma va là, disse uno dei due impiegati. Indossava una t-shirt con una scritta indecifrabile che era in sintonia con la sua faccia.
-Senta, vorrei farvi qualche domanda, se non vi dispiace.
-Prego Maresciallo...Eh eh eh, divertente, sembra il film “I due marescialli”.
Santoro guardò Cazzaniga. Cazzaniga guardò Santoro.
-Sì, ho capito e uno sa leggere e l'altro sa scrivere, giusto?
-Non ho capito, disse il giovane dietro al banco dei tabacchi.
-Mi sono capito io, disse Santoro...Senta un po', avete per caso notato nei giorni scorsi qualcuno che prendeva un taxi, qui all'angolo? Diciamo a sera, più o meno a quest'ora, sei di sera.
I due giovani banconisti si guardarono.
-Allora vero è? Disse quello a cui Santoro aveva rivolto la domanda.
-Vero cosa?
-Veramente state facendo?
-Senta, non ho tempo da perdere, questo è il tesserino. Se non vuole collaborare la faccio tradurre in questura.
-Tradurre cosa? Disse il banconista numero due, che non aveva ancora parlato.
-Il maresciallo vi mette in gattabuia, al gabbio, in galera, capito? Compris? Disse Cazzaniga a muso duro.
Il banconista numero uno decise che non era aria.
-Scusi, Marescià...E' che è pieno di gente che fa “ischerzi...”
Santoro guardò Cazzaniga. Cazzaniga guardò Santoro.
-Insomma, giovane, ha visto qualcuno prendere un taxi, o no? E' una domanda semplice.
-Come quelle di Bonolis? Disse il banconista due.
Santoro guardò Cazzaniga. Cazzaniga tirò fuori le manette.
-D'accordo, disse il banconista numero uno. Io ho visto una donna che prendeva il taxi...Diciamo un paio di volte.
-Uhm, grugnì Santoro. E saprebbe descrivermela?
-Bella figa, disse il banconista numero due.
-Dopo i Carabinieri siamo noi e le barzellette sono tutte per noi, giusto? Fece Santoro.
-No, il mio collega voleva dire che era 'na bella donna, soprabito scuro, gonna corta. Non giovanissima ma spaccava.
-Bene, capelli di che colore, lunghi, corti? Stivali? Chiese Cazzaniga.
-Capelli lunghi, ricci....
-Di che colore? Chiese Santoro.
-Completamente scuri a metà, disse il banconista due.
Delle due l'una, pensò Santoro, o li prendevano dai Carabinieri, i banconisti da tabacchi, o i Carabinieri stavano per diventare genì. Ma da dove venivano questi tizi? E soprattutto, come parlavano?
Mentre i due marescialli cercavano di cavarci un ragno dal buco, videro una donna avviarsi sul marciapiedi dietro di loro. Si fermò all'angolo. La descrizione corrispondeva. I capelli però erano neri corvini. L'ipotesi dei capelli rossi andava a carte quarantotto. Santoro dette di gomito a Cazzaniga e si avviarono verso la donna. Probabilmente stava aspettando un taxi.
Santoro si avvicinò alla donna che, voltandosi, lo guardò con tranquillità.
-Cosa posso fare per lei, disse a Santoro.
-Maresciallo Santoro, prego, ci segua, disse inopinatamente.
Con l'auto di Cazzaniga portarono la donna in caserma, in via della Moscova. In una sala per interrogatori.
Santoro si sedette di fronte alla donna e Cazzaniga anche, alla sinistra del maresciallo pugliese.
-Posso fumare, disse la donna. Era una bella donna, sui quaranta passati da poco. Minigonna, stivali, capelli lunghi ricci , scuri. Viso da attrice anni '50, film in bianco e nero.
-Non si può fumare, qui, signora. E poi indossi bene la mascherina, tanto l'abbiamo già identificata.
Marta Semenzato, 45 anni, sposata con Marco Ranucci. Ufficialmente gestisce una galleria d'arte. Tutto giusto? Fece Santoro.
-Sì. Cosa volete sapere. Perchè sono qui?
