martedì 22 giugno 2021

Lisboa 24

 L'indomani mattina, di buon ora, Quaresma chiamò Santoro.  

Si accordarono, su proposta di Santoro per vedersi nel 

ristorante dove aveva pranzato con Tiago Carvalho. Versò metà 

di Rua Augusta. In pieno centro ed in bella vista. Non voleva 

correre rischi. Quaresma, dopo qualche titubanza, accettò.

Il ristorante si chiamava, giustamente, "O Polvo", Il polpo, cioè. 

Dal momento che era una delle sue specialità più prelibate. 

Santoro infatti avrebbe voluto gustarlo con Carvalho, in luogo 

del baccalà, dopo il primo giorno del corso Interforze. Corso dal 

quale era assente giustificato tramite un certificato medico falso, 

procuratogli da Quaresma. E i giorni stavano passando senza 

che Santoro cavasse un ragno dal buco. Per di più ora si era 

cacciato nei guai. Il suo filmino hard con una mezzofondista 

portoghese di belle speranze girato prima che la stessa fosse 

trovata cadavere, circolava nei posti di polizia di tutt'Europa. 

Santoro sperò che non arrivasse mai in Italia. E mai e poi mai, 

alla vista di Gianuli. Quello non aspettava altro. Per farlo fuori. 

Il Capitano Gianuli odiava Santoro. Ma di un'invidia 

particolare, strana. Gli aveva risolto molti casi e Gianuli se ne 

attribuiva, spesso arbitrariamente, i meriti. Ma nonostante 

questo non era riuscito a diventare Maggiore. Ne' , sua 

preferenza in subordine, a farsi trasferire in Puglia. Per tener 

contenta sua moglie. Il suo odio era ambivalente, un mix di 

invidia e ammirazione. E poi c'era la faccenda della mancanza 

di adesione alla disciplina nella direzione delle indagini. Santoro 

indagava per conto proprio, in alternativa e qualche volta in 

spregio, alle sue direttive. E infatti il Maresciallo pugliese, ora 

temeva che Gianuli si sarebbe scocciato della situazione e 

avrebbe scoperto i motivi del suo mancato rientro. Il corso 

comunque sarebbe finito di lì a tre giorni. Infatti si era deciso di 

protrarre la sua durata complessiva e portarlo a 10 giorni. 

Come gli aveva riferito Cazzaniga in una delle  numerose 

telefonate intercorse fra i due marescialli. Il sogno di Santoro 

sarebbe stato quello di terminare la sua inchiesta entro un paio 

di giorni e presentarsi nell'ultimo giorno di corso, per assistere 

alla sintesi e alle conclusioni. Per poi tornarsene in patria senza 

colpo ferire. Ma vedeva, allo stato, tutto ciò impossibile da 

realizzarsi. Doveva comunque darsi una mossa. Ma al momento 

era in una situazione difficile. E non poteva fidarsi di nessuno, 

per di più in un territorio ostile e che non conosceva.

Santoro si fece trovare seduto ad un tavolino del ristorante. La 

linea di tavolini era coperta da dei grandi ombrelloni 

quadrangolari, che facevano ombra, coprivano dall'umidità e, 

all'occorrenza, poteva persino proteggere dalla pioggia. 

Quaresma arrivò all'ora prevista. Quasi ora di pranzo. Era 

scuro in viso. E non solo per la sua carnagione olivastra. Si 

sedette. A malapena salutò Santoro.

-Che c'entra Fonseca? Inaugurò subito la conversazione, il 

portoghese, prima che arrivasse la cameriera per le comande.

-Che c'è, Quaresma, qualcosa non va?

-Voglio ricordarti che sei tu che ha qualcosa che non va. Sei 

ricercato... Se non ricordo male, giusto?

-Cos'è, una minaccia? C'è qualche cecchino sui tetti di qualche 

locale governativo di tetti rossi, qui vicino? No, perchè, non 

l'avessi notato, sono fuori vista...Grazie agli ombrelloni.

Quaresma sorrise amaramente. -Che c'è Maresciallo, non ti fidi 

di me?

-A dire il vero mi fido solo dei miei due coglioni, disse Santoro. 

Era piuttosto sarcastico e il sarcasmo era una variante negativa 

dell'ironia che Santoro tirava fuori quando era fuori dalla 

grazia di Dio.

-Cos'hai scoperto? Chiese Quaresma.

-Nulla. Bothelo non l'ho certo trovato. Non so cosa i tuoi

informatori ti abbiano riferito, ma io non sono stato coinvolto in 

nessun inseguimento.

-A no? E non hai parlato con il Barman  del "Barrito Alcolico"?

-Può darsi, disse Santoro, e allora?

-Mi prendi per scemo? Guarda che sei in una posizione 

difficile. Ti conviene collaborare. 

