Il ministro dell'interno
-Sciur Marescial l'è successa una cosa brutta. Era Cazzaniga. Santoro aveva risposto al telefono con voce assonnata.
-Che c'è, Cazzanì, che è successo?
-Sciur Marescial. Nel palazz de la region c'è uno con una bomba. Tiene tutti in ostaggio.
-Cazzanì, ma che ore sono?
-Sette e mes, perchè?
-Non sono orari in cui uno prende in ostaggio della gente. Io dico, ci vuole una decenza anche nel crimine!
Il Maresciallo Ambrogio Cazzaniga, della Sezione Omicidi dei Carabineri della Legione di Via Moscova, Milano, non disse niente. Era il più fidato collega del Maresciallo Santoro. Meno anziano, per cui tendeva a dargli del lei. Pur senza rinuciare al suo perenne intercalare milanese. Santoro invece era pugliese. A Milano da trent'anni. Ma ci aveva messo una vita per capire Cazzaniga. E alla fine lo capiva qualsi al volo. Google Translate sarebbe arrossito, al confronto, gli disse una volta Cazzaniga. Be', se dici questo vuol dire che non ti capiscono nemmeno i milanesi, aveva risposto il Maresciallo Gabriele Santoro. Non senza che prima si fosse fatto spiegare che cosa fosse Google Translate. Data la generazione a cui apparteneva, Santoro era praticamente tecnoleso. Ma la cosa non lo preoccupava. Poteva sempre contare su Cazzaniga. Un po' più giovane e cacciatore di corsi d'aggiornamento.
***
Ore otto circa. Santoro odiava fare le cose di fretta. Dalla bocca della metro di Piazzale Duca D'Aosta, attraversò l'impiantito di pietra levigata. Passò in mezzo alle due solite
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camionette dell'Esercito di servizio dentro le quali i militi sbadigiavano della grossa. Evidentemente non erano stati allertati, oppure Cazzaniga chissà cosa s'era bevuto. Comunque gli parve strano. Non aveva potuto fare colazione per cui gli girava la testa. Oltre che gli zebedei. Ma la seconda cosa era normale. Attraversò via Melchiorre Gioia. Traffico intenso già a quell'ora. Un novembre non ancora freddo come qualsiasi altro novembre, la produzione ripresa già da un pezzo, a Milano. E l'estate era già molto lontana. Dietro il nuovo palazzo della Regione Lombardia, vide un assembramento di pattuglie di Polizia e Carabinieri. Tutti, fra agenti, dirigenti e ufficiali delle varie armi, indossavano giubbini antiproiettile. Scorse Cazzaniga e gli andò incontro.
Cazzaniga era robusto, viso olivastro, brizzolato, un metro e settantacinque circa. Il meridionale tra i due sembrava lui, constatò Santoro. Ma non rise per quella battuta che fece a se stesso. Era un comico senza pubblico. Erano i migliori, pensò. Nessuno sapeva che erano esistiti e si portavano il segreto del loro successo nella tomba. Tanto quelli di successo ci avrebbe pensato il tempo a cancellarli. Tanto valeva diventare comici di se stessi ed avere successo nel breve lasso della propria vita presso se stessi. Quando era nervoso pensava sempre queste cose assurde.
-Sciur Marescial, l'è un maroc...
-Di cosa stai parlando, Cazzanì?
-L'attentatur che è lì denter...
-Cazzanì, c'è stato un attentato?
-No, ancora no.
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-E allora perchè lo chiami già attentatore? Mi devo toccare gli zebedei?
-No, ma che c'entra, sciur Marescial, era così per dire.
-Altra domanda, hai detto che è marocchino? Qualcuno gli ha controllato i documenti?
-Certo che no...è che l'è un arabo...e voi sapete che l'ottanta per cent di questi qui sono del Marocco.
Santoro storse il labbro. Cazzaniga aveva usato una sineddoche tipica, a Milano. Un po' dovunque, a ben pensarci. Ma poi sineddoche ci sarebbe stata su Google Translate? Non c'era il tempo per chiedere a Cazzaniga.
-Ragguagliami sulla situazione, fece sbrigativo, Santoro.
