sabato 24 febbraio 2018

La pianista cinese, capitolo 48

Santoro stava bevendo un deteinato, Cin Cin Bar, maggio 2018. Lo sorseggiava con calma. Intorno un chiasso d'auto, passeggini, bambini frignanti , cani scacazzanti e rumore di macchina da bar per caffe e affini. Aspettava Ahmed. Poco dopo, macilento, sfumacchiante, ad andatura lenta e inesorabile come un fennec dei deserti, Ahmed apparve a pochi metri. Non lo aveva visto arrivare e la sua apparizione gli ricordò un passo del Corano che parlava dei Jinn, apparizioni maligne a metà fra gli angeli e gli umani.
Con un gesto lo invitò a sedersi.
-Allora, Ahmed, che nuove mi porti?
-Non so nome ma posso dire come era vestito quello che sparato a tuo collega.
-Uhm...e com'era vestito? Lasciami indovinare, impermeabile nero, capello e sciarpa che copre il viso, giusto?
Santoro gli voleva tendere un trabocchetto.
-No. Magro, viso scuro, fumare molto, impermeabile bianco...
Bingo! Pensò Santoro, la descrizione esatta di Nepoti . Ma non c'erano foto e non era una prova. Ma per Santoro valeva molto. Quel bastardo aveva tentato di ammazzare il maresciallo Ambrogio Cazzaniga. Aveva varcato il confine. Era un criminale, per lui. Furbo, sfuggente, protetto. Ma criminale. Era una questione di tempo.
-Uhm, fece Santoro, ascolta Ahmed, devi farmi un altro favore.
-Un altro? Ancora?
-Scusa, qual è il problema?
-Non potere dire in giro fare ricerche ad altri amici...loro poi non fidare più di me...
-Ho capito. E da quando voi criminali avete un codice? Cazzo siete, dei telefonini?
-Non capito. Era battuta?
-Più o meno. Stammi a sentire e non accetto rifiuti. Devi organizzare un incontro con due tizi. Devi proporgli un affare. Ma non un affare da pezzenti, come i tuoi solito affari...che, del resto, ti hanno permesso di restare fuori libero e bello....perché chi vende marijuana, finchè questo cazzo di paese non la liberalizza, merita di guadagnarci su...rispetto a uno stato che vende tranquillamente veleni come tabacco e alcolici e ci guadagna su. Ma queste considerazioni tienile per te. Ma torniamo all'affare. Devi metterti in contatto con due tizi di cui ti darò nomi e indirizzi. E devi proporgli di farti finanziare per un movimento.
-Che movimento?
-Come li chiamate voi gli arrivi di droga? Io li chiamo movimenti. Non è che la droga appare per magia! Qualcuno la trasporta. Quindi è un movimento, no? Echeccazzo!
Ahmed aveva capito che doveva "stare schiscio", come avrebbe detto il Cazzaniga in quel suo milanese impeccabile.
Santoro chiese a Nando di portargli carta e penna. Nando gliele procurò in un batter d'occhi.
Santoro scrisse sul foglio i nomi e gli indirizzi di Nepoti e di Sponzini. Piegò il foglio in due e lo consegnò ad Ahmed.
Ahmed lo osservò con una certa preoccupazione.
-Ahmed, sono incazzato nero. Devi farmi questo favore , dopodiché ti prometto che ti lascerò in pace per sempre.
Ahmed non fece nessun movimento con il viso. Ascoltava freddamente.
-Uno di questi due, quello che si chiama Carlo Nepoti...beh, a lui devi stare molto attento. E' della polizia. Naturalmente è un corrotto. Ma i suoi amici poliziotti non lo sanno. O fanno finta di non saperlo.
Ahmed se ne stava con il foglio in mano.
-Che c'è? Non ti senti all'altezza?
-No, disse Ahmed.
-Beh, scordati che scelga qualcun altro. Non c'è tempo e io ho te sotto mano.
-Quando?, chiese Ahmed con una certa rassegnazione.
-Per ieri, disse Santoro.
Ahmed si alzò con quel foglio in mano. Lo teneva in mano , chiuso  e lo osservava. Come se ci fosse scritta su la propria condanna a morte.
Santoro sapeva che Ahmed stava per correre dei rischi. Lo stava usando. Era stato machiavellico, in questo senso. E non era suo costume. Ma il gioco si era fatto duro e risolvere la cosa , con ogni mezzo necessario, come avrebbe detto Malcom X, gli sembrava l'unica soluzione praticabile. C'era un uomo che giaceva intubato in un letto d'ospedale. E glielo doveva.