-Va bene, fece Santoro rassegnato. Ma il barman non lo aveva 

seguito mentre inseguiva Bothelo? Giusto? Si disse 

interiormente.-E allora? Ho chiesto informazioni su Bothelo. 

Diciamo che l'ho trovato...Siccome ha la coscienza sporca, è 

scappato.

-Sì, ma la vera domanda è: perchè cercavi Bothelo. Cosa c'entra 

con Carvalho? Chiese con decisione Quaresma. Le basette gli 

tremavano per la tensione. Santoro invece, tutto sommato era 

tranquillo. Era seduto sul bordo di un burrone, ma tutti quelli 

che volevano che cadesse non potevano dar via libera all'evento 

per via del fatto che non sapevano, esattamente, cosa sapesse. E 

soprattutto se l'avesse riferito ad altri. La verità era come un 

virus, pensò il maresciallo pugliese. Aveva intuito 

inequivocabilmente che quest'ultimo  era uno dei motivi per cui, 

pur in balia di quelle bande di mestatori nel torbido, era ancora 

vivo. 

-Lo cercavo perchè ho scoperto che era implicato nella morte di 

Vanessa Dias, disse Santoro.

Quaresma restò di stucco.-E come avresti  fatto a scoprirlo, scusa? Gli chiese sorridendo a denti 

stretti.

-Segreto professionale, disse Santoro.

-Non scherzare, con me, disse minaccioso Quaresma. Ti conviene dirmelo!

-Parlami di Fonseca, disse Santoro cambiando discorso ad arte. 

La partita di scacchi con Quaresma era appena iniziata. E ora 

Santoro aveva qualche chance in più per strappare delle 

informazoni supprementari. Così da farsi qualche idea. Se non 

altro per capire di chi si poteva fidare. Subito dopo pensò alla 

sua frase da Clint Eastwood di prima e con i pensieri ritornò ai 

suoi passi. E ai suoi due coglioni.

-Perchè è da ieri sera al telefono che mi nomini il colonnello 

Fonseca? Cosa stai cercando di dirmi? Fece Quaresma alquanto 

seccato.

Nel frattempo arrivò la cameriera. Non era quella della volta 

precedente con Carvalho. Più magra, viso bianco, espressivo, 

sorridente, capelli lunghi neri. Vestita di nero come una cantante 

fadista.

Santoro ordinò delle sardine arrostite con insalata di peperoni. 

Quaresma ordinò il polpo. Santoro si chiese se magari non fosse 

già stato con Carvalho, in quel posto. Magari, forse, glielo 

avrebbe chiesto facendolo scivolare la conversazione, al 

momento opportuno.

Andata via la cameriera, Quaresma riprese ad incalzare 

Santoro:- che cerchi da Fonseca?

-Ma come, adesso ti sta simpatico? Ma se sei stato tu a invitarmi 

nel tuo ufficio dopo il prevedibile due di picche del Colonnello 

nei miei riguardi. Non  lo ricordi?

Quaresma incassò duro. I turisti passavano lungo la linea di 

tavolini declinando o accettando gli inviti dei camerieri a sedersi 

ai tavoli. Gli spacciatori piazzavano origano in luogo di 

marijuana o qualche pasticca di quelle nuove droghe che 

potevano essere all'origine di tutta quella situazione incasinata. 

Quaresma dette un'occhiata ad una contrattazione lì nei pressi 

tra un inglese e uno spacciatore lisboeta. I due si infilarono in 

una strada laterale e scomparvero inghiottiti dall'impiantito 

bianco istoriato di ghirigori neri, che si estendeva anche nelle 

diramazioni di Rua Augusto. Santoro percepì che Quaresma 

conosceva quell'uomo. Lo spacciatore. E se lo appuntò nel suo 

taccuino da giocatore di scacchi psicoterapeutico.

-Ecco, appunto, fece Quaresma. Quasi tirava un sospiro di 

sollievo.

-Che rapporti c'erano tra Fonseca e Carvalho? Ecco arrivata la 

bomba che Santoro si era riservato, a quel punto della 

conversazione, di sganciare, per scardinare le trincee mentali di 

Quaresma.

Quaresma addentò il tentacolo del polpo, appena giuntogli in un 

piatto, circondato da patate lesse. Quando Quaresma portò un 

tentacolo del polpo alla bocca e lo addentò, senza troppo 

appetito, a Santoro venne in mente un immagine tratta 

dall'Odissea: i marinai al seguito si Ulisse divorati da 

Polifemo. Il tentacolo gli parve l'arto inferiore di qualche povero 

sodale di Ulisse, capitato per sventura nella fatidica grotta del 

pastore ciclope. E divorato dal ciclope stesso.

-Non erano in buoni rapporti, ammise con qualche difficoltà, 

Quaresma.

-Cerca di farmi capire? Anche io spesso non sono in buoni 

rapporti con i miei superiori. Ma nel caso di Carvalho? Perchè 

non era in buoni rapporti con Fonseca?

