martedì 22 giugno 2021

Lisboa 25

 Dunque ricapitoliamo, si disse Santoro, mentre se ne stava

 seduto  su una panchina nel parco retrostante la ruota ludica

 che era davanti alla statua del Marchese di Pombal. 

A pochi metri dove era stato ritrovato il cadavere di Vanessa 

Dias. Era stato fatto ritrovare, si corresse. Elencò gli attori in 

gioco e li passò al vaglio della sua famosa classificazione 

antropologica. Era da tempo che non la tirava fuori dal cilindro 

dei suoi pensieri. La classificazione divideva gli esseri umani in 

Fossili o Camaleonti. A loro volta queste categorie, se ripetute 

due volte non davano adito a varianti di alcun tipo. Un Fossile 

Fossile  restava tale. Come pure un Camaleonte Camaleonte. 

Poi c'erano le sottocategorie. In questi casi le due categorie 

venivano associate ad aggettivi positivi o negativi. E secondo

Santoro questo era, con buona approssimazione un buon 

metodo per distinguere caratterialmente gli esseri umani

Partiamo da Carvalho,pensò, buonanima. 

Carvalho cos'era? Fossile o Camaleonte? Se fosse stato un 

Fossile Fossile sarebbe dovuto essere un uomo tutto 

d'un pezzo, saldo nelle sue convinzioni e tuttavia prevedibile. 

Carvalho era saldo nelle sue convinzioni ma imprevedibile 

riguardo a come restare coerente con le stesse. Perchè aveva 

fantasia e la fantasia, leggi capacità di sorprendere 

continuamente, lo portava a non essere inquadrabile tanto 

facilmente. Stava indagando su un traffico di droga, 

presumibilmente ad alto livello, ma i suoi superiori non ne erano 

al corrente. E sul fatto che una volta venutone a capo sarebbero 

stati messi al corrente, be', Santoro non ci avrebbe scommesso. 

Ergo, Carvalho era un Fossile con tendenze camaleontiche. In 

altre parole la specie meno inquadrabile. 

Parlava ad alta voce con se  stesso, come un folle, mentre se ne 

stava seduto sulla  panchina e intorno passavano i soliti 

invertiti  a caccia di sesso. Gli uccelli cinguettavano, era una 

giornata discreta-ancora nebbia, ma gli uccelli cinguettavano e i 

pini dalle chiome ad ombrellone, secolari e maestosi, se ne 

stavano fermi ad ascoltare quell'uomo sull'orlo di una crisi di 

nervi. 

Fonseca, invece, disse ancora Santoro a se stesso, era un Fossile 

Fossile...Vale a dire saldo nelle sue convinzioni fino a difendere i 

propri errori. Incapace di riconoscerli. No, si disse, mutando 

idea repentinamente. Quel figlio di buona donna è un 

Camaleonte travestito da Fossile. Voleva dare l'impressione di 

essere un Fossile, per giustificare i propri errori come reali e non 

destare sospetti se qualcuno avesse potuto sospettare che fossero 

errori fatti di proposito. Per nascondere i suoi traffici. Quindi in 

definitiva Fonseca era un Camaleonte Cattivo. Cioè, ottimo 

Camaleonte ma orientato al male. Ecco, così suona meglio, si 

disse. La classificazione da lui inventata e nata per semplificare

gli esseri umani secondo i caratteri, cominciava a complicarsi.

Passiamo a Quaresma, disse ad alta voce: Quaresma dovrebbe 

essere un Fossile Fossile, se fosse sincero. Uno che pensa alla 

pensione e che si sente in colpa per la morte di Carvalho. Perchè 

forse sa qualcosa. Se fosse un doppiogiochista complice di 

Fonseca in qualche traffico di droga, sarebbe un Camaleonte 

Imperiale. Imperiale sta per grande capacità di ingannare il 

prossimo. E' una questione ancora da dirimere, si disse.

Ora passiamo a Merzagora. Questo soggetto, disse, è di 

complessa definizione. Per la vita che ha condotto dovrebbe 

essere un Camaleonte a tutto tondo...Solo non si capisce bene se 

buono o cattivo. Forse è un Camaleonte Opportunistico. Una 

nuova categoria antropologica, disse Santoro compiacendosi.

E la moglie di Carvalho? La moglie di Carvalho è un Fossile che 

si è comportato da Camaleonte per scopi personali, per vendetta. 

Ecco, anche questa suona bene, funziona, come cosa, aggiunse in 

preda ad una specie di febbre.

E io cosa sono? COSA SONO? Urlò a se stesso. Io sono l'etologo

della situazione, ma perchè poi dovrei perdere tempo a 

definirmi? Dovrei dire che sono un cercatore di verità, ma ora 

come ora sono nella posizione di uno che deve tirarsi fuori le 

castagne dal fuoco, da se'. Poi per la verità si sarebbe visto.

Si alzò e cominciò a camminare in circolo intorno alla panchina. 

Uno che lo avesse osservato da lontano avrebbe di certo 

chiamato un'ambulanza e l'avrebbe proposto per un Tso 

(Trattamento Sanitario Obbligatorio). Non era così che i grandi 

della storia prendevano decisioni? Al termine di corroboranti 

camminate terapeutiche? Pensò. Ne aveva abbastanza. Gli 

venne un'idea. Doveva pedinare Quaresma. Doveva capire in 

che rapporti era con Fonseca, non c'era altra soluzione. E 

Merzagora? A Merzagora non avrebbe detto niente. Non si

fidava, di quel Camaleonte Opportunista. Uno che si era 

venduto ai servizi di tutto il mondo non poteva che avere un solo 

tipo di coerenza: fare i propri interessi. Qualsiasi essi fossero. 

Scese dalla collina dov'era il parco. Passò sotto la ruota. Cinque 

del pomeriggio e stava per intensificarsi la nebbia. C'era un 

umidità tale che se fosse stato un supereroe ci avrebbe 

camminato su e si sarebbe catapultato al Chafariz do Carmo, 

sede della GRP, la Guardia Repubblicana Portoghese, dove 

Santoro era già stato e dove aveva conosciuto sia Fonseca che 

Quaresma.

Niente paura, si disse. Ci metterò quaranta minuti a piedi. 

Da Marques de Pombal al Chafariz do Carmo, sede della GRP, 

zona Baixa Chiado, più o meno, lungo tutta Avenida da 

Liberdade, è tutto dritto. Stimò che era un buon calcolo 

temporale.