Passarono tre giorni e Ahmed non si fece vivo. Poi il quarto giorno, secondo le sacre scritture, si presentò al Cin Cin Bar, e si sedette al tavolo del maresciallo. Santoro nel frattempo era stato a far visita a Cazzaniga. Ambrogio Cazzaniga aveva ripreso conoscenza. Santoro ci aveva parlato. E aveva scoperto altri particolari interessanti, che gli sarebbero serviti per un eventuale piano B.
-Allora, Ahmed, cosa prendi?
-Un caffè, disse Ahmed.
Era scuro in viso.
-Che c'è, t'ha morsicato la tarantola? , disse Santoro.
-Fatto quello che mi chiesto.
-Veramente?
-Sì.
-Beh, non credevo che ci saresti riuscito. Racconta un po'...
-Domani io ho appuntamento in area di parcheggio tangenziale ovest, disse Ahmed...
-Uhm
-Arrivare merce da Marsiglia. A Marsiglia arrivata da Spagna...
-Merce? Che merce?
-Cocaina, disse Ahmed.
-Cocaina?
-Sì...o pensava che questa gente si muoveva per marijuana o hashish? Con hashish fare la fame. Cocaina fa guadagnare..
-Cioè? Fammi capire, tu hai organizzato un traffico di cocaina?
-Importante è risultato, disse Ahmed.
-Sì, mah...
-Sì mah un cazzo, maresciallo...portato loro un sacchetto per provare...
-Sì, ma dopo quella roba la consegni a noi dei carabinieri...
-Perché?
-Come perché? Io non ti ho autorizzato ad organizzare un traffico di cocaina...
-Secondo te come convincere loro...
-Uhm...d'accordo...per il momento lasciamo perdere questa faccenda...raccontami come li hai convinti?
-Non è stato difficile. Andato a casa di quello ricco. Sponziello...
-Sponzini...
-Sì, Sponzini...con un sacchetto di neve...lui ha assaggiato. Quello uomo è un figlio di puttana esperto...
-E che hai detto?
-Detto lui che potevo fare arrivare da Marsiglia carico grande....
-Grande quanto?
-GRANDE, disse Ahmed con gli occhi spiritati. Tanto grande da non lavorare più tutta la vita.
-Non lavorare tutta la vita chi?
-Tutti. Io, lui e figlio di puttana di Polizia!
-Ma tu già non lavori, disse Santoro.
-Hai capito, maresciallo...
-Uhm, vai avanti...
-Lui fatto telefonata davanti a me a altro. Al telefono chiamava lui Carlo. Stesso nome di sbirro...
-Già, disse Santoro. Quei figli di puttana sono in affari da molti anni. E si reggono il gioco. Ora capisco. Sponzini ha bisogno che Nepoti rimanga nella Polizia: per insabbiare indagini scomode. Proprio una bella associazione a delinquere.
-Sì, capito tutto...
-Sì ma adesso che hai combinato l'incontro, come fai ad essere sicuro che verranno tutti e due nel momento in cui, presumo, scambierete la cocaina con "il dinero"?
-Perché lui detto me che aveva socio . E che socio doveva essere presente a scambio!
-Bingo! Non lo so, però...mi sembra troppo semplice...
-Io credo loro avere organizzazione potente. Non avere paura di nienti....
-Può essere...E...l'appuntamento per lo scambio ci sarà domani in questo fatidico parcheggio in tangenziale ovest?
-Sì, dove parcheggiano camionisti...
-La roba è già passata dalla frontiera?
-Già passata...
-Ahmed, sei un figlio di puttana, disse Santoro.
Ahmed non sorrise...
-Lo sai che non posso lasciartelo fare...
-Tuo amico è in ospedale...quasi morto. E io so che è stato quel poliziotto. Io ti consegno loro. Io mi tengo cocaina e soldi....
-Uhm...facciamo così, invece, vediamo se ti piace....tu ti tieni i loro soldi sporchi e io mi tengo loro due e la cocaina...
Ahmed pensò. Non disse nulla. Sembrava riflettere .
Poi improvvisamente fece-ok....
-Ok?
-Sì, ok....
-Ok e basta?
-Sì...
-Sei un figlio di puttana, lo sai? Voi arabi sapete mercanteggiare. Io credo che i soldi fossero il tuo obbiettivo iniziale....
Ahmed sorrise...sembrava soddisfatto...
-Mah, dimmi un po', come te la caverai con gli amici che ti hanno procurato la roba, se noi la sequestriamo?
-Quale roba?
-La cocaina!
-Se voi sequestrare io cosa potere fare?
-Giusto...ma poi in fin dei conti il culo lo rischi più tu...
Ahmed assentì con il viso.
-Va bene, Ahmed...a che ora avverrà lo scambio?
-Cinque di pomeriggio...
Eh  già, che domanda stupida, da Garcia Lorca in poi, le cose importanti avvenivano tutte a "los cinco dela tarde".
Si salutarono. Santoro sapeva che ci sarebbero volute armi. La beretta non sarebbe bastata. E non sarebbe potuto andare da solo. Gianuli però non doveva essere informato.
Avrebbe pensato a tutto.
Los cinco dela tarde, pensò ancora, come avrebbe detto nel suo famoso poema Garcia Lorca. Lorca Puttana, pensò ancora, affermazione, non definizione.











lunedì 19 febbraio 2018

La pianista cinese, capitolo 47

Santoro era seduto davanti alla scrivania di Gianuli. Non si ricordava nemmeno come ci era arrivato. Succede quando hai una betoniera , al posto del cervello. Pensieri che si affastellano e si mischiano senza soluzione di continuità.
-Allora, maresciallo, cosa posso fare per lei?
-I dossier di Cazzaniga....
-Cosa?
-Dove sono i dossier di Cazzaniga, sono materiale probatorio.
-Sono in mano mia. E li terrò con me sino a che lo riterrò opportuno.
-Perché se possono inchiodare un paio di persone dimostrando che non c'è stato nessun attentato a San Silvestro a Milano?
-Quei dossier provano solo che Nepoti e Sponzini negli anni settanta lavoravano per i servizi. Erano due gole profonde. Ma non chiariscono se ci sia mai stato un legame fra loro. E nemmeno se realmente si conoscevano.
-Sì  ma posso usare quei dossier come strumento per una trattativa con loro. Il silenzio in cambio della verità.
-Se la verità è quella che immagino pensi lei , se ne fotterebbero di questo scambio. E prima di dare in pasto alla stampa notizie sulla presenza nelle forze dell'ordine di qualcuno che ha fatto parte dei servizi ed era una gola profonda negli anni '70 a Roma , voglio essere sicuro che non serva solo a danneggiare l'immagine degli apparati dello stato.
-La verità vera prima di tutto, o la verità comoda?
-Comoda perché?
-Capitano, ha capito cosa intendo.
-No, non credo.
-Se lei vuole la verità delle pezze a colori che servono per mettere a posto le cose salvando capra e cavoli e, magari, dico, magari, lasciare dei colpevoli in giro perché gli italiani continuino a fidarsi dello stato o dei suoi apparati...beh io non ci sto. Si può tenere le sue verità  e i suoi apparati. Che per inciso suona proprio come una bella metafora.
Santoro si alzò e si congedò con Gianuli.
-Cosa fa?  Dove va, Maresciallo? Noi due avevamo un accordo.
-Gli accordi si basano sul principio di reciprocità, persino fra stati.
-Che significa?
-Che non ho più nessun accordo con lei. Proseguo le indagini per conto mio.
-Lei sa che se volessi potrei toglierle l'indagine?
-Lo so. Ma so anche che non lo farà. Mi creda ho capito il suo gioco d'apparato. Non so se coglie la metafora. Lei sa che io scoprirò la verità. Ma una volta appresa, lei la confezionerà per divulgarla nel modo più opportuno e confacente agli apparati. Già che per lei contano solo gli apparati....
Gianuli non disse niente. Santoro c'aveva azzeccato. E si sarebbe comportato esattamente nel modo descritto da Santoro. Ma Santoro lo doveva battere sul tempo.




