seduto nell'auletta del palazzo pombaliano che ospitava il
briefing d'aggiornamento. Carvalho non c'era. Ma la cosa non
lo preoccupò più di tanto. Avrà avuto da fare, pensò, qualche
emergenza o robe del genere.
I relatori in inglese e francese affrontarono il tema degli uomini
soli che si facevano abbindolare da finte bellone dei paesi terzi ,
che con foto reali facevano loro proposte irreali: il tutto condito
con promesse d'amore (virtuale, s'intende), che culminavano
con la richiesta di denaro per affrontare il viaggio dal loro paese,
(delle bellone), per giungere agli agognati lidi e soddisfare gli
stentati lombi stressati dalla produzione occidentale. E per
consolare gli spiriti infiacchiti di sentimenti di uomini soli di
mezz'età mollati, a volte, per giovani benestanti virgulti di
turno. Il tutto avveniva attraverso i social, Facebook e altri,
come primo contatto. Poi si proseguiva via mail o via Whatsapp.
Una storia triste. Inutile dire che una volta inviato il denaro
nelle forme più diverse, dall'aereo che doveva condurre le
principesse negli aeroporti dell'occidente libero e opulento, non
sbarcava nessuno. Dietro quel corredo di mail, messaggi e
telefonate, c'erano dei veri e propri ridanciani e beffardi
criminali che avrebbero riso di gusto della tontaggine dei maturi
in questione.
Finita la lectio magistralis i relatori inglese e francese si
strinsero la mano e rimandarono al giorno successivo. Santoro
aveva quindi gran parte del pomeriggio libero. Ma aveva perso
la sua guida turistica: Carvalho non si era fatto vedere.
Uscì dal palazzo pronto ad affrontare pedibus calcantibus
Lisbona, in tutta la sua misteriosa bellezza. E in fondo Santoro
non era uomo da perdersi in un bicchiere d'acqua. Decise quindi
di andare a visitare il caratteristico quartiere Alfama, un
crocchio di case di pochi piani con i caratteristici tetti di tegole
rosse, addossate le une sulle altre, inframezzate da un dedalo di
vicoli molto caratteristici. Avrebbe pranzato in una di quelle
bettole, al suono di una chitarra e di una voce femminile
struggente che avrebbe raccontato di amori perduti e ritrovati,
con un lieto fine che stentava ad arrivare comunque sempre ,
anzi, quasi sempre volgendo al tragico. Qualcosa a cui i
portoghesi erano abituati: rialzatisi mille volte , nella , loro
storia , da vicende umane ed esistenziali ben più pesanti.
Fece un biglietto per un tram che lo avrebbe portato, tagliando
il centro di Lisbona, nella zona antistante il porto e si sarebbe
inerpicato su per i vicoli ammirando alle sue spalle l'oceano,
calmo, e silenzioso, con le navi da crociera nella rada artificiale
del porto.
Il tram prese una serie di salite (davvero curioso e
antigravitazionale questo fatto, continuava a pensare
stupendosi, Santoro).
Scese nei pressi di Rossio, pienocentro di Lisbona- oramai
andava ambientandosi-e a piedi si diresse verso l'Alfama.
Questo era un quartiere molto tipico, raccontato nelle canzoni
da una delle più famose cantanti di Fado: Amalia Rodrigues...
Venuta a mancare alla fine degli anni '90. Una donna del popolo,
nata da una famiglia di immigrati in un quartiere (che i
portoghesi chiamavano barrio) operaio, quello di Alcantara : fu
a lungo definita "La voce del Portogallo" e questo suo
attaccamento alla tradizione del Fado, da lei mantenuto sul
binario di canzoni che parlano esclusivamente di amore e di
sentimenti , fu preso di mira dalla "rivoluzione dei Garofani"
come fosse un atto di accondiscendenza nei confronti del
dittatore Salazar, il Mussolini del Paese. Un'altro dei grotteschi
accadimenti della storia, come se continuare a cantare i
sentimenti umani durante la guerra e in periodi
economicamente difficili non potesse rappresentare per
intrinseca natura poetica, una forma di ribellione all'orrore.
Santoro sorrise amaramente dentro di sé mentre pensava tutte
queste cose. Gli mancava Carvalho, avrebbe voluto discutere
con lui queste questioni ed altro.
Intanto sul tram aveva gustato delle succose scene di furti e
scippi di varie zingarelle: macchine fotografiche staccate dal
collo di distratti turisti stranieri o portafogli da borse
colpevolmente lasciate aperte da signore nordamericane perse
dietro le emozioni del giro turistico. Ma si guardò bene
dall'intervenire giudicando la cosa endemica e perfettamente
assorbile dai pingui conti in banca dei soggetti in questione.
Quando cominciò ad entrare nei vicoli, l'Alfama lo inghiottì, e
lungo le pareti dei muri meravigliosi e immemori graffiti
cominciarono a mostrargli il volto del quartiere popolare.
Arrivato all'incrocio tra rua Madalena e escardinhas de Sao
Cristovao c'era una scalinata. Alle sue spalle sulle due pareti di
due vecchie abitazioni , addossate l'una all'altra, un enorme
graffito mostrava dei chirarristi portoghesi che
accompagnavano una cantante di Fado Vadio, tradizionale fado
cantato per strada da artisti girovaghi. I soliti giapponesi
stavano saccheggiando le immagini con le loro potenti macchine
fotografiche e le loro accompagnatrici dagli occhi a mandorla
munite di ombrellini variopinti , dal momento che minacciava
pioggia, facevano a gara nel farsi ritrarre sullo sfondo
di quell'incredibile opera pittorica che riproduceva persino
qualcuno che s'affacciava da un balcone vero la cui finestra
murata aveva fatto da splendida tavolozza per gli artisti che
l'avevano riempita di profili umani.
Salì lungo la scalinata e si sedette su una panchina sita proprio
sotto uno strano albero che spuntava in cima alle scale e che lo
riparò dalle prime gocce di pioggerella.
Seduto lì ascoltò una lezione su quei luoghi da una guida
turistica che aveva trascinato con sé un'orda di turisti americani.
Dopo la lezione, il portoghese che guidava la ciurma, si inerpicò
per la salita con il serpentone umano dei turisti al seguito. Lì nei
pressi scorse un'osteria che esponeva il menù su una lavagna
poco fuori. Cibi e prezzi gli sembrarono adeguati, tanto più che
la lunga scarpinata gli aveva acceso un certo appetito. Così
entrò nell'osteria, come un Clint Eastwood di periferia.
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