E così fece. Sui marciapiedi istoriati , si incamminò, nell'ora 

fatidica delle corride, cinque del pomeriggio, pensò tra se'. 

Incontrò un mucchio di gente, passando tra marciapiedi e piste

ciclabili, spesso evitando di giustezza i monopattini elettrici.

La gente , a quell'ora si accingeva ad uscire dagli uffici.

I bar cominciavano a riempirsi e qualcuno si faceva uno

spuntino, preserale. Con qualche pastel fritto ripieno di pollo

o gamberetti. Giunto all'altezza di Praca dos Restauradores,

sulla sinistra notò l'alto obelisco che celebrava l'indipendenza

portoghese dal dominio spagnolo, avvenuta intorno alla metà

del XV secolo. Sulla destra, invece due statue bronzee 

raffiguranti figure umane, in stile moderno, l'una recante una

palma e l'altra una corona: raffiguravano rispettivamente la

Vittoria e la Libertà. Come una corona potesse rappresentare la

libertà, a Santoro gli parve l'ennesima baggianata che gli artisti

dovevano far digerire al popolo pur di intascare le commesse di

chi quel popolo voleva che continuasse ad essere sottomesso.

Passò da Rossio, e vide la solita folla di turisti davanti a "A

Ginjinha", storico baretto  dove si serviva il caratteristico

liquore a base di ciliegia, genius loci alcolico, di Lisbona, che

dava il nome al locale. Da lì salì verso Baixa Chiado, passando da

un vicolo a fianco al Elevador da Santa Justa, l'ascensore

panoramico, anch'esso affollato di turisti all'ingresso. Di lì a poco

fu davanti all'ingresso della sede della GRP, Chafariz do Carmo.

Il cambio della guardia , che tutti i turisti non mancavano di

fotografare e filmare era, ormai a quell'ora vespertina, già

avvenuto. Santoro si appostò lì nei pressi, fingendo di attendere il

tram ad una fermata lì vicino. Aveva bisogno di fortuna. In quel

 momento più che mai ... 

Aspettò lì in zona, nascosto dietro la fontana, che era proprio di

fronte all'ingresso della sede della Gierrepì. Poi si confuse tra i

turisti, seduti a dei tavolini, che erano disseminati intorno ad un

chiosco che distribuiva i soliti succulenti rustici portoghesi.

Seduto ad uno di quei tavolini, osservava sottecchi, l'uscita dei

vari militari. Dal Chafariz do Carmo. Ordinò una camomilla.

Del resto era novembre e ci poteva stare. Il cameriere gli portò la

camomilla accompagnata da un pastel da nata. La crema del

pastel avrebbe annullato l'effetto antispasmico della camomilla.

Ma Santoro non vi badò. Sarebbe voluto restare seduto lì tutta la

 vita. Come al Cin Cin bar a Milano, in corso Buenos Aires. E si

sarebbe fatto assegnare un tavolino sempre libero per lui,

proprio come al Cin Cin bar. Proprio mentre faceva tutte queste

congetture, vide Quaresma uscire dalla caserma. E...Non era

solo. Era accompagnato dal Colonello Fonseca. Interessante,

 pensò Santoro. Forse Quaresma è andato subito a riferire quello

 che Santoro avrebbe fatto.

Per il momento li seguì con lo sguardo. Quando svoltarono

l'angolo lì seguì che scendevano verso Rossio. Magari vanno a

bersi una Ginjinha, pensò

Lisboa 24

 L'indomani mattina, di buon ora, Quaresma chiamò Santoro.  

Si accordarono, su proposta di Santoro per vedersi nel 

ristorante dove aveva pranzato con Tiago Carvalho. Versò metà 

di Rua Augusta. In pieno centro ed in bella vista. Non voleva 

correre rischi. Quaresma, dopo qualche titubanza, accettò.

Il ristorante si chiamava, giustamente, "O Polvo", Il polpo, cioè. 

Dal momento che era una delle sue specialità più prelibate. 

Santoro infatti avrebbe voluto gustarlo con Carvalho, in luogo 

del baccalà, dopo il primo giorno del corso Interforze. Corso dal 

quale era assente giustificato tramite un certificato medico falso, 

procuratogli da Quaresma. E i giorni stavano passando senza 

che Santoro cavasse un ragno dal buco. Per di più ora si era 

cacciato nei guai. Il suo filmino hard con una mezzofondista 

portoghese di belle speranze girato prima che la stessa fosse 

trovata cadavere, circolava nei posti di polizia di tutt'Europa. 

Santoro sperò che non arrivasse mai in Italia. E mai e poi mai, 

alla vista di Gianuli. Quello non aspettava altro. Per farlo fuori. 

Il Capitano Gianuli odiava Santoro. Ma di un'invidia 

particolare, strana. Gli aveva risolto molti casi e Gianuli se ne 

attribuiva, spesso arbitrariamente, i meriti. Ma nonostante 

questo non era riuscito a diventare Maggiore. Ne' , sua 

preferenza in subordine, a farsi trasferire in Puglia. Per tener 

contenta sua moglie. Il suo odio era ambivalente, un mix di 

invidia e ammirazione. E poi c'era la faccenda della mancanza 

di adesione alla disciplina nella direzione delle indagini. Santoro 

indagava per conto proprio, in alternativa e qualche volta in 

spregio, alle sue direttive. E infatti il Maresciallo pugliese, ora 

temeva che Gianuli si sarebbe scocciato della situazione e 

avrebbe scoperto i motivi del suo mancato rientro. Il corso 

comunque sarebbe finito di lì a tre giorni. Infatti si era deciso di 

protrarre la sua durata complessiva e portarlo a 10 giorni. 

Come gli aveva riferito Cazzaniga in una delle  numerose 

telefonate intercorse fra i due marescialli. Il sogno di Santoro 

sarebbe stato quello di terminare la sua inchiesta entro un paio 

di giorni e presentarsi nell'ultimo giorno di corso, per assistere 

alla sintesi e alle conclusioni. Per poi tornarsene in patria senza 

colpo ferire. Ma vedeva, allo stato, tutto ciò impossibile da 

realizzarsi. Doveva comunque darsi una mossa. Ma al momento 

era in una situazione difficile. E non poteva fidarsi di nessuno, 

per di più in un territorio ostile e che non conosceva.