Uscito dalla caserma di via della Moscova, Santoro chiamò Agostinelli.
-Tieniti pronto, Giulio. Si va in scena.
-In che senso, marescià, chiese Agostinelli un po' carloverdonescamente.
-Stammi bene a sentire. Dobbiamo combinare un incontro fra Sponzini e Nepoti. E, non so come, dobbiamo fare in modo di ascoltare la loro conversazione.
-Si ma come?
-Sono sicuro che hai letto qualcos'altro in quei dossier che ci può essere utile...sforzati un po'...oltre al fatto che i due, Sponzini e Nepoti si conoscessero, cos'altro c'era?
Agostinelli taceva. A Santoro sembrò che si stesse sforzando di ricordare.
Poi d'improvviso Agostinelli fece-ci sono: nei dossier Cazzaniga stava  a parlà de una rapina per autofinanziamento fatta dai "Proletari per il Comunismo", un gruppo che stava vicino all'Autonomia. E che sembra ...dico, sembra, sempre pe' quello che aveva scritto Cazzaniga, che la refurtiva non fu mai trovata.
-Di che cifra stiamo parlando?
-'Na bella cifra pe' l'epoca. Stamo a parla de un paro de miardi de  vecchie lire.
-Bingo!, disse Santoro.
-Che c'è, marescià, v'è scattato quarcosa in mente?
-Ma  non capisci? Il legame fra i due è questo!
-In che senso?
-Nel senso che Sponzini era sì, di buona famiglia, se non erro, all'epoca dei fatti. Ma dopo che finì l'università si trasferì a Milano. E iniziò da zero una nuova attività imprenditoriale. Il padre era un dirigente bancario , un manager. Ma come mai Sponzini non fece carriera in banca, come ci si aspettava da lui e si trasferì a Milano?
-Eh già. Perché, marescià. E' na bella domanda.
-Dovresti esserci arrivato!
-Ho capito! I sordi della rapina!
-Bingo!, disse Santoro e si compiacque che Agostinelli ci fosse arrivato da sé. Oddio, non proprio da sé.
-Figo, disse Agostinelli. E mò?
-Secondo me Nepoti, in quanto pappa e ciccia con i servizi, deve aver saputo della rapina. E avrà voluto la sua fetta. Che dici, può funzionare come ipotesi? Può essere un buon legame?
-A sangue, marescià.
Santoro sorrise. Agostinelli sembrava un attore comico con quel suo modo spontaneo di parlare.
-Sì, ma come famo a combinà l'incontro?
-Secondo me se i due hanno un contenzioso , c'è solo un modo per farli incontrare d'amore e d'accordo.
-Come?
-Interessi. Soldi.
-D'accordo, ma in concreto come famo.
-Tramite una mia conoscenza , un arabo che conosco da tempo, li farò incontrare per un affare comune.
-Me pare difficile, quello Nepoti è tipo che magna a foja.
-E' vero. Bisogna architettare bene il tutto. Ma io so come fare.
-Marescia, sete sicuro?
-No. Ma ci devo provare.
-Marescia, n'artra cosa. E se puta caso, dico, puta caso, a fija de Sponzini è stata fatta fora da Nepoti, secondo voi , Sponzini, a Nepoti, lo vorrà incontrà?
-Ci avevo pensato. Ma vedi in quegli ambienti, in quel mondo, se fosse accaduto, cosa che non abbiamo ancora provato, una cosa del genere, i soldi, gli interessi, lavano tutto. Gettano nel dimenticatoio persino una vicenda come questa.
-Nun ce credo. Io nun perdonerei mai?
-E chi ti ha detto che Sponzini perdonerebbe?
-Voi.
-Ti sbagli. Prima porterebbe a termine l'affare e poi regolerebbe i conti. Si tratta di gente così. E' gente a sangue freddo, rettili. Non sono umani.
Agostinelli tacque. Dopo un po' disse- quindi , che devo fa?
-Per il momento continua a lavorarti l'amica o le amiche di Giada Sponzini. Cerca di capire se la relazione con Nepoti era reale o se Nepoti lo stava facendo a sfregio, una cosa del genere.
-Ottima idea, marescià.
-Ottima davvero o perché ti ho autorizzato ufficialmente a scopicchiare in giro?
-Che dite, marescià, nun me permetterei mai...
-Agostinè, ti devo dire una cosa...
-Dite, marescià...
-Vai a cacare...



giovedì 15 febbraio 2018

La pianista cinese, capitolo 46

Santoro uscì di casa. Fece i suoi buoni duecento metri, su viale Gran Sasso, otto di mattina. Il traffico era già asfissiante. Sentiva che era vicino alla soluzione. Anche se prove non ce n'erano. Bisognava procurarsele con un sistema di trappole. Doveva studiarsele per bene. Davanti al Cin Cin bar, nonostante la giornata fresca ma soleggiata, sedette al Tavolo del Maresciallo. Nando gli si avvicinò senza troppo entusiasmo, perché Santoro non sembrava dell'umore migliore.
-Marescia, che vi servo?
-Prendiamo un tè deteinato e una brioche vuota.
-Aspettate qualcuno?
-Lo aspettiamo, disse.
-Boh? disse Nando. E andò a far preparare la comanda.
Era più forte di ogni cosa. Gli italiani davanti ad una pseudoautorità continuavano a dare del voi, servilmente. Nemmeno il suo sarcasmo gli faceva rivedere le cose. NIENTE DA FARE.