-Le faccio una domanda. Lei si tinge i capelli? Le chiese a bruciapelo Santoro.
La donna tergiversò un poco. Poi assentì con il capo.
Bingo! Pensò Santoro. Siamo sulla buona strada.
-Prende spesso taxi da quel punto di Corso Buenos Aires?
-Molte volte. Vado dal mio analista.
-Dal suo analista? E come si chiama questo analista?
-E' il dottor Mazzoleni. E' uno psicoterapeuta.
-Signora, soffre di qualche disturbo, chiese Cazzaniga.
-E chi è, al giorno d'oggi, che riesce a restare sano di mente? Rispose la donna.
-Buona risposta, ammise Santoro. Voglio essere franco con lei. I due tassisti morti nei giorni scorsi...Vicenda, questa, che ha dato corpo a fantasiose ipotesi sull'esistenza di un vampiro dei tassisti...Ecco, avevano raccolto il loro assassino esattamente dalla mattonella di marciapiede dove lei stava prendendo il taxi , stasera. E dove lei lo ha preso molte altre volte. Come mi ha appena confermato.
-E questo cosa ha a che vedere con me? Chiese la donna.
-Be', direi che, a questo punto, è fortemente sospettata per due omicidi.
-Quindi? Chiese la Semenzato.
-Quindi dobbiamo trattenerla.
-Posso chiamare il mio avvocato? Chiese la signora Semenzato.
-Strano...Non chiama suo marito, prima?Disse Santoro.
-No di certo. E' un problema mio.
Il giorno dopo Santoro, tramite il Capitano Gianuli, si fece fornire un mandato di perquisizione dal giudice Gallinari. Nell'appartamento della Semenzato furono trovati molti indizi compromettenti. Incluse parecchie stampe del famoso quadro di Munch, Il Vampiro. Appeso in quasi tutte le stanze dell'appartamento sito in viale Abruzzi. Una parallela di Corso Buenos Aires. I Ris avevano anche trovato delle lamette sporche di sangue. E in cucina una forchetta da barbecue, compatibile con i fori ai bordi degli squarci sulle gole dei tassisti.
Il marito della signora Semenzato, Marco Ranucci, ufficialmente disoccupato e nullatenente, era irreperibile. Risultava però essere presidente, senza emolumenti, di un'Associazione Culturale denominata:“Ali nella notte”. Particolare che incuriosì Santoro.
Ad una rapida scorsa sul sito internet, l'associazione sembrava occuparsi di occulto.
Risultò poi che i capelli della signora Semenzato erano rossi naturali e che lei se li tingeva. Il capello trovato nello sguarcio della gola del secondo tassista assassinato fu trovato compatibile con i suoi. Restava solo una cosa da fare. Trovare il movente e capire il perchè di tali efferate modalità di uccisione.
Santoro decise, quindi, di far visita al dottor Mauro Mazzoleni, l'analista della Semenzato.
Santoro suonò al citofono di via San Gregorio, al 16. Stranamente la strada dove era stato trovato morto il secondo tassista. La Semenzato doveva essere andata a farsi la sua seduta di analisi dopo averlo eliminato.
Mentre era nell'ascensore, per raggiungere il terzo piano, dove Mazzoleni lo stava attendendo, gli vennero in mente un po' di cose che non quadravano. Santoro si chiese, perchè proprio i tassisti. Perchè erano stati uccisi con quelle modalità. La Semenzato era una squilibrata che giocava a fare la vampira? O c'era dell'altro? A questi interrogativi, Santoro, sperò avrebbe risposto il dottor Mazzoleni.
Il dottor Mazzoleni ricevette Santoro nel suo studio. Sedeva dietro la scrivania. Un uomo filiforme, dal viso scavato e bianchissimo. L'aspetto di quell'uomo aveva qualcosa di inquietante. Alle sue spalle c'era una libreria piena di libri di argomento psicanalitico. Spiccavano un mucchio di libri di Freud. Ma anche di Jung. Due maestri della psicanalisi. Mazzoleni doveva essere uno psichiatra che procedeva nelle sue disamine con tecniche psicoterapeutiche. In giro Santoro non vide farmaci.