Santoro si fece trovare seduto ad un tavolino del ristorante. La 

linea di tavolini era coperta da dei grandi ombrelloni 

quadrangolari, che facevano ombra, coprivano dall'umidità e, 

all'occorrenza, poteva persino proteggere dalla pioggia. 

Quaresma arrivò all'ora prevista. Quasi ora di pranzo. Era 

scuro in viso. E non solo per la sua carnagione olivastra. Si 

sedette. A malapena salutò Santoro.

-Che c'entra Fonseca? Inaugurò subito la conversazione, il 

portoghese, prima che arrivasse la cameriera per le comande.

-Che c'è, Quaresma, qualcosa non va?

-Voglio ricordarti che sei tu che ha qualcosa che non va. Sei 

ricercato... Se non ricordo male, giusto?

-Cos'è, una minaccia? C'è qualche cecchino sui tetti di qualche 

locale governativo di tetti rossi, qui vicino? No, perchè, non 

l'avessi notato, sono fuori vista...Grazie agli ombrelloni.

Quaresma sorrise amaramente. -Che c'è Maresciallo, non ti fidi 

di me?

-A dire il vero mi fido solo dei miei due coglioni, disse Santoro. 

Era piuttosto sarcastico e il sarcasmo era una variante negativa 

dell'ironia che Santoro tirava fuori quando era fuori dalla 

grazia di Dio.

-Cos'hai scoperto? Chiese Quaresma.

-Nulla. Bothelo non l'ho certo trovato. Non so cosa i tuoi

informatori ti abbiano riferito, ma io non sono stato coinvolto in 

nessun inseguimento.

-A no? E non hai parlato con il Barman  del "Barrito Alcolico"?

-Può darsi, disse Santoro, e allora?

-Mi prendi per scemo? Guarda che sei in una posizione 

difficile. Ti conviene collaborare. 

-Va bene, fece Santoro rassegnato. Ma il barman non lo aveva 

seguito mentre inseguiva Bothelo? Giusto? Si disse 

interiormente.-E allora? Ho chiesto informazioni su Bothelo. 

Diciamo che l'ho trovato...Siccome ha la coscienza sporca, è 

scappato.

-Sì, ma la vera domanda è: perchè cercavi Bothelo. Cosa c'entra 

con Carvalho? Chiese con decisione Quaresma. Le basette gli 

tremavano per la tensione. Santoro invece, tutto sommato era 

tranquillo. Era seduto sul bordo di un burrone, ma tutti quelli 

che volevano che cadesse non potevano dar via libera all'evento 

per via del fatto che non sapevano, esattamente, cosa sapesse. E 

soprattutto se l'avesse riferito ad altri. La verità era come un 

virus, pensò il maresciallo pugliese. Aveva intuito 

inequivocabilmente che quest'ultimo  era uno dei motivi per cui, 

pur in balia di quelle bande di mestatori nel torbido, era ancora 

vivo. 

-Lo cercavo perchè ho scoperto che era implicato nella morte di 

Vanessa Dias, disse Santoro.

Quaresma restò di stucco.-E come avresti  fatto a scoprirlo, scusa? Gli chiese sorridendo a denti 

stretti.

-Segreto professionale, disse Santoro.

-Non scherzare, con me, disse minaccioso Quaresma. Ti conviene dirmelo!

-Parlami di Fonseca, disse Santoro cambiando discorso ad arte. 

La partita di scacchi con Quaresma era appena iniziata. E ora 

Santoro aveva qualche chance in più per strappare delle 

informazoni supprementari. Così da farsi qualche idea. Se non 

altro per capire di chi si poteva fidare. Subito dopo pensò alla 

sua frase da Clint Eastwood di prima e con i pensieri ritornò ai 

suoi passi. E ai suoi due coglioni.

-Perchè è da ieri sera al telefono che mi nomini il colonnello 

Fonseca? Cosa stai cercando di dirmi? Fece Quaresma alquanto 

seccato.

Nel frattempo arrivò la cameriera. Non era quella della volta 

precedente con Carvalho. Più magra, viso bianco, espressivo, 

sorridente, capelli lunghi neri. Vestita di nero come una cantante 

fadista.

Santoro ordinò delle sardine arrostite con insalata di peperoni. 

Quaresma ordinò il polpo. Santoro si chiese se magari non fosse 

già stato con Carvalho, in quel posto. Magari, forse, glielo 

avrebbe chiesto facendolo scivolare la conversazione, al 

momento opportuno.

Andata via la cameriera, Quaresma riprese ad incalzare 

Santoro:- che cerchi da Fonseca?

-Ma come, adesso ti sta simpatico? Ma se sei stato tu a invitarmi 

nel tuo ufficio dopo il prevedibile due di picche del Colonnello 

nei miei riguardi. Non  lo ricordi?

Quaresma incassò duro. I turisti passavano lungo la linea di 

tavolini declinando o accettando gli inviti dei camerieri a sedersi 

ai tavoli. Gli spacciatori piazzavano origano in luogo di 

marijuana o qualche pasticca di quelle nuove droghe che 

potevano essere all'origine di tutta quella situazione incasinata. 

Quaresma dette un'occhiata ad una contrattazione lì nei pressi 

tra un inglese e uno spacciatore lisboeta. I due si infilarono in 

una strada laterale e scomparvero inghiottiti dall'impiantito 

bianco istoriato di ghirigori neri, che si estendeva anche nelle 

diramazioni di Rua Augusto. Santoro percepì che Quaresma 

conosceva quell'uomo. Lo spacciatore. E se lo appuntò nel suo 

taccuino da giocatore di scacchi psicoterapeutico.

-Ecco, appunto, fece Quaresma. Quasi tirava un sospiro di 

sollievo.

-Che rapporti c'erano tra Fonseca e Carvalho? Ecco arrivata la 

bomba che Santoro si era riservato, a quel punto della 

conversazione, di sganciare, per scardinare le trincee mentali di 

Quaresma.

Quaresma addentò il tentacolo del polpo, appena giuntogli in un 

piatto, circondato da patate lesse. Quando Quaresma portò un 

tentacolo del polpo alla bocca e lo addentò, senza troppo 

appetito, a Santoro venne in mente un immagine tratta 

dall'Odissea: i marinai al seguito si Ulisse divorati da 

Polifemo. Il tentacolo gli parve l'arto inferiore di qualche povero 

sodale di Ulisse, capitato per sventura nella fatidica grotta del 

pastore ciclope. E divorato dal ciclope stesso.