Santoro vide Lenìn, si stava dirigendo dentro il bar , per un caffè veloce, senza l'intenzione di sedersi. Lo salutò con un certo interesse. E con un gesto lo invitò a sedersi al suo tavolo.
-Prego, fece Santoro.
-Grazie, disse Lenìn.
-Le volevo fare qualche domanda, disse Santoro?
-Di carattere professionale?, fece Lenìn un po' preoccupato.
-No, disse Santoro. Le vorrei chiedere di parlarmi di alcune cose. In generale. Sugli anni settanta. Che deve aver trascorso in modo attivo. Non c'è da preoccuparsi. Mi serve per capire io delle cose , riguardo ad un'inchiesta che sto conducendo.
Lenìn sembrò rilassarsi. Nel frattempo aveva chiesto un caffè a Nando.
- Vorrei chiederle, in quegli anni sapevate che fra di voi c'erano degli infiltrati?
-Naturale, disse Lenìn.
-E che cosa facevate per arginare le loro insidie.
-Davamo loro notizie false o ce ne servivamo involontariamente per depistarli e colpire avversari politici. Per metterli in cattiva luce.
-Capisco. A suo giudizio gli infiltrati di destra e di sinistra fra di loro si conoscevano?
-Naturale.
-E poteva fra loro nascere qualche legame particolare?
-L'unico legame che possono avere fra loro questo genere di persone è d'interesse.
-Che tipo di interesse.
-Beh, se in quegli anni degli infiltrati di destra e di sinistra legati agli apparati dello stato si conoscevano , posto che secondo me non lo facevano per ideologia o per il senso dello stato, potevano avere solo un interesse comune: i soldi. O la carriera.
-Bingo! disse Santoro.
Lanìn sorrise lievemente , mentre sorseggiava il suo caffè.
-Che resta di quegli anni?
Lenìn se ne stette un po' a pensare. Poi ad un tratto ebbe come un guizzo e , con una certa decisione, come se stesse per dire qualcosa di autorevole, disse- un cazzo.
-Sul serio? E il femminismo, l'emancipazione, l'amore libero, gli spinelli, la democratizzazione del principio di autorità?
-Un mucchio di stronzate. Non siamo stati mai così schiavi come di questi tempi. Il potere s'è risucchiato tutto. E i rivoluzionari di ieri o si sono dati agli affari, rinnegando tutto ciò per cui dicevano di voler lottare o sono rimasti coerenti part-time. Ossia, fanno gli uomini di sinistra o quelli di destra sociale quando c'è da fare un po' di cabaret con gli amici. Poi però vanno a casa ad ammazzarsi di cibo spazzatura, televisione e litigi familiari. Poi di notte vanno a puttane. Nella migliore delle ipotesi. E' tutto finito.
-Che quadro triste, disse Santoro.
-Non voleva una mia opinione? Beh, l'ha avuta, disse Lenìn.
-E lei?
-Io cosa?
-Lei come si colloca?
-Io anche sono un part-time. Anarchico part-time. Viva l'anarchia , viva il vino, pago i miei operai fino all'ultimo centesimo, a costo di rimetterci. Magari leggo ancora qualche libro...ma mi sono arreso. Sono diventato un piccolo borghese. Aspetto di andare in vacanza con il camper per fare il figlio dei fiori fuori epoca. Ma so che tornerò all'ovile quando finiscono i soldi.
-E' tutto davvero così squallido come lo sta raccontando?
-Sa, be, come sa io sono anarchico. L'uomo non è pronto per l'anarchia. L'uomo ha paura di essere libero. Essere liberi implica il concetto di responsabilità. E quello che vedo in giro è uomini e donne che hanno paura persino delle proprie ombre. Pur di non trovare un accordo fra loro , mentono. Usano sotterfugi, scorciatoie. Sono porcospini che sposano bambole di gomma. Un amore impossibile, letale. Non sono capaci di amare. Perché per loro l'amore ha il fine pratico di non restare soli e adempiere la volontà delle convenzioni sociali e religiose. Tuttavia conoscevo un uomo. Era un militante delle Brigate Rosse. Si  è fatto 30 anni di carcere per associazione per banda armata. Senza aver commesso nessun delitto di sangue. Non ha mai ucciso né ferito nessuno. Poteva facilmente aderire alla legge sulla dissociazione e se la sarebbe cavata , nella peggiore delle ipotesi con sette o otto anni. E invece lui è voluto restare coerente. Si è fatto i suoi trent'anni. Poi è uscito ed ha ripreso a frequentare i centri sociali. Fra i cosiddetti antagonisti. Rivoluzionario sino al midollo. Beh, maresciallo, so che lei è un umo dello stato e non può capire, ma io ammiro quell'uomo. E' un comunista, non certamente un anarchico...ma che coerenza, che fede nell'ideale...l'eredità di quegli anni la lascio a lui, se mi permette. Perché la maggior parte di questi figli di papà che s'atteggiavano a rivoluzionari, quando hanno finito di giocare a guardie e ladri c'avevano già i loro posticini riservati per loro nei consigli di amministrazione delle più danarose aziende. E quelli che sono finiti nei consigli di fabbrica si sono messi a votare per la Lega. Proprio una bella eredità del cazzo, concluse Lenìn...
Santoro non disse niente. Restò sinceramente colpito dalle parole di Lenìn. Aveva avuto coraggio a esprimerle a lui, un carabiniere , un uomo dello stato. Ma un uomo dello stato sapeva riconoscere i sentimenti forti , la coerenza, l'amicizia e la fede incrollabile in un ideale che si proponeva di cambiare il mondo. Ma l'uomo di cui parlava Lenìn, seppur coerente, era un ingenuo. E non c'era bisogno di tomi e tomi di saggistica per smantellare quel sia pure encomiabile castello valoriale. Bastava ricordarsi le parole di Juan Miranda, il personaggio interpretato da Rod Steiger nel film "Su la testa" di Sergio Leone, in coppia con John Mallory ( che aveva il volto del grande James Coburn) quando dice ad un certo punto del film, rivolto a Mallory:-Rivoluzione? Per favore, non parlarmi tu di rivoluzione. Io so benissimo cosa sono e come cominciano: c'è qualcuno che sa leggere i libri che va da quelli che non sanno leggere i libri, che poi sono i poveracci, e gli dice: "Oh, oh, è venuto il momento di cambiare tutto" [...] Io so quello che dico, ci son cresciuto in mezzo, alle rivoluzioni. Quelli che leggono i libri vanno da quelli che non leggono i libri, i poveracci, e gli dicono: "Qui ci vuole un cambiamento!" e la povera gente fa il cambiamento. E poi i più furbi di quelli che leggono i libri si siedono intorno a un tavolo, e parlano, parlano, e mangiano. Parlano e mangiano! E intanto che fine ha fatto la povera gente? Tutti morti! Ecco la tua rivoluzione! Per favore, non parlarmi più di rivoluzione... E porca troia, lo sai che succede dopo? Niente... tutto torna come prima!