-El maroc...insomma l'arabo, l'è entrà denter al palazz de la region. Ha chiuso l'ingresso. E si è barricato dentro. Il Commissario Salvemini ha avviato le trattative. Per telefono. Parla da un cellulare.
-Chi, parla da un cellulare...Cazzanì, spiegati bene, fece Santoro.
-L'arabo ha un cellulare... e, non so come ha chiamato il Commissario; e ora stanno trattando.
-Ho capito, devo parlare con questo Salvemini. Portamici.
-Subìt, sciur Marescial.
-Cazzanì...evita di ripetere ossessivamente sciur Marescial..
-U capì sciu...Maresciallo...
Cazzaniga si fece largo fra gli agenti che erano lì ammassati al riparo dietro le auto frapposte di lato o in diagonale a fare
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da barriera a eventuali attacchi con armi da fuoco.
Salvemini era sui 40. Impermeabile bianco immacolato. Nessun capello grigio. Abbronzatura da lampada. Aveva uno smartphone avvitato all'orecchio.
-Non ti capisco, parli inglese? Stava dicendo.
-Cazzo, questo parla solo arabo, urlò Salvemini verso gli agenti appostati. Forse sperando che qualcuno parlasse arabo.
-Visto cosa significa essere ossessivamente contro l'integrazione? Disse Santoro.
-E lei chi cavolo è? Fece Salvemini.
-Sono il Maresciallo Santoro, Legione dei Carabinieri di via Moscova, omicidi.
-Ah, scusi...non la conoscevo.
-Non c'è problema. Capisco che stia gestendo una situazione molto delicata.
-Si, ma lei cosa fa qui, cosa vuole? Disse scorbutico, Salvemini.
-Be', intendo aiutarla...sempre se lei non pone un problema di conflitto di attribuzioni.
Salvemini chiuse la comunicazione con l'arabo.
-Dunque, Maresciallo, vediamo di capirci. La situazione è questa: stamattina presto un arabo è entrato nel palazzo. Era armato e forse indossa una cintura esplosiva, di quelle che indossano i kamikaze. Ha parlato con qualcuno, lì dentro, non so con chi e alla fine mi ha telefonato. Credo che mi abbia individuato come interlocutore. Sono nella merda più nera!
-Che cosa vuole? Tagliò corto Santoro.
-Se lo capissi potrei dirglielo. Ma parla poco e male italiano
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e arabo. E l'arabo come dice la parola stessa, per me è arabo.
Il commisario anche era un comico. Ma non per se stesso. Aveva ambizione di esserlo anche per gli altri, pensò Santoro. Finirà per non essere ricordato nemmeno da se stesso.
-Cazzanì, guadagnamo tempo. Telefona al Cin Cin bar. Chiedigli se c'è Ahmed. Salvemini era al telefono, ma assisteva a tutti questi traffici tra l'ammirato e lo stranito. Ma che razza di gente erano, quei carabinieri, sembrava pensare.
***
Dieci minuti esatti dopo, Ahmed apparve in zona. Accompagnato da Cazzaniga superò la spessa coltre di divise e giubbotti antiproiettile, mitra e fucili di precisione. Cecchini appostati sui palazzi non ce n'erano, un po' per impreparazione ad un evento del genere e un po' perchè gli altri palazzi erano più bassi del grattacielo della Regione Lombardia.
-Ciao Ahmed. Lui è il Commissario Salvemini, disse Santoro.
Ahmed accennò un saluto con un gesto del viso.
-Chiamiamo, disse Santoro. Salvemini schiacciò un tasto del suo smartphone. Quando dall'altra parte risposero dette il telefono in mano a Santoro. Santoro lo dette ad Ahmed.
-Mi raccomando, Ahmed. Vogliamo sapere cosa vuole, che intenzioni ha. Di che nazionalità è...vita ed opere.
Ahmed prese il telefono e attaccò a parlare in arabo. Salvemini guardava la scena con una certa preoccupazione. Gli era stata affidata, suo malgrado, la responsabilità dell'operazione. Parlarono fitto per un quarto d'ora circa. Poi Ahmed chiuse il telefono e lo riconsegnò a Santoro. Santoro lo riconsegnò a
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Salvemini.
-Allora? Fece il Maresciallo.
-E' palestinese. Vuole liberazione di Gaza. Se israeliani non escono da territori occupati lui fare saltare in aria.