-Non erano in buoni rapporti, ammise con qualche difficoltà, 

Quaresma.

-Cerca di farmi capire? Anche io spesso non sono in buoni 

rapporti con i miei superiori. Ma nel caso di Carvalho? Perchè 

non era in buoni rapporti con Fonseca?

-Maledizione! Fece Quaresma, sputando il tentacolo di polpo 

che cadde nel piatto cercando di rianimarsi. Le patate lesse 

intorno al cefalopode cotto, gli parvero le pecorelle del ciclope.

-Che c'è? Pensa che non lo reggerei, quello che cerchi di non 

dirmi?

Quaresma odiava Santoro. Doveva essere lui a fare domande. 

Lui, dopotutto, ce l'aveva in pugno. Ma in quel momento si 

sentiva in sua balìa. 

-Fonseca era l'amante di sua moglie! Disse Quaresma a bassa 

voce e serrando i denti.

Santoro meditò sulla rivelazione. Alla sua bomba, Quaresma, 

aveva risposto con dell'esplosivo al plastico. Notizia piuttosto 

pesante, ammise a  se stesso.

-Perchè non me lo hai detto subito?

-Perchè sono fatti personali... E perchè non sempre due più due 

fa quattro?

-Cos'è? Un indovinello? Guarda che in matematica ero una 

frana, disse Santoro. 

-Voglio dire, disse Quaresma, riaddentando il tentacolo del 

polpo, di prima già mezzo mangiucchiato, che non per questo si 

odiavano. Era una storia vecchia. Una vecchia ruggine. Non 

credo che a Carvalho importasse. Dopotutto sapeva farsi 

consolare.

Santoro finì le sardine arrostite e mangiò i peperoni. Prima di 

aggiungere qualcosa alla conversazione. Quaresma invece non 

riusciva a finire il polpo.

-Chi può dire, cosa alberga nella mente di un uomo. Il fatto che 

Carvalho avesse delle relazioni extraconiugali, non vuol dire che 

non ci tenesse a sua moglie...Parlo dal suo punto di vista, si 

capisce...Non stiamo facendo un discorso su cosa sia 

politicamente corretto o meno, nei rapporti fra coniugi...

-Alla moglie di Carvalho, non importava un fico secco, di 

Fonseca. Sapeva che a Carvalho avrebbe dato fastidio. Io credo 

che l'abbia fatto per questo. Tradirlo con Fonseca, intendo. Era 

stanca dei suoi tradimenti. Disse a quel punto Quaresma.

-Prendiamo il dolce? Fece Santoro, rivolto a Quaresma. 

Sembrava rilassato. E non ne capiva il motivo. Non era certo in 

una bella posizione. Ma era come se non gli importasse niente. 

Non aveva più nulla da perdere se non la consapevolezza di non 

voler più restare sotto ricatto da parte di nessuno. Dopotutto 

incastrarlo non conveniva a nessuno. Perchè Cazzaniga sapeva 

tutto. Ed era un tipo a posto. Incorruttibile e non ricattabile. 

Era la sua polizia di assicurazioni, nel caso gli fosse accaduto 

qualcosa.

Quaresma bevve un caffè e addentò un pastel da nata. Santoro 

ne divorò due. Con un tè. Per il caffè non si sentiva ancora 

pronto. Non voleva correre rischi con la colite. Era da tempo che 

i classici borborigmi che preludevano ad un possibile attacco 

non si facevano vivi. E voleva lasciare le cose così come stavamo, 

su quel fronte.

-Quindi adesso cosa farai? Gli chiese Quaresma.

-Indagherò su Fonseca, disse Santoro.

-Sei è pazzo. Non te l'ha mai detto nessuno? Disse Quaresma.

-Me l'ha detto un mucchio di gente. Molti di questi o sono morti 

o sono al fresco... Ti autorizzo pure a toccarti, disse Santoro. 

Quaresma non sorrise-come farai ad indagare su Fonseca? Non 

conosci nessuno, oltre al sottoscritto.

-E tu non mi aiuterai, vero?

-Non posso. Troppo pericoloso. E io tengo alla mia pensione.

-No. Tu  tieni al prolungamento della tua pensione, fece Santoro.

-Non capisco. Quale prolungamento? Chiese Quaresma stordito 

dai ragionamenti di Santoro.

- Fino ad ora credi di aver lavorato? Tu eri in pensione anche 

prima di andare in pensione. 

-Ah sì? E da cosa lo deduci?

-Dalla macanza di palle, disse Santoro.

Quaresma arrossì. O perlomeno così piacque immaginare a 

Santoro, visto che il portoghese era scuro di pelle.

-Ci sentiamo, amico, disse Santoro.-Ah, il conto. Paga tu. Con 

tutta la pensione che ha accumulato!

Quaresma stava per dire qualcosa. Ma non disse niente. Santoro 

era già sciamato via, come un ombra tra i turisti, turista tra i 

turisti, in mezzo a gruppi di persone che fluivano sul corso, 

fermandosi a comprare cianfrusaglie, assaggiare qualche piatto, 

bere una birra o a comprarsi qualche anfetamina.




sabato 19 giugno 2021

Lisboa 23

 Mentre era nella sua stanza, il telefono di Santoro squillò. Era Quaresma.

-Maresciallo, come sta? Ci sono stati sviluppi?

-A quelle delle due domande devo rispondere? Chiese Santoro, sarcastico.

-Botelho...L'ha incontrato?

Santoro stette zitto. Stava pensando a cosa sarebbe stato più opportuno rispondere.

-No, disse cercando di essere convincente.

-Non è possibile. Mi riferiscono che c'è stato del movimento in Bairro Alto, poche ore fa.

-Davvero? Be' è una zona di divertimento, non mi sembra che il movimento costituisca una 

novità, no?

Stavolta a tacere fu Quaresma.-Allora niente? Lei non c'entra con un inseguimento di qualche 

ora fa?

-Inseguimento? Non ne sono al corrente. 

-Dobbiamo vederci subito, disse Quaresma.

-E perchè? Non ho nuovi elementi da comunicarle.

-Dov'è, adesso?