-Grazie, disse Santoro...
-E di che? disse Lenìn.
-E' stato istruttivo. Adesso so cosa devo cercare, disse Santoro.
A piedi si diresse verso piazzale Loreto. Con la zanna di dinosauro chiamò un taxi.
Doveva andare da Gianuli. Doveva chiarire alcune cose con lui. Poi avrebbe dato ad Agostinelli un compito delicato da svolgere. E poi sarebbero scattate le trappole. Non restava che congegnarle. Erano dei fossati belli profondi. Coperti dalla paglia accecante delle banconote!

venerdì 9 febbraio 2018

La pianista cinese, capitolo 45

Davanti al letto di Cazzaniga, Santoro osservava il suo collega e amico intubato. I medici erano stati categorici. Non doveva essere costretto a parlare. Del resto completamente sedato com'era non  ne avrebbe certamente avuta la forza. Santoro stava in silenzio. Al suo fianco c'era il brigadiere Giulio Agostinelli.
A voce bassa Santoro gli fece- Agostinè, ragguagliami sui dossier...non mi far perdere tempo , tanto so che li hai già letti.
-Marescia , nun lo so se ve piacerà quello che ve dirò...
-Lascia giudicare a me, cazzo...disse Santoro.
-Va beh...Cazzaniga aveva fatto un bel lavoro. Indagato a fondo. C'avevate ragione a sospettà de un collegamento fra Nepoti e Sponzini.
-Che collegamento? Uno era nero e l'altro rosso...rosso col cuore a sinistra e il portafogli a destra, s'intende...
-Esatto...e er portafojo c'entra, Marescia. C'entra...
-Agostinè non te la tirare se sei riuscito a fare delle congetture su materiale probatorio, che cazzo aspetti a vuotare il sacco, non siamo a "Un giorno in pretura"!
-Scusate, Marescia, era pe 'nquadrà mejo a situazione.
-Ma che ti inquadri, non sei un cameraman...lo vedi quell'uomo lì disteso e pieno di tubicini che gli fuoriescono da ogni pertugio? Beh, se quello muore tutta questa vicenda , comunque vadano le cose, sarà un fallimento. Almeno dammi la possibilità di non chiuderla proprio a schifìo. E di scoprire chi gli ha sparato.
-Questo non credo che lo sapremo mai, disse Agostinelli.
-Uhm...vedo che seguiti a non starmi a sentire. D'accordo, vorrà dire che quei cavolo di dossier me li leggerò da solo.
-Marescia, ve devo dì 'na cosa...
-Cosa mi devi dire , Agostinè?
-I dossier...Gianuli me li ha fatti sequestrare...
-E come faceva a sapere che ne avevi delle copie?
-Deve aver intuito...nun so...Però li ho letti tutti. E lui questo non lo sospetta. Perché pensa che io sia un cojone...
-Beh, vuoi sapere una cosa?
-Cosa?
-Ha ragione, disse Santoro.
Agostinelli non disse niente...
-Marescia, le volete sentì le cose che ho letto?
-Certo, è normale. Ma come non ti è venuto in mente di farne altre copie? Potevi sospettare che quella volpe di Gianuli te le avrebbe sequestrate. E con questa mossa vorrei capire a che gioco sta giocando.
-Comunque Cazzaniga aveva scoperto che sia Nepoti che Sponzini erano stati reclutati dai servizi. E facevano giochi sporchi. Davano informazioni sui camerati e suo compagni, rispettivamente, ai servizi...
Santoro non disse niente. La faccenda si complicava. Ma al tempo stesso si semplificava. Perché se i due trafficavano insieme Nepoti aveva fatto eliminare Casalbene? Che a sua volta aveva ammazzato la figlia di Sponzini? La questione si stava ingarbugliando.
Cazzaniga dette segno di rianimarsi. Aprì lievemente gli occhi. Riconobbe Santoro e Agostinelli, dopodiché si riaddormentò. Fu solo un momento. Deve averne abbastanza anche di noi, pensò Santoro.
Santoro taceva. Stava pensando. A quel punto entrò un medico il  quale con modi sin troppo spicci fece segno ai due che dovevano uscire. Santoro prima di uscire disse a bassa voce rivolto a Cazzaniga- Ambrò giuro su quanto hai di più caro che quello che ti ha fatto questo lo acciuffo. E se va tutto bene faccio un corso di milanese. Forse. Se ci fosse stato tempo. Ma questo lo tenne per sé.
Uscirono in corsia e si diressero verso le scale per scendere. Il Niguarda era gigantesco e per girarci dentro si doveva prendere un navigatore. O almeno così pensò Santoro, mai del tutto abituato agli ampi spazi.
Mentre scendeva le scale osservò Agostinelli- bravo Giulio. Se stato bravo. Hai buona memoria. Scusa se sono stato brusco . Ma dopo due tentati omicidi sono un tantinello nervoso.
-Nun c'è problema, marescià....
-Ma questa relazione che Nepoti avrebbe avuto con la figlia di Sponzini...ne siamo sicuri?
-Penso de sì. Ho mostrato una foto de Nepoti all'amica di Giada che me sto a lavorà e l'ha riconosciuto.
-Bingo, almeno una prova ce l'abbiamo. Ma c'è qualcosa che non comprendo, mi manca un tassello. Nepoti e Sponzini si conoscevano. Erano insieme nei servizi. Nepoti ha fatto fuori Casalbene per fare un favore a Sponzini? Perché era innamorato di sua figlia? O per quale altro motivo?
-Nun ce pensate, ora Marescià, ve dovete riposà. Sete sovraeccitato...
Santoro pensò che Agostineli aveva ragione. Lo congedò e disse che doveva andare a farsi due passi. Voleva schiarirsi le idee. Era in quel modo, sosteneva, che gli venivano le idee. Del resto grandi scrittori e artisti come Nietzsche , Proust, Rousseau, amavano camminare per trarre ispirazione nella formulazione delle loro teorie , delle loro opere. Ma lui non era Proust. Non importava. Ci sarebbe voluto uno sforzo immaginativo alla Proust per venire a capo di tutta quella situazione.
Percorse via della Moscova, pomeriggio inoltrato , imbrunire, e primavera incipiente. Gruppi di giovani multietnici chiacchieravano e passeggiavano. Altri sostavano fuori dai bar sfumacchiando e bevendo delle birre in bicchieri di plastica trasparente. Dei jazzisti di strada stavano suonando. Santoro si fermo ammirato ad ascoltarli. Avrebbe voluto essere uno di loro. La musica era felicità. Un uomo , una chitarra, qualche parola d'amore e il tempo si dilatava dimenticandosi della vita. La musica in fondo , la buona musica , era scrivere versi sonori come animali in una giungla d'asfalto dimentichi del tempo della produzione, dimentichi del tempo in generale. Quegli uomini dovevano essere felici , pensò. Erano in quattro e suonavano nella cornice di una banca, chiusa a quell'ora, che avevano alle spalle. Una banca. Già. Bingo! Eccola, era arrivata l'illuminazione. Ed era giunta attraverso una delle sue più grandi passioni: la musica. Ne era quasi sicuro. Quali potevano essere i legami fra due uomini  che , chi per un verso, tramite potere economico, chi per un altro, la carriera negli apparati dello stato,  stavano scalando le vette della piramide sociale. Se non il potere e i soldi? Ma i soldi potevano più del potere, ormai. E Milano era il simbolo di questa mentalità . Potevi essere un incolto rozzo singalese sconosciuto che ecco che Milano ti ammetteva ai salotti buoni. La Milano della borghesia milanese che al denaro abbinava la cultura era morta sull'altare degli anni '90.
Sì, ne era quasi convinto. Doveva solo capire se il legame fra Nepoti e Sponzini fosse di alleanza o inimicizia. Questo ancora non era stato in grado di appurarlo. Ma una volta accertato questo, i soldi, sempre loro, i maledetti soldi, ci sarebbero c'entrati comunque!

