sabato 19 giugno 2021

Lisboa 23

 Mentre era nella sua stanza, il telefono di Santoro squillò. Era Quaresma.

-Maresciallo, come sta? Ci sono stati sviluppi?

-A quelle delle due domande devo rispondere? Chiese Santoro, sarcastico.

-Botelho...L'ha incontrato?

Santoro stette zitto. Stava pensando a cosa sarebbe stato più opportuno rispondere.

-No, disse cercando di essere convincente.

-Non è possibile. Mi riferiscono che c'è stato del movimento in Bairro Alto, poche ore fa.

-Davvero? Be' è una zona di divertimento, non mi sembra che il movimento costituisca una 

novità, no?

Stavolta a tacere fu Quaresma.-Allora niente? Lei non c'entra con un inseguimento di qualche 

ora fa?

-Inseguimento? Non ne sono al corrente. 

-Dobbiamo vederci subito, disse Quaresma.

-E perchè? Non ho nuovi elementi da comunicarle.

-Dov'è, adesso?

-Che le importa dove sono. Non lo dirò certo a lei. Non ho ancora capito se mi posso fidare. Per 

esempio, in che rapporti è lei, con il Colonnello Fonseca? Buttò lì mellifluamente.

Quaresma taccue. Poi disse- che c'entra Fonseca? Vede che dobbiamo vederci per parlare?

-Di cosa?

-Al telefono è meglio di no. Dobbiamo vederci.

-Facciamo domani mattina, disse Santoro. Sono stanco. Ho battuto tutta la zona del Bairro Alto, 

per cercare Bothelo. E senza risultati. E' stato come cercare un ago in un pagliaio.

-E non ha mostrato nessuna foto in giro? Chiese Quaresma inaspettatamente.

-Uhm...Grugnì Santoro. Quaresma, forse ha ragione; incontriamoci domani mattina e ne 

parliamo. Il fatto che abbia mostrato una foto, non vuol dire che l'abbia trovato. Giusto?

-Giusto, disse Quaresma. -Non fa una piega. Ma...Che c'entra Fonseca.

-Me lo dica lei, che c'entra, Quaresma.

Quaresma taceva. I sospetti di Santoro, sul fatto che Quaresma sapesse qualcosa, trovarono 

conferma.

-Mi chiami domani mattina. Le farò sapere dove ci incontriamo, disse Santoro.-Passo e chiudo, 

amico!

Chiuse lo sportellino del Nokia. Si sdraiò sul letto. Accese la radiolina che Merzagora gli aveva 

fatto trovare nella stanza e cercò di sintonizzarsi su una stazione di musica classica. Si trovò ad 

ascoltare nel mezzo la sinfonia numero 6 di Malher. Nel momento del crescendo di violini e fiati. 

Prese la glock da sotto il cuscino e la poggiò accanto, sul materasso del letto sul quale si era steso. 

La faccenda di Carvalho, stava diventando maledettamente seria. Non se l'aspettava. Prese la 

zanna di Dinosauro e chiamò Cazzaniga.

-Sciur Marescial, cum te stet?

-Male, Ambrò, male. Gli fece un resoconto dettagliato dell'accaduto. Poi al termine si sentì più 

rilassato.-Se mi succede qualcosa, almeno c'è qualcuno che sa come stanno le cose, aggiunse.

-L'è inscì, disse Cazzaniga.- Ussignur d'amor acces, perchè dovrebbe accaderle qualcosa?

Aggiunse.

-Non si sa mai. Sto toccando ferro, disse Santoro stringendo momentaneamente la glock. Non era 

mai stato un fanatico del armi, ma in quella circostanza la pistola gli dava una certa sicurezza. 

-Sciur Marescial, cosa vuole che faccia? Chiese Cazzaniga. 

-Cazzanì, ma tu questo Merzagora, com'è che lo conosci?

-Be', l'ho aiutato in un'inchiesta, tanti anni fa. Lui era in Italia. Lavorava per la Cia, in quel 

tempo...