-Che le importa dove sono. Non lo dirò certo a lei. Non ho ancora capito se mi posso fidare. Per 

esempio, in che rapporti è lei, con il Colonnello Fonseca? Buttò lì mellifluamente.

Quaresma taccue. Poi disse- che c'entra Fonseca? Vede che dobbiamo vederci per parlare?

-Di cosa?

-Al telefono è meglio di no. Dobbiamo vederci.

-Facciamo domani mattina, disse Santoro. Sono stanco. Ho battuto tutta la zona del Bairro Alto, 

per cercare Bothelo. E senza risultati. E' stato come cercare un ago in un pagliaio.

-E non ha mostrato nessuna foto in giro? Chiese Quaresma inaspettatamente.

-Uhm...Grugnì Santoro. Quaresma, forse ha ragione; incontriamoci domani mattina e ne 

parliamo. Il fatto che abbia mostrato una foto, non vuol dire che l'abbia trovato. Giusto?

-Giusto, disse Quaresma. -Non fa una piega. Ma...Che c'entra Fonseca.

-Me lo dica lei, che c'entra, Quaresma.

Quaresma taceva. I sospetti di Santoro, sul fatto che Quaresma sapesse qualcosa, trovarono 

conferma.

-Mi chiami domani mattina. Le farò sapere dove ci incontriamo, disse Santoro.-Passo e chiudo, 

amico!

Chiuse lo sportellino del Nokia. Si sdraiò sul letto. Accese la radiolina che Merzagora gli aveva 

fatto trovare nella stanza e cercò di sintonizzarsi su una stazione di musica classica. Si trovò ad 

ascoltare nel mezzo la sinfonia numero 6 di Malher. Nel momento del crescendo di violini e fiati. 

Prese la glock da sotto il cuscino e la poggiò accanto, sul materasso del letto sul quale si era steso. 

La faccenda di Carvalho, stava diventando maledettamente seria. Non se l'aspettava. Prese la 

zanna di Dinosauro e chiamò Cazzaniga.

-Sciur Marescial, cum te stet?

-Male, Ambrò, male. Gli fece un resoconto dettagliato dell'accaduto. Poi al termine si sentì più 

rilassato.-Se mi succede qualcosa, almeno c'è qualcuno che sa come stanno le cose, aggiunse.

-L'è inscì, disse Cazzaniga.- Ussignur d'amor acces, perchè dovrebbe accaderle qualcosa?

Aggiunse.

-Non si sa mai. Sto toccando ferro, disse Santoro stringendo momentaneamente la glock. Non era 

mai stato un fanatico del armi, ma in quella circostanza la pistola gli dava una certa sicurezza. 

-Sciur Marescial, cosa vuole che faccia? Chiese Cazzaniga. 

-Cazzanì, ma tu questo Merzagora, com'è che lo conosci?

-Be', l'ho aiutato in un'inchiesta, tanti anni fa. Lui era in Italia. Lavorava per la Cia, in quel 

tempo...

-Sì, infatti, in quel tempo, quando Cesare impose un tributo alla Galilea?

-Non capisco.

-Era l'enfasi da sacerdote che stavi assumendo nel parlare. Mi ricordava un passo biblico.

-Non sapevo che lei fosse religioso, disse il maresciallo milanese.

-A volte lo sono. Quando sono vicino alla morte. In questo sono un uomo medio. Forse non solo in 

questo. Chi lo sa?

-Mi sembrate depresso.

-No, depresso no. E' solo che mi manca la tua compagnia. Mi mancano le nostre chiacchierate. 

-Chiacchierate? Ma se sembra sempre che lei mi voglia fora di ball?

-Ti sei fatto un'impressione sbagliata. Cerco la solitudine, una vola che ho messo in banca la 

solidità di un'amicizia.

-Fischia, siur Marescial, mi sta diventando sentimentale.

-Veramente, Ambrò. Mi posso fidare di questo John Merzagora?

Cazzaniga stette qualche secondo in silenzio. Santoro attendeva una risposta.

-Non lo conosco così bene. Abbiamo solo lavorato insieme. Ed è molto efficiente. Un 

professionista. Ma uno che ha prestato opera nei servizi segreti di tutto il mondo...Be', che le devo 

dire.... C'è comunque da stare in campana. Ripeto, sono passati anni. Però la sta aiutando, no?

-E' vero, mi sta aiutando. Ma potrebbe farlo per usarmi, ad un certo punto. O per vedere cosa so 

delle vicende su cui sto indagando.

-Potrebbe essere. Vuole che le cerco un'altra residenza?

-No. Non serve. Se quell'uomo è efficiente solo la metà di quello che mi hai detto, mi troverebbe 

tempo zero. Piuttosto, come sta Milano? Il Cin Cin Bar?

-Senza lei non è la stessa cosa. Prendersi un aperitivo con Strippoli...Chel lì l'è un terun de 

l'ostia...Non come lei. 

-Be', anch'io sono terrone.

-Voi siete nato in terronia. Ma non siete terun. El terun l'è chel lì che resta terun anche dopo 30 

anni a Milano. O dove diavolo va a capitare. Non si sa adattare. Pensi che l'altro giorno al bar ho 

chiesto un marocchino e lu ma guardà come se avessi ordinato un arabo in carne ed ossa, anzichè 

il classico caffè nel bicchiere di vetro con spruzzata di cacao sopra. 

-Cazzanì, devi ammettere che chiamare così un caffè...Che ti devo dire, un pò razzista lo è, no?

-Può essere, non dico di no. Ma è così che si chiama quel tipo di caffè. Per ordinarlo non puoi 

mica dire mi faccia un caffè nel bicchiere di vetro con una spruzzata di cacao, su, no l'è inscì?

Santoro sorrise.-D'accordo, lasciamo questo dibattito ai deejay radiofonici. Mi ha schiarito le 

idee. Il risultato è che devo stare accorto anche a Merzagora. Non posso fidarmi di nessuno. E ora 

devo anche cercare di incastrare il Colonnello Fonseca. Cercando di capire da che parte sta 

Quaresma.

-Se è un sottufficiale, dalla nostra, sciur Marescial.

-Non è detto. Bisogna vedere se ci sono dei soldi di mezzo. E quanti sono.

-Diavolo di un Marescial, disse Cazzaniga. Chiusero la comunicazione. 