-Dottor Mazzoleni, fece Santoro, vengo subito al punto. Abbiamo fermato una sua paziente, la signora Semenzato. E' accusata di omicidio. Per che cosa era in cura da lei?
-Ah, fece Mazzoleni, vedo che non perde tempo...Lei sa bene che queste sono informazioni coperte da segreto professionale...
-Lo so bene. Sono un Maresciallo dei Carabinieri e si suppone che conosca la legge. Ma non perdiamo tempo. Come lei immagina potrei farmi autorizzare dal giudice a sbirciare nel fascicolo della sua paziente, quindi propongo di guadagnare tempo, tutti.
Dopo qualche secondo di stallo, Mazzoleni, inaspettatamente disse-ne convengo.
-Bene, la ascolto, disse Santoro.
-La signora Semenzato soffre di una sindrome non ancora ufficialmente accettata dalla psichiatria. Trattasi di vampirismo. Una patologia consistente nel provare piacere sessuale nell'ingestione di sangue umano. Al di là delle leggende metropolitane o meno, questo fenomeno esiste. E trova le sue radici non in fascinazioni letterarie o fumettistiche, bensì in una serie di conflitti irrisolti risalenti al'infanzia del paziente. Le è chiaro di cosa sto parlando.
Santoro raccolse i pensieri per qualche secondo. Poi disse-sì, mi è chiaro. Quindi a suo giudizio la signora Semenzato potrebbe aver ucciso e dissanguato i due tassisti morti di recente in circostanze simili?
-Be', credo che lei stia correndo molto, disse Mazzoleni. Comunque, per rispondere alla sua domanda a bruciapelo, direi di sì.
Mazzoleni era stato diretto nella risposta quanto lui nella domanda. Il caso si avviava quindi ad una conclusione. Le prove a carico della Semenzato erano schiaccianti. Ma c'erano ancora alcuni particolari che non quadravano. Nell'appartamento della Semenzato non era stata trovata traccia alcuna di cloroformio, la sostanza usata a quanto pareva per stordire i tassisti prima che fossero uccisi in quella maniera barbara.
-Ancora una domanda, disse Santoro. Quali sarebbero i conflitti irrisolti, risalenti all'infanzia della signora Semenzato, che avrebbero potuto scatenare questa sedicente sindrome vampiresca.
Mazzoleni sembrò raccogliere le idee.
-Il padre della signora Semenzato, abusava di lei. E la picchiava. Si divertiva anche a provocarle dei tagli sul corpo con coltelli o altri oggetti da taglio. A lungo andare la signora Semenzato, mi è parso di capire, avrebbe assaggiato il suo sangue e avrebbe cominciato a provare sensazioni piacevoli. Voglio dire che quando subisci una violenza prolungata la mente produce dei meccanismi di autodifesa attraverso i quali il dolore si trasforma in piacere. Sono meccanismi sadomasochistici presenti in tutti gli esseri umani.
-Che intende dire, che chiunque può sviluppare queste tendenze, se sottoposto al trattamento subito dalla signora Semenzato?
-Ogni individue è a se'. E ogni individuo, di fronte al dolore, sviluppa proprie strategie difensive. Se così non fosse tutte le ragazze violentate dai padri svilupperebbero tendente vampiresche o omicide...E poi, in questo caso, c'è l'aspetto antropofago...Vale a dire del sangue ingerito.
La conversazione era terminata. Santoro salutò il dottor Mazzoleni e si avviò verso l'uscita. Poi all'improvviso, si voltò e gli chiese-un'ultima domanda, dottore. Dove tiene i farmaci di primo intervento. Credo che uno psichiatra se ne serva, di quando in quando.
Mazzoleni restò per qualche secondo in silenzio. Poi disse-Li conservo in un apposito frigo. Nel retro dell'ufficio. Ma...Perchè me lo chiede?
-Nulla, curiosità professionale da detective, disse Santoro. Salutò ancora Mazzoleni e uscì dal suo ufficio e dal suo appartamento.