-Fare saltare in aria cosa, esattamente? Chiese Santoro.
-Tutto il palazzo e tutti che sono dentro palazzo.
-Ma è pazzo, disse Salvemini preoccupatissimo. Dobbiamo entrare e prenderlo.
-Bravo, così lui si fa esplodere e insieme a lui il palazzo, quelli che sono entrati e noi che siamo qui...Commissario, mantenga la sua freddezza, disse Santoro.
-Altra cosa. Lui parlare in italiano, disse Ahmed.
-Cosa? Disse Salvemini. E come mai con me non parlava una parola in italiano?
-Lui non fidare di te, disse Ahmed sorridendo.
-Questo qui , ride pure, disse il Commissario.
Santoro restò qualche secondo a riflettere, poi chiese ad Ahmed-secondo te lo farebbe?
-Secondo me farebbe. Lui shaid, lui ha giurato su Allah. Pronto a morire per Allah.
-E che c'entrano i palestinesi con Allah? Chiese Salvemini.
-Territori dove ci sono arabi è terra santa. Via tutti stranieri, offendono Allah.
-Anche tu pensi questo?, gli chiese Santoro.
Ahmed nicchiò qualche secondo. Poi disse-non essere importante cosa pensare io. Lui detto che farà questo. Lui farà. Siamo tutti nella mani di Allah. Io ora andare via.
-Ma come, non vuoi morire anche tu per Allah?, disse Santoro
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sarcasticamente.
-Allah non dare da mangiare a mia famiglia, disse Ahmed.
-Sentite ho un'idea, disse a quel punto il Maresciallo pugliese.- Forse c'è un modo per evitare una strage. Potrebbe morire una persona sola. Oltre all'attentatore, aggiunse.
-In che modo? Chiese Salvemini interessato.
-Chiediamogli uno scambio. Uno di noi, un occidentale...importante però. Uno la cui perdita potrebbe spostare equilibri politici. In cambio lui libera tutti i dipendenti della Regione che tiene in ostaggio. E tutti qui, si allontanano di qualche isolato. Preparandosi al peggio. Non vedo altra soluzione. Conosco i miei polli e se quello è uno shaid, un martire, non c'è verso... si farà esplodere.
-Non credo sia una buona idea, disse Salvemini. Cazzaniga taceva. Assisteva al ping pong verbale fra i due uomini.
-Perchè? Chiese Santoro.
-Nessun politico si consegnerà mai per salvare i dipendenti della regione...anche se questo io non l'ho mai detto, disse Salvemini.
-Io però l'ho sentito, disse Cazzaniga.
Santoro sorrise.
-Non si consegnerà nessun politico...ammesso che il nostro
amico accetti...questo deve essere chiaro.
-Non la capisco, Maresciallo, che sta dicendo?
-Lo so io che sta dicendo. Sta lavorando al suo suicidio, disse Cazzaniga. Conosceva a menadito il Maresciallo pugliese e il suo modo di pensare. Di agire.
-Non vi capisco, confermò Salvemini.
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Questo è di coccio, pensò Santoro. Poi fanno le barzellette sui carabinieri. A far ridere però è la polizia. Se ha dirigenti così...
-Commissario...sarò io a propormi per lo scambio. Ma a lui diremo che sono il Ministro dell'Interno. Dubito che il palestinese abbia mai visto in faccia il nostro Ministro dell'Interno.
-Io non ci giurerei. Questa gente fa corsi di aggiornamento, studia gli obbiettivi, li fotografa. Secondo me è un rischio. Se conoscesse il Ministro dell'Interno? Disse a quel punto Salvemini.
-Beh, correremo il rischio. L'importante è che accetti. Una volta liberi tutti, sarà un problema mio, disse Santoro. Soprattutto se fosse stato vero quello che andava dicendo Salvemini, sulla conoscenza del nostro Ministro dell'Interno, da parte del terrorista. Anche perchè era una donna. Ma questo a Salvemini non lo disse. Nella sia pur grave situazione il comico che era in lui scoprì che c'erano altri comici più bravi di lui. E per di più involontari.
-Tentiamo, Commissario? Che dice? Chiese Santoro.
-Io non sono d'accordo, disse Cazzaniga.