mercoledì 7 febbraio 2018

la pianista cinese, capitolo 44

Davanti a Gianuli Santoro non si era seduto. Erano lui e il capitano in quell'ufficio. E la foto di Mattarella alle spalle del capitano Gianuli.  Era una foto particolare, da qualunque parte la osservassi pareva che Mattarella ti stesse fissando. Come la Gioconda. Ma Mattarella di giocondo non aveva nulla. Quando rideva bisognava inviare fra le sue labbra un raggio laser speciale per percepire che stesse ridendo per davvero. Santoro pensava tutte queste idiozie , mentre era lì davanti a Gianuli.
-Maresciallo, disse ad un tratto Gianuli osservandolo in viso, lei mi deve dire qualcosa?
Santoro taceva.
-Ripeto la domanda, mi deve dire qualcosa?
Santoro non disse niente.Taceva. E osservava.
-Mi vuole far saltare i nervi?,disse Gianuli.
Santoro taceva.
-Perché non parla, per Dio!, disse Gianuli.
-Che cosa vuol sapere? Vuole che le dica quello che vuol sentire? O vuol sapere come stanno le cose?
-E come stanno le cose? Voglio proprio sentirlo da lei, come stanno ste cose?
-Sono responsabile di quello che è accaduto. Oggettivamente responsabile. Cazzaniga stava svolgendo delle indagini per mio conto. Aveva stilato dei dossier per mio conto. Dossier che presumo fossero nella borsa di pelle che Cazzaniga aveva con sé al momento dell'attentato?
-Attentato? , fece Gianuli.
-Certo, Capitano. L'unico vero attentato qui a Milano è stato compiuto stasera. E qualche giorno fa quando hanno tentato di farmi la pelle. A me. Un uomo delle istituzioni, un servitore dello stato. E a compierlo è stato un uomo della Polizia di stato. Devo aggiungere altro?
-Che cosa vuol dire con questo?
-Dico che sono mesi che indago sul caso del cosiddetto attentato di San Silvestro e  dopo tutto questo tempo sono giunto a delle conclusioni. Non del tutto definitive.
-Che vuol dire non del tutto definitive?
-La risposta definitiva era nei dossier del maresciallo Cazzaniga, disse Santoro, omettendo  volutamente che ne esistevano delle copie .
-E sentiamo a quali conclusioni, NON DEFINITIVE, sembra essere giunto?
-Dunque, ricapitoliamo, senza partire da Adamo ed Eva. L'attentatore di San Silvestro, era un cinese. Dopo mesi scopriamo grazie ad un intuizione non mia che non era un mussulmano, né si era islamizzato. Era stato pagato da qualcuno per fare quel casino. Presumibilmente un uomo magro, fumatore, che indossa un impermeabile bianco e che sfoggia un accento romano. L'uomo che uccide il cinese era Alessio Casalbene, uno degli ultimi militanti delle bierre latitante. L'uomo muore in circostanze misteriose a Roma. Sulla scena del delitto compare il commissario Nepoti, che è di stanza a Milano di solito, mi corregga se sbaglio.
Gianuli fece di si con la testa.
-Giungo all'individuazione di Casalbene grazie a delle foto segnaletiche mostratemi dal Maresciallo Cazzaniga. Lo riconosco. C'ero anch'io a Roma, poco prima che venisse ucciso. Ma non ho visto l'autore materiale del delitto.
-Ecco dove stava , lei, altro che malato a casa!
-Sì. Lo ammetto. Le ho mentito.
-Continui, disse Gianuli, voglio vedere dove vuole arrivare.
-In realtà Casalbene, oltre a far fuori Lì, il cinese accusato dell'attentato, che effettivamente  ha sparato e ucciso molte persone, mette nella traiettoria dei suoi proiettili anche una ragazza che era lì. Ma non era una a caso. E forse non era lì per caso. Si trattava di Giada Sponzini, la figlia di un miliardario lombardo che in gioventù aveva militato nella sinistra extraparlamentare. Ora, scopro che Sponzini studiava a Roma, e sin qui....ma studiava a Roma nel periodo in cui anche Nepoti studiava a Roma. I due pur militando rispettivamente nell'estrema sinistra e nell'estrema destra politica, si conoscevano.
Gianuli cercava di raccapezzarsi ma non sembrava a Santoro che ci stesse capendo più di tanto.
-Sì, ma le prove, Maresciallo, le prove, di queste sue elucubrazioni, dove cacchio sono?
-Le prove le troverò. Ora io sono qui per chiederle una cosa.
-Chieda, disse Gianuli quasi spazientito.
-Se lei ha fiducia in me. Se lei ha fiducia nel mio intuito e se lei ha fiducia nel fatto che questo puzzle di circostanze sospette porteranno a breve ad un quadro di definizione finalmente nitido, beh, desidero che me lo esprima. Desidero che lei mi permetta di andare avanti in questa indagine. Io mi voglio impegnare a fondo, sia per tutte le vittime civili che per l'amico e collega maresciallo Ambrogio Cazzaniga. Santoro terminò un po' commosso. E Gianuli se ne accorse.
-Maresciallo lei mi ha dipinto un quadro dei fatti a dir poco fantasioso. Sono coincidenze, fatti circostanziali, ma di prove provate non ne abbiamo. Come faccio a fidarmi? Poi lei è coinvolto direttamente ed emotivamente. E' una situazione difficile e pericolosa.
E tacque.
-Tuttavia, riprese, poiché lei ha sempre dimostrato grande intuito e grande equilibrio conducendo inchieste e portandole a termine in modo brillante, pur nelle circostanze succitate, le concedo di andare avanti. Solo due cose però pretendo. Una tempistica accettabile. Non è che dobbiamo andare avanti alle calende greche. E sia prudente. Non voglio che lei si esponga...NE' TANTOMENO ESPONGA ALTRI SUOI COLLEGHI A RISCHI CONSEGUENTI. SONO STATO CHIARO?
-Direi di sì, disse Santoro.
-Quanto tempo le occorre, maresciallo, per terminare l'inchiesta?
-Il tempo necessario. Ma non porterò la vicenda alle calende greche. Glielo prometto. Ma da lei vorrei una promessa.
-Che promessa?
-Mi deve promettere che se dovesse palesarsi, nel prosieguo dell'indagine, la responsabilità nei fatti accaduti di alti apparati dello stato, lei mi appoggerà. E non mi lascerà macellare in ogni senso. Posso contare su di lei?
Gianuli lo guardava in modo grave.
-Perché mi dice e mi chiede questo? Pensa che potrebbero emergere tali responsabilità?
-Capitano...Lei è troppo intelligente per non conoscere in cuor suo la risposta a questa domanda, disse Santoro. Aveva colpito nel segno. Solleticato la vanità di Gianuli. Il quale gongolava tutto. Anche se appariva preoccupato.
-La saluto capitano. Restiamo in contatto. Ora che godo del suo pieno appoggio.
-Senz'altro , disse Gianuli. E salutò Santoro militarmente.