La radio continuava a mandare la sesta di Malher e Santoro distese bene il capo sul cuscino. 

Strinse la glock in mano e cercò di addormentarsi. L'immagine di un uomo sdraiato sul letto, con 

la pistola in mano, mentre ascolta la musica classica, gli fornì la perfetta metafora su cosa 

avrebbe potuto dire, in estrema sintesi, in un dibattito filosofico sulla morte. Se gli avessero 

chiesto quale sarebbe stata la sua posizione sulla morte...Be',,,"supina", sarebbe stata la sua 

risposta.





lunedì 14 giugno 2021

Lisboa 22

 Bothelo era seduto. Le mani legate dietro la spalliera della 

seggiola. Erano in uno scantinato. Santoro lo aveva portato, in 

taxi presso il finto Bed&Breakfast dove dimorava 

temporaneamente. Al tassista aveva detto che era sbronzo. Poi, 

aiutato da Merzagora, avevano portato Bothelo, ancora mezzo 

stordito, nello scantinato. La luce in alto oscillava. Scenario da 

uffici della Gestapo. Si capiva che Merzagora era a suo agio, in 

quella situazione.

-Deve aver assunto un cocktail con queste droghe sintetiche che 

vanno di moda, disse Merzagora. Santoro non disse niente.

-Appena si riprende gli inietto del penthotal!

-Non c'è il rischio che ci rimetta le penne? Chiese Santoro.

-Solo se non conosci la dose giusta, disse Merzagora , sbrigativo. 

Dette una scorsa a Santoro. Uno sguardo strano. Con la sua 

faccia da Michael Caine.

-Pensa che ci darà qualche informazione?

-Ne sono certo. Ma dobbiamo fargli le domande giuste ed in 

breve tempo. L'effetto dura non più di 15 minuti.

-Non gli staremmo mettendo troppe sostanze in corpo, perchè 

riesca sopportarle? Insistette Santoro.

-Maresciallo. Mi lasci lavorare. Dopotutto lo faccio per lei.

Santoro non disse niente.

C'era un secchio di metallo, pieno di acqua gelida. Merzagora, 

con un gesto rapido, lo sollevò e lo versò in testa a Bothelo.

Questi si riebbe. Dette una scorsa ai due uomini che aveva 

davanti.

-Dove sono? Chiese in portoghese.

-In un posto dove non può sentirci nessuno, disse risoluto, 

Merzagora.

Bothelo osservò l'ex agente dei servizi segreti, ora consulente ed 

ebbe un moto di stizza. Santoro lo notò. Fu impercettibile, ma 

Santoro se ne accorse. Forse Bothelo conosceva già, Merzagora.

Ma Merzagora non dette il tempo a Bothelo, di aggiungere altro. 

Si avvicinò allo spacciatore e gli infilò una siringa alla base del 

collo, sul lato sinistro.

-Ecco qua, fece, adesso risponderai alle nostre domande.

-Maresciallo, tocca a lei. Lo interroghi.

Bothelo sembrava ripiombato improvvisamente nello stato di 

torpore nel quale si era venuto a trovare al termine 

dell'inseguimento da parte del Maresciallo italiano, prima che 

svenisse.

-Ma...Mi è sembrato che la conoscesse, fece Santoro, rivolto a 

John Merzagora.

-Sciocchezze. Era l'effetto stordente delle droghe, aggiunse 

rapidamente l'uomo con la faccia di Michael Caine.

-D'accordo, disse Santoro. Noi dei carabinieri non abbiamo mai 

usato questi metodi. Queste sostanze. Pensavo che esistessero 

solo nei fumetti di Diabolik.

-Fumetti di Diabolik? Disse Merzagora. Ma di che sta parlando?

-Niente, disse Santoro. Non mi sembra di avere altra scelta. 

Vediamo se funziona d'avvero, disse il Maresciallo.

Merzagora gli fece un cenno di assenso.

-Bothelo, ascoltami bene. Prima domanda, disse Santoro.

- Chi ha ucciso, Vanessa Dias?

Bothelo ascoltò. Ci mise qualche secondo a realizzare. Poi, con 

voce fioca rispose-non so chi ha ucciso Vanessa Dias... Io ho solo 

portato il suo corpo sotto la Ruota in Marques Pombal... Questo 

era il mio compito.

-Sì, d'accordo, ma chi ti ha detto di farlo? Lo incalzò Santoro.

-Il colonnello Fonseca, fu la risposta secca e perentoria di 

Bothelo.

Santoro si voltò e guardò dritto negli occhi Merzagora. L'ex 

agente era una sfinge.

-Che vuol dire, chiese Santoro a Merzagora.

-Lo vediamo dopo, continui a interrogarlo, l'effetto sta per 

terminare. 

-Chi ha ucciso l'agente Tiago Carvalho? Domanda secca. Senza 

fronzoli. Era il suo stile, negli interrogatori. I pensieri invece 

vagavano nell'interspazio.

-Non lo so. So che Fonseca...lo...odiava, disse Bothelo.

Dopo questa risposta, Bothelo, svenne. Merzagora gli si 

avvicinò. 

Prese il polso e lo auscultò al tatto della mano. 

-E' morto, disse.

A Santoro gli si raggelò il sangue nelle vene.

-Come...E' morto?

-Morto..deceduto...defunto...farò fare un'autopsia, disse 

Merzagora.- Conosco un medico che la può fare. E senza che 

dica nulla in giro a nessuno. Non so se mi spiego. Ma ci dirà che 

sostanze aveva in circolo.

-Cos'è, gli farà un'iniezioncina anche a lui? Dopo l'effettuazione 

dell'autopsia? Disse Santoro sarcastico.

-O no di certo. Santoro, ma cosa ha capito? Non mi faccia 

l'ingenuo. Bothelo sarebbe morto anche senza l'iniezione di 

penthotal. Sono sicuro che l'autopsia lo confermerà. Qualcuno 

deve averlo indotto a ingerire un cocktail pieno zeppo di 

psicodroghe sintetiche. Abbiamo fatto appena in tempo a sapere 

ciò di cui ci premeva sapere.

-E cioè cosa?

-Che dietro tutti i morti che albergano nella macchinazione di 

cui lei è stato vittima, c'è il colonnello Fonseca.