-Tu sei di grado inferiore al mio, per cui non puoi dirmi cosa fare.
-Ah, questa è bella. Prima non le dovevo dare del lei o del voi e non la dovevo chiamare sciur Marescial, perchè eravamo colleghi. Ora son passà al grado inferiur?
-Cazzanì, per favore, non ti ci mettere anche tu...stai tranquillo. So quello che faccio, disse Santoro. Cazzaniga però
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non si tranquillizzò. E Santoro capì che ormai lo conosceva come le sue tasche. Perchè aveva capito che Cazzaniga aveva capito che lui, Santoro, non aveva la più pallida idea di come sarebbe uscito da quella situazione. Se intero o a pezzetti. Molto probabilmente, comunque, nel classico vestito di legno buono per quelle occasioni.
Salvemini disse che si poteva tentare. Ma che se fosse fallito il tentativo, avrebbe fatto piazzare dei cecchini sui palazzi di fronte. Che erano più bassi del grattacieo della Regione Lombardia. E presumibilmente il terrorista, in previsione, si era trincerato all'ultimo piano. Un altro piano inutile. Un piano debole. A lui, invece, a Santoro sarebbe piaciuto un piano forte. Scritto tutt'unito. Gli sarebbe piaciuto suonarlo. Per questo era diventato un fedele ascoltatore di musica classica: pianoforte in particolare. Pianoforte suonato da belle donne era il suo paradiso preferito. Ed era sulla terra. Ma chi sa se l'avrebbe rivisto prima di uscire a pezzetti e in un vestitino di legno. C'era solo un modo per saperlo. Entrare lì dentro e disarmare il terrorista.
Dettero lo smartphone ad Ahmed. Il marocchino schiacciò il tasto indicatogli da Salvemini memorizzato con la
parola”marocchino”. Un secondo prima Ahmed guardò il Commissario. Per loro erano tutti marocchini, gli arabi. Non capivano niente. Con questa gente a capo delle forze dell'ordine avrebbe potuto continuare a fare i suoi loschi affari per sempre. Vendeva hashish, e mai avrebbe venduto altro. Per questo Santoro lo tollerava. E si serviva di lui di quando in quando come informatore.
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Poi parlò con il terrorista. Gli spiegò la situazione e ci aggiunse qualcosa di suo, per invogliare il palestinese ad accettare. Probabilmente disse che il tizio che si sarebbe consegnato in ostaggio era un pezzo grosso, molto importante per il governo italiano e che per liberarlo si poteva pensare che avrebbero imposto agli israeliani di liberare per sempre Gaza. Santoro non capiva l'arabo, ma conosceva Ahmed e le sue abilità di venditore. Spesso di frottole. Ma persino le frottole devi essere buono a venderle, pensò.
Ahmed terminò la telefonata.
-Be'? Che ha detto, accetta? Chiese Salvemini, impaziente.
Cazzaniga sperò che non avesse accettato. E anche Santoro, in fondo in fondo.
Ahmed non si decideva a rispondere. Si accese una sigaretta.
-Sì, disse, all'improvviso. Loro sono così. Credono a tutto. Perchè non hanno nienti da perdere. Sono già morti. E se muoiono uccidendo una persona importante, un politico, per loro è meglio che uccidere gente come loro. Del popolo. Mi capisci?, fece Ahmed rivolto a Salvemini.
Santoro cominciò ad entare nell'ordine di idee. Stava anche entrando in una valle di lacrime. Ma non lo disse a nessuno
dei presenti.
-Lui detto fare uscire tutti, quando Ministro entra, aggiunse Ahmed. Era regolare, pensò Santoro, fanatico per quanto si voleva, ma mica stupido. Non fino a quel punto.
Salvemini organizzò il tutto. Disse ai suoi uomini di indietreggiare. Cazzaniga lo disse ai Carabinieri. Il capitano Gianuli era assente per ferie. Meno male, pensò Santoro. C'era
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un suo sostituto. Il Capitano Sotri. Che fece come disse Cazzaniga che gli aveva detto che era un ordine del commissario Salvemini. Che fino a prova contraria aveva la responsabilità dell'operazione.
Santoro tirò fuori la beretta d'ordinanza e la consegnò a Cazzaniga.
-Ambrò, trattamela bene, mi raccomando.
