L'indomani mattina, di buon ora, Quaresma chiamò Santoro.
Si accordarono, su proposta di Santoro per vedersi nel
ristorante dove aveva pranzato con Tiago Carvalho. Versò metà
di Rua Augusta. In pieno centro ed in bella vista. Non voleva
correre rischi. Quaresma, dopo qualche titubanza, accettò.
Il ristorante si chiamava, giustamente, "O Polvo", Il polpo, cioè.
Dal momento che era una delle sue specialità più prelibate.
Santoro infatti avrebbe voluto gustarlo con Carvalho, in luogo
del baccalà, dopo il primo giorno del corso Interforze. Corso dal
quale era assente giustificato tramite un certificato medico falso,
procuratogli da Quaresma. E i giorni stavano passando senza
che Santoro cavasse un ragno dal buco. Per di più ora si era
cacciato nei guai. Il suo filmino hard con una mezzofondista
portoghese di belle speranze girato prima che la stessa fosse
trovata cadavere, circolava nei posti di polizia di tutt'Europa.
Santoro sperò che non arrivasse mai in Italia. E mai e poi mai,
alla vista di Gianuli. Quello non aspettava altro. Per farlo fuori.
Il Capitano Gianuli odiava Santoro. Ma di un'invidia
particolare, strana. Gli aveva risolto molti casi e Gianuli se ne
attribuiva, spesso arbitrariamente, i meriti. Ma nonostante
questo non era riuscito a diventare Maggiore. Ne' , sua
preferenza in subordine, a farsi trasferire in Puglia. Per tener
contenta sua moglie. Il suo odio era ambivalente, un mix di
invidia e ammirazione. E poi c'era la faccenda della mancanza
di adesione alla disciplina nella direzione delle indagini. Santoro
indagava per conto proprio, in alternativa e qualche volta in
spregio, alle sue direttive. E infatti il Maresciallo pugliese, ora
temeva che Gianuli si sarebbe scocciato della situazione e
avrebbe scoperto i motivi del suo mancato rientro. Il corso
comunque sarebbe finito di lì a tre giorni. Infatti si era deciso di
protrarre la sua durata complessiva e portarlo a 10 giorni.
Come gli aveva riferito Cazzaniga in una delle numerose
telefonate intercorse fra i due marescialli. Il sogno di Santoro
sarebbe stato quello di terminare la sua inchiesta entro un paio
di giorni e presentarsi nell'ultimo giorno di corso, per assistere
alla sintesi e alle conclusioni. Per poi tornarsene in patria senza
colpo ferire. Ma vedeva, allo stato, tutto ciò impossibile da
realizzarsi. Doveva comunque darsi una mossa. Ma al momento
era in una situazione difficile. E non poteva fidarsi di nessuno,
per di più in un territorio ostile e che non conosceva.
Santoro si fece trovare seduto ad un tavolino del ristorante. La
linea di tavolini era coperta da dei grandi ombrelloni
quadrangolari, che facevano ombra, coprivano dall'umidità e,
all'occorrenza, poteva persino proteggere dalla pioggia.
Quaresma arrivò all'ora prevista. Quasi ora di pranzo. Era
scuro in viso. E non solo per la sua carnagione olivastra. Si
sedette. A malapena salutò Santoro.
-Che c'entra Fonseca? Inaugurò subito la conversazione, il
portoghese, prima che arrivasse la cameriera per le comande.
-Che c'è, Quaresma, qualcosa non va?
-Voglio ricordarti che sei tu che ha qualcosa che non va. Sei
ricercato... Se non ricordo male, giusto?
-Cos'è, una minaccia? C'è qualche cecchino sui tetti di qualche
locale governativo di tetti rossi, qui vicino? No, perchè, non
l'avessi notato, sono fuori vista...Grazie agli ombrelloni.
Quaresma sorrise amaramente. -Che c'è Maresciallo, non ti fidi
di me?
-A dire il vero mi fido solo dei miei due coglioni, disse Santoro.
Era piuttosto sarcastico e il sarcasmo era una variante negativa
dell'ironia che Santoro tirava fuori quando era fuori dalla
grazia di Dio.
-Cos'hai scoperto? Chiese Quaresma.
-Nulla. Bothelo non l'ho certo trovato. Non so cosa i tuoi
informatori ti abbiano riferito, ma io non sono stato coinvolto in
nessun inseguimento.
-A no? E non hai parlato con il Barman del "Barrito Alcolico"?
-Può darsi, disse Santoro, e allora?
-Mi prendi per scemo? Guarda che sei in una posizione
difficile. Ti conviene collaborare.
-Va bene, fece Santoro rassegnato. Ma il barman non lo aveva
seguito mentre inseguiva Bothelo? Giusto? Si disse
interiormente.-E allora? Ho chiesto informazioni su Bothelo.