-Già...Disse Santoro. Si fermò un attimo a riflettere.-Ecco perchè 

era stato così freddo con me. E così perentorio nel dirmi che 

l'inchiesta era già chiusa...Ma allora...Allora...E Quaresma?

-Quaresma?Chiese Merzagora.

-Sì, il sottufficiale della Guardia Nazionale che mi aveva offerto 

il suo aiuto, nell'indagine che stavo svolgendo su Tiago 

Carvalho? Anche lui è compromesso? Un doppiogiochista?

-Non lo so, disse Merzagora. -Questo è un nodo che spetta 

sciogliere a lei.

Santoro restò un pò a pensare. Il turbinio dei pensieri era simile 

ad un mare in tempesta. Una tempesta di tramontana 

sull'adriatico pugliese, come quelle che aveva visto tante volte 

frangersi sugli scogli del suo amato Salento. Chi sa perchè, gli 

venne in mente quel paragone. E chi sa perchè gli si focalizzò in 

mente quell'immagine. Meno male che non mi drogo, pensò 

subito dopo, se no chi sa cosa avrei potuto pensare. Bene, vuol 

dire che sono ancora lucido. Che ci sono ancora. Che sono sul 

pezzo. Il pezzo di merda: Fonseca, aggiunse, per associazione. 

Ma certo. Era chiaro come la luce del sole. Fonseca dirigeva il 

traffico di droga. Carvalho lo aveva scoperto. Il Colonnello lo 

aveva fatto uccidere, fingendo un suicidio per overdose di 

eroina. 

Poi si era occupato di orchestrare l'affaire della mezzofondista 

portoghese. Vanessa Dias. Per incastrare Santoro, dal momento 

che qualcuno doveva avergli riferito che stava indagando. Ma 

chi? Forse Quaresma. Non c'era troppo da dubitare. Proprio un  

gran figlio di buona donna, questo Fonseca.

Gettò lo sguardo su Merzagora.

-E ora che facciamo?

-Io mi occuperò di far sparire il cadavere di Bothelo. E' compito 

mio. Lei gioca fuori casa. Si occupi invece di Fonseca, disse 

Merzagora.

-Un momento, fece Santoro. Non ha detto che gli faceva fare 

l'autopsia? Chiese Santoro.

-Certo, disse Merzagora. La parte illusionista della sparizione 

del corpo, viene dopo, disse John Merzagora.

-Ma come faccio a incastrare Fonseca? Chiese Santoro.

Merzagora lo osservò bene in viso. Lo monitorò con lo scanner 

della sua vista enigmatica. 

-Trovi il modo...Voi italiani...Del sud in particolare, siete famosi 

per la vostra fantasia, disse. Sembrava non ridesse , ma invece, 

secondo Santoro, Merzagora rideva interiormente. Doveva 

proprio ammazzarsi dalle risate, nella sua interiorità. Una sorta 

di bipolarismo autoindotto. Un ventriloquismo dei pensieri, 

pensò ancora Santoro. Devono insegnarle nei servizi segreti, 

queste cosa, immaginò. 

-Torni pure nella sua stanza, gli disse Merzagora. -Pensò a tutto 

io, qui. 

-Un'ultima domanda, disse Santoro.

-Prego, disse Merzagora,-mi chieda pure.

-Quindi il colonnello Fonseca è implicato in un traffico di droga?

Merzagora lo osservava senza interloquire. Resto a guardarlo 

per alcuni lunghi minuti, senza rispondere.

-Già...Che stupido. Dimenticavo che noi uomini italiani, del sud 

in particolare, siamo dotati di molta fantasia, disse. Si voltò e 

fece per uscire dallo scantinato. Fuori, attraverso un tunnel ad 

altezza di bipede, si sarebbe ritrovato fuori. Sarebbe uscito da 

una porta, poco a fianco all'ingresso del finto Bed&Breakfast. 


lunedì 7 giugno 2021

Lisboa 21

 Sera. Santoro era in giro per Bairro Alto. Case ad un piano, 

strade strette e nugoli di ragazzi con bicchieri di plastica in 

mano che bevevano birra o altro. Si avvicinò ad uno di loro. Era 

un giovane lisboeta  dal look alla Bob Marley. 

-Scusa, amico, sai dove c'è del movimento, da queste parti? 

Chiese.

-Qui è tutto un movimento, rispose. Cosa cerca di preciso?

-Coca, rispose Santoro senza mezzi termini. Aveva fretta, non 

aveva più voglia di giocare pulito.

-A me non piace quella merda. Io fumo erba. Comunque se 

proprio ci tiene...lo vede il vicolo in fondo alla strada. Lì a 

sinistra c'è un posto dove vendono solo cocktails superalcolici. Si 

chiama "Barrito alcolico". Prova lì, disse il giovane.

-Grazie, disse Santoro. E si diresse nel luogo indicatogli.

Arrivato a destinazione, fuori dal locale c'erano un pò di ragazzi 

che bevevano. Erano vestiti decisamente in modo più cool. 

Eleganti, camicia, pantaloni leggeri estivi blu. Portavano 

braccialetti fluorescenti.

Santoro entrò nel bar e si diresse al banco.

-Cosa le servo, gli chiese il barman in portoghese. Aveva i capelli 

corti e un fisico scolpito, sotto la canotta estiva attillata.

-Ho bisogno di un'informazione, disse il maresciallo pugliese.

-Cosa? Informazione? Sei della polizia?

-No. No. Tranquillo. Ho bisogno di qualcosa che mi faccia stare 

un pò allegro.

-Ah..Ho capito. Ma non hai una faccia da consumatore, gli 

bisbigliò in faccia senza sconti, il giovane. La musica , li 

dentro era a palla.

Santoro tirò fuori dalla tasca la foto di Paolo Botelho. Gliela 

mostrò?

-Sai dove trovo questo tizio?

Il giovane dette un'occhiata di sfuggita alla foto dopo di che 

guardò bene in viso Santoro.

-Ripeto, sei della polizia?

-Sono nel commercio, disse Santoro.

Il giovane sembrò rilassarsi. Poteva essere plausibile.

-Può darsi che lo conosca, fece.

-Ho capito, disse Santoro. Mise una mano nella tasca sul retro 

dei jeans e tirò fuori il portafoglio. Estrasse una banconota da 

20 euro e gliela porse.

-Forse lo conosco. Devo un pò cercare di ricordarmi, disse il 

barman.