-Sciur Marescial, te se propri matt, disse Cazzaniga.
-Tanto torno, non ti preoccupare.
-Non sappiamo come, però, disse duro Cazzaniga.
Santoro attraversò lo spiazzo antistante la volta a botte sulla quale reggeva il palazzo della regione e si avviò verso l'ingresso principale.
Davanti alle porte di cristallo, provò a spingerle. Si aprirono facilmente. O non erano state bloccate, mai, o qualcuno era stato mandato ad aprirle. Qualcuno che aveva qualcun altro di caro, tenuto in ostaggio. Di modo che fosse costretto a non darsela a gambe.
Entrò sotto lo sguardo terrorizzato di vari impiegati che se ne stavano seduti ai loro scranni burocratici, semiparallizzati dalla paura.
Era strano vedere tutta quella gente immobile controllata da un solo uomo. Che nemmeno vedevano. Infatti anche Santoro non vedeva nessun terrorista. Tanto che ad un certo punto mentre camminava, fece ad uno della vigilanza che stava lì imbambolato anche lui- ma dov'è il terrorista?
-E' all'ultimo piano.
-E perchè voi non uscite, non scappate?
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-Quello ha minato tutto il palazzo. Se uno esce lui fa saltare tutto. Lì dove sta lui adesso è in una stanza dove con le telecamere controlla tutto.
Santoro temette che il terrorista potesse aver visto le sue manovre con Ahmed, Salvemini e company. Ma poi si tranquillizzò pensando che non poteva aver sospettato niente. Anzi, l'idea che un uomo in borghese si rechi nel luogo in cui si sta per commettere un crimine, parli con chi sta gestendo la situazione e finisca per suggerire uno scambio, suggeriva anche che poteva trattarsi benissimo di un dirigente di alto livello, persino di un Ministro. Ma non la dette a bere a se stesso. Questa gente, i terroristi,non erano degli sprovveduti. Nessun Ministro di un qualunque paese occidentale si sarebbe consegnato per salvare altre persone, in cambio. Ufficialmente perchè non si tratta con i terroristi. In realtà perchè non avevano abbastanza attributi per farlo. E comunque ora era dentro. Era in ballo e avrebbe ballato. Si sarebbe visto se era plausibile come Ministro. Prese l'ascensore e schiacciò il pulsante dell'ultimo piano. Sul tasto c'era scritto proprio così “ultimo piano”. Sembrava il titolo di un film sulla sua morte.
Arrivato all'ultimo piano, dopo vari minuti, uscì dall'ascensore. Una ragazza bionda e carina lo prese in consegna. -Lui la sta aspettando, signor Ministro, disse la ragazza. Uhm, pensò Santoro, gli impiegati se l'erano bevuta, a quanto pareva. E in sovrappiù c'era che nessuno nel suo paese sapeva che il ministro dell'interno fosse una donna. Non poteva deprimersi più di quanto non lo fosse già per tutta la vicenda.
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La ragazza lo fece entrare in una stanzetta. Dentro c'erano
altre persone. Tutte donne. Segretarie, pensò di primo achito.
C'era una scrivania e dietro una scrivania c'era lui. Il terrorista.
-Buongiorno, sono il Ministro dell'Interno, disse Santoro.
L'uomo, un giovane arabo che Ahmed aveva detto essere palestinese,aveva in mano una specie di maniglia. La manigia era collegata ad un cavo il quale si insinuava sotto la giacca del vestito. Un vestito elegante all'occidentale. Sotto la giacca ci doveva essere l'esplosivo. Presumibilmente al plastico, pensò Santoro. Applicando a quella situazione la legge di Murphy.
-Se tu sei il Ministro dell'Interno, io sono Aladino, disse il giovane. Il vostro Ministro dell'Interno è una donna, aggiunse.
Lo sapevo, pensò Santoro. Salvemini aveva ragione. A volte succede anche agli stupidi. Che a dire baggianate ogni tanto ci azzeccano. Gli seccava che l'occasione azzeccata fosse quella.
-Quindi non libererai tutti gli ostaggi? Chiese Santoro.
-Certo. Io sono un uomo di parola. Al contrario di voi. Di LEI!.