Santoro interrogava la Semenzato. Era presente il suo avvocato. C'era ancora qualcosa che non lo convinceva. Il capitano Gianuli lo aveva pressato per chiudere l'inchiesta in fretta.
-Signora Semenzato, le prove raccolte nel suo appartamento sono schiaccianti. Che cosa ha da dire in merito?
-Sono affetta da una sindrome. Mi eccita il sangue. Durante gli amplessi sessuali, con mio marito, ci provocavamo dei tagli e leccavamo il sangue. Ma non ho ucciso nessuno.
-E che mi dice di un suo capello trovato sul luogo del delitto del secondo tassista?
-Non ne ho idea. Magari ho preso quel taxi. Ma chi dice che poi io abbia ucciso il tassista.
Non faceva una grinza, pensò Santoro. In altre circostanze l'inchiesta sarebbe già conclusa e Santoro si starebbe godendo qualche giorno di licenza a casa, ad ascoltare musica, cucinarsi prelibati piatti mediterranei e leggere. Leggere era per lui una sorta di yoga della mente. Quando leggeva riusciva a pensare meglio. Le pagine dei libri erano come posizioni yoga. Gli strizzavano le meningi, purificandole e restituendole ad un funzionamento ottimale. Ma lui era un investigatore scrupoloso. E voleva avere la certezza matematica che la Semenzato fosse l'autrice di quei delitti. Ma molte cose ancora non collimavano fra loro. Il marito della Semenzato era praticamete latitante. Ed era una persona che doveva essere sentita, prima di chiudere l'inchiesta. E poi c'era qualcosa nel candore della Semenzato, mentre raccontava quei particolari scabrosi della sua patologia, che lo autorizzava a pensare che poteva anche essere sincera.
-Mi dica una cosa, signora....Accennò Santoro
-La signora ha già risposto abbastanza, disse l'avvocato, un giovane virgulto della buona borghesia meneghina alle prime armi.
-Scusi, avvocato Villa, non siamo a Csi Miami. Mi lasci terminare l'interrogatorio. La domanda che farò potrebbe essere anche a favore della sua cliente. Almeno me la faccia fare. Poi decida se far rispondere la sua cliente o meno.
-D'accordo, maresciallo, disse Villa.
-Dunque, dicevo...Signora, quando lei prendeva il taxi e andava dal dottor Mazzoleni...Be', mi racconti, come avveniva il tutto?
La Signora Semenzato dette un'occhiata all'avvocato. Il giovane procuratore assentì con il capo.
-Ecco...Prendevo il taxi da Corso Buenos Aires. Facevo due passi a piedi da casa mia verso il corso, per rilassarmi. Una volta arrivata in via San Gregorio, scendevo. Dicevo al tassista di attendermi.
-Diceva al tassista di attenderla? Quanto durava una seduta?
-Circa un'ora...Disse la Semenzato.
-E cosa avveniva?
-Non molto. Il dottor Mazzoleni è uno psichiatra che ha un metodo tutto suo. A volte me ne stavo lì tutto il tempo. Lui se ne andava nel retro del suo ufficio e tornava dopo. Diceva che così, attraverso il silenzio e la visualizzazione della sua assenza avrei riacquistato il controllo delle mie emozioni. E di conseguenza dei miei desideri. Dovevo concentrarmi sulla sua assenza e immaginare che mi parlasse. Al suo ritorno dovevo riferirgli cosa immaginavo che c'eravamo detti.
-Uhm. Grugnì Santoro. Un metodo di cui non avevo mai sentito parlare. Avvocato, mi conceda un'ultimissima domanda alla signora, posso?
L'avvocato Villa disse a denti stratti-d'accordo. Poi però basta.
-Signora, questa informazione me la deve...Dov'è suo marito?
-Mio marito? E' in giro per il mondo. Tiene convegni con la sua associazione.
-Immagino già quale sia l'argomento, vero?
-Vampirismo, disse la Semenzato.
Santoro stette un po' a congetturare. Pensò che il racconto della Semenzato fosse molto strano. Ad ogni modo si congedò dalla Semezato e dal suo avvocato e uscì dalla stanza.