-Sì, infatti, in quel tempo, quando Cesare impose un tributo alla Galilea?

-Non capisco.

-Era l'enfasi da sacerdote che stavi assumendo nel parlare. Mi ricordava un passo biblico.

-Non sapevo che lei fosse religioso, disse il maresciallo milanese.

-A volte lo sono. Quando sono vicino alla morte. In questo sono un uomo medio. Forse non solo in 

questo. Chi lo sa?

-Mi sembrate depresso.

-No, depresso no. E' solo che mi manca la tua compagnia. Mi mancano le nostre chiacchierate. 

-Chiacchierate? Ma se sembra sempre che lei mi voglia fora di ball?

-Ti sei fatto un'impressione sbagliata. Cerco la solitudine, una vola che ho messo in banca la 

solidità di un'amicizia.

-Fischia, siur Marescial, mi sta diventando sentimentale.

-Veramente, Ambrò. Mi posso fidare di questo John Merzagora?

Cazzaniga stette qualche secondo in silenzio. Santoro attendeva una risposta.

-Non lo conosco così bene. Abbiamo solo lavorato insieme. Ed è molto efficiente. Un 

professionista. Ma uno che ha prestato opera nei servizi segreti di tutto il mondo...Be', che le devo 

dire.... C'è comunque da stare in campana. Ripeto, sono passati anni. Però la sta aiutando, no?

-E' vero, mi sta aiutando. Ma potrebbe farlo per usarmi, ad un certo punto. O per vedere cosa so 

delle vicende su cui sto indagando.

-Potrebbe essere. Vuole che le cerco un'altra residenza?

-No. Non serve. Se quell'uomo è efficiente solo la metà di quello che mi hai detto, mi troverebbe 

tempo zero. Piuttosto, come sta Milano? Il Cin Cin Bar?

-Senza lei non è la stessa cosa. Prendersi un aperitivo con Strippoli...Chel lì l'è un terun de 

l'ostia...Non come lei. 

-Be', anch'io sono terrone.

-Voi siete nato in terronia. Ma non siete terun. El terun l'è chel lì che resta terun anche dopo 30 

anni a Milano. O dove diavolo va a capitare. Non si sa adattare. Pensi che l'altro giorno al bar ho 

chiesto un marocchino e lu ma guardà come se avessi ordinato un arabo in carne ed ossa, anzichè 

il classico caffè nel bicchiere di vetro con spruzzata di cacao sopra. 

-Cazzanì, devi ammettere che chiamare così un caffè...Che ti devo dire, un pò razzista lo è, no?

-Può essere, non dico di no. Ma è così che si chiama quel tipo di caffè. Per ordinarlo non puoi 

mica dire mi faccia un caffè nel bicchiere di vetro con una spruzzata di cacao, su, no l'è inscì?

Santoro sorrise.-D'accordo, lasciamo questo dibattito ai deejay radiofonici. Mi ha schiarito le 

idee. Il risultato è che devo stare accorto anche a Merzagora. Non posso fidarmi di nessuno. E ora 

devo anche cercare di incastrare il Colonnello Fonseca. Cercando di capire da che parte sta 

Quaresma.

-Se è un sottufficiale, dalla nostra, sciur Marescial.

-Non è detto. Bisogna vedere se ci sono dei soldi di mezzo. E quanti sono.

-Diavolo di un Marescial, disse Cazzaniga. Chiusero la comunicazione. 

La radio continuava a mandare la sesta di Malher e Santoro distese bene il capo sul cuscino. 

Strinse la glock in mano e cercò di addormentarsi. L'immagine di un uomo sdraiato sul letto, con 

la pistola in mano, mentre ascolta la musica classica, gli fornì la perfetta metafora su cosa 

avrebbe potuto dire, in estrema sintesi, in un dibattito filosofico sulla morte. Se gli avessero 

chiesto quale sarebbe stata la sua posizione sulla morte...Be',,,"supina", sarebbe stata la sua 

risposta.





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