-Uscite tutti, aggiunse il giovane. In men che non si fosse detto si scatenò una baraonda. Poco dopo, Santoro si voltò a dare un'occhiata fuori. Quell'uomo era un genio. Aveva creato un domino umano perfetto. Fuori si riversarono centinaia di persone che lavoravano lì in Regione. Seguendo un meccanismo da telefono senza fili, di voce in voce, mano mano che dall'ultimo piano a seguire gli impiegati passavano l'informazione che si poteva uscire.
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-Ma le porte non erano minate? Disse Santoro.
-Ci può giurare, disse il giovane. Poteva avere una trentina d'anni, viso duro, spigoloso. Atteggiamento ieratico, da fanatico.
Mentre Santoro osservava dalla finestra il torrente umano che si allontanava, tornò ad osservare il terrorista.
-Mi chiamo Mohamed Salah, sono palestinese. Per rispondere alla sua domanda...sì, le porte sono minate, ma sono io che posso farle esplodere. O non esplodere. Ho le vostre vite, tutte, in questa specie di freno di bicicletta, disse. E sollevò la maniglia collegata all'esplosivo al plastico. Santoro raggelò. Stavolta non sapeva proprio come ne sarebbe uscito. E accontentarsi di sapere com'era entrato non gli rallegrò la giornata, in quel momento.
-Eccoci qua, disse Santoro. E adesso che cosa conti di fare? Hai capito che non sono un Ministro...quindi di me non puoi fartene niente. Tanto vale che lasci perdere tutta questa faccenda. Non crederai mica che un'azione come la tua potesse servire a liberare Gaza, vero?
-Vero, disse Mohamed. Ma la mia vita è ormai segnata. Ho fatto
la mia scelta. Sono uno shaid. Un martire. Devo morire per la gloria di Allah. La mia famiglia sarà onorata e nessuno di loro dovrà più morire. Perchè hanno già sacrificato un figlio, un soldato di Allah.
-Aspetta un attimo. Ancora non è successo niente, disse Santoro.
-Oh, ma succederà. Fidati, uomo, succederà.
-Ma perchè fai questo? Perchè sacrifichi la tua vita?
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-Sono palestinese. Il mio popolo è oppresso. Prigioniero,
torturato, occupato...i coloni ebrei comprano terre a prezzi stracciati e ci cacciano per abitarci loro. Se reagiamo ci sparano addosso, ci bombardano.
-Tutto giusto e in parte vero, disse Santoro. Ma pensi che con questo gesto, facendoti esplodere, cambierai qualcosa?
-Non lo so. Io sono un soldato di Allah, obbedisco a lui.
-Non credo. Tu obbedisci a uno sceicco figlio di puttana che manda giovani come te a morire per i suoi sporchi interessi di potere. Un senza scrupoli cui importa della Palestina quanto a una mucca di una lepre.
-Poetico, disse Mohamed. Ma non mi ha convinto. Parlava un italiano pressocchè perfetto, quasi senza inflessione.
-Dove hai imparato a parlare in italiano?
-Sono nato in Italia. Miei genitori hanno avuto me qui.
Un altro della generazione Balotelli. Ma perchè anche lui non aveva imparato a giocare al pallone? Pensò.
-Non hai motivi per fare tutto questo. Non sei neanche palestinese, disse Santoro alla disperata.-E poi, aggiunse, ci siamo solo tu e io, in questo palazzo. Non avrai nessun
vantaggio a farci esplodere. Potevi farlo prima. Ora non ha più molto senso, non credi?
-Al contrario. Farò esplodere questo grattacielo e sarà una grande vittoria per Allah, disse Mohamed.
-Se volevate colpire gli islaeliani bastava invitare tutti a non comprare più pompelmi Jaffa, disse Santoro. Aveva esaurito tutte le munizioni dialettiche. Era alla frutta. Per quello stava citando il pompelmo Jaffa? Il comico interiore si stava
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rifacendo vivo.
Osservò Mohamed. E la maniglia che aveva nella mano destra. Sembrava già pronto a schiacciarla. Con il fanatismo era una battaglia persa. Ci aveva provato e aveva perso. Doveva cambiare strategia. Era un uomo di cinquant'anni e ne aveva viste e passate tante. Era abbastanza freddo, in certe situazioni. Le pagava dopo, le conseguenze. Avrebbe avuto un attacco di colite. Forse il disturbo che lo affliggeva da una vita sarebbe diventato ancora più cronico, dopo quella storia. Oppure sarebbe morto e buonanotte al secchio. E alla colite.