Fuori dalla caserma Santoro , mentre camminava per strada, pensava. Lo so che Gianuli al primo refolo di vento che implicasse servizi segreti o altri apparati dello stato o , peggio, forze dell'ordine di altre armi, mi lascerebbe in braghe di tela. Ma lui non era Gesù. E Gianuli non era Pietro. Ma poteva sempre essere Ponzio Pilato. Il rischio c'era. In fondo Gianuli voleva andar via da Milano. A causa della moglie. E pur di non sentirla più sbuffare sarebbe stato disposto a tutto. Era ridicolo. Ma anche al contempo tragico. E gli faceva venire in mente quel concetto hegeliano secondo cui la storia comunque nel suo tragico ripetersi potesse assumere dei risvolti persino comici, per non dire grotteschi. In definitiva non doveva fidarsi di lui. Lo aveva lusingato per non farsi togliere l'inchiesta dalle mani. Ora la prima cosa da fare era leggere quei dossier. E accertarsi delle condizioni dell'amico Ambrogio Cazzaniga. Invertendo la gerarchia di come le cose gli erano venute in mente, possibilmente.

giovedì 1 febbraio 2018

La pianista cinese , capitolo 43

Santoro era a casa. Beveva una camomilla seduto sul divano letto. Ascoltava The best of Carlos Santana. Gli piaceva molto quella musica. Santana era sopravvissuto alla vita del ghetto grazie alla sua chitarra. Si capiva in mille modi, si percepiva  chiaramente attraverso le sue note, la disperata allegria cupa e scaracchiante qua  e là , sbocchi di umanità pura. Si stava rilassando. La camomilla gli calmava gli spasmi intestinali. E berla così, gestualmente, sembrava renderlo partecipe di un rito individuale che condivideva con il rito universale del bere bene e lentamente in ogni parte del globo terraqueo. Prendeva tempo. Stava riflettendo. Era arrivato il momento di uscire allo scoperto e attaccare frontalmente. Il nemico era stato fiaccato dai suoi finti (di Santoro) vacillamenti. Dalle sue finte (di Santoro) ritirate, dai suoi finti(di Santoro) arretramenti. Era il momento di infierire sulla sua sicurezza. Una sicurezza fittizia che cominciava a vacillare. Mohamed Alì (Santoro) era giunto nella fase un cui doveva assestare il colpo finale da ko a Foreman (Nepoti & c).


Uscì di casa, come sempre a piedi. Camminare a piedi lo riconnetteva con la Terra. I mezzi gommati erano il chewingum delle lingue d'asfalto metropolitano.
Di lì a poco, eccolo al Cin Cin bar. Mentre se ne stava in piedi indeciso se sedersi o meno al Tavolo del Maresciallo, estrasse la Zanna di dinosauro e chiamo Cazzaniga.
-Comandi sciur Marescial.
-Cazzanì, come stai?
-Bene , sciur Marescial e voi?
-Noi stiamo bene....io e il mio culo. Almeno per il momento. Dimmi un po', Cazzanì. Devi dirmi qualcosa?
Cazzaniga taceva.
-Sto aspettando...
Cazzaniga taceva.
-Eh che ho fatto una scoperta.
-Che hai scoperto?
-Meglio vedersi di persona, sciur Marescial.
-Ancora con sto sciur Marescial, Ambrogio e piantala, su...Mùccala, come diresti tu!
-Ci vediamo al solito bar?
-Sì, ti aspetto qui.