Diciamo che l'ho trovato...Siccome ha la coscienza sporca, è
scappato.
-Sì, ma la vera domanda è: perchè cercavi Bothelo. Cosa c'entra
con Carvalho? Chiese con decisione Quaresma. Le basette gli
tremavano per la tensione. Santoro invece, tutto sommato era
tranquillo. Era seduto sul bordo di un burrone, ma tutti quelli
che volevano che cadesse non potevano dar via libera all'evento
per via del fatto che non sapevano, esattamente, cosa sapesse. E
soprattutto se l'avesse riferito ad altri. La verità era come un
virus, pensò il maresciallo pugliese. Aveva intuito
inequivocabilmente che quest'ultimo era uno dei motivi per cui,
pur in balia di quelle bande di mestatori nel torbido, era ancora
vivo.
-Lo cercavo perchè ho scoperto che era implicato nella morte di
Vanessa Dias, disse Santoro.
Quaresma restò di stucco.-E come avresti fatto a scoprirlo, scusa? Gli chiese sorridendo a denti
stretti.
-Segreto professionale, disse Santoro.
-Non scherzare, con me, disse minaccioso Quaresma. Ti conviene dirmelo!
-Parlami di Fonseca, disse Santoro cambiando discorso ad arte.
La partita di scacchi con Quaresma era appena iniziata. E ora
Santoro aveva qualche chance in più per strappare delle
informazoni supprementari. Così da farsi qualche idea. Se non
altro per capire di chi si poteva fidare. Subito dopo pensò alla
sua frase da Clint Eastwood di prima e con i pensieri ritornò ai
suoi passi. E ai suoi due coglioni.
-Perchè è da ieri sera al telefono che mi nomini il colonnello
Fonseca? Cosa stai cercando di dirmi? Fece Quaresma alquanto
seccato.
Nel frattempo arrivò la cameriera. Non era quella della volta
precedente con Carvalho. Più magra, viso bianco, espressivo,
sorridente, capelli lunghi neri. Vestita di nero come una cantante
fadista.
Santoro ordinò delle sardine arrostite con insalata di peperoni.
Quaresma ordinò il polpo. Santoro si chiese se magari non fosse
già stato con Carvalho, in quel posto. Magari, forse, glielo
avrebbe chiesto facendolo scivolare la conversazione, al
momento opportuno.
Andata via la cameriera, Quaresma riprese ad incalzare
Santoro:- che cerchi da Fonseca?
-Ma come, adesso ti sta simpatico? Ma se sei stato tu a invitarmi
nel tuo ufficio dopo il prevedibile due di picche del Colonnello
nei miei riguardi. Non lo ricordi?
Quaresma incassò duro. I turisti passavano lungo la linea di
tavolini declinando o accettando gli inviti dei camerieri a sedersi
ai tavoli. Gli spacciatori piazzavano origano in luogo di
marijuana o qualche pasticca di quelle nuove droghe che
potevano essere all'origine di tutta quella situazione incasinata.
Quaresma dette un'occhiata ad una contrattazione lì nei pressi
tra un inglese e uno spacciatore lisboeta. I due si infilarono in
una strada laterale e scomparvero inghiottiti dall'impiantito
bianco istoriato di ghirigori neri, che si estendeva anche nelle
diramazioni di Rua Augusto. Santoro percepì che Quaresma
conosceva quell'uomo. Lo spacciatore. E se lo appuntò nel suo
taccuino da giocatore di scacchi psicoterapeutico.
-Ecco, appunto, fece Quaresma. Quasi tirava un sospiro di
sollievo.
-Che rapporti c'erano tra Fonseca e Carvalho? Ecco arrivata la
bomba che Santoro si era riservato, a quel punto della
conversazione, di sganciare, per scardinare le trincee mentali di
Quaresma.
Quaresma addentò il tentacolo del polpo, appena giuntogli in un
piatto, circondato da patate lesse. Quando Quaresma portò un
tentacolo del polpo alla bocca e lo addentò, senza troppo
appetito, a Santoro venne in mente un immagine tratta
dall'Odissea: i marinai al seguito si Ulisse divorati da
Polifemo. Il tentacolo gli parve l'arto inferiore di qualche povero
sodale di Ulisse, capitato per sventura nella fatidica grotta del
pastore ciclope. E divorato dal ciclope stesso.
-Non erano in buoni rapporti, ammise con qualche difficoltà,
Quaresma.
-Cerca di farmi capire? Anche io spesso non sono in buoni
rapporti con i miei superiori. Ma nel caso di Carvalho? Perchè
non era in buoni rapporti con Fonseca?
