lunedì 7 giugno 2021

Lisboa 21

 Sera. Santoro era in giro per Bairro Alto. Case ad un piano, 

strade strette e nugoli di ragazzi con bicchieri di plastica in 

mano che bevevano birra o altro. Si avvicinò ad uno di loro. Era 

un giovane lisboeta  dal look alla Bob Marley. 

-Scusa, amico, sai dove c'è del movimento, da queste parti? 

Chiese.

-Qui è tutto un movimento, rispose. Cosa cerca di preciso?

-Coca, rispose Santoro senza mezzi termini. Aveva fretta, non 

aveva più voglia di giocare pulito.

-A me non piace quella merda. Io fumo erba. Comunque se 

proprio ci tiene...lo vede il vicolo in fondo alla strada. Lì a 

sinistra c'è un posto dove vendono solo cocktails superalcolici. Si 

chiama "Barrito alcolico". Prova lì, disse il giovane.

-Grazie, disse Santoro. E si diresse nel luogo indicatogli.

Arrivato a destinazione, fuori dal locale c'erano un pò di ragazzi 

che bevevano. Erano vestiti decisamente in modo più cool. 

Eleganti, camicia, pantaloni leggeri estivi blu. Portavano 

braccialetti fluorescenti.

Santoro entrò nel bar e si diresse al banco.

-Cosa le servo, gli chiese il barman in portoghese. Aveva i capelli 

corti e un fisico scolpito, sotto la canotta estiva attillata.

-Ho bisogno di un'informazione, disse il maresciallo pugliese.

-Cosa? Informazione? Sei della polizia?

-No. No. Tranquillo. Ho bisogno di qualcosa che mi faccia stare 

un pò allegro.

-Ah..Ho capito. Ma non hai una faccia da consumatore, gli 

bisbigliò in faccia senza sconti, il giovane. La musica , li 

dentro era a palla.

Santoro tirò fuori dalla tasca la foto di Paolo Botelho. Gliela 

mostrò?

-Sai dove trovo questo tizio?

Il giovane dette un'occhiata di sfuggita alla foto dopo di che 

guardò bene in viso Santoro.

-Ripeto, sei della polizia?

-Sono nel commercio, disse Santoro.

Il giovane sembrò rilassarsi. Poteva essere plausibile.

-Può darsi che lo conosca, fece.

-Ho capito, disse Santoro. Mise una mano nella tasca sul retro 

dei jeans e tirò fuori il portafoglio. Estrasse una banconota da 

20 euro e gliela porse.

-Forse lo conosco. Devo un pò cercare di ricordarmi, disse il 

barman.

Santoro gli mollò altre venti euro.

-In fondo a destra. Vicino al bagno. Di solito si siede sempre ad 

un tavolino lì. Ma io non ti ho detto niente.

Santoro incassò l'informazione e assentì, complice, con il capo.

Si infilò nella massa di giovani che affollavano il locale, ragazzi e 

ragazze molto belli ed eleganti. Erano già  quasi tutti piuttosto 

brilli.

Individuò il tavolino. Ed effettivamente Botelho era seduto lì. 

Davanti a lui c'era una ragazza con cui parlava furtivamente.

Santoro si avvicinò velocemente e Bothelo si accorse di lui. Con 

un gesto rapido prese il tavolino rotondo tipico da bar e con una 

forza insospettabile, lo sollevò e glielo scagliò contro. Santoro 

fece appena in tempo a proteggersi con entrambe le mani. Ma lo 

spostamento d'aria lo fece arretrare. E Bothelo ne approfittò per 

infilarsi in un budello aperto tra gli avventori del posto , per 

uscire dal locale. Santoro, riavutosi, dopo un primo momento di 

sconcerto, lo inseguì. 

Bothelo si mise a correre come un ossesso. A giudicare da come 

schivava o spostava corpi di gente incontrata sulla sua 

traiettoria, dove essere completamente fatto. In preda a droghe 

di vario genere. Poteva essere una fortuna, pensò Santoro. 

Bothelo poteva avere tra i trenta e i quarant'anni e 

normalmente, in condizioni abituali, lo avrebbe seminato senza 

problemi.

Bothelo sbandava e oscillava, camminava a zig zag. Che diavolo 

di spacciatore doveva essere, pensò Santoro mentre non lo 

perdeva d'occhio, durante l'inseguimento selvaggio tra i vicoli di 

Bairro Alto, uno che consumava quello che vendeva? Era contro 

le regole. Oppure c'era dell'altro. I pensieri di Santoro erano 

molto più veloci della sua corsa. 