Santoro si sedette al Tavolo del maresciallo. Subito arrivò Nando.
-Maresciallo carissimo, come state?
-Stiamo bene, grazie.
-Che , ci sta qualcuno con voi?
-No. Ma sta per venire....una cosa che dovrebbero fare molti in questa città di gente stressata...
-Non vi ho capito, Marescia...
-Non ci hai capito? Ci faremo capire, non temere...intanto, se non ti dispiace, portaci un cappuccino con il latte di soia...
-Ma dite veramente, marescià?
-Diciamo veramente, perché, non si può?
-Sì, ma quella roba la prendono la gente fissata!
-E so fissato pure io, che ci devo fare?
-Va buò, disse Nando un po' perplesso.


Passarono un paio d'ore ma di Cazzaniga neanche l'ombra. Porca puttana, affermazione e mica definizione, pensò Santoro, e questo che cavolo di fine ha fatto? Lo chiamò di lì a qualche istante con la zanna. Ma Cazzaniga non rispose.
Poco dopo ricevette una telefonata. Era  del brigadiere Giulio Agostinelli.
-Che c'è, Agostinè?
-Marescia, è successa 'na cosa...
-Che cosa?
-'Na cosa brutta.
-Agostinè, ti avverto, non sono in vena di indovinelli, dimmi che è successo.
-Hanno sparato a Cazzaniga.
-Porca puttana. Definizione, stavolta, esclamò Santoro..
-Eh....è morto?
-No, marescià, nun è morto...ma è grave. pe' mo è in coma , tutto intubato.
-E quando è successo?
-Un'oretta fa.
-Cazzo e adesso mi chiami?
-Nun ce l'ho saputo subito, marescià...
-Dove l'hanno portato?
-Al Niguarda...
-E com'è successo?
-Nessuno sa o ha visto niente. C'hanno chiamato dall'ospedale. E' stato soccorso da uno che passava per caso de là. E l'ha trasportato in ospedale.
-Ok, prendo un taxi e vado al Niguarda.
-No, marescià, è inutile. Nun fanno passà nessuno . Nemmeno i familiari.
-Porca puttana. E' colpa mia! gli scappò a Santoro.
-Non dite così, marescià...sappiamo i rischi che corriamo...
-No, invece, non dovevo coinvolgervi...Maledizione, lasciami pensare...il telefono, doveva avere il telefono sotto controllo. Stava per venire qui per dirmi delle cose di estrema gravità. Giulio, mi devi fare un piacere.
-Agli ordini, marescià...
-Te la senti?
-Sempre!
-Però te lo dico sotto metafora...potrei avere il telefono sotto controllo.
-No voi no, marescià...me perdoni ma er vostro catorcio è immune da intercettazioni. E' difficile. E nemmeno il mio.
-Devi pedinare Nepoti. Stagli alle costole. Non lo mollare un minuto. Ci penso io a farti dospensare da altri servizi.
-D'accordo, marescià, volo subito...
-Un'altra cosa .
-Dite, marescià.
-Sai se Cazzaniga aveva una borsa con sé?
-Gianuli ha detto di sì. Ha detto anche che era vota....
-Porca puttana...quelle erano le prove che stavo cercando... i rapporti di Cazzaniga, i dossier...Sono fottuto...
-Marescia, SIAMO, fottuti....
-Per la prima volta nella mia vita non so che pesci prendere....oltre a quelli che penso prenderò in faccia...ecco, devo andare da Gianuli...
-Marescia ve devo dì na cosa...
-Un'altra cosa?
-Sì...
Santoro trattenne il fiato. I guai non erano finiti.
-I dossier de Cazzaniga...
-Che cosa...
-Beh, me ne ha date delle copie...Alcuni giorni fa. Secondo me se sentiva che quarcosa succedeva!
-Bingo! disse fuori di sé  dalla gioia ma contenuto , visto il fatto di  Cazzaniga. E dove li hai messi?
-In un posto sicuro...
-Hai dato un'occhiata?
-Sì...
-Non mi tenere sulle spine...
-Cosa grosse , Marescia, ma glielo dico appena ci vediamo...
Agostinelli chiuse la comunicazione.
Santoro ebbe paura. Paura per Agostinelli. Avere delle prove decisive per l'indagine poteva compromettere gravemente la sua incolumità .
Tentò di richiamare Agostinelli, ma lui non rispose.
Pagò il conto e prese un taxi. Doveva andare da Gianuli. Nepoti era ormai sotto controllo.
Ma prima passò da un tavolo lì vicino. C'era seduto Ahmed e ridacchiava sfumacchiando con altri due connazionali marocchini. Gli fece cenno di avvicinarsi.
Non appena gli fu a tiro gli strinse la mano.
-Ahmed, disse. Ho bisogno del tuo aiuto.
-Va bene, come posso aiutare?
-Non ti aspettare trattamenti speciali, in cambio, però. Te lo dico subito. Ti dico solo che è nell'interesse di tutti che tu mi aiuti.
-Se posso aiutare...disse Ahmed. Era serio. Sembrava prendere sul serio le parole di Santoro.
-Sguinzaglia i tuoi uomini. Oggi hanno sparato ad un collega. Voglio sapere che cosa è successo. Se qualcuno ha visto qualcosa.
-Va beni, marescialo, io fare questo per te...
Santoro lo osservò a lungo. Uhm, fece, sarà meglio per te.
-Mi faccio vivo io, disse, in ufficio, aggiunse. Per ufficio ovviamente intendeva il Cin Cin Bar. Con un cenno della mano salutò Ahmed. Non era una cosa che gli piaceva quella che aveva fatto: stringere un patto con un spacciatore. Sia pure di marijuana, sia pure un pesce piccolo. Ma non era una cosa che gli piaceva, si ridisse. Ma era costretto dalle circostanze. E il male doveva essere combattuto con ogni mezzo necessario. Ma chi si credeva Malcom x? Era semplicemente Gabriele Santoro. Ed era un maresciallo dei Carabinieri.