Era a cinque metri dal palestinese. Dall'italo-palestinese. E aveva esaurito le cartucce verbali. E la pazienza. Sarebbe morto da eroe. O da stronzo. A seconda dei punti di vista. Aveva salvato molte vite umane. Ma stava sacrificando la sua. Molti di quelli che aveva salvato non si sarebbero nemmeno ricordati di lui. Forse all'inizio. Poi moglie e figli, bollette da pagare, i genitori in un'ospizio, la vita li avrebbe riassorbiti nel gorgo del tran tran quotidiano.
Con un balzo insospettabile, per la sua età, le sue capacità ginniche, la pancetta da dieta mediterranea e la corporatura
tutt'altro che atletica, raggiunse Mohamed. Il quale restò sorpreso del gesto di quell'uomo di mezz'eta. Che era comunque pur sempre un Maresciallo dei Carabinieri. Che non rideva alle barzellette sui Carabinieri.
Mentre era in volo, a Santoro, gli passò la vita davanti. Sarebbe potuto starsene a casa, ad ascoltare Yuja Wang, la pianista cinese, mentre suonava Rachmaninov, immaginandola seduta al pianoforte con lo spacco alla gonna già corta di suo,
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dopo aver divorato un piatto di orecchiette di farina nera al
sugo di pomodoro. Avrebbe potuto leggersi un libro, qualsiasi libro, purchè non fosse un giallo. Li odiava. Qualunque cosa lo tenesse attaccato alla vita e lontano dalla colite. E invece era lì, in volo, verso la morte.
Planò addoso a Mohamed e cercò di afferrare la maniglia a cui era collegato l'esplosivo al plastico che il palestinese aveva addosso. Cercò di impossessarsene. Ma non ci riuscì. Ora Mohamed poteva schiacciarla e buonaotte al secchio. E a Santoro. Con tutto il circo equestre di pianiste, orecchiette, libri e colite.
Mohamed schiacciò la maniglia e Santoro chiuse gli occhi.
Non successe niente. Mohamed schiacciava la maniglia ma non succedeva niente. Santoro stava per avere un attacco di colite.
Ma si riebbe. Mollò un manrovescio a Mohamed che restò stordito. Poi si alzò in piedi e gli sferrò un calcio nelle parti basse. Mohamed accusò il colpo. Scoppiò in un pianto inaspettato. Santoro lo guardava, in piedi, ormai. E Mohamed lì, in terra, steso. Dolorante e piangente.
Tirò fuori dall'impermeabile milk&cofee il suo antico Nokia. La Zanna di Dinosauro, lo chiamava. Era l'unico nell'Europa Occidentale ad usare ancora quel tipo di telefono.
Nell'era dei videotelefoni.
Chiamò Cazzaniga.
-Ambrò, entrate. Ultimo piano, seconda stanza a destra. Fate presto.
-Sciur Marescial, tutto a posto?
-Cazzanì, ancora lì sei? Sbrigati.
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Dieci infiniti minuti dopo, Santoro vide entrare Cazzaniga e
Salvemini, nella stanza.
Cazzaniga si occupò di mettere le manette a Mohamed.
-Complimenti, fece Salvemini, ma come ha fatto a disarmarlo?
-E chi le dice che l'abbia disarmato?
-No...pensavo, disse Salvemini.
-Il Maresciallo l'è un eroe, disse Cazzaniga.
-Cazzanì, non dire cazzate, disse Santoro. Ora devo andare, aggiunse. E si mosse velocemente.
-Dove va, Maresciallo? Fece Salvemini. Ci lascia così senza raccontarci come ha fatto a disarmarlo? Lei ha salvato tutti. Sinceramente non credevo che ce l'avrebbe fatta. Che metodo ha usato?
-Culo, disse Santoro. La bomba non è esplosa.
Salvemini non disse niente. Cazzaniga fece strada.
-Da questa parte, sciur Marescial, i bagni sono in fondo a destra. Era proprio vero, pensò Santoro, quando si diceva che gli amici si vedevano nel momento del bisogno.
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