-Pronto, Cazzaniga? Sono Santoro.
-Sciur Marescial, lo so, ho visto il numero sul cellulare.
Santoro bestemmiò mentalmente in silenzio e maledisse la sua fondamentale natura di tecnoleso.
-Senti, fammi una ricerca sul dottor Mazzoleni, lo psichiatra della signora Semenzato: vita morte e miracoli. Un'altra cosa...
-Sì, sciur Marescial?
-Abbiamo degli esperti informatici?
-Certo. Perchè?
-Manda ad analizzare i tracciati dei tassisti uccisi. Voglio sapere quando si sono fermati e dove...
-'Gnorsì...
-Ah, Cazzanì...PER IERI!
Ore 18 di un venerdì. Aprile. Comando Legione Via della Moscova, Milano. Il maresciallo Santoro aveva convocato il dottor Mazzoleni nella stanza degli interrogatori. Era presente anche il Capitano Gianuli. Che si era già lamentato per le lungaggini dell'inchiesta.
Il dottor Mazzoleni si era presentato puntuale. Sorrideva in modo innaturale. Santoro non ci giurò, ma in quel momento sembrava un paziente di se stesso.
-Maresciallo...Capitano...A cosa debbo l'onore? Ah, avete poi arrestato la signora Semenzato?
-Non ancora, disse Santoro. Gianuli lo lasciava fare.
-Senta, dottor Mazzoleni, dove andava quando lasciava la signora Semenzato da sola nel suo studio?
-Che domanda strana? Ero nel retro del mio studio. La spiavo. Ne studiavo i comportamenti. La signora Semenzato parlava da sola.
-Interessante, disse Santoro, ma non mi ha convinto.
-Perchè, maresciallo?
-Perchè io so che l'assassino dei due tassisti è lei.
A quell'affermazione di Santoro, Mazzoleni restò in silenzio. Si fece serio.
-Immagino abbia delle prove. Io sono uno psichiatra molto potente, nella mia categoria. Ed ho collaborato anche con molti giudici, per delle perizie. Una mia parola e voi due passereste un brutto quarto d'ora.
-Davvero? Disse Santoro con tono sarcastico.
Gianuli stava per dire qualcosa, ma Santoro, con un gesto della mano lo stoppò.
-Dottor Mazzoleni, mi dica una cosa, lei da piccolo è stato abusato?
Mazzoleni taceva.
-Risponda alla domanda.
-Cosa c'entra questo. Non si rovista nel privato delle persone, dovrebbe saperlo. E' molto scorretto.
-Dipende, dottor Mazzoleni, dipende, disse Santoro.
-Comunque, sì...Sono stato abusato dal mio patrigno.
-La prego di credermi. Me ne dispiace molto. E, mi dica un'altra cosa...Dottor Mazzoleni, lei è sposato?
-Sono vedovo, rispose Mazzoleni.
-Come è morta sua moglie?
-Mia moglie è morta di incidente stradale...Ma lei questo lo sa già...
-Ci può giurare, che lo so...Il mio collega Cazzaniga è un ottimo segugio: il migliore, quando si tratta di scovare informazioni sul passato di qualcuno.
Mazzoleni si fece serio. Il suo viso si atteggiò dapprima a dispiacere, poi mostrò panico.
-Senta, possiamo stare qui tutta la notte, se vogliamo, noi tre. E anche domani e dopodomani. Finchè non vuota il sacco. In questo momento gli uomini della squadra scientifica stanno rivoltando come un calzino il suo appartamento...Be', se non vuole aggravare la sua posizione, mi pare che le convenga vuotare il sacco.
-Cosa vuol sapere? Chiese Mazzoleni. Tremava.
-Corrisponde al vero che lei intratteneva con la sua paziente una relazione intima?
Mazzoleni titubò un poco, poi ammise con un gesto del capo.
-E, corrisponde al vero che lei ha di proposito fatto trovare un capello della signora Semenzato sul luogo del secondo omicidio di uno dei due tassisti uccisi?