Ad un certo punto, arrivati in una piazzetta, piuttosto buia, 

c'erano delle panchine. Bothelo si voltò e vide che Santoro gli 

stava alle calcagna. Si fermò e lo affrontò con lo sguardo. 

Estrasse una pistola e la puntò verso il maresciallo. Di primo 

acchito, a Santoro, sembro una Cz-99. Una pistola serba che 

sparava colpi a ripetizione come una mitragliatrice.

Porca puttana, affermazione e non definizione, sono fregato, 

pensò. Si acquattò dietro una panchina di marmo, per offrire 

meno sagoma possibile. Ma Bothelo non sparò.

-Che vuoi! Urlò Bothelo tenendo sotto tiro la panchina.

-Voglio solo parlarti, urlò Santoro in portoghese. Il luogo era 

semideserto e nessuno li aveva seguiti. Doveva succedere tutti i 

giorni che qualcuno inseguisse qualcun altro, per litigi causa 

ubriachezza, in quei vicoli notturni della Lisbona alcolica.

Bothelo abbassò l'arma.

-Parla, urlò. Santoro uscì da dietro la panchina. Anche lui aveva 

la sua Glock in mano. Ma non la puntò contro Bothelo.

-Vanessa  Dias, perchè l'hai uccisa?

Bothelo ebbe un sussulto. Puntò la pistola su Santoro. E' finita, 

pensò il Maresciallo. Poi però, per qualche motivo, Bothelo 

riabbassò l'arma. E inaspettatamente fece un gesto. 

-Parliamo, disse. Invitò Santoro ad avvicinarsi.

Era evidente che Bothelo non era lucido. Ma forse un barlume 

di coscienza ancora presente, nonostante il cocktail di droghe 

ingerite, cominciò a farsi strada, in lui.

Santoro prese coraggio e si avvicinò. Si sedettero su una 

panchina, nascosti dal buio di una quercia inaspettatamente 

ospitata dalla piazzetta. Seduti nella stessa panchina, ma ad una 

certa distanza.

Entrambi si puntarono la pistola contro. Bothelo ansimava. Era 

del tutto evidente che aveva il fiatone e che si era fermato perchè 

non era più in grado di proseguire nella sua fuga.

-Chi sei. Come mai conosci quel nome, VANESSA,  gli chiese 

Bothelo puntandogli l'arma addosso.

Santoro capì che se non l'aveva ancora ridotto a brandelli era 

per via del fatto che volesse sapere di più. Capire chi l'aveva 

mandato. Se era un nemico o un complice.

Santoro gli disse chi era. Disse che conosceva Carvalho e disse 

che, era lui, l'uomo dell'inganno di Vanessa Dias. Disse così.

Bothelo restò un pò a riflettere sul da farsi.

-Ho trovato le tue impronte su un mozzicone dov'è stato trovato 

il cadavere di Vanessa Dias.

-Tu non sai in che casino ti stai mettendo, italiano. Non immagini 

nemmeno. Non lo sai che gente c'è dietro.

-Dimmelo tu, disse Santoro.

-Se te lo dico faccio la stessa fine di Vanessa.

Bothelo ansimava. Sembrava sul punto di cedere. Stava seduto a 

mala pena. La pistola storta in mano.

-Sei stato tu a ucciderla? Chiese a quel punto Santoro.

-No. Rispose in automatico, lo spacciatore. Aveva un corpo da 

culturista e ansimava come una vecchietta. Le droghe 

riducevano così. E presto avrebbero ridotto così anche i suoi 

muscoli.

-Chi è stato? Chiese Santoro in tono stentoreo.

-Se te lo dico sono un uomo morto, disse Bothelo. Anzi, sono già 

un uomo morto. Perchè so di Vanessa.

-Cosa sai di Vanessa?

-Io ho portato il corpo sotto la ruota, di fronte alla statua di 

Pombal. Non da solo. Eravamo in tre.  Due sono già morti. 

Capisci cosa voglio dire, italiano?

-Sai com'è morta?

-No, cazzo. No. Ma è come se lo sapessi. So cosa fanno a chi sa 

troppo.

-Sai cosa fanno a chi sa troppo, chi?

Inaspettatamente, Bothelo, si infilò la pistola sotto la cintura dei 

pantaloni.

-Tanto sono già morto. Perchè ho visto la donna morta, fece. 

Si accasciò sulla panchina. Si piegò in due. E svenne.





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