Santoro gli mollò altre venti euro.

-In fondo a destra. Vicino al bagno. Di solito si siede sempre ad 

un tavolino lì. Ma io non ti ho detto niente.

Santoro incassò l'informazione e assentì, complice, con il capo.

Si infilò nella massa di giovani che affollavano il locale, ragazzi e 

ragazze molto belli ed eleganti. Erano già  quasi tutti piuttosto 

brilli.

Individuò il tavolino. Ed effettivamente Botelho era seduto lì. 

Davanti a lui c'era una ragazza con cui parlava furtivamente.

Santoro si avvicinò velocemente e Bothelo si accorse di lui. Con 

un gesto rapido prese il tavolino rotondo tipico da bar e con una 

forza insospettabile, lo sollevò e glielo scagliò contro. Santoro 

fece appena in tempo a proteggersi con entrambe le mani. Ma lo 

spostamento d'aria lo fece arretrare. E Bothelo ne approfittò per 

infilarsi in un budello aperto tra gli avventori del posto , per 

uscire dal locale. Santoro, riavutosi, dopo un primo momento di 

sconcerto, lo inseguì. 

Bothelo si mise a correre come un ossesso. A giudicare da come 

schivava o spostava corpi di gente incontrata sulla sua 

traiettoria, dove essere completamente fatto. In preda a droghe 

di vario genere. Poteva essere una fortuna, pensò Santoro. 

Bothelo poteva avere tra i trenta e i quarant'anni e 

normalmente, in condizioni abituali, lo avrebbe seminato senza 

problemi.

Bothelo sbandava e oscillava, camminava a zig zag. Che diavolo 

di spacciatore doveva essere, pensò Santoro mentre non lo 

perdeva d'occhio, durante l'inseguimento selvaggio tra i vicoli di 

Bairro Alto, uno che consumava quello che vendeva? Era contro 

le regole. Oppure c'era dell'altro. I pensieri di Santoro erano 

molto più veloci della sua corsa. 

Ad un certo punto, arrivati in una piazzetta, piuttosto buia, 

c'erano delle panchine. Bothelo si voltò e vide che Santoro gli 

stava alle calcagna. Si fermò e lo affrontò con lo sguardo. 

Estrasse una pistola e la puntò verso il maresciallo. Di primo 

acchito, a Santoro, sembro una Cz-99. Una pistola serba che 

sparava colpi a ripetizione come una mitragliatrice.

Porca puttana, affermazione e non definizione, sono fregato, 

pensò. Si acquattò dietro una panchina di marmo, per offrire 

meno sagoma possibile. Ma Bothelo non sparò.

-Che vuoi! Urlò Bothelo tenendo sotto tiro la panchina.

-Voglio solo parlarti, urlò Santoro in portoghese. Il luogo era 

semideserto e nessuno li aveva seguiti. Doveva succedere tutti i 

giorni che qualcuno inseguisse qualcun altro, per litigi causa 

ubriachezza, in quei vicoli notturni della Lisbona alcolica.

Bothelo abbassò l'arma.

-Parla, urlò. Santoro uscì da dietro la panchina. Anche lui aveva 

la sua Glock in mano. Ma non la puntò contro Bothelo.

-Vanessa  Dias, perchè l'hai uccisa?

Bothelo ebbe un sussulto. Puntò la pistola su Santoro. E' finita, 

pensò il Maresciallo. Poi però, per qualche motivo, Bothelo 

riabbassò l'arma. E inaspettatamente fece un gesto. 

-Parliamo, disse. Invitò Santoro ad avvicinarsi.

Era evidente che Bothelo non era lucido. Ma forse un barlume 

di coscienza ancora presente, nonostante il cocktail di droghe 

ingerite, cominciò a farsi strada, in lui.

Santoro prese coraggio e si avvicinò. Si sedettero su una 

panchina, nascosti dal buio di una quercia inaspettatamente 

ospitata dalla piazzetta. Seduti nella stessa panchina, ma ad una 

certa distanza.

Entrambi si puntarono la pistola contro. Bothelo ansimava. Era 

del tutto evidente che aveva il fiatone e che si era fermato perchè 

non era più in grado di proseguire nella sua fuga.

-Chi sei. Come mai conosci quel nome, VANESSA,  gli chiese 

Bothelo puntandogli l'arma addosso.

Santoro capì che se non l'aveva ancora ridotto a brandelli era 

per via del fatto che volesse sapere di più. Capire chi l'aveva 

mandato. Se era un nemico o un complice.

Santoro gli disse chi era. Disse che conosceva Carvalho e disse 

che, era lui, l'uomo dell'inganno di Vanessa Dias. Disse così.

Bothelo restò un pò a riflettere sul da farsi.

-Ho trovato le tue impronte su un mozzicone dov'è stato trovato 

il cadavere di Vanessa Dias.

-Tu non sai in che casino ti stai mettendo, italiano. Non immagini 

nemmeno. Non lo sai che gente c'è dietro.

-Dimmelo tu, disse Santoro.

-Se te lo dico faccio la stessa fine di Vanessa.

Bothelo ansimava. Sembrava sul punto di cedere. Stava seduto a 

mala pena. La pistola storta in mano.

-Sei stato tu a ucciderla? Chiese a quel punto Santoro.

-No. Rispose in automatico, lo spacciatore. Aveva un corpo da 

culturista e ansimava come una vecchietta. Le droghe 

riducevano così. E presto avrebbero ridotto così anche i suoi 

muscoli.

-Chi è stato? Chiese Santoro in tono stentoreo.

-Se te lo dico sono un uomo morto, disse Bothelo. Anzi, sono già 

un uomo morto. Perchè so di Vanessa.

-Cosa sai di Vanessa?

-Io ho portato il corpo sotto la ruota, di fronte alla statua di 

Pombal. Non da solo. Eravamo in tre.  Due sono già morti. 

Capisci cosa voglio dire, italiano?

-Sai com'è morta?

-No, cazzo. No. Ma è come se lo sapessi. So cosa fanno a chi sa 

troppo.

-Sai cosa fanno a chi sa troppo, chi?

Inaspettatamente, Bothelo, si infilò la pistola sotto la cintura dei 

pantaloni.

-Tanto sono già morto. Perchè ho visto la donna morta, fece. 

Si accasciò sulla panchina. Si piegò in due. E svenne.