Mazzoleni non disse niente.
-Ha sistemato i cadaveri dei tassisti uccisi in quella posizione perchè assomigliassero al quadro di Munch di cui vi sono alcune riproduzioni nell'appartamento della signora Semenzato?
Mazzoleni sorrise debolmente.
-E, se mi permette, dottor Mazzoleni, corrisponde al vero che si sia servito di una forchetta da barbecue trovata nella cucina della signora Semenzato per infilzare i due tassisti cui ha squarciato la gola, per far credere che si trattasse dell'opera di un vampiro? Tra parentesi, deve averla rimessa al suo posto poco prima della perquisizione ...Dato che lei lì era di casa...Con un marito sempre fuori per convegni...
Mazzoleni taceva. Guardava il pavimento a capo chino.
-Insomma, facciamola breve. Abbiamo fatto analizzare i tracciati di google maps dei due tassisti. Erano stati fermi un'ora davanti a casa sua. In attesa che la signora Mazzoleni terminasse la seduta. In un paio di queste sedute lei si è assentato con la scusa di quella baggianata dello stare soli in silenzio. E' sceso in strada. Ha cloroformizzato i poveretti e gli ha fatto il lavoretto, vuole forse negare tutto questo? Senta, risparmiamo tempo, CONFESSI E NON CI FACCIA FESSI, urlò Santoro.
-Un particolare, non mi è chiaro, continuò incalzante Santoro. Perchè ha ucciso il primo tassista in zona Stazione Centrale? Forse non era previsto? Ha agito d'impulso? O l'ha fatto per sviare le indagini?
Mazzoleni a quel punto disse-voglio il mio avvocato.
Santoro guardò Gianuli. Gianuli fece un gesto come per dire di andare avanti.
-E a che le serve il suo avvocato? Lei è colpevole di omicidio. Di due omicidi.
-Io sono solo colpevole delle cose che ho subito e che mi hanno reso il mostro che sono, disse Mazzoleni, all'improvviso.
-Ah, allora confessa, disse a quel punto Gianuli.
-Che cosa dovrei confessare? Sono le circostanze che hanno mosso le mie azioni, urlò Mazzoleni.
-C'è sempre una scelta, amico mio, disse Santoro. C'è sempre una scelta, ripetè quasi a se stesso. E lei ha fatto la sua. E ora deve pagare le conseguenze. Cosa direbbe alla famiglie delle vittime? Che ha ucciso per vendetta nei confronti del genere umano?
Mazzoleni chinò il capo. La sua era una tacita ammissione di colpevolezza. Non sarebbe mancato molto che avrebbe firmato la propria confessione. Probabilmente era già oltre tutto quello che gli stava accadendo. E stava già pensando a come manovrare con il suo avvocato per dichiararsi infermo di mente. Pensava tutto questo, Santoro, mentre tutt'altro che eccitato per la chiusura del caso, metteva in ordine la cartelletta zeppa di appunti aperta sulla scrivania che aveva davanti a se e che lo separava dal Mazzoleni.
A quel punto Gianuli fece una domanda a Santoro-maresciallo, io non ho capito una cosa...perchè scegliere di assassinare dei tassisti?
Santoro scrutò il capitano. Poi dette una scorza a Mazzoleni.
-Già...Anche a questo c'è una risposta. E anche se non l'abbiamo accertato, con Cazzaniga, siamo quasi sicuri.
-Di cosa, chiese Gianuli.
-La moglie del Dottore, qui...E' morta di incidente stradale, no?
-Certo, disse Gianuli.
-Immagini su che auto viaggiava...Disse Santoro.
A Gianuli arrivò il fosforo al cervello.
-Era un taxi, vero?
-Già, disse Santoro. Si alzò in piedi, prese la cartelletta con gli appunti e si avviò verso l'uscita. Il suo compito era terminato. Ora toccava alla legge, alla giustizia. E spesso entrambe non si contemperavano a dovere. Ma questa era un'altra storia. E lui era semplicemente uno dei tanti investigatori della benemerita. Cambiare il mondo non era affar suo.
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