-Maledizione! Fece Quaresma, sputando il tentacolo di polpo
che cadde nel piatto cercando di rianimarsi. Le patate lesse
intorno al cefalopode cotto, gli parvero le pecorelle del ciclope.
-Che c'è? Pensa che non lo reggerei, quello che cerchi di non
dirmi?
Quaresma odiava Santoro. Doveva essere lui a fare domande.
Lui, dopotutto, ce l'aveva in pugno. Ma in quel momento si
sentiva in sua balìa.
-Fonseca era l'amante di sua moglie! Disse Quaresma a bassa
voce e serrando i denti.
Santoro meditò sulla rivelazione. Alla sua bomba, Quaresma,
aveva risposto con dell'esplosivo al plastico. Notizia piuttosto
pesante, ammise a se stesso.
-Perchè non me lo hai detto subito?
-Perchè sono fatti personali... E perchè non sempre due più due
fa quattro?
-Cos'è? Un indovinello? Guarda che in matematica ero una
frana, disse Santoro.
-Voglio dire, disse Quaresma, riaddentando il tentacolo del
polpo, di prima già mezzo mangiucchiato, che non per questo si
odiavano. Era una storia vecchia. Una vecchia ruggine. Non
credo che a Carvalho importasse. Dopotutto sapeva farsi
consolare.
Santoro finì le sardine arrostite e mangiò i peperoni. Prima di
aggiungere qualcosa alla conversazione. Quaresma invece non
riusciva a finire il polpo.
-Chi può dire, cosa alberga nella mente di un uomo. Il fatto che
Carvalho avesse delle relazioni extraconiugali, non vuol dire che
non ci tenesse a sua moglie...Parlo dal suo punto di vista, si
capisce...Non stiamo facendo un discorso su cosa sia
politicamente corretto o meno, nei rapporti fra coniugi...
-Alla moglie di Carvalho, non importava un fico secco, di
Fonseca. Sapeva che a Carvalho avrebbe dato fastidio. Io credo
che l'abbia fatto per questo. Tradirlo con Fonseca, intendo. Era
stanca dei suoi tradimenti. Disse a quel punto Quaresma.
-Prendiamo il dolce? Fece Santoro, rivolto a Quaresma.
Sembrava rilassato. E non ne capiva il motivo. Non era certo in
una bella posizione. Ma era come se non gli importasse niente.
Non aveva più nulla da perdere se non la consapevolezza di non
voler più restare sotto ricatto da parte di nessuno. Dopotutto
incastrarlo non conveniva a nessuno. Perchè Cazzaniga sapeva
tutto. Ed era un tipo a posto. Incorruttibile e non ricattabile.
Era la sua polizia di assicurazioni, nel caso gli fosse accaduto
qualcosa.
Quaresma bevve un caffè e addentò un pastel da nata. Santoro
ne divorò due. Con un tè. Per il caffè non si sentiva ancora
pronto. Non voleva correre rischi con la colite. Era da tempo che
i classici borborigmi che preludevano ad un possibile attacco
non si facevano vivi. E voleva lasciare le cose così come stavamo,
su quel fronte.
-Quindi adesso cosa farai? Gli chiese Quaresma.
-Indagherò su Fonseca, disse Santoro.
-Sei è pazzo. Non te l'ha mai detto nessuno? Disse Quaresma.
-Me l'ha detto un mucchio di gente. Molti di questi o sono morti
o sono al fresco... Ti autorizzo pure a toccarti, disse Santoro.
Quaresma non sorrise-come farai ad indagare su Fonseca? Non
conosci nessuno, oltre al sottoscritto.
-E tu non mi aiuterai, vero?
-Non posso. Troppo pericoloso. E io tengo alla mia pensione.
-No. Tu tieni al prolungamento della tua pensione, fece Santoro.
-Non capisco. Quale prolungamento? Chiese Quaresma stordito
dai ragionamenti di Santoro.
- Fino ad ora credi di aver lavorato? Tu eri in pensione anche
prima di andare in pensione.
-Ah sì? E da cosa lo deduci?
-Dalla macanza di palle, disse Santoro.
Quaresma arrossì. O perlomeno così piacque immaginare a
Santoro, visto che il portoghese era scuro di pelle.
-Ci sentiamo, amico, disse Santoro.-Ah, il conto. Paga tu. Con
tutta la pensione che ha accumulato!
Quaresma stava per dire qualcosa. Ma non disse niente. Santoro
era già sciamato via, come un ombra tra i turisti, turista tra i
turisti, in mezzo a gruppi di persone che fluivano sul corso,
fermandosi a comprare cianfrusaglie, assaggiare qualche piatto,
bere una birra o a comprarsi qualche anfetamina.
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