-Maledizione! Fece Quaresma, sputando il tentacolo di polpo 

che cadde nel piatto cercando di rianimarsi. Le patate lesse 

intorno al cefalopode cotto, gli parvero le pecorelle del ciclope.

-Che c'è? Pensa che non lo reggerei, quello che cerchi di non 

dirmi?

Quaresma odiava Santoro. Doveva essere lui a fare domande. 

Lui, dopotutto, ce l'aveva in pugno. Ma in quel momento si 

sentiva in sua balìa. 

-Fonseca era l'amante di sua moglie! Disse Quaresma a bassa 

voce e serrando i denti.

Santoro meditò sulla rivelazione. Alla sua bomba, Quaresma, 

aveva risposto con dell'esplosivo al plastico. Notizia piuttosto 

pesante, ammise a  se stesso.

-Perchè non me lo hai detto subito?

-Perchè sono fatti personali... E perchè non sempre due più due 

fa quattro?

-Cos'è? Un indovinello? Guarda che in matematica ero una 

frana, disse Santoro. 

-Voglio dire, disse Quaresma, riaddentando il tentacolo del 

polpo, di prima già mezzo mangiucchiato, che non per questo si 

odiavano. Era una storia vecchia. Una vecchia ruggine. Non 

credo che a Carvalho importasse. Dopotutto sapeva farsi 

consolare.

Santoro finì le sardine arrostite e mangiò i peperoni. Prima di 

aggiungere qualcosa alla conversazione. Quaresma invece non 

riusciva a finire il polpo.

-Chi può dire, cosa alberga nella mente di un uomo. Il fatto che 

Carvalho avesse delle relazioni extraconiugali, non vuol dire che 

non ci tenesse a sua moglie...Parlo dal suo punto di vista, si 

capisce...Non stiamo facendo un discorso su cosa sia 

politicamente corretto o meno, nei rapporti fra coniugi...

-Alla moglie di Carvalho, non importava un fico secco, di 

Fonseca. Sapeva che a Carvalho avrebbe dato fastidio. Io credo 

che l'abbia fatto per questo. Tradirlo con Fonseca, intendo. Era 

stanca dei suoi tradimenti. Disse a quel punto Quaresma.

-Prendiamo il dolce? Fece Santoro, rivolto a Quaresma. 

Sembrava rilassato. E non ne capiva il motivo. Non era certo in 

una bella posizione. Ma era come se non gli importasse niente. 

Non aveva più nulla da perdere se non la consapevolezza di non 

voler più restare sotto ricatto da parte di nessuno. Dopotutto 

incastrarlo non conveniva a nessuno. Perchè Cazzaniga sapeva 

tutto. Ed era un tipo a posto. Incorruttibile e non ricattabile. 

Era la sua polizia di assicurazioni, nel caso gli fosse accaduto 

qualcosa.

Quaresma bevve un caffè e addentò un pastel da nata. Santoro 

ne divorò due. Con un tè. Per il caffè non si sentiva ancora 

pronto. Non voleva correre rischi con la colite. Era da tempo che 

i classici borborigmi che preludevano ad un possibile attacco 

non si facevano vivi. E voleva lasciare le cose così come stavamo, 

su quel fronte.

-Quindi adesso cosa farai? Gli chiese Quaresma.

-Indagherò su Fonseca, disse Santoro.

-Sei è pazzo. Non te l'ha mai detto nessuno? Disse Quaresma.

-Me l'ha detto un mucchio di gente. Molti di questi o sono morti 

o sono al fresco... Ti autorizzo pure a toccarti, disse Santoro. 

Quaresma non sorrise-come farai ad indagare su Fonseca? Non 

conosci nessuno, oltre al sottoscritto.

-E tu non mi aiuterai, vero?

-Non posso. Troppo pericoloso. E io tengo alla mia pensione.

-No. Tu  tieni al prolungamento della tua pensione, fece Santoro.

-Non capisco. Quale prolungamento? Chiese Quaresma stordito 

dai ragionamenti di Santoro.

- Fino ad ora credi di aver lavorato? Tu eri in pensione anche 

prima di andare in pensione. 

-Ah sì? E da cosa lo deduci?

-Dalla macanza di palle, disse Santoro.

Quaresma arrossì. O perlomeno così piacque immaginare a 

Santoro, visto che il portoghese era scuro di pelle.

-Ci sentiamo, amico, disse Santoro.-Ah, il conto. Paga tu. Con 

tutta la pensione che ha accumulato!

Quaresma stava per dire qualcosa. Ma non disse niente. Santoro 

era già sciamato via, come un ombra tra i turisti, turista tra i 

turisti, in mezzo a gruppi di persone che fluivano sul corso, 

fermandosi a comprare cianfrusaglie, assaggiare qualche piatto, 

bere una birra o a comprarsi qualche anfetamina.




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